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Economia, problemi e soluzioni

Prima di arrivare a formulare giudizi, l’economista vuole innanzitutto adottare un punto di vista positivo, piuttosto che normativo, ovvero cercare di capire come funzionano i meccanismi di interazione tra agenti che fanno quello che fanno perché conviene a loro, in base a “incentivi” che vengono dalla società in cui vivono e a scelte che si basano sulle valutazioni ragionate dei pro e contro individuali. Avendo capito il funzionamento del sistema, si può io intervenire seguendo questo o quell’obiettivo.

Esempio: a non tutti piace che il parcheggio sulle strade pubbliche sia a pagamento, ma a tutti deve essere chiaro che se i parcheggi sono a pagamento sarà più facile trovarne uno. Il modo di ragionare degli economisti prende in considerazione più punti di vista, li confronta e soppesa accuratamente. L’economista vede i pro e i contro di ogni cosa, ricorda continuamente che non si può avere tutto, che occorre fare delle scelte.

L’economia non si occupa di sogni e speranze, pur legittime. Si occupa di possibilità concrete, e il suo realismo non equivale a pessimismo. Lo studio dell’economia può aiutarci a vivere, non meno di quello della medicina o di altre scienze applicate, fornendo strumenti utili a risolvere almeno in parte i tanti problemi più o meno angoscianti che ci affliggono.

Relazioni tra variabili economiche

Per iniziare il nostro viaggio nel mondo dell’economia, è utile considerare i dati della tabella 1.1, che riporta il reddito medio annuale individuale, distinguendo gli individui in base al titolo di studio posseduto. Tabella 1.1 È chiaro che il reddito non dipende solo dall’istruzione, ma anche da fattori quale l’età, la regione di residenza, l’appartenenza o meno a un nucleo familiare.

Ed è anche vero che in alcuni casi il reddito non è minimamente collegato al titolo di studio: es. I calciatori. Tuttavia, se guardiamo alla media dei redditi italiani, la tabella 1.1 descrive uno scenario interessante per chi prosegue gli studi: a più istruzione corrisponde più reddito.

Per capire bene la relazione tra anni di scuola e reddito guadagnato è utile utilizzare un grafico. Ad ogni punto sull’asse orizzontale si associa una misura quantitativa dell’istruzione. Sull’asse verticale si misura una variabile economica di indubbio interesse, specialmente per coloro che stanno cercando di migliorare il proprio livello di istruzione: il reddito.

Qui, la pendenza della relazione tra reddito e istruzione si calcola dividendo la variazione del reddito per la variazione degli anni di studio. La pendenza di quella retta ci dice che differenza fa, tipicamente, passare ancora un po’ di tempo a studiare. Ovviamente si tratta di una informazione molto approssimativa: il guadagno di ciascuno dipende da quanto ha studiato, ma anche dalle circostanze in cui si trova a vivere, e anche e soprattutto da molte caratteristiche personali, che a loro volta possono determinare quanto gli convenga studiare.

Gran parte del maggior reddito conferito all’istruzione riflette non tanto il tempo passato a studiare, ma il fatto che un individuo sia riuscito a completare un corso di studi: è ben possibile che, nei dati, i pochi secondi necessari a proclamare laureato uno studente corrispondano ad un salto netto nella sua possibilità di guadagnare.

Un modo di ragionare

Armati di questo modo sintetico di rappresentare una relazione economica, procediamo ad illustrare i principi base del metodo d’analisi economico, e a capire come il coordinamento delle decisioni possa dare risultati più o meno soddisfacenti, prendendo come esempio un fenomeno familiare.

L’esempio è quello del mercato dell’acqua. Gli italiani hanno acquistato più di 220 litri di acqua minerale a testa, per un giro d’affari annuo che nel 2018 ha sfiorato 1.700 milioni di euro. Il prezzo dell’acqua oscilla tra i 18 e i 26 centesimi di euro al litro. Ovviamente ci sono ottime alternative al consumo di acqua minerale: tra queste l’acqua del rubinetto, che costa soltanto 0.14 centesimi circa al litro.

Chiaramente, ai consumatori piace bere acqua imbottigliata, visto che sono disposti a pagarla relativamente cara. Ma se è disponibile anche acqua attinta da sorgenti più vicine, come mai sul mercato si trova così spesso acqua che ha fatto centinaia di chilometri?

