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Il management e la scienza economica

Il management si occupa della singola organizzazione e del suo successo; la scienza economica è una scienza sociale e interessa il benessere sociale. L’individuo singolo è solo un attore all’interno del sistema complesso valutato dall’economia; in molti casi il benessere del singolo agente e il benessere sociale vanno nella stessa direzione. Quindi, se un’impresa e un individuo migliorano la loro posizione fanno migliorare anche la società; in altri casi può invece esserci un conflitto, soprattutto nel monopolio, per esempio, se un’impresa ha troppo potere può praticare prezzi troppo alti danneggiando il consumatore, come nel caso dei brevetti sui farmaci.

La rivoluzione industriale

Dividendo il PIL per la popolazione del Paese si ottiene il PIL pro capite, indicatore del benessere di un Paese. Alcuni storici hanno stimato il PIL pro capite nell’antichità: partendo dall’anno 0 e arrivando al 2018 si può osservare l’andamento del PIL pro capite considerando le aree più ricche del mondo, quindi, nell’anno 0 l’impero romano e nel 2018 gli USA. Ne risulta che nel Medioevo si stava meglio in Africa, ma con la rivoluzione industriale cambia tutto, assistendo a una crescita della produzione e, dove questa non avviene, si resta ai livelli dell’anno 0.

Con la rivoluzione industriale, cambia la storia economica e sociale dell’umanità che viene resa estremamente eterogenea. La rivoluzione industriale riguarda principalmente due fenomeni: una componente tecnologica e l’organizzazione. Si assiste, infatti, a un cambiamento organizzativo con una nuova modalità di produzione: nasce la fabbrica. Prima di questa, l’organizzazione si basava su modalità artigianali con botteghe relativamente piccole e un sistema maestro–allievo, ovvero, vi era il mastro artigiano che aveva sviluppato con la pratica le capacità manuali e trasmetteva direttamente agli allievi questa conoscenza.

Nell’artigianato veniva quindi sviluppato un know-how mentre nella fabbrica gli operai lavorano su un compito definito e dettagliato poiché, colui che sviluppava la conoscenza utile alla produzione, è il progettista. Quindi, si assiste anche a una divisione del lavoro tra progettazione ed esecuzione dei compiti. Inoltre, l’allievo artigiano poteva aspirare a diventare il maestro della bottega stessa o aprirne un’altra, attraverso l’acquisizione della conoscenza trasmessa; nella fabbrica, invece, l’operaio non può appropriarsi della conoscenza del progettista e, quindi, continua nelle sue mansioni.

Con la rivoluzione industriale si espandono i mercati, mentre nel periodo antecedente i mercati globali riguardavano le materie prime come l’oro. Anche nel rapporto di lavoro possono essere notate delle profonde differenze in quanto nel sistema artigianale vi era un livello paritario tra maestro e allievo, mentre nella fabbrica l’operaio viene remunerato in base al suo output.

La produzione

Le imprese svolgono la funzione di produzione di beni o servizi. La produzione è la trasformazione degli input in output, ovvero, le materie prime vengono distrutte e vengono trasformate in output ed è un processo irreversibile. Socialmente questo ha senso solo se il valore dell’output è maggiore del valore dell’input, cioè se la valutazione che la società dà a quello che esce da questo processo è maggiore di quello che la società ha distrutto.

Gli input e gli output vengono valutati in base al prezzo ma alcuni input non hanno prezzi di mercato, come l’inquinamento, ovvero, una risorsa senza costo e che quindi l’impresa tenderà ad usarla troppo. La differenza tra il valore dell’output e il valore dell’input viene chiamata “profitto” e lo scopo dell’impresa è la sua massimizzazione. Gli input vengono raggruppati in due categorie: lavoro e capitale. La loro combinazione ottima permette la massimizzazione del profitto.

Il nostro sistema è un sistema di mercato, perché fa le valutazioni in base ai prezzi di mercato, ed è un sistema capitalista, perché la proprietà coincide con la proprietà del capitale. Il criterio di valutazione delle organizzazioni è il criterio di efficienza. Un primo criterio di efficienza minimo è la creazione di output in quantità superiore rispetto agli input distrutti. Un criterio di efficienza massimo indica che per una società sarebbe opportuno usare le risorse nel modo più produttivo possibile; questo meccanismo, infatti, fa andare le risorse all’impresa che sa usarle meglio.

