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La Domanda di Lavoro!

Anche nel mercato del lavoro, così come nei mercati, esiste un’offerta e una domanda di lavoro.

La domanda di lavoro è determinata dalla

produttività marginale di un paese, quindi: —>!

Se un paese non riesce più ad avere una

• produttività marginale crescente, è molto

probabile che dopo un po’ la sua domanda di

lavoro crolli, ovvero le imprese non richiederanno

più lavoratori perché non stanno più aumentando

la loro produttività. !

Se invece un paese continua ad avere una

• produttività marginale crescente, ciò significa che

si sta accumulando capitale che richiede maggior

quantità di lavoro. !

!

Questo avviene anche grazie al progresso

tecnologico. Se infatti andiamo a vedere, per

esempio, il mercato del lavoro negli Stati Uniti,

noteremo che ci sarà una parte di industrie in cui la

produttività marginale della produzione starà

calando e quindi staranno licenziando lavoratori; al

contrario ci saranno dei settori in cui il progresso

tecnologico aumenterà la produttività e quindi si creeranno nuovi posti di lavoro e si creerà una

nuova domanda di lavoro. Alla fine quindi, facendo un rapporto tra posti persi e posti guadagnati, si

evincerà che gli unici nuovi posti di lavoro netti nell’economia statunitense saranno creati dalle

“Start Up lavorative”. Questa statistica ha fatto capire qual era il settore dell’economia che stava

aumentando la sua produttività marginale. !

!

! L’Offerta di Lavoro e il Salario !

Nel mercato di lavoro il salario non è una cifra fissa,

ma varia da stato a stato e all’interno degli stati stessi.!

Le imprese non amano i salari molto alti perché può

accadere questo: —> !

Come si nota dal grafico, l’aumento dei salari, oltre un

certo punto, può determinare una riduzione delle ore

lavorative. !

In alcuni paesi dove non ci sono tutele per le

• condizioni lavorative, accade ci sono salari

bassissimi e nessuna limitazione di orario. !

Al contrario, dove ci sono delle tutele, delle

• regolamentazioni e degli accordi per aumentare i

salari, succede che avverrà questa dinamica: !

- All’inizio una persona cercherà di lavorare

di più per aumentare il suo salario (+ ore

lavoro —> + guadagno). !

- Da un certo punto in poi però, quella

persona, capirà che quell’ora in più di

lavoro e quel guadagno in più ricevuto,

avranno un’utilità marginale che sarà minore rispetto all’utilità marginale di sfruttare

subito lo stipendio. !

!

Questo combinazione tra effetto sostituzione ed effetto reddito farà sì che fino ad un certo punto

l’aumento del salario provochi un effettivo aumento delle ore lavorate, ma da un certo punto in poi,

gli aumenti di salario provocheranno una diminuzione delle ore lavorative.!

74

Con una dinamica di questo genere quindi le imprese cercheranno di trovare posti in cui non

esisterà questa dinamica, cioè dove non saranno possibili aumenti di salario e dove non saranno

possibili dinamiche di questo tipo.!

Fondamentalmente le differenze di salario sono date dal fatto che non c’è concorrenza perfetta nei

mercati di lavoro, di conseguenza ci sono delle differenze enormi a seconda delle leggi, della

quantità di forza lavoro, della quantità di risorse naturali etc. !

!

Schema riassuntivo per capire come funziona la decisione sui salari:!

Se tutti gli individui e tutte le occupazioni fossero uguali, non ci sarebbe differenza di salario. !

• Se tutti gli individui fossero uguali, ma se ci fossero alcuni lavori che saranno più allettanti di

• altri, allora in quel caso ci sarebbe una specie di differenziale compensativo. Quindi io cercherò

di darti un salario maggiore per il fatto che tu stai facendo un lavoro che è poco allettante. !

Se gli individui fossero diversi, ma appartenessero a gruppi non concorrenti (cioè non in

• concorrenza fra di loro), i differenziali salariali sarebbero pure rendite economiche. !

- Esempio: Tom Cruise che è milionario perché non appartiene ad un gruppo che non è

concorrente con qualcun altro, perché di Tom Cruise ce n’è solo uno. Egli infatti avrà

una rendita economica per il fatto che è Tom Cruise e per il fatto che qualsiasi persona

si potrà comprare una figurina, un album, una maglietta con il suo volto.

Egli è milionario perché appartiene ad un’offerta che è invariabile e quindi i suoi

differenziali salariali saranno pura rendita economica fin quando Tom Cruise sarà Tom

Cruise.!

Al contrario, se tutti gli individui fossero diversi, ma appartenessero a gruppi parzialmente

• concorrenti tra di loro, allora la dinamica di domanda ed offerta farebbe sì che esisteranno

alcune regole per cui se noi appartenessimo ad un determinato gruppo, avremmo un

differenziale differenziale determinato dalla domanda e dall’offerta. !

!

In concorrenza esistono vari modelli di struttura dei salari di mercato.!

Sommario dei modelli di determinazione del salario concorrenziale

Situazione del mercato del Effetto sul salario

lavoro

Tutti gli individui sono uguali e tutte le Nessun differenziale salariale

occupazioni sono uguali

Tutti gli individui sono uguali, alcune Differenziali salariali compensativi

occupazioni sono più allettanti di altre

Gli individui sono diversi, ma l’offerta Differenziali salariali che sono “pure

di ciascun tipo di lavoro è invariabile rendite economiche”

(gruppi non concorrenti) Modello di equilibrio generale dei

Gli individui sono diversi, ma tra differenziali salariali determinato da

gruppi esiste una certa mobilità domanda ed offerta generali

(gruppi parzialmente concorrenti) (comprende 1-3 quali casi specifici

Normalmente tutto ciò viene deciso attraverso i sindacati, cioè organizzazioni intermedie che

rappresentano lavoratori e datori di lavoro. Queste organizzazioni siglano degli accordi che

verranno applicati a tutto il mercato del lavoro incrementando i salari. Questo avviene perché c’è lo

stesso effetto che avviene anche nel mercato monopolistico, in cui, nel momento in cui si fa un

accordo, si fa un accordo per cercare di limitare la produzione, aumentando il proprio profitto.

Questo è lo stesso obiettivo che avranno da una parte i rappresentanti dei lavoratori che vorranno

di cercare di mantener costante e limitata l’offerta di lavoro e dall’altra parte le imprese che

vorranno cercare, dato che l’offerta di lavoro è limitata, di diminuire la produzione.!

75

Un sistema regolato da questo tipo di contratti, sarà un sistema che non lavora al massimo delle

proprie capacità, ma lavora attraverso un accordo tra le parti. !

!

! L’Equilibrio del Mercato del Lavoro!

!

Questo grafico cerca di far capire l’effetto della

contrattazione collettiva sull’incremento dei salari. Come si

vede, il grafico non è niente di più e niente di meno che il

trasferimento del meccanismo di monopolio-oligopolio sul

mercato del lavoro. Di fatto, ottenendo un monopolio legale

della fornitura di servizi lavorativi, si consentirà ai sindacati

di offrire, ai lavoratori iscritti al sindacato, condizioni che

saranno superiori a quelle che otterrebbero senza

sindacati. !

In conclusione, isindacati fissano il salario base a livelli

elevati e limitano l’occupazione.!

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15/04! ECONOMIA POLITICA - Parte Macroeconomia!

Se in microeconomia si guardava al consumatore e all’impresa come entità individuali, in

macroeconomia si guarderà:!

Ai consumatori, ovvero all’aggregato che consuma e all’aggregato delle imprese che

• rappresenta le entità che investe.!

Allo Stato come fornitore di servizi, quindi come fornitore di spesa pubblica e come percettore

• di entrate che grava di tassazione le imprese e gli individui.!

!

L’approccio macroeconomico guarda quindi agli aggregati e va a vedere come l’aggregato dei

comportamenti individuali si riflette nell’economia.!

In particolare le variabili macroeconomiche fondamentali sono:!

!

1. La Produzione: indica ciò che viene prodotto dall’economia in aggregato e che riflette quanto

l’economia è in grado di produrre. La produzione ci interessa sia per il suo livello di produzione,

quindi il PIL (quanti miliardi produciamo), sia in termini di crescita. !

!

2. Il Tasso di Inflazione: comunica lo stato dell’economia sotto il punto di vista del livello dei

prezzi. Indica quindi se il prezzo medio dei beni contenuti in un paniere sale o scende.!

!

3. Il Tasso di Disoccupazione: indica i lavoratori che non sono occupati, ma che stanno

cercando lavoro. Non tutti coloro che non lavorano sono disoccupati: !

- Disoccupati: coloro che sono attualmente senza occupazione, ma che dichiarano

nelle ultime settimane di aver cercato un occupazione. !

- Lavoratori scoraggiati: coloro che sono senza occupazione, ma che dichiarano di

non aver cercato lavoro. Non cercano occupazione perché in un clima di incertezza e

di bassa crescita, credono di non trovarlo.!

! 76

1) Il PIL – Prodotto Interno Lordo!

Il PIL è lo strumento che viene utilizzato per comunicare lo stato dell’economia e misura la

produzione di beni e servizi di una economia in un dato periodo di tempo (anno, trimestre,…).

Il PIL è una variabile flusso perché ci dice quanto l’economia ha prodotto in un anno (per esempio:

da gennaio 2013 al 31 dicembre 2013). Il PIL si divide tra: !

! Il PIL nominale: il termine “nominale” fa riferimento al discorso relativo ai prezzi. Quando una

• variabile è espressa in termini nominali, vuol dire che è espressa in termini di valore (euro) che

è calcolato a prezzi correnti. In altre parole, se noi dovessimo calcolare il PIL nominale del

2013, dovremmo calcolarlo a prezzi del 2013, cioè a livello dei prezzi prevalenti in quell’anno. !

Esempio: sapendo che il prezzo di vendita di un’auto FIAT nel 2013 era 20.000 euro,

allora, per sapere il PIL nominale del 2013, moltiplicherò il numero di auto vendute al

consumatore nel 2013 per il prezzo di vendita del 2013 (20.000 euro). !

!

Il PIL nominale indica quindi il PIL calcolato a prezzi correnti (dell’anno in cui stiamo valutando il

PIL) e indica anche la somma di quantità di beni finali (considera i beni che sono stati venduti

all’utilizzatore finale). !

Esempio: un’impresa siderurgica produce acciaio e lo vende alla FIAT che lo utilizza per

fare automobili. L’acciaio che ha prodotto e che ha venduto l’impresa siderurgica, dovrà

essere valutato soltanto in quanto parte dell’automobile finale che verrà venduta al

consumatore. Il passaggio dell’acciaio dall’impresa siderurgica alla FIAT non può essere

conteggiato nel PIL perché altrimenti è come se fosse conteggiato due volte, cioè sia

come la produzione dell’impresa siderurgica che sta costruendo la lamiera, sia come la

lamiera che entrerà nell’auto. !

!

Il PIL nominale cresce per due ragioni:!

- Perché aumenta il numero di beni prodotti!

- Perché aumenta il prezzo dei beni prodotti. Esempio: se nel 2013 sono state

vendute 20 automobili a 20.000 euro, allora il PIL nominale sarà 400.000 euro. Se poi

nel 2014 saranno vendute 20 automobili a 21.000 euro, allora il PIL nominale del 2014,

sarà maggiore del 2013. L’aumento del PIL quindi è in questo caso stato causato da un

aumento del livello dei prezzi.!

!

Per depurare il PIL nominale dall’effetto prezzo, sarà necessario creare una nuova misura:!

Il PIL reale: il termine reale è collegato al concetto di quantità di beni e non al valore nominale

• della produzione. Il PIL reale è definito come la somma delle quantità di beni finali valutati a

prezzi costanti (di un anno-base). !

Esempio: se nel 2013 sono state vendute 20 automobili a 20.000 euro e nel 2014 sono

state vendute 20 automobili a 21.000 euro, allora il PIL reale dovrà essere calcolato a

prezzi costanti di un anno-base a scelta tra 2013 o 2014, quindi tra 20.000 o 21.000.

Tenendo costante il prezzo, la variazione del PIL dipenderà soltanto dalla quantità

prodotta.!

!

Il PIL reale è quindi una misura della produzione aggregata che non è influenzata

dall’andamento del livello dei prezzi. Se consideriamo il 2014 come anno-base, allora il PIL

reale del 2013 sarà (20 x 21.000=420.000) e il PIL reale del 2014 sarà ugualmente 420.000.

Se consideriamo il 2013 come anno-base, allora il PIL reale del 2013 sarà (20 x

20.000=400.000) e il PIL reale del 2014 sarà ugualmente 400.000. !

! !

!

!

!

!

77

2) Il Tasso di Inflazione!

Tasso di inflazione: è il tasso al quale il livello dei prezzi aumenta nel tempo. Dire che

• l’inflazione è pari all’1% annuale, vuol dire che l’inflazione nel 2013 è stata dell’1% superiore

rispetto al livello dei prezzi del 2012. !

! Inflazione: è definita come l’incremento del livello dei prezzi. Se l’inflazione scende, non vuol

• dire che i prezzi scendono, ma vuol dire che scende l’incremento dei prezzi. !

Esempio: Se l’inflazione del 2013 è del 3%, vuol dire che i prezzi sono saliti del 3%

rispetto al 2012. Se poi successivamente l’inflazione del 2014 sarà dell’1%, anziché del

3%, allora vuol dire che sarà sceso il tasso di inflazione e che i prezzi saranno saliti di

meno rispetto a quanto erano saliti nel 2013, cioè saranno saliti solo dell’1% anziché del

3%. Se quindi l’inflazione scende all’1% non vuol dire che i prezzi sono scesi, ma vuol dire

che i prezzi sono saliti di meno. !

!

Un’elevata inflazione crea un clima di incertezza, determina variazioni dei prezzi relativi e

interagendo con un sistema fiscale rigido crea distorsioni. !

! Deflazione: è la riduzione del livello dei prezzi. La deflazione ha ugualmente delle

• conseguenze negative sull’economia. !

!

! 3) Il Tasso di Disoccupazione!

Nel mercato del lavoro, abbiamo una grandezza di riferimento che è la forza lavoro. !

La Forza Lavoro: identifica la somma degli occupati e dei disoccupati.!

! !

!

Il Tasso di disoccupazione: identifica il rapporto tra il numero di disoccupati (U) e la forza

• lavoro (L), cioè tutti coloro che lavoravano o che cercano lavoro. !

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!

!

!

Il Tasso, siccome è un rapporto tra U ed L, salirà o scenderà a seconda di quanto saliranno e

scenderanno U ed L. Ciò vuol dire che il tasso di disoccupazione scenderà quando L sale e salirà

quando L scende.!

!

Un elevato tasso di disoccupazione non solo è dannoso per le sue conseguenze sociali, ma indica

anche che l’economia non sta utilizzando al meglio le sue risorse disponibili!

!

! La Contabilità Nazionale!

La contabilità nazionale, non è nient’altro che la contabilità che uno potrebbe avere a livello

aziendale estesa all’economia di un paese. La contabilità serve per vedere quali sono gli equilibri

tra domanda ed offerta (entrate ed uscite) e serve per individuare delle grandezze per vedere, in

equilibrio, che cosa succede nell’economia. In particolare la contabilità nazionale fornisce un

quadro che consente di capire come sono legati alcuni concetti chiave: !

- Prodotto: legato a quello che viene prodotto in termini di beni finali dell’economia.!

- Reddito: legato alla remunerazione dei fattori produttivi.!

- Spesa: legata a quello che viene acquistato dai soggetti coinvolti nel sistema.!

!

I soggetti od operatori coinvolti nel sistema economico sono: !

- Le famiglie: sono le entità che da un lato consumano e dall’altro forniscono fattore lavoro al

sistema.! 78

- Le imprese: sono le entità che da un lato fanno investimenti, dall’altro produce e offre beni

sul mercato.!

! - L’amministrazione pubblica: da un lato produce spesa pubblica e fa domanda alle

imprese, dall’altro tassa gli individui coinvolti. !

! - Il resto del mondo: è un’entità a se stante che racchiude famiglie, imprese ed

amministrazione pubblica. !

!

! Le Imprese!

Le imprese producono beni e servizi destinati alla vendita. I beni che vengono prodotti dalle

imprese possono essere: !

Beni di produzione: sono beni che partecipano ad un ulteriore processo produttivo. Esempio:

• l’acciaio che è un bene che serve alla produzione di un altro bene. I beni di produzione si

dividono in: !

- Beni non durevoli o intermedi (materie prime, semilavorati).!

- Beni durevoli o strumentali (edifici, macchine, impianti).!

! Beni di consumo:!

• - Beni non durevoli, strettamente di consumo (alimenti).!

- Beni durevoli (automobili, elettrodomestici).!

!

Le imprese producono questi beni utilizzando dei fattori produttivi ovvero: !

1) Il Lavoro: comprende tutte le attività umane, intellettuali e fisiche, svolte sia dai lavoratori

autonomi e sia dai lavoratori dipendenti.!

2) La Terra: comprende tutte le risorse naturali (terre, giacimenti minerari…).!

3) Il Capitale: è l’insieme di tutti i beni di produzione esistenti in un dato istante. Il capitale

dell’impresa può essere:!

- Capitale fisso: cioè insieme dei beni di produzione durevoli (macchinari etc).!

- Scorte: cioè insieme dei beni di produzione non durevoli che l’azienda ha prodotto e

che sono in magazzino perché saranno venduti successivamente. !

!

Il capitale di un’azienda è uno stock perché indica quello che in termini di scorte, di magazzini etc

è posseduto dall’azienda in una determinata data. A differenza del capitale che è uno stock,

l’investimento è quello che l’azienda acquista in termini di magazzini, impianti, macchinari etc in un

anno. ! Esempio: un’azienda ha uno stock pari a 1000 euro che comprende macchinari, impianti

etc. Quest’anno l’azienda potrà aggiungere un investimento di 50 euro allo stock

esistente. Lo stock di un’azienda è quindi la somma di tutti gli investimenti che l’azienda

ha fatto dall’inizio della sua vita tenendo in considerazione l’usura dei macchinari nel

corso del tempo. !

!

Siccome l’impresa produce i beni attraverso i fattori di produzione, allora questi fattori di

produzione verranno remunerati, cioè verranno pagati. !

- Reddito da lavoro: salario che diamo ai lavoratori autonomi. !

- Reddito da capitale: salario che diamo a chi sta investendo nell’azienda,

all’imprenditore, agli azionisti etc. !

!

!

!

RICORDA:!

Flusso: variabile che si misura per un certo periodo (anno, trimestre) Es: il reddito!

• Stock: variabile che si misura in un dato istante. Es: il capitale!

!

! 79

In che modo la produzione delle imprese va in aggregato a formare il reddito nazionale? !

In che modo il prodotto dei beni finali si mette in relazione con la remunerazione dei fattori

produttivi? ! Il Reddito Nazionale (RN)!

Facciamo due ipotesi semplificatrici, che poi toglieremo più in avanti, per capire meglio i concetti: !

1. No amministrazione pubblica. Quindi ignoriamo l’esistenza di uno stato che domandi beni e

servizi per la sanità, l’istruzione etc. !

!

2. No rapporti con l’estero (economia chiusa). Quindi non esistono importazioni ed

esportazioni. !

!

Queste due assunzioni fanno sì che il reddito nazionale o prodotto interno lordo PIL siano la stessa

cosa, quindi possiamo chiamare indifferentemente il PIL con il Reddito Nazionale.!

In questo contesto semplificato, possiamo identificare tre modi equivalenti per definire il concetto

di reddito nazionale/PIL:!

Definizione 1: Valore dei beni e dei servizi finali prodotti nell’economia in un dato periodo

• di tempo.!

! Definizione 2: Somma dei redditi dell’economia in un dato periodo di tempo, cioè la

• somma delle remunerazioni dei fattori produttivi.!

!

!

! Definizione 3: Somma del valore aggiunto nell’economia in un dato periodo di tempo.

• Il valore aggiunto (VA) nell’economia/nell’azienda è il valore della produzione - valore dei beni

intermedi. Esempio: nella FIAT il PIL sarà quindi il valore della produzione (prezzo

dell’automobile) - il valore dei beni intermedi (prezzo dell’acciaio). !

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Esempio 1 con due imprese:!

! IMPRESA 1: Siderurgica!

- Ricavi dalle vendite di acciaio: 100 euro!

- Spese (salari / remunerazione del lavoro): 80 euro!

- Profitti (remunerazione del capitale): 20 euro!

! IMPRESA 2: Auto!

- Ricavi dalle vendite di auto: 210 euro!

- Spese: 170 euro. Che comprendono:!

Salari: 70 euro!

‣ Acquisto Acciaio: 100 euro!

- Profitti: 40 euro!

!

Definizione 1: secondo la prima definizione, Il reddito nazionale è definito come il valore dei beni

e servizi finali prodotti dall’economia. In questo caso quindi il bene finale sarà l’auto e non l’acciaio

che sarà invece un bene intermedio. Il Reddito Nazionale (o Prodotto Nazionale o PIL) sarà uguale

a 210 euro perché è il valore dei beni finali dell’economia. !

- Se sommassimo il valore prodotto dalle due imprese, avremmo 210 euro + 100 euro (310 euro)

perché i 100 euro di acciaio verrebbero conteggiati due volte. Questo calcolo sarebbe del tutto

sbagliato in quanto è necessario contare solo il valore dei beni finali (in questo caso le auto) che

include già quello dei beni intermedi (l’acciaio). !

!

! 80

Definizione 2: secondo la seconda definizione, Il reddito nazionale è definito come l’importo

complessivo dei redditi guadagnati dai fattori di produzione, quindi: !

!

! Redditi (nell’impresa siderurgica)!

• - Lavoro= 80 euro!

- Capitale= 20 euro!

- Totale= 100 euro!

! Redditi (nell’impresa automobilistica)!

• - Lavoro = Euro 70!

- Capitale = Euro 40!

- Totale = Euro 110!

!

La somma delle remunerazioni dei fattori produttivi fa 210 euro. !

!

!

Definizione 3: secondo la terza definizione il reddito nazionale è definito come somma dei valori

aggiunti di tutte le imprese nell’economia. Il valore aggiunto è quello che aggiunge l’impresa, cioè

quello che aggiunge al valore dei beni intermedi che entra. !

!

! Produzione Acciaio!

• - Nessun bene intermedio utilizzato!

- Valore Aggiunto = 100 euro!

! Produzione Auto!

• - Beni intermedi (acciaio)= 100 euro!

- Beni finali (auto)= 210 euro!

- Valore aggiunto= 110 euro!

!

Sommando le imprese, il valore aggiunto è Euro 210. !

In tutte e tre le definizioni, il risultato sarà sempre lo stesso, ovvero 210.!

!

Esempio 2 con più imprese: ! DEF 1:

DEF 2:

Valore DEF 3: Valore Spesa per

Venditore Bene Acquirente Reddito

(euro) Aggiunto (euro) valori finale

(euro) (euro)

Produttore di 1000 1000 1000 /

macchinari

Impresa Acciaio

Siderurgica Produttore di 3000 3000 3000 /

automobili

Produttore di Produttore di

Macchinari 2000 1000 1000 2000

Macchinari automobili

Produttore di Produttore di

Pneumatici 500 500 500 /

Pneumatici automobili

Produttore di Automobili Consumatori 5000 1500 1500 5000

Automobili Valore Totale 11500

Transizioni:

PIL: 7000 7000 7000

81

Impresa siderurgica: vende acciaio a produttori di macchinari ad un prezzo di 1000 euro e a

• produttori di automobili ad un prezzo di 3000 euro. Siccome non vengono utilizzati beni

intermedi, allora il valore aggiunto nel caso di vendita a produttori di macchinari sarà di 1000: !

!

VA= 1000-0 —> 1000!

! E nel caso di vendita a produttori di automobili sarà di 3000: !

!

VA= 3000-0 —> 3000!

!

Produttore di macchinari: vende macchinari all’impresa automobilistica ad un prezzo di 2000. !

• Siccome il produttore di macchinari utilizza l’acciaio che è un bene intermedio e ha un valore di

1000 euro, allora il suo valore aggiunto sarà:!

! VA= 2000-1000 —> 1000 euro!

!

Produttore di pneumatici: è un produttore che vende, all’impresa automobilistica, pneumatici

• pari a 500 euro. 500 euro sarà anche il valore aggiunto perché non vengono utilizzati nella

produzione beni intermedi. ! Quindi VA= 500-0 —> 500!

!

500 euro sarà infine anche il reddito che verrà distribuito a lavoratori e a datori di lavoro.!

! L’impresa produttrice di automobili: vende il bene finale automobile al consumatore ad un

• prezzo di 5000. Il suo valore aggiunto sarà dato dalla differenza tra 5000 e tutti i beni intermedi

utilizzati, ovvero 3000 euro di acciaio e 500 euro di pneumatici. !

!

Quindi: VA= 5000 - (3000+500) —> 1500 euro. !

!

Il valore aggiunto di 1500 potrà essere distribuito dall’azienda tra lavoratori e datori di lavoro. !

La spesa finale sarà 5000 perché è il valore dell’auto acquistato dal consumatore. !

! Guardando infine alle tre definizioni, si nota come tutte abbiano alla fine lo stesso valore di PIL/

• Reddito Nazionale, ovvero 7000 euro. !

