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- nel l/p tutti i fattori produttivi diventano variabili. Ora l’impresa è in grado di produrre in vari modi il suo

prodotto impiegando differenti combinazioni di lavoro e di capitale, viene rappresentato per mezzo di isoquanti.

Gli isoquanti hanno sempre pendenza negativa perché il prodotto marginale di tt i fattori è positivo; la pendenza

degli isoquanti è descritta dal SMST, cioè l’ammontare del quale un fattore produttivo può essere ridotto

quando si impiega una unità di + dell’altro fattore, in modo che la quantità prodotta rimanga costante (ΔK/ΔL).

Dal punto di vista geometrico sono convessi(a parte per i due casi particolari).

LEGGE DEI RENDIMENTI MARGINALI DECRESCENTI

Stabilisce che, quando l’impiego di un fattore di produzione, aumenta di uguali incrementi(mentre gli altri

fattori di produzione rimangono fissi), verrà alla fine raggiunto un punto in cui i risultanti aumenti della

quantità prodotta diminuiscono. Quando la quantità di lavoro è piccola, il lavoro addizionale fa aumentare

notevolmente la quantità prodotta, spesso poiché i lavoratori hanno la possibilità di dedicarsi a compiti

specializzati. Alla fine, però, interviene la legge dei rendimenti marginali decrescenti: quando il numero di

lavoratori è troppo grande, alcuni lavoratori diventano inefficienti e il prodotto marginale del lavoro diminuisce.

Questa legge è di solito valida per il b/p in cui almeno un fattore di produzione è fisso; descrive un prodotto

marginale decrescente ma non necessariamente negativo.

RENDIMENTI DI SCALA

Nel l/p, in cui tutti i fattori di produzione sono variabili, l’impresa deve considerare il metodo migliore per

aumentare il livello di produzione. Un metodo per ottenere qst risultato consiste nel variare la scala operativa

aumentando proporzionalmente tt i fattori di produzione. I rendimenti di scala rappresentano il tasso a cui

aumenta il livello di produzione quando i fattori di produzione vengono aumentati in proporzione. Tre differenti

casi: 1. se il livello di produzione + che raddoppia quando si raddoppiano i fattori di produzione, si hanno

rendimenti di scala crescenti (es linea di montaggio auto). In questo caso è economicamente vantaggioso

affidare la produzione a un’unica grande impresa anziché a molte piccole imprese. Poiché qst unica grande

impresa è in grado di controllare il prezzo che fissa, può essere necessario regolamentarla. 2. se il livello di

produzione raddoppia quando si raddoppiano i fattori di produzione: rendimenti di scala costanti. Le dimensioni

delle operazioni dell’impresa non influenzano la redditività dei suoi fattori. 3. il livello di produzione può meno

che raddoppiare quando si raddoppiano tt i fattori di produzione. Questo caso di rendimenti di scala decrescenti

vale per alcune imprese che effettuano operazioni su vasta scala. Le difficoltà incontrate nell’organizzazione e

nella gestione di un’operazione su vasta scala possono finire per fare diminuire la produttività sia del L che del

K.

A parità di tt le altre condizioni, >rendimenti di scala, più grandi tendono a essere le imprese operanti in un

settore industriale. Le industrie manifatturiere tendono ad avere rendimenti di scala crescenti in misura

maggiore rispetto alle industrie di servizi.

PUÒ UN’IMPRESA AVERE UNA FUNZIONE DI PRODUZIONE CARATTERIZZATA DA RENDIMENTI

DI SCALA CRESCENTI, COSTANTI E DECRESCENTI ALL’AUMENTARE DELLA QUANTITÀ

PRODOTTA? PERCHÈ?

Quando si presentano prima rendimenti di scala crescenti, poi costanti e decrescenti, la funzione di CME di l/p

assume una forma a U. nel primo tratto della curva, poiché prevalgono i rendimenti crescenti, il CME

diminuisce al crescere delle dimensioni dell’impresa; tendono a stabilizzarsi quando prevalgono rendimenti

costanti; infine, quando le dimensioni di scala sono tali da generare rendimenti decrescenti, i CME aumentano

gradualmente.

