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Globalizzazione affermata nel tardo medioevo (1200-1400) e quella dell'inizio della modernità (1500-1600)

Nei secoli del tardo medioevo comincia ad affermarsi una economia moderna, ovvero di tipo capitalista. Viene superato il modello economico medievale (agricolo) e, quindi, nelle grandi città si forma una economia capitalista:

  • In parte sono artigiani che espandono le proprie attività che diventano industriali,
  • In parte sono piccoli commercianti che cominciano a praticare il commercio su scala internazionale,
  • In parte sono agenti di cambio, una cui parte diviene grandi banchieri.

Ma quest'ultimi dipendono dalla corporazione dei mercanti (o del commercio), non da quella del cambio. Quindi i mercanti internazionali cominciano a sviluppare anche attività finanziaria (concessione prestiti, anticipi...), e pian piano in alcuni di loro l'attività bancaria prevale su quella commerciale. Questi banchieri finanziarono governi e re. Per esempio, le banche fiorentine concedono prestiti alla Chiesa, imperatore, re. Due di queste banche fiorentine fecero un prestito al re d’Inghilterra per finanziare una guerra; il re perse la guerra e quindi portò al fallimento delle due banche, causando una recessione in tutta l’area che gravitava intorno Firenze.

Effetti della prima globalizzazione

Vediamo che in un sistema capitalistico, in cui la finanza svolge un ruolo fondamentale, le crisi finanziarie possono avere ripercussioni devastanti sull'economia reale. Si parla di prima globalizzazione perché c'è un collegamento mondiale dei commerci:

  • Area mediterranea: le città marinare italiane collegavano i porti del Mediterraneo; gli arabi importavano merci dall’Oriente fino al Medio Oriente, da cui le navi italiane lo importavano in Europa.
  • Allo stesso tempo si erano create industrie fiorenti nelle città italiane e delle Fiandre, soprattutto della lana e quindi tessili, ma non solo (Firenze, Genova, Milano, Venezia, Parigi).
  • Area baltica: Allo stesso tempo le città marinare tedesche del Mar Baltico commerciavano con Russia, Scandinavia, Gran Bretagna e Francia del nord. Queste due diverse aree erano collegate dai mercanti che commerciavano da una parte all’altra.

Il mezzo di pagamento internazionale erano le monete d’oro: il fiorino era la moneta internazionale nel '200-'300, il ducato genovese nel '400. Questo sistema comincia a decadere nel '500, dopo che le repubbliche italiane hanno perso la loro indipendenza, andandosi in quel periodo a formarsi i grandi Stati Nazionali europei con monarchie assolute (Francia, Spagna, Inghilterra, Portogallo, Olanda).

I cambiamenti nell’Europa del '500

Questi Stati erano in guerra permanente gli uni con gli altri. La guerra tra Francia e Spagna si svolge principalmente in Italia, e si conclude nel 1530 quando si afferma l’egemonia spagnola in Italia, e le repubbliche marinare (a parte Venezia) perdono la loro autonomia, e perdono la loro potenza perché il commercio si sposta dal Mediterraneo all’Atlantico. L’obiettivo principale dei re di questi grandi Stati quando si proiettano verso le Americhe era l’oro. Questo afflusso d’oro in Europa è durato per un secolo e mezzo.

Tale fenomeno è collegato ad un processo inflazionistico secolare (il livello dei prezzi aumentò). Il collegamento è questo: l’oro è la base monetaria; aumentando l’oro aumenta l’offerta di moneta e conseguentemente i prezzi. Infatti, secondo la teoria quantitativa della moneta (pensiero neoliberista), in piena occupazione, un eccesso di moneta provoca inflazione (in quanto in piena occupazione la quantità prodotta non può aumentare). Nel caso di Europa del '500 c’era piena occupazione perché erano economie prevalentemente agricole.

