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Riassunto esame Economia, prof. Donna, libro consigliato Valutazione economica delle strategie d'impresa Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Economia e gestione delle imprese, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Valutazione economica delle strategie d'impresa" di Giorgio Donna. Sui seguenti argomenti riguardanti la gestione delle imprese: la valutazione economica delle strategie di impresa, decisioni strategiche, contenuto scelte strategiche,... Vedi di più

Esame di Economia e gestione delle imprese docente Prof. G. Donna

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riferimento adeguati.

1.4.: L'ATTUALITA' DEL PROBLEMA STRATEGICO:

Ogni impresa deve prestare continua attenzione non solo alla qualità della

gestione, cioè all'efficacia ed efficienza nell'impiego delle risorse, ma altresì

alla qualità della formula.

Le forze ambientali tanto più si presentano statiche o in lenta evoluzione,

tanto meno si manifesta la necessità/opportunità di cambiamenti di rotta;

veceversa, quanto più quelle forze sono dinamiche e si muovono all'insegna

della discontinuità, tanto più si generano minacce ed opportunità che

spingeranno l'impresa a cambiare qualche ingrediente nella propria

formula.

1.5.: MISURE ECONOMICHE E DECISIONI STRATEGICHE:

Le decisioni strategiche sono caratterizzate dai seguenti connotati:

influenzano in modo significativo e durevole il rapporto di posizionamento

dell'impresa rispetto alle variabili caratterizzanti il sistema competitivo;

contengono elementi di incertezza particolarmente elevati;

decisioni episodiche, aritmiche, in qualche modo straordinarie non sono

ammesse;

la loro frequenza è limitata e la varietà di contenuto e di contesto che

presentano sono limitate dunque capaci alla lunga di creare processi di

strutturazione;

almeno una parte , prendono forma attraverso modalità di definizione

progressive e incrementali.

1.6.: IL RUOLO DELLE VALUTAZIONI ECONOMICHE A SUPPORTO

DELLE DECISIONI STRATEGICHE:

Se le decisioni strategiche non possono essere affidate interamente ai numeri,

non si può neanchè sottovalutare l'importanza che i numeri possono avere

nel contribuire a dare a tali decisioni maggiore consapevolezza .

Il vero ruolo e valore delle valutazioni quantitative consiste nel contributo di

consapevolezza che esse forniscono al soggetto decisore.

Un principio è:

che il valore di una misura, dal punto di vista manageriale non va giudicato

in termini scientifici ma in termini pragmatici cioè in base alla sua capacità

di fornire all'utilizzatore un'informazione che lo metta in grado di meglio

conseguire gli scopi del sistema che tale utilizzatore governa.

La più grande qualità di uno stratega consiste nel saper comporre in

appropriata sintesi visione creativa e valutazione quantitativa.

Se il criterio guida è l'economicità le misure appropriate a dare evidenza

quantitativa a tali scelte dovranno essere direttamente o indirettamente

espressive di tale economicità.

L'economicità si connette alla stabilizzata capacità dell'impresa di

soddisfare le attese economiche di tutti i suoi interlocutori, dai portatori dei

bisogni cui essa si rivolge con i propri prodotti o servizi, ai portatori delle

risorse da cui attinge le energie per svolgere il proprio processo di

trasformazione economica.

Il profitto viene pertanto a costituire misura appropriata per apprezzare la

qualità economica di una decisione in quanto espressione di una ricchezza

aggiuntiva creatasi nell'impresa e impiegabile a vantaggio di tutti i soggetti

ad essa interessati.

L'utile e la correttezza del profitto come parametro indispensabile per

decidere, sono subordinati alla possibilità di esprimere il profitto attraverso

indicatori appropriati, che evitino il rischio di fornire segnali distorti.

CAPITOLO 2:

I MODELLI TRADIZIONALI DI VALUTAZIONE ECONOMICA DELLE

DECISIONI STRATEGICHE:

2.1.:PRINCIPI DI RAZIONALITA' DELLE DECISIONI:

Una decisione può essere definita come un impegno ad agire a cui il soggetto

che 'assume perviene attraverso un processo che si sviluppa attraverso una

serie di momenti sequenziali caratteristici:

il riconoscimento del problema;

la diagnosi del problema;

alternative di soluzione del problema;

la valutazione delle alternative;

la scelta dell'azione.

Solo trovandosi di fronte ad alternative insoddisfacenti nel loro insieme egli

sarà indotto ad allargare il campo della propria ricerca.

Il livello di consapevolezza a cui può portare una organica strutturazione

del processo decisionale è funzione dei seguenti elementi:

la capacità di percepire l'esigenza/opportunità di prendere una decisione;

la capacità di costruire modelli interpretativi che semplifichino la realtà

senza distorcerla in modo significativo;

la chiarezza del sistema di obiettivi che si prefigge il soggetto decisore.

