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Capitolo 1: Organizzazione industriale: cosa, come e perché

Economia industriale o organizzazione industriale è lo studio del comportamento delle imprese che operano in mercati diversi dalla concorrenza perfetta, dunque nei mercati reali. Questi mercati sono tutti caratterizzati da una qualche imperfezione che li differenziano dalla concorrenza perfetta.

Come fa l’impresa a decidere quale e quando introdurre un nuovo prodotto sul mercato? Perché differenziare la produzione? Quali fattori influenzano il numero e la varietà dei prodotti nei mercati? Perché le imprese decidono di attaccare un mercato? Tutto questo ha a che fare con le strategie delle imprese.

L’elemento distintivo dell’economia industriale è il punto di vista strategico. Si fa uso di un’analisi specifica: la teoria dei giochi (analisi strategica del comportamento dell’impresa). Le imprese sono legate da un legame di interdipendenza strategica: il beneficio che trae un’impresa non dipende solo dalle proprie decisioni ma anche dalla reazione delle imprese rivali a queste azioni. Un’impresa nel prendere decisioni deve tener conto e prevedere la reazione dell’impresa rivale.

L’economia industriale nasce dall’analisi di modelli concreti che le imprese incontrano nel loro operare.

Caratteristiche metodo analitico

  • Uso della teoria dei giochi
  • Si concentra sulle interazioni tra agenti economici, sostanzialmente di due tipi: imprese e consumatori

L’analisi viene sviluppata attraverso dei modelli, cioè delle astrazioni che permettono di semplificare la situazione, allo scopo di rendere la situazione trattabile. Questi modelli però si prestano da un lato a una generalizzazione (estrarre i meccanismi fondamentali di un mercato), ma dall’altro non tutti i modelli sono buoni. La bontà del modello deriva dalla possibilità di testarlo, attraverso un’analisi econometrica. Quest’analisi consiste nel misurare empiricamente:

  • Economie di scala
  • Azioni di deterrenza all’entrata
  • Funzionamento dei cartelli
  • Impatto della pubblicità

Perché si studia l’economia industriale?

Alla radice della nascita, come branca autonoma, c’è un antico problema: la preoccupazione circa il potere di mercato delle imprese. Nasce come un’analisi del comportamento delle imprese e come strumento per definire modi per limitare l’esercizio del potere di mercato (dannoso per i consumatori). Possiamo quindi far risalire la nascita al 1890, la prima normativa anti-trust della storia (Sherman Act), che nasceva dalla preoccupazione riguardo il potere di mercato della Standard Oil. Precedentemente a questa normativa, però, questa problematica era già stata analizzata da Adam Smith.

Lo Sherman Act vieta la collusione tra imprese e rende illegale ogni tentativo di monopolizzare un mercato. Questa normativa viene poi seguita da una serie di altri provvedimenti (sempre negli USA), per tutelare la concorrenza dall’abuso delle imprese dominanti. 25 anni dopo: il Clayton Act, si pone come obiettivo quello di prevenire il monopolio prima della formazione. Si analizzano quindi le determinanti che innescano il monopolio, e si rendono illegali quelle pratiche che potrebbero limitare la concorrenza.

Allo scopo di vigilare viene fondata la Federal Trade Commission (FTC), che corrisponde all’antitrust statunitense. L’applicazione di questi divieti è sottoposta alla Rule of Reason: si richiede, perché una condotta sia punibile, una prova di intenzionalità, cioè la prova che quel comportamento ha come fine ultimo o esclusivo la creazione di una posizione dominante. La normativa non punisce o non mira ad impedire una quota di mercato alta, dunque punisce il ridurre e non il battere la concorrenza.

La Rule of Reason viene applicata per la prima volta con la sentenza US Steel del 1920, quando la Corte Suprema chiarì che a suo parere “la legge non considera un reato le semplici dimensioni o l’esistenza di potere non esercitato: non impone la concorrenza né esige che il possibile sia fatto per indurla”.

Per comprendere la natura anti-competitiva o meno dai comportamenti delle imprese, era necessario sviluppare un apparato teorico che consentisse di individuare un comportamento illecito a partire da dati osservabili.

