PROSCIUTTO DI PARMA - ARIA DI PARMA
ZONA D’ORIGINE: un’area estremamente limitata che comprende il territorio della provincia di
Parma posto a sud della via Emilia a distanza di almeno 5 Km da questa, fino a un’altitudine di 900
m, delimitato a est dal fiume Enza e a ovest dal torrente Stirone.
Circa 2000 anni fa ha inizio la stagionatura dei prosciutti; la carne utilizzata proveniva da maiali nati
da vari incroci tra razze diverse.
IL CONSORZIO DEL PROSCIUTTO
Nasce nel 1963, con circa 23 prosciuttifici, per tutelare e valorizzare in tutto il mondo il Prosciutto di
Parma e offrire ai consumatori garanzie e sicurezze sulla qualità del prodotto.
Oggi conta circa 180 iscritti, 140 aziende produttrici di Prosciutto di Parma.
Le attività del consorzio sono molteplici:
- gestione del disciplinare produttivo (definisce le qualità generali che un prodotto DOP come il
Prosciutto di Parma deve necessariamente avere)
- protezione della denominazione;
- vigilanza sulle disposizioni di legge;
- promozione del prodotto;
- assistenza alle aziende associate;
FASI DELLA LAVORAZIONE
Utilizzo delle cosce di maiali nati e allevati in 11 regioni del Nord e del Centro Italia; animali pesanti
che presentano carne compatta e morbida, alimentati con siero, proveniente dalla lavorazione del
Parmigiano Reggiano, fondamentale nella dieta dei suini.
Ingredienti principali: ARIA, SALE e MOLTO TEMPO...
SALAGIONE
Avviene in maniera diversificata: le parti della cotenna sono
trattate con sale umido, mentre le parti magre vengono cosparse
con sale asciutto; la coscia viene poi posta in cella frigorifera
(detta “di primo sale”) a una temperatura tra 1 e 4 C° con l’80% di
umidità. Dopo una settimana viene ripresa, pulita dal sale residuo,
per poi tornare in una nuova cella frigorifera (detta “di secondo
sale”), e restarvi dai 15 ai 18 giorni; al termine di questo periodo
la perdita del peso è di circa il 4%.
RIPOSO
Eliminato il sale residuo, la coscia rimane per periodi variabili da 60 a 80 giorni in una cella detta “di
riposo”, con una umidità del 75% e temperatura tra 1 e 5 C°. Ricambio dell’aria è molto frequente.
PRE-STAGIONATURA - TOELETTATURA (3 mesi)
Una volta lavati e asciugati, i prosciutti sono appesi alle tradizionali “scalere”; si asciugano
naturalmente in stanzoni con finestre contrapposte, aperte a seconda delle condizioni dell’umidità
interna, sia rispetto all’umidità climatica esterna che a quella del prodotto.
SUGNATURA
La parte muscolare scoperta viene ricoperta di sugna, un impasto di grasso di maiale macinato con
aggiunta di sale e pepe macinato; la sugnatura svolge la funzione di ammorbidire e proteggere la
parte esposta all’aria.
STAGIONATURA
Al 7° mese, il prosciutto viene trasferito nelle “cantine” dello stabilimento obbligatoriamente
ubicato nella zona tipica di produzione; durante la stagionatura avvengono importanti processi
biochimici ed enzimatici, e insieme determinano il caratteristico profumo e sapore del Prosciutto di
Parma.
SONDAGGIO
Al termine del processo di stagionatura si effettuano le operazioni di sondaggio (spillatura), un
esame olfattivo che vede la penetrazione in vari punti della massa muscolare di un ago di osso di
cavallo, questo poi è annusato da esperti addestrati a riconoscere e valutare le caratteristiche
olfattive.