Quanto più queste tre condizioni trovano risposta adeguata, tanto maggiore

sarà il peso che la razionalità eserciterà sulla decisione; viceversa quanto

meno tali condizioni sono rispettate, tanto più il contributo della razionalità

sarà parziale o addirittura marginale e le scelte passeranno via via dal

connotato di decisione a quello di scommessa.

I business intelligence sono sistematici meccanismi informativi aventi per

oggetto l'evoluzione delle condizioni del sistema competitivo.

È evidente l'importanza di meccanismi d rilevazione e controllo dei risultati.

2.2.:I METODI TRADIZIONALI DI VALUTAZIONE ECONOMICA

DELLE SCELTE STRATEGICHE:

In tema di valutazione economica delle scelte strategiche ci pare di poter

identificare sostanzialmente tre approcci o modelli principali, ognuno di essi

può vantare una validità solo parziale.

I tre approcci a cui si fa riferimento sono :

il modello del capital budgeting;

il modello della pianificazione formale a lungo termine;

il modello delle matrici strategiche.

2.2.1.:IL MODELLO DEL CAPITAL BUDGETING:

Riguarda le decisioni di breve termine.

Un importante principio è:

un corretto calcolo di convenienza deve fondarsi sulla considerazione dei

soli valori rilevanti per la decisione in oggetto, i quali a loro volta sono

esclusivamente i valori futuri e differenziali, essendo al contrario del tutto

privi di rilievo i valori passati e quelli comuni alle alternative tra le quali si

pone il problema decisionale.

Ci si limiterà a richiamare in breve sintesi le caratteristiche fondamentali

dei modelli di capital budgeting:

il loro oggetto fondamentale è costituito dalla valutazione preventiva di

singole decisioni di investimento;

la logica su cui si basano è quella differenziale, dalla quale discende il

principio di analizzare ogni proposta di investimento attraverso i flussi

economici e/o finanziari differenziali rispetto ad un'alternativa di

riferimento;

gli algoritmi di calcolo a cui ricorrono , per valutare la convenienza

economica dell'investimento, consistono in alcuni metodi strutturati , tra i

quali i più diffusi, in ordine di correttezza crescente, sono i seguenti:

periodo di recupero;

periodo di recupero attualizzato;

tasso medio di redditività;

tasso interno di redditività;

valore attuale netto.

I limiti sono da ricercare tra le diffuse cattive abitudini che accompagnano

solitamente l'applicazione dei sistemi di capital budgeting; le seguenti sono

particolarmente rilevanti a fronte di decisioni strategiche:

definizione restrittiva di investimento;

interpretazione semplicistica della logica differenziale;

considerazione di un orizzonte temporale troppo limitato;

determinazione irrazionale dei tassi di riferimento.

A)DEFINIZIONE RESTRITTIVA DI INVESTIMENTO:

Con tale termine infatti, essi generalmente intendono un esborso per

l'acquisizione di un bene patrimniale(immobili, impianti, partecipazioni) e

non invece quelle spese anche di rilevante entità che pur corrispondendo per

loro natura al concetto di investimento non rientrano in tale accezione(ad

es.: spese i ricerca e sviluppo, di marketing, di sviluppo organizzativo,

etc…….).

B)INTERPRETAZIONE SEMPLICISTICA DELLA LOGICA

DIFFERENZIALE:

Per una corretta valutazione delle alternative è sufficiente limitarsi alla

considerazione dei soli valori differenziali, essendo del tutto irrilevanti i

valori che non subiscono modifiche nel passaggio da un'alternativa all'altra,

ma è altresì necessario che la considerazione si estenda all'intera gamma dei

valori che differenziano le alternative.

Esempi:

gli investimenti nascosti;

spese di addestramento o pesanti oneri riorganizzativi;

i costi indiretti.

Come è noto la distinzione tra costi fissi e costi variabili è relativa; solo nel

breve periodo determinati costi possono essere considerati fissi.

le opzioni aperte: spesso un investimento non genera soltanto ritorni diretti,

ma apre altresì opportunità future di nuovi investimenti capaci

potenzialmente di generare a loro volta un ritorno: si tratta di opzioni di

investimento che l'impresa acquisisce realizzando il primo investimento.

C)CONSIDERAZIONE DI UN ORIZZONTE TEMPORALE TROPPO

LIMITATO:

Ai fini di un corretto confronto tra alternative, l'analisi dovrebbe estendersi

all'intero arco temporale nel quale si può prevedere la manifestazione di

differenze nei flussi economico - finanziari.

