Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

 una o più finalità di indagine

 uno specifico contesto

 un periodo temporale relativo all’indagine

il cambiamento anche di una sola prospettiva del soggetto osservatore e a/o la modifica delle

finalità di indagine presentano rilevanti implicazioni per le conclusioni a cui potrebbe pervenire

l’analisi di uno specifico fenomeno.

Focalizzando l’attenzione sul sistema impresa come sistema vitale e assumendo come punto di

osservazione quello dell’O. di G., cercheremo di spiegare in che modo l’impresa sistema vitale si

rapporta con tutto ciò che è all’esterno, ricordando che “interno” ed “esterno” sono due categorie

riferite ai confini dell’impresa che variano a seconda che si consideri la struttura (in questo caso è

facile determinare i confini, che risultano molto netti attraverso la determinazione di ciò che è

interno e ciò che è esterno alla struttura), o il sistema (in questo caso i confini sono più evanescenti

perché ciò che magari era considerato esterno all’impresa prendendo il punto di vista strutturale,

adesso potrebbe risultare interno da un punto di vista sistemico e quindi da un punto di vista di

relazioni e di dinamismo). Attraverso l’ODG il sistema impresa individua nell’ambiente in cui

opera altre entità col quale interagire e rapportarsi.

I rapporti intrattenuti dall’impresa con le entità esterne, in un’ottica strutturale, vengono definiti

relazioni,da un punto di vista sistemico invece vengono definite interazioni. L’interazione è il

risultato dell’attivazione di una o più relazioni tra componenti delle strutture dei sistemi interagenti.

Una stessa relazione attivata può produrre differenti interazioni a seconda delle finalità delle parti

interagenti,dal contesto e dall’arco temporale. La possibilità che l’impresa ha di relazionarsi con

entità terze è data dalla sua capacità di apertura all’ambiente,sarà poi l’ODG a scegliere come

sfruttare tale capacità e quali relazioni attivare. Il tipo di relazione dipende anche dalla compatibilità

tra le strutture dei sistemi che vengono in relazione,in tal caso si parla di consonanza. Maggiore è la

compatibilità più stretto è il rapporto,e più possono raggiungersi livelli di fiducia e condivisione

talmente elevati da identificare una nuova realtà sistemica,in tal caso si parla di risonanza.

Ovviamente le imprese che devono intraprendere una relazione devono essere combinabili sia da un

punto di vista competitivo che culturale e devono essere a loro volta sistemi vitali.

Il sistema di impresa, nel rapportarsi con queste entità sistemiche, subisce da esse delle pressioni,dei

condizionamenti sotto forma di vincoli e regole.

I rapporti intersistemici è possibile quindi precisarli andando a tracciare una prima distinzione tra il

concetto di vincolo e il concetto di regola

Pressioni esterne o condizionamenti

esercitati sottoforma di vincoli e regole

O.

G S.O

1)Vincoli: rappresentano dei condizionamenti di natura cogente e validità generale (erga omnes); ne

è un esempio la legge dello stato. Questi vincoli riguardano quindi tutte le imprese, o tutte le

imprese di un certo settore, conseguendo a quella che è detta attività di regulation

(regolamentazione) svolta in primo luogo dagli organo pubblici per la tutela di interessi generali e

collettivi (ad esempio i requisiti tecnici e di sicurezza imposte per gli impianti; le norme in materia

di sicurezza sul lavoro; ecc…). Il sistema esterno che proietta tali vincoli è detto sistema

istituzionale, o giuridico. Un altro sistema che proietta vincoli sull’impresa è il sistema finanziario

con particolare riferimento ai requisiti,ad esempio, per la quotazione in borsa (I.P.O. = initial public

offering), distinguendo quelli che sono i requisiti formali da quelli sostanziali. I requisiti formali

sono quelli che riguardano la società che intende quotarsi in borsa e i titoli stessi, ed impongono

22

determinate caratteristiche, mentre i requisiti sostanziali offrono una maggiore discrezionalità al

soggetto decisore, e quindi di adesione o non adesione a certe caratteristiche sostanziali (qualità del

management; le esistenze e la qualità del piano di sviluppo dell’impresa; ecc…). Il sistema

finanziario è, rispetto al sistema impresa, un’entità esterna, e si qualifica come un sovrasistema con

la stessa natura del sistema impresa (è qualificabile come sistema vitale) in base ai quattro postulati

che precedentemente sono stati identificati per il sistema vitale.

2)Regole: a differenza dei vincoli derivano dalla volontà dell’organo di governo di legare il sistema

impresa ad una o più entità di contesto presupponendo un atto volontario dell’organo di governo

(condizionamenti ad adesione volontaria); talvolta è anche la scelta imprenditoriale che porta

l’impresa a dover rispettare tali regole. Un tipico esempio di regola è lo standard tecnologico:

(nessuno impone tale standard tecnologico ma dietro a tutto questo vi è una valutazione

imprenditoriale e di convenienza economica che porta l’O.di G. ad instaurare una relazione con

un’entità esterna e al rispetto di determinati standard), come nel caso di Microsoft con Windows, o

di IBM per le caratteristiche della ram, o ancora di JVC per quanto riguarda lo standard vhs delle

videocassette ecc… (per chiarire ulteriormente…il funzionamento di apparecchiature elettriche

devono supplire a dei vincoli che garantiscano ad esempio un certo grado di isolamento e di

sicurezza dell’apparecchiatura stessa, ma il costruttore di queste apparecchiature può decidere di

adottare uno standard tecnologico che preveda il montaggio di una spina siemens piuttosto che di

una spina da 10 ampère piuttosto che di una spina mai brevettata e immessa sul mercato; questo

concetto è comunque indipendente dal fatto che la scelta dell’organo di governo effettuata porti ad

un risultato buono o fallimentare; il focus è incentrato sui diversi gradi di libertà, o coercizione, a

cui l’organo di governo è sottoposto nel momento in cui prende una decisione che lo porta a

relazionarsi con tutto ciò che si trova all’esterno).

Le pressioni/condizionamenti che arrivano dalle varie entità esterne possono non sovrapporsi con la

conseguenza che soddisfarne una non porta il soddisfacimento totale o parziale anche delle altre;

quanto più si sovrappongono le attese e le pressioni proiettate, tanto più semplice è il ruolo

dell’organo di governo nel prendere le decisioni strategiche;stabilire le priorità e le modalità di

soddisfazione delle entità sistemiche esterne.

L’impresa utilizza un modello concettuale che gli permette di individuare quali sono i sistemi da

soddisfare per primi e le decisioni strategiche da adottare in merito.

Tale modello si basa sul concetto di rilevanza sistemica che è il concetto fondamentale attorno al

quale ruota la valutazione dell’ODG sulle scelte imprenditoriali e alle linee di azione da attuare in

merito ai rapporti con le entità sistemiche esterne.

La rilevanza può essere qualificata mediante due attributi:l’influenza esercitabile dall’entità sul

sistema impresa e la criticità della risorsa (scarsità) detenuta e rilasciata dall’entità sistemica esterna

con la quale l’impresa sistema vitale si rapporta.

N.B. Quando una risorsa si definisce critica?

Per definire una risorsa critica si opera una mappatura delle risorse;tale metodo implica:

 l’individuazione e la descrizione delle singole risorse,

 la quantificazione delle stesse e in fine l’attribuzione di pesi.

Secondo la rilevanza i sistemi possono essere distinti in:

 sistemi rilevanti o sovrasistemi caratterizzati dall’essere influenti ed al tempo stesso

detentori i una risorsa critica per l’impresa

 sistemi influenti che non presentano l’attributo della criticità

Il modello di cui si serve l’impresa è di tipo matriciale e si basa appunto sui due attributi

fondamentali della rilevanza:criticità ed influenza.

