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Manolo

Manolo Giuliani

I° Anno, I° Semestre

Università della Svizzera Italiana

Anno accademico 2006/2007 Riassunto di

“Manuale di Relazioni Internazionali”

G.J. Ikenberry

V.E. Parsi

Edizioni Laterza – 2006

USI – Economia – Anno accademico 2006/2007 – Economia e Istituzioni– V.E. Parsi

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Manolo

IL SISTEMA BIPOLARE E LA LUNGA GUERRA FREDDA 3

P : V Y 3

ROLOGO DA ERSAILLES A ALTA

L 3

A NOVITÀ DEL BIPOLARISMO E DI UN SISTEMA POLITICO MONDIALE S 4

L’

INFLUENZA DEL SISTEMA POLITICO INTERNAZIONALE SUI REGIMI POLITICI INTERNI DEGLI TATI

L - 5

A STRUTTURA CLIENTELARE DEI RAPPORTI CENTRO PERIFERICA

E : ’ 5

PILOGO L USCITA DAL SISTEMA BIPOLARE E LA COSTRUZIONE DI UN SISTEMA UNIPOLARE

L’ETÀ DELLA GLOBALIZZAZIONE 6

I 6

NTRODUZIONE

T / : 6

RE DIMENSIONI PROCESSI DI GLOBALIZZAZIONE

D 6

EL MERCATO

D 7

EL CAPITALE

D : 7

ELLA PRODUZIONE

’ 8

D ELL INFORMAZIONE 8

L E IMPLICAZIONI POLITICHE DELLA GLOBALIZZAZIONE

IL RUOLO INTERNAZIONALE DELLO STATO 9

9

D

EFINIZIONI E QUESTIONI PRELIMINARI

L S R I 9

O TATO NELLE ELAZIONI NTERNAZIONALI

T , 9

ERRITORIO SOVRANITÀ E SICUREZZA

S 10

L E NUOVE FUNZIONI DELLO TATO

R S S : 10

UOLO DELLO TATO E SISTEMA DEGLI TATI VERSO UN DIFFERENTE RAPPORTO DI RECIPROCA FUNZIONALITÀ

IL RUOLO INTERNAZIONALE DEGLI ATTORI ECONOMICI 11

11

PREMESSA

L’ 12

AVVENTO DELLA GLOBALIZZAZIONE

R S 13

UOLO INTERNAZIONALE DEGLI ATTORI ECONOMICI E DECLINO DELLA SOVRANITÀ DELLO TATO

G ( ’I P E ) 13

R OBERT ILPIN PADRE DELL NTERNATIONAL OLITICAL CONOMY

S S : 13

USAN TRANGE 14

C ONCLUSIONI

LE ISTITUZIONI INTERNAZIONALI, LE ONG E I REGIMI 14

15

R

EGIMI E CONFERENZE MULTILATERALI

L 15

E ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI GLOBALI

L 16

E ORGANIZZAZIONI REGIONALI 17

S PIEGARE LE ISTITUZIONI INTERNAZIONALI

IL REGIONALISMO: COMPETIZIONE O COLLABORAZIONE? 17

I 17

NTRODUZIONE 18

S IGNIFICATI E TEORIE DEL REGIONALISMO

V 18

ARIETÀ DI REGIONALISMO

R 19

EGIONALISMO E APERTURA

LA SOCIETÀ CIVILE GLOBALE 20

P 20

REMESSA

I 20

L CONCETTO E LE SUE ORIGINI 20

L E COMPONENTI DELLA SOCIETÀ CIVILE GLOBALE

F 21

ONTI DI POTERE E DI INFLUENZA

L 21

A SOCIETÀ CIVILE GLOBALE IN AZIONE 21

C

ONCLUSIONI USI – Economia – Anno accademico 2006/2007 – Economia e Istituzioni– V.E. Parsi

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Il sistema bipolare e la lunga guerra fredda

Prologo: da Versailles a Yalta

L’instabile equilibrio che si era venuto a creare con la fine della prima guerra mondiale

sopravviverà stentatamente per poco più di vent’anni. L’isolamento Sovietico e la politica

isolazionista USA consentono alle potenze europee di seguitare a illudersi che il gioco della

politica internazionale resti ancora nelle loro mani, e che in via quasi automatica il governo del

mondo spetterà alla potenza europea che saprà imporsi sulle altre.

