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Capitolo 1 – Pensare da economisti

L'economia è un metodo di ragionamento che implica l'utilizzo, consapevole o inconsapevole, di criteri di scelta, considerando fattori monetari e non.

La microeconomia studia come gli individui scelgono in condizioni di scarsità. Infatti, tutte le scelte implicano una qualche forma di scarsità: talvolta riguarda le risorse monetarie, ma spesso la risorsa limitata non è il denaro (tempo, capacità dello stomaco…).

L'approccio costi-benefici alle decisioni

Dovrei effettuare l'attività X?

Possiamo rispondere alla domanda confrontando i costi e i benefici associati all'attività in questione. Se C(x) è il costo dell'attività X e B(x) è il relativo beneficio, allora: quando B(x) > C(x), dovrei fare X; altrimenti no.

Per applicare questa regola è utile una valutazione monetaria con cui definire e misurare i costi e i benefici, anche quando l'attività non ha nessuna implicazione monetaria diretta. B(x) è un valore ipotetico, ovvero la somma che sareste disposti a pagare se foste costretti a farlo, anche se di fatto non si verifica alcun esborso monetario. C(x) è il valore di tutte le risorse a cui si deve rinunciare per compiere l'attività X, anche se C(x) non implica necessariamente un trasferimento di denaro. In quasi tutte le scelte ci saranno dei costi o dei benefici da valutare in termini monetari.

Gli errori più comuni nel processo decisionale

Errore n.1: Ignorare i costi opportunità

Un errore è ignorare i costi non espliciti. Se compiere l'azione x significa escludere l'azione y, il valore rappresentato da y (se fosse stata compiuta) è un costo opportunità di x. Spesso si prendono decisioni sbagliate perché si tende a trascurare il valore di queste opportunità tralasciate. In genere, domanda della forma “Dovrei fare x?” possono essere riformulate in modo più preciso nei termini: “Dovrei fare x o y?”. Nella seconda formulazione, y è semplicemente la migliore alternativa possibile ad x. Esiste una relazione reciproca tra costi e benefici: non sostenere un costo equivale a ottenere un beneficio e, al contrario, non ottenere un beneficio è come sostenere un costo.

Esempio 1.2 - Devo andare a sciare o lavorare come collaboratore all'università?

Supponiamo che ci sia una stazione sciistica vicino all'università e che la frequentiate spesso. Per esperienza, la soddisfazione di una giornata di sci vale per voi 60€. Il costo della gita è di 40€ (compresi biglietti dell'autobus, skilift e noleggio dell'attrezzatura). Tuttavia, questo non è il solo costo da considerare: occorre aggiungere il valore dell'alternativa migliore che escludete per andare a sciare. Per esempio, rimanendo in città potreste lavorare come collaboratore per uno dei professori dell'università: il lavoro viene pagato 45 €/giorno ed è così interessante che sareste anche disposti a farlo gratis. Il vero interrogativo che vi si pone è: “Devo andare a sciare o lavorare all'università?”. Il costo di una giornata di sci, in questo caso, non è dato solo dal costo esplicito di 40€ di cui si è parlato, ma anche dal costo opportunità del mancato guadagno (45€). Il costo totale è quindi 85€, cioè più dei 60€ di beneficio. Poiché C(x)>B(x), vi conviene restare in città a lavorare in università. Notate che, ignorando il costo opportunità rappresentato dal mancato guadagno, qualcuno di voi avrebbe deciso, erroneamente, di andare a sciare.

Devo andare a sciare o restare a lavare i piatti?

Supponete di dover lavare i piatti alla mensa universitaria per la stessa paga, 45 €/giorno, e che questo lavoro sia così spiacevole che non sareste disposti a farlo per meno di 30€. Assumendo che il direttore della mensa vi consenta di prendervi un giorno di ferie quando vi pare, riconsideriamo la vostra decisione di andare a sciare. Per prendere questa decisione si può partire da due prospettive equivalenti. Secondo un primo punto di vista, uno dei vantaggi dall’andare a sciare sta nel non dover lavare i piatti. Dal momento che, come si è detto, la paga minima per cui siete disposti a lavare i piatti è di 30€, sottrarvi a quel compito vi procura un beneficio di pari ammontare. Quindi la scelta di andare a sciare comporta il beneficio indiretto di non dover lavare i piatti: se lo aggiungiamo al beneficio diretto (60€) della giornata sulle piste, otteniamo B(x)=90€. In questo approccio alla soluzione del problema, C(x) è invariato: i 40€ dei costi della gita e i 45€ del costo opportunità legato ai mancati guadagni, per un totale di 85€. Quindi B(x) > C(x), il che significa che dovreste andare a sciare.