Matrice della rilevanza: Adeguarsi e soddisfare:l’odg

considera sia critica la risorsa,sia

Eliminare: le entità in grado di influente il sistema che la

esercitare una elevata influenza a detiene. In tal caso l’impresa

prescindere dalla fornitura di deve soddisfare le attese e le 23

risorse. Eliminare perché non pressioni delle entità esterne (ad

fornisce risorse che servono es. l’entità “banca”)

all’impresa per andare avanti.

alta

influenza Trascurare:l’entità esterna non

detiene una risorsa critica ed è Sorvegliare:l’entità esterna ha

ininfluente. L’impresa deve una risorsa critica ma ha una

disinteressarsi di tale entità. Il bassa influenza, l’impresa deve

rapporto è marginale solo sorvegliare tale sistema.

bassa criticità

bassa alta

Finora si è parlato genericamente di entità di contesto ma non tutte le entità che si trovano nel

contesto sono sistemi vitali o sovrasistemi;ci sono alcune entità che non sono sistemi,e non tutti i

sistemi sono sistemi vitali quindi le entità prima di essere distinte in sovrasistemi o sistemi influenti

possono essere classificate a seconda del grado di evoluzione e dal ruolo dell’organo di governo in:

 sistemi embrionali: l’organo di governo è sostanzialmente assente, ma rispecchia il sistema da

un punto di vista di pluralità di componenti e, al limite, ci sono anche delle relazioni tra le

componenti anche se non sempre tali relazioni sono indirizzate verso un fine comune. Il sistema

embrionale per eccellenza è il mercato.

 sistemi in via di compimento: oltre alla pluralità di componenti con legami forti e orientati

verso un fine comune, comincia a configurarsi un organo di governo, il quale non è evoluto e

quindi ha una capacità di imporsi sulla struttura operativa e di prendere decisioni strategiche

piuttosto debole (figure organizzative reticolari o reti di imprese). È il caso delle reti di imprese

N.B. Ma cosa sono le reti di imprese?

Le reti tra imprese sono insiemi di imprese tra loro strettamente relazionate e indirizzate verso una

comune finalità produttiva o comunque commerciale. Ciascuna componente della rete prende il

nome di “nodo” tranne l’impresa centrale che prende il nome di “impresa guida della rete” e che

svolge la funzione di organo di governo seppure in maniera più debole e assolutamente non

paragonabile al fenomeno del “gruppo di imprese” al punto di mantenere una sua autonomia

giuridica ed economica rispetto alle altre imprese della rete, anch’esse autonome dal punto di vista

di soggetto giuridico e soggetto economico. L’impresa guida svolge la funzione di indirizzare la

rete sulla qualità del prodotto,sulla quantità e sulle caratteristiche tecniche; in genere l’impresa

guida coincide con quella che viene definita impresa assemblatrice perché assembla le componenti

prodotte dai singoli nodi detti imprese fornitrici (un esempio è rappresentato dalla Boeing

americana relazionata con una miriade di altre imprese, a volte in modo diretto e altre volte in

maniera mediata se si tratta di nodi di secondo livello).

L’impresa guida diviene tale in base alle dimensioni o legate al possesso di alcune capacità

(tecnologiche, commerciali, ecc…).

Le reti hanno due modalità di genesi:

 modalità genetica dal basso (anche definita bottom up): questa modalità prevede la formazione

della rete in maniera spontanea ed emergente; in questa modalità accade che una pluralità di

imprese comincia a collaborare instaurando dei legami sino a che una di queste imprese

comincia ad assumere il ruolo di impresa guida.

 modalità genetica dall’alto (o top down): viceversa la rete è progettata ovvero esiste sin

dall’inizio l’impresa guida che costruisce consapevolmente ed in maniera pianificata la propria

rete, cominciando a selezionare le imprese che poi diverranno nodi della rete, stabilendo le

modalità di relazione tra questi.

Indipendentemente dalla loro genesi, queste reti evolvono e possono crescere come numero di nodi

e di relazioni (ma potrebbe anche accadere che si verifichi l’ipotesi di ricaduta della rete nel

mercato trasformandosi in sistema embrionale).

La formazione di queste reti è molto importante in quanto, quando ci si trova di fronte ad una rete

piuttosto che ad un’impresa singola, molte categorie economiche tradizionali vanno ripensate come

ad esempio la capacità competitiva (non è più molto rilevante se trattasi di un singolo nodo della

24

rete perché dipende direttamente dalla competitività della rete),le economie di scala (diventa

significativo fare economie di scala a livello di rete complessiva).

Le organizzazioni che partecipano alla rete devono instaurare delle relazioni collaborative di lungo

termine, basate sulla fiducia, riguardanti maggiormente nodi più vicini all’impresa guida, ma via via

che la rete si allarga complicandosi siamo in grado di individuare nodi più o meno periferici

qualificati da una maggiore rotazione (entrata e uscita dalla rete). La collaborazione tra imprese,

fintanto che avviene nella rete, presuppone una indipendenza economica di ognuna dalle altre, per

cui si instaurano delle partnership formalizzate da joint-venture che molto spesso hanno esiti

fallimentari rendendo le collaborazioni tra imprese molto instabili. Non ci sono regole precise per

rendere una collaborazione tra due o più imprese duratura, ma esistono due requisiti che

favoriscono tali collaborazioni durature e che consistono nel:

- fit competitivo : (o strategico) l’unione tra due imprese che operano nello stesso settore e

realizzano lo stesso identico bene, ma servono due mercati geografici diversi e limitrofi,

potrebbe avvantaggiare entrambe così da essere un chiaro esempio di fit competitivo.

- fit culturale : si riferisce al profilo meramente intra-sistemico e quindi allo stile utilizzato

nella gestione dell’organizzazione. Se in due aziende prevalgono culture organizzative

profondamente diverse sarà difficile una collaborazione tra le due (generalmente si può

affermare che due aziende della stessa nazionalità hanno più possibilità di collaborare che

non due aziende di nazionalità diverse).

 sistemi vitali: l’organo di governo esiste ed è perfettamente compiuto; fornisce indirizzi e

regole alla struttura operativa e prende le decisioni strategiche.

L’ORGANO DI GOVERNO E I RAPPORTI CON LA PROPRIETA’:

E’ una delle principali macrovariabili dell’impresa sistema vitale e in questa parte si approfondirà

quella che è la relazione esistente tra l’impresa sistema vitale ed una particolare entità sistemica

esterna ovvero “la proprietà”. Quando si tratta di proprietà ci si riferisce a colui che controlla dal

punto di vista formale-giuridico l’impresa,il c.d. soggetto economico.

La proprietà nell’approccio sistemico vitale è un sistema esterno rispetto all’impresa,ed è un sistema

rilevante in quanto può esercitare pressioni sull’impresa senza che essa possa evitarle. Il rapporto

tra l’impresa e la proprietà e tra essa e l’ODG è un argomento che ha occupato molti studiosi di

discipline diverse (sociologi, giuristi, aziendalisti, ecc…).

Riepilogando si è detto che il ruolo dell’organo di governo è quello di prendere le decisioni

strategiche, analizzare le entità esterne e il contesto stabilendo le priorità (livello inter-sistemico),

coordinare i sub-sistemi interni(livello intra-sistemico),mostrare capacità imprenditoriali e quindi

assumere e valutare il rischio e la complessità.

Con riguardo al ruolo dell’organo di governo rispetto alla proprietà si confrontano due grandi

prospettive:

 la prospettiva soggettiva: fa dipendere il comportamento dell’impresa e la logica di governo di

questa dalla volontà di un soggetto (o di una categoria di soggetti) di comando ossia la proprietà

è considerata interna al sistema impresa.

 la prospettiva sistemica: la proprietà è vista come un esternalità (o separazione della proprietà

dal governo d’impresa); chi governa l’impresa non dove far dipendere le decisioni di governo

dagli obiettivi e dalle finalità della proprietà, né tantomeno dalle finalità del soggetto

economico, ma dove far dipendere le decisioni dalla finalità della organizzazione in sé che è

quella di sopravvivere. In tale concezione quindi la proprietà può essere intesa come un

sovrasistema che esercita attese e pressioni esattamente come altri sistemi(quello finanziario,

istituzionale, come il sistema non compiuto del consumo, ecc..). il fatto che chi governa

effettivamente l’impresa possa poi coincidere con il proprietario, porta a distinguere il profilo

soggettivo da quello oggettivo. Sotto il profilo oggettivo la proprietà è intesa sempre come

entità esterna che proietta aspettative sul sistema impresa(come qualunque altro sistema

instaurerà,seppur in maniera privilegiata e prioritaria,delle relazioni con l’organo di governo.

