ECONOMIA INTERNAZIONALE
MANUALE DI G. DE ARCANGELIS
CONCETTI DI BASE
Il motivo principale dell’esistenza delle IEI (Istituzioni Economiche Internazionali) risiede nelle ragioni
dell’intervento dello Stato nell’economia. Sappiamo che il mercato offre un efficiente meccanismo di
allocazione di alcune risorse e di distribuzione di alcuni beni; ma in realtà vi sono situazioni (fallimenti del
mercato) che mettono in dubbio tale efficienza.
Un primo motivo dell’intervento dello Stato ha lo scopo di impedire che la produzione di alcuni beni pubblici
sia troppo esigua: ad esempio, gli abitanti di un viale potrebbero mettere una propria illuminazione, ma il
primo che la metterà farà godere anche agli altri di questo servizio, che però, al contrario, non pagheranno
alcunché, in quanto tale illuminazione è privata; così tutti aspetteranno che sia qualcun altro a porre
l’illuminazione per primo, e alla fine, probabilmente, la strada non sarà illuminata: il Comune interverrà
introducendo l’illuminazione pubblica e facendo pagare gli abitanti.
Un altro esempio si può portare attraverso un discorso che riguarda le banche: esse non sanno se stanno
prestando a un buon soggetto o a un truffatore. Per avere questa informazione una banca pagherà, ma non
dirà alle altre banche ciò che ha scoperto, sia perché ha sostenuto dei costi, sia perché potrebbe
avvantaggiarsi se il soggetto in questione è un truffatore e le altre banche gli danno fiducia, rischiando così
di uscire dal mercato. Prestare diviene un’azione molto rischiosa, che sarà, quindi, limitata il più possibile
dalle banche stesse, che aumenteranno, inoltre, i tassi d’interesse. Si ha così l’intervento statale, che
inserisce un istituto di vigilanza (Banca Centrale), che rende disponibili a tutte le banche informazioni
essenziale sui principali debitori attraverso la Centrale dei Rischi. Il tutto scongiura la presenza di tassi
d’interesse molto elevati e il razionamento del credito.
Le IEI, anche a livello internazionale, devono salvaguardare determinati beni pubblici e, di conseguenza,
evitare il fallimento di determinati mercati. Tutto ciò accade anche perché i singoli Stati non
promuoverebbero di propria spontanea volontà la libera circolazione dei beni, bensì giocherebbero a una
guerra commerciale imponendo dazi sempre più pesanti che, alla fine, porterebbero alla diminuzione del
benessere degli Stati coinvolti. A questo proposito, l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) ha
attivato dei comitati di lavoro, che favoriscono il dialogo tra Stati, la cancellazione dei dazi e la riduzione delle
barriere commerciali.
Oltre alle IEI, abbiamo le IFI (Istituzioni Finanziarie Internazionali), che hanno il compito di salvaguardare la
stabilità finanziaria globale e il buon funzionamento del sistema dei pagamenti mondiale. Queste istituzioni
offrono servizi che il settore privato non è in grado di fornire, che a causa della loro “miopia” porterebbero al
fallimento del mercato.
La nascita di molte di queste organizzazioni si ebbe nel 1944 con la Conferenza di Bretton Woods: da allora
il mondo è cambiato, ma le IEI non hanno subito variazioni e per questo sono oggi criticate; inoltre la
certezza dell’intervento di salvataggio di queste organizzazioni può generare etiche rischiose (Moral
Hazard); una terza critica è mossa basandosi sul costo elevato che bisogna tenere per mantenere efficienti
tali organizzazioni; per di più le loro decisioni devono essere vagliate dall’autorità politica nazionale.
IEI • FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE
• BANCA MONDIALE
• ORGANIZZAZIONE MONDIALE DEL COMMERCIO
Il FMI ha iniziato a operare nel 1945, quando era composto solo da 25 paesi; oggi invece è composto da 185
paesi, che hanno come obiettivi: sviluppo della cooperazione monetaria internazionale; assistenza dei paesi
in difficoltà nella bilancia dei pagamenti attraverso prestiti; controllo del buon funzionamento del sistema
internazionale dei pagamenti. Il raggiungimento di questi obiettivi si ha grazie a tre aree di attività: la
sorveglianza sui paesi membri (con analisi bilaterali annuali e valutazioni multilaterali semestrali);
l’assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà con la bilancia dei pagamenti (crediti pendenti del FMI
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ammontano a 11 miliardi); assistenza tecnica in campo economico (in particolare per le economie in
transizione).
