Settimana 1. Impresa, macroambiente, megatrends.
L’impresa è un sistema costituito da un insieme di risorse e di attori legati tra
loro da relazioni orientate alla realizzazione di attività e collegato, attraverso
altre relazioni, a vari soggetti esterni.
L’impresa è un sistema cognitivo Nello svolgimento delle proprie attività essa
prende e matura progressivamente una conoscenza.
L’impresa è un sistema complesso, ovvero composto da un gran numero di
parti che interagiscono in modo non semplice tra di loro e gerarchico nel senso
che i sottoinsiemi che lo costituiscono sono in rapporto tra loro.
Infine impresa è un sistema autopoietico ovvero evolve a partire da se stessa,
ed è aperto nel senso che scambia risorse con l’ambiente esterno ed è chiuso
per quanto si mantiene stabile autonomamente.
Perché è importante l’ambiente? Perché posso iniziare a parlare di megatrend,
ovvero delle forze trasformative che riguardano tutti, il mega trend è una forza
economica trasformativo a che va a ridefinire il futuro, il trend lo otteniamo
attraverso i dati e mega perché su ampia scala. Essi si possono prevedere e si
può più o meno prevedere l’impatto, infatti potendoli prevedere posso
pianificare una strategia, la quale in seguito potrebbe essere abbandonata
oppure deliberata, nel secondo caso era poi realizzata e potrà essercene anche
consensus,
una emergente. Questa strategia può essere ovvero emerge dal
imposta
basso dell’organizzazione pur non essendo stata pianificata;
dall’esterno ad esempio la pandemia, dove è l’ambiente a spingere per il
non connessa,
cambiamento ed infine in cui l’impresa è capace di individuarla
e applicarla. Il megatrend mi impone di applicare una strategia.
Possiamo avere diversi gruppi di megatrend:
- Social trends, ovvero un cambiamento demografico, crescita della
popolazione
- Economic trends, quali globalizzazione(fornitura di servizi globali) e
imprenditoria (middle class che si espande)
- Enviromental trends, come il cambiamento climatico
- Technological trends, il quale si basa su beni e servizi digitali in ogni tipo
di business, diretta(riduzione degli intermediari ci si rivolge direttamente
al consumatore) la quale a sua volta voi può essere
personalizzata(servilization dai beni ai servizi), connessa(processi
decisionali facilitati, condivisione dei dati) e condivisa. Questo porta al
Digital Vortex, il quale non si ferma e non si controlla la necessità di
reinventare il business accellera a mano a mano che le aziende si
avvicinano al centro del vortice. Alla fine solo quattro rimangono
competitive le altre verranno eliminate dal mercato, mentre al centro ci
stanno le aziende che lavorano nel digitale. O portare anche alla Digital
Revolution, le cosiddette fabbrica luci spente che si controllano anche a
distanza, questa digital revolution è arrivata con l’aumento dei devices
(data chain, data monetization). E sicuramente anche l’impatto
dell’automazione sui posti di lavoro, anche se meno del 5% dei lavori può
essere completamente automatizzato al giorno d’oggi.
Che differenza c’è tra un megatrend e una disruption? Il megatrend è
prevedibile guardando i dati e lo posso tenere in conto nella mia strategia,
mentre il secondo evento non si può prevedere e può avere un effetto
moderatore prevedendo un abbandono di una strategia perciò nella mia
strategia devo avere una flessibilità per poterlo affrontare.
I megatrend nell’ambiente
esterno, sono
nell’ambiente
esteso e impattano su
più settori, sono
sistemici, la sfera più
grande di influenza; più
restringe il campo più mi
avvicino al core business
e trovo l’ambiente di
competizione,
tra uno e l’altro incontro
il macro ambiente(competitivo), E se lo analizzo trovo il P.E.S.T.E.L. ovvero
condizioni necessarie da analizzare per poter fare una strategia.
Restringo il mio ambito di analisi, nell’ambiente competitivo il mio obiettivo è
fare maggiore profitto perciò mi devo preoccupare di tutto ciò che ha impatto
sui ricavi sui costi (competitors, consumatori, alleati, fornitori, sostituti, vincoli
istituzionali).
Vantaggio competitivo: un’impresa raggiunge il vantaggio competitivo
quando implementare la strategia che i competitor non possono duplicare
trovano troppo costoso imitare, tale strategia garantisce all’impresa di
generare mantenere nel tempo profitto superiore.