Ciò non toglie che le sue finalità come sistema della proprietà sono distinte e subordinate alla

25

finalità di sopravvivenza del sistema impresa). Sotto il profilo soggettivo,la proprietà è intesa

come soggetto/soggetti proprietari. Tali soggetti possono essere interni o esterni all’ODG.

In ogni caso la proprietà come sovrasistema non interagisce solo con la macrocomponente organo di

governo,ma anche con l’altra macrocomponente ovvero la struttura operativa. Essenziale è che la

proprietà,qualora non partecipi all’organo di governo, non intrattenga alcun rapporto con la struttura

operativa (altrimenti l’organo di governo sarebbe scavalcato e delegittimato provocando una

minaccia per l’integrità del sistema e il coordinamento delle attività).

Le teorie a supporto della tesi di esternalità sotto il profilo oggettivo sono:

 Teoria dell’impresa come institution: vede nell’impresa un’istituzione ossia un insieme di

proiezioni di molteplici soggettività, culture e interessi che convivono all’interno di questa.

L’impresa diviene una sorta di bene pubblico e quindi, proprio in virtù di ciò, deve essere

tutelata e con lei, un’ampia gamma di interessi coinvolti dalla sua attività. Questa teoria si

avvicina a quella degli stakeholders, ed è certamente efficace come visione dell’impresa ma si

adatta meglio al caso della grande impresa; meno adattabile alle imprese di piccole dimensioni

(al crescere delle dimensioni aziendali cresce il numero dei soggetti che partecipano). Secondo

questa visione l’impresa viene ad essere fondata su sé stessa e si auto-organizza attorno alla

propria finalità, attorno ai top manager e attorno al suo organo di governo e la sua vita, i suoi

interessi, le sue finalità divengono sempre più distanti rispetto agli interessi ed alle finalità degli

azionisti cioè della proprietà.

 Teoria dell’impresa come nesso di contratti: (o nexus of contract) Tale teoria deriva dallo studio

di Coase avente ad oggetto i “costi di transazione” e si congiunge con un’altra teoria

denominata “property rights”. Quest’ultima distingue la proprietà del capitale,attribuita ai

detentori dei titoli del capitale di rischio dalla proprietà dell’impresa,la quale al contrario non

può essere attribuita a tali soggetti. Ne discende che l’impresa è un luogo astratto nel cui ambito

diversi soggetti si scambiano risorse dando così vita ad una fitta trama di contratti. Secondo

questa visione anche i proprietari dell’impresa sono dei soggetti legati ad essa per via di un

contratto (sono titolari di diritti di proprietà ma non sono proprietari), e il ruolo dell’organo di

governo è quello di gestire i contratti.

 Teoria della residualità del profitto: si evidenzia il profitto,che è il risultato netto della gestione,

e si evidenzia che i proprietari sono gli unici soggetti che partecipano all’impresa; questi non

avendo contrattualmente garantito né il rimborso e né la remunerazione del capitale conferito, si

dice che sono in posizione residuale e proprio in virtù di questo sembrano confinati all’esterno

dell’impresa.

Ruolo della proprietà:l’impresa viene istituita per volontà di un soggetto/soggetti il quale assume

la veste di proprietario. La proprietà in particolare:

 Finanzia: apporta il capitale proprio o di rischio

 Governa: se,e nella misura in cui entra a far parte dell’organo di governo

 Crea: ossia individua l’area imprenditoriale.

 Rischia: di non vedere remunerato il proprio investimento

 Determina: la composizione dell’organo di governo

Gli interessi della proprietà e le pressioni che questa esercita sull’organo di governo dipendono

molto dalla cultura e dai valori della proprietà(cultura e valori che a loro volta risentono del

contesto politico,sociale e normativo o in altri termini del sistema paese) e dall’assetto strutturale

della stessa il quale,oltre che dalla cultura e dai valori del sovrasistema paese,dipende dal grado di

concentrazione o di frammentazione della proprietà stessa ossia se la proprietà appartiene ad uno o

più soggetti. L’assetto strutturale determina poi il modo in cui la proprietà si rapporta con l’impresa.

O.G. 26

PROPRIETÀ S.O.

Assetto strutturale

Secondo l’assetto strutturale si parla di proprietà con assetto:

 forte

 debole.

A)L’impresa a controllo proprietario forte si caratterizza per una proprietà stabile e coesa e il ruolo

del soggetto economico si fonda su una larga maggioranza azionaria (ma potremmo avere un

impresa a controllo proprietario forte anche nel caso in cui non ci sia un soggetto che detenga la

maggioranza assoluta del capitale). Questo tipo di assetto proprietario identifica principalmente le

piccole imprese a controllo famigliare ma soprattutto le grandi imprese capitalistiche(spa) in cui si

determina la presenza di un nucleo di comando molto forte.

Lo scopo della proprietà nella configurazione dell’impresa a controllo proprietario forte è sì di tipo

economico e quindi il profitto,ma, come ci spiega lo studioso Sciarelli attraverso la teoria del

successo sociale,è soprattutto di tipo sociale ossia il perseguimento di obiettivi legati

all’affermazione nella classe sociale di appartenenza magari attraverso un ruolo istituzionale.

Nell’impresa capitalistiche,a controllo proprietario forte,è significativa la differenziazione tra

capitale di comando e capitale controllato che insieme costituiscono la proprietà dell’impresa. Il

capitale di comando è espressione di quella parte di capitale di rischio cui è associata la quota dei

diritti di voto in sede assembleare tale da determinare il controllo dell’impresa Il capitale di

controllo è il capitale di minoranza,esso di solito appartiene a più soggetti e più le imprese sono

grandi e più tale capitale è frazionato. Scopo principale del primo è quello di veder crescere,nel

medio-lungo periodo,il valore dell’investimento effettuato(profitto). Scopo principale del secondo

invece è la distribuzione dei dividendi periodici. Di solito il capitale di controllo è esterno

all’impresa sia dal punto di visto oggettivo che da quello soggettivo mentre quello di comando può

essere sia interno che esterno soggettivamente ma sempre esterno oggettivamente..

In generale riguardo alla proprietà si possono distinguere due casi:

 appartenenza all’ODG: la proprietà è interna soggettivamente ed esterna oggettivamente ed

esercita un controllo ex–ante ed ex–post sull’attività dell’organo di governo;

Controllo ex-ante significa che individua gli indirizzi che l’ODG seguirà(capacità di

condizionare il processo decisionale dell’organo di governo orientandolo verso un allineamento

ai propri interessi specifici di proprietà).Controllo ex-post significa che si riserva il controllo

sui risultati conseguiti. Gli interessi specifici della proprietà possono talvolta scavalcare,

creando una situazione patologica, la finalità dell’impresa, cioè la sopravvivenza.

 non appartenenza all’ODG: (detta anche impresa manageriale imperfetta)la proprietà(capitale

di controllo e comando insieme)è esterna sia da un punto di vista oggettivo che da un punto di

vista soggettivo; l’organo di governo non è composto da proprietari ma da manager

professionisti che governano per conto della proprietà l’impresa. In questo caso si parla di

esternalità fittizia:è vero che la proprietà decide di non entrare a far parte dell’organo di

governo,ma chi per loro conto governa è fortemente condizionato dalle indicazioni della

proprietà. In questo caso il controllo della proprietà è sempre ex-post; anche sa a volte può

essere ex ante e ciò dipende dalla libertà che i proprietari lasciano ai manager.

