Economia politica
Cos'è la curva LM? Quali sono le sue proprietà?
La curva LM è la rappresentazione grafica delle posizioni di equilibrio sul mercato monetario. Essa determina i valori del reddito e del tasso di interesse che rendono effettiva la coerenza tra le politiche adottate dalle autorità monetarie e le decisioni degli operatori economici. L'offerta reale di moneta è fissa ed è controllata dalla banca centrale.
Nel grafico si può notare che nel primo tratto la curva è parallela all’asse delle ascisse, e ciò corrisponde che a bassi livelli di reddito nominale si ha un basso livello di domanda di moneta a scopo di transazione. Solo quando il tasso di interesse si trova al suo livello minimo allora gli operatori economici assorbiranno nelle scorte liquide tutta la moneta offerta. Successivamente la curva assume un andamento crescente poiché all’aumentare del reddito aumenta anche la domanda di moneta a scopo di transazione, che a sua volta spinge verso l’alto il tasso di interesse.
Rimanendo inalterata l'offerta totale di moneta M (sbarrato), per far sì che la quantità di moneta domandata a scopo di liquidità si riduca, l’unico modo è quello di aumentare il tasso di interesse. La curva LM diventa sempre più ripida con aumenti sempre maggiori del tasso di interesse, fino a diventare parallela all’asse delle ordinate, quando non viene più trattenuta moneta a scopo di liquidità.
La sua posizione dipende da:
- Offerta di moneta: con il suo aumento la funzione si sposta a destra.
- Livello dei prezzi: con il suo aumento la funzione si sposta a sinistra.
Spostamenti della curva LM riflettono un cambiamento della politica monetaria. Quando la curva LM e la curva IS si intersecano nel punto E, i valori del reddito Y e del tasso di interesse i individuano la posizione di equilibrio sul mercato dei beni e su quello monetario.
Cos'è la curva IS? Quali sono le sue proprietà?
La curva IS rappresenta l’equilibrio nel mercato dei beni, a cui si arriva mediante l’equilibrio tra risparmio (s) e investimento (i). Il risparmio è proporzionale al reddito, mentre l’investimento è inversamente proporzionale al tasso di interesse. Esiste quindi una relazione decrescente tra tasso di interesse e il livello di equilibrio del reddito, poiché al crescere del tasso di interesse diminuiscono investimenti e il reddito (Y = (1/1-C )I(I)).
Questa funzione mostra come un cambiamento dei tassi di interesse influenzi la spesa aggregata e il reddito di equilibrio di breve periodo. Una diminuzione del tasso di interesse stimola la spesa pubblica e il reddito. Le altre cause dello spostamento della curva sono la spesa aggregata, quella pubblica, le esportazioni nette e gli investimenti. La curva IS sarà più piatta quanto più velocemente l’investimento e il consumo autonomo reagiscono a una data variazione del tasso di interesse.
Quando la curva IS e la curva LM si intersecano nel punto E, i valori del reddito Y e del tasso di interesse i individuano la posizione di equilibrio sul mercato dei beni e su quello monetario.
Quali sono i limiti all’efficacia delle politiche monetarie?
- Asimmetria degli effetti delle politiche (restrittive o espansive) utilizzate per affrontare una crisi: la politica monetaria è meno efficace come stimolo alla ripresa del sistema economico, di quanto non lo sia come strumento di freno alla sua espansione. Ha effetto asimmetrico anche sulle tendenze inflazionistiche, cioè la politica monetaria opera sulle grandezze reali quando è troppo restrittiva mentre sul livello dei prezzi quando è troppo espansiva.
- Incapacità di rispondere a shock asimmetrici a livello territoriale o settoriale: la politica monetaria non può essere contemporaneamente restrittiva o espansiva, e per questo non si adatta a esigenze e alle situazioni diversificate che si sviluppano in un singolo paese o di una singola zona.