Ci sono diverse tipologie di profitti:
- Rendita monopolistica: non ho competizione, la struttura del mercato mi
hai favorevole e quindi ho extra profitti
- Rendita Riccardi Jana o di efficienza: l’impresa è più efficiente dei suoi
competitor
- Rendita Shumpeteriana o di innovazione: rinnovo il prodotto o il processo
essendo più efficiente
- Rendita di influenza: ho le regole del gioco a mio favore perciò sono
favorito
- Quasi-rendite: sono rendite di natura temporanea, potenziali extra
profitti, poiché il differenziale di rendimento legato ad una risorsa la cui
offerta in quantità fissa non modificabile e quindi con durata limitata nel
tempo
Cos’è il business? Soddisfare una combinazione prodotto-mercato distinguibile
da altre combinazioni per concorrenti, caratteristiche dei prodotti, clienti, fattori
critici, struttura dei costi, minacce opportunità, ecc…
Il prodotto è la manifestazione fisica dell’applicazione di una data tecnologia
per soddisfare una determinata funzione per un determinato gruppo di clienti.
Il mercato è costituito da un gruppo di clienti omogeneo localizzato in una data
area geografica che presenta un certo bisogno che richiede di essere
soddisfatto.
Perciò le domande che mi devo porre sono: cosa offro? (funzione
d’uso/prodotto), a chi lo offro? (clienti potenziali) e come lo soddisfo?
(tecnologia).
Per raggruppare
tutto ciò e avere
un’idea completa
del mercato uso lo
schema di Abell. Dove
per ogni dimensione
definisco l’ampiezza,
ovvero la misura in
cui l’azienda è interessata
a uno o più … e la
differenziazione ovvero la misura in cui l’azienda si pone rispetto ai concorrenti.
Settimana 2. Industry based view (analisi del contesto competitivo).
L’ambiente lo vedo come insieme di attori e condizioni, ed è composto da
tutte quelle variabili esterne interne che possono influenzare le decisioni
aziendali e raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Il tripode strategico:
- Analisi esterna (fattori esogeni che incidono sull’ambiente competitivo e
l’ambiente istituzionale)
- Analisi interna (fattori endogeni controllati dall’azienda basata sull’analisi
di risorse e competenze)
1) INDUSTRY BASED VIEW
Ha radici nell’industrial organization, studia il
rapporto tra comportamento
strategico dell’impresa, struttura di mercato e
performance delle singole imprese. Esistono quattro strutture di mercato: la
concorrenza perfetta, la concorrenza monopolistica, l’oligopolio e il monopolio.
Paradigma struttura-condotta-performance, è un modello lineare
unidirezionale. Caratteristiche tipiche della struttura sono la concentrazione, la
differenziazione di prodotto e l’altezza delle barriere all’ingresso, la struttura
indica quindi caratteristiche organizzative del mercato che impattano sulla
natura della competizione e politiche di prezzo. La condotta invece indicazioni
di comportamento seguiti dalle imprese per adattarsi al mercato,
caratteristiche della condotta sono sistemi di calcolo di pezzi, politiche di
prodotto, politiche promozionali e coordinamento e di interazione con i
competitors. Infine, sia la performance ovvero i risultati finali ottenuti
dall’impresa sulla base della sua condotta, caratteristiche tipiche della
performance sono il livello dei prezzi e della produzione, l’efficienza della
produzione, il livello dei costi e le caratteristiche finali dei prodotti.
Esiste anche la versione debole di questo modello che considera relazioni
bidirezionali, politiche pubbliche e determina le condizioni di base della
struttura.
Il modello di Porter costituisce l’evoluzione di questo modello, è più
completo perché osserva tutte le forze che hanno un impatto sulla
performance.
Si ha quindi un’analisi del contesto competitivo, il modello delle 5 forze di
Porter, tramite cui si vuole capire quanto intense sono queste forze per capire
se c’è potenzialità di profitto, perché se c’è poco profitto il settore non è
attrattivo; la capacità di cogliere il potenziale data dalla strategia, maggiori
sono le forze minore è il profitto potenziale.