A Washington era prevalsa l’illusione di potersi rinchiudere nuovamente in quello splendido

isolamento che fin dalle origini aveva portato gli USA a disinteressarsi delle questioni europee.

Questo atteggiamento produsse due conseguenze tutt’altro che di poco conto:

• rafforzò la convinzione di più d’un governo europeo che il gigante americano fosse al più

una possibile guest star della politica di potenza

• privò il sistema politico internazionale di un attore fondamentale per cercare di trovare

una qualche forma di equilibrio, appena decentemente stabile.

Il ventennio 1919 – 1939 è il periodo in cui inizia a prendere forma e ad acquistare consistenza quel

secolo delle ideologìe che farà dello scontro tra i sistemi liberaldemocratici e di mercato e i sistemi

totalitari e collettivisti la cifra più vera del Novecento. Il nazionalismo costituirà una forma di

commistione e confusione rispetto allo scontro ideologico, che rappresenta la novità destinata a

durare almeno fino alla fine di quello che verrà definito il secolo degli estremi.

A seconda guerra mondiale conclusa, quello che era stato il sistema degli Stati europei si ritroverà

di fatto diviso in due zone di influenza: una sovietica e l’altra americana. E questa divisione, una

volta stabilizzatasi e istituzionalizzatasi, diventerà il sistema ipolare che ha dominato la

Guerra fredda fino al principio degli anni Novanta.

La novità del bipolarismo e di un sistema politico mondiale

Molti sono gli elementi di novità contenuti nell’assetto bipolare del sistema politico

internazionale:

• gli attori del sistema si collocano fuori o ai margini del continente e sono campioni di

due visioni del mondo in termini politici ed economici.

• Il sistema degli Stati europeo diventa un sottosistema all’interno del sistema politico

monidale, sia pure quello più importante.

• Il sistema vedeva per la prima volta la presenza di un’arma che finiva col rendere il suo

uso del tutto impossibile.

• Quello bipolare era un sistema ad alta intensità di contrapposizione ideologica

Lo studioso Raymond Aron fornisce la più convincente sistemazione teorica dello scenario della

Guerra fredda classificando i sistemi politici internazionali in base a due caratteristiche:

• Distribuzione di potenza (riflessioni sulla potenza e la sua distribuzione si ritrovano in

qualunque teoria delle Relazioni Internazionali)

Tutti i sistemi sono inquadrabili in base al numero degli attori significativi in termini di potenza e al gioco delle loro

alleanze e ciò che conta sapere è come la potenza è distribuita nel sistema, cioè quanto è dispersa e quanto è concentrata e

in quanti poli si addensa. E in questi termini sta la differenza più importante tra sistemi multipolari (possibili più

combinazioni di alleanza fra gli attori) e sistemi bipolari (poche alternative di allenaze).

• Omogeneità o disomogeneità ideologica tra i poli

Ciò che è specifico dell’impostazione aroniana è l’inserimento della variabile ideologica nella diversificazione dei sistemi

politici internazionali, un inserimento di pari dignità rispetto al criterio della distribuzione di potenza che permette la

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visione di poli ideologicamente omogenei o eterogenei l’uno rispetto all’altro (il balletto delle alleanze diventa

sostanzialmente impossibile quando i poli diversi sono anche gli alfieri di concezioni ideologiche incompatibili). La libertà

d’azione degli attori cresce in sistemi multipolari e omogenei e decresce in sistemi bipolari e disomogenei.

Se quella aroniana risulta la più convincente tra le interpretazioni del sistema bipolare della Guerra

fredda, va aggiunto che è

Kenneth Waltz lo studioso che scolpisce con più rigore il concetto di struttura del sistema.

Secondo lui la struttura del sistema politico internazionale è definita:

• Dal principio anarchico contrapposto a quello gerarchico tipico dello Stato

• Dalla distribuzione della potenza fra gli attori che a sua volta è data sia dal loro numero,

sia dalla loro capacità di costituire una minaccia per gli altri

• Dal fatto che la sicurezza rappresenta la preoccupazione primaria di tutti gli Stati, per

cui, oltre a stabilirsi un naturale primato della politica estera su quella interna, diventa

irrilevante la forma di governo degli attori.