SPIEGARE E ILLUSTRARE GRAFICAM COME SI COSRUISCE LA CURVA DI OFFERTA DI

UN’IMPRESA CONCORRENZIALE NEL B/P

Una curva di offerta di un’impresa dice quanto prodotto essa produrrà in corrispondenza di ogni possibile

prezzo. Le imprese concorrenziali aumentano il livello di produzione fino al punto in cui il prezzo è = CMA,

ma cesseranno l’attività se il prezzo scende al di sotto del costo eco medio, che è =CMET quando non sono

presenti costi irrecuperabili. La curva di offerta dell’impresa è il tratto della curva di CMA che giace al di sopra

della curva di costo eco medio. Le curve di offerta di b/p delle imprese concorrenziali hanno pendenza positiva

per lo stesso motivo per cui cresce il CMA: la presenza di rendimenti marginali decrescenti di uno o + fattori di

produzione.

L’intera curva di offerta di b/p è costituita dal tratteggio trasversale dell’asse verticale più la curva di CMA al di

sopra del punto corrispondente al CMEv minimo.

QND UN’IMPRESA CHE SUBISCE DELLE PERDITE PUÒ DECIDERE SE CONTINUARE O

SOSPENDERE L’ATTIVITÀ PRODUTTIVA NEL B/P?

La distanza AB misura la differenza tra prezzo e CME in corrispondenza del livello di produzione q*, e

rappresenta il Π medio riferito all’unità di prodotto. Il segmento BC misura il numero tot di unità prodotte. In

corrispondenza del livello di prod che max il Π, q*, il prezzo è minore del CME. Perciò il segmento rettilineo

AB misura la perdita derivante dall’attività produttiva. Analogamente, l’area di ABCD misura ora la perdita tot

dell’impresa.

Un’impresa può accettare di sopportare delle perdite nel b/p qualora si aspetti di ricevere un profitto nel futuro,

perché sarebbe costoso cessare l’attività per poi riavviarla. Un’impresa ha due scelte nel b/p: può produrre un

certo livello di prod oppure può cessare temporaneamente la produzione. Confronterà la redditività derivante

dal produrre con la redditività derivante dal cessare l’attività e sceglierà l’esito preferito. Se il prezzo del

prodotto è maggiore del costo eco medio di produzione, l’impresa realizza un profitto eco positivo producendo.

Di conseguenza, sceglierà di produrre. Un’impresa concorrenziale dovrebbe cessare l’attività se il prezzo fosse

inferiore a CMET. Se l’impresa ha costi irrecuperabili che ammortizza e tratta come costi fissi, essa può

produrre nel b/p se il prezzo è maggiore del CMEv, così facendo riuscirebbe a pagare i costi variabili più una

parte dei CF.

COME UN’IMPRESA CONCORRENZIALE MAX PROFITTO NEL B/P

Il Π è per definizione la differenza tra il ricavo tot e il costo tot e quindi determinare il livello di produzione che

max il Π dell’impresa significa analizzare il suo ricavo. Partendo dal presupposto che il Π è massimo solamente

quando RMA=CMA, l’impresa deciderà di produrre una quantità di output in corrispondenza della quale il

RMA, cioè il ricavo addizionale derivante da un’unità addizionale di output, è esattamente = al CMA, ossia al

costo addizionale che si sostiene per produrre tale unità. La curva di domanda di una singola impresa operante

in un mercato concorrenziale è sia la sua curva di RME sia la sua curva di RMA. Lungo qst curva di domanda il

RMA, il RME e il prezzo sono =. Poiché la curva di domanda di un’impresa è orizzontale e RMA=prezzo,

un’impresa perfettamente concorrenziale dovrebbe scegliere il suo livello di produzione in modo che il

CMA=p. è importante notare che, in quanto le imprese concorrenziali accettano il prezzo fisso come dato, qst è

una regola per fissare il livello di produzione, non il prezzo.