! Il valore delle transizioni è diverso dal PIL: il primo infatti conta due volte i beni intermedi, il

• secondo no.! !

Il Flusso circolare del reddito!

Il flusso circolare del reddito mostra i flussi reali e monetari di scambio tra famiglie ed imprese. !

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Dal grafico notiamo che: !

Le famiglie danno lavoro e servizi alle imprese. !

• Le imprese possono produrre beni intermedi che finiscono a loro volta in altre imprese

• (pneumatici), possono produrre beni strumentali che a loro volta finiscono in altre imprese

(macchinari), possono produrre beni di consumo che finiscono direttamente alle famiglie.!

! Produzione complessiva delle imprese italiane (dati immaginari)

Consumi delle famiglie 500

Investimenti fissi 100

Incremento scorte beni intermedi 10

Beni intermedi prodotti e consumati 300

Totale 910

Valore complessivo dei beni prodotti al netto dei beni intermedi utilizzati:! 610

!

I beni intermedi che vanno a finire nei prodotti finali, non si devono considerare nel PIL. Tuttavia se

alcuni beni intermedi non vengono utilizzati e restano per esempio in magazzino sotto forma di

scorte, allora vengono conteggiati nel PIL. Nella tabella quindi si nota come nella produzione

dell’economia vengono conteggiati i consumi delle famiglie (500 euro), gli investimenti fissi (100

euro) e l’incremento delle scorte di beni intermedi (10). Non vengono conteggiati i beni intermedi

prodotti e consumati (300 euro) perché ovviamente andranno a finire nei prodotti finali.!

!

! Gli Investimenti e il Risparmio!

Dall’esempio 2 (a pagina 81), si nota come il valore dei beni e dei servizi finali (PIL) e del reddito

nazionale Y sia 7000 euro, tuttavia le famiglie hanno speso solo 5000 euro per acquistare le

automobili. Se quindi le famiglie hanno speso 5000 euro per acquistare beni di consumo (le

automobili), allora vuol dire che le famiglie hanno risparmiato 2000 euro. Il produttore di auto,

invece, ha speso 2000 euro per l’investimento che ha fatto acquistando il macchinario. La figura 2

mostra come si deve modificare il grafico del flusso circolare del reddito della figura 1 (a pagina

82). !

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! Figura 2! 83

La metà inferiore della figura mostra che i redditi e il valore dei servizi dei fattori sono pari a 7000

euro ciascuno. Ma 2000 euro escono dal circuito quando le famiglie risparmiano. Solo 5000 euro,

infatti, ritornano alle imprese dall’acquisto di automobili. La metà superiore della figura rivela che il

valore dell’output destinato alle famiglie è pari a 5000 euro. Poiché il PIL è di 7000 euro, da dove

derivano i rimanenti 2000 euro? Se non derivano dalla spesa delle famiglie, devono provenire dalla

spesa delle imprese stesse. In effetti si tratta dell’investimento, pari a 2000 euro, effettuato dal

produttore di automobili per acquistare il macchinario poi impiegato nella produzione di automobili.

Guardando la figura 2, quindi, si nota che: !

- Nel circuito interno, le imprese producono beni di consumo, destinati alle famiglie, per 5000

euro, e beni di investimento, destinati alle imprese, per 2000 euro. !

- Nel circuito esterno, che si riferisce ai trasferimenti di moneta, il risparmio costituisce un

prelievo di 2000 euro dal flusso circolare, mentre la spesa per investimenti rappresenta

un’immissione di 2000 euro nel flusso circolare. !

! Prelievo: è un flusso monetario che fuoriesce dal circuito e dunque riduce la spesa per beni

• nazionali.!

Immissione: è un flusso monetario che entra nel circuito e fa aumentare la spesa per beni

• nazionali. !

I Consumi Privati: sono i beni acquistati dalle famiglie e dai privati!

• Il Risparmio: è la parte del reddito delle famiglie che non viene spesa per acquistare beni e

• servizi di consumo. !

! Gli Investimenti: sono la spesa per l’acquisto di beni capitali (strumentali), effettuata dalle

• imprese. Essi possono essere: !

- Beni durevoli!

- Variazioni desiderate o indesiderate nelle scorte di beni intermedi!

! Il valore dei beni finali dell’economia può essere dovuto:!

- Dalle famiglie che domandano beni di consumo (automobili).!

- Dalle imprese che domandano beni di investimento (macchinari etc) ad altre imprese

Esempio: un’impresa che compra un macchinario ad un’altra impresa. !

! RICAPITOLANDO: date le definizioni di risparmio e di investimento e dopo aver considerato la

figura 2: !

Con la lettera Y si indica il reddito delle famiglie che equivale al PIL. Se C è la spesa per i beni

di consumo ed S è il risparmio, allora per definizione:!

!

!

! Ma poiché è anche vero per definizione che il PIL (Y) è identico a !

! !

!

!

!

Allora le due Y devono essere uguagliate perché Y= C + S corrisponde alla somma di tutti i

redditi corrisposti ai fattori produttivi nell’economia, mentre Y= C + I corrisponde ai beni finali

che sono venduti o ai consumatori o alle imprese. !

Le due Y devono essere uguagliate anche perché Y= C + S corrisponde alla definizione n° 1

del PIL, mentre Y= C + I corrisponde alla definizione n°2 del PIL!

Uguagliando le due equazioni otterremmo: !

! !

! 84

Quindi in un contesto in cui non c’è Amministrazione Pubblica e non c’è Economia Aperta,

l’ammontare degli investimenti delle imprese corrisponderà al valore del risparmio.

Quello che viene risparmiato sarà quello che consentirà essenzialmente alle imprese di

investire. La logica sottostante è che in realtà le imprese si finanziano per fare gli investimenti e

per fare investimenti chiedono il prestito alle banche (in questo caso chiedono i 2000 euro

dell’esempio 2). Queste ultime presteranno i soldi alle imprese per fare gli investimenti. Tuttavia

i soldi che le banche presteranno saranno i risparmi dei depositanti (ovvero i 2000 euro

risparmiati dalle famiglie dell’esempio 2)!

!

!

16/04! L’Amministrazione Pubblica (Il Governo)!

Le entrate del Governo provengono: !

Dalle imposte dirette (Td) che colpiscono i redditi e i patrimoni (salari, rendite,interessi e

• profitti).!

Dalle imposte indirette (Ti) che colpiscono i trasferimenti di ricchezza, beni e servizi (IVA,

• imposte sui carburanti, imposte sulle sigarette).!

!

Le entrate servono a far fronte a due tipi di spese: !

Il Governo realizza la spesa pubblica per beni e servizi (G). Questa comprende la spesa

• per i salari dei dipendenti pubblici e dei militari, l’acquisto di computer, carri armati, aerei

militari.!

Il Governo spende denaro anche per i trasferimenti (B) o altre forme di benefici verso i

• soggetti del sistema economico. Questi comprendono pensioni, sussidi di disoccupazione,

sussidi ad imprese private (finanziamenti) e la copertura delle perdite di imprese pubbliche.

I trasferimenti (B) sono pagamenti ai quali non è associato lo scambio di alcun bene o

servizio.!

!

I trasferimenti (B) non si aggiungono al reddito nazionale (Y) e nemmeno al prodotto nazionale.

Non sono quindi compresi nel PIL. Al contrario la spesa pubblica per i beni e servizi (G) genera un

incremento nel prodotto, attiva fattori della produzione e quindi aggiunge nuova capacità di spesa

alle famiglie che ricevono un reddito per aver fornito i fattori della produzione. Quindi una spesa

pubblica (G) per beni e servizi deve invece essere inclusa nel PIL perché si tratta di una spesa

effettuata dallo Stato. !

Lo scopo di un sistema di contabilità nazionale è quello di fornire un insieme coerente di misure

del prodotto nazionale.Tuttavia alcune imposte come l’IVA, portano ad un divario tra il prezzo che il

consumatore paga e il prezzo che il produttore riceve. Allora si può valutare la produzione

nazionale ai prezzi di mercato:!

Il PIL ai prezzi di mercato misura il prodotto interno comprendendo le imposte indirette su

• beni e servizi. !

Il PIL al costo dei fattori misura la produzione interna escludendo le imposte indirette su

• beni e servizi. Il PIL ai prezzi di mercato è allora maggiore rispetto al PIL al costo dei fattori di

una misura pari all’ammontare delle imposte riscosse sotto forma di imposte indirette. !

!

Siccome i prezzi di mercato includono le imposte indirette, allora possiamo scrivere: Y= C + G + I!

!

! L’Economia Aperta!

Fin ora si è studiata un’economia chiusa che non compie alcuno scambio con il resto del mondo.

Si consideri ora un’economia aperta che effettua transazioni con altri Paesi. !

Le esportazioni (X): misurano il valore delle merci prodotte all’interno del sistema

• economico, ma vendute all’estero. !

Le importazioni (Z): misurano il alone delle merci prodotte all’estero, ma acquistate per

• essere impiegate nell’economia nazionale. !

! 85

Le famiglie, le imprese e lo Stato possono acquistare beni stranieri Z che non fanno parte del

prodotto nazionale e che non danno origine a redditi per i fattori nazionali. Questi beni stranieri non

appariranno nella misura del prodotto PIL, tuttavia le importazioni dovranno apparire dal lato della

spesa finale. Per risolvere questo problema è necessario misurare la spesa complessiva per C,I,G

ed X e quindi sottrarre la spesa complessiva per le importazioni da (C+I+G+X). !

Quindi:!

Non si può più affermare che Y = C + I + G , ma si introduce il concetto di:!

!

Conto economico delle risorse e degli impieghi: Y + Z = C + I + G + X!

Dove Z sono le importazioni ed X sono le esportazioni. !

!

Riscrivendo la formula avremo: Y – C – I – G = X – Z!

Per avere un’eccedenza delle esportazioni sulle importazioni (X-Z > 0) bisogna produrre di più di

quanto si utilizza all’interno per i consumi (privati e pubblici) e per gli investimenti.!

!

Quando vi è un reddito netto dall’estero positivo o negativo tra l’Italia e il resto del mondo, la

misura del PIL non coinciderà più con i redditi ottenuti dai cittadini italiani. Si useranno i termini

“Prodotto Nazionale Lordo (PNL) o Reddito Nazionale Lordo (RNL)” per indicare il PIL corretto

in base ai redditi netti dall’estero. !

Il PNL (o RNL): misura il reddito complessivo ottenuto dai fattori nazionali

• indipendentemente dal Paese nel quale questi fattori sono stati utilizzati. Il PNL è uguale al

PIL più i redditi netti dall’estero (aggiungiamo i redditi dei lavoratori italiani all’estero e

sottraiamo i redditi prodotti dagli stranieri in Italia). !

! PIL: valore complessivo dei beni e servizi prodotti nella nazione (al lordo degli

• ammortamenti) da qualsiasi cittadino.!

!

Se quindi l’Italia avesse un flusso di redditi dall’estero di 2 miliardi di euro e un deflusso di redditi

all’estero per 1 miliardo di euro, il PNL italiano, che misura il reddito ottenuto dai cittadini italiani,

sarebbe maggiore rispetto al PIL italiano, che misura il valore di beni e servizi finali prodotti in

Italia, per un ammontare di 1 miliardo di euro. !

! La composizione della spesa per il PNL comprende: i consumi delle famiglie (C), gli

• investimenti delle imprese (I), la spesa pubblica per i beni e per i servizi (G), le esportazioni

nette XN (ovvero l’eccesso delle esportazioni rispetto alle importazioni) e infine i redditi netti

dall’estero. Quest’ultimi prendono in considerazione sia i trasferimenti che derivano dai redditi

relativi agli investimenti effettuati all’estero, sia gli aiuti che l’Italia ha inviato ai terremotati di

Haiti o il denaro che i lavoratori immigranti temporaneamente residenti in Italia inviano alle loro

famiglie. !

! Il PIL: sottraendo dal PNL i redditi netti dall’estero, si ottiene il PIL ai prezzi di mercato. !

! Il Prodotto Nazionale Netto (PNN): si ottiene sottraendo dal PNL il valore relativo

• all’ammortamento, ovvero al deprezzamento che il capitale fisico, quale un immobile o un

macchinario, subisce nel corso del tempo. !

! Ammortamento: misura della perdita di valore dei beni capitali nel periodo di un anno,

quando questi sono impiegati all’interno di un processo produttivo. !

!

Il Reddito Nazionale: sottraendo al PNN ai prezzi di mercato le imposte indirette, si ottiene il

• PNN al costo dei fattori o Reddito Nazionale. !

! Il Reddito derivante dall’impiego dei fattori produttivi: comprende i salati percepiti dai

• lavoratori dipendenti, i redditi dei lavoratori autonomi, le rendite derivanti dall’utilizzo dei terreni

o i profitti derivanti dall’impiego di capitale. !

!

! 86

Il Reddito Disponibile (alle famiglie).!

Utilizzando Y per misurare il PIL ai prezzi di mercato, il valore aggiunto o la produzione netta

dell’economia è data da: Y= C + I + G + XN!

!

!!

(XN= esportazioni nette, cioè al netto delle importazioni).!

!

I redditi delle famiglie beneficiano anche dei trasferimenti B, ma questi sono ridotti dalle imposte !

!

dirette (Td). Questo consente di introdurre il concetto di Reddito disponibile:!

Con “reddito disponibile” di indica il reddito che le famiglie ricevono al netto dalle imprese. A questo

bisogna sommare ciò che le famiglie ricevono dallo Stato sotto forma di trasferimenti e sottrarre le

imposte dirette pagate dallo Stato. In pratica, è il reddito netto che le famiglie hanno a disposizione

per il consumo e per il risparmio.!

Reddito Disponibile (YD): !

!

!

Siccome NT= Td-B perché indica la tassazione netta (al netto di trasferimenti), allora:!

!

!

Assumendo che il risparmio provenga unicamente dalle famiglie, il reddito disponibile deve

conseguentemente essere speso o per il consumo o per il risparmio.

Quindi: !

!

Uguagliando (YD= C+S) con (YD= Y-NT), allora otterremo: !

!

Oppure:!

!

Sostituiamo ora il consumo (C= Y-NT-S) nella definizione di reddito nazionale (Y), cioè Y = C+G+I

e otterremo:!

!

!

1. Il termine a sinistra è la differenza tra il risparmio (S) e l’investimento (I). S-I indica il deficit del

settore privato, cioè l’eccesso di investimenti rispetto al risparmio privato. !

2. Il termine a destra è il disavanzo del bilancio pubblico: spesa pubblica (G) meno prelievo

fiscale (NT). G-NT indica il surplus finanziario dello Stato, cioè le entrate totali meno le uscite.!

3. Allora, l’eccesso di risparmio sugli investimenti del settore privato (S – I) è pari al disavanzo

pubblico e da queste definizioni si deduce che il settore privato può essere in deficit solo se

quello pubblico ottiene un surplus o viceversa.In caso di sistema a tre settori (famiglie, imprese

e governo) se uno dei settori si trovasse ad avere un surplus, allora gli altri due settori dovranno

trovarsi in deficit. !

!

Infine siccome la definizione di reddito disponibile è: YD = Y – NT!

E siccome la che la definizione di consumo è: C = Y – NT – S!

Allora sostituendo la definizione di C nel conto economico delle risorse e degli impieghi (Y + Z = C

+ I + G + X) otterremo: ! S – I = (G – NT) + (X – Z) !

!

L’ultimo termine è la differenza tra le esportazioni e le importazioni (avanzo o disavanzo

commerciale). Affinché (X-Z) sia alto, a parità di G-NT, per produrre un avanzo commerciale, cioè

per avere più esportazioni che importazioni, è necessario avere un risparmio molto basso. !

L’eccesso di risparmio sugli investimenti del settore privato è uguale al disavanzo pubblico più

l’avanzo commerciale. ! !

!

!

87

PIL Nominale e PIL Reale !

PIL Nominale= somma delle quantità di beni finali valutati ai prezzi correnti (€Yt).

• Il PIL nominale è l’ammontare dei beni prodotti moltiplicati per il loro prezzo. Il PIL nominale

cresce per due ragioni:!

- Per l’aumento della produzione aggregata!

- Per l’aumento del livello dei prezzi!

! PIL Reale= somma delle quantità di beni finali valutati ai prezzi costanti (di un anno-base) (Yt) è

• una misura della produzione aggregata che non è influenzata dall’andamento del livello dei

prezzi, che sono tenuti fissi all’anno base.!

Esempio:!

! ANNO 0

BENE QUANTITA’ PREZZO VALORE

Auto 20 E 10.000 E 200.000 (20x10.000)

PIL NOMINALE E 200.000

! ANNO 1

BENE QUANTITA’ PREZZO VALORE

Auto 22 E 12.000 E 264.000 (22x12.000)

PIL NOMINALE E 264.000

!

Si nota come nella tabella ci sia stato un incremento dei prezzi che è passato da 10.000 a 12.000

euro e c’è stato un incremento di quantità che è passata da 20 a 22. Infine anche il PIL nominale è

cresciuto da 200.000 a 264.000 a causa sia di un incremento dei prezzi, sia di un incremento della

quantità.!

!

! Il Calcolo del PIL reale!

Per calcolare il PIL reale dei due anni in tabella, è necessario stabilire un anno-base.

In questo caso prendiamo come esempio l’anno-base 0. Prendere come anno-base l’anno 0,

significa che i prezzi saranno sempre 10.000 euro. Perciò il PIL verrà calcolato utilizzando il prezzo

di 10.000 euro.!

- Anno 0: il PIL reale nell’anno 0 sarà uguale al PIL nominale nell’anno 0, ovvero 20x10.000=

200.000 euro. !

! - Anno 1: Il PIL reale dell’anno 1 si calcolerà utilizzando le quantità dell’anno 1 (22), ma i

prezzi dell’anno 0 (10.000). Quindi il PIL reale dell’anno 1 sarà 22x10.000= 220.000 euro.!

! Terminologia: Il PIL reale viene anche chiamato con i nomi di “a prezzi costanti” o

• “aggiustato per l’inflazione” o “a prezzi dell’anno base” o “in termini di beni”.!

!

! Il Tasso di crescita del PIL reale!

Per calcolare il tasso di crescita del PIL reale dei due anni in tabella, utilizziamo Gy che indica il

tasso di crescita che si usa per calcolare l’incremento di PIL nel tempo. !

!

!

! 88

GY è dato dal rapporto tra la differenza tra il PIL reale nell’anno t e il PIL reale nell’anno

precedente t-1 e il PIL reale dell’anno precedente t-1. Se quindi utilizziamo come anno-base l’anno

0, allora:!

Yt= 10.000x22= 220.000 !

• Yt-1=10.000x20= 200.000!

!

!

Nel nostro esempio: !

! !

!

!

!

Il tasso di crescita del PIL reale sarà quindi aumentato del 10%.!

!

Il tasso di crescita del PIL nominale, invece, non sarà pari al 10%, ma sarà pari al 32% —> !

Yt= 10.000x20= 200.000!

• Yt-1= 12.000x22= 264.000!

!

!

! PIL e benessere (economico)!

Il PIL è solo una misura grandezza del benessere economico di un paese.!

Il PIL pro-capite (PIL/popolazione) indica quanto cresce il PIL per ogni persona e quindi indica

• quanto ricchi siamo. Esempio: il Lussemburgo avrà un PIL inferiore al PIL dell’India, tuttavia il

PIL pro-capite lussemburghese , ovvero il PIL diviso per l’intera popolazione, sarà maggiore

rispetto al PIL pro-capite indiano. !

il PIL pro-capite, tuttavia, non tiene conto di moltissimi aspetti (salute, cultura e istruzione,

qualità dell’ambiente, disponibilità di tempo libero, qualità della convivenza civile, . . .) importanti

per una valutazione del benessere di un paese. !

Il PIL pro-capite è positivamente correlato ad altri indicatori di qualità della vita, come

l’aspettativa di vita o il tasso di alfabetizzazione. !

!

! Tasso di Inflazione!

Il PIL nominale sale sia per l’aumento delle quantità (tasso di crescita del PIL reale) e sia per il

livello dei prezzi, ovvero a causa dell’inflazione. !

Il tasso di inflazione (Pigreco t): misura il tasso di crescita del livello dei prezzi ed è uguale al

• rapporto tra la differenza il prezzo in t e il prezzo in t-1 e il prezzo in t-1. Questa formula è simile

alla formula utilizzata per calcolare il Tasso del PIL reale.!

!

!

!

!

!

Il livello dei prezzi è una media (ponderata) dei prezzi dei beni nell’economia!

Due sono le misure per calcolare il livello dei prezzi!

- Deflatore del PIL: è una misura che utilizza il PIL nominale e il PIL reale. !

- Indice dei Prezzi al Consumo: è una misura che indica come è variato il prezzo dei beni

contenuti in un paniere rappresentativo in cui ognuno di questi beni del paniere è

ponderato sulla base della sua presenza quantitativa nel paniere. !

L’indice dei prezzi al consumo indica quindi l’indice dei prezzi dei consumatori che

consumano quel paniere tipo.!

! 89

1) Il Deflatore del PIL!

Dice qual è il prezzo medio dei beni finali prodotti nell’economia. Il Deflatore si otterrà dividendo il

valore del PIL nominale per il valore del PIL reale.!

Il Deflatore del PIL è utilizzato allo stesso modo dell’Indice ai prezzi al consumo, in quanto

anch’esso avrà un anno-base di riferimento. !

Se calcoliamo il Deflatore del PIL in un determinato anno t, il suo valore dipenderà da quale anno

sceglieremo. La variazione del Deflatore del PIL nel tempo è indipendente dalla scelta dell’anno-

base. !

!

!

!

!

!

! Calcolo del Deflatore del PIL!

Esempio 1:!

Immaginiamo di calcolare il Deflatore del PIL dell’anno 0 considerando come anno-base l’anno 0

della tabella precedente: !

Il Deflatore del PIL nell’anno 0 (P0)= siccome nell’anno 0 PIL nominale e PIL reale sono

• uguali allora —>!

!!

!!

!!

!!

!

Immaginiamo di calcolare il Deflatore del PIL dell’anno 1 considerando come anno-base sempre !

l’anno 0 della tabella precedente:!

! Il Deflatore del PIL nell’anno 1 (P1)= PIL

• nominale e PIL reale sono differenti perché

stiamo calcolando il PIL reale nell’anno 1 che

viene calcolato a prezzi costanti, cioè a prezzi

dell’anno 0. Il PIL reale nell’anno 1 è pari a

220.000 (perché 10.000x22), mentre il PIL nominale dell’anno 1 è pari a 264.000 (perché sarà

12.000x22). !

! Inflazione= Il tasso di inflazione si calcolerà attraverso la formula a pagina 87. In questo caso

• vogliamo il tasso di crescita dei prezzi calcolati con il Deflatore, cioè: !

!

!

!

!

! P0= Deflatore del PIL dell’anno 0!

P1= Deflatore del PIL dell’anno 1!

!

Esempio 2:!

Per convincerci del fatto che il Deflatore determina livelli diversi di P0 e di P1, ma non determina

livelli diversi di inflazione, calcoliamo il Deflatore del PIL nell’anno 0 e nell’anno 1 (della tabella),

utilizzando però come anno-base l’anno 1 e non invece l’anno-base 0 come nell’esempio 1. !

! Il Deflatore del PIL nell’anno 0 con anno-base l’anno 1 sarà:!

• P0 =!

!

PIL reale: 12.000x20= 240.000!

PIL nominale: 10.000x20= 200.000! 90

Il Deflatore del PIL nell’anno 1 con anno-base l’anno 1 sarà:!

• P1 =!

!

PIL reale: 12.000x22= 264.000!

PIL nominale: 12.000x22= 264.000!

!

!

Inflazione=!

!

!

!

!

In conclusione il tasso di inflazione resta uguale per entrambi i casi (sempre 20%).!

!

! 2) Indice dei Prezzi di Consumo (IPC)!

E’ un’altra misura (più utilizzata) per calcolare l’inflazione. !

Prezzo medio dei beni consumati in un paese (non necessariamente prodotti nel paese)!

L’ IPC è diverso dal deflatore del PIL perché:!

- Ci sono alcuni beni finali che vengono prodotti internamente e che però sono venduti alle

imprese, al governo o esportati (non ai consumatori).!

- Ci sono alcuni beni che vengono consumati da noi, ma non sono prodotti da noi ma sono

importati.!

!

Generalmente il Tasso di inflazione calcolato con i due metodi può dare risultati diversi perché il

primo calcola l’andamento del prezzo dei beni finali del paese (PIL), l’altro guarda all’andamento

dei prezzi di questo paniere consumato dal cittadino nel paese. Dato che da un alto alcuni beni

sono prodotti, ma non consumati dalle famiglie e dato che alcuni beni prodotti possono essere

esportati o importati, ci può essere un diverso andamento dell’inflazione calcolato nei due modi. !

!

!

17/04! Il Prodotto Nazionale, nel breve periodo!

Uno degli scopi della macroeconomia è quello di spiegare perché il PIL varia nel tempo. Per

costruire un modello semplice, si metteranno da parte le differenze tra reddito nazionale, PNL

reale e PIL reale. Quindi, da questo punto in avanti, si useranno i termini “reddito” e “prodotto”

come sinonimi. Prima di tutto, si distingue il “prodotto corrente (o attuale)” dal “prodotto

potenziale”: !