B)L’impresa ad assetto proprietario debole prevede diversi casi tra cui:

 impresa manageriale perfetta o pura(grandissime imprese):a differenza dell’impresa

manageriale imperfetta, questa è governata da un management con poteri pressoché assoluti di

decisione, di controllo e di iniziativa a fronte di una proprietà che non esercita nessun controllo

né ex-ante né ex-post. Tipico delle public company,infatti in esse la proprietà non può esercitare

pressioni sull’ODG perchè il capitale è estremamente frazionato o polverizzato. Il soggetto

economico in tali imprese è rappresentato dai manager stessi o comunque dai soggetti più

influenti che siedono in consiglio di amministrazione; i soggetti che costituiscono l’organo di

27

governo sono scelti da questi manager influenti secondo il meccanismo di cooptazione(i

manager governano in virtù del potere datogli da altri manager che a loro volta hanno

governato);attraverso tale meccanismo i manager riescono ad autoperpetuarsi. La proprietà in

questo caso viene svuotata del ruolo imprenditoriale e rimane con il suo ruolo di finanziatore

con assunzione di rischio e diritto agli utili facendo gestire al management un potere enorme,

con un capitale enorme, ad un rischio minimo dando luogo ad un caso patologico.

 impresa manageriale con presenza di investitori istituzionali: anche questa è una forma di

impresa manageriale imperfetta,la quale presenta, nella compagine proprietaria, degli investitori

istituzionali, ovvero delle entità che raccolgono il piccolo risparmio e lo investono nel capitale

di imprese che appaiono appetibili dal punto di vista del rapporto rischio/rendimento. Questi

investitori istituzionali agiscono quindi in buona sostanza in qualità di mandatari dei piccoli

risparmiatori (fondi comuni di investimento, le assicurazioni, i fondi pensione ecc…). I punti di

contatto dell’impresa con presenza di investitori istituzionali con l’impresa manageriale perfetta

sono rappresentati dal fatto che entrambe sono forme che riguardano imprese grandi e i poteri di

controllo(con particolare riferimento alle decisioni strategiche),sono poteri esercitati da

manager. La distinzione sta nel fatto che c’è una significativa aggregazione di azionisti e quindi

il capitale è sì polverizzato come nel caso della manageriale pura, ma è collegato e raccolto da

questi investitori istituzionali. Il fatto che il capitale, se pur polverizzato, sia aggregato dagli

investitori istituzionali,fa sì che ci sia una sorta di pressione nei confronti dell’organo di

governo delle imprese nelle quali per l’appunto si è investito, anche se tali pressioni sono

diverse da quelle generate dalla proprietà in un’impresa a controllo proprietario forte. Gli

investitori istituzionali, seppure sono disinteressati ad intervenire in maniera formale nei

processi decisionali dell’impresa, minacciano di sanzionare l’operato dell’organo di governo

disinvestendo il capitale investito e deprimendo il corso azionario di queste imprese portando

quindi alla sostituzione dell’organo di governo stesso. Gli investitori istituzionali costituiscono

una componente del sistema finanziario, ed il controllo è esercitato proprio dal sovrasistema

finanziario tramite la sorveglianza di questi investitori istituzionali i quali esercitano una

internalità fittizia :nessun proprietario,in un’impresa manageriale entra nell’organo di governo,

ma è così forte il controllo eseguito dagli investitori istituzionali che le pressioni esercitate

hanno un effetto di gran lunga maggiore che se non facessero direttamente parte dell’organo di

governo.

La rilevanza delle pressioni esercitate dalla proprietà sull’organo di governo, può essere quindi

graduata in ordine decrescente:

1) appartenenza all’organo di governo

2) non appartenenza all’organo di governo

3) impresa manageriale con presenza di investitori istituzionali

4) impresa manageriale pura o perfetta

In base a quelli che sono i diversi aspetti strutturali della proprietà appena citati, si hanno quindi

diversi assetti strutturali dell’organo di governo che in parte sono stati descritti, ma sui quali ci si

soffermerà nel particolare:

assetto strutturale proprietario assetto strutturale dell’O.D G.

1) O.D G. con presenza dominante di una proprietà forte (caso delle piccole imprese, o

grandi realtà industriali a base familiare), ovvero gli amministratori sono tutti proprietari o

per la stragrande maggioranza. Vi è quindi una coincidenza tra il ruolo imprenditoriale e il

ruolo proprietario,salvo per la minoranza di soggetti che pur facendo parte dell’organo di

governo avranno comunque un ruolo propositivo e di convalida delle decisioni dei

proprietari integrando le diverse capacità dell’organo di governo.

2) Organo di governo con poteri equilibrati tra proprietà e management: in questo caso

non vi è più la dominanza dei proprietari ma vi è un vero e proprio equilibrio (il caso più

semplice a cui pensare è che ci sia un numero di soggetti nell’organo di governo che sia al

50% tra manager e proprietari). Questo è il caso tipico della manageriale imperfetta (sia nel

28

caso della proprietà non appartenente all’O.di G. o appartenente solo in parte, sia nel caso

dell’impresa manageriale con presenza di investitori istituzionali); praticamente proprietari e

manager integrano le loro competenze,condividendo le responsabilità, con un migliore

approccio alle diverse problematiche decisionali (se funzionasse nel concreto sarebbe la

miglior fattispecie da adottare ma dovrebbe esserci la consapevolezza da parte di una

proprietà “illuminata” dell’importanza di un coinvolgimento paritetico del management

cosicché la componente manageriale può indurre la proprietà a rinunciare alle pretese del

dividendo nel breve termine, mostrando i benefici a lungo termine che un investimento a

breve termine viceversa non può portare; la proprietà invece frena il comportamento

opportunistico del management istaurando così una dialettica di reciproco controllo). Questa

situazione quindi si verifica sia nel caso in cui vi è una proprietà lungimirante, sia nel

momento di transizione o di successione imprenditoriale, ovvero quando l’impresa passa

da una generazione ad un’altra (di padre in figlio); nel momento della successione

l’imprenditore prepara tale evento ai successori coinvolgendo delle professionalità

manageriali che aiutino e rendano meno traumatico questo passaggio; più in generale

quando il proprietario ritiene necessario e importante coinvolgere nell’organo di governo dei

manager professionisti in virtù della loro preparazione e delle loro capacità relazionali (il

manager potrebbe avere approcci con altre aziende e quindi può facilitare le relazioni

dell’impresa con fornitori, partner commerciali, clienti ecc…).

3) Organo di governo manageriale perfetto: è il caso dell’impresa manageriale pura o

perfetta e l’organo di governo è costituita solo da manager. Questa fattispecie è stata molto

studiata per capire quali sono le motivazioni che spingono i manager a prendere determinate

decisioni strategiche che non vadano contro la finalità della sopravvivenza. Una motivazione

è data dal fatto che la remunerazione del manager è costituita in parte da moneta e in parte

il diritto di acquistare ad un determinato prezzo e ad una data

da stock options→ossia

prestabilita un tot di azioni della società. L’organo di governo in questo caso farà (nella

maggior parte dei casi)scelte di crescita e di ritenzione degli utili perseguendo

l’autofinanziamento per soddisfare proprio gli obiettivi di crescita dell’azienda e quindi

delle stesse figure professionali dei manager.

4) Organo di governo ampliato con presenza di risk-holder: questa fattispecie è a natura

manageriale ma con la logica della partecipazione degli stakeholders al governo d’impresa

(che sono anche i risk-holders), dando una visione più “democratica” del governo di

un’impresa. Quindi si avranno uno o più proprietari e uno o più rappresentanti degli

stakeholders (rappresentanti sindacali, rappresentanti dei fornitori, dei clienti e tutti coloro

che hanno un interesse e sopportano un rischio). Questa ipotesi è molto difficile da

concretizzare e tutte le concrete sperimentazioni di questa categoria di organo di governo,

consistono in organi di governo in cui ci sono manager, proprietari e rappresentanti dei

lavoratori (questo è il mix più frequente). Questo organo di governo è stato sperimentato da

alcuni studiosi tedeschi e in particolare da Rathenau (1920 ca.)il quale teorizza che il

governo di impresa deve essere un organo ampliato e sfaccettato(capitalismo renano)in cui

hanno rappresentanza i diversi portatori di interessi,in quanto l’impresa genera ricchezza che

va distribuita (se non è in stato patologico), e il problema della distribuzione della ricchezza,

nell’ottica di Rathenau, è visto non come un problema privato o della proprietà, ma come un

problema pubblico o di interesse collettivo. Il caso più recente nella storia italiana risale al

caso Alitalia dove aveva un peso significativo nell’organo di governo il rappresentante

sindacale dei piloti. I possibili limiti di questa configurazione sono rappresentati dal

consenso: se le decisioni sono appoggiate da un consenso forte vi saranno sicuramente dei

benefici in fase di implementazione delle idee strategiche; tanto più elevato è il consenso,

tanto più probabile sarà il successo nell’inizializzazione dell’idea o della decisione. A fronte

della ricerca di un consenso diffuso, potrebbe accadere però la paralizzazione del sistema

decisionale in quanto si potrebbe generare un conflitto di interessi tra loro contrastanti che

non permetterebbero di raggiungere un punto di convergenza (tutti si scontrano con tutti); la

paralisi decisionale è una situazione peggiore della decisione imposta da una proprietà forte.

