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Mercati, domanda e offerta

Economia pianificata

Nell’economia pianificata tutte le decisioni vengono prese dallo Stato che pianifica l’allocazione delle risorse fra consumo attuale e investimento, pianifica l’output di ciascuna industria, le tecniche usate, il lavoro, le altre risorse, pianifica la distribuzione dell’output in base ai suoi obiettivi. Essa porta a elevati tassi di crescita, a bassi livelli di disoccupazione, al reddito nazionale diviso equamente, a ripercussioni sociali ridotte; però sono piani troppo complicati e le risorse vengono usate in modo inefficiente. Non si riesce a incentivare senza compromettere la qualità della produzione, c’è una riduzione della libertà individuale, un’imposizione di piani anche se impopolari.

Economia di mercato

Nell’economia di mercato tutte le decisioni vengono prese dal privato, le imprese cercano di massimizzare il profitto, i consumatori cercano di trarre la maggior soddisfazione possibile dagli acquisti e di massimizzare i salari. I prezzi aumentano in situazione di scarsità e diminuiscono in situazione di abbondanza. Risponde velocemente alle variazioni delle condizioni di domanda e di offerta, le imprese competono fra loro e sono reattive ai desideri dei consumatori, si incentiva un uso efficiente delle risorse (teorema della mano invisibile). La concorrenza è limitata, si ha una generale instabilità macroeconomica.

Variazione della domanda e dell'offerta

Un aumento della domanda coincide con un aumento di prezzo, è un incentivo per le imprese a produrre di più. Un calo della domanda coincide con una diminuzione di prezzo, è un incentivo per le imprese a produrre di meno.

Un aumento dell’offerta coincide con una diminuzione di prezzo e i consumatori acquistano di più. Un calo dell’offerta coincide con un aumento di prezzo e i consumatori acquistano di meno. Alla fine si raggiunge di nuovo un equilibrio.

Interdipendenza mercati beni e fattori

Un aumento della domanda fa aumentare il prezzo e produrre diventa più redditizio. Allora le imprese fanno più offerta quindi il mercato dei beni (la domanda aumenta, si ha quindi un eccesso di domanda, il prezzo aumenta, cosa che porta a una riduzione dell’eccesso di domanda perché le imprese hanno un incentivo ad aumentare la produzione e i consumatori domandano meno quantità di bene) e il mercato dei fattori (c’è una maggiore offerta che equivale ad un aumento della domanda degli input per produrre il bene. Un eccesso di domanda degli input coincide con un aumento di prezzo, se il prezzo aumenta non ci sarà più un eccesso di domanda perché così vengono incentivati i fornitori ad aumentare l’offerta di input e chi compra fa meno domanda) si influenzano. Se il prezzo di un bene sale il consumatore sceglie beni sostitutivi.

Mercato concorrenziale

Nel mondo reale non esiste la concorrenza perfetta. Nella concorrenza perfetta tutti gli acquirenti e i rivenditori sono piccoli rispetto al mercato tanto da non poter far altro che accettare i prezzi come sono senza influirvi. Il mercato raggiunge una situazione di equilibrio in cui la domanda coincide con l’offerta. In caso di eccesso di offerta il prezzo diminuisce, in caso di eccesso di domanda il prezzo aumenta. In entrambi i casi, il movimento dei prezzi permette di raggiungere un equilibrio. Nel mondo reale molte imprese hanno un certo grado di potere di mercato ma non possono chiedere il prezzo che vogliono.

Legge della domanda

Quando il prezzo di un bene aumenta, la quantità di domanda diminuisce perché in seguito aumentano i prezzi e le persone si sentono più povere; infatti il potere d’acquisto del loro reddito diminuisce. Ciò porta i consumatori a rivedere le proprie decisioni di domanda (effetto di reddito). I consumatori cercano di sostituire il bene con altri più economici (effetto di sostituzione). Se il prezzo di un bene diminuisce la quantità di domanda aumenta. L’ampiezza dell’effetto di reddito dipende dalla quota di reddito che il consumatore destina al bene. Se il prezzo di un bene aumenta e la quantità domandata diminuisce ciò è descritto dalla funzione di domanda e rappresenta una curva di domanda decrescente detta curva di domanda. Una variazione del prezzo comporta uno spostamento lungo la curva, una variazione della domanda è lo spostamento della curva. La quantità di domanda è influenzata dai gusti, dal numero e dal prezzo dei beni sostituti e complementari, dal reddito e dalla sua distribuzione, dalle aspettative di variazioni future dei prezzi.