Prodotto potenziale: è il massimo prodotto che un’economia potrebbe produrre se tutti i fattori

• della produzione fossero pienamente occupati.!

Prodotto corrente: prodotto attuale del sistema economico e può divergere dal prodotto

• potenziale!

!

Il prodotto potenziale tende a crescere lentamente nel tempo se crescono le quantità di fattori della

produzione disponibili. La crescita della popolazione, gli investimenti in istruzione, formazione e

nuovi beni capitali aumentano progressivamente lo stock di capitale umano e fisico. !

Tutti questi elementi insieme spiegano soprattutto la crescita del prodotto nel lungo periodo.

Per il momento, bisogna comprendere come varia il prodotto corrente di un sistema economico,

rispetto al prodotto potenziale, nel breve periodo. Poiché il prodotto potenziale, cambia solo

lentamente nel tempo, si comincia con l’analisi del breve periodo di un sistema economico che

abbia un determinato livello di prodotto potenziale.!

!

Con il termine “prodotto potenziale” si indica il volume di produzione nell’ipotesi che ogni

mercato, si trovi in equilibrio di lungo periodo. In questo caso, ogni lavoratore che volesse lavorare

ad un salario di equilibrio riuscirebbe a trovare un lavoro. In tal senso, il prodotto potenziale

91

comprende anche una “disoccupazione naturale” in quanto alcune persone che non vorranno

lavorare al salario di equilibrio non lavoreranno. Se il prodotto corrente di un sistema economico

dovesse essere inferiore al prodotto potenziale, alcuni lavoratori risulterebbero disoccupati e le

imprese avrebbero macchinari inutilizzati e capacità produttiva in eccesso. !

Con un livello di prodotto inferiore a quello potenziale, le imprese volentieri aumentano la propria

produzione se vi è una maggiore domanda. Se le famiglie aumentano la loro spesa, le imprese

sono pronte, a livello dei singoli mercati, a soddisfare i bisogni dei consumatori. Domanda o spesa

aggregata e offerta aggregata s’incontrano per un livello di equilibrio del volume ottimo di

produzione che viene detto “prodotto”. Il livello della produzione è determinato dalla domanda e

dunque, la domanda aggregata o spesa aggregata, determina il livello del prodotto e

l’occupazione.!

!

! Alcune ipotesi Semplificatrici!

Prezzi e salari sono fissi!

• Risorse non utilizzate!

• La quantità di prodotto è determinata dal lato della domanda, l’offerta si adegua alla domanda.!

• questo è un modello keynesiano!

Per adesso ipotizziamo anche: che non vi sia intervento dello Stato e che non vi sia il settore

• estero più avanti toglieremo queste due ipotesi!

! !

La Spesa Aggregata!

In assenza del settore pubblico e del settore estero, le componenti della domanda aggregata

ovvero della spesa aggregata saranno: la spesa per i beni di consumo delle famiglie e la spesa per

i beni d’investimento (macchinari e immobili) delle imprese. !

!

Si userà (AD) per definire la domanda aggregata, (C) per definire la spesa per i beni di consumo e

(I) per definire la spesa per investimenti:!

!

!

La spesa per i beni di consumo e la spesa per gli investimenti sono determinate da differenti

gruppi di soggetti e quindi dipendono da fattori diversi. !

!

!

Il Consumo (C)!

Le famiglie acquistano beni e servizi come automobili, cibo, mazze da golf etc. Questa spesa

ammonta a circa l’80% del reddito disponibile delle famiglie.!

In assenza dell’intervento dello Stato, il reddito disponibile sarà semplicemente il reddito ricevuto

dalle imprese —> YD=Y (no trasferimenti B, no tassazioni NT).!

Dato un certo reddito disponibile, ogni famiglia deve decidere come suddividere questo reddito Y

tra consumo e risparmio. La decisione di una determinata famiglia non è necessariamente la

decisione di tutte le altre famiglie. Una famiglia potrebbe infatti voler risparmiare molto per

comprare in futuro una nuova casa. !

Molti fattori influenzano il consumo (C) e il risparmio (S) di ogni famiglia e quindi influenzano anche

il livello complessivo del consumo nazionale e del risparmio nazionale. !

Per cominciare, si farà una semplificazione, ipotizzando che la spesa aggregata (AD) per beni di

consumo delle famiglie aumenti all’aumentare del reddito disponibile delle famiglie (YD). !

Siccome le famiglie dispongono di un reddito e siccome le famiglie possono risparmiare o

consumare il proprio reddito, allora il consumo dipenderà dal reddito che le famiglie hanno a

disposizione. !

!

!

! 92

La Funzione di Consumo!

La figura mostra un ipotetico esempio della relazione tra spesa per beni di consumo programmata

da un sistema economico e il reddito disponibile YD. Questa funzione è chiamata“funzione di

consumo” ed essa mostra il livello della spesa per beni di consumo a seconda del livello del

reddito disponibile. La funzione di consumo dice come arrivare alla domanda (o spesa per beni di

consumo) partendo dal reddito disponibile. !

!

!

La funzione del consumo indica quanto varrà il

consumo (C) in relazione al reddito (Y) che avrà un

certo valore. Il valore C dipenderà da due parametri:

C0 e C1. !

!

Per rappresentare la funzione di consumo mettiamo

la variabile C sull’asse delle ordinate e la variabile Y

sull’asse delle ascisse. !

La funzione è rappresentata in questo modo perché

C1 sarà maggiore di 0 in quanto C1 rappresenta il

coefficiente angolare della retta e identifica la

pendenza della retta. Tanto più C1 sarà elevato,

tanto più inclinata sarà la retta.!

!

Il modello non contempla il settore pubblico, i

trasferimenti e le tasse. Quindi il reddito disponibile sarà uguale al reddito nazionale. !

La funzione del consumo è una linea retta di pendenza positiva e ogni linea retta può essere

descritta da un valore dell’intercetta (C0), punto in cui la funzione taglia l’asse verticale, e da una

pendenza positiva (C1), che indica l’incremento verticale associato ad un incremento orizzontale di

una unità. !

Nella figura a fianco, il valore dell’intercetta C0 è uguale

ad 8 ed indica il “consumo autonomo”. Il consumo

autonomo (C0) è una costante positiva (non varia) e non

dipende dal livello del reddito, infatti, le famiglie

desiderano consumare 8 anche quando il loro reddito è

pari a 0. !

Il consumo autonomo (C0): è il consumo minimo

• necessario per sopravvivere. Ma come fanno le

famiglie a pagare questa spesa quando il loro reddito

è uguale a 0? Nel breve periodo, le famiglie si

dovranno indebitare o vendere parte delle loro

proprietà.!

!

La pendenza della funzione del consumo è invece data dalla propensione marginale al consumo. !

La propensione marginale al consumo (PMgC): indica la frazione di 1 euro aggiuntivo di

• reddito disponibile che le famiglie spendono per acquistare beni di consumo. Nella figura a

fianco e nell’equazione (C=C0+C1Y) la propensione marginale al consumo (PMgC) è C1.

Per esempio, se la propensione marginale al consumo (PMgC) è 0.7 e se il reddito Y aumenta

di 1 euro, allora la spesa per beni di consumo aumenterà di C1, ovvero di 0.7 euro. (0.7x1)!

Due restrizioni naturali sulla propensione al consumo:!

- C1 > 0. (C1 deve essere maggiore di 0): Un aumento del reddito disponibile genera un

aumento del consumo.!

- C1 < 1. (C1 può essere anche minore di 1): Un aumento del reddito disponibile genera un

aumento meno che proporzionale del consumo, cioè l’incremento è meno che

proporzionale. I consumatori consumano solo una parte dell’aumento del loro reddito

disponibile. Se C1 fosse uguale ad 1 !

- Quindi C1 sta sempre tra 0 e 1—> 0 < C1 < 1.!

93

La funzione del Risparmio!

Il risparmio costituisce quella parte del reddito che non viene spesa per i beni di consumo. !

La figura a fianco e l’equazione della funzione di

consumo, indicano che, quando il reddito è 0, il

risparmio sarà (-C0). Le famiglie hanno un risparmio

negativo (stanno indebitandosi) oppure hanno

venduto alcune loro proprietà. Inoltre, poiché per

ogni euro aggiuntivo di reddito, le famiglie

desiderano spendere C1 euro per i beni di consumo,

ne consegue che (1-C1) euro verranno risparmiati.

La propensione marginale al risparmio (PMgS) sarà

(1-C1). Poiché ogni euro aggiuntivo di reddito

genererà o un consumo aggiuntivo o un risparmio

aggiuntivo, la somma di PMgS e PMgC dovrà essere

sempre uguale ad 1. !

PMgS+PMgC=1!

!

La figura a fianco mostra la funzione del risparmio corrispondente alla funzione del consumo vista

in precedenza. !

La funzione del risparmio mostra il risparmio programmato per ogni livello di reddito.!

Il risparmio programmato: è quella parte del reddito che non viene spesa per i beni di

• consumo.!

!

A reddito 0 (Y=0), il consumo autonomo (C0) sarà pari a C0. Dal momento che la somma dei

consumi e dei risparmi corrisponderà al reddito (Y), se il reddito sarà pari a 0, allora i risparmi

saranno pari a -C0. Inoltre poiché ad ogni unità aggiuntiva di reddito corrisponderà un incremento

(C1) dei consumi, data la definizione di risparmio e dal momento che quanto non viene

consumato, sarà necessariamente risparmiato, vi sarà anche un incremento (1-C1) del risparmio. !

La funzione del risparmio sarà dunque: !

!

!

Per arrivare alla formula finale seguiamo i passaggi: !

La somma di C+S corrisponderà al reddito (Y) —> Y=C+S!

Metto in evidenza il risparmio (S) nella formula —> S=Y-C!

Sostituisco in C la funzione di consumo vista in precedenza —> !

Il - davanti alla parentesi farà sì che tutto diventi negativo. !

!

Quindi: !

!

Ora raccolgo Y e verrà fuori —> !

!

(1-C1) rappresenta la propensione marginale al risparmio (PMgS). Tanto più alta sarà la

propensione marginale al consumo, tanto più bassa sarà la propensione marginale al risparmio.!

!

Siccome siamo in un’economia chiusa e senza la presenza dello stato, allora varrà anche la

relazione di S=I. (vedere pagina 99 approccio alternativo).!

Ma se vale questa relazione allora sostituiamo S con -C0 + Y(1-C1). !

!

Quindi —> I0=-C0 + Y(1-C1) —> I0+C0= Y(1-C1) —> !

!

!

I=I0 perché gli investimenti in questo caso sono considerati come una costante. !

La curva di equilibrio nel mercato dei beni si chiamerà “curva IS” perché è una curva in equilibrio

tra risparmio ed investimenti. !

! 94

L’Investimento (I)!

Il reddito determina la spesa per beni di consumo delle famiglie. Da che cosa dipendono invece gli

investimenti delle imprese?!

Gli investimenti: sono costituiti dalle spese delle imprese per l’acquisto di beni capitali (stabilimenti

e macchinari) e dall’incremento delle scorte. !

Gli investimenti delle imprese dipendono principalmente dalle previsioni circa il livello della

domanda futura. Non è detto che vi sia una correlazione tra il livello corrente della produzione e il

livello atteso della domanda. Poiché dunque, non vi è una stretta relazione tra il livello attuale del

reddito e del prodotto e le previsioni delle imprese circa il futuro livello della domanda, si analizzerà

l’investimento come “investimento autonomo”. Si ipotizzerà quindi che la spesa per beni

d’investimento I sia una costante. !

Nei modelli economici troviamo due tipi di variabili:!

variabili esogene: prese come date. Corrisponde a C0!

• variabili endogene: spiegate all’interno del modello. Corrisponde a C1!

Inizialmente, anche l’investimento verrà considerato come una variabile esogena. Questa ipotesi

semplificatrice verrà eliminata successivamente. !

Quando l’investimento è preso come dato si avrà: I= I0!

!

!

La funzione della spesa aggregata !

La spesa aggregata AD (modello reddito-spesa) indica

l’ammontare complessivo della spesa che le famiglie e le

imprese intendono sostenere per acquistare beni e

servizi, a seconda del livello del reddito. La spesa

aggregata sarà uguale alla spesa per beni di consumo

delle famiglie (C) sommata alla spesa per beni

d’investimento (I) delle imprese. La funzione AD è la

somma verticale di C+I (I autonomo)!

La figura accanto mostra la funzione della spesa

aggregata (AD). !

Rispetto alla funzione del consumo, quella della spesa è

spostata verso l’alto esattamente di un ammontare pari

all’investimento programmato. Ogni unità aggiuntiva di

reddito genererà C1 unità in più di consumo, ma nulla in

più per quanto riguarda l’investimento, e dunque la spesa

aggregata aumenterà solo di C1. !

La funzione della spesa aggregata è parallela alla funzione del consumo e la pendenza di

entrambe è data dalla propensione marginale al consumo (C1). !

!

! Il Prodotto di Equilibrio!

In questo modello i salari e i prezzi sono fissi e il volume di produzione è determinato dal lato della

domanda (spesa aggregata). Se la spesa aggregata risultasse inferiore rispetto al prodotto in

piena occupazione, le imprese non riuscirebbero a vendere tutta la propria produzione. !

E’ necessario quindi definire l’equilibrio di breve periodo: !

“Quando i prezzi e i salari sono fissi, in equilibrio di breve periodo, il livello della spesa

aggregata eguaglia il livello della produzione corrente”.!

In questo caso, i progetti di spesa delle famiglie non sono frustrati da un’indisponibilità di beni e le

imprese non stanno nemmeno producendo di più rispetto a ciò che riescono effettivamente a

vendere. In un equilibrio di breve periodo, i beni e i servizi prodotti sono esattamente uguali ai beni

e ai servizi domandati dalle famiglie per beni di consumo e dalle imprese per beni d’investimento. !

!

!

! 95

La figura mostra il reddito sull’asse orizzontale e la

spesa sull’asse verticale. !

La retta a 45°, ovvero la bisettrice del quadrante

cartesiano, mostra un insieme di combinazioni

reddito-spesa che indicano tutti potenziali equilibri,

cioè punti per i quali i valori del reddito sono sempre

uguali ai valori della spesa. Se si aggiunge la

funzione della spesa aggregata della figura a pag. 95

in questa figura accanto, allora la funzione della

spesa aggregata incrocerà la retta di 45° nel punto E. !

Poiché (E) si trova sulla retta a 45°, il valore del

reddito sull’asse orizzontale eguaglierà il valore della

spesa corrispondente sull’asse verticale. !

Poiché (E) è il solo punto della funzione AD ad

essere anche sulla retta a 45°, esso sarà il solo punto

per il quale il reddito del sistema economico

analizzato sarà uguale alla spesa aggregata dello stesso sistema.!

Quindi la figura mostra l’equilibrio nel punto E. Le imprese stanno producendo in Y* (volume ottimo

di produzione a livello macroeconomico). Questo livello di produzione sarà uguale al reddito.

Per un reddito di equilibrio (Y*), sulla funzione AD, si legge che l’ammontare della spesa per beni e

servizi sarà anch’essa pari a Y*. Nel punto E, la spesa che i consumatori e le imprese desiderano

effettuare sarà esattamente uguale alla quantità prodotta. !

Se la produzione e il reddito sono pari a Y1, allora la spesa aggregata (Y1C) eccederà il prodotto

corrente (Y1=Y1B). La funzione della spesa aggregata sta al di sopra della retta a 45°, che mostra

tutte le combinazioni per le quali il reddito è uguale alla spesa. !

Al contrario, se la produzione e i redditi sono al di sopra del livello di equilibrio Y* (in Y2), allora la

spesa aggregata sarà inferiore al reddito e al prodotto. !

!

Analizzando il grafico si nota come il punto E corrisponda al punto di equilibrio. In equilibrio, la

produzione (Y) sarà uguale alla domanda, ma a sua volta, la domanda dipenderà anch’essa dal

reddito (Y) che sarà uguale alla produzione (Y) —> (Reddito=Produzione). !

L’equilibrio sul mercato dei beni richiede perciò che nel punto E, la produzione (Y) sia uguale alla

domanda (AD): Y=AD!

!

Siccome siamo in un’economia chiusa, la domanda di beni corrisponde per definizione alla somma

di consumo e investimento: AD=C+I0!

Sostituendo C e I come le loro rispettive equazioni, si otterrà:!

!

Quindi, dato che Y è uguale ad AD avremo, sostituendo AD con Y avremo: !

!

(N.B. Questa formula corrisponde alla definizione di PIL sia dal lato

della produzione, sia dal lato del reddito)!

! !

Quest’equazione corrisponde perciò al “reddito di equilibrio nel punto

E” segnato con Y*. !

!

Riordinando i termini: Y - C1Y= C0 + I0 —> Y(1-C1) = C0 + I0 —> si otterrà nuovamente così

come a pagina 94: !

!

!

!

!

!

Questa relazione di equilibrio ci dice che:! 96

C0 + I0 —> è la spesa autonoma, insieme di tutte le componenti della spesa aggregata.!

! !

—> è il moltiplicatore keinesiano o moltiplicatore del reddito e corrisponde alla

propensione marginale al consumo (PMgC). Si chiama moltiplicatore perché

moltiplica. Il moltiplicatore sarà maggiore di 1 perché moltiplica per un motivo ovvio:

C1 sarà tra 0 e 1. (Vedere pag.99).!

!

Esempio di equilibrio nel mercato dei beni:!

La produzione di equilibrio è determinata dalla

condizione di uguaglianza tra produzione e

domanda (Y=AD).!

!

Nel grafico si disegna la produzione in funzione del

reddito e la domanda come funzione del reddito.!

In equilibrio, la produzione è uguale alla domanda.!

Si supponga che l’economia sia nell’equilibrio

iniziale, rappresentato dal punto A nel grafico, con

produzione uguale a Y.!

Si supponga che C0 aumenti di un miliardo: AD si

sposta in AD’, il nuovo equilibrio sarà in A’ e quindi

la produzione di equilibrio diventerà Y’.!

!

Gli effetti di un aumento della spesa autonoma

sulla produzione: !

Un aumento della spesa autonoma ha un effetto

più che proporzionale sulla produzione di

equilibrio.!

1. Il primo aumento della domanda, indicato dalla

distanza AB, è uguale ad 1 miliardo di euro.!

2. Questo primo aumento della domanda porta a

un aumento equivalente della produzione, cioè

1 miliardo di euro, anch’esso rappresentato

dalla distanza AB.!

3. Questo primo aumento della produzione porta

a un aumento di pari ammontare del reddito,

indicato dalla distanza BC, anch’essa pari a 1

miliardo di euro.!

4. I l s e c o n d o a u m e n t o d e l l a d o m a n d a ,

rappresentato dalla distanza CD, è uguale a 1

miliardo di euro (il primo aumento di reddito)

moltiplicato per la propensione al consumo, C1

– cioè C1 miliardi di euro.!

5. Questo secondo aumento della domanda porta a un aumento di pari ammontare della

produzione, rappresentato anch’esso da CD, e quindi a un aumento di pari ammontare del

reddito, indicato dalla distanza DE.!

6. Il terzo aumento della domanda è uguale a C1 miliardi di euro (il secondo aumento di reddito)

moltiplicato per C1 ed è uguale a C1xC1 miliardi di euro, vale a dire c1 2 miliardi di euro, e così

via.!

!

!

!

!

! 97

Seguendo questa logica, l’aumento totale della produzione dopo n passaggi è uguale a 1 miliardo

di euro moltiplicato per la somma:!

!

!

!

Questa somma è chiamata serie geometrica e converge a !

!

!

A parole: La produzione dipende dalla domanda, che a sua volta dipende dal reddito, che è

uguale alla produzione. Un incremento della domanda fa aumentare la produzione e il reddito.

L’aumento di reddito a sua volta fa aumentare la domanda e quindi la produzione, e così via.

Alla fine il risultato è un aumento della produzione superiore all’incremento iniziale della domanda,

di un fattore pari al moltiplicatore.!

!

Gli aggiustamenti verso l’equilibrio: Si supponga che nella figura (a pagina 96), il sistema

economico si trovi con un livello di produzione e di reddito pari a Y1, quindi inferiore rispetto a

quello di equilibrio Y*. !

La spesa aggregata è superiore rispetto alla produzione. Se le imprese avessero delle scorte,

potrebbero vendere queste scorte riducendo il contenuto dei propri magazzini. Questa riduzione

delle scorte risulterebbe “non programmata”, infatti i cambiamenti nelle scorte programmati dalle

imprese sono già inclusi dell’investimento I. !

Se le imprese non riuscissero a soddisfare la spesa aggregata riducendo le scorte a loro

disposizione, dovranno lasciare insoddisfatti alcuni clienti. Entrambe le reazioni, riduzione non

programmata delle scorte o allontanamento della clientela, sono un segnale che dovrebbe

spingere le imprese ad aumentare il livello della produzione al di sopra di Y1. Di conseguenza, per

ogni livello di produzione inferiore a Y*, la spesa aggregata che consumatori ed imprese

desiderano effettuare è superiore alla produzione delle imprese e le imprese ricevono un segnale

ad aumentare i propri livelli di produzione. !

Al contrario, se la produzione fosse inizialmente superiore al livello di equilibrio Y* (in Y2), le

imprese non riuscirebbero a vendere tutto ciò che hanno prodotto e aumenterebbero in modo “non

programmato” le proprie scorte. Conseguentemente, dovrebbero pianificare di ridurre per il futuro

la loro produzione. Quindi: !

Quando il livello del prodotto è inferiore al livello di equilibrio, le imprese avranno un incentivo

• ad aumentare la produzione. !

Quando il livello del prodotto è superiore al livello di equilibrio, le imprese avranno un

• incentivo a ridurre la produzione stessa. !

Quando l’output si trova invece al suo livello di equilibrio Y*, le imprese venderanno tutto ciò

• che avranno prodotto e non si verificherà alcuna variazione non programmata nelle scorte.

Non vi sarà allora alcun incentivo a variare il livello dell’attività produttiva. !

!

L’equilibrio del prodotto e l’occupazione: Nell’esempio della figura a pagina 96, il livello di

equilibrio di reddito prodotto è Y*. Le imprese venderanno tutto ciò che avranno prodotto e le

famiglie e le imprese compreranno tutto ciò che desidereranno. Tuttavia, nulla garantisce che Y*

sia anche il livello della piena occupazione o del prodotto potenziale. Il punto critico è che

l’economia potrebbe trovarsi con un livello del prodotto Y* inferiore al prodotto potenziale, senza

che vi sia alcuna forza di mercato che spinge il volume di produzione verso quello potenziale. Per

un dato livello di prezzi e salari, una mancanza di spesa aggregata con consentirà all’output di

espandersi fino a raggiungere il prodotto potenziale e dunque la piena occupazione dei fattori

produttivi. !

!

!

!

! !

98

Un approccio alternativo: !

Il Risparmio programmato eguaglia l’Investimento programmato !

Il reddito di equilibrio è uguale all’investimento programmato più il consumo programmato. !

Y*=C+I. Allo stesso modo, l’investimento programmato sarà uguale al reddito di equilibrio meno il

consumo programmato ovvero: I=Y*-C. !

Questa non è una definizione, ma è una relazione valida solo quando il reddito e il prodotto si

troveranno in equilibrio. Tuttavia, il risparmio programmato S è quella parte del reddito che non è

dedicata al consumo C. Dunque S=Y*+C. !

L’espressione Y*-C è uguale sia all’investimento programmato sia al risparmio programmato. !

!

!

!

!

Poiché quest’ultimo dipende dal reddito e dal prodotto, ne consegue che il prodotto di equilibrio si

raggiunge quando l’investimento programmato eguaglia il risparmio programmato: !

!

L’equazione consente di dedurre che in equilibrio e per il

reddito di equilibrio, i programmi delle famiglie

coincideranno con i programmi d’investimento delle

imprese. La figura a fianco mostra come ciò accada: —>!

L’investimento programmato (I) è una spesa autonoma e

dunque è rappresentato come una retta orizzontale.

Esso non dipenderà dal reddito. Il risparmio

programmato aumenterà all’aumentare del reddito e

della produzione. !

!

Quando il reddito è in equilibrio, il risparmio

programmato sarà uguale all’investimento programmato,

e ciò accade quando:!

!

!

!

!

!

!

Y* ha la stessa formula di quella che si sarebbe ricavata utilizzando il precedente modello della

spesa aggregata. Infatti, in quel modello: !

!

!

!

!

!

Con qualche passaggio si otterrà:!

!

!

!

Quest’ultima espressione coinciderà con:!

!

!

!

!

!

!

! 99

Esempio numerico:!

Investimento: I=10!

• Risparmio: S=-10+0.1Y!

• Y*?!

!

Utilizziamo la condizione S=I per risolvere il problema. Sostituendo S=-10+0.1Y in S e 10 in I

otterremo: !

! !

!

Sostituendo quindi 200 in nella formula del risparmio programmato otterremo: !

! !

!

Quindi così come l’investimento (I) è uguale a 10 (siccome è dato dal testo iniziale), anche il

risparmio (S) sarà uguale a 10. !

!

Se la funzione del risparmio è S=-10+0.1Y, quella del consumo dovrà essere l’inverso ovvero:

C=10+0.9Y. Se il reddito Y è pari a 200, allora il consumo sarà: C=10+0.9(200) —> C=190.!