Costruire un modello economico

Se succede qualcosa di strano però un motivo ci deve essere. Per impostare il ragionamento introduciamo alcuni concetti, specificandoli nel modo più semplice possibile, purché utile a parlare di acqua imbottigliata. Il risultato è un modello economico: un modo semplificato ma proprio per questo utile, di rappresentare la realtà.

Nella realtà che ci circonda le acque minerali hanno molti marchi (ben 250) e prezzi diversi, e ci sono tanti consumatori con redditi molto differenti e i più disparati motivi per comprare e bere quantità più o meno grandi di acqua minerale. Visto che vogliamo impostare un ragionamento chiaro, semplifichiamo: supponiamo che in una città abitino persone appartenenti ad un numero limitato di categorie: ricchi, poveri, giovani, anziani.

L’ultima colonna mostra la quantità totale di acqua domandata nella città in corrispondenza dei possibili livelli di prezzo. Utilizzando il modo di rappresentare graficamente una relazione che abbiamo introdotto parlando di istruzione e reddito, disegniamo nella figura 1.2 i punti corrispondenti agli acquisti complessivi, e anche le linee che li uniscono in modo da identificare per ogni prezzo sull’asse verticale i litri venduti.

Il risultato è una curva di domanda, che rappresenta in modo stilizzato e immediato tutta una serie di elementi essenziali del mercato dell’acqua minerale. Quel che conta, ed è realistico, è che la curva di domanda è decrescente. Se il prezzo è altissimo, solo le persone più ricche o molto inclini a bere acqua imbottigliata (gli anziani, o chi ha problemi ai reni) sono disposte a comprarla.

Il prezzo più alto (punto A) corrisponde a una quantità molto piccola (in questo esempio i 5 anziani ricchi). Il prezzo più basso (punto B) corrisponde ad una quantità molto elevata. Nella nostra storia (in Italia) il mercato si colloca in un punto intermedio tra i due estremi rappresentati dai punti A e B.

Proviamo a capire quale sia questo punto: consideriamo dapprima i casi estremi. Se l’imbottigliatore mettesse sul mercato solo 5 bottiglie, le potrebbe vendere a 1,5 euro l’una; i suoi profitti sarebbero pari alla differenza tra il ricavo e il costo (di produzione della bottiglia e della manodopera). Ovvero (1,5 – 0,1) x 5 = 7 euro al giorno.

All’estremo opposto, se dalla sorgente sgorgano almeno 330 litri di acqua al giorno, l’imbottigliatore potrebbe consentire a tutti i suoi concittadini di bere acqua minerale. Ma non sarebbe una buona idea, perché per far sì che anche i più poveri e sani abitanti della città scelgano l’acqua minerale, questa deve essere venduta a un prezzo bassissimo: 0,15 centesimi al litro (prezzo dell’acqua del rubinetto). In questo caso l’imbottigliatore ricaverebbe (0,0015) x 330 = 0.5 euro al giorno. Sopporterebbe costi pari a 10 centesimi per 330 litri, che equivalgono a 33 euro. Registrerebbe quindi profitti negativi (una perdita) pari a ben 32,5 euro al giorno.

La quantità che consente all’imbottigliatore di massimizzare i suoi profitti è minore di 330 e maggiore di 5: all’imbottigliatore conviene di certo vendere almeno 20 bottiglie al giorno e praticare un prezzo di 0,6 euro per indurre persone benestanti ma un po’ meno anziane a bere acqua minerale invece che acqua del rubinetto. Vendendo tutte le bottiglie a 0,6 euro i ricavi complessivi, che passano da 7,5 euro a 12 euro, sono ben superiori al costo di produrre 20 bottiglie (2 euro).

Quindi il produttore sarebbe sciocco a non produrre altre bottiglie. Però attenzione, se continuasse a produrre bottiglie in più, sappiamo che arriverebbe un punto oltre il quale i profitti non possono più aumentare. In questo grafico sono rappresentate la curva di domanda di acqua minerale e una retta orizzontale che ci dice che il costo di ogni bottiglia è costante e pari a 0,1 euro. I profitti sono negativi se il prezzo di vendita è inferiore al costo dell’imbottigliamento. Se l’imbottigliatore vendesse a un prezzo pari al costo di produzione (punto C), otterrebbe un profitto pari a 0.

