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Economia dello sviluppo Appunti scolastici Premium

Appunti di Economia dello sviluppo basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Casolari dell’università degli Studi Università per stranieri di Perugia - Unistrapg, Facoltà di Lingua e cultura italiana. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Economia dello sviluppo docente Prof. C. Montesi

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Indice di Gini: Viene usato per calcolare la concentrazione di variabili trasferibili, in questo caso il

reddito della popolazione.

Il valore dell'indice si calcola dividendo l'area evidenziata con l'area del triangolo OAC. I valori che

può assumere sono compresi tra lo 0 (perfetta uguaglianza) e 1 (disuguaglianza massima).

Convenzionalmente si considerano i valori tra 0-0,35 come indicatori di una distribuzione piuttosto

uguale e i valori tra 0,5 e 0,7 come indicatori di una disuguaglianza piuttosto accentuata.

Curva di Kuznets: la curva di Kuznets indica il rapporto tra la distribuzione del reddito nazionale e

il reddito pro capite.

Modello di Lewis: Il modello di Lewis viene usato per l'analisi di un processo di sviluppo di un

sistema sottosviluppato ad uno sviluppato. Si prende in considerazione un modello dualistico

di un settore “moderno” e uno “tradizionale”). Il settore tradizionale (agricoltura) genera

(presenza

un risparmio non adatto all'investimento in altri settori produttivi. La forza lavoro eccedente nel

settore tradizionale può essere reimpiegata nel settore moderno, che guadagnerà un salario

industriale (maggiore di quello agricolo, necessario solo alla sussistenza). Il maggior numero di

risparmiatori produrrà maggiore ricchezza, quindi maggiori investimenti, quindi maggiore

occupazione.

La aree 1 e 2 rappresentano i guadagni del capitalista nel modello di Lewis. Per poter accedere ad

una area in cui il guadagno è maggiore, il capitalista deve investire una quota di capitale tale da far

aumentare la quota della forza lavoro da L1 a L2.

Teoria dei bisogni fondamentali: la teoria dei basic needs sposta l'obiettivo dal benessere di una

comunità alla condizione individuale. A differenza delle teorie classiche della crescita, che

ipotizzavano il benessere individuale come conseguenza di un processo di crescita, la teoria dei

basic needs indica il well-being (agio) individuale quale presupposto ad un processo di crescita (per

migliorare la domanda bisogna migliorare l'offerta). I bisogni fondamentali comprendono:

 cibo;

 vestiario;

 alloggio;

 acqua;

 sanità;

 educazione;

Tendenze strategiche dello sviluppo: Innanzitutto per strategia si intende un insieme di politiche e

riforme istituzionali volte a raggiungere un obiettivo consistente nella modifica di un sistema

economico. Per strategia di sviluppo economico si intende una serie di riforme che hanno come

obiettivo finale lo sviluppo economico di un paese. In una strategia di sviluppo bisogna tenere conto

di:  la priorità attribuita alla crescita del prodotto nazionale pro capite, alla distribuzione del

reddito e/o della ricchezza o alla eliminazione della povertà;

 le caratteristiche del processo di accumulazione della ricchezza e i metodi del suo

finanziamento;

 la posizione che il paese deve avere rispetto al mercato mondiale;

 le priorità del cambiamento strutturale;

 Il ruolo attribuito allo stato nel processo di sviluppo;

Le strategie di sviluppo sono tese a:

 rivalutazione dell'agricoltura.

 programmare l'investimento sul capitale umano, al fine della crescita del capitale fisico.

 lotta alla povertà.

 Preservazione della finanza informale (che in quanto non contabilizzata, è in grado di

sfuggire ai fallimenti del mercato istituzionale)

Un processo di sviluppo può far emergere due questioni:

 conflitti per l'approvvigionamento di materie prime in determinate aree.

 Problemi ecologici a livello planetario.

Una soluzione può essere la creazione di istituzioni per la salvaguardia e la gestione dei beni

comuni globali, mediante uno sviluppo tecnologico in grado di garantire uno sviluppo sempre più

sostenibile.

Intervento dello stato in economia: a seconda della forma di stato, quest'ultimo può avere un

ruolo più o meno marcato in economia. Lo stato interviene per:

 correggere i fallimenti del mercato

 stabilizzare il sistema economico

 redistribuire il reddito

L'intervento dello stato può anche generare delle distorsioni del sistema, quali:

 asimmetria informativa

 omissioni

 politiche di controllo dei prezzi Nascita dello stato

 rilascio di licenze all'import in regime di protezione predatorio

 razionamento di beni.