  • Individuare le caratteristiche strutturali del mercato, per esempio la dimensione del mercato o mercato rilevante, fondamentale poiché fornisce il denominatore della quota di mercato e in secondo luogo permette di definire quali imprese operano sul mercato.
  • Definire chiari legami tra struttura e risultati nel mercato

Chamberlain sviluppa questa prima struttura logica dell’analisi dei mercati: il modello Struttura Comportamento Performance (SCP).

Quesiti di base dell’analisi

  • Le imprese hanno potere di mercato (fissare P>CMg)?
  • Come fanno ad acquisire e mantenere il potere di mercato?
  • Quali sono le conseguenze dell’esercizio di questo potere di mercato?
  • Le politiche pubbliche possono impedire l’esercizio del potere di mercato? (passaggio dall’antitrust alla regolazione)

Monopolio naturale: impianti distribuzione del gas, antieconomico duplicare. In questa situazione, attraverso la regolazione, è possibile stabilire regole di comportamento con lo scopo di ridurre il loro potere di mercato.

  • Struttura: fattori che determinano il grado di concorrenzialità del mercato
  • Comportamento dell’impresa: condotta delle imprese nel mercato
  • Performance: dalla sintesi della struttura e del comportamento si ottengono i risultati cioè la capacità del mercato di produrre benessere per i consumatori (quanto i prezzi si avvicinano ai CMg di produzione). Data la struttura dato il comportamento quanto il prezzo è prossimo ai CMg?

La struttura di un mercato è caratterizzata da:

  • Numero di compratori/venditori
  • Presenza o meno di barriere all’entrata
  • Esistenza di differenziazione tra i beni
  • Integrazione verticale, le imprese controllano più fasi del processo produttivo?
  • Diversificazione, le imprese producono varietà diverse?

Queste condizioni sono influenzate da condizioni di base:

  • Domanda: elasticità, sostituibilità beni, stagionalità, mercato maturo/in crescita, localizzazione (mercati locali/globali), modalità d’acquisto (acquisti avvengono su base continua o concentrati in specifici momenti del tempo)
  • Produzione: tecnologia (economie di scala, costi fissi irrecuperabili/non recuperabili), materie prime e grado di sindacalizzazione (che attengono al potere di mercato del fornitore), bene durevole o meno (trasportabile o non trasportabile), presenza di economie di scala

Comportamento dell’impresa: politiche di prezzo, R&S, fusioni/accordi.

Struttura + Condotta = Risultati economici: efficienza produttiva (min costi produzione), equità (distribuzione del surplus)

Ruolo delle politiche pubbliche, che influenzano comportamento struttura e risultati economici: regolamentazione, barriere all’entrata, sussidi, politiche macroeconomiche che potrebbero determinare un diverso tasso di crescita dei mercati che a loro volta influenzano l’andamento dei prezzi.

Il limite di questa analisi: si sviluppa in anni quando non c’era la teoria dei giochi (veniva applicata in ambiti militari) e adotta una logica unidirezionale, secondo cui è la struttura del mercato ad influenzare il comportamento delle imprese. Nella pratica però anche le imprese possono influenzare la struttura del mercato, logica bidirezionale.

Nuove tendenze: Chicago School

Ammette che un fenomeno non osservabile serva a disciplinare e indurre a fissare un prezzo più basso, un esempio è la minaccia di entrata di concorrenti. In determinate condizioni se non ci sono costi irreversibili, la semplice minaccia di entrata è una condizione per cui un monopolista si comporta come se fosse in concorrenza perfetta. Questo determina l’utilizzo di un approccio strategico (la teoria dei giochi).

Oggi: Post Chicago

  • Teoria dei giochi
  • Sviluppo di un’analisi econometrica che consente di definire con precisione politiche corrette in casi concreti

La nuova organizzazione industriale

Mix di vari aspetti:

  • Teoria per stabilire le politiche degli enti regolatori
  • Riconoscimento di un legame tra struttura di mercato e comportamento delle imprese

La moderna organizzazione industriale:

  • Analizza concorrenza imperfetta attraverso costruzione di modelli sulla base della teoria dei giochi, stime econometriche
  • Motivata principalmente da motivi antitrust con interesse nella ricerca di soluzioni private alle inefficienze del mercato

Capitolo 4: Tecnologia e costi di produzione

Cosa è un’impresa?