Aggiungendo alla spesa di 190 per beni di consumo quella degli investimenti (che sono pari a 10),

risulterà una spesa aggregata di 200. Quando il reddito è 200, allora la spesa aggregata sarà

anch’essa 200. Y*=AD —> 200=200.!

Di nuovo ciò prova che il reddito di equilibrio sarà Y*=200. !

Se il reddito eccede il livello di equilibrio 200, le famiglie vorranno risparmiare di più di quando le

imprese desiderano investire. Ma i risparmi sono quella parte del reddito che non è spesa per bei

di consumo. Allora, le famiglie e le imprese non stanno spendendo abbastanza per acquistare ciò

che le imprese hanno prodotto. Di conseguenza le scorte aumenteranno e le imprese decideranno

di ridurre la produzione. Una minore produzione implicherà minore reddito e minori risparmi.

Quando il reddito ritorna a 200, l’investimento programmato eguaglierà il risparmio programmato. !

Il contrario accadrà quando il prodotto si troverà al di sotto del livello di equilibrio e l’investimento

programmato sarà maggiore del risparmio programmato. Le imprese ridurranno così le scorte e

perciò aumenteranno la produzione (e dunque il reddito) fino al livello di 200. !

! Il Moltiplicatore!

Il moltiplicatore è il rapporto tra la variazione del reddito (o del prodotto) e la variazione

della componente autonoma della spesa che ha indotto la variazione del reddito. !

Il moltiplicatore dice quanto il livello del prodotto varierà a seguito di uno spostamento della spesa

aggregata. Il moltiplicatore è maggiore di 1 perché, per ogni variazione delle componenti

autonome della spesa, le variazioni finali nella spesa aggregata saranno sempre superiori

(moltiplicate). La misura del moltiplicatore dovrà essere in qualche modo legata alla propensione

marginale al consumo. L’effetto iniziale di un aumento di un’unità nell’investimento è un aumento

della produzione e del reddito pari ad un’unità. Se la PMgC fosse grande, questo aumento del

reddito porterebbe ad un ulteriore incremento del consumo e il moltiplicatore assumerebbe valori

elevati. Se la PMgS fosse piccola, lo stesso cambiamento dell’investimento e del reddito di

un’unità indurrebbe ad un più piccolo incremento aggiuntivo nel consumo e quindi nella spesa

aggregata. !

Questa formula si applica a qualunque valore della PMgC, e consente allora di definire il

moltiplicatore in questo modo: !

!

!

!

Se per esempio C1 è uguale a 0.9, allora:!

!

! 100

Questo risultato dovrà essere poi moltiplicato per la “spesa autonoma” ovvero con (C0+I0)

all’interno della formula del reddito di equilibrio:!

!

!

!

!

!

Esempio:!

C1=0.9!

• C0=10!

• I iniziale: 10!

• I finale: 5!

!

!

!

!

!

!

!

Si nota come una variazione del reddito di equilibrio (Y*) di 50 sia dovuta ad una diminuzione di

solo 5 di investimento. Quindi una riduzione iniziale dell’investimento pari a 5 porterà ad una

riduzione finale del reddito di equilibrio pari a 50. La propensione marginale al consumo (C1) dice

quale parte di un’unità addizionale di reddito è spesa per acquistare beni di consumo. Dunque la

PMgC, sarà sempre un numero compreso tra 0 e 1. Quanto maggiore è la PMgC, tanto minore

sarà (1-C1). Dividere 1 per un numero sempre più piccolo, condurrà ad un risultato maggiore.

Quindi la formula generale del moltiplicatore ci conferma che quanto maggiore sarà la PMgC, tanto

maggiore sarà il valore del moltiplicatore. !

La parte rimanente di un’unità addizionale di reddito che non è spesa per l’acquisto di beni di

consumo verrà risparmiata. Quindi (1-C1) sarà uguale a PMgS ed è la propensione marginale al

risparmio. !

! La propensione marginale al risparmio: indica la frazione di un’unità addizionale al !

! reddito che le famiglie decidono di risparmiare. !

!!

Il Moltiplicatore è anche uguale a !

!

!

Quanto maggiore è la PMgS, tanto più, per ogni unità addizionale di reddito, le famiglie

preleveranno dal flusso circolare del reddito e tanto meno rimetteranno in circolazione nello stesso

flusso circolare del reddito e dunque minore sarà la spinta per ulteriori aumenti del reddito. !

Ricapitolando: !

Tanto maggiore è la propensione marginale al consumo, tanto maggiore sarà il moltiplicatore.!

• Tanto maggiore sarà invece la propensione marginale al risparmio, tanto più di ogni unità

• aggiuntiva di reddito “uscirà” dal circuito del flusso circolare del reddito.!

!

! l paradosso della parsimonia!

Il paradosso sta nel fatto che l’aumento della propensione marginale al risparmio non induce un

aumento del reddito di equilibrio. Dalla figura a fianco si può dedurre come un aumento del

risparmio determina una riduzione del reddito di equilibrio. Nella figura dall’intersezione tra la

funzione degli investimenti (I) e la funzione del risparmio (S), il reddito è in equilibrio in E, per un

livello pari ad Y*. Un aumento della propensione al risparmio, induce uno spostamento da S ad S’.

Un aumento della propensione marginale al risparmio, complementare a 1 alla propensione

marginale al consumo. Il reddito di equilibrio si riduce da Y* ad Y’. !

101

Il livello assoluto dell’investimento e del risparmio, sia nel

primo, sia nel secondo equilibrio, non sono cambiati

poiché il livello degli investimenti è sempre lo stesso.

Questo non dovrebbe costituire una sorpresa in quanto in

equilibrio, l’investimento programmato eguaglia il risparmio

programmato. Durante la crisi si teme, di fatto che

l’incertezza inerente le conseguenze della crisi possano

condurre le persone a diventare più parsimoniose.

Tuttavia, dal momento che la spesa aggregata si è già

ridotta, il reddito e la produzione di equilibrio si sarebbero

ugualmente ridotti, anche in caso di propensione al

risparmio costante. L’incremento della propensione al

risparmio porterebbe, quindi, ad una ulteriore riduzione del

reddito e della produzione di equilibrio. ! !

!

22/04! Lo stato, la spesa aggregata e la tassazione!

Poiché è poco agevole continuare a distinguere tra PIL ai prezzi di mercato e PIL al costo dei

fattori, si supporrà che tutte le imposte siano imposte dirette (Td). In assenza di imposte indirette

(Ti), i valori ai prezzi di mercato e al costo dei fattori coincidono. In questo modello semplificato, la

spesa aggregata AD eguaglia la spesa per beni di consumo C, più gli investimenti I, più la spesa

pubblica G per beni e servizi:! Quindi: AD= C + I + G!

!

La spesa pubblica G è una componente aggiuntiva di spesa aggregata. !

La curva di domanda aggregata AD= C+I avrà una componente G (spesa autonoma che non ha

nessun relazione con Y ed è decisa dal governo).!

La spesa pubblica descrive la politica fiscale del governo e le scelte del governo circa le entrate e

le uscite del settore pubblico. La spesa pubblica è una variabile esogena che influenza la

posizione della funzione AD. !

La spesa pubblica nel breve periodo non varia al variare dell’output e del reddito nazionale. !

Le tre componenti autonome della spesa aggregata che non variano al variare del reddito o del

prodotto sono: il consumo autonomo, l’investimento I e la spesa pubblica G. !

!

Lo stato però spende in termini di spesa pubblica G, ma incassa in termini di Tasse (entrate).!

Stato: entrate (tasse), uscite (spesa pubblica G)!

!

La tassazione può essere trattata in due modi:!

Tassazione fissa: ammontare NT che viene prelevato indipendentemente dal reddito.

• NT= Td-B. E’ una tassazione esogena/autonoma. !

Tassazione proporzionale al reddito: aliquota t proporzionale al reddito. E’ una tassazione

• che non è esogena o autonoma. NT= tY!

!

La tassazione influisce sull’equilibrio di domanda di beni e di offerta di beni, in quanto cambia la

pendenza delle curve e cambia anche il Reddito Disponibile (YD). L’introduzione della tassazione

ha un effetto immediato su YD perché in questo modo non tutto il reddito disponibile potrà essere

destinato al consumo o risparmio, ma solo alla parte di reddito che non è tassata e che resta in

tasca ai consumatori. !

Il reddito disponibile è definito come: YD= Y-NT oppure come YD=C+S!

!

La tassazione entra direttamente nella formula andando ad influenzare i consumi che sono definiti

come: C=C0+C1YD !

!

(C0=consumo autonomo, C1= parametro che cattura la propensione marginale al consumo

e YD)! 102

In assenza di stato il reddito disponibile è uguale al reddito nazionale ovvero YD=Y!

• In presenza di stato il reddito disponibile è uguale a: YD=Y-NT con tassazione netta oppure è

• uguale a YD=Y(1-t) con tassazione proporzionale. !

!

Se quindi in assenza di stato la funzione di domanda di beni era: !

1. Y=C+I+G —> Y=C0+C1Y+I+G!

!

Ora in presenza di stato, la funzione di domanda di beni sarà: !

2. Y=C+I+G —> Y=C0+C1(Y-NT)+I+G —> Y=C0+C1Y-C1NT+I+G!

!

Quando introduciamo una componente autonoma, in

questo caso NT, succede che la curva di domanda

aggregata si sposta nel piano o più in alto o più in basso.

La pendenza però non cambia perché NT non è legata ad

Y che è la variabile sull’asse x. !

L’equazione 1 e l’equazione 2 sono simili, ma hanno di

diverso che nell’equazione 2 è presente una parte in più,

ovvero (-C1NT). Ciò dal punto di vista grafico comporterà

che la curva di domanda sarà più bassa dell’equazione 1,

ma più alta dell’equazione in assenza di spesa pubblica G

ovvero Y=C+I!

!

!

!

! Modello con NT fisse (in forma esogena)!

L’equazione di equilibrio in assenza di tassazione e spesa pubblica che corrispondeva al punto Y* !

!

può essere riscritta come: !

!

!

Partendo da Y=C+I+G ! !

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

! !

—> Equazione di Equilibrio in Y*** nel !

punto B!

!

!

!

!

!

!

!

103

Modello con tassazione proporzionale (aliquota t)!

L’equazione di equilibrio Y* (partendo da Y=C+I+G), può essere riscritta come:!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

! !

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

Le imposte fisse o proporzionali influenzano la pendenza della funzione del consumo e dunque la

pendenza della funzione di spesa aggregata, AD.!

La pendenza della spesa aggregata è data dal coefficiente angolare che è rappresentato da C1. !

!

!

!

!

!

!

!

!

!

Nel caso di tassazione fissa C1 moltiplica solo Y —> C1Y!

Nel caso di tassazione proporzionale C1 moltiplica Y e Yt —> C1Y-C1Yt!

Se quindi supponiamo che C1=0.4 t=0.5 e Y=1 allora:!

- Nel primo caso avremo: 0.4x1 —> 0.4!

- Nel secondo caso avremo: 0.4x1 - 0.4x1x0.3 = 0.4-0.12 —> 0.28!

!

Da ciò si intuisce che nel primo caso (tassazione fissa), la retta avrà una pendenza di 0.4

(più inclinata), mentre nel secondo caso (tassazione proporzionale), la retta avrà pendenza

0.28 (meno inclinata). ! 104

Il termine noto, dato dalla componente autonoma, invece indica da che punto la retta della spesa

aggregata debba partire sul piano cartesiano.!

- Il termine noto/componente autonoma nel

caso di tassazione fissa è: C0+I+G-C1NT!

- Il termine noto/componente autonoma nel

caso di tassazione proporzionale è: C0+I+G!

!

Da ciò si evince che nel caso di tassazione

fissa, la retta sarà più bassa rispetto alla retta

con tassazione proporzionale perché -C1NT fa

abbassare la retta siccome è negativo. !

!

L’effetto di «t» è quello di ridurre il valore del

moltiplicatore!

- tanto maggiore è t, tanto più basso il

moltiplicatore.!

!

Nel caso del modello di tassazione proporzionale, la propensione al consumo sarà più bassa

rispetto al modello di tassazione fissa in quanto se C1=0.5 e t=0.4 sostituendoli verrà!

nel caso di tassazione fissa (1/0.5) nel caso di tassazione proporzionale sarà (1/0.3).

Il moltiplicatore con tassazione proporzionale è sempre più basso del moltiplicatore con tassazione

fissa. Il moltiplicatore dipende da quanto reddito io decido di consumare, quindi dipende dalla

funzione di reddito disponibile. La tassazione proporzionale riduce l’impatto di C1 infatti C1 al

denominatore sarà moltiplicato per (1-t). Questo meccanismo si annichilisce tanto più alta è la

tassazione perché io posso decidere di consumare solo il reddito disponibile. !

Se la mia propensione marginale al consumo (C1) è 0.9 e se mi tassano a 0.9, quello che

effettivamente riuscirò a consumare (per esempio) di 100 euro che ho in tasca, sarà pochissimo

perché in questo modo il mio reddito disponibile sarà 0.1 di 100 euro. Per tale motivo la domanda

che arriva alle imprese è piccola perché io ho meno soldi in tasca da spendere.!

Quindi dato il valore di C1, più alta è la tassazione, meno reddito disponibile avrò da spendere in

consumi. (DOMANDA TIPICA DI ESAME). !

Riassumendo: Moltiplicatore di tassazione fissa è più alto di quello di tassazione proporzionale,

ma la componente autonoma della tassazione fissa è più bassa di quella con tassazione

proporzionale. !

!

! Esempio: Un aumento della spesa pubblica con pareggio di bilancio!

Utilizziamo il moltiplicatore (con NT fissa). Y varia:!

! Formula 1!

!

!

Quanto vale la variazione di reddito quando una di queste componenti autonome varia? !

Per capirlo devo moltiplicare il moltiplicatore solo per la componente autonoma che è variata. !

Es: Se C0 aumenta di 3, I aumenta di 6, G aumenta di 81 e le Tasse aumentano

di 38, allora sappiamo quanto aumenta il reddito e sappiamo quanto aumenterà il

reddito.!

!

!

!

!

!

!

! 105

La Politica Fiscale (aumento di G)!

Immaginiamo di fare una spesa pubblica mantenendo il pareggio di bilancio. !

Cioè immaginiamo di avere la possibilità di avere un (che vale 80 e che deve essere

compensato da un pari incremento delle tasse, altrimenti andiamo in deficit). Quindi facciamo

spesa pubblica mantenendo il pareggio di bilancio

(G=NT) allora -> Aumento di spesa pubblica=Aumento

delle tasse. !

!

L’aumento la spesa pubblica nel grafico si traduce con

una curva di spesa aggregata che aumenta in AD’.

Questo incremento di spesa pubblica G però si traduce

anche con un incremento delle tasse NT (siccome siamo

in pareggio di bilancio). !

L’incremento di tasse però fa scendere la retta di spesa

aggregata di nuovo in AD. L’incremento di entrambi

quindi fa sì che ci siano due effetti opposti. !

Per effetto di aumento di AD in AD’, dovuto

all’incremento di G, e per effetto di diminuzione di AD’ a

AD, dovuto all’incremento di NT, allora non avrà effetto in

termini di reddito Y. L’effetto sul reddito sarà quindi nullo. !

!

Nella formula 1 di equilibrio quindi non varieranno C0 e I, ma varieranno solo G e NT. !

!

!

!

!

Siccome allora è possibile sostituire nella formula NT con G quindi: !

!

cioè —> !

!

!

Se aumentiamo G di un certo ammontare (tipo 100) (NON IN CONDIZIONE DI EQUILIBRIO

G=NT), allora l’incremento di Y sarà maggiore dell’incremento originale. !

In condizione di invece avremo un incremento di Y uguale ad incremento di G. !

!

Se aumentiamo la spesa pubblica di 100 e se aumentiamo le tasse di 100, avremo un reddito

maggiore. Questo succede perché se aumentiamo, per esempio, G di 100 e se aumentiamo NT di

100 (in conseguenza della condizione di parità di bilancio G=NT), avverrà che NT sarà in realtà

meno di 100, in quanto NT è moltiplicato per C1 che è sempre minore di 1 e che quindi fa

abbassare NT. !

!

Esempio: ! !

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

106

Lo Stabilizzatore Automatico!

Quando c’è una tassazione proporzionale, il moltiplicatore è più piccolo. Infatti l’aliquota t viene

definita “stabilizzatore automatico”. Lo stabilizzatore automatico è un meccanismo che riduce

gli effetti della spesa aggregata, cioè stabilizza il PIL. Più alta è l’aliquota fiscale, minore è l’effetto

moltiplicatore e quindi minore è l’effetto sull’economia. Tutto ciò che rende piccolo il moltiplicatore

è un effetto di stabilizzazione automatica dell’economia. Stabilizzazione vuol dire che la fa oscillare

poco data una certa variazione della spesa aggregata. Se la spesa aggregata sale molto, allora Y

sale, ma poco. Se la spesa aggregata scende molto, allora Y scende, ma poco. !

Altri meccanismi per ridurre il moltiplicatore, oltre all’aliquota t, sono:!

- La propensione marginale al risparmio. !

Se la propensione marginale al risparmio è alta, l’effetto moltiplicatore è meno forte e quindi

l’economia è più stabile. !

- La propensione marginale all’importazione.!

!

! I limiti della politica fiscale attiva!

Immaginiamo uno shock negativo in economia, ad esempio gli investimenti si riducono:!

!

Se gli investimenti si riducono avremo un che si riduce. Nella curva di domanda di

aggregata, se gli investimenti scendono, si passa da un livello di reddito Y* ad un livello di reddito

Y** (più basso). !

Ma se una riduzione investimenti fanno abbassare

la curva di spesa aggregata e il PIL, allora perché

lo stato non può aumentare la spesa pubblica G

per tornare alla situazione iniziale di Y*? In altre

parole perché uno shock della spesa aggregata

non può essere compensato immediatamente con

una politica fiscale?!

Tempo: richiede tempo!

• - rilevare il problema!

- compiere un’azione che metta in moto il

meccanismo del moltiplicatore!

! Incertezza!

• - sul valore numerico del moltiplicatore!

- il livello della spesa aggregata futura!

! Cambiamenti indotti sulla spesa autonoma!

• - variazioni della politica fiscale potrebbero

provocare variazioni su altre componenti della spesa aggregata che (per adesso) abbiamo

considerato autonome!

!

Perché il governo non effettua una politica fiscale espansiva quando la disoccupazione è

alta?!

Deficit di bilancio!

• - dimensione del debito (che aumenterebbe) ved. pag112. +G -> +Debito!

- (pericoli di inflazione).!

! Forse siamo già in piena occupazione!!

• - la disoccupazione potrebbe essere (almeno parzialmente) volontaria.!

!

!

!

!

! 107

23/04!

Esempi di come funziona il moltiplicatore in diversi casi:!

!

Esempio 1:! !

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

Caso A: Cosa succede se aumentiamo la spesa pubblica G a parità di tasse NT? !

! 108

Caso B: Cosa succede se aumentiamo le tasse di 50 senza aumentare la spesa pubblica?!

Uno stesso ammontare di tasse rispetto alla spesa pubblica ha effetto di segno opposto perché la

spesa pubblica fa aumentare il reddito, mentre le tasse fanno diminuire il reddito. !

Le tasse influenzano i beni passando dal consumo, infatti un aumento di NT si traduce in una

diminuzione di YD. Tuttavia il reddito disponibile YD si traduce in domanda di beni passando

attraverso la funzione di consumo. !

Nell’effetto moltiplicatore, il fatto che le tasse entrano nella domanda di beni passando attraverso il

consumo pre-moltiplicate da C1 (frazione che si decide di consumare del reddito), fa sì che l’effetto

che hanno le tasse su YD e YD sul consumo, sia pre-moltiplicato da C1, che essendo un valore tra

0 e 1, schiaccerà la domanda di beni. !

!

Caso C: Cosa succede se aumentiamo contemporaneamente sia le tasse di 50 e sia la

spesa pubblica di 50?! 109

Questo spiega come sia valida la relazione !

Ad un aumento di G di 50 e di una tassazione di 50, si verifica un aumento del PIL di 50. !

!

! Deficit di bilancio, politica fiscale e debito pubblico!

Il ruolo della spesa pubblica nell’accumulazione del debito di un paese. Nel caso in cui ci sia uno

stock di debito elevato come in Italia è molto complicato un tipo di politica discrezionale di spesa

pubblica (cioè di un aumento di spesa pubblica per aumentare il PIL). !

Nel momento in cui nasce un paese non ha debiti. Successivamente lo stato inizia a prelevare le

tasse dalla popolazione per fornire servizi (G). Fino a quando G<NT, ovvero fino a quando lo stato

spende meno in spesa pubblica (G) di quanto incassa in termini di tasse, allora non ha bisogno di

indebitarsi e di chiedere prestiti. Se quindi spende 80 in G ed incassa 100 in NT allora avrà un

accumulazione di 20. !

Tuttavia può succedere che lo stato per motivi vari (come le guerre) si trovi a dover spendere

molto in G piuttosto che incassare in NT. Quindi quando G>NT, lo stato dovrà chiedere dei soldi in

prestito ai cittadini o altri stati !

La prima emissione di titoli di stato varrà G-NT, cioè tutto quello che viene speso che non è

coperto dalle tasse. G-NT= deficit di bilancio. !

L’ammontare del debito in un determinato anno t sarà uguale al debito dell’anno

precedente !

!

Quindi se l’anno precedente lo stato aveva uno stock di debito pari a 100, oggi lo stato avrà i 100

di ieri più il tasso d’interesse sui debiti di ieri e anche più il nuovo debito che si sta facendo

oggi. !

Se oggi stiamo spendendo più di quanto incassiamo, allora questo va ad aumentare il debito di

oggi. !

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

Questa relazione sta dicendo che, a parità di condizioni, se aumentiamo la spesa pubblica G, di

conseguenza aumentiamo il debito pubblico D. Il debito pubblico spesso è espresso in rapporto al

PIL inteso come percentuale del PIL (es: debito pubblico pari al 125% del PIL). !

!

!

Ora è necessario introdurre il concetto di: !

!

!

Ciò è necessario perché uno stesso ammontare di debiti in Lussemburgo e negli Stati Uniti non

provoca lo stesso effetto perché gli USA hanno un PIL più grande, mentre gli stati più piccoli hanno

un PIL più piccolo. Il valore del debito quindi, va commisurato alla grandezza dell’economia

espressa in termini di PIL. !

! 110

E’ necessario distinguere in economia i rapporti tra:!

!

—>!

!

!

Essi non sono la stessa cosa.!

!

!

Il rapporto è più o meno quello che paghiamo in termini di interessi più la parte di !

deficit di bilancio. !

Il Deficit/PIL è ciò che stiamo tirando fuori rispetto alle entrate che abbiamo e non può mai essere

sopra il 3%. !

Ogni anno quindi le spese non devono superare le entrate per un valore superiore al 3%. !

!

Siccome si parla di Debito/PIL è necessario quindi dividere tutti i valori a destra e a sinistra per il

PIL; quindi: ! !

!

!

! —>!

!

!

!

!

!

!

Immaginiamo ora che il PIL cresca di un certo tasso (g). Ciò vuol dire che il PIL sarà uguale a:!

!

!

!

!

!

!

Sostituendo la formula del PIL, che cresce di un certo tasso (g), alla formula del debito pubblico

avremo: !

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

! 111

RICORDA:!

Bilancio dello Stato normalmente in deficit in recessione perché gettito fiscale basso.!

• Debito pubblico: somma dei deficit contratti dallo stato.!

• Bilancio dello stato: descrive le modalità di spesa e di finanziamento di un individuo, di

• un’impresa o di un ente pubblico. !

Deficit di bilancio: G-NT!

• !

! Problemi di elevato debito pubblico!

Maggiore è il Debito pubblico, maggiore sarà il tasso d’interesse sul debito (r). Ma se

maggiore è r allora maggiore sarà il Debito.!

Maggiore è il Debito pubblico, maggiore sarà anche il rischio di prendere titoli da uno stato

in forte crisi (come la Grecia). Una persona investe in Grecia solo se il rischio è sufficientemente

remunerato. Più alto è il rapporto Debito/PIL più cresce il rischio Default di uno stato (ovvero lo

stato non riesce a remunerare gli interessi agli investitori che hanno comprato titoli dello stato). !

Da una situazione di rischio Default si esce quando si diffonde un’aspettativa positiva riguardo al

paese. (es: in Italia quando si riduce lo spread). !

!

Per rispettare vincoli sul deficit è necessario:!

- aumentare imposte (effetto distorsivo)!

- stampare moneta (rischio iperinflazione)!

!

! Diminuzione di I!

S-I=G-NT!

Immaginiamo di essere in una condizione in cui gli investimenti si riducono (I) e in una condizione

in cui lo stato non aumenta né diminuisce la tassazione NT e né la spesa pubblica G. !

Se gli investimenti si riducono, allora il PIL Y scende. Se Y scende, allora in una situazione di una

tassazione proporzionale, ovvero quando NT=Yt, la tassazione NT scende come conseguenza

della riduzione degli investimenti. !

!

Quindi: !

!

!

!