Legge dell’offerta

Quando il prezzo di un bene aumenta anche la quantità offerta aumenta. Se le imprese aumentano la loro offerta da un certo livello in poi i costi aumentano più velocemente; maggiore è il prezzo e più redditizia è la produzione di quel bene; se il prezzo di un bene rimane alto nuovi produttori entreranno nel mercato e aumenterà l’offerta totale. Quando il prezzo aumenta la quantità offerta aumenta e tale relazione è descritta dalla funzione di offerta rappresentata da una curva crescente detta curva di offerta. Una variazione del prezzo è un movimento lungo la curva mentre una variazione dell’offerta è uno spostamento della curva. L’offerta è influenzata dai costi di produzione, dalla redditività di prodotti alternativi, dalla redditività di prodotti congiunti, da eventi imprevedibili, dagli obiettivi del produttore, dalle aspettative di variazioni future dei prezzi.

Equilibrio di mercato

Quando l’offerta soddisfa la domanda si dice che il mercato è in equilibrio e il prezzo in corrispondenza del quale la domanda eguaglia l’offerta si dice prezzo di equilibrio.

Il punto di equilibrio è l’intersezione fra la curva di domanda e quella di offerta e l’equilibrio di mercato si ha quando la domanda è uguale all’offerta. Il prezzo corrispondente è il prezzo di equilibrio; in questa posizione non c’è incentivo a muoversi. Se la domanda aumenta anche il prezzo e le quantità scambiate aumentano, se la domanda diminuisce si ha una riduzione della domanda e delle quantità scambiate. Se diminuisce l’offerta diminuisce anche la quantità scambiata e aumenta il prezzo; se aumenta l’offerta diminuisce il prezzo e aumenta la quantità scambiata.

Elasticità e aggiustamento dei mercati

Elasticità di domanda rispetto al prezzo

È la variazione della domanda in termini percentuali dovuta a una variazione percentuale unitaria del prezzo. Se la curva è meno elastica il prezzo cresce molto e la quantità di domanda diminuisce, se la curva è più elastica il prezzo cresce e la quantità domandata diminuisce. L’elasticità di domanda è la misura della sensibilità della domanda al prezzo; è data dal rapporto fra la variazione percentuale della quantità domandata e la variazione percentuale del prezzo del bene. In genere le curve di domanda sono inclinate negativamente e le variazioni del prezzo e quantità vanno in direzioni opposte. Se aumenta il prezzo il segno è positivo e cala la quantità di domanda; se il prezzo diminuisce il segno è negativo e aumenta la quantità di domanda (si ha l’elasticità negativa).

Se la quantità domandata varia proporzionalmente più del prezzo, il valore dell’elasticità, in valore assoluto, è maggiore di 1: è la domanda elastica. Maggiore prezzo = minore spesa totale per il bene e del ricavo totale del produttore. La spesa totale varia nella stessa direzione della quantità. La domanda è elastica fra a e b. Quindi domanda elastica: >prezzo<spesa totale <Rtot; <prezzo >spesa tot >Rtot. Se la domanda è perfettamente elastica e il prezzo > p1 la domanda è nulla, se è = p1 la domanda è infinitamente grande.

Se la quantità domandata varia proporzionalmente meno del prezzo, il valore dell’elasticità, in valore assoluto, è minore di 1: è la domanda anelastica. > è la spesa totale per il bene e > è il Rtot dell’impresa. La spesa totale varia nella stessa direzione del prezzo; la domanda è elastica fra a e c. quindi domanda anelastica: Rtot > se il prezzo >, Rtot < se il prezzo <. Se la domanda è perfettamente anelastica si ha una retta verticale e > è il prezzo > è la spesa.

Se la quantità domandata e il prezzo variano proporzionalmente, l’elasticità, in valore assoluto, assume valore unitario: è l’elasticità unitaria. In questo caso il prezzo e la quota variano nello stesso modo.

