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Economia e gestione delle imprese

Introduzione

Professoressa Gallinaro

I bisogni derivano da condizioni umane (bisogni fisici, sociali) e divengono necessità. Per essere soddisfatti interviene così un "bene" (primario, secondario,...). In base ad ogni epoca il concetto di bisogno varia (prima era necessario il fuoco, ovvero un bene primario, oggi è necessario Internet, bene secondario).

I beni e i servizi

  • I beni economici sono utili per il soddisfacimento dei bisogni, ma scarsi rispetto alle esigenze delle persone. Essi si suddividono in beni primari, beni privati, beni pubblici,...
  • I beni non economici, ovvero beni liberi, non sono invece scarsi, sono liberamente disponibili in quantità e qualità sufficienti per tutti.

Tipologie d'imprese

Microeconomia: ex: negozio di alimentari - imprese di medie, piccole dimensioni che appartengono tanto ai privati quanto al pubblico.

Macroeconomia: suddivisa a sua volta in settore primario, secondario e terziario - grandi imprese pubbliche (Enel, Ferrovie dello Stato) - grandi imprese private (Ferrero, Benetton).

Il ruolo dell'impresa nel sistema socio-economico

Le imprese o aziende di produzione attuano nei sistemi socioeconomici processi di trasformazione fisica, nello spazio o nel tempo trasformando le risorse (materiali, immateriali ed umane) in prodotti.

Definizione di azienda

L'azienda è un'organizzazione di uomini e mezzi finalizzata alla soddisfazione di bisogni umani attraverso la produzione e/o il consumo di beni economici.

  • Aziende che svolgono attività di consumo (tipicamente le famiglie e gli enti nonprofit).
  • Aziende che svolgono attività di produzione di beni e servizi (imprese, che però soddisfano il bisogno in maniera indiretta, attraverso l'utilizzo del mercato).
  • Aziende miste che svolgono processi di produzione e di consumo insieme (tipicamente lo Stato e gli enti pubblici, che producono ex la sanità e consumano il denaro delle tasse).

Tra le diverse aziende capita spesso ci sia interazione ed un'azione di scambio sul mercato. La ragione d'essere dell'impresa è la creazione del valore attraverso il mercato, ovvero il luogo in cui avviene l'incontro tra la domanda e l'offerta di una risorsa (bene o servizio).

  • Nei mercati beni, servizi vengono scambiati ad un valore monetario di scambio. Il prezzo si determina in funzione della struttura del mercato (concorrenza).
  • Il valore creato dall'impresa, o reddito, è dato dalla differenza positiva tra il valore di mercato dei beni ed il valore di mercato delle risorse impiegate. [Guadagno: Ricavo-Spesa]
  • Il valore di mercato dei prodotti venduti dall'impresa è pari al prezzo unitario × quantità di prodotti venduti [Ricavo: Prezzo al singolo x Quantità prodotti venduti]
  • Il valore delle risorse impiegate è prezzo unitario × quantità [Costi: Prezzo della risorsa x Quantità delle risorse utilizzate]

La condizione necessaria per realizzare il fine dell'impresa è remunerare, ovvero pagare alle condizioni di mercato tutti i fattori della produzione (lavoro, manodopera, elettricità): ne consegue un'ulteriore classificazione dei fattori della produzione che è quella dei fattori a remunerazione garantita e fattori a remunerazione non garantita.

  • I fattori a remunerazione garantita sono quelli acquisiti sul mercato pagando un prezzo di mercato (Ex il capitale apportato dall'imprenditore per aprire l'azienda).
  • I fattori a remunerazione non garantita sono quelli che vengono pagati sulla base del valore che residua dopo aver remunerato (acquistato) i fattori a remunerazione garantita (reddito o profitto).
  • La produzione del reddito è condizione necessaria per la remunerazione - che deve essere congrua - di tutti i fattori della produzione e del capitale investito (e, quindi, a rischio) nei processi produttivi e di mercato (se non ho profitto, non pago i dipendenti e fallisco!).

È capitale in rischio assoluto, l'equity - Il capitale investito nell'impresa (se sono sull'orlo debtdi una banca rotta), e capitali in rischio relativo, il (se bene o male me la sto cavando). Utili [le remunerazioni del capitale in rischio assoluto sono sotto forma di (differenza tra ricavo e costo, se è in positivo è un profitto, se no è una perdita); quello in rischio relativo interessisotto forma di.]