- Effetti indesiderati sugli investimenti: la politica monetaria restrittiva è efficace in senso anti-inflazionistico solo quando ci sono eccessi di domanda globale, ma ha l’effetto opposto a livello settoriale. In più, essa ha l’effetto di ridurre la domanda, ma non quello di aumentare i livelli di produzione, quindi la domanda globale viene ridotta ma non viene aumentato il livello di produzione.
- Ritardi della politica monetaria: la politica monetaria è soggetta a un ritardo di cognizione, determinato da quanto tempo passa dal momento in cui ci si poteva accorgere del problema e quando effettivamente ce ne rendiamo conto, e da un ritardo di efficacia poiché le misure attuate non producono subito effetti.
- Instabilità degli andamenti economici: esiste la possibilità che le autorità monetarie applichino una politica monetaria errata o che ne applichino una che non porti ai risultati sperati, aggravando la situazione corrente.
Cos'è e da cosa dipende la domanda di moneta a scopo speculativo?
La domanda di moneta a scopo speculativo viene fatta per intraprendere attività speculative al fine di ottenere un guadagno in conto capitale, cioè vendendo a un prezzo più alto di quello pagato per l’acquisto. Essa dipende dallo stato delle aspettative, che se rimane immutato, con un aumento delle quotazioni, ossia una riduzione del tasso di interesse sui titoli, conferma le opinioni dei ribassisti (che prevedendo una possibile riduzione delle quotazioni vende titoli per riacquistarli dopo a un prezzo più basso) e porta parte dei rialzisti (acquistano titoli per rivenderli a rialzo avvento) a cambiare comportamento e a vendere titoli in cambio di moneta.
Dunque, la domanda di moneta a scopo speculativo tende ad aumentare quando diminuisce il tasso di interesse sui titoli e viceversa.
Disegna la curva di offerta aggregata secondo le ipotesi di Keynes e dei neoclassici
Essa rappresenta la quantità complessiva di prodotti (beni e servizi) che le imprese sono disposte a produrre e offrire sul mercato in base ai diversi livelli di prezzo. Questa relazione esiste tra il livello generale dei prezzi e la produzione complessiva.
- Keynes: Assume che il salario sia fissato ad un livello costante e determinato e che le imprese seguano la regola della massimizzazione del profitto, occupando manodopera fino a che il salario reale non eguagli la produttività marginale fisica del lavoratore. Funzione di curva di Keynes: F(f(w/p)) = O(w/p) >> funzione di domanda di lavoro decrescente rispetto al salario reale e produzione fisica offerta dalle imprese funzione crescente del livello di occupazione. La curva di offerta aggregata viene rappresentata come una curva che diventa sempre più ripida all’aumentare dei livelli di produzione; essa ha un’inclinazione positiva in quanto all’aumentare del prezzo, il salario reale si abbassa aumentando così la domanda di lavoro delle imprese e la produzione. La curva di offerta dell’impostazione post-keynesiana si basa sull’ipotesi che i salari monetari, i costi e i prezzi restino costanti all’aumentare della produzione fisica fino a quando il sistema non entra nella zona di piena occupazione.
- Neoclassici: Esiste una distinzione tra breve e lungo periodo, data dalla diversa percezione della variazione del salario reale da parte di imprenditori e lavoratori. Nel breve periodo, quando i lavoratori non si accorgono che sta crescendo solo il salario monetario e non quello reale, l’aumento del livello dei prezzi provoca un aumento della produzione fisica, la curva è quindi inclinata positivamente rispetto all’asse delle ascisse. Nel lungo periodo la curva è parallela all’asse delle ascisse in quanto i lavoratori si accorgono che i prezzi e il salario monetario sono variati nella stessa proporzione grazie all’adeguamento. In assenza di adeguamento, come nel breve periodo, la curva sarà inclinata positivamente poiché l’aumento dei prezzi provoca un aumento della produzione fisica.
Le due teorie possono essere unificate analizzando la forma convessa di una curva di offerta aggregata: il tratto iniziale della curva è compatibile con la situazione di breve periodo. La curva è orizzontale e il livello dei prezzi è costante.
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