MARCHIATURA
Trascorsi un minimo di 12 mesi e dopo diversi accertamenti, viene apposto il marchio a fuoco della
corona a 5 punte che identifica il vero Prosciutto di Parma. è posto dall’allevatore su entrambe
tatuaggio indelebile
le cosce del suino, con il proprio codice di
identificazione e il mese di nascita dell’animal e
un timbro a fuoco, PP Prosciutto di Parma e l’identificativo
dello stabilimento di macellazion e
e anno d’inizio della stagionatura sono riportati a
Mese –
rilievo, insieme alla sigla C.P.P. Consorzio del Prosc
iutto
di Parma nel sigillo metallico costituito da una corona
circolare
marchio a fuoco.
IL MONDO DEL PARMIGIANO REGGIANO - territorio e biodiversità
ZONA D’ORIGINE : territorio piccolo ma ricco di biodiversità.
La produzione del latte, la trasformazione, la stagionatura minima e il confezionamento
sono fatte esclusivamente in Emilia-Romagna tra le province di Parma, Modena, Reggio
Emilia, Bologna alla sinistra del fiume Reno e Mantova, alla destra del fiume Po.
Ad oggi esistono 300 caseifici, che tramite l’utilizzo di latte, caglio e sale, producono circa
10.000 forme diverse di colore giallo.
L’alimentazione degli animali è curata nel rispetto di un regolamento che impedisce l’uso di foraggi
insilati, alimenti fermentati e farine di origine animale.
Si utilizzano prati spontanei non riseminati; alimentazione naturale, in estate un p di erba e fieno e
durante l’inverno il fieno. Caratteristica unica del territorio del Parmigiano Reggiano sono i foraggi
coltivati in zona, tra cui i “prati stabili”, campi che si autorigenerano e che non vengono mai arati,
proteggono il terreno e sono ricchi di biodiversità in quanto vi si ritrovano circa 60 tipologie
foraggere diverse come il trifoglio, festuca e lupinella (odori, sapori e profumi diversi).
Importante è l’erba medica, coltura che integra l’alimentazione delle bovine grazie al suo ricco
contenuto di proteine.
Il MONDO DEL PARMIGIANO REGGIANO - il nostro latte è oro bianco
Razze principali allevate:
• Bianca Modenese
• Rossa Reggiana
• Bruna
• Frisona Italiana
Ciascuna razza produce un latte differente, che possono dare tipi di parmigiano con profili sensoriali
diversi; in totale sono circa 250.000 le bovine che producono il latte per il Parmigiano Reggiano e
tutte vivono nella zona di produzione. Si utilizza solo latte crudo il disciplinare impedisce l’uso di
foraggi fermentati, additivi, conservanti, trattamenti termici al latte e batteri selezionati
artificialmente. La mungitura avviene due volte al giorno, una la sera e una al mattino presto; il latte
viene portato in caseificio entro due ore dalla fine della mungitura. Il latte della sera viene versato
in grandi vasche d’acciaio (1000l) dove riposa tutta la notte; avviene l’affioramento della panna che
è separata dal latte più magro. Al mattino il latte scremato viene unito al latte della mungitura
mattutina nelle tipiche caldaie di rame, dando così inizio alla lavorazione del Parmigiano Reggiano
(55o litri di latte per ogni forma).
IL MONDO DEL PARMIGIANO REGGIANO - non si fabbrica si fa
Tutti i casari, ogni giorno, ripetono gli stessi gesti eppure ogni forma è diversa, perché diverse sono
le stagioni e diverso è il latte.
Dopo aver unito il latte scremato della sera con quello intero della mattina, viene aggiunto il siero
innesto, una coltura naturale di batteri lattici; è il modo più naturale per agevolare la fermentazione
lattica.
Il casaro porta il latte alla temperatura di 36°C e al momento opportuno aggiunge il caglio naturale,
artefice della coagulazione del latte. Dopo circa 10 minuti viene prodotta la cagliata, rotta in piccoli
granuli con uno strumento chiamato “spino”, liberando così il siero.
A questo punto avviene la cottura che avviene a una temperatura di 55°C, permettendo ai granuli di
cagliata di asciugare ed eliminare il siero.