A causa quindi di una diminuzione di I, senza che lo stato abbia aumentato o diminuito G o NT,

succede che G-NT (deficit di bilancio) aumenta. Questo succede perché le entrate (NT) nello stato

sono diminuite a causa dell’abbassamento degli investimenti. !

Siccome il lato destro aumenta a causa della diminuzione di NT, allora vorrà dire che anche S-I

dovrà aumentare in quanto S-I=G-NT sono un identità contabile.!

!

! 112

Aumento di G!

Se G aumenta (a parità di I) Y aumenta. Se Y aumenta, C aumenta e S aumenta. Quindi il lato

sinistro aumenta. Ciò vuol dire che anche il lato destro dovrà aumentare. !

Se Y aumenta, allora NT (con tassazione proporzionale Yt) aumenta. Tuttavia l’incremento di NT

sarà minore dell’incremento di G, perché se G aumentasse dello stesso valore di NT, allora la

parte destra non aumenterebbe. G sale esogenamente per una politica discrezionale effettuata

dallo stato, mentre NT sale endogenamente ovvero sale a causa dell’aumento di Y.!

!

! Aumento di t!

Se t sale, allora Y scende e di conseguenza anche S e C scendono esogenamente. !

A parità di I, quindi il lato sinistro G-NT scende perché un aumento di t fa aumentare NT. A causa

di una diminuzione di G-NT, anche il deficit/disavanzo di bilancio scenderà, ma scenderà anche il

lato destro S-I. !

!

!

24/04! Il Commercio Estero!

Introduciamo ora le esportazioni (X), che sono i beni prodotti all’interno del Paese e che sono

venduti al resto del mondo, e le importazioni (Z), che sono i beni prodotti dal resto del mondo e

che sono acquistati dai residenti di un Paese. (assumiamo tasso di cambio =1)!

La bilancia commerciale: mostra il valore delle esportazioni nette (X-Z). Quando le

• esportazioni eccedono le importazioni (X>Z), la bilancia commerciale registra un avanzo/

surplus. Viceversa, quando le importazioni sono maggiori delle esportazioni (Z>X), la bilancia

commerciale registra un disavanzo/deficit. !

! L’equilibrio del reddito sarà ora:!

!

! Esportazioni, importazioni e bilancia commerciale!

• Le importazioni sono 0 quando il reddito nazionale

è 0, ma aumentano con il reddito. La pendenza

della funzione delle importazioni è la propensione

marginale alle importazioni. !

La propensione marginale alle importazioni

(PMgZ) indica quale frazione di una unità

aggiuntiva di reddito nazionale, gli individui

desiderano spendere per acquistare beni e

servizi stranieri. !

!

La funzione delle esportazioni è orizzontale perché

• le esportazioni non dipendono dal reddito

nazionale. !

!

Si ipotizzi che nella figura a fianco:!

Y*=250 !

Esportazioni: 50!

PMgZ= 0.2!

Per ogni livello di reddito, la differenza verticale tra esportazioni ed importazioni indica il livello

delle esportazioni nette. Per bassi livelli del reddito nazionale (Y<250), le esportazioni nette sono

positive e dunque vi sarà un surplus nella bilancia commerciale. Per più alti livelli del reddito

(Y>250), le esportazioni nette diventano negative e dunque vi sarà un disavanzo/deficit nella

bilancia commerciale. Aumenti del reddito nazionale, infatti aumentano solo le importazioni

nazionali, mentre lasciano invariate le importazioni. !

! 113

A livelli bassi di reddito, X>Z e c’è un surplus della bilancia commerciale, evidenziato in verde.!

La bilancia commerciale è in pareggio per un reddito pari ad Y*, ma non vi è certezza che questo

sia anche il reddito di piena occupazione. !

!

Per bassi livelli di reddito (Y<250), AD’ è superiore ad

AD. All’aumentare del reddito, la differenza tra le due

spese si riduce perché aumentano le importazioni.

Con (Y=250), le esportazioni nette sono pari a 0,

dunque AD=AD’, Quando (Y>250), le esportazioni

nette diventano negative e dunque la spesa AD’ è

minore della spesa AD. !

L’equilibrio viene raggiunto nel punto E, dove la

funzione della spesa aggregata interseca la retta a

45°. Se in corrispondenza di un reddito pari a 250, le

esportazioni nette sono pari a 0, allora in

corrispondenza di un Y*, la funzione AD’ si trova al di

sotto di Y=C+I+G. !

!

! Modello con Stato e Commercio Internazionale!

L’equazione di equilibrio può essere riscritta come: Y+Z=C+I+G+X!

Definiamo con m (PMgZ) la propensione marginale alle importazioni (0<m<1)!

La propensione marginale alle importazioni è la frazione di ogni unità addizionale di reddito che

• gli individui desiderano spendere per acquistare beni e servizi stranieri.!

!

!

! Il commercio estero e il moltiplicatore! !

!

!

Riordinando i termini:! !

!

!

!

! !

=> spesa autonoma!

!

! !

=> moltiplicatore!

!

!

!

L’effetto del commercio estero è quello di ridurre il valore del moltiplicatore!

- tanto maggiore è la propensione marginale alle importazioni, tanto più basso il moltiplicatore.!

- Graficamente si traduce in un retta AD più piatta, come si nota nella retta verde AD del grafico

precedente.! !

Aumento delle esportazioni!

Un aumento delle esportazioni (X), a parità di I e G, provoca uno spostamento parallelo della

funzione della spesa aggregata verso l’alto, Di conseguenza, l’equilibrio del reddito Y* aumenta. !

114

Tanto maggiore sarà lo spostamento verso l’alto, tanto più aumenterà il reddito nazionale. !

In termini di contabilità nazionale, i prelievi devono essere uguali alle immissioni (entrate=uscite),

quindi l’equazione S-I=G-NT+X-Z deve essere modificata con:!

!

S+NT+Z=I+G+X!

!

Il risparmio programmato più le imposte nette più le importazioni programmate devono essere

uguali agli investimenti programmati più la spesa pubblica più le esportazioni programmate.

Le importazioni costituiscono infatti un prelievo, mentre le esportazioni costituiscono un’immissione

di reddito. !

Ad un aumento delle esportazioni, aumenta il reddito di equilibrio. Quindi se Y aumenta, S

aumenta, NT (con tassazione proporzionale Yt) aumenta e anche Z aumenta. Siccome Z aumenta,

allora l’aumento di Z deve essere minore rispetto all’aumento di X, perché se no ci sarebbe X<Z

ovvero deficit di bilancio. Con X>Z invece, il saldo bilancia commerciale migliora. !

!

! Commercio internazionale e occupazione!

Le importazioni sottraggono lavoro all’economia nazionale? Spesso di pensa che le

importazioni di beni e servizi da Paesi stranieri sottraggano lavoro all’economia nazionale. Quindi

riducendo le importazioni verrà fatto maggiore uso della produzione nazionale e dunque

l’occupazione nazionale aumenterà.!

Se ostacoliamo importazioni (quote o dazi doganali), la retta AD ruota verso alto, quindi a parità di

condizioni (a parità di intercetta) Y sale.!

Questo ragionamento è corretto, ma pericoloso allo stesso tempo. Se un paese riduce le

importazioni, si riducono le esportazioni degli altri alesi. Se usti decidono di vendicarsi facendo la

stessa cosa, le esportazioni del primo Paese crollano. Alla fine nessuno fa crescere l’occupazione

nel proprio Paese e il commercio internazionale scompare. !

!

!

29/04! Esercitazione 1!

Es n° 1: Il Governo ha deciso di aumentare la spesa pubblica per 6 miliardi. Se l’aliquota fiscale è

pari a 0.25 e PMgC è 0.8 allora:!

1. Il reddito di equilibrio aumenta di 15 miliardi e il deficit di bilancio aumenta di 2.25

miliardi!

2. Il reddito di equilibrio aumenta di 15 miliardi e il deficit di bilancio aumenta di 6 miliardi!

3. Il reddito di equilibrio aumenta di 30 miliardi e il deficit di bilancio resta invariato!

4. Nessuna delle risposte precedenti è corretta!

!

!

!

!

!

!

! !

!

!

!

Ora troviamo il deficit di bilancio: !

!

!

!

Ricorda: NT=tY! 115

Es n°2: Il PIL di un paese è pari al:!

1. Valore dei beni e dei servizi finali!

2. Valore di tutti i beni prodotti nell’economia!

3. Somma del valore aggiunto nell’economia!

4. Tutte le risposte precedenti sono corrette!

5. Le risposte 1) e 3) sono corrette!

!

Es n°3: Nella definizione di Prodotto Interno Lordo, l’aggettivo “lordo” si riferisce a:!

1. Tassazione indiretta!

2. Tassazione diretta!

3. Ammortamenti!

4. Somma di Ammortamenti, tassazione diretta e tassazione indiretta!

!

Es n°4: In economia chiusa senza amministrazione pubblica e con investimenti esogeni un

aumento della propensione marginale al risparmio:!

1. Aumenta il livello di investimenti!

2. Riduce il livello degli investimenti!

3. Riduce il reddito di equilibrio e quindi gli investimenti!

4. Riduce il reddito di equilibrio a parità di investimenti!

!

Es n° 5: Il disavanzo (o deficit) di bilancio pubblico:!

1. E’ una grandezza stock!

2. E’ sempre maggiore del debito pubblico!

3. Si riduce all’aumentare dell’aliquota fiscale!

4. Aumenta se la spesa pubblica si riduce!

!

Es n°6: In un’economia chiusa con presenza dell’amministrazione pubblica, tassazione

proporzionale e investimenti esogeni, una riduzione della spesa pubblica implica:!

1. Una riduzione del risparmio e una pari riduzione del deficit di bilancio —> S-I=G-NT. Se G

si riduce come scritto sopra, allora dovrà diminuire anche S-I in quanto S-I=G-NT sono

un’identità e devono essere sempre uguali. Tuttavia siccome gli investimenti I e la tassazione

NT sono esogene (fisse), allora solo la variabile S potrà variare. Perciò ad una diminuzione di G

corrisponde una diminuzione si S, ma inoltre ad una diminuzione di G corrisponde anche una

riduzione del deficit di bilancio cioè (G-NT). !

!

2. Una riduzione del PIL e un aumento del deficit di bilancio!

3. Un aumento del risparmio e una riduzione del deficit di bilancio!

4. Una riduzione del risparmio pari alla riduzione di spesa pubblica!

!

Es n°7: In un modello reddito-spesa in economia aperta con presenza della pubblica

amministrazione, investimenti e tassazione autonomi, l’avanzo commerciale dipende

positivamente da:!

1. Tassazione diretta!

2. Esportazioni!

3. Importazioni!

4. Spesa pubblica!

!

Es n° 8: Sia il PIL nominale nell’anno 0 pari a 100, il PIL reale nell’anno 1 pari a 102 (anno

base=anno 0) e il PIL reale nell’anno 2 pari a 104 (anno base=anno 0). Il tasso di crescita del PIL

reale tra 0 e 1 sarà pari a ____ e il tasso di crescita del PIL reale tra 1 e 2 sarà _________:!

1. 2; 2!

2. 2%; 2%!

3. 2%; un valore tra 1% e 2%!

4. 2; un valore minore dell’1%!

! 116

PIL Nominale PIL Reale

0 100 100

1 102

2 104

!

Per trovare il tasso di crescita utilizzeremo la formula: !

! Il tasso di crescita tra 0 e 1 sarà !

!

!

—>!

!

! Il tasso di crescita tra 1 e 2 sarà: !

!

!

!

Es n° 9: Il PIL nominale (€Y) e reale (Y) negli anni 0, 1 e 2 sono rispettivamente:!

Anno 0: €Y =1000; Y=1050!

Anno 1: €Y =1100; Y= 1120!

Anno 2: €Y =1200; Y=1200!

L’inflazione, calcolata con il deflatore del PIL, tra l’anno 0 e 1 è circa ____ mentre l’inflazione tra

l’anno 1 e 2 è circa ________!

1. 6.7%, 7.1%!

2. 7%,8%!

3. 3.1%, 1.8%!

4. -3.0%, -1.8%!

!

Per calcolare l’inflazione utilizziamo prima il deflatore tra PIL nominale e PIL reale e poi utilizziamo

la formula del tasso di inflazione per calcolare l’inflazione tra i diversi anni. !

PIL Nominale PIL Reale Deflatore (PIL Nominale/PIL Reale)

0 1000 1050 1000/1050 = 0.952

1 1100 1120 1100/1120 = 0.982

2 1200 1200 1200/1200 = 1

!

Formula Tasso di Inflazione: !

! !

!

! Il tasso di Inflazione tra l’anno 0 e l’anno 1 sarà: !

!

! Il tasso di Inflazione tra l’anno 1 e l’anno 2 sarà: !

!

!

!

!

! 117

Es n° 10: L’inflazione calcolata con il deflatore del PIL:!

1. E’ identica a quella calcolata con l’indice dei prezzi al consumo!

2. E’ maggiore di quella calcolata con l’indice dei prezzi al consumo!

3. Considera i beni di consumo importati!

4. E’ calcolata sul paniere di beni consumati all’interno del paese!

5. Nessuna delle precedenti!

!

Es n°11: Per investimento autonomo si intende:!

1. Investimento al netto degli ammortamenti!

2. Investimento al costo dei fattori!

3. Investimento che dipende dal livello di reddito!

4. Nessuna delle risposte precedenti!

!

Es n°12: La propensione marginale al consumo:!

1. E’ una grandezza compresa tra 0 e 1!

2. Influenza positivamente il moltiplicatore keynesiano!

3. E’ maggiore del moltiplicatore keynesiano!

4. Tutte le risposte precedenti sono corrette!

5. Solo le risposte 1) e 2) sono corrette!

!

Es n°13: Una diminuzione della propensione marginale al consumo determina:!

1. Un’inclinazione più ripida della retta di domanda aggregata (AD) nel grafico del modello reddito-

spesa!

2. Una traslazione verso il basso della retta AD!

3. Nessun effetto sul PIL di equilibrio!

4. Un’inclinazione più piatta della retta AD!

!

Es n°14: Il moltiplicatore keynesiano, con tassazione proporzionale al reddito:!

1. E’ maggiore perché l’aliquota t amplifica l’effetto della propensione marginale al consumo!

2. E’ più basso del moltiplicatore con tassazione autonoma!

3. E’ pari a 1/(1-c t)!

1

4. E’ minore di 1!

!

Es n°15: Una politica fiscale espansiva (G aumenta) con bilancio in pareggio implica che:!

1. Non ci sarà alcun effetto sul PIL!

2. L’effetto sul PIL sarà pari all’aumento di G!

3. L’effetto sul PIL sarà pari a c t!

1

4. Nessuna delle risposte precedenti!

!

Es n°16: Una più elevata propensione marginale all’importazione:!

1. Riduce l’inclinazione della retta AD!

2. Trasla la retta AD verso l’alto!

3. Trasla la retta AD verso il basso!

4. Non ha effetto sulla retta AD!

!

!

!

!

!

!

!

!

! 118

Es n°17: Il prodotto di equilibrio di un’economia chiusa è 1000. Il consumo autonomo è nullo, la

propensione marginale al consumo è 0.8, l’aliquota fiscale è 0.3 e l’investimento è 80. Il valore

della spesa pubblica sarà:!

1. 120!

2. 360!

3. pari al prodotto tra 1000 e il moltiplicatore keynesiano!

4. 1000! !

!

!

!

!

!

!

! !

!

!

!

!

!

!

!

Altro modo per risolvere: Utilizzo la formula S-I=G-NT per ricavare G, avendo già dati dal testo I

e NT. Non avendo S, allora mi trovo prima C, siccome ho tutti i dati necessari, e poi pongo S=YD-C!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

Es n°18: Si considerino i dati dell’esercizio precedente. Se l’investimento aumenta di 50 allora il

nuovo livello del PIL sarà_____, i consumi saranno _______, l’investimento sarà ______, la spesa

pubblica sarà ___________.!

1. 1050; 560; 130; 360!

2. 1114;624; 130; 360!

3. 1100; 560; 130; 120!

4. 1100; 340; 130; 120!

!

!

!

!

!

!

!

!

! 119

! !

!

!

!

!

!

!

!

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!

!

!

!

!

!

30/04! La Moneta e la Politica Monetaria!

La moneta è un mezzo di pagamento per lo scambio di beni e servizi. !

• L’offerta viene controllata da un’autorità monetaria.!

• La moneta deve avere corso legale, ovvero la legge deve stabilire quale mezzo di pagamento

• possa essere accettata. !

!

Le funzioni della moneta: !

Mezzo di scambio: è un mezzo per scambiare beni e servizi più efficiente del baratto.!

• Unità di conto: unità di misura dei prezzi e della contabilità dei soggetti economici.!

• Riserva di valore: rispetto ad altri beni che sono deperibili, può essere conservata.!

• Misura di un pagamento differito nel tempo: è un’unità di conto nel tempo perché consente i

• prestiti e consente una migliore collocazione temporale delle risorse perché permette a coloro

che hanno tante monete in un dato momento, di dare a prestito i fondi in eccesso e di prenderli

a prestito nel momento in cui hanno bisogno. !

!

Gli aggregati monetari!

La moneta è identificata attraverso una serie di aggregati monetari che vengono identificati con la

M seguita da numeri, quindi:!

M1: è un aggregato monetario molto liquido ed è caratterizzato da moneta circolante

• (banconote e monete) + depositi a vista (depositi rispetto ai quali possono essere emessi

assegni etc).!

M2: è un aggregato monetario meno liquido e contiene M1+Depositi che sono vincolati e

• che sono smobilizzabili con un costo. !

M3: aggregato monetario che contiene M2 + strumenti finanziari (pronti contro termine

• bancari, quote fondi comuni monetari, titoli obbligazionari con scadenza fino a 2 anni). !

!

Le motivazioni per le quali si detiene moneta:!

Gli individui vogliono detenere moneta per 3 motivi:!

Motivo transattivo: poter effettuare acquisti. !

• Motivo precauzionale: poter disporre di liquidità per far fronte ad imprevisti. !

• Motivo di diversificazione del rischio di un portafoglio finanziario: il detenere moneta

• costituisce un’attività finanziaria sicura.!

!

!

!

! 120

La moneta ha un costo:!

Il costo opportunità. Il costo opportunità, nel caso della moneta, è l’interesse a cui l’individuo

deve rinunciare se vuole detenere moneta. L’individuo può decidere di allocare i propri risparmi

o in moneta o in titoli. Il vantaggio di detenere moneta riguarda la sua liquidità, cioè di poter

essere convertita subito in beni di consumo. Lo svantaggio della moneta è il costo opportunità

che è definito come il tasso d’interesse che potremmo guadagnare, se invece di trattenere i soldi in

forma liquida, investissimo in obbligazioni che garantirebbero un certo tasso d’interesse. !

Quindi noi possiamo scegliere di trattenere i soldi, che decidiamo di risparmiare, per poterli

utilizzare subito, oppure possiamo scegliere di investire i soldi in titoli che però non sono liquidi e

non sono subito utilizzabili. !

Un individuo detiene molta moneta quando il tasso d’interesse è basso.!

Un individuo detiene poca moneta quando il tasso d’interesse è alto. !

!

! La Domanda di Moneta in termini nominali !

!

!

!

!

!

!

La domanda di moneta dipende da EY e da L(i)!

!

Il PIL nominale rappresenta il reddito disponibile dagli individui. !

! è la parte della domanda di moneta che si chiama “motivo transattivo”. Esso ci dice

• che la domanda di moneta (M) aumenta quando sale il reddito nominale EY. Quindi quando un

individuo ha più reddito (EY), allora egli vorrà acquistare più beni, ma per acquistare più beni,

l’individuo avrà bisogno di più denaro liquido, ovvero di maggiore moneta (M). !

L(i): è la parte della domanda di moneta che si chiama “motivo/scopo speculativo”. Lo scopo

• speculativo dice che la domanda di moneta (M) dipende negativamente dal tasso d’interesse

(i).!

Quindi se uno ha un tasso d’interesse elevato, allora egli preferirà investire più in titoli e meno in

moneta, —> la domanda di moneta (M) scende. !

!

! Funzione di Domanda:!

!

!

! - i: rappresenta il tasso d’interesse (i) nominale: dice quanti euro mi verranno corrisposti

se do un prestito per esempio di 100. Quindi se faccio un prestito di 10 euro, avrò un tasso

d’interesse nominale del 10%. —>!

!

!

! - r: rappresenta il tasso d’interesse (r) reale: cattura il rendimento in termini di beni che si

possono acquistare. !

!

Esempio 1:!

! Prezzo pane oggi: 1Euro al Kg —> Prezzo pane dopo un anno: 1Euro al Kg!

prestiamo 100 +10 110!

!

! 121

Il prezzo del pane oggi è di 1 euro al kg e decidiamo di prestare 100 euro ad una persona.

Dopo un anno quella persona ci ridarà i soldi in prestito più il tasso d’interesse sui 100 euro

prestati. Per tali ragioni, dopo un anno, avremo 110 euro da spendere in pane (che è rimasto

con lo stesso prezzo iniziale di 1Euro al kg). Facendo così, il prestito di 100 euro ci ha reso

10kg in più di pane. !

! Esempio 2:!

Prezzo pane oggi: 1Euro —> Prezzo pane dopo un anno: 2 Euro!

100 +10 110!

!

In questo caso avviene la stessa cosa dell’esempio 1, tuttavia dopo un anno il prezzo del

pane è aumentato da 1Euro a 2 Euro al kg. In termini nominali guadagniamo la stessa

quantità dell’esempio 1 (ovvero 10 euro in più), tuttavia in termini di beni che possiamo

acquistare, abbiamo solo 5 euro in più a causa dell’aumento del prezzo a 2 Euro.!

In termini reali quindi, il nostro investimento ha reso 5 e non 10. Quindi è come se avessimo

un tasso d’interesse di 5 e non di 10.!

!

!

!

!

Questo è l’effetto dell’inflazione perché i prezzi sono saliti e quando i prezzi salgono, il

valore monetario rimane uguale, ma il valore reale scende. !

Gli individui quindi dovrebbero pensare agli investimenti che fanno alla luce del valore reale

dell’investimento. In questo caso il valore reale è 5 e non è 10.!

!

Inoltre, se prima con 100 euro si potevano comprare 100 kg di pane, siccome il prezzo era di

1 Euro, ora con 110 euro si possono comprare solo 55 kg di pane. !

!

!

! !

In termini nominali in tasca abbiamo più soldi dell’anno precedente (prima 100 e ora 110),

tuttavia in termini di beni ieri con 100 euro si consumavano 45 kg di pane in più. !

!

Illusione monetaria: negli anni 80, molti compravano titoli di stato perché avevano un tasso

d’interesse nominale altissimo pari al 18%. Tuttavia la gente non considerò che a quel tasso

d’interesse così alto corrispondeva un’inflazione molto elevata (prezzi maggiori rispetto a

prima).!

!

!

Relazione: dove Pigrecoe indica l’inflazione attesa, che per ora non consideriamo.!

!

Per ora facciamo finta di avere r=i Quindi non consideriamo l’inflazione attesa. !

!

!

Domanda di moneta espressa in termini nominali. !

!

!

!

!

!

Perché se il tasso d’interesse sale, la domanda di moneta scende? perché se (i) sale, la gente

tende a domandare meno moneta liquida. !

!

! 122

La curva di Domanda di Moneta!

Come si nota dal grafico, la curva di domanda ha sull’asse delle ordinate L(i), mentre sull’asse x

ha M.!

Il PIL nominale (EY) non è nel grafico e perciò è

una variabile esogena che determina la posizione

della curva di domanda nel piano cartesiano. !

Se EY sale, la domanda di moneta sale e allora (a

parità di tasso d’interesse L(i)) la curva di

domanda si sposta verso destra in LL’!

!

- LL’: è la nuova curva di domanda in

corrispondenza di EY2. !

- A parità di tasso d’interesse L(i): significa

che consideriamo lo stesso tasso d’interesse

per la curva di domanda EY1 e per la curva di

domanda EY2. !

!

Quindi come si nota dal grafico, se in (EY1) la

gente domanda (qm1) con un tasso d’interesse

(i1), all’aumentare del PIL in EY2, la gente

domanda (qm2) con un tasso d’interesse fisso

(i1). !

!

Esempio:!

!

Effetto di un aumento di EY sulla curva di domanda:!

!

!

!

Prima!

!

Dopo!

!

Effetto di un aumento di L(i) sulla curva di domanda:!

!

Ipotizziamo, come si nota nel grafico, che il tasso d’interesse salga dal 2% di (i1) al 3% in (i2)!

!

Se il tasso d’interesse sale al 3% vuol dire che L(i) scenderà e varrà per esempio 1.5 !

!

!

!

Un aumento di (i) farà sì che ci sarà una domanda di moneta inferiore in (qm3) che vale 15. !

!

Questo movimento da M=20 a M=15 avviene a parità di reddito che infatti resta invariato a 10. !

Inoltre siccome il reddito resta invariato, non si ha uno spostamento della curva, ma si ha uno

spostamento sulla curva (in questo caso sulla curva EY1).!

!

!

RICORDA:!

L(i)= fa muovere la M sul grafico!

• EY= fa spostare la curva di M o più in alto o più in basso in base al fatto se EY scende o sale.!