Abbiamo quindi scoperto che i profitti sono crescenti se si parte da una quantità piccolissima e si produce di più, e che sono anche crescenti se si parte da una quantità grandissima e la si riduce. Il corrispondenza del punto E del grafico la variazione di ricavo risultante dal vendere una bottiglia in più è esattamente uguale alla variazione dei costi risultanti dall’aumento della produzione.

Interpretare un modello economico

Da questo modello economico si traggono conclusioni interessanti. All’inizio del nostro viaggio nel mondo del commercio dell’acqua minerale ci siamo chiesti come mai il prezzo di ogni bottiglietta superi il suo costo di produzione. Il nostro modello consente di spiegare la ragione del fenomeno osservato, può cioè essere letto in chiave positiva (o descrittiva): ogni bottiglietta è venduta ad un prezzo di mercato superiore al costo di produzione, perché così facendo può massimizzare i suoi profitti.

Possiamo inoltre capire che il piccolo modello economico su cui stiamo lavorando può spiegare, se esteso a contenere più di una città e più di un imbottigliatore, come mai l’acqua minerale si trasporta e può provenire da lontano. Gli imbottigliatori di ciascuna città on vogliono vendere più di tanto nella propria, perché sono consapevoli del fatto che a una maggiore produzione corrisponde un prezzo minore. Se il costo di trasportare l’acqua è più piccolo della differenza tra prezzo e costo di produzione, ciascun imbottigliatore è ben disposto a vendere in una città diversa dalla propria, dove l’aumento della quantità immessa nel mercato riduce il prezzo incassato non da lui, ma dall’altro imbottigliatore.

Un’eventuale proibizione del trasporto di acqua (che causa inquinamento..) consentirebbe agli imbottigliatori di aumentare il prezzo, di un ammontare che si potrebbe calcolare e consentirebbe di valutare l’entità della perdita economica inflitta ai consumatori dal più alto costo dell’acqua imbottigliata.

Principi e metodi dell’analisi economica

In quanto segue ci soffermeremo sulle ipotesi che si formulano per descrivere il comportamento di tutti gli agenti economici – siano questi consumatori, produttori, partecipanti ad un mercato, o interi sistemi economici – e che sono alla base dello studio economico dei fenomeni sociali. L’economia si occupa di problemi e di scelte. Il problema economico fondamentale è la scarsità. A fronte dei desideri potenzialmente illimitati, dobbiamo fare i conti con la limitatezza delle risorse che abbiamo a disposizione. Fattori di produzione quali le materie prime, il lavoro, il capitale, che possono essere trasformati in beni e servizi utilizzando tecnologie a produttività finita, sono disponibili in quantità limitate. Data la disponibilità limitata di risorse, è necessario compiere delle scelte per decidere come allocarle e distribuirle tra diversi usi alternativi e diversi utilizzatori finali.

Confronto razionale

L’analisi economica si basa sul presupposto che sia possibile semplificare lo studio di una realtà tanto complessa come l’insieme di interazioni tra agenti economici, ipotizzando che tutti questi agenti si comportino seguendo le stesse norme. È importante la distinzione tra “costi e benefici totali” e “costi e benefici al margine”:

  • Quando si deve decidere se intraprendere o meno un’attività (ad esempio aprire un negozio, o comprare un computer), occorre confrontare i cosi e i benefici totali derivanti dall’impiego delle proprie risorse di quell’attività piuttosto che in altre.
  • Quando si deve decidere fino a che punto portare avanti un’azione (ad esempio quante bottigliette d’acqua acquistare o produrre), occorre confrontare costi e benefici marginali, ovvero quelli che risultano dalla scelta di praticare un’attività in misura leggermente superiore.

Costi e opportunità

Per capire come si decide in pratica, è necessario introdurre il fondamentale concetto costo-opportunità. Ogni volta che un agente economico decide di approfittare dell’opportunità di intraprendere un’attività, la sua scelta comporta una rinuncia. Il costo-opportunità di una scelta è il valore della migliore delle alternative possibili a cui si rinuncia quando si decide di allocare parte delle proprie risorse ad un determinato uso.

Esempio: Nel decidere se continuare a leggere questi appunti, occorre chiedersi se e come sia possibile utilizzare meglio il proprio tempo. E chi si reca a comprare il latte in un supermercato avrà preso in considerazione quanto sarebbe costato andare a fare la spesa nel negozio sotto casa, forse più caro ma più vicino. Tutto ciò, confrontato anche con la prospettiva di non bere latte a colazione la mattina dopo, l’avrà portato a prendere una decisione ragionata e razionale.