D)DETERMINAZIONE IRRAZIONALE DEI TASSI DI RIFERIMENTO:

I massimi livelli di debolezza è costituito dalla definizione dei tassi - soglia di

accettazione dell'investimento.

L'impostazione teorica è chiara e sancisce che tale tasso dovrebbe

corrispondere al saggio di rendimento che il capitale frutterebbe se

impiegato in alternative parimenti rischiose all'investimento progettato.

Nella pratica non viene fissato alcun tasso - soglia e dov'è fissato è regola

generale che esiste un unico tasso - soglia.

Tra le imprese o gruppi dove un tasso - soglia è fissato, esiste estrema

eterogeneità sia sui valori di tale tasso che sui motivi e sui criteri che a tale

tasso hanno consodotto.

In conclusione , il modello del capital budgeting appare adatto al più per

valutare decisioni di investimento semplici.

Tale modello appare forzato e semplicistico per decisioni di tipo strategico.

2.2.2.: IL MODELLO DELLA PIANIFICAZIONE FORMALE A LUNGO

TERMINE:

I sistemi di pianificazione sono oggetto di critiche.

Tali critiche muovono in prevalenza dalla diffusa dimostrazione di

burocratismo che i sistemi formali di pianificazione danno, risolvendosi in

macchinose procedure che assorbono importanti risorse intellettuali delle

imprese senza che a questi sforzi conseguano apparentemente significativi

risultati in termini di qualità delle decisioni indotte.

Tali critiche siano giustificate, ma che esse debbano investire non già

l'opportunità di pianificare a lungo termine, bensì il modo di farlo.

Implicazioni:

alternative: confronto tra più alternative d'azione; invece i piani

normalmente contengono lo sviluppo di un'unica alternativa;

rischio: una componente valutativa di ogni decisione aziendale, ma

assolutamente cruciale per decisioni strategiche;

articolazione: necessità di assicurare coerenza tra dati di piano e di budget;

esprime impegni sui risultati da raggiungere in una prospettiva temporale di

breve termine, mentre le proiezioni di piano sono stime di risultati futuri

finalizzate a decidere quale strada intraprendere oggi;

struttura di riferimento: al di là dei motivi citati, una delle maggiori cause di

inadeguatezza dei piani è costituita dalla loro non coerenza con la struttura

strategica dell'impresa. Come si vedràè più oltre le unità elementari delle

scelte strategiche d'impresa sono quelle che si definiscono aree strategiche

d'affari(ASA).

Orizzonte temporale: un annoso e sempre aperto problema.

In conclusione il modello della pianificazione formale a lungo termine,

ammesso e non concesso che sappia condurre a proiezioni economico -

finanziarie corrette, lascia aperto il problema della valutazione economica

delle strategie di cui tali proiezioni sono espressione.

Per questo la sua utilità fondamentale all'atto pratico si ritrova nel giudizio

di fattibilità finanziaria che consente di esprimere attraverso la

quantificazione dei presunti fabbisogni di risorse finanziarie che una

strategia appare destinata a generale.

2.2.3.:IL MODELLO DELLE MATRICI STRATEGICHE:

Costrire modelli logici capaci di rendere più strutturato il ragionamento

strategico.

In tali modelli le variabili quantitative, ed in particolare i valori economico

- finanziari, non sono del tutto assenti, ma rientrano in modo parziale o

indiretto, attraverso la considerazione di variabili che sono ritenute le

determinanti chiave dell'equilibrio economico e finanziario dell'impresa.

I modelli, matrici strategiche si appoggiano ai seguenti principi:

nella prospettiva di definire la strategia più appropriata, ogni ASA

dev'essere valutata sotto due criteri: il grado di attrattività dell'ASA e la

capacità competitiva dell'impresa nell'ASA stessa;

entrambe queste qualità vengono apprezzate attraverso una sintesi logica di

una serie di elementi più o meno ampia a seconda del proponente;

in relazione al grado di attrattività e competitività attribuitole, ogni ASA

viene posizionata su una matrice in cui quelle due dimensioni vengono ad

incrociarsi;

l'incrocio tra queste dimensioni consente di scomporre la matrice in una

serie di zone, ad ognuna delle quali può essere associato un appropriato

orientamento strategico: orientamenti strategici identificati sono i seguenti:

rafforzamento della posizione competitiva;

difesa della posizione competitiva;

sfruttamento;

abbandono;

pertanto, la collocazione di ogni ASA sulla matrice consente di identificare

la strategia da perseguire ;

difesa: per ASA in cui si associano elevata attrattività e alta forza

competitiva(c.d. star);

sfruttamento: per ASA competitivamente foti ma con limitate prospettive(le

cash - cow);

abbandono: per ASA deboli e poco attrattive(c.d. dog);

rafforzamento o abbandono: per le ASA deboli ma altamente

attrattive(question mark).

