Analisi SWOT
L'analisi SWOT (acronimo di Strengths, Weaknesses, Opportunities, Threats) è uno strumento di analisi finalizzato alla formulazione di strategie d'azione. A partire dagli anni '80 è stata utilizzata come supporto alle scelte di intervento pubblico per analizzare scenari alternativi di sviluppo. Si basa sullo studio dei punti di forza e di debolezza (analisi interne) di un progetto e delle opportunità e minacce del contesto di riferimento (analisi esterna). Al fine di individuare una strategia d'azione, questo approccio considera fattori interni ed esterni nella prospettiva di massimizzare i punti di forza e le opportunità e di minimizzare l'impatto delle criticità e delle minacce. L'analisi SWOT è quindi un'analisi ragionata del contesto settoriale o territoriale in cui si realizza un programma di intervento.
Obiettivi dell'analisi SWOT
- Evidenziare i principali fattori, interni ed esterni al contesto di analisi, in grado di influenzare il successo di un programma/piano
- Consentire di analizzare scenari alternativi di sviluppo
- Supportare l'impostazione di una strategia coerente rispetto al contesto su cui si interviene
- Consentire di identificare le principali linee guida strategiche in relazione a un obiettivo globale di sviluppo territoriale
La SWOT può essere utilizzata nell'ambito di valutazioni ex-ante, per formulare piani d'azione; valutazioni intermedie, per verificare la rilevanza di programmi e la loro coerenza; valutazioni ex-post per verificare l'efficacia di programmi e la loro coerenza.
Percorso metodologico della SWOT
Il percorso metodologico della SWOT si distingue in tre fasi: la prima è quella di analisi (descrizione sintetica), la seconda è una valutazione attraverso una matrice e infine si ha una strategia attraverso assi, azioni ed interrelazioni.
Sviluppo sostenibile
Nel 1972 si ha la prima denuncia supportata da dati scientifici. Nel 1987 viene stilato il rapporto Brundtland (negli anni '60 c'è il problema dell'esaurimento delle risorse e si adotta una tattica prudenzialista. Gli obiettivi principali del rapporto Brundtland erano quelli di rianimare la crescita economica e di mutarne le qualità, di soddisfare i bisogni essenziali, di assicurare un livello demografico sostenibile, di conservare e incrementare la base delle risorse, riorientare i rischi tecnologici e gestionali ed infine di inserire nella formulazione di decisioni gli aspetti ambientali ed economici.)
Nel 1992 c'è la conferenza a Rio delle Nazioni Unite sull'ambiente, divisa in quattro sezioni, in cui si parla delle problematiche locali, delle città e dei cittadini (nasce da qua la campagna europea per le città sostenibili).
Nel 1994 c'è la Carta di Aalborg (Carta delle Città Europee per uno Sviluppo Durevole e Sostenibile), in cui le città e le regioni europee si impegnano ad attuare l'Agenda 21 a livello locale e ad elaborare piani d'azione a lungo termine per uno sviluppo durevole e sostenibile, nonché ad avviare la campagna per uno sviluppo durevole e sostenibile delle città europee.
Nel 1999 c'è la Carta di Ferrara in cui si cerca di promuovere i processi di Agenda 21 locale.
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