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INTRODUZIONE IMPRESE

Un’ impresa ha come scopo il profitto.

esistono imprese pubbliche e imprese private.

L’azienda può essere vista come:

ORGANIZZAZIONE ECONOMICA lo scopo è il soddisfacimento dei bisogni umani attraverso

 l’utilizzo di risorse limitate.

SISTEMA SOCIALE azienda vista come insieme di rapporti sociali, di scambio che distribuisce la

 ricchezza creata. È inoltre lo strumento per il soddisfacimento di necessità interne ed esterne.

STRUTTURA PATRIMONIALE azienda vista come complesso di beni organizzati e gestiti per

 svolgere processi produttivi per produrre reddito.

NB. l’azienda è il nucleo dell’economia, questo spiega l’interesse della varie forze politiche verso le imprese

a prescindere dal loro orientamento politico.

FINI AZIENDALI

I fini, secondo Sciarelli, sono caratterizzati da alcuni attributi fondamentali:

UNIVERSALITA’

• GENERALITA’

• PERMANENZA NEL TEMPO

NB. i fini sono di contenuto più ampio rispetto agli obiettivi.

OBIETTIVI

È una meta particolare, fissata in certe circostanze e in rapporto ad un periodo di tempo determinato.

Un obiettivo presenta alcune caratteristiche:

muta/ può mutare nel tempo e/o spazio.

• E’ subordinato alla finalità perseguita.

S.P.A. SOGGETTO (ECONOMICO) PATRIMONIALE

Capitale costituito da azioni, è una società di capitali.

C’è un organo esecutivo; chi detiene il potere ha la maggioranza.

Il soggetto economico è di tipo patrimoniale.

SOGGETTO (ECONOMICO) MANAGERIALE

L’operato del manager, è giudicato dall’andamento delle quotazioni dell’azienda sul mercato, dai dividendi.

PUBLIC COMPANY

Un caso di soggetto manageriale è quello delle molto frequenti negli Stati Uniti.

Nelle public company, il pacchetto azionario è suddiviso tra moltissimi soggetti, tanto che non è possibile

distinguere una maggioranza. Non vi è inoltre una figura di riferimento (come la famiglia, es. Agnelli).

PROFITTO

È un’entità composita in cui rientrano:

compenso per il lavoro imprenditoriale.

 premio per il rischio.

 contropartita dell’innovazione.

 rendita connessa con la posizione monopolistica.

Il concetto di profitto:

dipende dal soggetto economico

 non perde la sua ragione di essere in rapporto alla natura giuridica della proprietà.

AUTOFINANZIAMENTO

Parte del profitto viene reinvestita all’interno dell’azienda, come utile a nuovo, riserve, o in senso lato

anche come ammortamento e fondo spese.

Esiste l’ammortamento civile e fiscale.

In quello fiscale lo stato impone che sotto a una determinata soglia, l’ammortamento venga tassato come

utile, il tutto fatto per evitare che “approfittandosi dell’ammortamento” l’imprenditore voglia eludere il

fisco.

NB. L’azienda pubblica deve essere comunque economica, ovvero riuscire a coprire i costi con i ricavi, cosa

non avvenuta negli ultimi decenni, soprattutto negli anni ’70, comportando un aumento notevole del

debito pubblico.

NB. I fini sono il frutto delle decisioni di coloro che governano l’azienda, non dell’azienda stessa.

NB. si può distinguere tra imprenditore classico (proprietario) e imprenditore delegato (manager).

DIRITTO DI OPZIONE viene fatto per mantenere il ruolo del soggetto economico, ovvero del

vecchio azionista. È diritto di soci già presenti nell’azienda di venire preferiti a terzi nella sottoscrizione di

un aumento di capitale sociale a pagamento.

La possibilità di creare ricchezza dipende da:

RUOLO DELL’IMPRENDITORE, il quale deve avere:

 capacità di immaginare

• capacità di leadership

REALIZZARE RAPPORTI POSITIVI CON GLI STAKEHOLDER

EVOLUZIONE STUDI D’IMPRESA

La teoria neoclassica si basa su:

unico soggetto decisore

• perfetta razionalità

• perfetta informazione

• VISIONE UTOPICA

Questa si è però rivelata una è per questo che dagli anni ’20 sono state mosse molte

critiche alla teoria neoclassica, con l’introduzione di nuovi approcci la definizione di nuove finalità

d’impresa:

teoria della concorrenza monopolistica.