Il FMI si finanzia attraverso il versamento di quote da parte dei paesi membri (25% in valuta accettata dagli
scambi internazionali - dollaro, euro, sterline, ecc – 75% in valuta nazionale); i valori delle quote sono
rivalutati ogni cinque anni attraverso un processo formale. La disponibilità finanziaria del FMI al marzo 2008
ammontava a 358 miliardi di dollari USA, ma non tutti sono realmente disponibili. I crediti concessi dal FMI
non sono erogati per progetti specifici, ma deve esserci una “lettera di intenti” presentata dai paesi al
Consiglio direttivo che deve approvare l’aiuto finanziario, che sarà erogato in “tranche”, in base
all’avanzamento dei programmi economici. I crediti possono essere a tasso di interesse agevolato (per i
paesi più poveri) o a tasso di interesse di base (4%), al quale si può aggiungere un “sovrattasso” (massimo
5%).
L’organizzazione istituzionale del FMI è formata da: Consiglio dei Governatori (tutti i ministri e rappresentanti
delle Banche Centrali); Comitato Finanziario e Monetario Internazionale (organo consultivo che aiuta il
Consiglio dei Governatori; Consiglio di Amministrazione (CdA, è l’organo operativo, con 24 direttori esecutivi:
otto paesi - Arabia Saudita, Cina, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito, Russia, USA – hanno un
rappresentante per nazione; gli altri sedici direttori rappresentano gruppi, detti “constituencies” – Italia con
Albania, Grecia, Malta, Portogallo, San Marino, Timor-Leste); il Direttore Generale (eletto dal CdA e ne
diviene presidente, e dirige tutto lo staff del FMI). Il Consiglio dei governatori e il CdA decidono per
maggioranza semplice o qualificata (70% o 85%: gli USA detengono circa il 17% dei voti del CdA, e possono
quindi porre il veto sulle decisioni che richiedono l’85% dei voti).
Il FMI è stato criticato in quanto intempestivo, prevedibile e accentuatore di casi di Moral Hazard. Inoltre ha
invaso il campo della Banca Mondiale, trasformando la sua assistenza dal breve al lungo termine.
La Banca Mondiale è un gruppo di cinque associazioni legate tra loro (Banca Internazionale per la
Ricostruzione e lo Sviluppo; l’Associazione Internazionale per lo Sviluppo; Società Finanziaria
Internazionale; Agenzia Multilaterale per la Garanzia sugli Investimenti; Centro Internazionale per la
Risoluzione delle Dispute sugli Investimenti), con sede a Washington DC. Ha come motto: “Il nostro sogno è
un mondo senza povertà”, ciò fa capire gli obiettivi: fornire assistenza finanziaria e tecnica allo sviluppo e
alla ricostruzione nei paesi membri; promuovere la crescita del commercio mondiale, mantenendo l’equilibrio
nella bilancia dei pagamenti; aiutare la transizione dei paesi colpiti da guerre; promuovere la formazione di
capitale privato nei paesi membri; incentivare lo sviluppo sostenibile.
Il perseguimento degli obiettivi avviene attraverso prestiti agevolati, (ma non attraverso prestiti a fondo
perduto) che possono essere di due tipi: una categoria agevolata, senza tassi di interesse e con tempi di
ripagamento di 35-40 anni (prestiti ai paesi poveri); una categoria con tassi di interesse vicini a quelli di
mercato (per i restanti paesi).
La Banca Mondiale si finanzia sui mercati dei capitali privati, emettendo obbligazioni che sono acquistati da
operatori finanziari pubblici e privati in tutto il mondo; infatti, tali obbligazioni sono sempre state ripagate e
non sono mai state ripudiate. Inoltre la Banca Mondiale gode di un capitale proprio (200 miliardi), utilizzabile
solo in parte (11 miliardi, corrisponde alla “paid-in capital”, ossia la parte di capitale versata; 178 miliardi
corrispondono, invece, alla “callable capital”, parte rimanente, non versata, ma che può essere richiesta
dalla Banca Mondiale in caso di necessità).
L’organizzazione della Banca Mondiale prevede due organi: il Consiglio dei Governatori (comprende tutti i
rappresentanti di tutti i paesi e delibera sulle questioni più importanti dell’organizzazione) e il Consiglio
Direttivo (svolge gli affari correnti; composto da 24 direttori esecutivi: Francia, Germania, Giappone, Regno
Unito, USA hanno un direttore esecutivo, gli altri sono raggruppati in “constituencies” – Italia con Albania,
Grecia, Portogallo, San Marino, Timor-Est). Il Presidente della Banca Mondiale presiede il Consiglio dei
governatori ed è responsabile della condotta della Banca Mondiale. I voti sono distribuiti in proporzione alle
quote versate dai paesi; in entrambi gli organi le decisioni sono decise a maggioranza, anche se si cerca di
raggiungere l’unanimità (USA ha il 17% dei voti e ha il veto sulle decisioni che richiedono l’85% della
maggioranza); per essere ammessi alla Banca Mondiale i paesi devono far parte tek FMI.