Secondo l’approccio neoclassico, l’impresa è una scatola nera che acquisisce input e li combina utilizzando una tecnologia per produrre gli output. Il valore degli output dovrebbe essere maggiore ai costi di input. Questo è il valore dell’impresa che viene distribuito (tasse, dividendi, stipendi...).

Esiste un approccio alternativo: quello di Coase secondo il quale, in mercati perfettamente concorrenziali e caratterizzati da perfetta informazione, un’organizzazione potrebbe essere sostituita da una pluralità di contratti sottoscritti con parti terze ognuna delle quali svolge l’attività richiesta per l’ottenimento dell’output finale. Nella realtà, poiché i mercati non sono perfetti, (incertezza, non osservabilità...), l’esistenza delle imprese si giustifica dall’eliminazione dei costi di transazione (monitoraggio, stesura dei contratti...). Questo spiega perché le imprese sono strutturate in questo modo.

Letteratura più recente: a partire dall’osservazione dell’imperfezione del funzionamento dei mercati, spiega come le imprese sono organizzate e come gli individui sono incentivati ad operare (teoria dell’agenzia)

Obiettivo impresa: massimizzazione dei profitti

Siamo interessati al profitto economico (remunerazione di tutti i fattori produttivi) diverso da quello contabile. L’impresa che ha l’obiettivo di massimizzare profitti deve scegliere la tecnologia che consenta ad essa di minimizzare il costo di produzione.

Bisogna partire da una funzione di produzione: descrizione della tecnologia che ci dice, date le combinazioni di input, quale output può essere ottenuto.

( ) = , , , … , 1 2 3

Funzione di costo: quantità di input che minimizza il costo di produzione per il dato output. Questo corrisponde graficamente al punto di tangenza tra isocosto e isoquanto.

() = costo totale per produrre Q()

()/( = ()/( = )() = costo per produrre un’unità addizionale

Costo irrecuperabile (sunk cost): quota di costo fisso che in qualche misura non può essere recuperata dell’impresa cedendo quel fattore produttivo.

La quantità di input che minimizza i costi dipende da una serie di fattori (per esempio K, L) che possono cambiare nel tempo e nello spazio, anche a tecnologia data. Ad esempio la stessa manodopera negli USA ha un costo superiore rispetto a quella del Vietnam. < , è > , è =

L’impresa massimizza i profitti quando il ricavo marginale è uguale al costo marginale.

= −

Per individuare la funzione di massimizzazione del profitto bisogna calcolare la derivata prima e azzerarla.

= − = 0 → =

Questa condizione implica:

  • Output positivo
  • Prezzo maggiore dei costi medi variabili, se così non fosse all’impresa converrebbe uscire dal mercato
  • Se il prezzo è maggiore dei costi medi totali, l’impresa realizza un extra profitto; questo determina incentivo per altre imprese ad entrare sul mercato che riduce i profitti

Economie di scala (CMe decrescenti)

Aumentando l’impiego di tutti i fattori la quantità prodotta aumenta in maniera più che proporzionale.

Indice dell’economie di scala per un determinato livello di output:

()= () > 1

  • Se economie di scala < 1
  • Se diseconomie di scala

è l’inverso dell’elasticità dei costi rispetto all’output 1= / = / = =

Costi irrecuperabili

I costi fissi irrecuperabili sono importanti perché sono una delle determinanti che influenzano la struttura del mercato. Ad esempio: Popolazione di individui caratterizzati da elasticità domanda uguali a uno. I consumatori spendono interamente il loro reddito e la spesa totale è costante e pari a: = * (indicazione dimensioni di mercato)

Nel mercato imprese producono una quantità che corrisponde all’ennesima parte del output totale. Ipotesi che mark up (o indice di Lerner) sia pari a: − A = = α N (funzione decrescente del numero di imprese, markup si riduce all’aumentare delle imprese). A è una costante. ( )− =

Se imprese operano in un solo periodo: /1 1+=( )

Al crescere di E il numero di imprese aumenta. N diminuisce all’aumentare dei costi fissi (irrecuperabili)

La realtà però è più complessa, le imprese producono più di un prodotto.