Dunque:

1)BASSA ATTRATTIVITA' E BASSA COMPETITIVITA':

DOG;

USCITA O DISINVESTIMENTO;

EQUILIBRIO FINANZIARIO;

2)BASSA ATTRATTIVITA' E ALTA COMPETITIVITA':

CASH COW;

SFRUTTAMENTO;

GENERAZIONE DI CASSA;

3)ALTA ATTRATTIVITA' E BASSA COMPETITIVITA':

QUESTION MARK;

SVILUPPO E RAFFORZAMENTO;

FABBISOGNO FINANZIARIO;

4)ALTA ATTRATTIVITA' E ALTA COMPETITIVITA':

STAR;

DIFESA E MANTENIMENTO;

EQULIBRIO FINANZIARIO.

Alle due dimensioni della attrattività e della competitività si connettono

precisi risvolti finanziari.

Un esempio: l'impresa può ricercare e mantenere una posizione di equilibrio

finanziario mungendo risorse dalle ASA in posizione di cash-cow

realizzando le attività impegnate nelle ASA in posizione di dog e , oltre tutto,

alimentando attraverso le risorse che così si rendono disponibili il

mantenimento del primato competitivo nella ASA in posizione di star e il

rafforzamento competitivo delle ASA in posizione di question mark.

Attraverso questa circolazione di risorse finanziarie, e contenendo il proprio

sviluppo complessivo nei limiti della propria capacità di

autofinanziamento(il c.d. tasso di sviluppo sostenibile)l'impresa si assicura la

capacità di crescere.

Parimenti qualora il portafoglio complessivo generasse risorse finanziarie

in eccesso alla necessità di assorbimento, ne deriverebbe l'opportunità per

l'impresa di diversificare ulteriormente il portafoglio entrando in nuovi

business; e viceversa laddove il portafoglio si presentasse squilibrato a

favore delle ASA assorbitrici di risorse finanziarie ne emergerebbe la

necessità per l'impresa o di abbandonare qualche ASA o di ridimensionare

le proprie intenzioni di crescita o infine di ricorrere a nuovo capitale.

Va notato che alcuni limiti vi sono anche per questo modello delle matrici:

va notato che la sua semplicità può facilmente sconfinare in semplicismo:

possono derivarne scelte scorrette indotte non da difetti intrinseci al modello

ma dalle sue concrete modalità di utilizzo;

la natura del modello matrice è meramente qualitativa: i vantati riflessi

finanziari vengono lasciati ad uno stadio di estrema genericità; dall'altro ,

vengono sostanzialmente trascurati i riflessi economici del modello, con

conseguenze di non poco conto;

non danno garanzia di orientare l'allocazione delle risorse finanziarie in

modo economicamente ottimale dal punto di vista dei portatori di capitale

proprio.

In particolare:

un'ASA che dà una redditività positiva ma inferiore al suo costo del capitale

toglie valore all'impresa e pertanto dovrebbe essere eliminata dal

portafoglio; ma finanziariamente è in grado di autoalimentarsi o di

generare cassa a vantaggio di altre ASA o di essere finanziata da un'ASA

matura(cash-cow); loschema della matrice è disposto ad accoglierla;

un'ASA con redditività anche elevata può costituire un'opportunità di

disinvestimento se per un'altra impresa vale di più in forza di particolare

sinergie. Questo potrebbe significare nel linguaggio della matrice che una

star o una cash-cow dovrebbero essere cedute se un acquirente vi

individuasse sinergie con i propri business tali da meritare il pagamento di

un prezzo più elevato del valore dei redditi futuri che quella star o cash-cow

genereranno;

tra una cash-cow, una star e un question mark coesistenti nella stessa

impresa non devono necessariamente esistere comunanze fisiche(rete

commerciale, struttura produttiva, uffici di progettazione, etc……) o

immateriali(know-how), perché un impresa trovi vantaggio economico

dall'essere diversificata, occorre che tra le ASA costituenti il suo portafoglio

esistano sinergie tali da rendere il valore - somma maggiore della somma

dei valori.

Motivi come quelli descritti sono all'origine di numerosi comportamenti

strategici penalizzanti il valore d'imprea:

acquisizione a prezzi troppo alti;

diversificazione in ASA non sinergiche;

riluttanza di principio al disinvestimento.

2.3.:ALCUNE CONCLUSIONI:

I modelli esaminati si presentano inadeguati rispetto al problema di valutare

dal punto di vista economico le scelte strategiche.

