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Istituzioni private

Le istituzioni sono le regole del gioco di una società. Un’istituzione è qualsiasi tipo di vincolo concepito al fine di regolare l’interazione sociale. Le istituzioni possono essere formali (la legislazione) o informali (convenzioni, codici morali). Se le istituzioni rappresentano le regole del gioco, le organizzazioni sono i giocatori. Per le prime l’obiettivo è determinare il modo in cui il gioco si svolge, per le seconde il fine ultimo è «vincere la partita», utilizzando abilità, strategia e coordinazione, possibilmente nell’osservanza delle regole.

Sono organizzazioni gli apparati politici (partiti, parlamento, ecc.), gli apparati economici (imprese, sindacati, cooperative), gli apparati sociali (chiese, club, associazioni), gli apparati educativi (scuole, università). L’oggetto principale di studio saranno le organizzazioni e i modi in cui interagiscono con le istituzioni. L’impresa è un’organizzazione ideata per raggiungere il massimo di ricchezza, reddito o altri possibili obiettivi definiti dall’insieme delle opportunità consentite dall’ordinamento istituzionale.

Teoria neoclassica e management

Si partirà dall’impresa della teoria neoclassica, dove la principale funzione del management è scegliere input e output che massimizzino i profitti, ovvero scegliere quantità e prezzo. Essendo l’informazione disponibile e poco costosa, il ruolo del manager è piuttosto limitato.

Il ruolo della strategia

L’impresa per formulare una strategia di successo deve considerare i principi relativi a:

  • I confini dell’impresa: quale dimensione scegliere e quali attività svolgere
  • Analisi concorrenziale e di mercato: in che tipo di mercato opera (concorrenziale, oligopolistico, ecc.) e come le imprese interagiscono in tali mercati
  • Posizione e dinamica: qual è la base del vantaggio competitivo e come si modifica nel tempo
  • Organizzazione interna

Il successo di una strategia dipende dalla compatibilità tra le decisioni dell’impresa e le relazioni economiche sottostanti:

  • Legge della domanda, P aumenta Q si riduce e viceversa
  • Relazione tra vendite (Q) e ricavi (RT)
  • Elasticità della domanda rispetto al prezzo: η = Δ%Q / Δ%P = (ΔQ/Q)/(ΔP/P) = (ΔQ/ΔP)·(P/Q) si ha: |η|<1 la domanda è rigida (qtà domandata poco reattiva, es. beni prima necessità e dipendenze (fumo, alcool ecc.). Se P aumenta RT aumenta e se P si riduce RT diminuisce. |η|=1 elasticità unitaria (se P aumenta o diminuisce il RT resta invariato) |η|>1 la domanda è elastica (qtà domandata molto reattiva al prezzo). Se P aumenta RT diminuisce, se P diminuisce RT aumenta).
  • Relazione tra vendite (Q) e costi. In generale vale che all’aumentare della produzione (Q) i costi totali (CT) aumentano.

Effetto finale sulla funzione di profitto: Π = RT – CT. Al ridursi di P, Q aumenta, tuttavia RT può aumentare o diminuire a seconda dell’elasticità della domanda, mentre i costi totali sicuramente aumentano. L’effetto finale sui profitti è a priori incerto: dipende dalla relazione economica tra ricavi addizionali (ricavo marginale) generati dalla diminuzione di prezzo, e i costi addizionali (costo marginale), derivanti dalla maggiore produzione.

Esiste la seguente relazione tra ricavo marginale (Rma) e costo marginale (Cma):

  • Se Rma > Cma l’impresa può aumentare i profitti vendendo quantità maggiori, ovvero deve ridurre il prezzo
  • Se Rma < Cma l’impresa può aumentare i profitti vendendo quantità minori, ovvero deve aumentare il prezzo.

È possibile dimostrare che esiste una relazione diretta tra ricavo marginale ed elasticità della domanda al prezzo.

Esempio di calcolo

Esempio: Q0=110 P0=11 P1=9 Q1=120 allora η= (10/110) / (-2/11) = 0,50 (domanda rigida). Rma= ΔRT / ΔQ (RT0=1210 RT1=1080) quindi: Rma = (-130/10) = -13 n<1 domanda rigida e Rma<0 n>1 domanda elastica e Rma>0

Confini orizzontali e fonti economie/diseconomie di scala e scopo

I confini orizzontali definiscono quanta parte della produzione totale di un mercato (settore) l’impresa realizza (la scala) e quante varietà di prodotti correlati l’impresa produce (scopo). La domanda cui si vuole rispondere è: Quali vantaggi strategici hanno le imprese quando decidono di essere grandi (dimensione) o di produrre un’ampia gamma di prodotti (diversificazione)?