Un altro rischio collegato al consenso, è dato dal fatto che l’organo di governo si potrebbe

trasformare in un organo politico in cui più che analizzare le diverse opzioni strategiche

29

dell’impresa si cerca di mediare attraverso gli interessi degli stakeholders che vi

partecipano, indebolendo il principio cardine del governo dell’impresa, ovvero l’unità di

comando. La tesi più accreditata, in definitiva è che l’unità di comando deve permanere

seppur affiancata da una pluralità di controlli.

Riassumendo…….

ASSETTO FORME DI ASSETTO STRUTTURALE PRESSIONI ESERCITATE DALLA

PROPRIETARIO IMPRESE DELL’ODG PROPRIETÀ SULL’ODG

forte Appartenenza della Organo di governo formato Vi è un controllo ex-ante ed ex-post

proprietà all’organo di interamente o per la sull’organo di governo con una

governo: piccole stragrande maggioranza dalla sovrapposizione dei ruoli imprenditoriale

imprese o grandi proprietà e proprietario, creando talvolta situazioni

realtà industriali ma patologiche per la sopravvivenza

comunque a controllo dell’impresa

familiare

forte Impresa manageriale Organo di governo con Il controllo è sempre ex-post e talvolta

imperfetta o di non poteri equilibrati tra ex-ante delineando l’aspetto della

appartenenza della proprietà e management; il esternalità fittizia nel senso che la

proprietà all’organo di caso più semplice a cui proprietà decide di non entrare a far parte

governo pensare è quello del numero dell’organo di governo ma chi per loro

dei proprietari paritario al conto governa è fortemente condizionato

numero dei manager dalle indicazioni della proprietà

debole Impresa manageriale Organo di governo Vi è una forma di controllo derivante

con presenza di interamente composto da dalla minaccia del disinvestimento da

investitori individuali manager ed è il tipico caso parte degli investitori istituzionali,

(anche questa è una delle grandi società per controllo dovuto al collegamento di

forma di impresa azioni a capitale fortemente capitale derivante da piccoli

manageriale polverizzato risparmiatori. Si parla di internalità

imperfetta) fittizia ovvero le pressioni esercitate da

questi investitori sono significative pur

non facendo parte direttamente

dell’organo di governo.

debole Impresa manageriale Organo di governo Il controllo è praticamente inesistente e il

perfetta o pura manageriale perfetto soggetto economico è il management che

composto interamente da riesce ad autoperpetuarsi attraverso il

manager: è il tipico caso c.d. meccanismo di cooptazione

delle grandi società quotate

Organo di governo ampliato

con presenza di risk-holders

FONTI DELLE NORME E DELLE REGOLE IN MATERIA DI ASSETTI PROPRIETARI E DI

ORGANI DI GOVERNO:

La decisione sull’organizzazione e sulla struttura dell’organo di governo è lasciata all’autonomia

privata ovvero alle libere decisioni dei soci; questa autonomia però è esercitata in un quadro di

regole derivanti da fonti molto variegate:

 O.E.C.D.(O.C.S.E.)“organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico”,

organizzazione che raccoglie trenta paesi industrializzati che si occupa dello sviluppo

economico;detta regole in tema di rapporti tra impresa e proprietà circa,ad esempio,

l’informativa che deve essere garantita dal consiglio di amministrazione alla proprietà e a tutti

gli azionisti sia di minoranza che di maggioranza. 30

 T.U.F.“testo unico della finanza” (d. lgs. 58/’98) detta legge in materia di finanza e di

intermediazione finanziaria in senso ampio elencando dei vincoli e delle norme rispetto al

comportamento dell’organo di governo con le minoranze azionarie

 CODICE PREDA prende il nome del presidente della società borsa italiana ed è un codice di

autodisciplina (ad adesione volontaria) riguardante le s.p.a. che prevede le regole per una buona

corporate governance; l’impresa che decidesse di adottare tale codice sarebbe un’impresa ben

governata o in altri termini l’assetto strutturale dell’organo di governo è tale da far ritenere che

le decisioni prese da quest’ultimo sono del tutto rispettose della finalità di sopravvivenza

dell’impresa.

Corporate governance=sistema di regole secondo le quali le società sono governate e controllate

Grado di controllo integrato:è uno strumento tecnico che consente di approfondire il problema

specifico della dissociazione tra il potere e il rischio. Deve esserci sempre un correlazione tra il

potere di influenzare l’impresa e il rischio che si sopporta col capitale proprio. Tanto più si rischia

tanto più si ha potere di influenzare e viceversa.

Quando si rompe la correlazione si potrebbe avere tanta influenza e basso rischio,in tal caso

possono crearsi disellineamenti e chi governa è possibile che prenda decisioni in contrasto con la

finalità della sopravvivenza.

Dissociazioni si trovano nei gruppi gerarchici. In essi il grado di controllo esprime la percentuale di

capitale proprio conferito dall’entità controllante nell’entità controllata. Questi gruppi consentono al

soggetto economico di espandere il capitale controllato a parità di capitale impiegato dal soggetto

stesso. Questa possibilità di espandere il capitale di controllo pone dei rischi alla dissociazione tra

il potere e il rischio in quanto,via via che si allunga la catena di controllo diminuisce il rischio.

Per riferire il grado di controllo integrato bisogna:

 Individuare l’entità controllante

 Individuare la controllata

 Individuare tutte le entità intermedie con i relativi rapporti di partecipazione

Il grado di controllo è dato dalla ∑ di tutti i tipi di controllo possibili.

Esempio Telecom Italia:

 Entità controllante→CAMFIN

 Entità controllata→TELECOM Italia

CAMFIN

25% 4.04%

PIRELLI & C SAPA 37% PIRELLI

60 %

6% OLIMPIA

27%

OLIVETTI

MERCATO MINISTERO

DELL’ECONOMIA

55.4%

40% 5 %

TELECOM ITALIA 31

Grado di controllo integrato=(4.04%X60% X27%X55.4%)+(25%x37%x60%x27%x55.4%)+(25%x6%x55%)=2%

LA DINAMICA EVOLUTIVA DELL’IMPRESA

L’organo di governo guida la dinamica evolutiva dell’impresa indirizzando l’attività della struttura

operativa e delle unità organizzative e interpretando le attese dei sovrasistemi. Naturalmente

l’attività dell’organo di governo può rivelarsi più o meno efficiente/efficace. Nel guidare la

dinamica evolutiva d’impresa e nel prendere le decisioni strategiche di cambiamento e

modificazione strutturale si può avvalere del modello costi, ricavi, contribuzione, profitto, che si

rivela come uno strumento a disposizione dell’O. di G. quando vuole delineare le modificazioni

strutturali prospettiche (se e come modificare la struttura dell’impresa).

La dinamica evolutiva dell’impresa quindi è caratterizzata dalla centralità dell’organo di governo il

quale è affiancato dalla struttura operativa che si trova ad implementare, cioè dare concretezza,

tradurre in azione, le decisioni strategiche dell’organo di governo.

La dinamica evolutiva dell’impresa quindi, può essere più o meno efficace o più o meno corretta,

non solo a seconda delle decisioni e dell’attività dell’organo di governo, ma anche in dipendenza

della maggiore o minore efficacia della implementazione svolta dalla struttura operativa (bontà

delle decisioni dell’organo di governo, bontà delle relazioni che l’organo di governo instaura con la

struttura operativa, bontà dell’interpretazione che l’organo di governo esegue delle attese dei

sovrasistemi, capacità della struttura operativa di implementare le decisioni dell’organo di governo).