APPENDICE:

Gli elementi da comporre opportunamente per valutare un investimento

sotto il profilo economico sono i seguenti:

l'entità delle risorse impegnate;

i tempi di impegno di tali risorse;

l'entità dei benefici attesi;

i tempi e la durata di manifestazione di tali benefici;

l'incertezza dei benefici stessi.

IL PERIODO DI RECUPERO:

Esso consiste nel determinare il numero di anni necessario perché i flussi di

cassa positivi generati dall'investimento consentano di recuperare la somma

investita.

2)IL TASSO MEDIO DI REDDITIVITA':

Questo metodo propone di apprezzare la qualità economica di un

investimento attraverso il rapporto tra il reddito medio annuo atteso

dall'investimento e il capitale investito medio richiesto dall'investimento

stesso.

3)IL VALORE ATTUALE NETTO:

Secondo il metodo del VAN la convenienza economica di un investimento

può essere apprezzata attraverso il confronto tra il valore dei benefici attesi

e il valore delle risorse impegnate a seguito dell'investimento.

VAN= somme FCi/(1+r)^i

4)TASSO INTERNO DI REDDITIVITA'(T.I.R.):

Si dice TIR quel particolare tasso di attualizzazione che applicato ai flussi di

cassa dell'investimento, conduce ad un VAN pari a zeri.

TIR= somme FCi/(1+r)^i=0 CAPITOLO 3:

IL PARADIGMA DEL VALORE ECONOMICO:

Le decisioni strategiche lasciano adeguato spazio alla ricerca di metodi

razionali.

In particolare appare oltremodo necessaria la definizione di un approccio

finalizzato a consentire una corretta valutazione economica delle scelte

strategiche.

Gli approcci tradizionalmente e in modo più diffuso proposti e applicati pr

favorire la valutazione delle scelte strategiche soto un profilo economico

appaiono fortemente insoddisfacenti poggiando su pericolose scorciatoie

concettuali e semplicismi applicativi.

3.1.: IL PRINCIPIO DEL VALORE:

Negli ultimi anni è andata facendosi strada l'idea di ricorrere al valore

d'impresa come parametro chiave per apprezzare la qualità delle scelte

strategiche e il dibattito sollevato da questa idea ha via via prodotto e sta

continuando a produrre contributi sempre più numerosi che tipicamente si

posizionano su due livelli collegati ma distinti: quello concettuale e quello

pratico - applicativo.

Che il valore economico del capitale proprio costituisca il più significativo

indicatore della qualità economica della gestione d'impresa, sia in chiave

preventiva sia consuntiva, è tesi che ormai da tempo è stata messa a fuoco

chiarendone la superiorità concettuale rispetto al più semplicistico e

generico indicatore costituito dal profitto.

L'ambito applicativo del concetto di capitale economico può essere

ricondotto a tre aree fondamentali di problemi:

la determinazione del valore di scambio del capitale in occasione di

operazioni di acquisizione o cessione totale o parziale dell'impresa;

la valutazione del capitale di funzionamento dell'impresa correlata alla

misurazione del reddito di esercizio;

la scelta tra alternative di allocazione delle risorse d'impresa in una

prospettiva di lungo periodo.

3.2.:CAPITALE ECONOMICO E VALORE DI SCAMBIO

DELL'IMPRESA:

La valutazione del capitale economico connessa ad operazioni di

negoziazione d'azienda è di evidente rilievo: da un lato,, operazioni come

quelle di cessione, acquisizione, fusione, scorporo e così via rappresentano

tipiche modalità di attuazione di scelte strategiche; dall'altro la valutazione

del prezzo che le parti contraenti possono essere disposte rispettivamente a

richiedere o a concedere non possono prescindere dalla considerazione dei

diversi orientamenti strategici che si potrebbero perseguire realizzando

l'operazione rispetto all'ipotesi di non attuazione.

La tradizione dottrinale riconoscendo al capitale economico il ruolo di

cardine per una corretta misurazione dei valori in gioco nelle operazioni di

negoziazione d'azienda, implicitamente ne ha sostenuto la validità come

base di valutazione di scelte strategiche.

3.3.:CAPITALE ECONOMICO E DETERMINAZIONE DEL REDDITO DI

PERIODO:

Le connessioni tra capitale economico e capitale di funzionamento o capitale

di gestione cioè il capitale che trova espressione nella situazione

patrimoniale del bilancio d'esercizio e la cui determinazione trova motivo

nella ricorrente necessità di determinare il reddito di esercizio, inteso come

astratto valore su cui si fonda la periodica remunerazione del capitale

proprio.

In base ad un radicato principio della scienza economica, il reddito è

l'ammontare di ricchezza che può essere consumata da un soggetto in un

determinato periodo, senza intaccare la ricchezza detenuta all'inizio del

periodo stesso.