La figura dell'imprenditore

È imprenditore colui che esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi (impresa).

  • L'imprenditore individuale è proprietario e gestore dell'impresa nelle piccole e medie imprese.
  • L'imprenditore collettivo è proprietario di una grande impresa (società) ed è manager accompagnato dalla figura del (nominato da chi detiene la maggioranza delle "Shareholder") quote della società, ovvero gli.

Soggetto economico VS soggetto giuridico dell'impresa

  • Soggetto economico = persona fisica (o più persone) che esercita il supremo potere nell'impresa [imprenditore individuale o shareholders].
  • Soggetto giuridico = titolare dell'impresa, la persona nel nome del quale viene esercitata l'impresa [tipico esempio possono essere le società SpA].

Le società

Società di persone (esercitanti un'attività commerciale): società semplici (ss); società in nome collettivo (snc), società in accomandita semplice (sas)

  • Le società di persone non hanno personalità giuridica e agiscono sotto una "ragione sociale" come strumento di individuazione della società e della relativa forma giuridica.
  • Per aprirle non è necessario un capitale minimo per la costituzione.
  • Tutti i soci amministratori possono essere chiamati a rispondere anche con il loro patrimonio personale per i debiti sociali (responsabilità illimitata) e anche della quota di spettanza degli altri soci (responsabilità solidale). [Nella società in accomandita semplice esistono due tipologie di soci: Soci accomandatari, che rispondono illimitatamente e solidalmente delle obbligazioni sociali e Soci accomandanti che rispondono limitatamente alla quota di capitale conferito nella società.]
  • L'amministrazione può spettare solo ai soci (non esistono le figure di manager): Nella s.n.c. l'amministrazione spetta a tutti i soci, ma può essere riservata solo ad alcuni di essi. Se dunque gli amministratori sono più di uno, l'amministrazione può essere disgiunta (per le operazioni sociali ciascuno degli amministratori può agire da solo) o congiunta (per le operazioni sociali occorre il consenso di tutti gli amministratori). Nella s.a.s. invece l'amministrazione della società spetta solo ai soci accomandatari. I soci accomandanti sono esclusi.
  • Qualsiasi modifica dei patti sociali necessita il consenso unanime dei soci.
  • La ragione sociale delle società di persone è costituita dal nome di uno o più soci seguita dall'indicazione del rapporto sociale (es: Rossi S.n.c.; Bianchi & C. S.a.s.).
  • Per costituire una società di persone è dunque necessario un atto scritto (registrato presso l'ufficio del registro delle imprese) che deve contenere:
    • le generalità complete dei soci
    • la ragione sociale (cioè il nome della società)
    • l'indicazione dei soci amministratori e che hanno la rappresentanza della società
    • l'oggetto sociale (attività)
    • l'indicazione della sede capitale sociale
    • i conferimenti di ciascun socio (ovvero il denaro, crediti, beni materiali ed immateriali, aziende)
    • le prestazioni cui sono obbligati i soci d'opera, la durata della società
    • le norme relative alla distribuzione degli utili (distribuito in base alle quote ad ogni socio, riserva volontaria per autofinanziarsi con l'aggiunta, se desiderata, di una in caso di crisi) e la copertura delle perdite.

Società di capitali: società a responsabilità limitata (srl), società per azioni (SpA), società in accomandita per azioni (SapA)

  1. Società per azioni che fanno ricorso al mercato dei capitali di rischio (società quotate)
  2. Società per azioni che non fanno ricorso al mercato dei capitali di rischio
  3. Società non quotate, ma solo nella misura in cui queste abbiano una diffusione rilevante dei propri titoli tra il pubblico
  • Il capitale, rappresentato da azioni, deve avere un valore minimo di centoventimila euro. [Capitale sociale = Valore nominale unitario x Numero di azioni]
  • Il nome della società, la sua denominazione sociale, può essere anche di fantasia, ma è necessario che sia indicata la dicitura S.p.a.