Ci fu anche un regresso industriale generale perché il paese più avanzato era l’Italia, ma questa stava regredendo. Negli altri Paesi europei ci fu uno sviluppo capitalistico, ma riguardò soprattutto l’agricoltura. Riguardò anche un po' l’industria, ma soprattutto quella a proprietà pubblica: nel 1600 il governo in Francia creò delle manifatture pubbliche per incoraggiare le esportazioni e la sostituzione delle importazioni; addirittura, i governi incoraggiavano l’importazione di manodopera qualificata per supportare lo sviluppo di un’industria efficiente e competitiva (governi Francia nei confronti della manodopera italiana). Lo scopo di queste politiche era di creare un surplus permanente della bilancia commerciale, perché tale surplus si risolve in un afflusso di moneta.

Il ruolo dell’oro e le politiche mercantiliste

Inizialmente gran parte dell’oro che arrivava dall’America entrava dalla Spagna. Gli altri paesi, per avere oro, dovevano avere un flusso dall’estero determinato dagli scambi commerciali, quindi un surplus commerciale per togliere oro alla Spagna. Quindi tutti gli Stati cercavano di mantenere questo surplus commerciale, perché questo determinava un afflusso di oro, il quale era considerato ricchezza fondamentale. L’accumulo di oro era dovuto al fatto che:

  • L’oro era la base per una potenza militare (si finanziava l’esercito).
  • Una grande quantità di oro in un Paese implica una grande circolazione di moneta in un paese, la quale alimenta i traffici e contribuisce all’espansione della ricchezza di una nazione (fa aumentare produzione e commerci e tiene basso il tasso d’interesse).

In questa seconda fase di globalizzazione operavano le grandi compagnie di commercio, ovvero delle grandi multinazionali che avevano ottenuto dal re il brevetto per eseguire il commercio in una certa area di traffico (compagnia della Russia, compagnia delle Indie). Queste facevano una grande quantità di profitti derivanti dalla alienazione delle merci. I dirigenti di queste imprese tendevano ad assimilare l’economia nazionale ad una grande compagnia: la grande compagnia di commercio fa profitti quando entrate > uscite; cosa analoga per le grandi nazioni, in cui le uscite sono i soldi pagati per le importazioni e le entrate sono i soldi incassati dalle esportazioni. La differenza si risolve in un flusso di oro.

Abbiamo un tipo di globalizzazione che, benché sia più arretrato da un punto di vista industriale rispetto a quello del tardo medioevo, è più esteso a livello globale coinvolgendo gli oceani. Si parla di economia globale. I paesi centrali erano quelli europei, quelli periferici erano tutti gli altri (Americhe, Medio Oriente, Estremo Oriente, India…)

Mercantilismo

Le politiche mercantiliste sono politiche messe in atto dai grandi Stati europei ai tempi dei grandi imperi mercantili. Sono politiche suggerite dai dirigenti delle grandi compagnie mercantili. Queste politiche consistono nell’intervento sistematico del governo nell’economia reale volto a creare un surplus della bilancia commerciale.

Queste politiche furono criticate alla fine '700- inizi '800 dagli economisti liberali, che sosterranno la tesi del “laissez faire”. Come funzionano le politiche mercantiliste? Lo possiamo comprendere con un semplice modello.

Bilancia dei pagamenti (BdP) = C.C. + C.K. + C.F.

  • C.C.: conto corrente
  • C.K.: conto capitale
  • C.F.: conto finanziario

C.C. = BC + RNE + TUC

  • BC: bilancia commerciale = IMP – EXP
  • RNE: redditi netti dall’estero = REDDITI CHE ENTRANO IN IT – REDDITI CHE ESCONO DA IT
  • TUC: trasferimenti unilaterali correnti = REDDITI CHE DALL’ITALIA VENGONO TRASFERITI ESTERO.