• approccio alle interdipendenze oligopolistiche.

• teoria degli stakeholder.

AZIONI

Sono titoli che, spesso quotati e negoziabili su un mercato regolamentato (detto azionario), risultano essere

rappresentativi del capitale contribuito alla società da parte degli azionisti.

Le azioni sono tutte del medesimo ammontare e identico valore nominale.

Il valore nominale è la parte di C.S. che ogni azione rappresenta.

Le società non quotate in borsa (solitamente soggetto patrimoniale) non possono usare le azioni come

fonte di finanziamento, perché non c’è un mercato che supporti la vendita di questi titoli. (sottoscritti ad es.

da amici, parenti ecc.).

Gli aumenti di C.S. possono essere:

a pagamento

• gratuiti distribuzione di dividendi risparmiati prima

Il valore delle azioni non è sempre lo stesso nei vari momenti di vita della società.

VALORE DI EMISSIONE prezzo che l’azionista deve versare alla società all’emissione

NB. le azioni possono essere emesse solo alla pari o sopra la pari.

Sotto la pari è vietato per evitare situazioni di annacquamento di C.S.

Le obbligazioni invece possono essere emesse anche sotto la pari poiché si tratta di debiti, e quindi non

possono portare a annacquamento di C.S.

ES. VN 100, vendo a 120.

VALORE REALE DELLE AZIONI si ottiene dividendo il patrimonio netto della società per il numero totale di

azioni emesse.

VALORE DI MERCATO applicato soprattutto alle società quotate in borsa, per le quali esso corrisponde

alla quotazione rilevata a listino all’atto della compravendita del titolo, o al momento stabilito dal

compratore o venditore.

DIRITTO DI OPZIONE viene fatto per mantenere il ruolo del soggetto economico, ovvero del

vecchio azionista. È diritto di soci già presenti nell’azienda di venire preferiti a terzi nella sottoscrizione di

un aumento di capitale sociale a pagamento.

Analogo concetto viene applicato in caso di compravendita di quote di società non quotate, quando tale

valore viene stabilito esclusivamente tramite un accordo tra le parti o con l’aiuto di un operatore finanziario

qualificato.

ESERCIZIO

azioni 1000

VN 100

quotazione 150

C.S. 100000

quotazione mercato 150000

supponiamo di emettere 1 azione nuova per ogni azione vecchia.

le nuove azioni sono quindi 1000, prezzo di sottoscrizione 130

PREZZO TEORICO DI EQUILIBRIO (1000*150) + (1000*130) / 2000 = 140 (mediamente oggi sul mercato

potrebbe valere 140 questo titolo).

In questo caso il diritto di opzione sarà venduto a 10 (130+10 = 140).

VALORE DI RIMBORSO quando viene rimborsata una parte di capitale sociale.

CAPITALIZZAZIONE

È un prezzo medio delle varie quotazioni.

FLOTTANTE

numero di azioni destinate allo scambio.

GRUPPO

Se un’azienda ha domanda > offerta se:

previsione solo nel BREVE TERMINE acquista da altre aziende (subappalto)

 previsione sul MEDIO-LUNGO TERMINE 2 possibilità:

 1. acquisto nuovi macchinari (incremento la

produttività)

2. acquisto nuove aziende tramite:

fusione

 acquisto pacchetto

 azionario

A B C

TEORIA CREAZIONE DEL VALORE

Sostiene che la finalità da assegnare all’impresa è quella di far crescere il suo valore economico.

Questa teoria vede l’azienda come investimento redditizio e anche il mercato deve recepirla come tale.

Il rendimento di un investimento sarà lo strumento di giudizio dell’azienda sul mercato.

Creare valore significa accrescere la dimensione del capitale economico delle imprese:

obiettivo razionale

• obiettivo condiviso da tutti i portatori di interessi (stakeholder)

• obiettivo misurabile tramite una serie di indicatori di creazione di ricchezza. È quindi controllabile

• periodicamente.

Questa teoria sgancia l’azienda dal bilancio contabile, all’azienda misurata con indicatori diversi.

CAPITALE ECONOMICO

Rappresenta il valore di ricchezza investita dagli azionisti.

Si calcola come somma attualizzata dei benefici che l’impresa apporterà ai soci.

W= ∑ D/ (1+Ke)^t

D= dividendi

Ke= tasso attualizzazione

FCFO= flusso di cassa operativo

VALORE DEL CAPITALE ECONOMICO

E’ spesso differente rispetto al valore di mercato a causa di vari fattori:

speculazione

• grado di trasparenza dei mercati

• dimensioni mercati finanziari

• tendenza a andamenti ciclici

• aspettative

Oltre a creare valore è necessario diffonderlo.