Errore n.2: Non ignorare i costi non recuperabili

In alcune occasioni, un determinato costo appare rilevante anche se non lo è. È il caso dei costi non recuperabili (sunk costs). Diversamente dai costi opportunità, questi costi vanno ignorati. Non ignorarli significa cadere in una trappola del processo decisionale.

Esempio 1.6 - Vi conviene andare a Napoli in auto o in pullman?

Siete a Roma per un periodo di studio e state organizzando un viaggio di 250 km che vi porterà a Napoli. A parte il costo, vi è del tutto indifferente guidare o prendere il pullman. Il biglietto del pullman costa 100€. Dal momento che non sapete quando potrebbe costarvi usare la vostra macchina, telefonate alla Hertz per avere delle indicazioni; l'impiegato vi spiega che per calcolare il costo di esercizio della vostra auto in base ad un utilizzo annuo di 10 000 km bisogna tener conto di queste voci:

  • Assicurazione 1000 €
  • Benzina e olio 1000 €
  • Interessi 2000 €
  • Manutenzione 1000 €
  • Costo medio 0,50 €/km

Su questa base potete calcolare il costo di un viaggio di 250 km fino a Napoli: 0,50 €/km x 250 km = 125 €, contro i 100 € del pullman. Tuttavia, in questo modo, commettete l'errore di considerare i costi non recuperabili. Gli interessi e l'assicurazione li pagate comunque, indipendentemente dall'utilizzo. Sono entrambi dei costi non recuperabili e resteranno invariati. Gli unici costi che variano in base all'utilizzo sono quelli di benzina, olio e manutenzione. Queste due voci assommano a 2000€ ogni 10 000 km percorsi, cioè a 0,20 €/km. A quel costo unitario, andare a Napoli in macchina vi costerà appena 50 €, cioè molto meno del biglietto del pullman ed è chiaro che conviene fare il viaggio in macchina. Se, invece, avreste preferito un mezzo piuttosto che l’altro, avremmo dovuto pensare economicamente questa preferenza. Per esempio, se foste stati disposti a pagare 60 € per evitare il costo di guidare, il costo reale del viaggio in auto sarebbe stato 110 €, non 50 €, quindi vi sarebbe convenuto andare in pullman.

Errore n.3: Misurare i costi e i benefici in termini percentuali piuttosto che in termini assoluti

Errore n.4: Non comprendere la distinzione medio-marginale

Spesso, la scelta che ci troviamo di fronte non riguarda tanto l'attività che dovremmo effettuare, quanto il punto fino al quale dovremmo continuare ad effettuarla. Ci si concentra, dunque, sui costi e sui benefici derivanti dall'effettuazione di un'unità addizionale di attività.

Costo marginale -> aumento dei costi totali derivante dalla effettuazione di un'unità addizionale di attività;

Beneficio marginale -> aumento dei benefici totali derivante dalla effettuazione di un'unità addizionale di attività.

La regola del calcolo costi-benefici ci dice di incrementare il livello di un'attività finché il suo beneficio marginale eccede il suo costo marginale. Invece di chiederci: “Dovremmo effettuare l'attività x?”, ci chiediamo: “Dovremmo incrementare il livello con cui ci stiamo dedicando all'attività x?”.

Capitolo 2 – La domanda e l'offerta

Un mercato è costituito dall'insieme dei compratori e dei venditori di un determinato bene o servizio. Alcuni mercati sono delimitati da vincoli molto precisi di spazio e di tempo. Altri coprono, invece un territorio geografico sterminato, per cui i soggetti che vi partecipano non si incontrano mai e neppure si vedono.

Lo strumento fondamentale che utilizziamo per studiare il funzionamento di un mercato è l'analisi della domanda e dell'offerta. La curva di domanda (DD) è una relazione matematica che indica la quantità di prodotto che i consumatori sono disposti ad acquistare a vari livelli di prezzo. Questa viene chiamata interpretazione orizzontale della curva di domanda: partiamo con il prezzo sull'asse verticale e leggiamo la corrispondente quantità domandata sull'asse orizzontale. In base ad una seconda interpretazione della curva di domanda, chiamata interpretazione verticale, partiamo dalla quantità sull'asse orizzontale e leggiamo il prezzo di riserva dell'acquirente marginale sull'asse verticale.