ILLUSTRARE L’EQUILIBRIO CONCORRENZIALE DELL’IMPRESA E DEL MERCATO NEL L/P

Affinché si stabilisca un equilibrio nel l/p, le imprese operanti nel mercato non devono essere incentivate a

uscirne e al tempo stesso nessuna impresa esistente all’esterno del mercato deve essere incentivata a entrarvi.

Nei mercati concorrenziali il profitto eco si annulla nel l/p. un profitto eco nullo (=situazione in cui un’impresa

riceve un rendimento normale dal suo investimento, cioè guadagna tanto quanto guadagnerebbe investendo

altrove il suo denaro) non significa che le imprese hanno cattive prestazioni, bensì che il settore in cui operano è

concorrenziale. Il Π eco nullo rappresenta un rendimento concorrenziale per l’investimento di capitale

finanziario da parte dell’impresa. Ricevendo un Π eco nullo, l’impresa non è incentivata ad andare altrove

poiché, se lo facesse, non migliorerebbe la propria situazione finanziaria. Si stabilisce un equilibrio

concorrenziale di l/p quando sono soddisfatte 3 condizioni: 1.tt le imprese operanti nel settore industriale in

questione max il Π; 2. nessuna impresa ha un incentivo a entrare nel settore o a uscirne poiché tt le imprese

ricevono un Π eco nullo; 3. il prezzo del prodotto è tale che la q.tà offerta dal settore = q.tà domandata dai

consumatori.

COSA S’INTENDE PER PERDITA SECCA? X QUALE MOTIVO L’INTRODUZIONE DELL’IMPOSTA

DETERMINA UNA PERDITA SECCA? QUALI FATTORI DETERMINANO L’ENTITA’ DI TALE

PERDITA?

La perdita secca è la perdita di rendita totale del consumatore e del produttore.

L’onere di un’imposta grava in parte sul consumatore e in parte sul produttore; la quota che ricade sui

consumatori dipende dalla forma delle curve di domanda e di offerta e, in particolare, dalle elasticità relative

della domanda e dell’offerta. L’introduzione di un’imposta si traduce in una perdita secca perché si ha una

diminuzione di rendita. (imposta specifica per ogni unità venduta – ad valorem, proporzionale, es imposta sulle

vendite). Ciò significa che il prezzo che il compratore paga deve essere di t euro maggiore del prezzo netto che

il venditore riceve.

MERCATO DI MONOPOLIO

È l’esatto contrario della concorrenza perfetta; è un mercato in cui operano un solo venditore ma molti

compratori. Il monopolista è un price-maker, in quanto ha la possibilità di determinare il prezzo non

preoccupandosi delle azioni degli altri concorrenti. Poiché Il monopolista è l’unico produttore di un bene, la sua

curva di domanda è la curva di domanda di mercato; egli è il mercato e controlla completamente la quantità di

prodotto offerta in vendita. In generale, la quantità prodotta dal monopolista sarà inferiore e il prezzo che egli

riceve sarà superiore, rispettivamente, alla quantità e al prezzo in un mercato concorrenziale. Ciò impone un

costo alla collettività poiché un minor numero di consumatori comprano il prodotto, e quelli che lo comprano lo

pagano di più. Ecco perché esistono leggi antimonopolistiche che impediscono alle imprese di monopolizzare la

maggior parte dei mercati. Il monopolio puro è raro, ma in molti mercati è presente soltanto un piccolo numero

di imprese in concorrenza l’una con l’altra. È una forma di potere di mercato.

PERCHÈ NEL MONOPOLIO NON ESISTE UNA CURVA DI OFFERTA DI MERCATO?

Un mercato monopolistico è privo di offerta, non esiste una corrispondenza biunivoca tra prezzo e quantità

prodotta. Il motivo sta nel fatto che la decisione di produzione del monopolista dipende non soltanto dal CMA

ma anche dalla forma della curva di domanda. Di conseguenza gli spostamenti della curva di domanda non

descrivono la serie di prezzi e di quantità che corrispondono a una curva di offerta concorrenziale.