Quando l’impresa migliora le probabilità di sopravvivenza allora si può dire la dinamica evolutiva è

corretta. Il concetto di sopravvivenza equivale al concetto di capacità competitiva, ossia

sopravvivere per un’impresa significa avere capacità di competere ed essere in grado di confrontarsi

con i concorrenti. Se la sopravvivenza, e quindi la capacità competitiva, è un aspetto fondamentale,

il vantaggio competitivo è un aspetto meramente eventuale.

Parlare di dinamica evolutiva dell’impresa ci porta ad affermare il concetto di variabilità della

struttura: la struttura operativa varia continuamente (anche se le variazioni più frequenti sono delle

variazioni di poco rilievo).

Nel guidare la dinamica evolutiva, l’organo di governo si serve dello strumento “modello ricavi,

costi, contribuzione, profitto”, che non rappresenta però l’unico strumento decisionale o di supporto

all’organo di governo, ma rientra in un’ampia classe di strumenti di supporto alle decisioni detta

D.S.S. (decisions support system), con supporti di natura prevalentemente informatica tra cui

ritroviamo il modello appena citato e le matrici.

Tutti questi strumenti di supporto alle decisioni hanno alcuni tratti in comune ovvero rappresentare

uno o più aspetti della dinamica evolutiva dell’impresa, e quindi uno stato in cui si trova il sistema

impresa in un certo istante temporale; inoltre consentono di prendere decisioni fondendo

considerazioni di natura qualitativa e quantitativa.

Modello costi,ricavi contribuzione,profitto:costruzione…..

1)Simbologia:

 T (1, 2,…i…,n) = individua il tempo un certo momento temporale

 S = struttura specifica ST = struttura specifica dell’impresa al tempo T

 t = si riferisce sempre ad una variabile temporale riferita agli stati della struttura specifica (e

non alla struttura specifica). 32

 s = stato della struttura st = stato del sistema al tempo t(ad esempio: S11 = struttura 1

specifica all’istante 1 s11 = stato 1 al tempo 1 )

In un determinato intervallo di tempo “∆T”, si suppone che la struttura specifica possa essere

invariante, e che in questo intervallo di tempo di invarianza della struttura specifica, possa mutare lo

stato del sistema.

 si = si1, si2,…sij per indicare lo stato j dello struttura specifica i

2)Il secondo passo per costruire questo modello è rappresentato dalla distinzione tra:

costi di struttura(CS)→costi

 sostenuti dall’impresa per l’acquisizione delle risorse umane,

finanziarie e tecniche necessarie per il perseguimento degli obiettivi fissati dall’ODG. Tali

costi sono assolutamente indipendenti dalle scelte effettuate in termini negoziali:un costo è

di struttura a prescindere che sia fisso o variabile. Uno dei vantaggi nell’adozione di

politiche di make or buy (o di esternalizzazione), consisteva proprio nel passaggio dei costi

fissi in costi variabili; ma se si realizzasse l’esternalizzazione di una capacità che genera

costi di struttura, questa capacità continuerà a generare dei costi di struttura (le politiche di

esternalizzazione / internalizzazione non incidono sulla natura del costo quando questi si

distinguono in costi di struttura e costi di utilizzo della struttura). Se ad esempio, all’interno

dell’impresa X si ha il manager Y che è ritenuto particolarmente importante e quindi assume

un ruolo strategico a giudizio dell’organo di governo, quel manager produrrà dei costi di

struttura anche se venisse esternalizzato. In sostanza un’impresa c.d. “lean” o snelle

(imprese fortemente esternalizzate) potrebbe avere gli stessi costi di struttura delle imprese

che lean non sono (cambiano i costi fissi e variabili ma non quelli di struttura) sebbene

avranno dei costi di coordinamento interni molto bassi, e per questo vengono definite più

leggere. Tali costi quindi hanno valenza strategica. L’impresa ritiene che tali costi verranno

remunerati nel corso della sua dinamica evolutiva quindi significa che tali costi rimagono

invarianti per diversi stati s che riflettono la dinamica strutturale connessa alla struttura

ij

specifica Si.

 che derivano dall’operare della struttura. Essi non

costi di utilizzo della struttura(c )→costi

u

sono strategici sono varianti in relazione ai diversi stati che caratterizzano una data struttura

specifica . anche tali costi non dipendono dal tipo di negoziazione.

CS # c

u

N.B. Perché nell’approccio sistemico non stupisce più di tanto il fatto di esternalizzare e

continuare a chiamare il costo “costo di struttura”?

Nell’approccio sistemico quando si parla di confine ci si allarga all’ambiente e si considera la

struttura ampliata. Se si esternalizza, quella componente che origina quel dato costo, può non essere

più presente nella struttura fisica, ma pur sempre esiste nella struttura ampliata.

Una capacità a carattere umano può originare un costo di struttura se ed in quanto detiene valenza

strategica, o meglio se ed in quanto l’organo di governo ritiene che questa capacità sia determinante

al fine del conseguimento degli obiettivi dell’impresa (capacità = costo di struttura se i servizi e i

benefici che l’organo di governo trae dal suo utilizzo sono fortemente specifici, e difficilmente

sostituibile).

Nell’ambito della dinamica evolutiva dell’impresa si sono considerate diverse possibili forme di

cambiamento strutturale (adeguamenti, trasformazioni o ristrutturazioni strutturali).

Il cambiamento dei costi di struttura implica il cambiamento della struttura specifica che viene

chiamata trasformazione o ristrutturazione. Un cambiamento di struttura implica a sua volta un

cambiamento di stato:

Modificazione strutturale = ∆ costi di struttura = ∆struttura specifica = cambia lo stato del sistema

33

I cambiamenti dei costi di utilizzo della struttura non implicano cambiamenti di stato ma non della

struttura specifica,in tal caso si parla di adeguamenti.:

s , s (cambia “i”) stato 1 della struttura specifica 1 che diviene stato 2 della struttura

1 1 1,2

specifica 1; lo stato del sistema cambia in costanza della struttura specifica che rimane fissa;non

può mai avvenire il contrario ovvero se cambia la struttura specifica necessariamente cambia anche

lo stato del sistema.

La finalità dell’adeguamento è quella del progressivo miglioramento di utilizzo delle capacità che si

hanno a disposizione;ad esempio se si verificano delle c.d. economie di esperienza o di

apprendimento, si verifica una maggiore efficienza e di conseguenza si verifica una riduzione dei

costi di utilizzo della struttura.

Considerando un determinato intervallo temporale…

T – 1 T T + 1

s s+1

tipicamente l’impresa si trova in un determinato stato “s” in cui progetta le sue linee di sviluppo per

il successivo intervallo tra T e T+1; quando in “s” l’organo di governo pianifica l’evoluzione

dell’impresa, significa che sta disponendo tutta una serie di cambiamenti strutturali che portano a

cambiare sia lo stato del sistema che la sua struttura specifica.

Generalmente un cambiamento di struttura specifica è seguito da una serie di cambiamenti di stato,

successivamente se si ha un nuovo cambiamento di struttura specifica seguirà una nuova

successione di cambiamenti stato(si è osservata una certa ciclicità nei cambiamenti strutturali di

un’impresa).

3)Il passo successivo consiste nella costruzione del modello andando ad individuare una serie di

variabili che sono:

 p = che indica il prezzo o il ricavo unitario di un determinato prodotto (nel caso che

l’impresa sia multiprodotto allora si avrà p1, p2, p3, ecc…)

 cu = costo di utilizzo unitario riferito al singolo prodotto (come nel caso del prezzo se

l’impresa è multiprodotto si avranno cu1, cu2, cu3, eccc…)

Queste variabili insieme descrivono il costo di utilizzo struttura.

Altre variabili consistono nei costi di struttura “CS”, i quali sono costanti nello stato.

N.B. Le unità di mix: è un concetto utile all’esemplificazione dell’analisi, in quanto l’unità di mix è

una grandezza che ci consente di ricondurre il caso dell’impresa multiprodotto al più semplice caso

dell’impresa monoprodotto.