. INTENSITA’ DELLA COMPETIZIONE
Concentrazione: la concentrazione fa riferimento al numero e dimensione
delle imprese che competono sul mercato. Un mercato è detto concentrato se è
servito da poche imprese con una quota di mercato importante, mentre è
frammentato se è servito da un numero di imprese con quote di mercato simili.
Esistono degli indici per misurare la concentrazione:
-Di concentrazione assoluta: ovvero il numero di imprese che nell’insieme a
partire dalla più grande spiegano una certa percentuale di quota di mercato
(C4=70%)
-Di concentrazione relativa: HHI, HHIndex espresso come la somma del
quadrato delle quote di mercato delle imprese che operano nel settore, più il
mercato è frammentato più l’indice basso.
Differenziazione: la possibilità di differenziare i prodotti indebolisce la
competizione basata solo sul prezzo, aumentando il profitto potenziale e
aiutando l’impresa a stabilire una sua identità. Il livello di differenziazione è
inversamente correlato alla competizione, l’opportunità differenziare non
sempre però un effetto positivo sulla profittabilità. La differenzazione infatti
porta il consumatore a pagare quel Premium Price, ovvero l’impresa riesce a
dare ai suoi beni qualcosa per cui i clienti sono disposti a pagare di più.
Capacità in eccesso e barriere all’uscita: le barriere all’uscita sono
associate con la possibilità di abbandonare un settore e dipendono da sinergie,
risorse specializzate, attori istituzionali e attori interni. Indicano in che
momento della vita si trova il settore ho un’evoluzione nel tempo, le prime fasi
sono positive fino alla maturità da quando poi si ha il declino. Nella fase di
maturità la competizione si intensifica e si hanno pochi leader sempre più
grossi, nella fase di declino le imprese più piccole abbandonano il settore, però
abbandonare non è facile perché ci sono delle barriere all’uscita. Società in
mercati in crescita hanno profitti potenziali maggiori di imprese in mercati
maturi o in declino.
Le barriere all’uscita dipendono da:
-il fatto che l’impresa più business e sinergie
-risorse specializzate che non possono quindi essere cedute o trasformate per
altri scopi
-attori istituzionali
-attori interni ad esempio la miopia del management
Strutture di costi, economie di produzione: bisogna cercare di capire se
era possibile realizzare:
-Economie di scala, ovvero una diminuzione del costo di produzione che
ottengo all’aumentare della quantità prodotta (vantaggio di costo) in virtù del
fatto che distribuisco il costo fisso su una quantità maggiore facendo ridurre il
costo medio.
-Economie di scopo, ovvero una diminuzione del costo medio unitario
all’aumentare della varietà di prodotti o servizi offerti.
-Economie di esperienza, ovvero la diminuzione del costo medio unitario
all’aumentare della produzione cumulata nel tempo (divento più efficiente)
.MINACCIA DI NUOVI ENTRANTI
È la pressione esercitata dai concorrenti potenziali, legata alla probabilità con
cui essi possono esercitare l’opzione di entrata, ovvero alle barriere all’ingresso
che:
-influiscono sulla convenienza economica e strategica di entrare nel settore
-impediscono i potenziali concorrenti l’ingresso nel settore
-indeboliscono la posizione dei nuovi entranti
Esistono diversi tipi di barriere:
-Istituzionali (esogene), non dipendono dal settore e impediscono in maniera
assoluta o vincolano a determinate condizioni
-Strutturali (endogene), sono legate all’equilibrio del settore dipendono da
elementi che caratterizzano il settore come ad esempio economie di scala,
livello di risorse, vantaggio di costo, accesso ai canali di distribuzione…
-Strategiche (endogene intenzionali), sono intenzionali e necessari a
scoraggiare l’ingresso, devono essere percepite e credibili e messe in atto per
durare nel tempo e dare convenienza strategica ed economica. Ad esempio
prezzi predatori, intensa differenziazione, aumento del livello di investimenti
necessari.
.MINACCIA DI SOSTITUTI
Un sostituto è un prodotto che soddisfa la stessa domanda con diverse
tecnologie, è una competizione indiretta. In base alla propensità dell’acquirente
a sostituire e alle caratteristiche prezzo performance dei sostituti.
.POTERE NEGOZIALE
Riguarda i rapporti con i fornitori e con i clienti, bisogna vedere nei confronti
con l’azienda che ha la leva. Capacità di una parte di rinunciare alla
transazione.