Al momento giusto il casaro sospende il fuoco, i “granuli caseosi cotti” precipitano nel fondo della
caldaia formando una massa di circa 100kg; dopo un’ora circa la massa viene sollevata per essere
tagliata in due parti, nascono così le due forme dette
“gemelle” che vengono lasciate sgocciolare e estratte dalle caldane.
La massa viene avvolta in un telo di lino e introdotta in uno stampo detto “fascera”; la placca di
caseina che viene applicata dal casaro, è un codice alfanumerico che identifica ogni forma in modo
univoco, garantendone la tracciabilità. Si applica, infine, la matrice marchiante che premendo sul
formaggio per tutta la notte incide il contrassegno che riportano i marchi d’origine della forma; la
famosa “scritta a puntini Parmigiano Reggiano”, il numero del caseificio, il mese e l’anno di
produzione.
Salatura, per 20 giorni le forme vengono immerse in una soluzione satura di sale, acquisiscono
sapidità, rilascio di umidità e consolidano la crosta.
La forma è pronta per essere trasportata in magazzino, dove stagionerà sulle scalere per almeno 12
mesi.
TRENTINGRANA - il formaggio con le montagne nel cuore
Il formaggio Trentingrana è un prodotto di montagna, controllato
dalla produzione del foraggio e del latte, fino alla trasformazione e
commercializzazione del prodotto finito. E' un prodotto che si distingue da analoghe produzioni di
pianura per le sue qualità organolettiche - come la speciale fragranza, l'aroma, il gusto in perfetto
equilibrio tra dolce e salato - che lo rendono appetibile per tutti i palati.
Prodotto dal 1926 solo con latte selezionato, caglio e sale, è pronto dopo un stagionatura di 18/20
mesi ed oltre. E' un formaggio semigrasso e quindi con un ridotto contenuto lipidico, ideale per una
moderna alimentazione. Ne vengono prodotte solo centomila forme all'anno.
Viene utilizzato latte proveniente da razze come la Bruna Alpina, la più diffusa; erba e fiori presenti
nel fieno di montagna donano dolcezza al formaggio.
Il latte viene munto “a mano” o “con la mungitrice”; controllato due volte al mese, alternandolo al
mattino ed alla sera. La maggior parte dei campioni viene prelevata presso il caseificio cui il socio
conferisce il latte, la restante viene prelevata presso le singole aziende; le analisi di questi campioni
viene fatta nella sede del consorzio a Trento. Una volta munto, il latte viene trasportato ai centri di
raccolta (16 caseifici); quello della sera riposa tutta la notte, viene eliminata la panna e il mattino
successivo viene unito il latte appena munto.
Una volta prodotta la massa tramite la cottura nelle “caldare”; questa viene tagliata e si formano le
forme gemelle.
Dopodiché avviene la pressatura e l’asciugatura per 48 ore; poi le forme vengono messe in salamoia
per 20 giorni.
Le forme riposano e maturano per 18 o 24 mesi (9 mesi nel caseificio dove è stato prodotto e i mesi
restanti nei magazzini in Val di Non.
In un anno vengono prodotte 100.000 forme; il taglio viene fatto manualmente o tramite l’utilizzo
di macchine.
CONSORZIO GORGONZOLA - PRODUZIONE e PRESENTAZIONE
Solo due regioni italiane, per legge e tradizione, prevedono la produzione del formaggio Gorgonzola
e solamente queste province: Novara, Vercelli, Cuneo, Biella, Verbano
Cusio Ossola e il territorio di Casale Monferrato per il Piemonte e Bergamo, Brescia, Como,
Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Monza, Pavia e Varese per la Lombardia. Sono circa 3.000 le aziende
agricole dislocate nel territorio consortile, che forniscono il latte destinato alla caseificazione. La
produzione totale annua attuale supera i 4,7 milioni di forme, pari a circa 560.000 quintali di
formaggio.