L’OMC è stata costituita nel 1995 con la cessazione del GATT (che entrò in vigore nel 1948, e doveva
essere affiancato da un’agenzia dell’ONU che non fu mai costituita. L’OMC risiede a Ginevra (come il GATT)
e comprende 152 paesi. Lo scopo (simile a quello del GATT) è la liberalizzazione del commercio, tramite
l’abbattimento graduale delle barriere commerciali, per garantire una concorrenza equa sui mercati mondiali;
vuole inoltre assicurare la trasparenza e la stabilità delle regole che caratterizzano gli scambi internazionali.
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Nell’OMC non esiste un consiglio di direttori esecutivi, ma gli organi di potere sono costituiti da
rappresentanti nominati dai governi dei paesi membri, ed è formata, quindi, da circa 500 persone che
svolgono la funzione di segretariato dell’Organizzazione; il Direttore Generale ha solo un compito di
supporto. Il livello più alto è costituito dalla Conferenza Ministeriale (tutti i rappresentanti dei paesi membri,
con decisioni prese a maggioranza; si tiene ogni due anni e rimanda le decisioni operative ordinarie agli
organi al di sotto di essa); Consiglio Generale, Organo di Risoluzione delle Dispute, Organo di Revisione
delle Politiche Commerciali (in realtà sono gli stessi componenti del Consiglio Generale, che formano i tre
organi, ma che svolgono compiti diversi nelle altre due vesti). Ai livelli inferiori troviamo: il Consiglio per il
commercio dei beni, il Consiglio per il commercio dei servizi, il Consiglio per gli aspetti commerciali della
proprietà intellettuale (comitati tecnici, comitati di lavoro).
LA BILANCIA DEI PAGAMENTI
La Bilancia dei Pagamenti (BDP) è il documento contabile in cui vengono registrate tutte le transazioni
economiche che un’economia intrattiene con i non residenti in un determinato periodo di tempo. Il fatto di
occuparsi di transazioni (scambi di beni, servizi, attività finanziarie) caratterizza la BDP come un documento
che contabilizza flussi e non stock (registrati nella Posizione Patrimoniale Internazionale di un paese), in
particolare flussi puri (esportazioni, importazioni, trasferimenti) e variazioni di stock. Le transazioni
contabilizzate sono quelle effettuate da un’economia con non residenti (economia che non coincide con un
paese e uomini che la portano avanti non hanno il loro centro d’affari nel paese considerato). Quindi la BDP
contabilizza flussi di beni o di attività finanziarie (onerose e gratuite) avvenute in un determinato periodo
(mese, trimestre, anno).
Tutte le transazioni vengono registrate secondo il principio della partita doppia (due registrazioni di segno
opposto, una a credito e una a debito, per ogni transazione: a credito ci saranno le esportazioni e la vendita
di titoli ai non residenti; a debito le importazioni e l’acquisto di titoli dall’estero).
Il secondo principio è quello dell’uniformità di valutazione: ogni registrazione deve essere effettuata
utilizzando le stesse modalità di stima, utilizzando, se possibile, i prezzi di mercato.
Si ha poi il principio dell’uniformità del criterio temporale: la registrazione a credito e a debito di una
stessa transazione coincidono anche temporalmente.
Bisogna determinare, inoltre, l’unità di conto con cui esprimere tutte le transizioni, originariamente espresse
in valute diverse; generalmente la BDP viene espressa in valuta nazionale e si utilizza, quindi, il tasso di
cambio per convertire i valori misurati con valuta estera.
Le transazioni contabilizzate sono raggruppate in due categorie: conto delle partite correnti (movimento di
merci e servizi, redditi da e verso l’estero, trasferimenti unilaterali); conto capitale e finanziario (movimenti
di capitale, finanziario e non, e la variazione delle riserve valutarie della Banca Centrale). Le transazioni
commerciali si dividono in: esportazioni/importazioni di beni; esportazioni/importazioni di servizi. Le prime
vengono registrate al momento del loro passaggio alla frontiera, e le importazioni comprendono anche i costi
di trasferimento, che devono essere comunque registrati a parte (servizio di trasporto). La bilancia delle
merci sarà il saldo delle sole transazioni commerciali in beni. Se a questo risultato aggiungiamo il Saldo
delle transazioni in servizi, otteniamo il saldo complessivo della bilancia merci e servizi.