Se anarchia e preoccupazione per la sicurezza sono ciò che accomuna tutti i sistemi politici

internazionali, la distribuzione della potenza è ciò che li rende diversi. Per Waltz il sistema

bipolare della guerra fredda è quello che meglio di altri possiede la caratteristica della stabilità (il

cosiddetto equilibrio del terrore)

Per Waltz ed Aron esiste una vera e propria cesura tra Otto e Novecento, segnata da:

• L’avvento della politica di massa

• Dall’industrializzazione

• Dal declino delle capacità delle élite tradizionali di poter fare un uso proficuo della

diplomazia segreta e delle consolidate consuetudini che regolavano i rapporti tragli stati e le

loro classi dirigenti.

Ma la stabilità del sistema durante la Guerra fredda era frutto del bipolarismo o dell’arma

atomica?Proprio la difficoltà nel rispondere a questa domanda a partire dagli anni Novanta un po’

tutto il cosiddetto “realismo strutturale” è entrato in una fase di profonda crisi (il realismo

strutturale non considerava infatti rilevanti le caratteristiche interne degli attori).

Per riassumere, dalla fine della seconda guerra mondiale si consolida un sistema politico

internazionale che è:

• Bipolare

• Globale

• Bloccato dalla presenza dell’arma nucleare (e quindi impossibilitato a veder sfociare la

continua tensione in un conflitto aperto)

• A sovranità sospesa (la sovranità restava effettivo appannaggio solo delle due superpotenze

ed il sistema politico internazionale arrivava al punto di riscrivere in maniera generalizzata

le funzioni stesse degli Stati.

L’influenza del sistema politico internazionale sui regimi politici interni

degli Stati

Sta quì il paradosso del sistema bipolare, che mentre accentuava il carattere della sicurezza come

mai era avvenuto in passato, la sottraeva però alla sfera della sovranità di quasi tutti gli Stati, che

proprio in questo campo si ritrovavano a dover subire le maggiori limitazioni alla propria sovranità.

Proprio in virtù del ruolo centrale che l’ideologia giovaca nello srutturare il sistema politico

internazionale, quest’ultimo influenzava assai pesantemente, fino a determinarla, la forma delle

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istituzioni degli attori minori. Proprio questo carattere di contrapposizione globale fece si che il

sistema bipolare producesse un’inesorabile forza omogeneizzatrice al proprio interno.

Al contrario, nei rapporti che legavano le due superpotenze ai paesi periferici, la coerenza

ideologica e l’omogeneità politico-istituzionale vennero meno con regolarità, e tanto l’URSS quanto

gli USA non esitarono a stringere rapporti di cooperazione con i più disparati regimi e capi politici.

La struttura clientelare dei rapporti centro-periferica

Abbiamo appena introdotto una nuova differenziazione all’interno del sistema bipolare della

Guerra fredda: quella tra centro e periferia.

Se è vero che il sistema bipolare della Guerra fredda rappresenta il primo esempio di sistema

politico internazionale globale, è altrettanto vero che l’ingresso del Sud nel sistema politico

internazionale avviene in maniera subalterna. Il sistema bipolare si era limitato a collegare in

posizione subordinata agli Stati del Nord il resto degli Stati del mondo, piuttosto che integrarli in un

sistema complessivamente equilibrato e per gli Stati periferici l’influenza e il collegamento

avveniva attraverso la costruzione di clientele internazionali dell’uno o dell’altro blocco.

Mentre la dimensione conflittuale possedeva una portata globalizzante proprio in virtù del suo dato

ideologico quel medesimo data diveniva operativo solo all’interno del teatro euroamericano e la

forza strutturante dell’ideologia veniva ad assumere un aspetto più sfumato a mano a mano

che ci si spostava dal centro alla periferia.

Lo Stato-cliente, grazie al rapporto che lo lega allo Stato-patrono, ricava:

• protezione

• accesso al sistema politico internazionale

• attenuazione delle conseguenze della sua inferiorità politica ed economico.

Lo Stato-patrono, a sua volta, ottiene tre vantaggi:

• ampliare la propria zona di sicurezza

• accedere continuativamente a risorse economiche altrimenti indisponibili

• rinforzare un sistema internazionale che garantisce, rinsalda e perpetua la sua

posizione di preminenza

Le clientele internazionali contribuiscono all’articolazione del sistema politico internazionale,

stabilizzandolo e contribuendo a conferirgli un ordine fondato sulla gerarchia nell’accesso alle

risorse di potere.