Leva negoziale è il potere della transazione, devo fargli percepire che posso
rinunciare o che ho altre alternative.
-dimensione e concentrazione delle alternative
-informazioni disponibili all’acquirente
-poter avere un’alternativa in prodotti sostituti
-integrazione verticale
Devo anche avere sensibilità al prezzo per farmi differenziare.
-impatto qualità prezzo
-Maggiore l’importanza di un item sulla proporzione dei costi totali, maggiore la
sensibilità al prezzo dell’acquirente
-grado di differenziazione e propensi dal cambiamento del fornitore sulla base
dei costi
-identità di marchio
-competizione tra acquirenti/ fornitori
Le forze di Porter sono cinque, però anche i beni complementari hanno una
grande importanza nella sfera ambientale dell’azienda, essi sono caratterizzati
dal fatto che l’uso del bene dipende da quello di un altro bene economico. Si
differenziano dei sostituti poiché vi è una correlazione positiva tra i beni,
ovvero quando aumenta il consumo di un bene, indirettamente aumenta anche
quello di un altro bene.
Raggruppamenti strategici: È un gruppo di imprese che all’interno dello
stesso settore segue opzioni strategiche simili e costituiscono un quadro di
riferimento intermedio tra il livello dell’intero settore e quello della singola
impresa. Esse hanno quote di mercato simili, sono influenzate rispondono in
modo uguale agli eventi esterni, reagiscono in maniera simile alle manovre dei
concorrenti.
Esistono però delle barriere alla mobilità, ovvero se l’impresa in un
raggruppamento difficilmente riuscirà a spostarsi di raggruppamento, ovvero
avrà un vincolo allo spostamento.
Come si riconosce un raggruppamento? Un raggruppamento si riconosce grazie
alla mappa strategica, ovvero un insieme di variabili simili raggruppate in una
mappa (assi cartesiani).
Ad esempio: posizionamento di prezzo, specializzazione del servizio, varietà dei
consumatori, livello di innovazione, sviluppo del brand, ampiezza geografica,
ampiezza di gamma dei prodotti, livello di integrazione verticale…
Settimana 3. Institution based view (analisi del contesto istituzionale).
2) INSTITUTION BASED VIEW.
Per completare l’analisi esterna bisogna inserire una prospettiva istituzionale
che fa uno zoom out
che riguarda il
campo
organizzativo, ovvero tutto il mondo degli stakeholders ricomprende l’insieme
di organizzazioni e soggetti che producono influenze reciproche.
Fonda le sue radici nell’istituzionalismo, Porter si basa su tutto ciò che è
economicamente razionale, mentre la prospettiva istituzionalista considera il
fatto che possono esserci dei processi sociali che possono mutare il
perseguimento razionale dell’obiettivo. In primis perché potrebbero ridurre le
alternative dando dei vincoli, poi perché potrebbero spingere le imprese ad
attuare comportamenti legittimi inseriti in quel contesto.
Le istituzioni sono enti che emanano regole, è un ente chi ci dà dei vincoli per
regolare l’interazione sociale.
I tre pilastri dell’ambiente istituzionale sono:
-Pilastro regolatorio (è qualcosa di scritto lo emana l’ente, può darmi sanzioni
pecuniarie)
-Pilastro normativo (sono norme sociali di comportamento e possono darmi
sanzioni sociali)
-Pilastro cognitivo (è autoimposta, ce la autoforniamo, ce la autoponiamo)
Le regole servono a ridurre l’incertezza. La prima fonte di regole che ci diamo è
informale, più aumenta la complessità di interesse più diventa formale. Formale
ed informale sono compensatori per ridurre l’incertezza sul mercato.
L’inerzia strutturale: pressione data dall’ambiente istituzionale, a volte le
aziende potrebbero trovarsi di fronte a scelte strategiche che la allontanano dal
principio di efficienza economica. A volte fino a seguire i comportamenti regole
che potrebbero sembrare dei miti. Più il settore si evolve più iniziano a
diventare isomorfiche le aziende e ad assomigliarsi l’un l’altra perché sono
sottoposti alle stesse regole, cioè conformazione formativa, si somigliano nelle
strutture, nelle strategie e nelle risorse. Ci sono tre tipologie di isomorfismo:
-coercitivo (se
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