Trasferito a livello d'impresa, tale concetto viene a configurarsi come la

ricchezza che può essere distribuita ai detentori del capitale proprio senza

intaccare il valore complessivo di questo.

Ne consegue la inestricabile associazione tra misura del reddito e misura del

capitale al punto che il primo potrebbe anche essere definito come

l'accrescimento del capitale proprio determinatosi in un certo periodo per

effetto della gestione.

Diverse configurazioni associate di reddito e di capitale che si possono far

conseguire a tali definizioni; ad esempio in un recente contributo Guatri

distingue cinque definizioni su quattro livelli: reddito contabile, reddito di

bilancio, reddito gestionale, reddito depurato, reddito reale per l'investitore.

Ma consiste nella differenza tra il valore del capitale economico alla fine del

periodo e all'inizio del periodo maggiorato ddel dividendo eventualmente

distribuito nel periodo stesso(o diminuita degli apporti di nuovo capitale

effettuati nel periodo).

La definizione data al concetto di reddito reale per l'investitore : la più

concettualmente corretta espressione del reddito come valore economico.

Le modalità di determinazione del capitale netto di funzionamento rendono

impossibile la realizzazione di tale coincidenza.

La relazione tra le due configurazioni di capitale rimane di ordine

essenzialmente qualitativo.

Ci riferiamo al fenomeno del progressivo modificarsi del modello

economico d'impresa che è andato via via determinandosi nei tempi recenti

e più ancora sembra destinato a connotare il futuro prossimo delle imprese.

Terziarizzazione: si vanno modificando la natura degli investimenti e le

componenti del patrimonio reale d'impresa. Sia queste che quelli assumono

connotazioni sempre più di tipo immateriale: immagine, quota di mercato,

capacità innovativa, know-how, qualità del management, sistemi di gestione,

sono tutti esempi di aree di crescente peso nel determinare il valore

d'impresa.

3.4.:CAPITALE ECONOMICO E SCELTE D'IMPRESA:

Nel mondo anglossassone e negli Stai Uniti in particolare esistono condizioni

che rendono non totalmente astratto il riferimento a mercati efficienti, cioè

mercati nei quali il capitale trova adeguati strumenti e occasioni di mobilità.

Innanzitutto può considerarsi acquisito il principio in base al quale il valore

del capitale economico rappresenta il parametro meglio di ogni altro capace

di esprimere l'interesse dei portatori di capitale.

Così il valore si presenta come l'unico indicatore capace di aiutare

l'azionista nel gestire l'eterno problema del trade - off tra risultati a breve e

risultati futuri a medio e lungo periodo.

Su un piano ancor più generale il valore viene riconosciuto come misura di

sintesi concettualmente più appropriata degli obiettivi generali d'impresa.

Il valore d'uso(capacità di rispondere a bisogni differenziati e a bisogni

nuovi attraverso informazioni, conoscenze, sapere incorporati alle

macchine, nell'organizzazione, nella professionalità) viene

progressivamente a prevalere sui valori di scambio(realizzazione di

prodotti standard attraverso risorse standard).

Mentre in un'economia di valori di scambio è il mercato fondamentalmente

a determinare il valore d'impresa, in un economia di valori d'uso tale valore

dipende dalla dialettica tra impresa e mercato ed in particolare dalla

capacità dell'impresa di congegnare nuove formule imprenditoriali che ,

mettendo in gioco competenze distintive e vantaggi competitivi, consentano

all'impresa di conquistare e difendere differenziali di redditività rispetto alle

altre.

Uno dei motivi che più possono aver frenato l'importanza degli shemi

concettuali e metodologici della moderna Finanza americana è costituito

dall'ampio ricorso a valori di mercato mobiliare.

Gli interessi dei detentori di capitale proprio di fatto verranno ad esercitare

sulle scelte dell'impresa un peso relativo superiore a quello che possono

acquisire in situazioni di azionariato polverizzato, nelle quali è più

probabile che tali interessi siano maggiormente condizionati dalla tutela

degli interessi degli altri shakeholders, primo fra tutti il management.

In conclusione ci pare sensato arguire che proprio nei contesti meno

rispondenti al modello delle perfetta efficienza , nei quali per ovvio

corollario i valori che si formano sul mercato dei capitali sono poveri di

significato economico, quanto più esiste differenza tra valore di mercato del

capitale e valore economico del capitale, tanto più è necessario il criterio del

valore economico del capitale.

Oggi si sostiene che il capitale economico è vero punto essenziale di

riferimento nei giudizi sull'opera dei managers e nella stima dei risultati.