Le transazioni a titolo gratuito sono contabilizzate nei trasferimenti unilaterali (in c/c), e comprendono
contributi governativi da/verso organizzazioni sovranazionali (ad esempio l’UE).
Le transazioni con i non residenti comprendono anche trasferimenti di reddito: il saldo tra i pagamenti per i
lavoratori stranieri e la remunerazione per lavoratori nazionale impegnati all’estero prende il nome di redditi
netti dall’estero. I redditi da lavoro e da capitale vengono considerati come servizi di questi fattori e, come
tali, vengono riportati nelle partite correnti.
Esportazioni e importazioni, trasferimenti unilaterali (in c/c) e i redditi netti dall’estero, se considerati tutti
insieme, danno vita al saldo delle partite correnti della BDP, che come possiamo notare sono tutte
transazioni classificabili come flussi puri.
Le transazioni originate da variazioni dello stock di capitale, fisico e finanziario, rientrano in due sezioni
previste dalla BDP: conto capitale (acquisizioni e dismissioni di capitale immateriale, ossia attività
intangibili, e trasferimenti unilaterali in conto capitale) e conto finanziario (investimenti diretti e investimenti
di portafoglio: entrambi sono flussi di capitale, collegati all’acquisizione di quote d’imprese residenti e non da
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parte di soggetti esteri/nazionali). Si parla di investimento di tipo greenfield nel conto finanziario, quando il
capitale estero o nazionale porta all’acquisizione di un’impresa già esistente. Un’altra parte del conto
finanziario, introdotta recentemente, è quella dei derivati finanziari, che contabilizza gli strumenti finanziari
scambiati per trasferire il rischio di altri contratti finanziari; troviamo i contratti a termine (forward), opzioni,
swap, ecc.; per valutare tali strumenti si ricorre ad approssimazioni. Un’altra sezione speciale del conto
finanziario riguarda la variazione delle riserve speciali, ossia tutti quegli strumenti monetari e finanziari di
liquidità internazionale a disposizione delle Banche Centrali nazionali, che le utilizza per operare sui mercati
dei cambi in modo da condizionare i prezzi. La voce finale del BDP è quella degli Errori e Omissioni, che
contabilizza la discrepanza statistica tra voci di credito e di debito.
Nonostante il saldo della BDP debba essere nullo, all’interno della stessa possiamo trovare risultati parziali,
che mettono in mostra la situazione dei conti con l’estero di un paese: conto capitale e conto finanziario, ad
esempio, misurano la variazione nell’indebitamento netto dell’economia nei confronti dell’estero (ossia i
movimenti di capitale in entrata e in uscita). Se il saldo è positivo/negativo significherà che c’è stato un
ingresso netto/uscita netta di capitali dall’estero/all’estero. Se il conto delle partite correnti è in pareggio,
allora anche il conto capitale e finanziario avrà un saldo nullo (equilibrio pieno della BDP). Se non si
considera la variazione delle riserve ufficiali (perché considerata transazione non autonoma), si parla di
saldo economico della BDP (deficit o surplus di BDP si rilevano da questo saldo).
Pensiamo all’economia scomposta in tre settori: quello privato (famiglie e imprese che consumano,
risparmiano, investono e contribuiscono alla produzione finale); quello estero (esportazioni e importazioni e
variazione della posizione debitoria netta attraverso lo scambio di titoli di stato); quello pubblico (Stato e
Banca Centrale: il primo raccoglie le tasse e decide la spesa pubblica; la seconda possiede attività
finanziarie nei confronti del settore estero, mentre le passività costituiscono la base monetaria nazionale).
Definiamo con PC il valore del saldo delle partite correnti della BDP, e sappiamo che se PC >0 allora il
paese ha venduto più beni e servizi di quanti ne abbia comprato dall’estero (esportazioni > importazioni).
Aggreghiamo ora il settore pubblico e privato in un unico settore “economia”: una variazione nello stock
d’indebitamento netto con l’estero dell’economia originerà passività finanziarie sull’estero nette (PFEN): per
spiegarci meglio, se definiamo con AFE le attività finanziarie sull’estero, e con PFE le passività finanziarie
sull’estero, allora PFEN = PFE – AFE. Il saldo dei movimenti di capitale può essere indicato come variazione
di PFEN, ma per indicare la variazione utilizzeremo considerando anche gli Errori e Omissi
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