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Economia per il management 14-02-2018

Introduzione

L’attività preponderante dell’impresa è volta alla produzione di beni e/o servizi tramite la trasformazione (distruzione) di input in output con un processo irreversibile; questo processo ha chiaramente senso solamente nel caso in cui l’output prodotto abbia un valore del complessivo valore degli input utilizzati (obiettivo creazione di valore). Il profitto è VALORE OUTPUT V(o) – VALORE INPUT V(i).

  • Il capitale (K) è inteso come complesso di beni strumentali necessari all’attività produttiva, differisce dalla concezione di liquidità associata al concetto di capitale.
  • Il lavoro (L) è l’apporto di conoscenze, competenze ed attività svolte dai lavoratori (capitale umano).

Normalmente chi controlla il capitale riceve anche i profitti associati all’attività produttiva; tuttavia vi sono delle eccezioni in cui sono i lavoratori a ricevere il profitto d’impresa, come ad esempio gli studi di professionisti. Quelle tipologie di imprese ove le decisioni non sono in capo alla proprietà ma in a dei soggetti esterni (manager) vengono definite imprese manageriali; in queste tipologie di imprese può esserci una divergenza e quindi una situazione di conflitto tra gli obiettivi della proprietà e quelli del management:

  • Proprietà: massimizzazione del profitto
  • Management: massimizzazione del salario (W)

Una possibile criticità è l’eccessiva crescita aziendale spinta dal management per poter accrescere il proprio salario e la propria posizione sul mercato del lavoro, compromettendo però gli obiettivi di lungo termine della proprietà. La teoria economica degli incentivi si occupa di capire come la proprietà possa motivare il management ad agire nel proprio interesse; qualunque sia la metodologia applicata questo sistema è possibile ma non completamente ottimale.

Funzioni aziendali

Una volta visti gli scopi principali dell’impresa, è necessario concentrarsi su quelle che sono le funzioni fondamentali della “vita” imprenditoriale:

  • Saper fare: il know-how (conoscenza pratica) e la conoscenza teorica necessarie a mantenere il proprio output aggiornato alle discontinuità ed evoluzioni interne ed esterne all’impresa stessa; il confine tra conoscenza pratica e teorica sta sfumando sempre di più; in passato infatti la ricerca scientifica sfociava in pubblicazioni che solo successivamente, anche a distanza di molti anni, venivano utilizzate per applicazioni pratiche con fini commerciali (si trasformavano in business), oggi invece i tempi si sono così accorciati che risulta assottigliato il confine tra ricerca e creazione di un business. È quindi legata al sapere fare la funzione di ricerca e sviluppo.
  • Coordinamento: il crescere delle dimensioni delle imprese genera uno sforzo di coordinamento sempre maggiore, i lavoratori nel tempo si sono spostati dal reparto produttivo a quello preposto al coordinamento.

Criterio di efficienza: a parità di valore degli input utilizzati, un maggior valore dell’output (dovuto ad una miglior efficienza appunto del lavoro) determina una maggiore efficienza; sarebbe quindi più opportuno che siano queste imprese ad assorbire le risorse. Le imprese che operano in efficienza vengono dunque imitate per assorbire anch’esse risorse e garantire la concorrenza sul mercato; vi sono tuttavia delle barriere all’entrata riassumibili in:

  • Eccessivi costi: Impresa efficiente usa tecnologie che non si riescono ad imitare (eccessivi costi di investimento)
  • Monopolio legale: brevetti

Il concetto di proprietà, caratteristico dei brevetti (proprietà intellettuale) è caratterizzato principalmente da tre cose:

  • Diritto di escludere
  • Diritto a tutti i frutti/benefici generati da questo prodotto
  • Diritto di alienazione (possibilità di vendere il prodotto)

Ne deriva dunque che i beni privati siano rivali ed escludibili; la conoscenza invece non essendo né rivali né escludibili. Il diritto di esclusiva genera quindi un vantaggio di efficienza per i beni rivali; così non è per i beni come la conoscenza non soggetti a rivalità; in un’ottica prettamente economica, l’esistenza del concetto di proprietà è un limite al funzionamento del principio di efficienza.

Beni digitali

Con esso si intende qualunque cosa codificata con una stringa di simboli alfanumerici; vi è quindi la possibilità, oggi, di codificare in maniera digitale una grande vastità di beni come musica, software, immagini, testi, film, ricette ed un gran numero di informazioni. Per questa tipologia di beni vi sono alcune caratteristiche chiave:

  • Costo totale circa uguale ai costi fissi (costi variabili trascurabili)
  • Il contenuto di lavoro (L) non è una funzione della quantità; non vale L=f(q) come invece possiamo osservare per le altre tipologie di beni
  • I beni digitali portano all’estremizzazione della codificazione della conoscenza (sono essi stessi la codifica di un bene)
  • Il bene digitale non necessita competenze per la propria riproduzione e mette potenzialmente il produttore in competizione con il consumatore

Per effetto di tutte queste caratteristiche il prezzo di questa tipologia di beni tende a 0 ed il meccanismo competitivo è particolarmente forte proprio per le caratteristiche sopra elencate. Inoltre la curva di costo medio relativa ai beni digitali è sempre decrescente (differentemente dalla curva di CM ad U caratteristica degli altri beni) e spinge alle situazioni di monopolio sul mercato (monopolio naturale per l’esattezza); con una differenza rispetto alla situazione classica di monopolio naturale, che presuppone infatti grandi investimenti iniziali (elevati costi fissi); in questo caso invece la decrescenza della curva è da imputare quasi esclusivamente all’assenza di costi marginali. Si creano quindi dei monopoli naturali con elevata frequenza che prendono il posto dei precedenti; questo genera una certa volatilità del mercato; il limite al turnover di questi monopoli sono l’instaurarsi di forti economie di rete che beneficiano di rendimenti crescenti d’adozione per cui la scelta del bene/software ricade sui vantaggi derivanti dal network di utilizzati piuttosto che dalle caratteristiche qualitative del bene stesso.