L’elasticità di domanda è determinata dal numero dei beni sostitutivi e il grado di sostituibilità (tanti più beni sostitutivi ci sono tanto maggiore è il grado di sostituibilità e quindi l’elasticità è maggiore), dalla quota di reddito spesa nel bene (una maggiore quota corrisponde a una maggiore riduzione di consumo all’aumento del prezzo e la domanda è più elastica), dall’orizzonte temporale (maggiore è il lasso di tempo a cui la domanda si riferisce tanto più la domanda è elastica). La spesa totale coincide con il ricavo totale dell’impresa: è data dal prezzo per la quantità acquistata. S = Pq = RT (area rettangolo). Se varia il prezzo ciò che succede dipende dall’elasticità di domanda.

Elasticità dell’offerta rispetto al prezzo

Si ha quando il prezzo varia. S2 è più elastica di S1 per ogni valore del prezzo; > il prezzo da p1 a p2 si ha un aumento maggiore della quantità offerta con S2 (da Q1 a Q3). Per ogni spostamento della curva di domanda ci sarà un aumento > della quantità domandata e un aumento minore del prezzo con S2. L’effetto su prezzo e quantità di uno spostamento della curva di domanda dipende dall’elasticità della funzione di offerta rispetto al prezzo. L’elasticità di offerta è definita come il rapporto tra la variazione percentuale della quantità offerta e la variazione percentuale del prezzo. Qui il valore è positivo perché la curva di offerta è una funzione crescente del prezzo. Se l’offerta è più elastica il costo marginale è minore, le imprese sono più incentivate a produrre in seguito a un aumento del prezzo.

Orizzonte temporale: brevissimo periodo (difficilmente le imprese riescono ad aumentare subito l’offerta. L’offerta è fissa e varia in virtù delle scorte disponibili; offerta anelastica), breve periodo (dopo un certo periodo di tempo alcuni input possono essere aumentati mentre altri rimarranno fissi. L’offerta può aumentare in una certa misura) e lungo periodo (c’è abbastanza tempo perché gli input aumentino e nuove imprese entrino nell’industria; offerta elastica).

Elasticità della domanda rispetto al reddito

Misura la sensibilità della domanda rispetto al reddito dei consumatori. È definibile come il rapporto tra la variazione percentuale della domanda e la variazione percentuale del reddito. La principale determinazione dell’elasticità di domanda al reddito è il grado di necessità del bene. L’elasticità assume valore positivo per tutti i beni normali. La domanda di alcuni beni diminuisce all’aumentare del reddito: sono i beni inferiori; in questo caso l’elasticità di domanda rispetto al reddito è negativa. Se il prodotto ha un’elevata elasticità della domanda rispetto al reddito le vendite cresceranno rapidamente all’aumentare del reddito nazionale, ma allo stesso modo diminuiranno in modo notevole se l’economia entra in recessione.

Elasticità incrociata

È una misura della sensibilità della domanda di un bene al prezzo di un altro bene. Ci permette di prevedere la variazione nella domanda del primo bene all’aumentare del prezzo del secondo bene. L’elasticità di domanda di un bene (il primo bene) rispetto al prezzo di un altro bene (il bene 2) è data dal rapporto fra la variazione percentuale della domanda del primo bene e la variazione percentuale del prezzo del secondo bene. Se il secondo bene è un sostituto del primo bene la domanda del secondo bene aumenterà con l’aumentare del prezzo del primo bene. La determinante principale dell’elasticità incrociata della domanda è il grado di sostituibilità o complementarità fra i 2 beni: maggiore è tale grado e maggiore sarà l’effetto sulla domanda del primo bene di una variazione del prezzo del bene sostituto e maggiore sarà l’elasticità incrociata.

Mercati e aggiustamento nel tempo

Tanto maggiore è il periodo considerato tanto maggiore è la reazione in termini di quantità e quindi tanto maggiore è l’elasticità della domanda e dell’offerta. Quando l’equilibrio si sposta da “a” a “b” e poi a “c”, c’è una notevole variazione del prezzo di breve periodo (da p1 a p2), una variazione della quantità nel breve periodo (da Q1 a Q2). Nel lungo periodo la variazione di prezzo si riduce da p1 a p3 e si ha una variazione ulteriore della quantità da Q1 a Q3.

Aspettative prezzi e speculazione

In una situazione di domanda e offerta instabili i prezzi cambiano continuamente e questa variabilità condiziona acquirenti e venditori. Un’aspettativa di aumento dei prezzi induce a comprare subito sennò vale il viceversa. Un’aspettativa minore dei prezzi induce a vendere subito. Questo si chiama speculazione ed è fondata sull’andamento corrente dei prezzi. Essa influenza la domanda e l’offerta le quali poi influenzano il prezzo; tende ad autoavverarsi. Si ha la speculazione stabilizzante se i venditori e/o gli acquirenti sono convinti che la variazione di prezzo sia solo temporanea.