La caratteristica fondamentale della curva di domanda è l'inclinazione negativa: la quantità domandata aumenta se il prezzo del prodotto diminuisce. Questa caratteristica è nota come legge della domanda. Le curve di domanda possono essere disegnate in modo lineare (a) o in modo non lineare (b).

  • Quando una merce diventa troppo cara, molti consumatori decidono di optare per un prodotto sostitutivo.
  • Dato il reddito, non tutti i consumatori possono acquistare le stesse quantità quando il prezzo di un prodotto aumenta, se non rinunciando al consumo di qualche altro bene.

La curva di domanda di mercato di un determinato bene è la risultante dei vari calcoli costi-benefici dei consumatori a proposito di quel bene. In questa analisi costi-benefici, il costo è semplicemente il prezzo del prodotto e il beneficio è la soddisfazione derivante dal consumo del prodotto. Dunque, la pendenza negativa indica che, quando il prezzo del prodotto aumenta, il criterio costi-benefici risulterà soddisfatto per un numero sempre più piccoli di consumatori.

Dal punto di vista del venditore, lo strumento analitico corrispondente è la curva di offerta. La curva di offerta (SS) rappresenta un’ipotetica curva dei prezzi proposti dal venditore per il mercato di un determinato bene. La caratteristica fondamentale della curva di offerta è l'inclinazione positiva: i costi di produzione unitari tendono a crescere quando i produttori espandono la produzione, soprattutto nel breve periodo. Questa caratteristica è nota come legge dell'offerta. Poiché il produttore sia disposto a vendere un determinato prodotto, il prezzo di vendita deve essere maggiore del prezzo di produzione.

Come la curva di domanda, anche le curve di offerta possono essere interpretate in senso orizzontale (partiamo con un certo prezzo, quindi ci spostiamo lungo la curva di offerta per vedere la quantità che i produttori sono disposti a vendere a quel prezzo sull’asse orizzontale) sia in senso verticale (cominciamo con una certa quantità, quindi ci spostiamo lungo la curva di offerta per leggere il corrispondente costo marginale sull’asse verticale). Inoltre, allo stesso modo delle curve di domanda, le curve di offerta possono essere disegnate in modo lineare e non lineare.

La quantità e il prezzo di equilibrio

Utilizzando le curve di domanda e di offerta è possibile determinare la quantità e il prezzo di equilibrio sul mercato, cioè la combinazione prezzo-quantità in corrispondenza della quale sono soddisfatti sia i consumatori sia i produttori. Cioè, si tratta della combinazione prezzo-quantità nella cui corrispondenza la curva di domanda e la curva di offerta si intersecano.

Per qualunque altra coppia prezzo-quantità, i compratori e i venditori sarebbero insoddisfatti. Se, per qualche ragione, il prezzo dovesse collocarsi sopra il livello di equilibrio, i venditori sarebbero insoddisfatti. La situazione in cui il prezzo eccede il valore di equilibrio si chiama eccesso di offerta, o surplus. Se, al contrario, il prezzo si collocasse sotto il valore di equilibrio, gli insoddisfatti sarebbero i compratori. La situazione in cui il prezzo di posizione sotto il valore di equilibrio prende il nome di eccesso di domanda, o carenza. Al prezzo di equilibrio, sia l’eccesso di domanda sia quello di offerta sono uguali a zero.

Il processo di aggiustamento verso l'equilibrio

A qualsiasi prezzo diverso da quello di equilibrio, una parte del mercato rimane insoddisfatta e gli scambi che si realizzano sul mercato sono condizionati dal comportamento dei consumatori (se il prezzo è superiore) o dei venditori (se il prezzo è inferiore).

Se i prezzi sono superiori al livello di equilibrio, i produttori vendono meno di quanto vorrebbero e, dunque, l’impulso del produttore insoddisfatto è quello di abbassare il prezzo. Le pressioni al ribasso del prezzo continueranno finché ci sarà anche un solo venditore insoddisfatto: in altre parole, finché il prezzo non avrà raggiunto il suo valore di equilibrio.