SPIEGARE COME UN’IMPRESA MONOPOLISTA DETERMINA LA SCELTA DEL PREZZO E DELLA

Q.TA’ DI PRODOTTO CHE GLI CONSENTONO DI MAX IL PROFITTO. GRAFICAM

Per massimizzare il Π (profitto), il monopolista deve prima determinare il proprio costo e le caratteristiche della

domanda di mercato. Il RME del monopolista, ossia il prezzo che egli riceve per ogni unità venduta,

corrisponde esattamente alla curva di domanda di mercato. Per scegliere il livello di produzione, il monopolista

deve conoscere anche il suo RMA: l’incremento del ricavo tot derivante dalla vendita di un’unità aggiuntiva di

output.Si realizza quando in corrispondenza della scelta ottima di output, il RMA=CMA. Fino a quando il

RMA risulta > del CMA all’impresa conviene sempre produrre un’unità aggiuntiva di output. Viceversa, se il

RMA<CMA, sarebbe più opportuno per l’impresa ridurre l’output prodotto.

La massimizzazione del profitto si può avere solo in corrispondenza dei punti in cui l’elasticità puntuale≥1

In generale, la quantità offerta in monopolio risulta inferiore a quella scambiata in concorrenza perfetta, mentre

il prezzo applicato dal monopolista è sempre + elevato di quello riscontrabile in un mercato perfettamente

concorrenziale.

SPIEGARE E ILLUSTARE GRAFICAM CHE COSA S’INTENDE PER COSTO SOCIALE DEL POTERE

MONOPOLISTICO. CHI POTREBBE INTERVENIRE PER CONTRASTARLO E CON QUALI COMPITI?

A differenza della concorrenza perfetta, in condizioni di monopolio il prezzo è più elevato e la q.tà scambiata è

inferiore; una situazione di qst tipo impone un costo alla società poiché il numero dei consumatori in grado di

acquistare il bene diminuisce e coloro che possono farlo pagano un prezzo più alto. Poiché il prezzo è superiore

i consumatori di quel bene perdono una rendita pari al rettangolo A. i consumatori che non comprano il bene al

prezzo P ma che lo comprano al prezzo P perdono anch’essi un ammontare di rendita del consumatore

m c

rappresentato dall’area del triangolo B. la perdita tot di rendita del consumatore è quindi A+B. il produttore,

d’altra parte, guadagna un ammontare di rendita del produttore rappresentato dall’area di A vendendo al prezzo

più alto, ma perde un ammontare rappresentato dall’area di C, il profitto addizionale che avrebbe realizzato

vendendo la q.tà Q -Q al prezzo P : il guadagno tot di rendita del produttore è quindi A-C. Sottraendo la

c m c

perdita di rendita del consumatore dal guadagno di rendita del produttore, otteniamo una perdita netta di rendita

rappresentata da B+C. questa è la perdita secca derivante dal potere monopolistico. La perdita secca è il costo

sociale di questa inefficienza.

In pratica, il costo sociale del potere monopolistico tende a essere superiore alla perdita secca rappresentata

dalla somma delle aree dei triangoli B+C. il motivo sta nel fatto che l’impresa può impegnarsi in ricerca di

rendita: spendere grandi somme di denaro per sforzi socialmente improduttivi allo scopo di acquisire,

mantenere o esercitare il suo potere monopolistico. L’attività di ricerca di rendita potrebbe anche implicare

campagne pubblicitarie e sforzi legali per sfuggire alla vigilanza antitrust. Potrebbe anche significare

l’installazione di capacità produttiva addizionale, senza però utilizzarla, allo scopo di persuadere i potenziali

concorrenti che essi non sono in grado di vendere abbastanza per rendere redditizia l’entrata nel mercato. >è il

trasferimento dai consumatori all’impresa(areaA),>è il costo sociale del monopolio.

Attraverso la regolamentazione dei prezzi, la PA può limitare il potere monopolistico o anche attraverso le leggi

antitrust. L’obiettivo principale di qst leggi è quello di promuovere un’eco concorrenziale, sia impedendo le

azioni che ostacolano o che hanno qualche possibilità di ostacolare la concorrenza, sia limitando le forme di

mercato ritenute ammissibili. L’organo preposto a tale compito è l’AGCM.