VBM

VALUE BASED MANAGEMENT

costituito da 3 componenti:

misurazione del valore creato dall’impresa

 pianificazione investimenti

 sistemi di incentivazioni

CAPITOLO 3 DIMENSIONE STRATEGICA E FUNZIONALE

LEVE DELLA CREAZIONE DI RICCHEZZA

La ricchezza deriva dalla combinazione di una serie di variabili:

VALORE ECONOMICO

VARIABILI durata della costo del capitale

fatturato investimenti

• •

crescita (remunerazione

in capitale

margini

• capitale di debito)

circolante

operativi investimenti

aliquota

• in capitale

fiscale fisso

effettiva (SP)

(CE)

SCELTE strategiche operative di investimento di finanziamento

Parliamo di leve perché a queste variabili corrispondono sempre specifiche scelte con cui l’impresa può

tentare di manovrarle.

Le scelte strategiche sono volte all’ottenimento di un vantaggio competitivo.

Le scelte operative servono a massimizzare efficienza e vendite, e sono quelle che intaccano maggiormente

sul mercato.

Le scelte di investimento sono volte a razionalizzare (sulla base delle strategie) le scelte di investimento.

Le scelte di finanziamento sono volte a ottenere il giusto mix tra capitale proprio e capitale di debito.

SCELTE STRATEGICHE

Un’impresa crea vantaggio economico (competitivo) quando il valore di lungo termine del suo output e

delle sue vendite è maggiore dei costi totali, compreso il costo del capitale; ovvero se un’impresa ottiene

continuamente una redditività superiore a quella dei suoi concorrenti.

Per raggiungere il VC devono sussistere 2 condizioni:

1. creare ricchezza attraverso la produzione di beni e servizi utili ai clienti e ottenuti con un impiego

efficiente di risorse.

2. disporre di “posizioni di forza” che permettono all’impresa, e quindi agli azionisti, di appropriarsi di

almeno una parte di questo valore.

NB. posizione di forza intesa come forza contrattuale: ES. Esselunga che dice a Barilla “decido io quando e

come fare sconti, quando i tuoi promoter possono venire al punto vendita ecc.

2 livelli:

le scelte strategiche si articolano in

1. CORPORATE

2. BUSINESS O COMPETITIVE

CORPORATE

Riguardano le imprese diversificate e multidimensionali che devono gestire un portafoglio di business.

ES. Nestlé.

Hanno come obiettivo lo sviluppo del campo di azione dell’impresa attraverso la scelta, in chiave

tecnologico-produttiva, dei mercati e delle attività in cui operare.

Le scelte strategiche di corporate sono volte a:

selezionare nuovi settori di attività e modalità di ingresso.

 avviare iniziative volte a potenziare la performance combinata dei business e sviluppare eventuali

 sinergie

ES. utilizzare un brand forte su vari prodotti (BRAND EXTENTION), es. KitKat di Nestlé.

ES. produco gelati ma posso utilizzare lo stesso impianto anche per produrre prodotti diversi (es.

biscotti)

definire priorità e allocazione delle risorse tra i business.

BUSINESS O COMPETITIVE

Riguarda TUTTE le imprese, e indicano le modalità con cui l’impresa decide di competere per ottenere un

VC.

ES. Ryanair si presenta sul mercato come leader di costo. Singapore Airlines punta al lusso.

NB. cambiano le modalità non il servizio offerto.

Per definire quali scelte strategiche adottare si possono adottare approcci quantitativi:

valutazione economico-finanziaria strategie a livello corporate

 teoria delle opzioni reali. a livello business

 

Ma date le soggettività degli approcci quantitativi meglio valutare le scelte strategiche con il c.s. pensiero

strategico.

Approccio utilizzabile sono con le scelte strategiche corporate, nelle business no perché sarebbero troppe

le variabili in gioco.

Valore di una scelta valore flussi cassa + VE delle entrate che derivano dalla scelta presa.

strategie di

corporate

SCELTE STRATEGICHE strategie

competitive area

area area c

a b

strategie funzionali SCELTE

OPERATIVE

varie funzioni aziendali

SCELTE OPERATIVE

Le numerose attività svolte dall’impresa sono articolate in funzioni.