Vantaggio competitivo della grande dimensione

  • Maggiore dimensione = Potere di mercato. Imprese più grandi/diversificate possono esercitare potere monopolistico
  • Maggiore dimensione = Barriere all’entrata. Una volta che un’impresa ha raggiunto la grande dimensione, è molto più difficile raggiungerla
  • Maggiore dimensione = Più bassi costi unitari. Un’impresa grande può essere in grado di produrre a costi (unitari/medi) più bassi rispetto a imprese piccole e tale vantaggio di costo diventa una barriera all’entrata nel mercato.

Determinazione delle economie di scala

  • Si hanno economie di scala se il Cme si riduce all’aumentare della quantità prodotta (vedi grafico)
  • Vi sono economie di scala se raddoppiando la quantità prodotta, i costi totali meno che raddoppiano
  • Le economie di scala si possono misurare in termini di elasticità del costo totale alla produzione (Q) Ec = Δ%CT / Δ%Q = (ΔCT / CT) / (ΔQ/Q), Ec = Cma / Cme Ec > 1 Cma > Cme diseconomie di scala Ec < 1 Cma < Cme economie di scala Ec = 1 Cma = Cme non ci sono né economie, né diseconomie di scala: DOM

Definizione di economie di scopo

L’impresa riesce a risparmiare sui costi grazie alla varietà di beni e servizi che produce. Dati due beni X e Y diversi, si hanno economie di scopo se: CT (QX; QY) < CT(QX) + CT(QY) Il grado delle economie di scopo è dato da: SC = [CT(QX) + CT(QY) - CT(QX; QY)]/ CT(QX; QY) SC>0: vi sono economie di scopo SC<0: vi sono diseconomie di scopo SC=0: né economie, né diseconomie di scopo

Fonti di economie di scala e di scopo

Produzione

  • Indivisibilità dei costi fissi associati al prodotto (economie di scala di breve periodo). Le economie di scala di breve periodo attengono alla possibilità di ridurre Cme aumentando il livello di utilizzo della capacità produttiva esistente.
  • Indivisibilità dei costi fissi associati all’impianto (economie di scala di lungo periodo). Le economie di scala di lungo periodo attengono alla possibilità di ridurre Cme in seguito all’adozione di tecnologie caratterizzate da CF e CV in diversa proporzione.
  • Proprietà fisiche della produzione. In molti processi produttivi la capacità è proporzionale al volume, ma i CT sono proporzionali alla superficie. Quindi, all’aumentare della capacità produttiva, i costi totali aumentano meno che proporzionalmente e si hanno economie di scala.
  • Ruolo delle scorte. Imprese più grandi (con alte vendite), a parità di scorte, possono così godere di economie di scala (ridotto costo medio delle merci per un ridotto costo del magazzino).

Non legate alla produzione

  • Economie di densità (o rete). Si hanno economie di densità quando i costi si riducono all’aumentare della densità geografica della clientela. Il risparmio di costo è legato all’aumentare del numero di clienti lungo la rete, ovvero per il ridursi del costo medio per cliente.
  • Ruolo degli acquisti. Di solito maggiore è la quantità acquistata, minore sarà il prezzo di acquisto. Le ragioni di tali “sconti” sulla quantità a favore dei grandi acquirenti sono principalmente tre:
    • Per un venditore può essere meno costoso vendere ad un solo acquirente: minori costi di transazione, costi di contrattazione, di distribuzione, di ricerca.
    • Sensibilità al prezzo dell’acquirente: chi acquista grandi quantità ha alta elasticità al prezzo, perché anche piccole variazioni di prezzo possono essere significative su alte quantità.
    • Dal punto di vista del venditore, lo sconto serve ad assicurarsi un flusso di attività costante.
  • Ruolo della pubblicità. Due elementi possono generare economie di scala per i costi di pubblicità:
    • Costo di invio del messaggio per consumatore effettivo. La portata pubblicitaria è pari al rapporto NC/NP. Tanto più questa è alta, tanto minore sarà il costo medio del messaggio pubblicitario per consumatore effettivo.
    • Umbrella branding. Altro modo per aumentare la portata pubblicitaria è l’umbrella branding: effetto ombrello che si realizza quando i consumatori utilizzano le informazioni di un messaggio pubblicitario per metterlo in relazione con gli altri prodotti della stessa marca (es. Apple, Samsung).
  • Ricerca e sviluppo (R&S). I costi di R&S sono per lo più costi fissi e irrecuperabili. È possibile ridurre i costi medi associati alla R&S ripartendoli su più alti volumi di vendita.
  • Complementarità e strategic fit (economie di scopo). Milgrom e Roberts definiscono la complementarità come i benefici che l’introduzione di una nuova pratica organizzativa può portare e che possono essere potenziati dalla presenza di altre pratiche.

