Economia politica
Economia politica: è la scienza delle decisioni di soggetti razionali che vivono in società volte a suggerire linee di azione migliorative del benessere del consorzio umano.
Mercato
Mercato: sistema dei prezzi relativi che guida l'allocazione delle risorse umane e luogo degli scambi volontari dove si incontrano domanda e offerta di una o più merci o servizi.
- Automatico: opera senza l'intervento diretto/indiretto di qualcuno.
- Invisibile: nessuno dei soggetti è consapevole dell'esito finale del suo agire.
- Anonimo: c'è una pluralità di soggetti economici, con diversità di vedute/scelte.
Il mercato esiste solo se sono presenti le seguenti istituzioni:
- Proprietà privata
- Concorrenza
- Scambio volontario: in cui nessuna delle due parti è perdente, teorema fondamentale dello scambio.
- Codice di moralità mercantile: ci sono leggi che tutelano il mercato, non può reggersi sulla sola fiducia.
Efficienza paretiana
Efficienza paretiana: efficiente è quel paniere di beni tale per cui non è possibile aumentare l'output di un bene senza ridurre quello di qualche altro bene o senza aumentare almeno una risorsa.
Costo opportunità
Costo opportunità: il costo opportunità del bene 1 è la minor quantità del bene 2 che il soggetto ottiene per avere un'unità del bene 1.
Vantaggio comparato
Vantaggio comparato: A ha un vantaggio comparato su B nella produzione del bene 1 rispetto al bene 2 se il costo opportunità di A del bene 1 è minore di quello di B.
Storia dell'economia
A partire dal '500: mercantilismo (scambio); nel '600: fisiocrazia (tre classi: consagicola, industriale, prop.fond.).
Economia classica
Economia classica: Adam Smith (interesse personale, mano invisibile, teoria valore-lavoro); Malthus (progressione aritmetica, progresso VS popolazione); David Ricardo (salari/rendite/profitti, capitalisti, definizione residuale di profitto); J.S. Mill (utilitarismo: max utilità; astinenza crea profitto).
Marx (salario di sussistenza, forza-lavoro crea plusvalore, saggio di sfruttamento, legge della caduta tendenziale del saggio di profitto).
Scuola neoclassica
Scuola neoclassica: marginalismo con Jevons, Menger, Walras (scambio, allocazione efficace delle risorse, max utilità); equilibrio economico parziale di Marshall, equilibrio economico generale di Walras.
[Crisi del '29, fallimento politiche laissez-faire]
J.M. Keynes (legge di Say: è la domanda che crea l'offerta; intervento dello Stato con spesa pubblica).
[Successo di Keynes: sostegno della domanda, alta spesa pubblica, welfare state; poi crisi anni '70, inflazione + disoccupazione]
Teorie neoliberiste
Teorie neoliberiste: monetarismo (politica monetaria restrittiva contro inflazione); economia dell'offerta (sostegno all'iniziativa privata, antistatalismo); nuova macroeconomia classica (aspettative razionali, ipotesi di equilibrio di piena occupazione).
Riepilogo Signorini - Visco
Anni '70
Altissima inflazione. Svalutazione (fine cambi fissi, entrata nello SME) poi forte svalutazione (attacco speculativo dopo Maastricht).
Indicizzazione dei salari (abbandono scala mobile). Primi segni di peggioramento del bilancio pubblico: aumento spesa pubblica, aumento export, riduzione domanda interna e consumi.
Anni '80
Si abbassa (sotto il 10%) Continua ad abbassarsi inflazione. Rivalutazione (banda stretta nello SME).
Moderazione salariale, accordi sul costo del lavoro.
Mancato riequilibrio dei conti pubblici (approfittando dei momenti di miglioramento).
Stabile occupazione (con tendenza di leggero calo).
Anni '90
Svalutazione e stabilizzazione della valuta. Accordi sul costo del lavoro.
Azione di contenimento del bilancio pubblico e inizio di riduzione del disavanzo (aumento tasse, aumento export, riduzione domanda interna e consumi).
L'economia italiana by Signorini Visco
Metodi per misurare l'economia italiana
- PIL: è la somma del prodotto di ciascuna unità produttiva (definito dal valore aggiunto); è la somma dei redditi dei fattori impiegati nell'impresa; è la somma delle componenti della domanda (consumi, investimenti ed export). L'Italia è al 6° posto nel mondo; i nostri tassi di sviluppo sono sempre molto elevati grazie a: "catching up" (paese meno sviluppato migliora velocemente sfruttando le conoscenze dei paesi più progrediti) e specializzazione flessibile (estrema capacità di adattamento tipica delle imprese italiane, anche evadendo le tasse!; la flessibilità è sia difensiva che competitiva).