In un mercato concorrenziale le imprese inefficienti che non usano bene le risorse tenderanno a uscire dal mercato e il mercato verrà conquistato dalle imprese più efficienti con costi più bassi, ma se non c’è concorrenza ciò non avviene, come nel caso dei monopoli.

Gli incentivi

Vi sono molte imprese manageriali in cui le decisioni non sono prese dal proprietario ma dal management che non ha necessariamente l’interesse dei proprietari ma, in quanto uomo economico, farà il proprio interesse. Per risolvere il conflitto di interessi si potrebbe ricorrere al sistema degli incentivi. Il management massimizza la propria utilità cercando di “tener buona” la proprietà mantenendo i profitti a un livello minimo. Ma è impossibile trovare degli incentivi ottimi, il conflitto è quindi irrisolvibile.

Uno degli strumenti di incentivazione più utilizzati sono le stock option ma queste spingono i manager a massimizzare il valore azionario nel breve termine che non è necessariamente compatibile con la massimizzazione del profitto nel lungo periodo.

La proprietà

I brevetti

Il sistema dei brevetti crea conseguenze negative sulla società. I brevetti esistono da fine '700 ma vengono usati in maniera rilevante solo negli ultimi 30 anni. Quello che non funziona nella proprietà intellettuale è la “proprietà” poiché le opere di intelletto non dovrebbero essere oggetto di diritti di proprietà; nel diritto romano, di fatti, non esistevano in quanto non si potevano possedere cose immateriali. “Proprietà” in termini economici vuol dire che ho diritto ad escludere (diritto di esclusiva), ho diritto a tutti i benefici generati dalla risorsa, posso vendere la risorsa (diritto di alienazione).

Un bene comune è un bene la cui proprietà non è ben definita, appartiene a tante persone contemporaneamente. La proprietà dei beni comuni è inefficiente a causa delle esternalità. Un’esternalità negativa è che nei beni comuni c’è un forte incentivo a sfruttare, da parte degli individui, il bene il più possibile e questo può portare a un esaurimento della risorsa. Un altro problema riguarda lo scarso incentivo all’investimento. Secondo la teoria economica bisogna trasformare l’attività comune in attività privata eliminando le esternalità, oppure è possibile risolvere il problema delle esternalità attraverso la regolamentazione che necessita di un’autorità sanzionatoria e che funziona maggiormente nei piccoli gruppi.

Nell’innovazione non c’è esternalità negativa, perché l’innovazione è una conoscenza e la conoscenza non è merce deperibile, quindi, non esiste un eccesso di utilizzo della conoscenza. Tutti i beni che sono pura conoscenza e pura informazione sono beni non rivali, possono essere duplicati all’infinito, sono beni non scarsi e non esauribili. Un bene non rivale può essere consumato da tante persone contemporaneamente.

Il costo margine della riproduzione di un bene non rivale è pari a 0, quindi dovrebbe essere venduto ad un prezzo pari a 0. Se i costi variabili equivalgono ai costi marginali, i costi totali sono dati solo dai costi fissi e la curva del costo medio è sempre decrescente. Il fatto che il costo marginale sia pari a 0, vuol dire che il contenuto del lavoro dell’unità aggiuntiva è pari a 0.

Esempio di beni non rivali sono i beni digitali: prima della rivoluzione industriale, la conoscenza su come produrre le cose in gran parte incorporata nel saper fare degli artigiani, presentava il problema di trasmettere una conoscenza tacita, ma nella rivoluzione industriale comincia ad essere codificata, infatti, un bene digitale non è altro che la propria codificazione. Il consumatore può competere quindi contro il produttore perché il bene stesso comprende la sua modalità di produzione, quindi acquistandolo può essere riprodotto.

Viene a crearsi una sorta di monopolio naturale ma differente da quello tradizionale perché questo si ha quando è richiesto un grande investimento infrastrutturale, mentre in questi altri monopoli naturali il costo marginale è 0 e i costi fissi non sono particolarmente alti, quindi l’investimento è relativamente piccolo. Questi monopoli naturali possono essere distrutti rapidamente da nuove entrate generando una certa volatilità del mercato e, quindi, molta incertezza che rende difficilmente prevedibili le prospettive di lungo periodo. Nella nostra società si cerca di frenare la caduta del prezzo verso 0 impedendo attrave

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Jessfrat di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia per il management e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof Marengo Luigi.
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