Il gorgonzola DOP è un formaggio a pasta cruda di colore bianco paglierino, le cui screziature verdi
sono dovute al processo di erborinatura, cioè alla formazione di muffe.
Si presenta cremoso e morbido con sapore particolare, leggermente piccante il tipo dolce, sapore
più deciso e forte il tipo piccante.
Entrambi sono prodotti da latte pastorizzato con aggiunta di fermenti lattici e colture di penicillina
che conferiscono le caratteristiche venature.
Il latte si trasforma in cagliata; dopo 20-25 minuti ha inizio il taglio e lo spurgo del siero in eccesso
(tavolo inclinato e forato). La cagliata tagliata a cubetti viene convogliata negli stampi; sulle due
facce piane viene posto il marchio di tutela che identifica il caseifici. Dopo 24 ore avviene la salatura
e il gorgonzola viene immesso in celle frigorifero ad una temperatura di 4°C più un elevatissimo
tasso di umidità dove riposano.
Dopo 10-12 giorni viene sottoposto alla foratura (penetrazione ossigeno); questi fori danno
inizio alla crescita naturale delle muffe. Le forme vengono pulite con acqua + sale (crosta).
GRANA PADANO: storia e produzione del formaggio DOP più venduto al mondo
Nasce 1000 anni fa nell’abbazia di Chiaravalle dove alcuni frati divennero casari,
maestri nell’arte del formaggio; i monaci lo chiamarono “CASEUS VETUS”, formaggio
vecchio, poi ribattezzato “formai de grana”.
Nel 1951, alla conferenza europea di Stresa, il Grana lavorato a Nord del Po e nel
Piacentino divenne GRANA PADANO.
Fondamentale è il latte proveniente solo da stalle della zona di produzione. Ogni
passaggio della filiera produttiva è regolato dal “disciplinare di produzione” approvato
dall’Unione Europea.
Una forma di Grana Padano DOP è prodotta solo con latte raccolto in due mungiture nello stesso
giorno; il latte, parzialmente decramato, viene versato in caldaie di rame con l’aggiunta del
“sieroinnesto”. Al latte riscaldato, si aggiunge il caglio; la cagliata viene rotta con lo spino e portata
in cottura tra i 53°-56°C.
Successivamente si lascia riposare la cagliata per circa 1 ora, questa viene estratta e tagliata in due
metà, “le gemelle”, che vengono racchiuse per 24 ore in cilindri di teflon detti “fascere”.
Successivamente le forme vengono messe per altre 24 ore in fascere d’acciaio sugli “spersoli” a
riposare. Trascorse 12 ore circa tra la fascera e il bordo laterale della forma, viene inserita un’altra
fascia di materiale plastico che presenta in rilievo i marchi di origine; viene poi aggiunta la placca di
caseina.
Le forme vengono immerse in una soluzione di acqua e sale per la salatura (varia da 16 a 25 giorni).
La stagionatura del Grana Padano varia da un minimo di 9 mesi fino a 20 mesi ed oltre; tutte le
forme vengono “esperizzate” col martello e se necessario con l’ago e la sonda.
Infine vengono marchiate a fuoco.
Il Consorzio di Tutela del Grana Padano nasce nel 1954 a San Martino della Battaglia; nel 1966 il
Grana Padano ottiene il riconoscimento DOP.
Il Consorzio ha funzioni di tutela, promozione, valorizzazione, informazione a favore dei
consumatori.
Stagionature
- Grana Padano DOP stagionato da 9 a 16 mesi;
- Grana Padano DOP stagionato oltre 16 mesi;
- Grana Padano DOP riserva oltre 20 mesi
Uso del LISOZIMA
Nella preparazione degli alimenti conservati, fieni od insilati, un aspetto critico è la possibile
contaminazione con terreno che puo contenere batteri quali il Clostridium tyrobutirricum.
Questi batteri nell’insilato possono trovare le condizioni favorevoli per moltiplicarsi e dal foraggio
contaminare l’ambiente della stalla e passare nel latte.
