Adam Smith (1723-1790)
Adam Smith fu un autore che spazió in moltissime discipline, dalla filosofia morale alla filosofia della scienza e del diritto, all’arte retorica, ma il contributo più rilevante lo ha dato all’economia politica. Nella “Teoria dei sentimenti morali” troviamo il concetto dell’“uomo medio sociale”, ponderato e imperturbabile, il bonus pater familias romano che è il carattere fondativo dell’homo oeconomicus.
Concetto dell'uomo medio sociale
Le azioni umane sono animate da tre sentimenti indipendenti l’uno dall’altro distinti ma non opposti:
- Il self-love che è alla base dei comportamenti economici
- La justice alla base dei comportamenti conformi a legge
- La benevolence alla base dei comportamenti morali
Gli uomini comunicano tra loro per effetto di un atteggiamento innato (sympathy), che li porta ad approvare o a condannare la condotta degli altri nonché a provare maggiore o minore empatia a seconda del livello dei rapporti (poiché il senso di far parte dell'umanità induce ciascuno a sentirsi coinvolto nelle vicende altrui). La correttezza o propriety del comportamento altrui è valutata soprattutto riguardo ai comportamenti economici. Tale appropriatezza si verifica ex post, non seguendo una morale di tipo kantiano, ma secondo una morale delle conseguenze dell’azione.
Giudizio e morale
Smith era enormemente preoccupato del giudizio altrui, anche se in alcuni passi delle sue opere esalta la morale stoica basata sull’autosufficienza. Smith prese le distanze dai maggiori filoni di pensiero del suo tempo, Hobbes, Locke, Rousseau, De Mandeville, ed elabora una teoria rivoluzionaria riguardante il coordinamento del mercato che non può essere affidato né al governo assoluto né all’immoralità, stiamo parlando della mano invisibile.
La mano invisibile
Per la prima volta la metafora (in realtà poco usata dall’autore per numero di frequenza) appare nella “Storia dell’astronomia” ed è riferita alla tendenza dei popoli selvaggi a rinviare alla mano invisibile di Giove la spiegazione ai fenomeni naturali di cui non avevano comprensione. In altre opere si parla di fenomeni sociali positivi ma non voluti (unintended outcome) prodotti dal sistema economico. Già in Hobbes si leggeva che presso le api e le formiche il bene pubblico non differisce dal privato, ma ciò non vale per gli uomini che essendo dotati di intelligenza prendono decisioni tra loro non coordinate. Smith nella “Teoria dei sentimenti morali” rileva che spesso gli uomini si ingannano a valutare il proprio tornaconto, ma la conseguenza di questo errore porta al benessere collettivo. Il ricco non possiede uno stomaco grande quanto i suoi desideri, dunque consumerà poco più del povero e sarà portato a condividere le eccedenze con lui.
L’unintended outcome è sconosciuto agli uomini ma non a Dio che ha sapientemente provveduto. Nel libro IV della “Ricchezza delle nazioni” scompare ogni riferimento trascendente. Il riferimento alla mano invisibile è calato nella realtà riguardo la tendenza dei regolamenti di commercio che si proponevano di indirizzare gli investimenti nelle direzioni stabilite dal governo, mentre secondo Smith la soluzione tendenzialmente più vantaggiosa sarebbe quella in cui il capitale sarebbe andato spontaneamente.
Pare che la maggiore preoccupazione dello studioso fosse che l’Inghilterra diventasse una “nazione di bottegai” o peggio una nazione in cui il governo fosse orientato dai bottegai, per cui sarebbe stato auspicabile che mercato e politica non si invischiassero e così si risponderebbe anche all’interesse generale.
Storia delle istituzioni e mano invisibile
La storia delle istituzioni è ricca di esempi di mano invisibile richiamati da Smith senza usare questa metafora, casi in cui si raggiunge il benessere collettivo come il passaggio dal sistema feudale a quello mercantilistico in cui i borghesi perseguendo i propri interessi hanno contribuito al benessere della società. Le istituzioni in Europa hanno frenato il corso naturale delle cose, creando artificiosamente industrie laddove era meglio l’agricoltura, invece le colonie inglesi del Nord America sono state lasciate libere dando vita ad un’agricoltura fiorente che ha agevolato la fioritura di un’altrettanto fiorente industria manifatturiera.
Il passaggio di capitali da un settore economico all’altro avviene sulla base della profittabilità dell’investimento il cui metro è l’andamento del saggio di profitto. Smith riconosce che la mano invisibile non si realizza sempre; i proprietari fondiari hanno un certo distacco dalle cose economiche del mondo tuttavia il loro interesse (la domanda di prodotti agricoli fa aumentare la rendita) procede con quello dell’economia generale. I capitalisti invece sono accorti e consapevoli ma il loro interesse va contro a quello generale nei casi di pratiche collusive e monopolistiche.
Divisione del lavoro
Altro limite alla mano invisibile è la divisione del lavoro che, se da un lato crea sviluppo, dall’altro crea troppe differenze tra la maggioranza ignorante e i pochi tecnocrati chiamati a progettare e risolvere. È risaputo che la fonte principale del progresso economico in Smith è la divisione del lavoro:
- Incrementa l’abilità dei lavoratori
- Risparmio di tempo altrimenti impiegato per il passaggio da un’occupazione all’altra
- Invenzione di macchine risparmiatrici di lavoro
Evoluzione del mercato
Smith è attirato dall’evoluzione del mercato, che analizza in particolare nel libro III in cui analizza il rapporto città-campagna che rappresenta come doppio flusso in direzione opposta di beni e capitali: all’inizio è la campagna che invia i prodotti nella città, in un secondo tempo è la città che invia i capitali in campagna ove i mercanti cittadini acquistano terre diventando imprenditori agricoli, dunque sono le città a sviluppare le campagne e non viceversa. Smith osserva che una troppo rapida conversione di capitali cittadini in capitali agricoli può forzare il corso naturale delle cose.
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