ΔCF = INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI + INVESTIMENTI IN PORTFOLIO + DERIVATI + ALTRI INVESTIMENTI + RU

Investimenti diretti esteri: sono gli investimenti da e verso l’estero, ovvero quelli che un’impresa di una nazione fa in un'altra nazione. Si distinguono in Green Field e Brown Field. I primi si hanno quando un’impresa di una nazione costruisce ex novo un impianto in un'altra nazione (esempio: Ferrero costruisce un impianto per produrre Nutella in Francia - investimento diretto all’estero); i secondi si realizzano con l’acquisizione di proprietà di un'impresa straniera esistente o una fusione (esempio: BMW acquista Ducati - investimento diretto dall’estero). L’investimenti diretti esteri hanno un effetto molto positivo quando sono di tipo Green Field perché fanno aumentare la produzione industriale; nel secondo caso non hanno effetto positivo, anzi possono avere effetti negativi quando imprese multinazionali acquisiscono proprietà di imprese per acquisire know-how (brevetti).

Investimenti in portfolio: investimenti finanziari effettuati da una famiglia o impresa verso l’estero senza ambizione di acquisirne il controllo (esempio: acquisti di azioni solo per guadagnarne dividendi).

ΔRU: sono le variazioni di riserve ufficiali, ovvero riserve di valuta estera o oro detenute dalla banca centrale.

Il conto BdP è concepito in modo tale che è sempre in pareggio -> BdP = 0. Ma questa è una cosa ingannevole perché la Bilancia Commerciale raramente è in pareggio (o in surplus e quindi entra oro, o deficit e quindi esce oro). Stessa cosa vale per il Conto Finanziario e per il Conto Capitale (se è in surplus entra capitale, se è in deficit esce capitale). Ma questi surplus o deficit di CC, CK e CF si risolvono in RU e quindi il conto è sempre in pareggio perché tale variazione misura la somma dei deficit o dei surplus dei 3 conti per tenerli in pareggio. Quindi la cosa importante, dal punto di vista delle politiche mercantilistiche, è avere una variazione positiva delle riserve ufficiali. Oggi queste sono soprattutto in dollari o oro.

Il funzionamento delle politiche mercantiliste all’epoca degli imperi mercantili ('500-'600-'700)

Ci concentriamo sulla bilancia commerciale. Ipotizziamo che i conti dei movimenti dei capitali siano in pareggio. Ipotizziamo che i redditi netti dall’estero siano in pareggio. Quindi focalizziamo l’attenzione sulla bilancia commerciale (l’unico che può quindi essere in surplus o deficit). Ancora oggi tutti i paesi cercano di avere un surplus commerciale al fine di avere una RU positiva.

Reddito nazionale (PIL) = Y = C (consumi) + I + G (s. pubblica) – T (tasse) + E (exp) – M (imp)

Bilancio pubblico = G – T (in condizione ottimale in pareggio =0)

Bilancio commerciale = E – M (in condizione ottimale in pareggio =0)

Possiamo vedere il reddito Y come un circuito, il circuito del reddito: le imprese producono Y, pagano salari, profitti e interessi; i cittadini incassano questi soldi e li spendono per acquistare beni di consumo. Le imprese acquistano così beni d’investimento. Ci sono però delle falle nel circuito, buchi da cui esce reddito e dei rubinetti da cui entra reddito:

  1. Le tasse sono una falla perché è reddito guadagnato dalle famiglie e imprese, ma non è speso da queste perché è sottratto dallo stato ed esce fuori dal circuito del reddito. Allo stesso tempo c’è un rubinetto che è la spesa pubblica, ovvero domanda di beni richiesta dallo Stato (in quanto lo stato non produce). Questo circuito quindi può continuare a funzionare correttamente se il bilancio pubblico è in pareggio G=T.
  2. C’è un'altra falla che sono le importazioni, perché è reddito guadagnato dalle famiglie e speso all’estero; ma c’è un rubinetto, le esportazioni, che è reddito estero speso in Italia. Questo circuito quindi può continuare a funzionare correttamente se la bilancia commerciale è in pareggio E=M. Se non fossimo in pareggio, il paese sta spendendo all’estero più o meno di quanto l’estero spenda dentro il nostro paese. Se fosse in deficit commerciale (IMP>EXP), comporterebbe una riduzione delle riserve ufficiali (- RU) perché si fanno pagamenti vero l’estero attingendo alle riserve.