Per controllare gli effetti dello sviluppo del Clostridium tyrobutirricum viene aggiunto nel latte,
assieme al caglio, il lisozima, una proteina naturale; impiegato nella produzione di vari formaggi
stagionati per controllare le fermentazioni indesiderate.
*La presenza del lisozima non è prevista in tutte le tipologie Grana Padano presenti in commercio,
come ad esempio il Trentingrana.
STALLA IN GERMANIA con SALA A GIOSTRA...POST DIPPING e BACK FLASH AUTOMATIC
100 km a Sud di Berlino;
1000 vacche in lattazione;
Si utilizzano per i trattamenti i sistemi a GPS; molto diffuse le pale eoliche e irrigazione con
torri;
Stalla molto luminosa; “robot spandiforaggio” e “lampade a led” (non vengono utilizzate
catture per il benessere delle vacche); pavimento rigato e antiscivolo per far defluire le deiezioni;
Ogni vacca porta un podometro legato alla gamba;
Ogni cuccetta è composta paglia e calce;
Alimentazione vacche con insilati prodotti direttamente in azienda;
Vitellaia: (box esterno = igloo) - (box interni = modulari); alimentati con latte, acqua fresca e
unifeed da secco;
Box infermeria, area pre-parto e area parto;
Sala mungitura con ottima pulizia composta da sala d’aspetto, corridoio d’ingresso, giostra
50 poste e “sistema spingivacche”;
2 turni di mungitura (disinfettante automatico) (lavaggio con acqua + acido periacetico +
aria);
Lavatrice per lavare le salviette, utilizzate per la pulizia della mammella (95°C);
BOVINI da LATTE - LA TUTELA del BENESSERE in EMILIA-ROMAGNA
6970 allevamenti;
564.000 vacche
Produzione tipica: Parmigiano Reggiano DOP;
Produzione di latte ogni anno: 2.000.000 di tonnellate;
Mungitura 2 volte al giorno;
Produzione media: 35 litri/capo al giorno;
Primo parto all’età di 24 mesi; partoriscono una volta all’anno; negli ultimi 2 mesi di
gestazione non viene eseguita la mungitura;
I vitelli maschi rimangono per 10 gg nella stalla dove sono nati e poi trasportati in
allevamenti da carne; solo alcuni rimangono per essere utilizzati come tori da rimonta;
Due tipi di stabulazione: fissa (legati alla posta) e libera (pascolo nel mese estivo);
Ambiente pulito; per evitare lo “stress da calore” vengono utilizzate le ventole;
Alimentazione: foraggio e mangime (proteine, amido e zuccheri);
Assistenza continua del Veterinario;
Ispezioni dell’ASL; 704 controlli di cui 61 non conformi (irregolarità —> stalla, alimentazione
e abbeverata, libertà di movimento;
L’ALLEVAMENTO SOSTENIBILE e le RAZZE PREGIATE ITALIA CENTRALE
Fattoria Fontetto (bovini di razza IGP bianche);
Azienda Agricola “I FONDI” (mora romagnola);
Allevamento sostenibile; territorio in cui l’agricoltura non è molto vocata;
1. Tradizione + modernità; rispetto del ciclo vitale dell’animale;
Fecondazione e parto avvengono naturalmente;
Razze tipiche dell’Appennino Centrale come Chianina, Romagnola e Marchigiana +
Limousine (Francia) ottima per la carne;
La stalla segue le norme stabilite dalla Comunità Europea per il benessere animale ed
accoglie circa 700-750 animali (stabul
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Appunti per esame di Economia delle produzioni zootecniche e agroalimentari
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Economia delle produzioni zootecniche e agroalimentari
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Economia delle produzioni zootecniche e agroalimentari - bilancio civilistico
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Economia delle produzioni zootecniche ed agroalimentari - dalla stima dei boschi alla stima dei miglioramenti fondi…