In sostanza si tratta di operare una combinazione dei diversi prodotti dell’impresa caratterizzati dal

fatto che ciascun prodotto partecipa a questa combinazione in proporzione al proprio peso sulla

produzione complessiva. L’unità di mix è come se fosse un piccolo paniere contenente la

combinazione di tutti i prodotto in portafoglio.

La partecipazione di ciascun prodotto alla produzione totale è indicata con: q1, q2, q3,…q dove

n

q = è già una percentuale alla partecipazione totale(si trova facendo ad esempio relativo al bene 1:

q1 = quantità prodotta del bene 1 qp1 / quantità totale Q)

Q = ∑qp→la produzione totale è uguale alla sommatoria delle partecipazione dei singoli prodotti

P = prezzo o ricavo unitario di una unità di mix(q) = q1*p1 + q2*p2 + q3*p3 +…+ qn*pn

Cu = costo utilizzo unitario di una unità di mix = cu1*q1 + cu2*q2 + cu3*q3 +…+ Cun*qn

5)Dopodichè si definiscono due ulteriori grandezze che sono il c.d. margine di contribuzione e il

tasso di contribuzione. Indica la quantità monetaria necessaria in termini assoluti per coprire i costi

di struttura 34

M.C. = P – Cu margine di contribuzione

T.C. = P – Cu / P = 1- (Cu / P) tasso di contribuzione (margine di contribuzione espresso in termini

relativi). Indica la quantità disponibile,per ogni unità di ricavo,per la copertura dei costi di struttura.

Esempio PRODOTTO 1 PRODOTTO 2

cu 120 80

p (prezzo o ricavo unitario) 200 100

CS Relativi non ai prodotti ma al complesso 60.000

in portafoglio dei prodotti

qp (quantità prodotta) 1000 3000 Q =1000 +

3000 = 4000

q (peso della quantità di ogni 1000 : 4000 = 0,25 3000 : 4000 = 0,75

singolo prodotto sulla quantità

totale)

Cu*q (costo di utilizzo unitario di 120 * 0,25 = 30 80 * 0,75 = 60 Cu = 30 + 60

una unità di mix) = 90

p*q (prezzo o ricavo unitario di 200 * 0,25 = 50 100 * 0,75 = 75 P = 75 + 50

una unità di mix) = 125

M.C. 125 – 90 = 35

T.C. 35 / 125 =

0,28 = 28%

Il vero e proprio modello costi ricavi contribuzione profitto è dato svolgendo quella che viene anche

definita analisi di breack even (o breack even analisys), e a questo fine si individuano le leggi di

funzionamento della struttura aziendale:

Sia il modello costi, ricavi ecc… e quindi la breack even analisys, sia le leggi di funzionamento

della struttura utilizzate per costruire il modello, possono essere espressi in funzione di q che è il

numero delle unità di mix o dei ricavi R, ovvero è possibile assumere come variabile indipendente

le quantità o i ricavi.

Relativamente alle quantità:

ricavi: R (q) = p*q

costi di utilizzo totali: Cu (q) = Cu*q

costi di struttura: CS = CS

costi totali: Ct (q) = Cu*q + CS

profitto: P(q) = R(q) – Ct(q) = p*q – CS – Cu*q = q (P-Cu) – CS = qMC – CS

q = q’ P (q’) = 0;

P(q’) = q*MC – CS = 0 da cui q’ = CS / MC; q’ = quantità in corrispondenza della quale il

profitto è pari a 0 o anche detto punto di break even point (ricavi totali = costi totali).

R, Cu, CS, Ct, P R(q) Ct(q)

Cu(q) 35

P(q)

CS CS

q

q’

-CS

Le tre grandezze caratteristiche e fondamentali per definire lo stato di un sistema sono:

1)MC = P – Cu

2)q’ = CS / MC

3)P = q*MC – CS = profitto; CS = MC*q’ :il profitto quindi sarà P = q*MC – q’*MC =MC (q – q’)

dove q è la quantità attesa mentre q’ è la quantità di equilibrio; la differenza delle due quantità per il

margine di contribuzione ci dà una misura del profitto.

Si ripercorrono tutte queste funzioni cambiando la variabile indipendente ed esprimendo il tutto in

funzione dei ricavi:

R = P*q; q = R / P; Rt (R) = R

Cut(R) = Cu*q = CU (R/P); CS = CS;

Ct (R) = CS + Cut = CS + R (Cu/P)

P(R) = R – CS – R (Cu/P) = R (1 – Cu/P) – CS = R*TC – CS

R = R’ P(R’) = 0; R*TC – CS = 0; R’ = CS / TC ricavo di equilibrio o break even point in

termini di valore (livello dei ricavi in corrispondenza del quale il profitto è nullo).

Le tre grandezze fondamentali:

- R’ = CS / TC

- TC = 1 – Cu/P

- P = R * TC – CS; R’ = CS / TC CS = R’ * TC; P = R * TC – R’ * TC;

P = TC (R – R’) R – R’ = vendite profittevoli

Da un punto di vista della rappresentazione grafica cambia R al posto di Q.

Quando si realizzano le trasformazioni strutturali, calcolo gli effetti di tali modificazioni strutturali

sulle grandezze caratteristiche, cercando di realizzare modificazioni che agiscano positivamente su

entrambi i fattori da cui scaturisce il prodotto (tasso di contribuzione e vendite profittevoli); non

sempre le azioni di modificazione strutturale hanno un effetto positivo su entrambi i fattori ma può

accadere che ci sia una mod. strutturale con effetto opposto ma anche situazioni intermedie, ovvero

situazioni in cui si genera un effetto positivo su un fattore ma negativo sull’altro.

Le modificazioni strutturali generalmente toccano in maniera positiva o negativa i due fattori

(vendite profittevoli e tasso di contribuzione), perché direttamente incidono sul tasso di

contribuzione e perché incidono sulle vendite profittevoli innalzando o abbassando il livello del

ricavo di equilibrio (quando si progetta una modificazione strutturale molto spesso si ragionano

36

degli effetti previsti della sul profitto, verificando gli effetti sul tasso di contribuzione e sul ricavo di

equilibrio mentre vengono tenuti fermi o costanti i ricavi attesi).

Le modificazioni strutturali che vengono denominate adeguamenti tendono a modificare (diminuire)

i costi di utilizzo della struttura e dunque migliorano l’efficienza (aumenta TC perché diminuisce

Cu); gli adeguamenti cercano, tramite il miglioramento dell’efficienza, di aumentare il TC.

Se i CS restano costanti e aumenta il TC, di conseguenza diminuirà il ricavo di equilibrio

aumentando le vendite profittevoli. L’adeguamento permette di realizzare tutto ciò ricordando che

adeguamento vuol dire miglior sfruttamento delle capacità strutturali (anche disponendo

diversamente impianti e macchinari nello stabilimento, riorganizzando fisicamente il luogo di

lavoro apportando maggiore efficienza e quindi un risparmio su Cu).

Se accanto a questo si realizza anche una trasformazione strutturale diminuendo i costi di struttura

attraverso ad esempio l’outsourcing (effetto della dismissione di un costo strategico nel medio-

lungo termine?), si abbassano ulteriormente le vendite di equilibrio.

Le grandezze su cui si incentra il modello costi, ricavi, contribuzione, profitto sono quelle definite

caratteristiche dello stato e sono quelle (TC; R’; P(R)) che sintetizzano in un certo istante o in un

certo intervallo temporale le caratteristiche del sistema d’impresa.

L’azione su queste grandezze, derivante sia dall’organo di governo che dalla struttura operativa, è

l’azione che consente al sistema di perseguire la finalità della sopravvivenza quindi di mantenere

salda la propria capacità competitiva.

Con il simbolo Si si è indicata la struttura specifica ovvero quel luogo di punti qualificati dallo

stesso livello dei costi di struttura (al variare dei costi di struttura varia la struttura specifica).

Ci sono dei momenti nella vita di un’impresa in cui è difficile migliorare l’efficienza proprio perché

già si trova in un momento eccellente; in questi casi un miglioramento dell’efficienza può

realizzarsi solamente attraverso una trasformazione.