Fonti di diseconomie di scala

  • Costo del lavoro. Imprese più grandi hanno un costo del lavoro più alto per:
    • Maggiore sindacalizzazione, che porta a salari più alti e benefit maggiori;
    • La necessità di compensare i lavoratori per tipologie di mansioni meno stimolanti;
    • La necessità di attrarre lavoratori di “alta qualità” da un bacino più ampio.
  • Frazionamento delle risorse specializzate. Esistono capacità/abilità/competenze che non possono essere frazionate e quindi duplicate tra più divisioni dell’impresa. L’idea è che rispetto ad alcune risorse si è superato il punto DOM e quindi i Cme diventano crescenti.
  • Burocrazia. La burocrazia aumenta i costi per:
    • Minori incentivi nelle grandi imprese (problemi di principale – agente);
    • Flusso di informazioni rallentato.
  • Conflitti di interesse (conflicting out). Potrebbero esserci conflitti di interesse (rispetto alla propria clientela) nelle grandi imprese. Esempio: un’impresa di consulenza grande potrebbe essere consulente di un concorrente. Nelle imprese di consulenza più piccole tale eventualità è meno probabile.

Definizione curva di apprendimento e diversificazione

La curva di apprendimento si riferisce ai vantaggi di costo derivanti dall’accumulo di esperienza e competenze tecniche. Due modi per rappresentare la curva di apprendimento:

  • Rappresentazione della curva di apprendimento in termini di fattori produttivi. È possibile utilizzare meno fattori produttivi all’aumentare della quantità cumulata. L’effetto apprendimento consente un risparmio nei costi medi per effetto dell’esperienza cumulata.
  • Rappresentazione della curva di apprendimento in termini di costo medio.

Apprendimento e prezzo di vendita

Quando vi è apprendimento, le imprese possono abbassare i prezzi di vendita al di sotto del costo marginale attuale. Ciò implica che le imprese con effetto apprendimento possono abbassare i prezzi rispetto ai costi di breve periodo e, pur sopportando nel breve periodo profitti contabili negativi, si assicurano profitti economici di lungo periodo positivi.

Diversificazione

Due tipologie di diversificazione:

  • Correlata
  • Non correlata (impresa conglomerata)

Le principali spinte alla diversificazione sono:

  • Ragioni legate all’aumento dell’efficienza dell’impresa (ragioni economiche).
  • Presenza di economie di scopo: ovvero vantaggi di costo legati alla produzione congiunta;
  • Mercato interno dei capitali: riguarda l’allocazione del capitale operativo all’interno dell’impresa, in contrapposizione alla raccolta di fondi all’esterno dell’impresa, attraverso debito e mercato azionario. Per esempio, attività tra loro diverse (diverse produzioni) possono avere gradi diversi di liquidità e l’impresa sfrutta tali caratteristiche per migliorare l’utilizzo e l’efficienza delle risorse finanziarie.

Ragioni che rispecchiano le preferenze dei manager. La diversificazione all’interno dell’impresa consente la riduzione del rischio sulla redditività dell’impresa, ovvero i manager diversificando evitano profitti troppo bassi e hanno minore probabilità di essere licenziati/rimossi dagli azionisti.

Make or buy

La catena verticale è il processo che inizia con l’acquisizione delle materie prime e termina con la distribuzione dei prodotti finiti. I confini verticali si definiscono come le attività lungo la catena verticale che le imprese svolgono in proprio (make) contrapposte alle attività affidate ad imprese indipendenti sul mercato (buy). Le decisioni sono del tipo make or buy.