CAPITOLO 4:

PRINCIPI DI DETERMINAZIONE QUANTITATIVA DEL VALORE:

I ragionamenti svolti nel capitolo precedente ci hanno condotto ad

identificare il valore economico del capitale proprio come il parametro

teoricamente più appropriato per orientare e valutare correttamente , sotto

il profilo economico i comportamenti e le scelte d'impresa.

Il problema che rimane a questo punto è allora quello di identificare le

modalità più appropriate per dare espressione quantitativa a tale valore.

I principi cardine della determinazione quantitativa del valore saranno

adesso analizzati.

I metodi di determinazione sintomatica o indiretta del valore saranno adesso

analizzati e infine saranno analizzati i metodi di determinazione diretta .

4.1.: PRINCIPI DI DETERMINAZIONE DEL VALORE:

Il valore di un qualunque capitale coincide con i frutti che tale capitale è

atteso dare in futuro.

Ma tali redditi non potranno essere sommati nei loro nominali, in quanto la

diversa disponibilità temporale ne rende diversi i loro valori economici.

Per tradurre i futuri redditi attesi in valori omogenei e quindi renderli

sommabili devo pertanto attualizzarli in modo da esprimerli tutti nel loro

equivalente valore attuale.

Il ragionamento ci conduce ad una prima espressione vel valore V del

capitale posseduto che è data da:

V= somme con i da 1 a n Ri/(1+r)^i

Si inserisce la variabile rischio qualora il reddito atteso Ri si presenti

sostanzialmente certo.

Ma l'operare d'impresa è tipicamente gravato da rischio , e così Ri si

presenta come un valore che, invece che certo, è solo presunto.

Due strade si profilano per il calcolo del valore:

intervenire sui valori di reddito penalizzandoli in misura direttamente

correlata al rischio: si costituirà in questo modo a Ri il suo equivalente certo

§R, dove§ indica un coefficiente compreso tra 0 e 1 destinato a ridurre il

valore di Ri in misura tanto maggiore quanto maggiormente aleatorio si

presenta Ri medesimo;

la seconda strada consiste nell'intervenire non già sui valori al

numeratore(Ri), ma sui denominatori, cioè sul tasso di attualizzazione ,

elevandolo in misura al rischio di Ri.

Spezzare il valore tra la somma dei redditi attesi di un determinato

periodo(diciamo da 0 a n) ed il valore del capitale stesso alla fine di questo

periodo.

Il rigore logico vorrebbe che i valori da attualizzare corrispondessero alle

risorse monetarie che si renderanno disponibili per il detentore del capitale,

le quali potrebbero almeno temporaneamente non coincidere con il reddito

futuro atteso dal capitale stesso.

Alla luce di quest'ultima integrazione possiamo concludere che l'espressione

più generale del valore economico di un capitale è data da:

V= somme con i da 1 a inf. di FC i/(1+r)^i

Dove FC sta ad indicare l'entità attesa dei flussi di cassa, cioè delle risorse

monetarie che il detentore del capitale è in grado di far proprie(o

eventualmente di cui deve privarsi)come conseguenza dell'impiego del

capitale posseduto.

Dunque principi fondamentali sono:

al valore di un capitale concorrono soltanto i benefici futuri che da tale

capitale stesso potranno generarsi;

tali benefici futuri devono rendersi monetariamente disponibili

all'investirore;

per essere sommati devono essere resi omogenei attraverso il procedimento

dell'attualizzazione;

avendo adeguata considerazione per il livello di rischio dei flussi monetari

futuri: maggiore è tale rischio minore è il valore economico attribuibile al

capitale;

il rischio può essere correttamente considerato attraverso due modalità :

penalizzando i flussi monetari attesi, o elevando il tasso di attualizzazione.

4.2.: METODI DI DETERMINAZIONE INDIRETTA O SINTOMATICA

DEL VALORE:

L'indice che con la massima sintesi esprime la redditività aziendale è

ritrovabile come è noto nel ROE(return on equity), dato dal rapporto tra il

reddito netto ed il valore del capitale netto.

Indicatore di ovvia rilevanza per apprezzare il livello di remunerazione del

capitale a pieno rischio.

Il ROI (return on investiment) dato dal rapporto tra il reddito operativo ed il

capitale complessivamente investito nell'impresa esprime la redditività

operativa dell'impresa stessa.

È consuetudine scomporlo il ROI, nel prodotto tra il ROS(indice di

economicità delle vendite , dato dal rapporto tra il reddito operativo e il

fatturato dell'azienda) e la rotazione del capitale investito(rapporto tra il

fatturato e il capitale investito nell'attività operativa).

L'effetto di Leva finanziaria costituito dall'impatto esercitato sulla

redditività aziendale dalla struttura delle fonti di finanziamento cioè dalle

modalità attraverso le quali è finanziato il capitale investito.