!

! !

!

!

!

123

La Domanda di Moneta in termini reali

!

Domanda di moneta espressa in termini reali, vuol dire domanda di moneta espressa in unità di

bene. Per determinare la domanda di moneta in termini reali basta dividere tutto per il livello dei

prezzi (P).!

!

Domanda di moneta in termini reali: !

!

! P= livello dei prezzi!

• Non c’è EY perché si considera il PIL reale, non il PIL nominale. !

• !

!

La curva di Offerta di Moneta!

L’offerta di moneta viene da due fonti:!

Dalla Banca Centrale Europea (BCE): unica entità che può emettere moneta.!

• Dai depositi delle Banche di Credito che non sono emessi dalla BCE. !

!

Per ora consideriamo che l’offerta di moneta sia data solo dalla Banca Centrale. !

L’offerta di moneta data dalla BCE è fissa ed è esogena, quindi non varia. !

!

Ciò vuol dire che per noi l’offerta di moneta è un valore (M) che ci viene dato dal sistema e che

non è endogeno. !

In equilibrio di mercato, la domanda deve essere uguale all’offerta, quindi in equilibrio la domanda

di moneta deve essere uguale all’offerta di moneta data dalla BCE.!

Quindi: !

!

!

!

!

!

!

Siccome l’offerta di moneta di viene data dalla BCE,

allora, nel grafico della domanda visto in

precedenza, la funzione dell’offerta entrerà con un

valore fisso ad un certo valore di M. !

Tracciamo nel grafico la curva di domanda e la curva

di offerta in termini reali, quindi nell’asse delle

ascisse avremo (M/P) e non M, mentre nell’asse

delle ordinate avremo sempre L(i). !

!

Nel grafico: !

Le curve di domanda: curva rossa e curva blu.

• La curva rossa ha un reddito (Y1), mentre la

curva blu ha un reddito maggiore (Y2).!

La curva di offerta: curva nera verticale. Essa è

• fissa e noi individui non possiamo determinare

quanta moneta domandare. ! 124

L’offerta determina la quantità di moneta sul mercato e gli individui non possono cambiare tale

• quantità perché è fissata dalla BCE. !

La domanda invece varia in base alla domanda di moneta da parte degli individui. Gli individui,

• domandando più moneta, influenzano il tasso d’interesse (i), ovvero il punto in cui s’intersecano

domanda e offerta. !

! Punto B: quantità di moneta domandata dagli individui dato un reddito (Y1), con un’offerta di

• mercato fissa e con un tasso d’interesse (i1)!

Punto C: punto di equilibrio tra domanda di moneta da parte degli individui e offerta di moneta

• da parte della BCE. In questo punto gli individui domandano più moneta rispetto al punto B a

causa di un aumento del reddito a (Y2), tuttavia questa nuova quantità di moneta domandata

avrà un tasso d’interesse maggiore in (i2). Il tasso d’interesse è maggiore perché quando gli

individui vogliono un bene che è offerto ad una quantità fissa, gli individui non possono averne

di più, tuttavia, dato che ci sono molti individui che vogliono lo stesso bene, allora il prezzo di

quel bene sale. In questo caso il prezzo della moneta è il costo opportunità nella detenzione dei

titoli. Detenere moneta quando si passa in C è più costoso perché gli individui stanno

rinunciando a più interessi sui titoli che gli individui non detengono.!

Il tasso d’interesse quindi sale per evitare che gli individui chiedano molta moneta liquida e sale

per far sì che invece gli individui chiedano più titoli che moneta. !

Infatti se il tasso d’interesse salisse, converrebbe acquistare titoli e non moneta liquida,

perché i titoli ad un tasso d’interesse alto farebbero guadagnare molti soldi in più. !

Se il tasso d’interesse fosse rimasto in (i1), gli individui avrebbero chiesto una quantità di

moneta pari al punto A. Quindi avrebbero chiesto moltissima quantità di moneta circolante. !

Ciò è dovuto al fatto che se il tasso d’interesse è basso, gli individui sono scoraggiati a

comprare titoli di borsa perché se compro titoli a 100 euro e ad un tasso d’interesse del 2%, tra

un anno avrei in tasca 100x0.02= 2+100 euro —> 102 euro. !

!

!

!

!

!

!

! Il punto A: corrisponde alla quantità di moneta che gli individui vorrebbero se il tasso

• d’interesse rimanesse pari a (i1) e se il reddito aumentasse a Y2. Ciò non è possibile perché la

BCE non offre una quantità di moneta pari al punto A, ma offre una quantità di moneta pari al

punto C, dato un aumento di reddito degli individui in Y2. Nel punto A c’è un eccesso di

domanda e per far fronte a ciò, il prezzo della moneta sale e quindi il tasso d’interesse aumenta

a (i2). Nel punto C gli individui deterranno la stessa quantità di moneta che avevano nel punto

B, ma ad un tasso d’interesse maggiore. !

!

Il grafico a fianco mostra come la BCE possa

aumentare l’offerta, data la domanda di moneta.!

Se infatti la BCE volesse diminuire i tassi d’interesse da

(i2) a (i1), allora la BCE aumenterà l’offerta di moneta da E

ad E’. !

La gente prima, data l’offerta della BCE, aveva una certa

domanda di moneta e un certo tasso d’interesse che si

incontravano nel punto E. Successivamente la BCE per

rendere meno attraenti i titoli di borsa, decide di aumentare

l’offerta di moneta e quindi di abbassare il tasso d’interesse

a (i1). !

In questo modo la gente con un tasso d’interesse basso è

portata a chiedere meno titoli e a chiedere tanta moneta

quanta è la moneta offerta (in questo caso 50 mila). !

125

Come fa la BCE a far ciò? !

Attraverso le operazioni di mercato aperto!

La BCE va periodicamente sul mercato e compie le operazioni di mercato aperto che sono

operazioni che vengono effettuate attraverso i pronti contro termine bancari o attraverso il

quantitative easing.!

!

!

I Pronti contro termine bancari!

Esempio:!

Una banca di credito vuole dei soldi in prestito e chiede aiuto alla BCE. Essa quindi offre in prestito

alle banche di credito un ammontare di denaro ad un certo tasso d’interesse. Tuttavia le banche di

credito a loro volta devono dare come garanzia alla BCE dei titoli che posseggono. !

Quindi ricapitolando, la BCE presta per esempio 100 mila euro alle banche con un tasso

d’interesse (i), ma le banche a loro volta devono dare alla BCE 100 mila euro in titoli.

Questo meccanismo si chiama “prestito garantito”. !

!

! Mese 0: la BCE dà 100.000 euro in prestito ad Unicredit che a sua volta dà 100.000 sotto forma

• di titoli alla BCE. Quindi in poche parole è come se la BCE comprasse 100 mila euro in titoli

dall’Unicredit.!

! Mese 1: Unicredit compra dalla BCE quegli stessi titoli di 100 mila euro x 102. Quindi alla fine

• Unicredit si riprende i suoi titoli che aveva dato alla BCE, mentre la BCE ha guadagnato 2 mila

euro dalla transazione. !

!

Si chiamano “Pronti contro termine” perché l’Unicredit riceve a pronti (cioè oggi) 100 mila euro,

impegnandosi a ricomprare i suoi titoli a termine (cioè domani) a 102 mila euro (cioè 100 mila euro

di prima + 2 mila euro di tasso d’interesse. L’Unicredit ottiene quindi dei pronti contro l’impegno di

ricomprare a termine quei titoli con un certo tasso d’interesse. !

Le banche di credito, quindi, si finanziano sul mercato attraverso la BCE, la quale è disposta a

comprare i titoli delle banche ad un certo prezzo. Tuttavia il prestito della BCE è oneroso in quanto

le banche di credito devono impegnarsi a ricomprare quegli stessi titoli ad un prezzo più alto. !

!

Questo tipo di operazione è un operazione temporanea perché è un “pronti contro termine”.

I pronti contro termine sono definiti “iniezioni di liquidità temporanee” perché la liquidità (i

soldi in prestito) è immessa dalla BCE solo per un mese, quindi di conseguenza la banca di credito

ha 100 mila euro in più solo per un mese. Successivamente la liquidità ritorna nelle casse della

BCE che la rivende. !

!

Quantitative easing!

I Quantitative easing sono (a differenza dei Pronti contro termine bancari che sono delle iniezioni

di liquidità temporanee) delle “iniezioni di liquidità permanenti”. In questo caso la BCE

compra dei titoli dalle banche di credito in modo definitivo per far sì che le banche di credito si

liberino da titoli che avevano in sofferenza. Il quantitative easing è uno strumento che viene

utilizzato solo in periodi di grave crisi, mentre i pronti contro termine sono uno strumento che è

utilizzato in modo ordinario. !

!

!

Quindi la BCE fa muovere la curva dell’offerta attraverso queste due operazioni di mercato aperto:!

Operazione di mercato espansiva: questa operazione espande la quantità di moneta offerta

• sul mercato quando si comprano titoli. (M si sposta verso destra).!

Operazione di mercato restrittiva: questa operazione riduce la quantità di moneta offerta sul

• mercato quando si vendono titoli. (M si sposta verso sinistra).!

!

!

!

126

In che modo in equilibrio un aumento della moneta fa aumentare !

il tasso d’interesse?!

Dal mercato dei titoli si determina il prezzo dei titoli e da quest’ultimo si determina il tasso

d’interesse. !

Se acquistiamo un BOT (titolo di stato) che a scadenza vale 100 e che oggi vale 95, il tasso

d’interesse (i) che guadagniamo sta nella differenza tra quanto paghiamo oggi e quanto abbiamo a

scadenza. Questi sono dei titoli che non danno un rendimento intermedio e il guadagno di questi

titoli è dato dal fatto che lo stiamo pagando oggi (Prezzo del titolo iniziale) meno di quanto

avremo a scadenza (valore a scadenza). Infatti oggi lo stiamo pagando 95, mentre domani lo

pagheremo 100. !

!

Esempio:!

!

Se il tasso d’interesse fosse 0 (i=0), vuol dire che oggi paghiamo 100 e domani abbiamo 100 !

Ciò vuol dire che quell’investimento renderà 0. !

!

!

!

!

Tanto più alto è il prezzo dei titoli (PT), tanto minore sarà il tasso d’interesse. Questo avviene

perché se io pago di più per acquistare un titolo, il titolo renderà di meno. !

! !

Operazione di mercato aperto espansiva !

La BCE quando attua un’operazione di mercato aperto espansiva, sta comprando titoli dalle

banche di credito e sta perciò immettendo moneta sul mercato (perché comprare dei titoli dalle

banche di credito comporta dare dei soldi alle banche di credito e quindi comporta ad immettere

moneta sul mercato).!

Se la BCE compra titoli, succede che il prezzo dei titoli (P) si alza. Infatti più si comprano titoli,

(ovvero più c’è domanda di titoli) più il prezzo dei titoli si alza. Tuttavia maggiore è il prezzo dei

titoli, minore sarà il tasso d’interesse (i). !

! 127

Ciò si può vedere nel grafico a fianco:!

Più la BCE compra titoli dalle banche di credito, più immette

moneta nel mercato. Questo si traduce in un aumento

dell’offerta di moneta da parte della BCE (da 100 miliardi a 150

miliardi) che fa di conseguenza diminuire il tasso d’interesse (i)

da (i*) a (i**). !

La BCE infatti, per far scendere il tasso d’interesse (i), deve

rendere meno attraenti i titoli di mercato e l’unico modo per

renderli meno attraenti è quello di abbassare il tasso

d’interesse (i). !

!

!

!

!

!

06/05!

Alcuni punti importanti della lezione precedente:!

Gli individui possono decidere come allocare il proprio risparmio in moneta o in titoli.!

• Il tasso d’interesse è il costo opportunità di detenere moneta. Il tasso d’interesse ci costa

• quello che potremmo guadagnare nel detenere titoli. !

! !

!

!

!

!

è la componente speculativa perché è legata al costo

opportunità di (i). In questo modo noi potremmo investire in

titoli e guadagnare (i), ma decidiamo di detenere moneta solo se (i) non è troppo alto, se no ci

costa troppo. !

! La BCE NON può scegliere sia il tasso d’interesse e sia l’offerta di moneta. Può scegliere o

• uno o l’altro. Se la BCE sceglie la quantità dell’offerta di moneta, allora il tasso d’interesse (i) si

genererà endogenamente dall’incontro tra domanda e offerta. !

!

! Il Mercato interbancario e il ruolo delle Banche di Credito!

L’aggregato monetato M1 è costituito da circolante+depositi. Finora parlando di BCE ci siamo

soffermati solo sulla parte circolante, ora introducendo le banche di credito è necessario

considerare i depositi. !

Depositi: sono la componente di moneta che è messa a disposizione dalle banche di credito.

• Le banche di credito permettono ai depositanti di avere presso di loro i depositi.!

Circolante: componente di moneta messa a disposizione dalla BCE.!

!

Le banche hanno due ruoli:!

Ruolo di accogliere i depositi dei depositanti !

• Ruolo legato ai depositi stessi: le banche di credito possono avere presso di loro un

• ammontare di depositi che non è detenuto tutto in forma liquida (circolante). Se infatti i

depositanti depositano nelle banche 100 mila euro, le banche non detengono tutto

quell’ammontare di soldi in forma circolante/liquida perché le banche utilizzano gran parte di

quei 100 mila euro per finanziare le imprese, per i mutui, per investire in varie attività etc.

Dato quindi che la fonte di finanziamento delle banche di credito sono i depositi, allora se le

banche detenessero tutti i soldi in forma liquida, accadrebbe che le banche non potrebbero più

fare investimenti etc. Perciò solo una piccola parte di quei 100 mila euro è detenuta in forma

liquida. ! 128

Questo vuol dire che se andassimo in banca a prelevare 100 mila euro, da noi depositati, la

banca non li avrebbe. Non a caso per prelevare un certo ammontare di soldi è necessario

prenotare il prelievo in anticipo.!

!

La BCE stabilisce un coefficiente sull’ammontare di soldi che hanno le banche di credito che esse

devono detenere in forma liquida. Quindi la BCE stabilisce per esempio che le banche di credito

debbano avere almeno il 7% liquido. Questo 7% che è stabilito dalla BCE, che le banche di credito

devono detenere in forma liquida, si chiama: !

!

!

In particolare la BCE non si fida che la banca di credito detenga questo ammontare in forma

liquida e quindi vuole che questo ammontare in forma liquida sia visibile sotto forma di riserve

bancarie che rappresentano la quantità di moneta liquida che le banche di credito devono

detenere in proporzione ai depositi.!

!

Esempio:!

Se le banche di credito hanno 100 mila euro, allora esse devono detenere di questi il 7% in forma

liquida. Questo 7% in forma liquida, siccome deve essere visibile, deve essere detenuto in un

conto presso la BCE. In questo modo BCE controlla tutte le banche di credito. !

!

Quest’ammontare del 7% però le banche non devono detenerlo ogni giorno, ma devono detenerlo

in media per ogni giorno. Ciò vuol dire che se un giorno una banca di credito detiene il 6%, allora

il giorno dopo dovrà avere l’8%. !

In questo senso, ogni giorno del mese di maggio, le banche devono detenere il 7% dell’ammontare

dei depositi che hanno sotto forma di riserve, ovvero in forma liquida. !

E’ importante però che l’ammontare debba essere detenuto in media perché una banca oggi

potrebbe detenere lo 0%, ma domani dovrà necessariamente detenere il 14%. !

!

Le banche, per riuscire ad avere in media ogni giorno quest’ammontare del 7%, si aiutano a

vicenda prestandosi soldi.!

Il tasso overnight: è il tasso al quale le banche si fanno dei prestiti che durano un giorno.

• Questo è il tasso dei prestiti interbancari, ovvero dei prestiti tra le banche. !

!

Se io sono una banca e devo rispettare il coefficiente di riserva obbligatoria e devo detenerlo al

7%, allora so anche però che non devo detenerlo ogni singolo giorno al 7%. !

!

Quindi come fa una banca a sapere quanto detenere oggi e quanto detenere domani? !

Le banche si fanno delle aspettative su quale sarà il tasso overnight di domani rispetto a quello di

oggi. Una banca ha sempre una sua corrispettiva banca con cui poter fare delle transazioni.!

!

Esempio: Se la banca Unicredit presta dei soldi per un giorno alla banca Monte dei Paschi, allora

la banca Unicredit darà i soldi in prestito con un certo tasso d’interesse per quel giorno alla banca

Monte dei Paschi. Il tasso d’interesse che la banca Unicredit da alla banca Monte dei Paschi si

chiama “tasso overnight” ed è il tasso che paga una banca per prendere a prestito dei soldi da

un’altra banca per un giorno. !

Se una banca deve decidere se prendere a prestito o se dare a prestito, essa dovrà vedere come

varierà il tasso d’interesse nei vari giorni. Quindi se domani il tasso d’interesse è alto, allora alla

banca conviene prendere a prestito i soldi oggi perché paga poco, mentre domani alla banca

converrà dare a prestito perché prenderà tanto. !

Il tasso overnight è l’equilibrio tra tutte le banche che domandano prestiti e che offrono prestiti sul

mercato. L’incontro tra domanda di prestiti e offerta di prestiti giornaliera determina il tasso

overnight.!

! 129

La BCE ha l’obiettivo di mantenere un certo tasso overnight tra le banche.!

Considerando il grafico precedente, la BCE non immette una quantità di moneta sul mercato per

poi vedere quale tasso d’interesse si genererà, ma viceversa la BCE vorrà il tasso d’interesse (i**),

e quindi, data curva di domanda, la BCE saprà di dover offrire a quel tasso d’interesse la quantità

(M/P)’’!

Quindi la BCE o sceglie il tasso d’interesse o sceglie la quantità di moneta offerta. !

!

La BCE può influenzare l’offerta di moneta con 3 strumenti:!

1. Il coefficiente di riserva obbligatoria: la BCE fissa un rapporto minimo tra riserve di liquidità e

depositi che ogni singola banca deve avere.!

2. Il tasso d’interesse overnight (tasso ufficiale di riferimento): tasso al quale la BCE presta

liquidità alle banche ordinarie. Un eventuale aumento induce le banche ordinarie a trattenere

maggiori riserve in eccesso.!

3. Le operazioni di mercato aperto: la BCE compra o vende titoli nel mercato finanziario allo

scopo di aumentare o diminuire l’offerta di moneta. !

!

Qual è il ruolo che hanno le banche di credito nell’offrire depositi alla quantità di moneta in

circolazione?!

Gli individui possono decidere se detenere circolante (emesso solo dalla BCE) oppure se detenere

depositi (liquidi virtuali offerti dalle banche di credito).!

L’individuo, dopo aver scelto quanta moneta detenere, quanta moneta detenere sotto forma di

circolante e quanta moneta detenere sotto forma di depositi. !

!

RISPARMIO moneta circolante!

!

!

! Titoli Depositi!

! BCE Banche di credito

Attività Passività Attività Passività

Offre depositi che

La moneta che emette: è appartengono agli

Compra o una passività per sé, ma è Titoli: possiamo investire in titoli individui e non

vende titoli attività per gli altri che la appartengono alle

comprano banche.

Moneta: Circolante+Riserve!

•Circolante: domandata da

noi! Prestiti: che danno agli individui

•Riserve: domandate dalle

banche di credito. Riserve: detengono presso la BCE. !

L’ammontare delle riserve si annulla

perché sono attività per le banche di

credito, ma sono una passività per

la BCE.

!

Quanta domanda di moneta viene domandata alla banca centrale?!

La domanda di moneta alla BCE è caratterizzata da:!

Circolante: quello che domandano gli individui alla BCE!

• Riserve: quello che domandano le banche di credito alla BCE!

! 130

!

!

!

RICORDA:!

!

!

!

! 131

In equilibrio l’offerta di moneta da parte della BCE (H) deve essere uguale alla domanda di moneta

alla banca centrale (Hd):!

!

!

NB: L’offerta di moneta da parte della BCE (H) viene definita anche “Base monetaria”.!

!

E l’offerta di moneta totale del sistema bancario (M) deve essere uguale alla domanda totale di

moneta verso il settore bancario (Md) (BCE+banche di credito).!

!

!

!

Se in equilibrio quindi devono valere queste due relazioni, allora in equilibrio possiamo sostituire

queste due relazioni all’interno della formula della domanda di moneta alla BCE:!

!

!

!

!

!

!

Il moltiplicatore monetario ci dirà che se partiamo da una base monetaria (H) pari a 100,

otterremmo un’offerta monetaria (M) maggiore di 100 perché H moltiplica il moltiplicatore

monetario. !

! 132

Esempio:!

!

Esempio sul significato del moltiplicatore monetario!

In questo esempio si dice che l’ammontare che la gente vuole detenere sotto forma di circolante è

0 (C=0). Quindi la gente vuole detenere tutto sotto forma di depositi.!

In questo modo si sta mettendo all’estremo il ruolo delle banche di credito.!

Se tutti vogliono detenere solo depositi, allora il ruolo delle banche di credito è più forte perché la

gente non vuole detenere circolante, ma vuole detenere soltanto depositi.!

!

Come è possibile che M sia 10 volte H?!

Se la BCE vuole aumentare la base monetaria (H) di 100 euro, allora la BCE dovrà comprare titoli

per 100 mila euro. Così facendo il venditore1 del titolo alla BCE guadagnerà 100 mila euro.

In questo senso nel mercato ci sono 100 mila euro in più. !

Il venditore1 però decide di investire tutti i 100 mila euro in più, che gli sono stati dati dalla BCE,

depositandoli in banca (BANCA 1) perché il venditore vuole solo depositi e non vuole circolante

(come dati dell’esempio).!

La banca quindi ora ha 100 mila euro di depositi in più. La banca di credito di questi 100 mila euro

in più può detenere solo il 10% in forma liquida (dato dell’esercizio). Perciò la banca di credito

ora si tiene 10 mila euro in forma liquida, mentre con gli altri 90 mila euro decide di comprare titoli

da un venditore2.!

Il venditore2 prende i 90 mila euro e li deposita presso un’altra banca di credito (BANCA 2).

Essa prende i 90 mila euro e il 10% di questi deve essere detenuto in forma liquida, mentre il resto

(ovvero 81 mila euro) saranno utilizzati per comprare titoli da un venditore3 etc. !

Quindi i 100 mila euro iniziali messi a disposizione dalla BCE si stanno moltiplicando perché quei

100 mila euro non devono essere detenuti tutti in forma liquida, ma solo una parte di questi deve

essere detenuto in forma liquida, mentre il resto può generare ulteriori depositi che sono una parte

dell’offerta di moneta.! 133

Se quindi il coefficiente di riserva obbligatoria fosse pari a 1, il meccanismo finirebbe una volta che

il venditore1 avrà depositato i 100 mila in BANCA1. Infatti una volta depositati in banca, siccome

il coefficiente è 1, allora vuol dire che la BANCA1 può detenere tutti i 100 mila euro. ! !

!

!

!

!

Quindi M è 10 volte H perché nel mercato non ci saranno solo i 100 mila euro immessi da H (dalla

BCE), ma anche tutti i depositi delle singole banche di credito. !

!

!

07/05!

La BCE ha due obiettivi:!

Operativo: tasso overnight!

• Finale: stabilità dei prezzi !

!

La differenza tra la Federal Reserve e la BCE!

Aspetto regolamentare: la BCE ha uno statuto internazionale perché deve contemplare paesi

• differenti. La BCE ha uno statuto che ha la valenza di una legge costituzionale, infatti per

modificare lo statuto sono necessarie una serie di procedure proprio come se fosse una legge

costituzionale. La Federal Reserve invece contempla solo uno stato (USA) ed ha una legge

ordinaria, quindi è modificabile passando in Parlamento.!

La BCE ha un mandato gerarchico: la BCE ha come principale obiettivo la stabilità dei prezzi,

• poi condizionatamente al raggiungimento di quell’obiettivo ci sono una serie di obiettivi che però

sono gerarchicamente inferiori (es: piena occupazione, sviluppo dei paesi etc).!

La Federal Reserve ha un mandato duale: la Federal Reserve deve garantire la stabilità dei

• prezzi e la garanzia del livello occupazionale prefissato. !

!

!

Meccanismo di trasmissione della politica monetaria!

Il processo attraverso il quale si passa dal tasso overnight all’inflazione è definito “trasmissione

della politica monetaria” Se la banca centrale influenza il tasso overnight, questo ha un effetto

su tutti gli altri tassi d’interesse in economia. !

!

Il tasso d’interesse applicato per esempio agli investimenti per le imprese, ha un effetto sugli

investimenti stessi. !

Quindi siccome le imprese vogliono investire e siccome devono chiedere prestiti alle banche di

credito per investire, allora il tasso d’interesse che le banche applicano al prestito, influenzerà le

scelte delle imprese di investire. In particolare più alto è il tasso d’interesse (i), meno le imprese

sono incentivate ad investire (I).!

!

Gli investimenti sono una componente della domanda di beni aggregata Y=C+I+G. Per tale motivo

se c’è un effetto sugli investimenti (I), allora ci sarà un effetto anche sulla domanda di beni

aggregata (AD). !

Se la domanda aggregata sale, allora i prezzi salgono e viceversa. !

!

Ora quindi, nell’analisi macroeconomica, non si considereranno più gli investimenti come se

fossero costanti/esogeni. !