CURVA DI ISOCOSTO DI STRUTTURA:

rappresentazione grafica della struttura specifica [R’ = CS / TC]

R’ S 1 R

s 11

R’ 11

R’ s

12 12

R’ s

13 13

R’ = CS 1 TC

TC TC TC TC = 1

11 12 13

La curva “isocosto di struttura” rappresenta la legge dei cambiamenti di stato del sistema ovvero la

curva rappresenta la successione di stati che il sistema può assumere per un certo livello dei costi di

struttura (ciascun punto della curva è uno stato del sistema).

ADEGUAMENTI STRUTTURALI: 37

Se lo stato del sistema passa dal punto s al punto s allora il sistema ha realizzato un adeguamento

11 12

strutturale: cambiamento di stato ma invarianza dei costi di struttura.

Questo adeguamento comporta un aumento del profitto in quanto si ha il duplice effetto di

aumentare il tasso di contribuzione diminuendo il ricavo di equilibrio rappresentando il caso tipico a

cui l’impresa mira, ovvero realizzare successivi adeguamenti, qualificati da successivi incrementi

del tasso di contribuzione e successivi decrementi del ricavo di equilibrio. L’adeguamento è un

cambiamento leggero, che va a toccare le relazioni tra le componenti senza modificarne lo schema

organizzativo di massima neanche la struttura specifica bensì della struttura ampliata..

Naturalmente è possibile ipotizzare il verificarsi di adeguamenti peggiorativi o con conseguenze

negative sul profitto (semplicemente percorrendo in senso contrario la curva).

Gli adeguamenti peggiorativi possono anche essere voluti in quanto potrebbero rappresentare il

prezzo da pagare nel breve termine per poter garantire la finalità della sopravvivenza nel medio-

lungo termine anche se questo si verifica più per le trasformazioni che non per gli adeguamenti.

Inoltre si deve tener sempre conto della tempestività con cui si deve realizzare tale evento per via

del contesto fortemente variabile e in modo da colmare il gap tra la progettazione e

l’implementazione di tali modificazioni strutturali.

Inserendo il livello dei ricavi attesi “R”, si può individuare l’area del profitto nello stato R’ e i

11

relativi benefici in termini di profitto [P = TC (R – R’ )] (nel disegno è identificato dall’area

11 11 11 11

sovrastante la curva di isocosto e delimitata dalla linea gialla, nonché da quella rossa e verde per gli

stati successivi a quello appena descritto).

L’azione di riduzione delle variabili Cu e P per poter incrementare TC è tanto più importante quanto

più costante, o decrescente, è la domanda di mercato (la retta R dei ricavi potrebbe anche spostarsi

verso l’alto incrementando la domanda o verso il basso riducendola; se invece la domanda R rimane

costante posso agire sulla struttura S1 come voglio!).

Un altro modo per realizzare un adeguamento positivo, oltre quello di agire sugli stati della

struttura, è quello di agire sulla elasticità del mix di prodotti, ovvero cambiare il paniere in modo da

far partecipare dei prodotti migliori in termini economici (prodotti a cui è associato un più basso

costo di utilizzo Cu e/o un più alto ricavo unitario P). Più specificatamente questa elasticità del mix

di prodotti si distingue in una c.d. elasticità di prodotto (la capacità manageriale di sostituire i

prodotti del mix togliendone uno o più, e sostituendoli con altri completamente nuovi), e in una

elasticità di mix in senso stretto, intendendo con ciò non la sostituzione di un prodotto, ma

variarne il peso percentuale di ciascun prodotto nel paniere.

Si aggiungono inoltre altri due aspetti che sono l’elasticità di prezzo (capacità manageriale di

governare la differenza tra il valore percepito dal cliente del prodotto venduto, e il prezzo praticato

agendo su uno soltanto o su entrambi simultaneamente), e l’elasticità di approvvigionamento

(capacità manageriale di negoziare i prezzi di acquisto di materie prime, materiali e semilavorati).

TRASFORMAZIONI STRUTTURALI:

R’

R’ s

22 22 R

s s

11 21

R’ R’

11 = 21

R’ s

23 23 S 2

R’ = CS E

2

R’ = CS S

1 1 TC 38

TC TC TC TC TC = 1

22 11 21 23

La trasformazione è una modificazione strutturale più rilevante dell’adeguamento che comporta,

oltre la modificazione delle relazioni proprie della struttura, anche la modificazione delle

componenti strutturali e quindi dei costi di struttura.

Ogni curva identifica un insieme di punti ognuno dei quali, come già si è detto in precedenza,

identifica uno stato diverso del sistema. La novità è rappresentata per l’appunto dall’abbandono

della struttura S1 per andare verso una nuova struttura specifica S2 (nel grafico questo cambiamento

è rappresentato dal punto R’11 = R’21 ovvero stesso stato 1 ma diversa struttura: da 1 a 2). Gli

effetti sul profitto sono da ricercare nel miglioramento dell’elasticità tale per cui l’aumento dei costi

di struttura sono compensati dal relativo aumento del tasso di contribuzione “TC”.

Identità qualificata dall’idea imprenditoriale Costante

Schema organizzativo di massima Costante

Struttura specifica Variabile

Relazioni Variabili

Quindi relativamente allo schema sovrastante si può osservare come, cambiando la struttura a parità

di stato, vi è un aumento del tasso di contribuzione più che proporzionale all’aumento dei costi di

struttura che passano da CS1 a CS2.

Alcuni casi probabili:

Aumento di CS = aumento di R’ e diminuzione del TC (punto s22)

Diminuzione di CS = diminuzione di R’ e aumento di TC (come nel passaggio dallo stato s23 al

punto E).

Al cambiamento di struttura comunque può conseguire tanto un miglioramento quanto un

peggioramento del sistema in termini di R’- TC, quindi bisogna tener conto anche e soprattutto

dello stato in cui si trova il sistema (verificare sul grafico).

RISTRUTTURAZIONI

Le ristrutturazioni consistono in cambiamenti strutturali, al pari degli adeguamenti e delle

trasformazioni, ma diversamente da queste ultime sono cambiamenti strutturali molto rilevanti,

realizzate di rado (periodo di tempo lungo) e molto costosi (elemento ulteriore che funge da

deterrente ad eseguire ristrutturazioni in tempi più brevi).

Il tratto distintivo delle ristrutturazioni rispetto ai cambiamenti quali trasformazioni, è che le

ristrutturazioni, quale che sia la motivazione che porta l’impresa a realizzarle, è che comunque

pongono in discussione lo schema organizzativo di massima (variano i processi che l’impresa

intende realizzare).

Identità Variabile nei casi più gravi

Schema organizzativo di massima Variabile

Struttura specifica Variabile

Relazioni Variabili

Naturalmente quando si realizza una ristrutturazione, a maggior ragione cambia la struttura

specifica e quindi cambieranno i costi di struttura e il conseguente stato strutturale.

Da un punto di vista grafico, nel modello rappresentante l’isocosto di struttura, non cambia nulla

rispetto alle trasformazioni; il modello di isocosto non ci consente di operare una distinzione tra

trasformazione e ristrutturazione.

Il modello, seppur funzionante necessita di una integrazione attraverso considerazioni qualitative.

Le ristrutturazioni si dividono in:

- ristrutturazioni fisiologiche

: consistono in cambiamenti strutturali sempre deliberati,

pianificati e condotti dall’organo di governo (fusione, acquisizione, ecc…)

39


PAGINE

42

PESO

352.47 KB

AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Economia e gestione delle imprese. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Programma:

[list]
Il pensiero sistemico

L’impresa nella concezione sistemica

L’impresa come sistema vitale

L’impresa sistema vitale e la complessità

[/list]
ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
Università: Brescia - Unibs
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e Gestione delle Imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Brescia - Unibs o del prof Tencati Antonio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Economia e gestione delle imprese

Economia e gestione delle imprese
Appunto
Economia e Gestione delle Imprese - Concorrenza e competizione
Appunto
Economia aziendale
Appunto
Storia economica italiana
Appunto