Ragioni a favore del buy

Le ragioni per usare il mercato (buy) derivano dal fatto che le imprese di mercato sono spesso più efficienti, perché sfruttano le economie di scala e di apprendimento ed evitano la burocrazia (ovvero, costi di agenzia e di influenza).

  • Sfruttamento economie di scala e di apprendimento. Un’impresa verticalmente integrata produce solo per soddisfare le proprie esigenze. Mente, un’impresa di mercato invece producendo per più imprese può raggiungere la DOM. I minori costi medi dell’impresa esterna si traducono in prezzi di vendita minori solo se il mercato è competitivo e perciò solo in tal caso vi è un vantaggio nel ricorrere ad un fornitore esterno.
  • Evitare la burocrazia
  • Costi di agenzia. I costi di agenzia sono tutti quei costi (di controllo, verifica, ecc.) necessari per evitare shirking, ovvero comportamenti consapevolmente contro il bene dell’azienda. In realtà è possibile dimostrare che anche in tal caso i costi di agenzia non sono evitabili per difficoltà di misura e ruoli di centro di costo (ovvero, determinate attività che non generano reddito esterno es. contabilità).
  • Costi di influenza. Quando l’organizzazione è verticalmente integrata, le decisioni sono assunte a livello centrale e ricadono poi sulle varie divisioni. I costi di influenza (lobbying) sono associati a quelle attività che le diverse divisioni mettono in atto per “influenzare” le decisioni centrali. I costi di influenza aumentano all’aumentare dell’asimmetria informativa.

Ragioni a favore del make

  • Evitare i costi di transazione legati all’incompletezza dei contratti. In un mondo perfetto, in cui i contratti sono completi e la legislazione li protegge efficacemente, l’unica decisione strategica per le imprese è BUY (outsourcing), ovvero rivolgersi al mercato.

Un contratto è completo quando definisce in maniera univoca (non ambigua) le responsabilità e i diritti di ciascuna parte, per ogni possibile eventualità che possa sorgere durante la transazione. Nella realtà quasi tutti i contratti sono incompleti e i principali motivi sono quattro:

  • Razionalità limitata: l’incapacità di elaborare informazioni troppo complesse;
  • Difficoltà di specificare o valutare la prestazione: è spesso difficile riportare/describere nei contratti tutte le caratteristiche di una prestazione complessa. Questo determina ambiguità ed elementi controversi;
  • Informazione asimmetrica: posto che si riescano a prevedere tutte le eventualità e le dimensioni della prestazione, un contratto può essere incompleto perché le parti non hanno uguale accesso alle informazioni rilevanti per il contratto. Ci potrebbe essere un tentativo, per la parte più informata, di falsare la realtà;
  • Legislazione sui contratti. La legislazione sui contratti solo in teoria può sopperire all’incompletezza dei contratti. La legislazione è limitata poiché è troppo generica ed inoltre un’eventuale soluzione in tribunale è comunque costosa in termini di tempo, denaro e rottura dei rapporti di collaborazione tra le imprese coinvolte.

Tre le situazioni in cui le inefficienze legate ai comportamenti opportunistici delle parti portano a gravi conseguenze, influenzando quindi le decisioni di integrazione (MAKE):

  • Coordinamento delle attività lungo la catena verticale. Il coordinamento delle attività lungo la catena verticale evita le strozzature (bottlenecks) ovvero situazioni in cui la produzione / un impianto / la distribuzione si devono fermare. Dato che un’eventuale inadempienza del fornitore di design attributes (processi produttivi che richiedono una precisa coordinazione/combinazione) non può essere né prevista né evitata con un contratto, quando si tratta di design attributes si preferisce un’organizzazione verticalmente integrata.
  • Condivisione di informazioni riservate. La diffusione di notizie riservate non è eliminabile né con i contratti né con i brevetti (sono anch’essi contratti incompleti). La soluzione anche in questo caso è l’integrazione verticale (make).
  • Investimenti in attività ad alta specificità (ruolo dell’holdup problem). Gli investimenti in attività ad alta specificità sono investimenti a sostegno di una particolare transazione. Quando una transazione prevede investimenti ad alta specificità, le parti non possono...
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nicola.navarra di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia delle Istituzioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Passarelli Francesco.
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