Riduzione iniziale prezzo

La domanda si sposta da D1 a D2 e l’equilibrio da “a” a “b”. Il prezzo scende a p2. I produttori credono che questa riduzione sia solo temporanea, prendono tempo perché si aspettano che i prezzi aumentino. L’offerta sale da S1 a S2; gli acquirenti fanno più acquisti perché i prezzi sono più bassi, la domanda si sposta da D2 a D3, l’equilibrio al punto C e il prezzo torna a 3.

Aumento iniziale prezzo

La domanda aumenta da D1 a D2. I prezzi da p1 a p2; le imprese sono convinte che l’aumento del prezzo sia solo temporaneo e vogliono vendere subito i loro prodotti. L’offerta si sposta da S1 a S2, gli acquirenti aspettano che il prezzo cali e la domanda si sposta da D2 a D3. Equilibrio punto C, prezzo p3.

Speculazione destabilizzante

Si ha quando i venditori o gli acquirenti sono convinti che una variazione del prezzo sarà seguita da una variazione dello stesso segno.

Riduzione iniziale prezzo

La domanda si sposta da D1 a D2 e il prezzo scende da p1 a p2. Dunque l’offerta si sposta da S1 a S2 e la domanda da D2 a D3. Il prezzo diminuisce fino a p3.

Aumento iniziale prezzo

La domanda aumenta da D1 a D2 e fa aumentare il prezzo da p1 a p2; l’offerta si sposta da S1 a s2, la domanda si sposta da D2 a D3 e il prezzo aumenta fino a p3.

Mercati con prezzi controllati

Talvolta il prezzo di equilibrio non è adeguato e lo Stato può decidere di mettere i prezzi sopra o sotto il livello di equilibrio.

Prezzo minimo: se lo Stato fissa un prezzo minimo sopra quello di equilibrio si ha un eccesso di offerta e il prezzo non potrà scendere per eliminare tale eccesso. Questo prezzo minimo viene fissato per proteggere redditi produttori, creare surplus, i minimi salari possono essere usati per impedire che i redditi dei lavoratori scendano sotto un certo livello di sopravvivenza. Sul surplus si può agire in vari modi: acquistando surplus, immagazzinandolo, distruggerlo o venderlo su altri mercati, ridurre l’offerta, applicando ai prodotti quote massime di produzione, aumentando la domanda con la pubblicità e limitando l’uso dei beni alternativi. Le imprese in surplus potrebbero abbassare il prezzo ancora.

Prezzo massimo: se lo Stato fissa un prezzo massimo sotto quello di equilibrio si ha un eccesso di domanda e il prezzo non può aumentare. Se lo Stato non interviene in altri modi si ha un’allocazione in base al principio chi primo arriva meglio alloggia, favorimento clienti. Lo Stato potrebbe razionare, si forma il mercato nero.

Produzione, costi, ricavi e profitti

Costi breve periodo

I minimi costi per produrre un certo livello di output dipendono dalla quantità di input usati e dal prezzo che l’impresa paga per acquistare. CT = WL + rK.

Variazione produzione

La relazione che lega i fattori di produzione al massimo prodotto ottenuto è rappresentabile con una funzione q = q (K,L). Se l’impresa vuole una maggiore produzione in tempi minori può aumentare solo la quantità di certi input con i macchinari esistenti. Con i fattori di produzione fissi si ha un input la cui quantità non varia nel periodo considerato; con i fattori di produzione variabile si ha una variazione nel periodo considerato.

Il breve periodo è un tempo breve in cui almeno un fattore di produzione è fisso, la produzione aumenta solo usando più fattori variabili. Il lungo periodo è un tempo lungo abbastanza per variare tutti gli input.

Funzione di produzione

È la relazione che lega le quantità di input e il massimo output utilizzato. Se si considera una funzione di produzione con un solo input variabile è possibile ottenere la produzione media e marginale di quel fattore.

Prod media: PME2 = q (l)/l prod marg: PMGL = Δq (L) / ΔL → dq (L) / dL (infinitesimale).

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher erikav di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof Benenati Sabrina.
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