Come è ben noto, infatti, l'idebitamento riduce la porzione di impiego di

capitale da parte dei soci(denominatore del ROE) ma determina al tempo

stesso il sorgere di oneri finanziari che deprimono il reddito che a favore dei

soci residua(numeratore del ROE).

Così si dimostra che un indebitamento in cui tasso di costo i è inferiore al

rendimento del capitale investito(ROI) genera un accrescimento del ROE

rispetto al ROI, e che questa amplificazione sarà tanto maggiore quanto

maggiore è l'indebitamento e la distanza tra ROI ed i;

viceversa ove fosse i>ROI si determinerebbe un effetto di leva finaziaria

negativo in quanto il ROE verrebbe ad essere depresso rispetto al ROI.

L'aliquota fiscale t, che esprime la parte di reddito lordo (cioè di reddito

dopo gli interessi ma prima delle imposte) trattenuta dall'amministrazione

finanziaria.

4.2.1.: GLI INDICATORI CONTABILI COME SEGNALI DI VALORE

ECONOMICO: PORTATA E LIMITI:

Essi, comè evidente scorrendoli, non rappresentano misure dirette del valore

d'impresa.

Viene rilevata una forte correlazione tra il valorew di mercato di un

impresa e le sue performance misurate attraverso parametri contabili come

il ROE o la crescita dell'EPS(utile per azione).

ROE,ROI,EPS, sono indicatori che possono rivelarsi molto pericolosi se

utilizzati nelle valutazioni dei piani strategici determinando una non

corretta allocazione delle risorse finanziarie tra diversi business o divisioni,

o tra alternative strategiche nell'ambito di un business o di una divisione.

Ciò accade per i seguenti motivi fondamentali:

tali indicatori di redditività risentono del trattamento convenzionale a cui la

contabilità sottopone determinate poste(scorte, impianti, brevetti, leasing);

gli indicatori contabili non possono tenere conto delle prospettive di

redditività che vanno oltre l'esercizio coperto dal piano;

gli indicatori contabili non considerano esplicitamente il rischio;

gli indicatori contabili risentono dei risultati passati.

Per chiarire meglio i termini del problema e la portata e i limiti degli

indicatori contabili di redditività come segnalatori può essere utile tentare di

stabilire in termini analitici la relazione che intercorre tra M (valore del

capitale) e ROE(redditività contabile del capitale).

In condizioni di stabilità il valore economico del capitale è legato al valore

contabile attraverso il coefficiente ROE/r, .

Se le condizioni di rischio di due imprese sono diverse è addirittura

improbabile che la stesa relazione tra M e ROE si mantenga.

4.2.2.: UN PASSO AVANTI: LO SPREAD:

Spread ovvero divario tra la redditività misurata attraverso il ROE e il

costo del capitale r.

Estremamente semplici le raccomandazioni strategiche che il modello dello

spread identifica:

il portafoglio strategico di un impresa deve comprendere soltanto business

con spread positivo(cioè con ROE>r): i business caratterizzati da spread

negativo vanno eliminati dal portafoglio di attività dell'impresa. Salvo

interventi di ristrutturazione o riorientamento capaci di ristabilire uno

spread positivo;

il capitale va preferenzialmente allocato ai business che presentano uno

spread positivo più elevato e maggiori prospettive di crescita.

Anche il modello dello spread tuttavia fondandosi su indicatori di redditività

contabile ne condivide limiti e pericoli.

Il modello manca di considerare una variabile fondamentale nella

determinazione del valore economico del capitale, costituita dalle

prospettive di sviluppo dell'impresa o del singolo business.

In un business con elevate opportunità di crescita un investimento capace di

generare una redditività anche di poco superiore al costo del capitale può

comunque innescare una crescita di valore per l'impresa ben superiore a

quella determinata da un business in cui il ROE sia di molto superiore ad r,

ma privo di potenzialità di sviluppo.

4.3.: METODI DI DETERMINAZIONE DIRETTA DEL VALORE:

Quando un ROE o un ROI normali , cioè non viziati da particolari

contingenze del momento, appaiono indicatori estremamente significativi

della effettiva redditività dell'impresa e possono costituire un valido perno

di appoggio per orientare le scelte in modo coerente con l'obiettivo di creare

valore economico.


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luca d.

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Economia e gestione delle imprese, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Valutazione economica delle strategie d'impresa" di Giorgio Donna. Sui seguenti argomenti riguardanti la gestione delle imprese: la valutazione economica delle strategie di impresa, decisioni strategiche, contenuto scelte strategiche, processo di definizione e realizzazione della strategia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Piemonte Orientale Amedeo Avogadro - Unipmn o del prof Donna Giorgio.

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