- Prodotto pro capite: ci colloca al 17° posto, anche se migliora correggendolo per il potere d'acquisto. Comprende la concentrazione del reddito (dal '90 in aumento in tutti i paesi industrializzati) e l'indice di povertà (assoluta e relativa).
- Disoccupazione: misura la percentuale dei disoccupati sulla popolazione attiva (disponibile al lavoro). In Italia è alta (12%) ed è molto concentrata nelle fasce che comprendono giovani, donne, meridionali.
- Inflazione: ha due effetti negativi: disturba il funzionamento dell'allocazione delle risorse nel mercato (sistema dei prezzi relativi), ha potenti e imprevedibili effetti ridistributivi. In Italia è alta, difficile da prevedere, ed è arbitraria, mentre in Europa è più bassa e con la moneta unica tenderà a uniformarsi.
Struttura dell'economia italiana
- Struttura della domanda: consumi + investimenti (+estero). La proporzione tra consumi e investimenti misura il grado di impazienza dell'economia. L'incidenza degli investimenti sul PIL è diminuita ovunque, a causa dell'innovazione tecnologica che ha aumentato la produttività del capitale modificando la combinazione ottima tra capitale e altri fattori produttivi. I consumi sono cresciuti (a causa della spesa pubblica); attualmente si sono fermati, vista la politica di contenimento della spesa pubblica.
- Struttura della produzione: Agricoltura: costante diminuzione degli occupati in questo settore; per il momento è al 7,8% ma scenderà ancora: produttività e salari negli altri settori sono più alti. Industria: in principio ci fu un esodo verso questo settore, ora lo si ha verso il terziario. Peculiarità della struttura industriale in Italia: è specializzata in branche a bassa tecnologia e intensità di capitale in cui le economie di scala sono poco rilevanti; c'è un'alta percentuale di piccole industrie, a conduzione familiare o poco più; forti aggregazioni produttive locali di imprese occupate nello stesso settore (distretti industriali, cfr. nordest). Servizi: rappresenta oltre il 60% dell'economia italiana, sia in termini di occupazione che di prodotto; in particolare: pubblica amministrazione e commercio, settori sottoposti a scarsa concorrenza (hanno assunto il ruolo di "cuscinetto occupazionale" in alcune fasi di ristrutturazione dell'industria nazionale).
- Scambi con l'estero: sono desunti dall'analisi della bilancia dei pagamenti correnti (ultimamente in avanzo grazie all'export); ha quattro voci: merci (import/export di merci), servizi (import/export di servizi), redditi (remunerazione dei fattori produttivi: capitale e lavoro), trasferimenti (rimesse migranti e fondi UE).
Anni settanta
Quattro caratteristiche salienti: riduzione del tasso di crescita, emergere di un vincolo esterno, primi segni di squilibrio nei conti pubblici, inflazione. L'economia risente di due shock: conflitti sindacali nel '69, esplosione del prezzo del petrolio nel '73/'74. Vertenze sindacali: i salari crescono del 36% mentre la produttività del 23%, originando uno squilibrio che si somma alla crisi del sistema monetario internazionale nel '71 (fine dei cambi fissi) e aumento petrolio. Conseguenze: riduzione del 12% del valore lira nei confronti del dollaro; drastico aumento dei prezzi alla produzione e al consumo; richiesta di adeguamento dei salari all'inflazione (circolo vizioso della scala mobile). Ulteriore conseguenza: deterioramento della bilancia dei pagamenti, restrizione creditizia e fiscale per ridurre le importazioni. Si ha una flessione produttiva, ma migliora la bilancia. Si ha poi una crisi delle imprese e un aumento della spesa pubblica (inizio delle inefficienze amministrative e regionali), con una ripresa della domanda interna. Attacco speculativo contro la lira, che perde 1/5 del suo valore: la crisi valutaria del 1976 è la penalità per aver tentato di riportare troppo rapidamente verso l'espansione un'economia in preda alla recessione. La sequenza di politiche macro di segno opposto aumenta l'instabilità. Migliorano i conti con l'estero (grazie a un miglioramento della domanda mondiale), ma aumenta anche l'inflazione che torna al 20%. Si giunge a un accordo tra Confindustria e sindacati per diminuire l'indicizzazione, con conseguente miglioramento del conto delle imprese ed espansione degli investimenti: ristrutturazione, ammodernamento produttivo, razionalizzazione, e aumento della produttività. Ulteriore svalutazione della lira per migliorare la competitività: entrata nello SME (a banda larga ±6%).
