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Lezione 6: Diseguaglianza e crescita

Testi di riferimento

  • Checchi D., La diseguaglianza. Istruzione e mercato del lavoro, Laterza, Bari, 1997, pp. 81-107.
  • Fields Gary S., Distribution and Development. A new Look at the Developing World, The MIT Press, Cambridge, Massachusetts, pagg. 35-71.

Letture di approfondimento per l'appendice

  • Dornbush R., Fisher S., Startz S., Macroeconomia, McGraw-Hill, 1998, cap.3.

Negli ultimi 10 anni si sono intensificati gli studi sulle relazioni tra diseguaglianza e crescita. Questa ripresa risulta particolarmente significativa soprattutto se si considera che, tra i primi anni settanta e la fine degli anni ottanta, il dibattito sulla diseguaglianza era praticamente scomparso, nonostante la persistenza di una elevata e crescente disuguaglianza in diversi paesi, e l'emergere di una evidenza empirica circa gli effetti negativi di questa sulla povertà e, in taluni casi, sulla crescita.

A partire dall'inizio degli anni '90 la disuguaglianza è diventata di nuovo uno dei temi centrali nel dibattito corrente sia sotto il profilo teorico, sia sotto quello applicato e di "policy" all'interno dei paesi sviluppati, ed in quelli in via di sviluppo.

La relazione tra diseguaglianza e crescita

La questione della relazione tra diseguaglianza e crescita è molto complessa e può essere articolata nel seguente modo:

  • Analizzare come la distribuzione del reddito e la diseguaglianza influenzano la crescita
  • Analizzare come la crescita influenza la diseguaglianza

Distribuzione del reddito e crescita

La prima questione, e cioè analizzare come la distribuzione del reddito e la diseguaglianza influenzino la crescita, è stata oggetto di un ampio dibattito all'interno della teoria economica. Un filone di letteratura teorica, più direttamente legata ai modelli di crescita, ha studiato il nesso fra disuguaglianza e crescita come relazione fra distribuzione funzionale dei redditi (intesa come distribuzione tra profitti e salari) e crescita. La distribuzione che conta, nella maggior parte dei modelli tradizionali (keynesiani e neoclassici), è quella funzionale.

Solo più recentemente sono apparsi studi volti ad analizzare le relazioni tra distribuzione personale del reddito e la crescita. Solo recentemente la diseguaglianza connessa alla distribuzione personale dei redditi.

La ricerca teorica ed applicata ha seguito due impostazioni:

  • Come la diseguaglianza influenza la crescita
  • Come il processo di sviluppo modifica la diseguaglianza

La prima impostazione ha trovato considerazione all'interno dei cosiddetti modelli di crescita endogena. Secondo questi modelli un'elevata disuguaglianza nella distribuzione personale del reddito (i.e. per percentili di reddito) deve essere considerato come un fattore che può senza dubbio ostacolare la crescita. Questa nuova interpretazione è riconducibile ad impostazioni ed ipotesi differenti, la maggior parte delle quali sono, per certi versi, collegate alla letteratura della crescita endogena.

La seconda impostazione, invece, e cioè la letteratura volta ad analizzare come la crescita influenzi la diseguaglianza intesa come concentrazione dei redditi personali, è sviluppata a partire dagli anni '50 in seguito alle evidenze empiriche raccolte ed alle ipotesi formulate da Kuznets.

Distribuzione funzionale del reddito e crescita

Le due principali teorie dello sviluppo e della crescita (quella keynesiana e quella neoclassica) hanno influenzato l'analisi delle relazioni tra questo processo e la distribuzione del reddito. I modelli dominanti nella teoria economica sono di derivazione keynesiana o neoclassica. Lo sviluppo economico viene fatto coincidere con la crescita del reddito pro-capite. Il principale fattore di sviluppo è individuato nell'accumulazione di capitale e lo sviluppo economico viene misurato dall'aumento del reddito pro-capite. Il tipo di distribuzione che "conta" è quella funzionale.

Prevale una visione ottimistica della ripetibilità del processo di sviluppo in sintonia con la teoria degli stadi di Rostow. Il processo è caratterizzato dai seguenti caratteri:

  • Aspetti evoluzionistici (diverse fasi, processo di omogeneizzazione tra paesi, positivo, lento)
  • Aspetti funzionalistici (mutamenti strutturali e diffusivi)
  • Una distribuzione del reddito a favore dei profitti è considerata alla base di una sorta di circolo virtuoso e cioè come il fattore che avrebbe favorito l'accumulazione di capitale
  • La crescita del reddito pro-capite sarebbe stata sufficiente ad assicurare anche una sua miglior distribuzione ed una riduzione della povertà grazie ad un effetto di sgocciolamento (trikling-down).

Negli anni '60 il dibattito tra economisti keynesiani e neoclassici si concentra sui diversi meccanismi per far avvicinare il tasso di crescita naturale G (che deve garantire la piena occupazione) e quello garantito Gn w (che corrisponde all'eguaglianza tra domanda ed offerta ottenuta sfruttando la capacità produttiva resa possibile dall'accumulazione di capitale). Il tasso di crescita naturale dipende dalla crescita demografica che è esogena. (Si veda Appendice).

Per i keynesiani il meccanismo per assicurare una crescita bilanciata e di piena occupazione era da ricercarsi in una modifica della distribuzione funzionale dei redditi. La crescita dipende dalle decisioni di investimento di coloro che possiedono il capitale (indipendentemente dal fatto che anche i lavoratori risparmiano) e dunque quanto più elevata è la quota di profitti da investire tanto più rapida sarà la crescita. Una modifica della distribuzione a favore dei profitti è in grado di sostenere l'accumulazione e dunque di stimolare l'occupazione. Una distribuzione a favore dei salari, quando ci si avvicini alla piena occupazione, consente di riportare il sentiero di crescita verso quello naturale.

Per i neoclassici, invece, la distribuzione funzionale del reddito non ha influenza sulla crescita in quanto si pone l'ipotesi che tutti gli agenti possano risparmiare. La quota di risparmio che viene investita dipende dalla crescita della popolazione e dagli ammortamenti. Il meccanismo per garantire una crescita bilanciata e di piena occupazione è da individuarsi in un mutamento delle tecniche indotto da modificazioni dei prezzi dei fattori (lavoro e capitale). Se si è lontani dalla piena occupazione la riduzione dei salari induce ad adottare tecniche intensive di lavoro e viceversa.

Conclusioni

Per i keynesiani risulta chiaro il legame tra distribuzione funzionale e crescita. Meno chiaro invece risulta essere la relazione tra distribuzione personale e crescita. Il legame, in questo caso, deve essere individuato negli incentivi al risparmio ed alla...

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