Etica protestante e sviluppo del capitalismo: la riforma Luterana aveva teorizzato che la

realizzazione morale di un individuo dovesse passare attraverso la realizzazione professionale,

quindi attraverso un lavoro regolare (ordinato, specializzato, continuativo), eseguendo compiti

professionali verso cui Dio ha indirizzato gli uomini (si lavora per adempiere al proprio dovere), ma

a differenza del credo Calvinista, il lavoro per il luterano non è un motore di ascesa sociale.

Un impulso ulteriore è dato dalla teoria della predestinazione del calvinismo:

 l'uomo è per sua natura immerso nel peccato ed è incapace di ravvedersi: c'è un abisso

incolmabile tra uomo e Dio;

 Dio ha scelto alcune persone predestinate alla vita eterna, altre alla morte eterna, secondo un

suo imperscrutabile disegno che sfugge alla comprensione umana;

 la salvezza non è connessa al volere dell'uomo, ma al volere di Dio;

 l'uomo esiste solo in funzione di Dio, diventando strumenti della potenza divina.

Questa dottrina ha avuto una forte influenza nella nascita del capitalismo razionale, sia dal punto di

vista sociale che economico. Dal punto di vista sociale, è alla base di un forte isolamento,

esasperato individualismo e un forte sentimento di disillusione e pessimismo. L'uomo è dannato, e

non lo può salvare nessun sacramento, nessun sacerdote (rimozione della magia) e nemmeno un Dio

misericordioso (il Dio calvinista salva solo gli eletti). Dal punto di vista economico, questa dottrina

è stata alla base di un forte attivismo economico, in quanto l'unico modo per l'uomo per liberarsi

dall'angoscia del dubbio è il successo negli affari, che comunque non indica una salvezza certa (in

quanto già prestabilita da Dio) ma è il mezzo per “assicurarsi” sul proprio stato di grazia.

Un individuo che ottiene successo negli affari mantiene per se e per la propria famiglia una quota di

ricchezza necessaria ad una vita agiata, reinvestendo quello che resta, al fine di non vivere la

propria vita nell'ozio e nel godimento della ricchezza.

Collegamenti tra Cattolicesimo e capitalismo: un ulteriore punto di partenza del capitalismo può

essere individuato nel monachesimo, il quale era nato in reazione alla chiesa cattolica ufficiale, per

radicalizzare gli insegnamenti del vangelo. Gli ordini monastici erano regolati da una serie di regole

che furono tra i principi ispiratori del Calvinismo. Il monachesimo benedettino ribalta le regole

dell'esaltazione della contemplazione e del non-lavoro, tipico delle classi nobili medioevali. Un

monastero era impostato in maniera tale che dovesse risultare autosufficiente, quindi oltre alla

preghiera, doveva svilupparsi una forma di lavoro artigianale in grado di garantire l'autonomia al

monastero stesso.

Il monachesimo francescano invece, dove il voto di povertà era ancora più stringente, reinvestiva la

ricchezza delle donazioni ricevute in forma di prestito, a tassi non usurai, ai più bisognosi (nascita

dei monti di pietà e monti frumentari, anticipatori delle banche etiche). Al monachesimo

francescano si deve altresì la creazione dell'economia di mercato (concetto di valore dei beni legato

alla scarsità, il mercato come realtà sociale, partita doppia, riabilitazione del prestito...)

Il dono: il dono, alla base della economia civile, si può dividere in quattro tipologie:

 dono politico-religioso: un dono che costruisce le società e rinsalda le alleanze tra gli uomini

e le divinità;

 riconoscimento: doni che avvengono sulla base della generosità inquadrati all'interno dei

rapporti sociali tra persone;

 dono come paradigma del mercato civile: la risposta che molti economisti teorizzano ai

fallimenti del mercato, causati dal vizio dell'avidità e dalla mancanza di relazionalità tra le

persone;

 dono come riconoscimento della persona: secondo alcuni filosofi il dono è alla base

dell'evoluzione del rapporto tra più soggetti, che quindi da individui si trasformano in

persone.

Economia civile: reinterpretazione dell'intera economia basandosi sul concetto di reciprocità.

L'ipotesi di base è che il dono crei un più saldo legame sociale rispetto allo scambio di mercato,

fonte di fiducia, che si trova allo base di un nuovo mercato, dal funzionamento più fluido e con un

rischio minimo di fallimenti.

Homo oeconomicus: agente sempre razionale (individualista ed egoista), che prescinde dagli altri

nel suo operare, che agisce sempre con coerenza per perseguire i propri fini, che finalizza ogni

azione al conseguimento di uno scopo, che massimizza l'utilità individuale.

Compatibilità teorica tra economia e concezione purista di dono: L'unica concezione di dono

compatibile con l'economia è quella del dono come altruismo puro. Questa tipologia di dono è un


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in relazioni internazionali e cooperazione allo sviluppo
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ricci.alberto.89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università per stranieri di Perugia - Unistrapg o del prof Montesi Cristina.

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