Se i prezzi sono inferiori al livello di equilibrio, i venditori si rendono conto di poter aumentare i loro prezzi pur continuando a vendere quanto vorrebbero. Le pressioni al rialzo persistono, dunque, finché il prezzo non raggiungerà il suo valore di equilibrio. Nella speranza di riuscire a soddisfare la propria domanda, i compratori cominceranno a mettersi in concorrenza tra loro. Questo processo di aggiustamento verso l’equilibrio avviene in modo assolutamente spontaneo.

Le proprietà dell'equilibrio di mercato in termini di benessere

Date le caratteristiche dei consumatori e dei produttori, l’equilibrio di mercato presenta alcune proprietà che possiamo riassumere nel seguente modo:

  • In condizioni di equilibrio, non c’è alcuna riallocazione che potrebbe essere favorevole per qualcuno senza danneggiare qualcun altro;
  • Se i prezzi e le quantità non sono al livello di equilibrio, sarà sempre possibile individuare una riallocazione in grado di migliorare la situazione di qualcuno (produttori o consumatori) senza peggiorare quella di qualcun altro.

Le determinanti della domanda e dell’offerta

Le forze che determinano la forma e la posizione delle curve di domanda e di offerta sono le seguenti:

Determinanti della domanda

  • Reddito: Il reddito influenza la quantità dei beni e dei servizi acquistati ad un determinato prezzo. Per i beni normali, la quantità domandata ad un certo livello di prezzo aumenterà all’aumentare del reddito. Per i beni inferiori (che sono un’eccezione), invece, la quantità domandata ad un determinato prezzo diminuirà all’aumentare del reddito. La ragione è che i consumatori abbandonano i beni inferiori in favore di beni sostitutivi qualitativamente migliori, non appena se lo possono permettere (ad esempio, abbandonano la carne ad alto contenuto di grassi a favore delle carni magre).
  • Gusti: Non tutti i consumatori hanno gli stessi gusti e i gusti non restano immutati nel tempo.
  • Prezzi di beni sostitutivi e beni complementari: Nel caso dei beni complementari (ad esempio, uova e bacon per la colazione inglese), l’incremento nel prezzo di un bene fa diminuire la domanda dell’altro bene. Al contrario, nel caso dei beni sostitutivi (ad esempio, caffè e tè), l’incremento del prezzo di un bene tende ad accrescere la domanda dell’altro bene.
  • Aspettative: Le aspettative dei consumatori circa il livello dei prezzi e del loro reddito incidono sulle decisioni di acquisto.
  • Fattori demografici: Quanto più grande è un mercato, tanto più grande è la quantità domandata di un certo bene o servizio per un dato livello di prezzo.

Quando gli economisti parlano della variazione della domanda fanno riferimento a uno spostamento dell’intera curva di domanda, quando si modifica il livello medio di reddito dei consumatori. Quando, invece, parlano della variazione della quantità domandata fanno riferimento a uno spostamento lungo la curva di domanda.

Determinanti dell’offerta

  • Tecnologia: La quantità di beni che ogni produttore è disposto ad offrire ad un determinato prezzo dipende soprattutto dai costi di produzione, che, a loro volta, sono strettamente legati alla tecnologia.
  • Prezzi dei fattori produttivi: I costi produttivi sono strettamente legati al prezzo dei fattori produttivi, come capitale e lavoro.
  • Numero dei produttori: Più alto è il numero di imprese che producono un certo bene, maggiore sarà la quantità offerta per ogni livello di prezzo.
  • Aspettative: Anche i produttori terranno conto, nelle loro decisioni di produzione, delle variazioni attese nei prezzi.
  • Condizioni meteorologiche: Per alcuni prodotti, specie quelli agricoli, i fattori legati al clima hanno un ruolo determinante nel definire la posizione della curva di offerta.

Allo stesso modo delle variazioni di domanda e variazioni di quantità domandata vanno interpretate le variazioni di offerta e le variazioni di quantità offerta.

Prevedere e spiegare le variazioni nei prezzi e nelle quantità

Per prevedere o per spiegare le variazioni che intervengono nei prezzi e nelle quantità di equilibrio, dobbiamo essere in grado di prevedere o di spiegare i movimenti delle curve di domanda e di offerta.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher behatrix di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Piemonte Orientale Amedeo Avogadro - Unipmn o del prof Amighini Alessia.
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