Capitolo 2 (Costi di transazione)

Una transazione è il passaggio di beni o servizi da un soggetto ad un altro; il problema principale è come le società organizzano queste transazioni. Possiamo distinguere due differenti tipologie di mercato:

  • Il mercato: è la principale forma di transazione, tramite lo scambio di beni o servizio in cambio di un corrispettivo in soldi e sono le dinamiche di domanda/offerta a definire prezzi e quantità offerte.
  • Organizzazioni gerarchiche: Vi sono tuttavia una moltitudine di transazioni che non avvengono sui mercati e sono le organizzazioni gerarchiche (es. contratto di lavoro: scambio di tempo per un corrispettivo in denaro con avente oggetto il rispetto di imposizioni gerarchiche).
Mercato Organizzazione gerarchica
Vantaggi: Svantaggi:
Puntuale identificazione delle migliori condizioni di mercato I soggetti oggetto dello scambio sono legati tra loro a lungo termine
Possibilità di sfruttamento delle economie di scala Limiti di scala confinati alle dimensioni dell’organizzazione stessa
Migliori condizioni liberamente ricercabili sul mercato I costi di coordinamento sono presenti: una gerarchia è caratterizzata da alcuni livelli non operativi (es. manager) che hanno comunque un costo
Costi di coordinamento = 0 Esistono sistemi di incentivazione che presuppongono dei costi

Il tema centrale, sta proprio nell’assenza di costi di coordinamento per le dinamiche di mercato, mentre i costi di coordinamento delle organizzazioni gerarchiche stanno nei costi di funzionamento (es. stipendio manager); il mercato garantisce quindi una forte sensibilità, mentre l’organizzazione è per sua natura caratterizzata da rigidità.

La discrepanza tra queste due forme di mercato è un paradosso; nel 1937 Ronald Coase scrisse la teoria dei costi di transazione; riformulata da Oliver Williamson. Il punto di partenza di Coase e Williamson sta proprio in questa discrepanza tra l’idea classica di mercato, priva di costi di coordinamento, differentemente dalle organizzazioni:

Teoria del benessere: il mercato è in grado di operare in modo efficiente; ci si chiede quindi perché se è il mercato la forma più efficiente possibile, molti scambi siano gestiti da organizzazioni di tipo gerarchico. La risposta è che i mercati reali hanno dei costi di funzionamento ed a volte sono così elevati che le organizzazioni di tipo gerarchico, pur presentando dei costi di coordinamento, risultano più efficienti.

Tra il mercato ipotetico, ed il mercato reale, si pongono quindi delle forme intermedie: le organizzazioni gerarchiche appunto.

Concorrenza perfetta

In un mercato in concorrenza perfetta, vi sono dei requisiti di base:

  • Perfetta informazione: tutti gli attori sul mercato sono perfettamente informati su prezzo e qualità proposta da tutti i produttori.
  • No preferential attachment: Interesse da parte degli acquirenti al solo prezzo e qualità dei beni (no forme di fidelizzazione, no costi accessori all’acquisto dei beni es. benzina per andare dal fruttivendolo meno costoso).
  • Transazione standardizzata

Coase

I costi di funzionamento che assorbe il mercato, vengono classificati da Coase come:

  • Costi di coordinamento: i costi di informazione, infatti, che nell’ipotetico mercato perfettamente concorrenziale (vedi sopra) non esistono, nel mercato reale rappresentano un costo di funzionamento.
  • Costi di incentivazione: ad esempio gli incentivi deboli (costi necessari ad equiponderarsi alla concorrenza).

Williamson

Egli si distacca da alcuni assunti teorici; in particolare introduce i concetti/assunzioni relativamente agli individui:

  • Razionalità limitata: i soggetti coinvolti nelle transazioni non sono perfettamente razionali e pertanto non possono dar vita ad un mercato che opera in maniera perfettamente concorrenziale. (È infatti vero che in molti casi gli esseri umani prendono decisioni in condizioni di incertezza e non perfetta informazione); i motivi dell’impossibilità di essere completamente razionali sono:
    • Assenza di informazioni sufficienti
    • Complessità delle informazioni
    • Incertezza, valutazione della miglior soluzione (es. problem Z)
  • Gli individui perseguono interessi con astuzia ed alcune transazioni sul mercato vengono meno per scelte personali dei soggetti coinvolti nello scambio.

Queste assunzioni, sfociano quindi in alcune conseguenze; una importante di queste è l’incompletezza contrattuale, che limita la “perfezione” delle transazioni sul mercato; per risolvere questa incompletezza, risulta fondamentale l’intervento di:

  • Norme, consuetudini, leggi
  • Autorità

Caratteristiche delle transazioni

1) Specificità delle risorse: elevati investimenti produttivi relativi a risorse particolarmente specifiche (sia come tipologia di prodotto che come clientela di destinazione) rappresentano una delle principali caratteristiche delle transazioni. Al giorno d’oggi la modularizzazione sta man mano riducendo la specificità delle risorse (componenti universali o utilizzabili su differenti prodotti/output finiti).
2) Frequenza: quante volte e per quanto tempo viene ripetuta la transazione.
3) Complessità
4) Difficoltà misurazione performance: in molti casi la misurabilità delle performance è scarsa o assente. (Es. valutare l’intervento medico è difficile).

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pierluigi.lombardi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia per il management e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof Marengo Luigi.
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