  • Per i costi totali non ci sono problemi
  • Per il costo medio c’è un problema. Non ha senso rapportare CT con la quantità totale
  • I costi marginali possono essere calcolati come si calcolava prima, avremo più costi marginali per ogni bene

C’è bisogno di una definizione di CMe più ristretta, che prende il nome di costo medio radiale. Esempio: impresa produce due beni, con rispettive Q e Q prodotte. Supponiamo che il rapporto sia costante 2:1.1 21 = 2/3 2 = /3 / + = 1

Più in generale, i prodotti vengono prodotti nel rapporto costante con 1 2 1 2

I costi medi radiali sono definiti come: ( ) , 1 2() = Rapporto del costo totale ottenuto mantenendo fisse lamba e le quantità, rapportato a Q.

Per le imprese multiprodotto, bisogna considerare oltre alle economie di scala anche le economie di scopo, che tengono conto dell’andamento del costo totale in virtù del fatto che l’impresa produca separatamente o congiuntamente i prodotti.

Indice delle economie di scopo: ( 0) (0, ) ( ) , + − , 1 2 1 2 = ( ) , 1 2 L’indice è dato dal rapporto tra la differenza dal costo che l’impresa sosterrebbe producendo congiuntamente i beni meno la produzione congiunta fratto la produzione congiunta. Se la differenza al numeratore è positiva: economie di scopo e viceversa.

Fonti di economie di scala/scopo

  • Riferite alla produzione
    • Riduzione dei costi fissi:
      • Dovuta al miglior utilizzo della capacità produttiva (breve periodo)
      • Determinata dal cambio della tecnologia (lungo periodo)
    • Scorte: detenute dalle imprese per evitare esaurimenti di magazzino che, oltre alle mancate vendite, influenzano negativamente la fedeltà dei clienti. Imprese di dimensioni maggiori possono sostenere scorte maggiori rispetto ad imprese di dimensioni minori
    • Regola Cubo-Quadrato: raddoppiando il diametro di una sfera, il volume aumenta di otto volte mentre la superficie solo di 4. La capacità produttiva è proporzionale al volume, mentre i costi sono proporzionali alla superficie; questo determina una riduzione dei costi.
  • Altro
    • Acquisti: grandi compratori possono ottenere sconti sulle quantità acquistate, poiché il costo medio si riduce.
    • Pubblicità: grandi imprese sostengono costi inferiori per ciascun cliente potenziale rispetto ad imprese più piccole e sono in grado di convertire una maggiore proporzione di clienti potenziali in clienti effettivi. Nuovi prodotti, in presenza di un marchio conosciuto, possono essere più facilmente introdotti nel mercato.
    • R&S: la dimensione riduce il costo medio dell’innovazione
    • Accesso alle reti di distribuzione
    • Rapporti più solidi con la politica ed il governo

Oltre una certa dimensione, la crescita ulteriore dell’impresa può produrre degli svantaggi, le fonti di queste diseconomie di scala sono: aumento del costo di lavoro, effetti di burocratizzazione, scarsità di risorse specializzate.

Produzione flessibile

Forma estrema di economia di scopo, che si realizza quando le unità produttive sono in grado di produrre una gamma di prodotti diversi con un minimo intervento manuale. Le unità di produzione, dunque possono essere adattate a diverse produzioni con costi limitati. Un esempio è un bene che si differenzia da altri per una sola dimensione (peso, colore, grassi...), in modo che sia possibile rappresentare questa differenza su un segmento.

Nel caso di una bevanda è possibile rappresentare su un segmento il contenuto di zucchero presente, ponendo agli estremi 0 e 1 per rappresentare rispettivamente basso e alto contenuto zuccherino. Il passaggio dalla produzione del prodotto base ad una varietà comporta:

  • Costi di adattamento pari a s
  • Costi ma
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher longogabry di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Somma Ernesto.
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