Anni ottanta
Caratteristiche: calo dell'inflazione (sostenuta da una politica monetaria e di cambio restrittiva); consenso sociale sulla dannosità dell'indicizzazione salariale (quindi moderazione); mancanza di riequilibrio nei conti dello Stato (innalzamento del debito pubblico e crescita del debito netto verso l'estero); aumento della disoccupazione (risente di una razionalizzazione industriale non accompagnata dall'emergere di nuove attività nel terziario). Nel '79, con la svalutazione e l'ingresso nello SME si ha di nuovo inflazione (seconda crisi petrolifera, elevata indicizzazione salari, alti margini di profitto delle imprese). Ma: con la sconfitta dei sindacati (abbassamento dei salari) + generosa politica sociale dello Stato + politica monetaria restrittiva rigorosa ed efficace... aumentano i tassi di interesse, con conseguente disinflazione (sotto il 10%) e peggioramento dei conti pubblici. Anni '80/'83 rappresentano una fase di recessione mondiale, con crollo delle esportazioni e dunque degli investimenti, con cali di produttività e aumenti di disoccupazione. Nel '86 si ha un controshock petrolifero: migliora l'economia in tutti i paesi industrializzati, con aumento della domanda interna e del PIL. Ma non si procede al risanamento dei conti pubblici, in costante disavanzo (sprechi, inefficienze e corruzione). Peggiora anche la posizione con l'estero. L'inflazione riprende a salire, con conseguente rallentamento degli investimenti e delle esportazioni, e perdita della competitività delle imprese. Nel '92: trattato di Maastricht: l'Italia è molto distante dai parametri. Forte sfiducia e attacco speculativo contro la lira, che esce dagli accordi di cambio fisso. La banca centrale consuma tutte le sue risorse nella difesa della lira, e rischia la crisi per debito pubblico. Ma lo Stato interviene con una severa manovra di correzione del bilancio: inasprimento della pressione fiscale, riduzione delle spese (blocco dei pensionamenti) e controllo monetario (tasso di sconto ridotto gradualmente).
Anni novanta
Dal '90 al '92 la lira fluttua. L'Italia tenta di entrare nell'Unione Monetaria fin dall'inizio, con conseguente imponente manovra di finanza pubblica per entrare nei parametri (politica monetaria restrittiva con abbassamento dell'inflazione e riduzione del disavanzo pubblico). Tre fattori importanti: nel '92/93 accordi sul costo del lavoro (fine "scala mobile" e nuovo sistema di retribuzione che lega i salari all'andamento reale dell'economia); azione di contenimento del bilancio pubblico (calo del reddito disponibile delle famiglie, cioè della domanda interna, e diminuiscono consumi, investimenti, e PIL); orientamento restrittivo della politica monetaria (svalutazione lira e ripresa delle esportazioni, con un avanzo della bilancia dei pagamenti e riduzione del debito estero). Nel '96 la lira rientra negli accordi europei di cambio. Proseguono le azioni di risanamento per entrare nei parametri: eurotassa (ulteriore aumento della pressione fiscale). L'Italia entra nell'Unione Monetaria dal 1° gennaio '99.
La questione del sud
Il divario economico tra nord e sud del paese è evidente: l'aspetto più evidente è la disoccupazione, che in Italia è concentrata nel sud tanto da essere identificata con la questione meridionale. Problemi del sud: disoccupazione, ritardo nello sviluppo, illegalità diffusa, assistenzialismo, frustrazione delle energie imprenditoriali. Rispetto al centro-nord: prodotto procapite inferiore del 55%, disoccupazione maggiore del 15%, l'incidenza del settore agricolo sull'occupazione è più del doppio, la propensione all'esportazione è inferiore del 17%. L'unico fattore più alto al sud è il tasso di investimento (ma solo grazie agli incentivi statali); la produttività è comunque bassa e ci sono grandi imprese solo in pochi poli concentrati (il tessuto produttivo è sparso ed esile e non ci sono distretti industriali).