L’investimento infatti non è costante, ma dipende principalmente da due fattori:!

Il livello delle vendite!

• Il tasso di interesse.!

!

!

! 134

!

!

!

!

!

!

- Gli investimenti dipendono negativamente dal tasso d’interesse (i) (più alto è il tasso

d’interesse, più alto sarà il costo dell’investimento). !

- Gli investimenti dipendono positivamente dalla produzione (Y) (se la domanda è maggiore, si

faranno maggiori investimenti)! !

!

Il panico finanziario e la crisi!

La crisi è caratterizzata dal fenomeno del panico finanziario!

Il panico finanziario è causato dalla paura fondata o infondata, che hanno i depositanti, che

• una banca diventi insolvente, ovvero che la banca possa non restituire i depositi che un

individuo ha effettuato presso la banca stessa. !

!

Esistono due tipi di crisi:!

Crisi di insolvenza: in una crisi di insolvenza, il passivo patrimoniale di una banca è superiore

• all’attivo patrimoniale. Si avrà bancarotta, a meno che il Governo e gli azionisti non decidano di

aumentare le risorse proprie della banca.!

Crisi di liquidità: in una crisi di liquidità, un istituto di credito è temporaneamente incapace di

• soddisfare le richieste di riscossione dei depositi anche se l’attivo patrimoniale è superiore al

passivo.!

!

! La crisi finanziaria del 2007-09!

La crisi finanziaria del 2007 si è generata dagli USA ed è partita dal settore immobiliare.!

Tre furono i fattori scatenanti della crisi del 2007:!

1. Innovazione finanziaria nei mercati dei mutui ipotecari (mutuo degli immobili).!

2. Problemi di agenzia nei mercati dei mutui ipotecari.!

3. Ruolo dell’asimmetria informativa nel processo di assegnazione dei rating creditizi.!

!

1. L’innovazione finanziaria nei mercati dei mutui ipotecari si è sviluppata seguendo queste

linee:!

L’ingegneria finanziaria portò alla creazione di nuovi prodotti finanziari che trasformarono il mutuo,

che per definizione è uno strumento finanziario non trasferibile, (perché se andiamo in banca e

contraiamo un mutuo, quello sarà un contratto personale tra noi e la banca e non sarà trasferibile

ad un nostro amico), in uno strumento trasferibile. Il mutuo venne perciò spersonalizzato in sorta di

“titolo-pacchetto” in cui lo strumento finanziario dava diritto al detentore di questo pacchetto ad

avere degli interessi che dipendevano dal fatto che le rate dei mutui dei singoli individui del

pacchetto fossero pagate. !

Detto in altre parole: in questo “pacchetto” c’era un pezzo del mutuo di A, un pezzo del mutuo di

B etc. L’individuo A aveva una rischiosità 1, l’individuo B aveva una rischiosità 2 etc.

Se prendiamo dei pezzi uguali di questo mutuo e li mettiamo in un’attività che che possiamo tirare

fuori dalla banca, allora il rischio non rimarrà più in capo a chi ha emesso il mutuo, ma andrà a chi

lo venderemo. In questo modo chi comprerà il titolo avrà diritto ad una remunerazione che

dipenderà dal fatto che A e B paghino le rate. Quindi se A e B pagano le rate, allora il detentore del

titolo avrà un pezzo di quella rata. Ciò è definito “remunerazione per la detenzione di quel titolo”. !

Se noi compriamo un titolo in cui la parte di B (che è quello più sicuro) è del 90%, mentre la parte

di A (che è quello meno sicuro) è solo del 10%, allora noi percepiremo un interesse più basso

perché si tratta di un titolo poco rischioso, ma più sicuro.!

135

Se noi invece compriamo un titolo in cui la parte di B (che è quello più sicuro) è del 10%, mentre la

parte di A (che è quello meno sicuro) è del 90%, allora noi percepiremo un interesse molto alto

perché si tratta di un titolo molto rischioso e poco sicuro perché se A non paga più le rate, il nostro

titolo non varrà niente. !

Lo strumento finanziario di per sè ha un senso perché noi stiamo “ridistribuendo” il rischio di A non

più in capo alla banca che ha dato in prestito ad A, ma lo stiamo ridistribuendo a vari individui.

Ogni volta che noi distribuiamo il rischio, riusciamo a rendere di per sé la potenziale perdita con un

impatto meno forte. L’unico problema è che noi dovremmo essere in grado di capire quale possa

essere il rischio del titolo etc. !

!

Come funzionava in generale il meccanismo? !

Originariamente i mutui subprime (mutui che venivano erogati agli individui che avevano un

livello di effettiva potenzialità di restituzione del prestito piuttosto bassa) venivano erogati con certe

modalità: !

Nei primi anni del mutuo, coloro che prendevano prestiti per le proprie case pagavano un tasso

• d’interesse molto basso.!

Dopo 2/3 anni invece, il tasso d’interesse diventava molto più elevato e aveva uno spread che

• commisurato alla rischiosità del prestito. In quel periodo (precedente al 2007) i prezzi delle case

salivano ad un ritmo tale per cui le banche erano disposte a prestare la totalità del valore della

casa. Siccome i prezzi delle case salivano, gli individui subprime (individui che non avevano la

possibilità di comprare le case) contraevano un mutuo a queste condizioni (primi due anni si

paga poco e successivamente si paga tanto). !

Dopo i 2/3 anni, siccome il tasso d’interesse cresceva come da condizione della banca1, gli

individui subprime rinegoziavano il mutuo. Essi quindi andavano da un’altra banca2 (che aveva

una garanzia più alta in quanto il prezzo della casa dopo 2/3 anni era salito) e chiedevano un

mutuo più alto di quello precedente. !

Se quindi nei primi 2 anni la banca1 aveva dato un prestito pari a 100 all’individuo in questione,

successivamente dopo 2/3 anni la banca2 darà un prestito di 200 all’individuo in conseguenza

dell’aumento del valore della casa. !

L’individuo subprime quindi è riuscito in questo modo a rendere liquido l’incremento di prezzo

della casa. !

Questo meccanismo funzionò fino a quando i prezzi delle case salivano, successivamente il

meccanismo terminò a causa di un arresto dell’incremento del valore della casa.!

!

2. I problemi di agenzia nei mercati dei mutui ipotecari diventarono più acuti:!

In questo meccanismo, in cui molta gente prendeva a prestito e in cui la Federal Reserve

immetteva molta moneta sul mercato, si creò una liquidità molto forte. Dato che la liquidità era

elevata, le banche fecero meno attenzione a dare a prestito e si creò una situazione in cui il prezzo

delle case salì e l’ingegneria finanziaria permise alle banche di non tenersi in casa il rischio del

mutuo, ma permise di venderlo al di fuori della propria struttura. !

In questa situazione coloro che dovevano imprestare i mutui (i cosiddetti “originator dei mutui”)

ottennero una commissione per ogni “titolo-pacchetto” venduto e cercarono perciò di generare

più mutui possibili non preoccupandosi però della qualità dei “titoli-pacchetti” venduti. !

In casi estremi, gli intermediari (gli originator) incoraggiarono le famiglie a prendere mutui che non

potevano permettersi. !

Si creò così un “problema di agenzia” perché ci fu un problema legato al fatto che il rischio uscì

dalle banche e non venne più controllato dalle banche che prima controllavano le caratteristiche di

colui che prendeva a prestito. In questa situazione addirittura, le banche non avevano alcun

interesse a controllare i destinatari dei mutui. !

!

3. Infine, le agenzie di rating aggravarono la situazione:!

A tutto ciò si aggiunsero le agenzie di rating che svolsero un ruolo fondamentale nella crisi. Esse

avevano il compito di dare a giudizio la solvibilità dell’emittente (dovevano giudicare il rischio e le

caratteristiche dell’emittente). Il segnale (rating) che viene dato da queste agenzie avrebbe dovuto

dire quanto fossero sicuri gli emittenti. ! 136

Le agenzie dovevano dire da un lato quanto fosse sicuro un titolo, dall’altro lato dovevano fornire

servizi di consulenza sul modo di strutturare prodotti finanziari al fine di ottenere punteggi creditizi

elevati, determinando quindi una situazione di palese conflitto di interessi.!

!

Inoltre, il sistema di assegnazione dei rating non era adeguato per valutare strumenti complessi

come quelli del credito strutturato.!

Il risultato fu quello di assegnare punteggi insensati in base a quali gli investitori avrebbero dovuto

valutare la qualità dei loro investimenti.!

!

A causa di questi 3 fattori quindi il mercato s’inceppò, il prezzo delle case scese e quindi i

mutuatari si ritrovarono ad avere un prestito da 200 mila euro con una casa avente un valore di

soli 100 mila euro. La gente iniziò così a non pagare le rate, le banche iniziarono a trovarsi con

moltissimi mutui non pagati e di tantissime case di cui entrarono in possesso.!

Le banche si ritrovarono così con moltissime case e con pochissima liquidità a causa dei molti

prestiti effettuati. Per tale motivo le banche vendettero in massa le case. !

Siccome le banche vendettero in massa le case, il prezzo di queste scendete a livelli bassissimi. !

Scoppiò così la “bolla immobiliare”. !

!

Inoltre i titoli che erano riferiti ai mutui e che non vennero più percepiti, erano parte dell’attività

delle banche e ora quei titoli non valevano più nulla. Quindi il lato delle attività delle banche

scese drasticamente.!

Le banche avviarono così un processo di deleveraging per ridurre le passività perché altrimenti ci

furono attività basse e passività elevate. Per colmare le passività le banche dovettero prendere la

liquidità a disposizione per restituire dei prestiti contratti.!

Es: le banche che prima avevano emesso obbligazioni proprie (passività), ora dovranno rientrare

di questa passività restituendo i soldi a coloro che avevano prestato alle banche i soldi. !

!

Ma se le banche utilizzano i loro soldi per restituire le passività che avevano accumulato, allora

esse non avranno più soldi da dare a prestito alla gente sotto forma di mutui etc. !

Tutto ciò portò a recessione e depressione.!

!

L’impatto della crisi del 2007-09 si manifestò su:!

a) Il mercato statunitense dell’edilizia residenziale!

b) I bilanci delle istituzioni finanziarie, imprese e famiglie!

c) I mercati finanziari globali!

d) I fallimenti di alcune delle principali istituzioni finanziarie!

!

Integrazione dei mercati!

A causa dell’integrazione dei mercati la crisi si diffuse rapidamente all’Europa. Con il

declassamento dei rating sui prodotti finanziari legati ai mutui (per un ammontare pari a più di 10

miliardi di dollari), i mercati monetari a breve termine si bloccarono e nell’agosto 2007 BNP Paribas

sospese il rimborso delle quote detenute in alcuni dei suoi fondi monetari. I problemi di liquidità si

estesero così a tutto il sistema finanziario e alle imprese.!

!

Fallimenti istituzioni finanziarie!

Il prosciugamento del credito provocò diversi fallimenti bancari.!

Northern Rock (che per i propri finanziamenti si era appoggiata più sulla vendita ad ampio

• raggio di titoli di debito a breve termine che sui depositi) fu una delle prime istituzioni finanziarie

a crollare. Ma ben presto altre la seguirono.!

!

Conseguenze:!

La crisi e l’indebolimento dei mercati creditizi causarono la peggior contrazione economica dai

tempi della seconda guerra mondiale. Il netto declino del PIL reale e l’aumento del tasso di

disoccupazione fino a superare il 10% nel 2009 ebbero un impatto drammatico sull’intera

economia.!

! 137

Il ruolo degli investimenti (I)!

La funzione si spesa ora includendo gli investimenti che dipendono dal tasso d’interesse e daY,

allora anche la funzione di spesa dipenderà dal tasso d’interesse (i).!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

Gli investimenti (I) determinano il punto di connessione tra il mercato finanziario e il mercato dei

beni. Gli investimenti rappresentano un pezzo della domanda di beni che dipendono da una

variabile che mette in equilibrio il mercato finanziario. La domanda di beni è legata perciò dalla

variabile degli investimenti che determinata dal mercato della moneta.!

Gli investimenti legano due mondi (mercato della moneta) e (mercato dei beni).!

!

La funzione della domanda di beni ora sarà così:!

!

!

! 138

Non è un moltiplicatore vero è proprio perché il moltiplicatore ci diceva che all’aumentare di A

variava Y. Ora invece all’aumentare di A varierà Y, ma varierà anche (i).!

!

Se A aumenta di 10, a parità di (i), avremo un effetto differente rispetto a prima perché ora avremo

due meccanismi in moto.!

!

Quando abbiamo solo il moltiplicatore keinesiamo e la propensione marginale al consumo, il

motivo per cui la spesa autonoma si moltiplica è dovuta al fatto che le famiglie consumeranno di

più e quindi aumenterà C. !

La stessa cosa avviene qui. L’aumento di G di 20, fa sì che le imprese debbano produrre di più (Y).!

La produzione maggiore ora ha due effetti (far salire C e far salire I). !

!

!

!

Per tali ragioni l’effetto di questo moltiplicatore sarà

maggiore rispetto al moltiplicatore keinesiano in quanto

in questo caso l’aumento di Y fa salire sia C e sia I.

Prima invece l’aumento di Y faceva salire solo C.!

!

L’equilibrio sui mercati dei beni a questo punto non

prenderà più in considerazione solo Y, ma dovrà

considerare anche I. !

!

Prima l’equilibrio dei beni era rappresentato così: —>!

Nel punto in cui si incontrava la domanda dei beni con la

produzione Y, allora si trovava il reddito di equilibrio Y*. !

!

!

!

!

!

! !

Ora invece abbiamo una variabile in più, cioè la

variabile degli investimenti (I). !

Siccome I è una variabile esogena, allora gli

investimenti saranno una variabile che determinerà

la posizione della domanda di beni nel piano. !

!

•Se il tasso d’interesse (i) si alza, allora gli

investimenti (I) scenderanno e quindi di

conseguenza anche la domanda di beni Y

scenderà. Questo è dovuto al fatto che se il tasso

d’interesse è alto, allora le imprese investiranno di

meno. !

•Se il tasso d’interesse si abbassa, allora gli

investimenti (I) si alzeranno e quindi di

conseguenza anche la domanda di beni

aumenterà. !

!

!

!

!

! 139

08/05! La Curva IS!

Passaggio dal modello reddito-spesa (Y-AD) alla curva (iS)!

!

!

!

!

!

!

Ora ci interessa capire quali effetti hanno le variazioni delle componenti all’interno di A non solo

sulla variabile di riferimento al mercato dei beni (Y), ma anche su (i). Quindi ci interessa capire

quale effetto abbia una variazione della spesa pubblica G non solo su Y, ma anche su i. Se G ha

un effetto su (i), allora G avrà un effetto anche sugli investimenti e anche su Y. !

!

Cosa succede quando (i) cambia? !

Nel grafico reddito-spesa, il tasso d’interesse (i) è

una variabile esogena, ovvero è una variabile che

non è presente sugli assi cartesiani e che sposta

la domanda sul piano o sopra o sotto. !

!

In particolare dato che (i) entra nella funzione di

domanda con un segno (-) davanti, allora se

sappiamo che se il tasso d’interesse sale allora gli

investimenti scendono e se gli investimenti

scendono, allora la spesa aggregata (AD) scende. !

!

Nel grafico a fianco sono rappresentati i punti di

equilibrio tra offerta e domanda di beni. !

i0=5%!

• i1=6%!

• Y0=100!

• Y1=80!

!

Nel grafico il punto A corrisponde al punto di

equilibrio tra domanda e offerta. In quel punto per

un certo valore (i0) corrisponde un reddito (Y0).

All’aumentare del tasso d’interesse da (i0) a (i1)

(con i1>i0), la domanda di beni (AD) scenderà

verso il basso da Y0 a Y1. Ciò è dovuto al fatto

che gli investimenti (che sono presenti nella

domanda di beni Y=C+I+G) sono scesi a causa

dell’aumento del tasso d’interesse da i0 a i1. !

Siccome la domanda è più bassa, allora avremo

un nuovo punto di equilibrio (B) inferiore a (A) e

più a sinistra. Il punto B corrisponderà all’equilibrio

tra offerta e domanda di beni con (Y0=80 e

i1=6%).!

!

Questo grafico ora deve essere trasferito in un

diagramma che prenderà in considerazione

contemporaneamente i e Y. !

In questo senso si passa dal grafico reddito-spesa,

in cui si guardava alla domanda e all’offerta di beni

in un piano (Y-AD), ad un diagramma (iS) in cui si

considera il tasso d’interesse (i) e il reddito (Y). !

140

La curva iS è una curva nel piano (Y,i), cioè abbiamo sull’asse delle ordinate (i) e sull’asse delle

ascisse (Y).!

Il grafico (AD) ci dice che in equilibrio se il tasso d’interesse aumenta (da i0 a i1), il reddito di

equilibrio scende (da Y0 a Y1). Ciò vuol dire che sul nuovo grafico (iS) andremo a posizionare

sugli assi (Y e i). ! !

!

!

!

!

Se noi quindi andiamo a rappresentare i punti A e B sul nuovo grafico (iS), noteremo che il punto

A(100,5%) sarà più basso rispetto al punto B(80,6%). !

Si potrebbe fare la stessa cosa per qualsiasi altro punto del grafico (AD). !

Il legame tra tasso d’interesse (i) e reddito (Y) è inverso e la relazione tra i e Y è negativa.!

Ciò vuol dire che la curva iS di tutti i punti di equilibrio sul mercato dei beni (AD), al variare del

tasso d’interesse, è una curva inclinata negativamente. !

!

E’ una curva inclinata negativamente perché rappresenta tutte le combinazioni (Y,i) per cui il

mercato è in equilibrio. Il mercato è in equilibrio solo quando le curve di domanda del grafico (AD)

intersecano la curva di offerta del grafico (AD) ovvero la bisettrice di 45°. !

La curva iS ci permette di identificare per esempio quanto varrà il reddito di equilibrio (Y1)

quando il tasso d’interesse è al 6% (in questo caso 80). !

!

!

La curva iS ci dice che: !

!

!

! !

La Curva LM!

Passaggio dal mercato della moneta alla curva LM!

La curva iS ci dice che se ho un certo tasso d’interesse (i) sul mercato, allora saprò quanto varrà Y.!

Il tasso d’interesse (i) però indica il livello del tasso

d’interesse che arriva in equilibrio dal mercato della

moneta, quindi ora sappiamo come i sia legato ad

Y, ma non sappiamo come in equilibrio sia

generato. Per capire ciò bisogna analizzare il

mercato della moneta. !

Nel mercato della moneta, la domanda di moneta e

l’offerta di moneta trovano l’equilibrio in

corrispondenza di un certo livello di moneta in

circolazione (M/P) e di un certo livello di tasso

d’interesse (i). !

!

Il mercato della moneta ci dice qual è l’equilibrio tra

offerta e domanda di moneta. !

L’equilibrio tra domanda ed offerta di moneta,

parlando di moneta in termini reali, ci dice che ad

una certa offerta di moneta (che era costante e data

dalla BCE), corrisponde un certo tasso d’interesse. !

!

!

!

! 141

RICORDA: !

Se nel modello (AD) sugli assi ci veniva dato il reddito Y, ma non ci veniva dato il tasso

d’interesse i che era esogeno ed era quindi da trovare, nel modello monetario, invece, sugli assi

ci viene dato il tasso d’interesse i, ma non ci viene dato il reddito Y che è esogeno e quindi

dobbiamo trovarlo. !

Se quindi nel modello (AD) abbiamo visto come cambiava il reddito Y al variare di del tasso

d’interesse, che faceva muovere la curva AD, nel modello monetario invece, bisognerà capire

come cambia il tasso d’interesse (i) al variare di Y che muove la curva di domanda. !

!

La curva di domanda di moneta è inclinata negativamente ed è definita in termini reali come: !

!

!

!

!

La curva della domanda di moneta è negativa perché se (i) fosse alto, allora ci sarebbe meno

domanda di moneta, mentre più il tasso d’interesse fosse meno alto, allora ci sarebbe più

domanda di moneta.!

!

Nel grafico i*=tasso d’interesse di equilibrio. !

Dato che la curva di offerta di moneta è fissata dalla BCE e dato che la curva di domanda di

moneta è negativa, allora sul mercato della moneta ci sarà un tasso d’interesse di equilibrio che

corrisponderà a i*.!

!

Come cambia il valore di i al variare di Y?!

Se Y cambia, allora anche la curva della domanda di moneta cambia perché la curva della

domanda di moneta è influenzata positivamente da Y (la gente quando ha più reddito Y chiede

sempre più moneta). !

!

!

!

Nel grafico abbiamo:! !

!

!

!

!

!

! 142

Il punto B identifica l’equilibrio di mercato della moneta. A questo punto corrisponde un tasso

d’interesse di equilibrio pari a (i0*) e un livello di reddito pari a (Y0). A causa di un aumento del

livello di reddito (da Y0 a Y1) le famiglie incominciano a chiedere più moneta e quindi si passa ad

un tasso d’interesse di equilibrio maggiore (da i0* a i1*). Il punto A identifica l’equilibrio di mercato

di moneta tra domanda di moneta e offerta di moneta (M/P) a cui corrisponde un tasso d’interesse

i1* e un livello di reddito pari a Y1. !

!

!

!

!

A differenza del mercato dei beni (AD), nel mercato della moneta se aumenta il reddito Y, allora

aumenterà anche i. In questo senso c’è una relazione positiva tra reddito e tasso d’interesse. !

!

Trasferiamo ora i punti di equilibrio (A e B) del mercato della moneta nel diagramma (i,Y) LM!

!

Nel diagramma si noterà che B sarà più basso di A in quanto B corrisponde a livelli di reddito e a

livelli di tasso d’interesse bassi, mentre A corrisponde a livelli di reddito e a livelli di tasso

d’interesse alti. !

Collegando i punti tra i loro troveremo la curva LM che è una curva inclinata positivamente.

La curva LM è inclinata positivamente perché data una fissa quantità di moneta offerta, si può

essere in equilibrio solo se contemporaneamente all’aumento di Y sale anche i. Se quindi sale

anche i, allora la domanda di moneta scende. Se Y e i non aumentano contemporaneamente,

allora non sarà possibile raggiungere l’equilibrio nel mercato della moneta in quanto l’offerta

rimane sempre fissa. !

!

La curva LM è la curva di equilibrio sul mercato della moneta al variare del reddito (Y) che passa

da un valore basso ad un valore alto. !

!

!

!

! !

!

!

!

!

!

143

Modello iS-LM!

Siccome il diagramma della curva (LM) è uguale al diagramma della curva (iS), allora andiamo a

mettere la curva LM nel diagramma della curva iS. !

Verrà fuori questo digramma complessivo: —>!

!

Il modello iS-LM è il modello con il quale interpretiamo

gli effetti di politiche monetarie e di politiche fiscali. !

Il punto di equilibrio tra LM e iS è il punto in cui LM e iS

s’incontrano ovvero nel punto A. !

! Il punto A: è l’unico punto in cui LM e iS s’incontrano

• (LM=iS). i*=Y* —> punto di equilibrio tra iS ed LM.!

Il punto B: è il punto di equilibrio del mercato dei

• beni, ma non è il punto di equilibrio del mercato della

moneta!

Il punto F: è il punto di equilibrio del mercato della

• moneta, ma non è il punto di equilibrio del mercato dei

beni. !

!

Le variabili esogene/endogene delle curve LM e iS:!

- La curva iS e la curva LM hanno due variabile endogene in comune: (Y e i) che sono poste

sugli assi cartesiani. Esse indicano l’inclinazione delle curve e il movimento sulle curve. !

!

- La curva iS e la curva LM però hanno anche delle variabili esogene diverse tra loro. Esse

indicano qual è la posizione della curve sui piani (più in alto o più in basso). !

!

iS e LM sono tracciate per un dato valore di variabili esogene che non sono sui dati e sono: !

!

Per la curva iS le variabili esogene e sono: !

!

!

!

Per la curva LM le variabili esogene sono: !

!

!

!

!

!

!

!

Cosa succede quando per esempio muoviamo le variabili esogene di iS?!

Esempio1: muoviamo la spesa pubblica G. !

Se muoviamo la spesa pubblica G, allora si sposterà la curva iS dato che G è una variabile

esogena della curva iS che mette in relazione Y=C+I+G! !

!

!

!

!!

Esempio2: muoviamo le tasse NT! !

!

!

!

!

! 144

“Politiche Fiscali Espansive”: si hanno quando

• abbiamo un aumento di G e una riduzione di NT. Si

chiamano così perché espandono Y.!

“Politiche Fiscali Restrittive”: si hanno quando

• abbiamo una diminuzione di G e di un’aumento di NT.

Si chiamano così perché restringono il reddito di

equilibrio Y.!

!

!

!

!

!

!

!

Esempio3: muoviamo gli investimenti I!

!

!

In generale quando le componenti di Y=C+I+G salgono, allora la curva iS si sposterà sempre

verso destra. Inoltre quindi guardando il grafico sapremo già se C, I e G sono aumentati o meno.

Infatti se la curva iS si sposta a destra e passa da Y* a Y**, allora sapremo già una componente di

Y* sarà aumentata !

!

Quindi: !

!