Epilogo: l’uscita dal sistema bipolare e la costruzione di un sistema

unipolare

Il sistema bipolare e la lunga Guerra fredda si concludono di fatto con la Guerra del Golfo e la

realtà vede emergere gli USA come sola superpotenza globale, l’unico Stato in grado di proiettare

la propria forza militare ovunque la sicurezza e gli interessi americani fossero ritenuti minacciati.

Con la fine del bipolarismo crollano a uno a uno i regimi comunisti e l’Unione Sovietica

assiste alla sua stessa fine. La guerra fa ritorno in Europa, nella ex Iugoslavia, ovvero la regione

che a lungo aveva costituito una sorta di cuscinetto tra i due blocchi.

L’egemonia americana viene esercitata all’interno di una vasta rete di istituzioni che, mentre

assicurano anche pacificamente il ruolo degli Stati Uniti, consentono opportunità di interazione

reciproca e condizionamento vicendevole tra gli USA e gli alleati europei.

Il sistema politico internazionale nella sua dimensione istituzionale è la manifestazione di quella

particolare interdipendenza mai raggiunta prima del secondo dopoguerra che ha progressivamente

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modificato l’ambiente nel quale si staglia la politica degli Stati attenuandono i caratteri anarchici,

ponendo dei freni allesercizio illimitato del potere da parte di chi si trovaad essere in posizione di

vantaggio: è come se negli anni si fosse sviluppato un meccanismo che cerca di regolare

l’esercizio della potenza, collegandono distribuzione e controllo.

È quindi durante la Guerra fredda, in particolare a partire dagli anni Settanta e dalla denuncia da

parte del governo americano degli accordi di Bretton Woods che si gettano le basi della futura

globalizzazione.

Proprio la crescente multilateralità che deriva dalla fine di Bretton Woods fornisce nuova energìa e

un ruolo molto più importante anche alle istituzioni internazionali (Banca Mondiale, GATT, WTO)

L’età della globalizzazione

Introduzione

La globalizzazione dell’economia mondiale è una delle caratterisiche più pervasive e rilevanti

della nostra epoca. Molti governi hanno facilitato la globalizzazione economica, abbracciando

politiche di apertura e liberalizzazione. Il risultato non è solo una crescente interdipendenza tra

paesi e regioni, ma anche l’emergere di un sistema commerciale, produttivo e finanziario

complesso e altamente integrato.

La globalizzazione implica anche nuove relazioni strutturali tra politica, capitalismo e sistema

produttivo; tuttavia questo processo non sta lasciando gli Stati vittime inconsapevoli della

globalizzazione; al contrario, sono proprio gli Stati i suoi maggiori sottoscrittori e questi ultimi

stanno traendo vantaggio dalle nuove opportunità della globalizzazione. Queste opportunità

hanno un prezzo: gli Stati che intraprendono la strada della globalizzazione devono accettare una

disciplina politica ed economica più rigida rispetto a quelli che sono meno integrati nell’economia

mondiale. Gli Stati finiscono per non avere altra scelta che rimanere attivamente integrati

dentro l’economia globale perchè il costo della chiusura o anche di uno scollamento selettivo

dall’economia mondiale è sempre più alto.

L’idea che la globalizzazione significhi la rovina del moderno Stato territoriale non afferra che

gli Stati sono sempre stati in relazione dinamica con i mercati e, significativamente, sono stati vitali

nel creare e far valere le regole e le pratiche che hanno permesso ai mercati e alle aziende di

estendersi su scala globale.La globalizzazione non sta minando il sistema statale, ma sta

producendo pressioni sempre più forti perchè gli Stati assumano determinati caratteri, siano aperti,

democratici, flessibili e rispettosi del principio di legalità.

Vi sono tre dimensioni o processi di globalizzazione:

• globalizzazione del mercato

• globalizzazione della produzione

• globalizzazione dell’informazione

Tre dimensioni/processi di globalizzazione:

Del mercato

Aumento nel flusso di capitali, beni e servizi attraverso le frontiere. Misurata in base al volume del

commercio e ai flussi di capitale. In questo caso la globalizzazione è interdipendenza economica.

Il commercio mondiale si è velocizzato nel periodo post –bellico, ha avuto un espansione consistente dalle 3-4 volte più veloce del

PIL, cosa che ha reso questi paesi molto o totalmente dipendenti dal mercato mondiale ( economie di scala, innovazioni

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aigim di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e Istituzioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Svizzera italiana - Usi o del prof Parsi Vittorio Emanuele.
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