Teorema di Modigliani-Miller e intermediazione finanziaria
Se vale il teorema di Modigliani-Miller, l’intermediazione finanziaria non deve esistere: le banche non possono avere un ruolo autonomo; sono un “velo” che non incide sugli equilibri reali dell’economia. Eppure gli intermediari esistono. La determinazione del margine di intermediazione (tasso sui prestiti più elevato di quello sulle passività; tassi diversi da quelli del finanziamento diretto) spiega il vantaggio comparativo delle istituzioni finanziarie, allontanandoci dai mercati perfetti e radicando la funzione degli intermediari nell’informazione asimmetrica.
Modello di Klein-Monti
Le banche fissano, con scelte simultanee sui due lati del bilancio, i tassi attivi (iL) e passivi (iD) in modo da massimizzare i profitti. La banca conosce la domanda di depositi, influenzata positivamente da iD, e la domanda di prestiti, dipendente negativamente da iL.
Le banche sono soggette ad un obbligo di riserva obbligatoria (RO = κ DB) infruttifero e possono acquisire un’attività alternativa, un’obbligazione TG sostituto finanziario competitivo: è un dato per le banche. Il vincolo di bilancio è rappresentato da:
DB = RO + LB + TG
Quadranti del modello
Nel quadrante in basso a destra, il vincolo di bilancio è rappresentato come relazione tra le attività fruttifere delle banche e la parte non vincolata della raccolta. Nel quadrante in alto a destra, sul mercato dei prestiti, la banca concede credito fino a LB*, dove il ricavo marginale uguaglia il costo marginale (iLB, il costo opportunità); iT è determinato sulla curva di domanda di credito in corrispondenza di LB*.
Nel quadrante in basso a sinistra, sul mercato dei depositi, colloca depositi fino a DB*, dove il costo marginale uguaglia il ritorno marginale sui suoi investimenti (iT, costo opportunità, aggiustato per il coefficiente di riserva obbligatoria); iD* è determinato sulla curva di domanda di depositi in corrispondenza di DB*. Le decisioni che ottimizzano prestiti e raccolta determinano anche TG, rappresentato nel quadrante in basso a destra dallo scarto tra la raccolta investibile in attività fruttifere (LB* + TG) e LB*.
Margine di intermediazione e concorrenza
Il margine di intermediazione (iL - iD) nel quadrante in alto a sinistra; l’intensità dell’intermediazione dipende dai tassi scelti dalla banca, condizionati dalle elasticità delle domande di prestiti e di depositi. La banca possiede un “potere di mercato” nei confronti delle sue controparti rispetto alle alternative sul mercato dei titoli diretti. Un aumento della concorrenza (esterna, del mercato finanziario) rende le domande più elastiche, contrazione del margine di intermediazione. Se la concorrenza è perfetta, le domande diventano infinitamente elastiche e iLB* e iD* tendono a iT, annullando il margine di intermediazione; titoli diretti e indiretti diventano perfettamente sostituibili; non c’è spazio per un’intermediazione finanziaria costosa. L’intermediazione è possibile solo se le banche hanno qualche potere di mercato.
Le banche fronteggiano le asimmetrie informative meglio dei singoli prestatori attraverso il monitoraggio e l’analisi di bilancio e dei progetti di investimento, attività favorite da relazioni di clientela stabili.
Strutturazione dell'attivo e del passivo
Stabilire come strutturare l’attivo (contratti, rendimento richiesto, ecc.). Gli intermediari devono valutare il rischio della controparte: non sono in grado di osservare tutte le caratteristiche (prima del finanziamento) di chi richiede fondi, né le azioni che intraprendono dopo aver ottenuto i finanziamenti. Fissare i tassi attivi e passivi in modo da garantire la compatibilità tra le preferenze delle imprese con quelle dei depositanti, coprendo i rischi assunti, considerato il livello di incertezza, la struttura dei mercati e le altre condizioni contrattuali e istituzionali (collaterali, capitale proprio, assicurazione su depositi ecc.).
Decidere come strutturare il passivo (condizioni contrattuali e tassi): gli intermediari devono considerare il rischio di carenza di riserve a seguito di improvvise richieste di restituzione dei depositi: “corsa ai rimborsi”. A questo rischio di liquidità si associa un rischio di interesse. L’attivo è meno liquido del passivo: il ritiro di depositi, in presenza di difficoltà di liquidare attività, richiede un aumento dei tassi passivi; ciò richiede un aumento anche di quelli attivi non sempre possibile, il che può portare a un restringimento differenziale, causando instabilità reddituale e patrimoniale.
Quattro aspetti del comportamento bancario
- Monitoraggio delegato: tipo di contratti ottimali che gli intermediari offrono ai depositanti e ai mutuatari, e struttura di tassi ad essi associati.
- Assicurazione di liquidità garantita dalla banca.
- Pericolo della “corsa agli sportelli” e metodi per ridurne l’incidenza.
- Relazioni di clientela e razionamento come modalità di controllo e gestione del rischio bancario.
Il monitoraggio delegato (Diamond, 1984)
Il monitoraggio delegato spiega perché alcune imprese collocano obbligazioni presso i risparmiatori, altre si rivolgono al sistema bancario e altre ancora operano in entrambi i modi, nonostante i margini degli intermediari. Individua i contratti ottimali di prestito e di deposito. Il compito di monitorare il comportamento dei prenditori è delegato alla banca dai depositanti. Con progetti di ampie dimensioni e risparmiatori con piccole somme: concentrare il monitoraggio nelle mani di un soggetto per ridurne il costo.
Un contratto non può essere fondato sulla promessa dell’impresa di pagare una frazione dei profitti derivanti dal progetto (equity contract), poiché essi non possono essere osservati dal finanziatore e l’impresa ha interesse ad affermare che il progetto ha avuto un rendimento nullo. Il finanziatore può imporre un contratto con il quale richiede il fallimento e la liquidazione dell’attivo se l’impresa non rimborsa capitale e interessi pattuiti; ma il fallimento ha costi: si può recuperare solo una percentuale dell’attivo.
Un contratto accettabile deve prevedere una somma di capitale da rimborsare più gli interessi (face value) tale da garantire il rendimento atteso e indurre l’impresa a ripagare il prestito, se è in grado di farlo. Il tasso di interesse sul prestito cresce con la probabilità che il progetto non sia profittevole e con i costi.
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