QUALE REGOLA PRATICA DOVREBBE SEGUIRE IL MANAGER DI UN’AZIENDA CHE

INTENDESSE DETERMINARE IL PREZZO E IL LIVELLO DI PRODUZIONE CORRETTI IN

PRESENZA DI POTERE MONOPOLISTICO?

Un’impresa per massimizzare il profitto deve fissare il livello di produzione in modo che il RMA=CMA.

Grafico(pag287)

Si può dimostrare anche algebricamente che Q* massimizza il profitto(= R(Q) – C(Q)), via via che si aumenta

Q a partire dal livello zero, il profitto aumenterà finché non raggiunge un massimo e poi comincia a diminuire.

perciò la quantità Q che massimizza il profitto è tale che il profitto incrementale derivante da un piccolo

aumento di Q è esattamente nullo. Quindi: ΔΠ/ΔQ=ΔR/ΔQ – ΔC/ΔQ=0 ma ΔR/ΔQ è il RMA e ΔC/ΔQ è il

CMA. Perciò RMA-CMA=0, quindi RMA=CMA.

Nel caso dell’impresa concorrenziale P=CMA; nel caso dell’impresa dotata di potere monopolistico, P>CMA.

(P-CMA)/P= -1/ E d

questa relazione fissa una regola pratica per la determinazione del prezzo. Il primo membro è il rialzo, o

markup, sul CMA, espresso come %del prezzo. La relazione dice che questo markup dovrebbe essere = al

reciproco dell’elasticità della domanda preso con il segno negativo (qst valore numerico sarà positivo poiché

l’elasticità della domanda è negativa) (introdotta da Lerner). Ha un valore compreso tra 0 e 1; >è >sarà il grado

di potere monopolistico. Possiamo riordinare qst equazione per esprimere direttamente il prezzo: P=CMA/

(1+(1/ E d )

Si deve tener presente che E è l’elasticità della domanda dell’impresa, non di mercato. È più difficile

d

determinare l’elasticità della domanda per l’impresa che per il mercato poiché l’impresa deve prendere in

considerazione come reagiranno i suoi concorrenti alle variazioni del prezzo.

CONDIZIONI DI MERCATO CHE POSSONO INDURRE UN VENDITORE A RITENERE OPPORTUNO

DI SEGNALARE LA QUALITÀ DEL PROPRIO PRODOTTO

Un venditore può ritenere opportuno segnalare la qualità dei propri prodotti quando si verifica il problema delle

asimmetrie delle informazioni, ossia quando i soggetti economici hanno informazioni differenti in relazione ad

una transazione. In altre parole quando i produttori hanno informazioni migliori sulla qualità del prodotto

rispetto ai compratori, si può creare un mercato dei bidoni, dove i beni di bassa qualità soppiantano quelli di

alta qualità. Al fine di evitare il verificarsi di tale situazione per i venditori informare i consumatori sulle

peculiarità della propria produzione.

DESCRIVERE COME I VENDITORI POTREBBERO CONVINCERE I POTENZIALI ACQUIRENTI CHE

I PROPRI PRODOTTI SONO DI BUONA QUALITÀ

Le imprese che realizzano prodotti più affidabili e di qualità più elevata hanno interesse a far sì che i

consumatori ne siano informati. A tal fine possono mandare delle segnalazioni di mercato (concetto elaborato

da M. Spence) attraverso vari diversi metodi. In primo luogo, creandosi una buona reputazione per i servizi,

l’affidabilità o il grado di specializzazione offerti; qualora non fosse possibile x l’impresa crearsi una

reputazione, essa dovrebbe puntare sulla standardizzazione del bene o del servizio offerto. Un altro metodo è la

garanzia che segnala in modo efficace la qualità del prodotto poiché un’ampia garanzia è più costosa per il

produttore di bassa qualità che per il produttore di un prodotto di alta qualità. Di conseguenza, i produttori di

beni di bassa qualità non offrono, nel loro interesse, una garanzia di lunga durata. I consumatori possono

dedurre che una garanzia di lunga durata sia un segnale di alta qualità e saranno quindi disposti a spendere di

più per i prodotti che la offrono.