Le azioni

  • Azioni ordinarie, attribuiscono ai possessori:
    • Diritti di voto nelle assemblee ordinarie o straordinarie
    • Diritti di opzioni, per la sottoscrizione di nuova emissione
    • Diritto al dividendo
    • Diritto al netto finale
    • Diritto d'informazione (progetto di bilancio, libri sociali)
  • Azioni privilegiate, i possessori hanno particolari diritti in più per quanto riguarda gli utili, le perdite ed il rimborso del patrimonio.
  • Azioni a voto plurimo, che presentano lo stesso valore delle altre azioni, ma conferiscono al titolare un maggior numero di voti in sede assembleare.

Organi delle SpA

  1. Assemblea degli azionisti: l'organo volitivo della società convocato dal consiglio di amministrazione o dal consiglio di gestione (può essere ordinaria, ovvero avvenire una volta l'anno per approvare il bilancio, o straordinaria se delibera su materie speciali).
  2. Consiglio di amministrazione e consiglio di gestione: è l'organo direttivo, che deve attuare ciò che fa l'assemblea. Gli amministratori sono soci o non soci e vengono eletti dall'assemblea ordinaria. Essi scelgono un presidente.
  3. Collegio sindacale, consiglio di sorveglianza, comitato per il controllo sulla gestione: formato da alcuni amministratori con delega su determinate materie (se il consiglio di amministrazione delega propri compiti ad uno o più dei suoi componenti questi diventano amministratore/i delegato/i).

Modelli di corporate governance della S.p.A.

Modello tradizionale: prevede una netta separazione tra attività di amministrazione ed attività di controllo; l'organo amministrativo può essere un Amministratore Unico o il Consiglio di Amministrazione (CdA). [Compie tutti gli atti rientranti nell'oggetto sociale e dà esecuzione alle delibere assembleari]

Il modello monistico: Il sistema "Monistico" è un sistema di amministrazione e controllo della S.P.A e prevede:

  • L'amministrazione (o gestione) della società affidata al Consiglio di Amministrazione
  • La gestione affidata ad un Comitato per il controllo sulla gestione
  • Il Controllo Contabile affidato ad un organo esterno, Revisore contabile o Società di revisione.
  • All'Assemblea dei soci è attribuito il potere di nominare il Consiglio di Amministrazione.

A differenza del modello tradizionale (in cui l'assemblea dei soci elegge separatamente gli organi di amministrazione e di controllo) nel modello monistico i controllori sono emanazione degli stessi soggetti controllati. Le caratteristiche peculiari del modello monistico sono le seguenti:

  • Una struttura degli organi assai semplificata e flessibile;
  • Un'agevole circolazione delle informazioni tra l'organo amministrativo e l'organo di controllo;
  • Economie di tempo e di costi.

Modello dualistico: Nel modello dualistico di amministrazione e controllo si prevede la presenza di un Consiglio di Sorveglianza (i cui membri sono nominati dall'Assemblea degli Azionisti) e di un Consiglio di Gestione (nominato dal Consiglio di Sorveglianza).

  • La gestione aziendale è affidata al Consiglio di Gestione che compie tutte le operazioni necessarie all'attuazione dell'oggetto sociale.
  • L'organo di controllo è il Consiglio di Sorveglianza (deve riunirsi ogni 90 giorni ed è eletto dall'assemblea), che nomina e revoca i componenti del Consiglio di Gestione, approva il bilancio e vigila sull'osservanza della legge.
  • Il controllo contabile sarà attuato da un organo esterno nominato dalla stessa Assemblea.

Le caratteristiche peculiari del sistema dualistico sono le seguenti:

  • Alcune funzioni che nel modello tradizionale sono proprie dell'assemblea passano al Consiglio di sorveglianza;
  • I soci stabiliscono le linee del programma economico della società, prendono le decisioni più rilevanti e nominano il Consiglio di sorveglianza;

I due sistemi dualistici: Alcuni autori denominano il sistema dualistico sin qui descritto sistema dualistico verticale, per distinguerlo da quello che, invece, definiscono dualistico orizzontale, caratterizzato dalla presenza, accanto al Consiglio di Amministrazione, di un organo di vigilanza.

In sintesi:

  • Il sistema dualistico prevede la presenza di un consiglio di gestione e di un consiglio di sorveglianza;
  • Il sistema monistico non prevede il collegio sindacale che viene sostituito dal comitato di controllo sulla gestione;

Modello di corporate governance italiano

Corporate governance Il modello italiano è definibile di tipo imprenditoriale-familiare, tradizionale.