Una funzione aziendale è formata da una serie di attività che hanno la medesima natura tecnico-

economica, sono riunite tra loro perché riguardanti il medesimo oggetto operativo e finalizzate alla

realizzazione degli obiettivi d’impresa.

Le funzioni possono essere:

PRIMARIE fondamentali per la creazione di ricchezza:

 produzione

• marketing

• vendita

• distribuzione

• logistica (in entrata e in uscita)

DI SUPPORTO creano i presupposti affinché le funzioni primarie possano operare al meglio:

 personale

• amministrazione e controllo

• sistemi informativi

PERIODO CARATTERISTICHE FUNZIONE EMERGENTE

anni ’50 produzione di massa produzione

anni ’60 rallentamento della produzione marketing

anni ’70 crisi economiche e sociali finanza / pianificazione strategica

anni ’80 ripresa economica / scienza vista logistica / gestione

come strumento competitivo dell’innovazione

anni ‘90 influenza di fattori non protezione aziendale

competitivi

C’è il rischio che gli obiettivi della funzione prevalgano su quelli dell’impresa.

Per evitare tali situazioni, la funzione:

deve essere intesa come un sistema aperto inquadrata nel sistema complessivo delle finalità

 aziendali.

La prospettiva funzionale deve essere affranca da quella per processi.

processo si intende un insieme di attività, eventualmente appartenenti a più funzioni, svolte in modo

sequenziale e parallelo finalizzate ad uno specifico risultato finale.

L’ottica dei processi permette di superar le problematiche di frazionamento e scarso coordinamento tipiche

dell’organizzazione funzionale.

L’attenzione viene posta all’intero percorso che conduce all’output.

Un processo deve avere sempre un output ben misurabile in termini di valore creato per ogni cliente

interno o esterno.

La funzione è composta da attività della stessa natura, mentre il processo è formato da attività che, pur di

natura diversa, sono finalizzate al raggiungimento di un obiettivo comune, cioè lo stesso output.

CONCLUSIONI

Per determinare il capitale economico, l’impresa ricorre a delle “leve” che derivano dalle scelte.

Attraverso le scelte strategiche, operative, di investimento, e di finanziamento, l’impresa è in grado di

influenzare le variabili che determinano la capacità di creare valore.

La corretta gestione delle attività richiede che sia posta grande attenzione all’organizzazione funzionale e a

quella per processi, perché il valore per gli azionisti dipende da un processo a più livelli.

CAPITOLO 4 RESPONSABILITA’ SOCIALE

Dagli anni ’90 è tornato preponderante il tema dell’etica sociale d’impresa.

Al concetto di responsabilità sociale d’impresa non corrisponde una precisa definizione, possiamo

individuare una serie di concetti affini:

etica d’impresa

 cittadinanza aziendale (corporate citizenship)

 sviluppo sostenibile

 sviluppo durevole

Riguardo al tema della RS possiamo individuare 3 filoni, che rappresentano 3 posizioni diverse:

1. La RS nasce negli anni ’30 negli USA dopo la crisi del ’29.

2. La RS è sempre esistita ma oggi ha caratteristiche diverse rispetto al passato.

3. La RS viene ad essere un’ultima frontiera della qualità e rappresenta uno degli ultimi vantaggi

competitivi su cui l’azienda può misurarsi.

La norma che tutela la RS è “standard 8000”

CERTIFICAZIONE DI QUALITÀ tramite essa viene garantito che un determinato prodotto è conforme al

campione presentato di esso. Il VC si può ottenere anche in questo modo.

CERTIFICAZIONE DI BILANCIO dato dalla consob, che verifica se le scritture contabili sono conformi alla

realtà effettiva aziendale.

CONTESTO SOCIO-AMBIENTALE

L’attenzione verso la creazione di valore per gli azionisti non deve far sottovalutare il ruolo dell’ambiente

politico e sociale.

Nell’ambiente vi sono numerosi fattori di cambiamento:

globalizzazione (che non è solamente un evento recente)

• iper-competizione

• questione ambientale

• corporate governance

NB. le imprese sono chiamate ad un’interazione bilanciata fra valore degli azionisti e degli stakeholder.

GLOBALIZZAZIONE

WTO regola i commerci mondiali, organismo in evoluzione. Prendono decisioni in maniera consensuale

non all’unanimità.

Spinte alla globalizzazione sono derivate dall’UE, dalla caduta del muro di Berlino, e la “creazione” di un

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher leonardopolito98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Magno Francesca.
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