QUALI DI QUESTI METODI POTREBBERO APPLICARSI AI SEGUENTI PRODOTTI: AUTO CASE E

TELEVISORI?

Esistono molte imprese che producono beni come auto e televisori ma alcune marche sono più affidabili di

altre(buona reputazione, garanzia). X il mercato delle case, buona reputazione delle imprese edili e agenzie

immobiliari.

PERCHÉ LE INFO ASIMMETRICHE TRA COMPRATORI E VENDITORI POSSONO CAUSARE IL

FALLIMENTO DI MERCATO QND È PERFETTAMENTE CONCORRENZIALE?

(Informazioni asimmetriche=situazione in cui un compratore e un venditore dispongono di differenti

informazioni riguardo a una transazione) xkè si crea un mercato dei bidoni, dove o beni di bassa qualità

soppiantano quelli di alta qualità. Viene a crearsi il cd problema della selezione avversa: si ha selezione avversa

quando i prodotti di differente qualità vengono venduti a un unico prezzo poiché i compratori o i venditori non

sono abbastanza informati x determinare la vera qualità al momento dell’acquisto. Di conseguenza, nel mercato

viene venduta un’eccessiva quantità del prodotto di bassa qualità e un’insufficiente q.tà del prodotto di alta

qualità.

SALARIO DI EFFICIENZA. PERCHÉ È REDDITIZIO PER L’IMPRESA PAGARLO QND I

LAVORATORI HANNO INFO SULLA LORO PRODUTTIVITÀ MIGLIORI DI QUELLE A

DISPOSIZIONE DELLE IMPRESE?

È il salario che un’impresa paga a un dipendente come incentivo a non “oziare”. Quando vi è asimmetria delle

informazioni le imprese non possono sapere a priori se un lavoratore svolgerà le sue mansioni diligentemente

oppure si comporterà come un lavativo. Dato che per l’impresa non è così semplice licenziare il lavoratore non

efficiente e ciò comporta cmq dei costi, essa preferisce pagare dei salari di efficienza in modo che i dipendenti

saranno più produttivi e hanno un incentivo a non “oziare”, in base alla teoria del salario di efficienza che

riconosce che la produttività del lavoro è influenzata dal tasso salariale.

DIFFERENZA TRA GIOCO COOPERATIVO E NON. ESEMPI

I giochi eco effettuati dalle imprese possono essere cooperativi o non. In un gioco cooperativo i giocatori

possono negoziare contratti vincolanti che permettono loro di programmare strategie congiunte. In un gioco non

cooperativo non è possibile negoziare e applicare contratti vincolanti.

Es di gioco cooperativo è la contrattazione tra un compratore e un venditore riguardo al prezzo di un tappeto; es

di gioco non è una situazione in cui ciascuna di due imprese in concorrenza tiene conto del probabile

comportamento dell’altra impresa quando sceglie il proprio prezzo in modo indipendente. Ciascuna delle due

imprese sa che vendendo a un prezzo inferiore a quello dell’impresa concorrente riesce a conquistare una

maggiore quota di mercato, ma così facendo rischia di scatenare una guerra dei prezzi. La differenza

fondamentale risiede nelle possibilità di contrattazione; nei giochi cooperativi sono possibili contratti

vincolanti, in quelli non cooperativi sono impossibili.

STRATEGIA DOMINANTE. PERCHÉ UN EQUILIBRIO È STABILE IN PRESENZA DI STRATEGIE

DOMINANTI?

Alcune strategie possono avere successo se gli avversari fanno certe scelte, ma possono fallire se essi fanno

altre scelte. Altre strategie, però, possono avere successo indipendentemente da ciò che fanno gli avversari. Una

strategia dominante è una strategia che è ottimale per un giocatore indipendentemente da ciò che fanno gli

avversari.


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AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
Università: Brescia - Unibs
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Brescia - Unibs o del prof Palermo Giulio.

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