  • La proprietà delle imprese è concentrata nelle mani di un limitato numero di azionisti, (soci di maggioranza o di controllo), generalmente ristretti gruppi familiari. Ne deriva:
    • Sviluppo del mercato azionario più limitato
    • Tessuto imprenditoriale caratterizzato da imprese medio-piccole
    • Presenza, seppur assai ridotta rispetto al passato, dello Stato

È quindi evidente che il modello italiano è ben arretrato rispetto ad altri e, nonostante si siano considerati altri modelli d'ispirazione (in particolare quello anglosassone), nulla ancora è cambiato.

Il capitale delle imprese

Aumenti e diminuzione del capitale sociale

  • Aumenti virtuali = passaggi di riserve a capitale sociale
  • Aumenti reali = nuove quote conquistate 1,2,3,4.
  • Diminuzioni virtuali = coperture perdite
  • Diminuzione reali = rimborsi e recessi

Patrimonio netto = Capitale sociale + Riserve - Perdite

Trattamento fiscale e tasse

  • IRAP = Imposta Regionale sulle Attività Produttive
  • IRPEF = Imposta sui Redditi delle Persone Fisiche

Il capitale dell'impresa

  • Capitale proprio apportato dall'imprenditore individuale o collettivo (dai soci)
  • Capitale di terzi o di finanziamento (banche, fornitori, istituti finanziari)
  • Capitale di proprietà che si divide in capitale di maggioranza e di minoranza (Si hanno dunque azionisti di maggioranza e azionisti di minoranza)
  • Capitale endogenamente creato per effetto della gestione (è un autofinanziamento)

La misura del reddito

  1. Il reddito può essere ≥0 = otteniamo dunque l'Utile (è quindi ovvio che vi è una creazione di valore)
  2. Il reddito può essere ≤0 = Perdita
  3. Il reddito può essere = 0! La positività del reddito è una condizione necessaria ma non sufficiente per la creazione dello shareholder value.

Bisogna infatti valutare il costo sostenuto dall'imprenditore per produrre quel reddito = costi opportunità) costo del capitale apportato dall'imprenditore + il salario imprenditoriale ([Costo per ottenere reddito: Capitale investito dall'imprenditore + Salario imprenditoriale]

Redditività

L'investitore si aspetta un rendimento pari a quello di un investimento senza rischio, più una maggiorazione condizioni di redditività delle imprese:

  • Pertinenza della strategia di profitto alle condizioni di contesto;
  • Coerenza del sistema produttivo con la strategia di profitto dell'impresa.

Costo del capitale di proprietà

Rendimento che gli investitori potrebbero ottenere da un nuovo investimento alternativo, è infatti possibile anche chiamarlo "costo-opportunità" in quanto l'industria rinuncia al rendimento, rischiando e comprando qualcosa di nuovo.

Costo del capitale di terzi

Apportato da investitori: misurato dal tasso medio di interesse

Costo del capitale (totale)

Rappresenta il rendimento atteso dagli investitori per le risorse finanziarie impiegate nell'impresa. (Anche detto «costo medio ponderato del capitale» o WACC)

[WACC = (E/D + E) x re + (D/D + E) x rd] dove si indica con:

  • E = equity, il patrimonio netto dell'impresa.
  • D = debt, l'ammontare dei debiti a breve e a lungo di un'impresa.
  • re = il tasso di remunerazione del capitale di rischio.
  • rd = il tasso medio dei finanziamenti dell'impresa (capitale di debito).

Non si deve confondere il costo del capitale impiegato nell'impresa con il costo del debito (espresso con il tasso d'interesse=i). Quest'ultimo è sempre inferiore al primo. Quando si decide un investimento si valuta:

  1. (Il flusso dei ricavi – Il flusso dei costi) / Investimento = Reddito operativo / Investimento = ROI
  2. Il costo del capitale

Creazione o distruzione del valore

Se l'attività di gestione è in grado di generare una redditività degli investimenti maggiore del costo del capitale (complessivo), si genera un valore; in caso contrario, si distrugge. [Redditività degli investimenti: (ROI) – costo medio ponderato del capitale = valore]

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara.felletti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Gallinaro Silvana.
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