Vediamo le cause della condizione meridionale. Collocazione territoriale periferica; lungo protrarsi di un'organizzazione feudale: leggi non scritte, mancanza di fiducia nella legge/giustizia/contratto non favoriscono l'economia capitalistica; scarsa flessibilità nella remunerazione e nella mobilitazione dei fattori produttivi; teorie della causazione cumulativa: si creano economie di scala produttive, e chi ha un vantaggio lo accresce. È necessario l'intervento dello Stato, con: fiscalizzazione degli oneri sociali per ridurre il costo del lavoro; "patti territoriali" con creazione di distretti produttivi ben radicati nel territorio; incentivi generalizzati per le attività di investimento (ma favoriscono scarsa concorrenza e produttività); creazione di poli di sviluppo e grandi industrie; costruzione di infrastrutture; sgravi fiscali per l'insediamento di attività produttive. Ultimi 25 anni: assenza di progressi, tanto che ci si interroga sull'efficacia degli interventi pubblici (considerata l'abitudine a non investire e osare ma attingere solamente ai fondi pubblici, cfr. illegalità). Bisogna distinguere tra incentivazione e assistenza. Soluzioni: investire in infrastrutture e istruzione, aumento della flessibilità del mercato del lavoro, recupero di efficienza amministrativa, lotta spietata all'illegalità.
La questione dello stato
- Scarsa attenzione al debito pubblico. Dal dopoguerra in molti paesi si attuano politiche di spesa pubblica, spesso ricorrendo al debito estero, mettendo in dubbio la capacità di ripagare il debito. Attualmente si sostiene la necessità di bilanci in pareggio o di poco disavanzo (per non dare troppi oneri alle generazioni future e per avere uno sviluppo economico continuo e non inflazionistico). Fino a pochi anni fa: debito pubblico alto e crescente (sprechi, inefficienze, esigenze strutturali). Ora il debito è stabilizzato, ma è necessario dimezzarlo (questione di anni).
- Inefficienza del servizio pubblico e dell'intervento statale in economia. La spesa pubblica in Italia è molto alta, e la maggiore componente è la spesa previdenziale, in particolare le pensioni. Problemi: la spesa previdenziale è predeterminata e non si può intervenire sui benefici già in corso di fruizione; inoltre si risente dell'invecchiamento progressivo della popolazione e del calo di fertilità. Le pensioni sono destinate a crescere (varate, in ritardo, riforme che mirano a riequilibrare la situazione). Sono molte le inefficienze strutturali dello Stato, in particolare: sistema di ridistribuzione (non ridistribuisce e livella i redditi); funzione di regolatore e riformatore (la concorrenza in molti campi è ancora bassa, spesso mancano le infrastrutture, materiali ma anche immateriali come l'istruzione).
La questione del mercato
Il mercato concorrenziale è il più potente strumento conosciuto per il perseguimento dell'efficienza nell'utilizzo delle risorse. Il suo corretto funzionamento dipende da un insieme di regole e condizioni: assenza di barriere che ostacolano la competizione e norme che limitano le imprese anticoncorrenziali, l'antitrust.
Mercati perfetti non esistono, ma ugualmente sono sufficienti alcune normative antitrust e l'intervento attivo e necessario solo in alcuni casi, es. monopoli naturali (contrastare eventuali abusi del monopolista) e attività in cui sono necessarie barriere legali per la tutela del consumatore (valutare i requisiti professionali, ma non a scapito della concorrenza e della libera entrata nel mercato). Ultimamente si sono avute due spinte riformatrici per sostenere la concorrenza:
- Unione Europea: sostegno libertà di movimento di merci/servizi/persone/capitali (l'UE proibisce la concessione di aiuti statali distorsivi per la concorrenza).
- Italia: legge antitrust del 1990, con istituzione dell'autorità garante. Ma c'è ancora molto lavoro nel mercato dei titoli e delle imprese: molte norme ne distorcono la libera concorrenza.
Microeconomia
Formazione dei prezzi nei mercati perfettamente concorrenziali
Metodo di analisi parziale by Marshall: mercato di un singolo bene, isolato da tutti gli altri.
Caratteristiche:
- Condizione di concorrenza perfetta (alto numero di venditori/compratori; completa indipendenza; prezzo dato; omogeneità merce; libertà entrata/uscita nel mercato; informazione completa).
- "Stato minimale" (assenza di interventi diretti dello stato).
- Assenza di transazioni economiche a livello internazionale.
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