Politica economica

L’economia, oltre a studiare la realtà che ci circonda, vuole capire se il mondo in cui viviamo è il migliore dei mondi possibili, o se (e come) si potrebbe stare meglio. Se si hanno in mente degli obbiettivi da raggiungere, una volta capito come funziona il mondo che ci circonda è possibile suggerire quali politiche porre in essere per conseguire tali obiettivi. Si passa così dalla visione positiva dell’economia politica, a quella normativa della “politica economica”.

Efficienza economica

Che cosa si intende per “miglior mondo possibile” in economia? Immaginiamo che vengano distribuiti a caso dei biglietti gratuiti per una serie di concerti. Potrà ben darsi che un appassionato di musica rock si ritrovi in mano un biglietto per un concerto di Adele e via dicendo. È chiaro che a tutti converrebbe scambiare il proprio biglietto con quello di un altro, perché valutano il loro biglietto meno di quanto lo valuta l’altra persona. Inoltre, organizzare lo scambio non è facile, perché non c’è coincidenza di bisogni e disponibilità fra le possibili coppie di persone.

Per migliorare la situazione nel suo complesso, occorre che tutti sappiano gli uni degli altri, e che si ritrovino insieme in un luogo dove le diverse risorse e i diversi desideri possono combinarsi nel modo migliore possibile: in tale luogo, un mercato, a tutto si dà prezzo e tutto può essere scambiato. Il mercato e gli scambi contribuiscono al benessere della società umana, e sono tanto più efficaci quanto più sono diversi i gusti e le risorse delle persone. Il commercio crea benessere sfruttando le diversità dei bisogni e delle risorse di persone diverse. Gli scambi volontari resi possibili dal mercato migliorano il benessere ottenibile dalle risorse ottenibili. Se ci fosse perfetta concorrenza su tutti i mercati, allora il benessere sarebbe massimo nel senso di Pareto: se le posizioni di partenza sono diseguali, ci sarebbe chi sta meglio e chi sta peggio, ma non si potrebbe far star meglio qualcuno dei partecipanti al mercato senza far stare peggio qualcun altro.

Scelte individuali e benessere collettivo

Oltre alle scelte individuali è importante analizzare anche le scelte collettive ed il ruolo dello Stato nell’economia. Non tutte le relazioni umane si basano su scambi volontari. È possibile trasferire risorse da un individuo a un altro anche attraverso doni o furti. Così come è possibile cooperare sulla base di rapporti più o meno gerarchici tra individui.

Ciò che è proprio degli esseri umani è l’utilizzo del commercio al fine di organizzare le attività di una moltitudine di individui tra loro molto diversi orientandole verso un fine comune. Per organizzare un mercato è necessario essere dotati di mezzi di comunicazione adeguati a esprimere il concetto di proprietà e la propria disponibilità a scambiare. Per funzionare il sistema di mercato ha richiesto lo sviluppo di un insieme molto ampio di conoscenze teoriche e pratiche. Lo scambio consente di utilizzare al meglio le proprie risorse: cedendo quel che è relativamente abbondante e ottenendo quel che è relativamente scarso, si riduce la scarsità per ciascun partecipante al mercato.

Lo scambio funziona solo se le risorse e i bisogni dei vari individui sono diversi: la specializzazione consentita dall’accesso ai mercati (chi sa insegnare l’economia non ha bisogno di saper fare il pane) permette a ciascuno di sfruttare i propri vantaggi comparati (svolgendo le attività per cui sostiene un costo-opportunità inferiore a quello degli altri).

Stato e mercato

Esistono e si sono alternati modi diversi di utilizzare e destinare le risorse (scarse) a disposizione di una società. Se a un estremo potrebbe esistere un’economia interamente basata su scelte individuali e scambi volontari (economia di libero mercato), all’estremo opposto si può immaginare un’economia pianificata, in cui tutte le decisioni sono prese da un’autorità centrale.

Un sistema in cui tutto è pianificato da un’autorità centrale può funzionare bene quando criteri e scopi sono facili da definire. Esempio: Nel caso della costruzione di una piattaforma petrolifera.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gaiagritti_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Bono Giovanni.
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