Questo meccanismo ci dice quindi che quando abbiamo una politica fiscale espansiva, abbiamo

un fenomeno chiamato “Fenomeno di Spiazzamento degli Investimenti privati”.

Questo fenomeno consiste nel fatto che se la spesa pubblica G aumenta (come da esempio),

l’aumento di spesa pubblica G si traduce in un incremento del tasso d’interesse (i).!

L’incremento del tasso d’interesse può portare però ad un effetto negativo sugli investimenti privati

che sono sempre influenzati negativamente da (i). !

Quindi è come se la spesa pubblica G rendesse meno attraenti gli investimenti privati sotto il

profilo del canale del tasso d’interesse perché lo sta rendendo più alto.!

Quindi: un aumento di G porta ad un aumento di Y, ma l’aumento di Y può andare danno di I.!

145

13/05!

!

Cosa succede se muoviamo le variabili esogene di LM?!

L’effetto Y, ovvero l’effetto sul PIL, è legato all’effetto che una tra le variabili esogene (M o P) ha sul

tasso d’interesse (i). !

Ricorda: L’equilibrio nel mercato della moneta è determinato quando: !

!

!

La domanda di moneta in termini reali dipende positivamente da Y e negativamente da (i).!

!

Esempio: Cosa succede quando M/P aumenta?!

E’ possibile far aumentare (M/P) o aumentando la quantità di moneta nominale (M) (cioè i saldi

monetari reali) oppure riducendo il livello dei prezzi (P). Infatti siccome P è al denominatore, una

riduzione di P ha l’effetto di far aumentare (M/P). !

Queste due grandezze (M e P) agiscono nella variazione di (M/P). !

!

Le variabili esogene M e P determinano la posizione di LM nel piano. In particolare graficamente

vuol dire che se noi aumentiamo M o riduciamo P avremo un aumento di (M/P) che passa da (M/P)

ad (M/P)’ quindi dal punto A al punto B. !

Tutto ciò quindi porta ad una nuova curva di offerta a livelli di moneta reali più alti (più a destra).!

!

Siccome la curva si sposta più a destra, allora avremo un tasso d’interesse più basso, che passa

da i a i’. !

Quando aumenta l’offerta di moneta nell’economia, abbiamo un eccesso di moneta nell’economia

che si traduce in una riduzione del tasso d’interesse perché gli individui devono essere indotti a

detenere più moneta di quella che volevano prima. !

!

Come si nota dal grafico, la curva di moneta è rimasta la

stessa (non è variata), ma è variata solo l’offerta di

moneta (M/P). !

!

Il punto B identifica l’equilibrio sul mercato della moneta

quando abbiamo un’offerta di moneta che è aumentata. !

La curva di domanda in questo grafico è tracciata per un

dato livello di Y. !

Y però non è nel grafico perché è una variabile esogena

e quindi la curva di domanda varia al variare di Y.

In questo modo più Y sale e più la curva di domanda si

sposterà verso l’alto da Y1 a Y2.!

!

!

!

!

!

!

!

! 146

!

!

Se quindi per esempio l’offerta di moneta (M/P) aumenta da 8 a 10, allora l’effetto sul mercato

della moneta, a parità di Y, determinerà un passaggio da un tasso d’interesse (i) del 5% ad un

tasso d’interesse del 3%.! !

!

!

!

!

!

Se quindi l’offerta di moneta si alza da 8 a 10 e se il tasso d’interesse si abbassa dal 5% al 3%,

allora che cosa succederà alla curva di LM?!

LM si abbassa da LM a LM’ perché a parità di Y il tasso d’interesse si abbassa dal 5% al 3%.!

Viceversa avviene quando M scende o quando P sale. !

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

! !

Politica Monetaria/Fiscale espansiva/restrittiva!

!

! 147

Attraverso la combinazione di queste politiche tra di loro, avremmo la creazione di nuovi punti di

equilibrio tra la curva LM e la curva iS dovuti allo spostamento di tali curve sul piano cartesiano (o

più in basso o più in alto. !

! !

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!

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!

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!

!

!

!

!

!

Politica Monetaria Espansiva/Restrittiva Politica Fiscale Espansiva/Restrittiva!

!

!

Analizziamo ora un caso particolare di politica

fiscale espansiva e di politica monetaria

restrittiva. !

Nel punto A abbiamo l’intersezione della

• curva LM0 e della curva iS0!

Nel punto B abbiamo l’intersezione della

• curva LM1 e della curva iS1. !

Il livello di PIL è sempre uguale ovvero è rimasto

Y*. Tuttavia il punto A però intercetta un tasso

d’interesse (i*), mentre il punto B intercetta un

tasso d’interesse maggiore pari a (i**). Ciò vuol

dire che possiamo raggiungere lo stesso livello di

PIL con una politica fiscale espansiva e una

politica monetaria restrittiva.!

!

! !

!

!

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!

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!

!

!

!

!

! 148

!

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!

!

!

!

!

! !

Trappola della Liquidità!

La trappola della liquidità consiste nel limite della politica monetaria di aumentare il PIL quando il

tasso d’interesse è pari a 0.!

Immaginiamo di trovarci in un punto (A) in cui la iS interseca la LM ad un tasso d’interesse quasi

pari a 0 (i=0.5 circa). Se avviene una situazione simile, è possibile aumentare la curva LM ad LM’

fino a quando la curva LM non interseca il punto minimo del tasso d’interesse, ovvero i=0. !

Ciò avviene perché se la curva LM si sposta più a destra, vuol dire che l’offerta di moneta (M) sta

crescendo e di conseguenza sta diminuendo il tasso d’interesse (i). Questa politica monetaria

espansiva sta facendo in modo che la gente

detenga maggiore moneta liquida (più il tasso

d’interesse è basso e più si alza l’offerta

moneta —> più la gente non comprerà titoli,

ma vorrà avere maggiore moneta liquida).!

Quindi in LM’ ci troviamo in una situazione in

cui il tasso d’interesse in i* è pari a 0 e il PIL

sarà Y**. !

In questa situazione però non si potrà più

aumentare il PIL, per esempio da Y** a Y***,

perché aumentando il PIL e quindi spostando

la curva LM ancora più a destra, il tasso

d’interesse dovrebbe scendere al di sotto dello

0, ovvero dovrebbe scendere in (i**), ma ciò

non è possibile. !

L’unico modo per aumentare Y da Y** a Y*** è

spostando la curva iS a destra in iS’. !

!

Questa quindi si chiama “trappola della liquidità” perché ci dice che la politica monetaria è in

trappola, ovvero non è più efficace ad aumentare il PIL quando il tasso d’interesse è pari a 0.!

!

!

L’Equivalenza Ricardiana!

Immaginiamo di essere un cittadino a cui viene erogata più spesa pubblica (G). !

Un aumento di G è positivo perché si traduce in un aumento di Y etc. !

Tuttavia se oggi lo stato aumenta G senza aumentare le tasse NT, allora prima o poi aumenterà le

tasse NT per riprendersi G. !

Se quindi oggi lo stato aumenta G di 20, il cittadino dovrà prendere consapevolezza che domani lo

stato toglierà quei stessi 20 di G ai cittadini. Perciò quando lo stato aumenta G, il cittadino non

dovrà fare nulla (non comprare di più o spendere di più), perché ad oggi abbiamo un YD maggiore,

ma domani ne avremo di meno a causa dell’aumento delle tasse NT. !

L’equivalenza ricardiana dice che se il cittadino si rendesse conto che lo stato oggi può finanziare

spesa pubblica G in deficit di bilancio (G maggiore di NT) per poi domani aumentare le tasse,

allora le politiche fiscali non dovrebbero avere effetto. !

149

!

Infatti se il cittadino capisce questo meccanismo dello stato, allora un aumento della spesa

pubblica G potrebbe non avere nessun risultato perché il cittadino si rende conto che

quell’aumento di spesa pubblica G sarà seguito da un aumento delle tasse. !

!

Tuttavia questa equivalenza funziona poco perché i cittadini sanno che lo stato dovrà rientrare di

ciò che spende e inoltre non si sa quando lo stato rientrerà dei soldi. Infatti per esempio in tutti gli

anni 80, la G è aumentata in continuo senza riscontrare un aumento delle tasse NT. !

!

!

14/05 ! Esercitazione 2!

!

Es n°1: Un aumento del reddito nazionale !

1. Aumenta l'offerta di moneta !

2. Aumenta la base monetaria !

3. Diminuisce il tasso di interesse !

4. Aumenta la domanda di moneta !

!

Es n°2: Un aumento del tasso di interesse !

1. Riduce il prezzo delle obbligazioni !

2. Aumenta il prezzo delle obbligazioni !

3. Aumenta la domanda di moneta !

4. Aumenta l'offerta di moneta da parte della Banca Centrale !

!

Es n°3: Le operazioni di mercato aperto sono !

1. Operazioni di compravendita di titoli nel mercato finanziario da parte della banca

centrale, allo scopo di variare la base monetaria !

2. Operazioni sul mercato dei cambi, allo scopo di variare la base monetaria !

3. Operazioni con le quali la banca centrale modifica il coefficiente di riserva obbligatoria !

4. Operazioni tra privati che sono in grado di influenzare la base monetaria !

!

Es n°4: Gli strumenti a disposizione della banca centrale per controllare l'offerta di moneta sono !

1. Le operazioni di mercato aperto !

2. Il tasso ufficiale di riferimento !

3. Il coefficiente di riserva obbligatoria !

4. Tutti gli strumenti precedentemente citati !

!

Es n°5: Se nel mercato finanziario la domanda di moneta eccede l'offerta di moneta, allora il tasso

di interesse tende a !

1. Salire !

2. Scendere !

3. Rimanere invariato fino ad un intervento della Banca Centrale !

4. Rimanere invariato perché o la domanda di moneta si riduce o l'offerta di moneta aumenta !

!

Es n°6: La funzione LM mostra !

1. Le combinazioni tra tasso di interesse e reddito nazionale che garantiscono un equilibrio nel

mercato dei beni !

2. Le combinazioni tra offerta di moneta e tasso di interesse che garantiscono un equilibrio nel

mercato monetario ! 150

3. La combinazione tra livello dei prezzi e reddito di una economia nazionale !

4. Le combinazioni tra tasso di interesse e reddito nazionale che garantiscono un equilibrio

nel mercato monetario !

!

Es n°7: L’effetto spiazzamento mostra che !

1. Variazioni della spesa pubblica non hanno influenza sugli investimenti privati !

2. Variazioni in aumento della spesa pubblica possono spiazzare (ridurre) gli investimenti

privati, in quanto provocano aumenti del tasso di interesse !

3. Variazioni degli investimenti privati sono in grado di spiazzare la spesa pubblica a causa di

variazioni del tasso di interesse !

4. Variazioni nella quantità offerta di moneta, da parte della Banca Centrale, possono spiazzare gli

investimenti privati !

!

Es n°8: Un aumento del livello generale dei prezzi provoca !

1. Una riduzione dell'offerta reale di moneta e dunque una contrazione della curva LM verso

sinistra !

2. Un aumento dell'offerta reale di moneta e dunque uno spostamento della curva LM verso destra !

3. Una contrazione della curva IS verso sinistra !

4. Un movimento lungo la curva LM !

!

Es n°9: Si assuma che gli individui vogliano detenere in circolante una frazione pari al 10% della

domanda di moneta, che le attività delle banche di credito consistano unicamente nell’investimento

in titoli e che il coefficiente di riserva obbligatoria sia pari a 0.05. Se la Banca Centrale attua

un’operazione di mercato aperto espansiva pari a 100 Mld, di quanti Mld varierà

approssimativamente la quantità di moneta totale offerta nel mercato? !

1. 690 !

2. 15 !

3. 1818 !

4. 2000 !

!

Es n°10: Si consideri l’esempio precedente. Se il panico finanziario causa una corsa agli sportelli,

per raggiungere la stessa quantità di moneta totale offerta nel mercato la banca centrale dovrà: !

1. Aumentare il coefficiente di riserva obbligatoria !

2. Ridurre ulteriormente la variazione di base monetaria !

3. Attuare un’operazione di mercato aperta più espansiva !

4. Vendere più titoli sul mercato !

! 151

Es n°11: Se la curva IS può essere rappresentata dalla retta Y=1800-300r (“r”, tasso di interesse

espresso in percentuale) e la curva LM dalla retta Y=450+150r, allora in equilibrio !

1. Y=100 !

2. Y=600 !

3. r=4!

4. r=3!

!

Es n°12: In una economia chiusa si hanno i seguenti dati C=100+0.8(Y-T); I=300-14r; G=60;

T=80; M =1000; M /P=Y-30r; P=2 quindi r e Y di equilibrio saranno: !

s d

1. r=14.8 Y=608 !

2. r=14.8 Y=944 !

3. r=12.4 Y=944!

4. r=12.4 Y=836 !

!

! 152

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!

!

Risparmio privato (S), risparmio pubblico (T-G) e investimenti (I) saranno: !

1. S=72.8 T-G=20 I=92.8 !

2. S=152.8 T-G=20 I=126.4 !

3. S=152.8 T-G=20 I=92.8 !

4. S=72.8 T-G=20 I=126.4 ! 153

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

!

Se il governo aumenta la spesa pubblica di 20 il tasso di interesse di equilibrio _______ e il

reddito di equilibrio ________. !

1. Resta invariato; aumenta di 20 !

2. Diventa 15.8; diventa 974 !

3. Diventa 13.8; diventa 638 !

4. Diventa 14; diventa 898 !

!

!

!

!

! 154

!

Es n°13: Si consideri il caso precedente in economia aperta con X=100 e Z=47+0.1Y (tasso di

cambio pari a 1). I nuovi livelli di r e Y di equilibrio saranno: !

1. r=10.5 Y=890 !

2. r=13 Y=890 !

3. r=13 Y=916!

4. r=10.5 Y=916 !

!

!

!

! 155

!

Risparmio privato, risparmio pubblico e investimenti saranno !

1. S= 62 T-G=20 I=118 !

2. S= 142 T-G=20 I=153 !

3. S= 62 T-G=20 I=153 !

4. S= 142 T-G=20 I=118 !

!

!

!

! 156 !

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!

!

!

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!

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!

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!

!

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!

!

!

Se il governo aumenta la spesa pubblica di 20, il tasso di interesse di equilibrio _______ e il

reddito di equilibrio ________. !

1. Resta invariato; aumenta di 20 !

2. Diventa 13.9; diventa 916 !

3. Diventa 12; diventa 916 !

4. Diventa 14; diventa 860 !

! 157

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!

!

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!

!

!

!

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!

!

!

!

!

Es n°14: Si immagini di partire al tempo t0 da un equilibrio (Y,r) con C(Y), I (Y,r) e tassazione

proporzionale al reddito. Se il governo in t1 riduce la spesa pubblica il nuovo equilibrio sarà in

corrispondenza di !

1. Un Y maggiore e un r minore !

2. Un Y maggiore e un r maggiore !

3. Un Y minore e un r maggiore !

4. Un Y minore e un r minore !

!

Es n°15: Se nel caso precedente, in t1 viene attuata, contemporaneamente alla politica fiscale

restrittiva, una politica monetaria espansiva che riporta Y al livello iniziale allora nel nuovo

equilibrio il livello della spesa pubblica ______, il livello dei consumi ______, gli investimenti

________, la tassazione proporzionale al reddito ________ !

1. In t1 è uguale a t0; in t1 è uguale a t0; in t1 sono uguali a t0; in t1 è uguale a t0 !

2. In t1 è minore che in t0; in t1 è uguale a t0; in t1 sono uguali a t0; in t1 è minore che in t0 !

3. In t1 è minore che in t0; in t1 è uguale a t0; in t1 sono maggiori che in t0; in t1 è uguale a

t0 !

4. In t1 è minore che in t0; in t1 è uguale a t0; in t1 sono minori che in t0; in t1 è uguale a t0 C!

! La spesa pubblica G nel punto B è scesa

• rispetto al punto A. Per questo motivo quindi in

t1 G è uguale a t0. !

I consumi C dipendono dal reddito Y. Perciò

• siccome la Y è rimasta invariata allora i

consumi C sono rimasti uguali. !

Gli investimenti I dipendono positivamente da

• Y e negativamente da i. Quindi se Y è rimasto

uguale e se il tasso d’interesse è sceso da A a

B, allora gli investimenti I saranno più elevati. !

La tassazione proporzionale al reddito Yt

• rimane invariata perché t è aliquota e Y nel

punto B rimane identico al punto A. !

!

! 158

15/05 Capitolo 22! La Domanda Aggregata (AD)!

Che cosa succede se aumentiamo i prezzi?!

Nel trattare l’equilibrio del sistema economico, con il modello IS-LM, abbiamo finora ipotizzato che:!

Il livello dei prezzi non variasse!

• Il lato dell’offerta potesse essere ignorato.!

!

Ora rimuoveremo queste due ipotesi e vedremo come avviene il meccanismo di fissazione dei

prezzi da parte delle imprese dato il mercato del lavoro sottostante. !

!

La relazione della domanda aggregata descrive gli effetti del livello dei prezzi (P) sulla produzione

(Y). Perciò sugli assi non avremo più il tasso d’interesse sulle ordinate, ma avremo il livello dei

prezzi (P), mentre sulle ascisse avremo sempre il reddito Y.!

La domanda aggregata (AD) deriva dalla condizione di equilibrio nei mercati reali e finanziari. !

Le condizioni di equilibrio sul mercato dei beni e sul mercato finanziario sono le seguenti: !

!

!

!

!

!

!

!

Per trovare la curva della domanda aggregata AD, è

necessario unire tutti i punti di equilibrio tra le curve LM

e la curva iS sul grafico iS-LM. Quindi dall’intersezione

tra le due curve, si formerà la curva AD. !

!

Nel grafico a fianco sono rappresentate le curve iS e

LM. !

Il punto A è il punto in cui iS ed LM s’incontrano. !

Il punto A’ è il punto in cui s’incontrano iS ed LM’. In

questo punto A’, la curva LM si sposta in LM’ a causa di

un aumento del livello dei prezzi P (da P a P’ con P’>P). !

Infatti un aumento dei prezzi P (da P a P’) fa sì che

l’offerta di moneta (M/P) si riduca e una riduzione

dell’offerta di moneta causa a sua volta un aumento del

tasso d’interesse (i). !

Per tale motivo la curva LM si sposta a sinistra verso

livelli di tassi d’interesse maggiori. !

!

A e A’ sono quindi due punti di equilibrio del mercato

della moneta e del mercato dei beni. Essi hanno

differente tasso d’interesse, differente livello di reddito Y,

ma anche differente livello dei prezzi P. !

Da questi due punti di equilibrio possiamo quindi

determinare una nuova curva, ovvero la curva AD della

domanda aggregata. Essa si costruisce con tutti i punti

di equilibrio del modello iS-LM (in questo caso A’ e A) e

fa vedere come varia il livello di reddito al variare del

prezzo. !

!

Se quindi per esempio nel punto A abbiamo P’=1 e M=100, allora l’offerta di moneta sarà 100.

A tale offerta di moneta corrisponderà un reddito pari a Y*, ovvero pari ad 1 miliardo.!

! 159

Se invece per esempio, nel punto A’ abbiamo un P’’=2 e M=100, allora l’offerta di moneta (M/P)

sarà 50. A tale offerta di moneta, inferiore a quella precedente, corrisponderà sia una LM inferiore

in LM’, ma anche una domanda di beni inferiore pari a Y**, ovvero pari a 500 milioni. !

!

Si possono tracciare infinite curve LM in corrispondenza di diversi livelli di prezzo data una M pari

a 100. Se intersechiamo queste infinite curve LM con la curva iS (che è sempre fissa), si

otterranno sulla curva iS tutti i punti di equilibrio tra le curve LM e la curva iS che indicheranno

quale sarà l’equilibrio sul mercato dei beni e sul mercato della moneta al variare del prezzo (P). !

!

La curva di domanda aggregata indica l’effetto di P su Y (P—>Y) perché ci dice quale sarà

l’effetto di P su (M/P) che a sua volta influenza il tasso d’interesse e che a sua volta influenza

anche il reddito Y. !

La curva di domanda aggregata è inclinata negativamente. !

!

RICORDA: la curva iS resta invariata e si sposterà solo LM sulla curva iS (o più in alto o più

in basso) siccome la curva iS non è influenzata dai prezzi P. !

!

Esempio numerico per comprendere al meglio la curva AD: !

!

! !

160

Variabili endogene ed esogene della curva AD!

Variabili endogene: P e Y determinano l’inclinazione nella curva AD!

!

!

!

!

! Variabili esogene: sono quelle variabili che sono esogene anche nella curva iS e nella curva

• LM. Queste variabili esogene determinano la posizione di AD sul piano e sono:!

!

!

!

!

!

!

Esempio1: Cosa succede se aumentiamo il livello dei prezzi P e se aumentiamo G?!

!

Ora avendo costruito il grafico posto a fianco,

facciamo finta di avere due paesi:!

Italia: corrisponde al punto A (punto di

• equilibrio tra LM e iS) !

Germania: corrisponde al punto B (punto di

• equilibrio tra LM e iS’). !

!

A causa di un aumento del prezzo (P) da P a P’ (da

1 a 2) fa sì che i punti di equilibrio A e B si spostino

in A’ e B’:!

A’: punto di equilibrio tra LM’ e iS (Prezzi

• maggiori, ma spesa pubblica G invariata)!

B’: punto di equilibrio tra LM’ e iS’ (Prezzi

• maggiori e spesa pubblica G maggiore)!

! 161

Una volta quindi trovati i punti A-A’ e B-B’ possiamo costruire la curva AD di intersezione tra i vari

punti di equilibrio. !

!

!

!

!

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!

!

!

!

!

!

La differenza tra i due paesi quindi consiste solo nel fatto che

in A’ la spesa pubblica è minore rispetto a B’. (GA<GB) !

AD1: Corrisponde alla domanda aggregata del paese A

• ovvero l’Italia.!

AD2: Corrisponde alla domanda aggregata del paese B

• ovvero la Germania. !

!

Questo grafico ci sta quindi dicendo che se lo spostamento

della curva AD nel piano dipende dalle variabili esogene della

curva iS e della curva LM. In questo caso un aumento della

spesa pubblica G ha fatto spostare la curva AD verso destra,

ovvero verso livelli di reddito Y maggiori. !

!

Esempio2: Cosa succede se cambia M?!

M determina uno spostamento della curva LM. !

Facciamo finta anche in questo caso di avere due paesi:!

! !

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162

A causa però di un aumento del livello dei prezzi P da 1 a 2, avverrà che:!

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!

Ora dopo aver trovato A-A’ e B-B’ possiamo ricavarci la curva

AD disegnata qui a fianco:!

!

! AD1: corrisponde alla domanda aggregata del paese A !

• AD2: corrisponde alla domanda aggregata del paese B!

!

La differenza tra i due paesi A e B sta quindi solo nel fatto che

in A abbiamo una quantità di moneta M minore rispetto a B.!

!

!

!

!

!

!

!

! 163

!

!

20/05! L’Offerta Aggregata di Lungo periodo!

L’offerta di brevissimo periodo ci diceva che dato un

livello dei prezzi (P), in base alla differente domanda,

variava la produzione (Y). Quindi se la curva di domanda

aggregata si spostava a sinistra, avevamo un livello di

produzione più basso e se la curva di domanda si

spostava più a destra, allora c’era una produzione più alta. !

In questo senso l’offerta di breve periodo non giocava

nessun ruolo perché i prezzi erano fissi e quindi l’offerta si

adeguava alla domanda (maggiore/minore) di beni.!

!

Questo rientra nel “modello Keinesiano” in cui i prezzi

sono considerati fissi e il valore di equilibrio di Y è

determinato unicamente dal lato della domanda. !

!

!

! !

A fianco a questo modello keinesiano esiste il modello

classico. Nel modello classico l’idea è che ci sia un

livello di produzione potenziale dell’economia. Questa

indicata nel grafico corrisponde alla quantità che

dovrebbe essere costante nel mercato se si verificasse

una condizione di perfetta flessibilità dei prezzi e dei

salari. !

Quindi i prezzi si adeguano verso l’alto o verso il basso

a seconda di quali sono le condizioni di mercato. !

Ciò significa che se noi abbiamo come prodotto

potenziale (Yp) e se la domanda di beni si riduce,

succede che i salari si abbasseranno abbastanza da

permettere che tutti quelli che erano occupati prima

continuino ad essere ugualmente occupati.!

Se la domanda aggregata sale, avverrà che i salari

saliranno verso l’alto e garantiranno la stessa

produzione che c’era precedentemente. !

!

Riassumendo: la curva di domanda AD che si alza verso il basso o verso l’alto non determinerà

un diverso livello di prodotto perché il livello di prodotto potenziale corrisponderà a quello che

l’economia potrà produrre ovvero (Yp). L’unica cosa che cambierà in equilibrio sarà il livello dei

prezzi che si adegueranno al livello di domanda (o più alta o più bassa). !

!

Il modello classico quindi dice che se i prezzi sono perfettamente flessibili verso l’alto o verso il

basso, allora la produzione Y non sarà influenzata dalla domanda, perché la produzione sarà al

suo livello potenziale (Yp). SOLO i prezzi quindi si adegueranno alla maggiore o alla minore

domanda!

!

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AUTORE

piazzus

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e sociali
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher piazzus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Scienze economiche Prof.

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