Stiamo però considerando la politica di un paese che vuole accumulare riserve d’oro, ovvero politiche mercantiliste; Un Paese che mira ad avere un surplus nella bilancia commerciale. Come si fa?

Risparmio = S = Y- C = I + G – T + E – M

S – I = (G-T) + (E-M) i risparmi servono a finanziare gli investimenti. In equilibrio macroeconomico S=I: tutto ciò che il paese non spende in beni di consumo, lo spende per acquistare beni d’investimento. In generale, le famiglie fanno risparmi facendoli fruttare attraverso investimenti in titoli finanziari, fondi ecc.; tramite gli istituti finanziari questi risparmi vanno a finire alle imprese che hanno bisogno di soldi per finanziare gli investimenti. Quindi, in generale, i soggetti che effettuano risparmi sono diversi da coloro che effettuano gli investimenti. Il sistema finanziario dovrebbe funzionare in modo tale da trasferire i risparmi da chi li fa a chi li usa.

Ipotizziamo S=I

Ipotizziamo T- G = E-M Δ RU

Abbiamo ipotizzato che tutti i conti della BdP sono in pareggio, a parte la B. Commerciale, e un suo surplus si risolve in un afflusso di oro. Quindi un governo, se vuole determinare un afflusso di riserve ufficiali deve fare? Il governo controlla solo T e G. Per quanto riguarda G, a quei tempi erano spese obbligatorie (eserciti, burocrazia); l’unica possibilità di agire era sulle tasse. A quei tempi c’erano solo imposte indirette (gabelle, ovvero tasse fatte pagare per trasportare merci da una città all’altra).

Partendo dall’ultima uguaglianza e ipotizziamola in pareggio, Se T cresce grazie per esempio ad un aumento di dazi, il termine (T-G) diventa positivo e c’è un surplus di bilancio pubblico, e allo stesso tempo (E-M) deve diventare positivo (essendo aumentati i dazi si riducono le importazioni), generando un surplus della bilancia commerciale. In questa maniera si crea quindi un flusso di riserve ufficiali di oro. Questo meccanismo funziona con qualsiasi tassa aumentata, perché si tratta di una equazione (T- G = E-M). Infatti, se il re aumenta le tasse pagate dai cittadini, il primo membro va in surplus e di conseguenza anche il secondo: essendo aumentate le tasse, si è ridotto il reddito e si riducono le spese per effettuare beni di consumo e di investimento; parte di quest’ultimi provengono dall’estero, quindi si riducono le importazioni e aumentano le riserve di oro.

Questo è il nocciolo delle politiche mercantiliste: sono politiche fiscali di tipo deflattivo o recessivo, in quanto riducono reddito interno, ma ottengono lo scopo del re di aumentare le riserve di oro. Tuttavia, questo tipo di politiche potevano avere anche ricadute positive. Infatti, se il paese assiste ad un costante afflusso di oro significa che sta aumentando la moneta in circolazione (in quanto l’oro è moneta: o la zecca di stato usa questo oro entrato per coniare nuove monete d’oro e farce circolare, o emette cartamoneta convertibile che ha come base monetaria l’oro detenuto in riserva dalla banca commerciale o banca centrale). Questo fatto è positivo perché le banche hanno più moneta e possono concedere prestiti a basso costo (basso interesse) alle industrie per far alimentare lo sviluppo economico. Tutto dipende dalla fase economica attraversata da un paese:

  • Se il paese si trova in economia stazionaria (es. Spagna), questo tipo di politica ha effetti depressivi: l’aumento di circolazione di moneta non stimola l’industria.
  • Se il paese si trova in economia di sviluppo (es. Inghilterra, Francia): l’aumento di quantità di moneta serviva ad alimentare lo sviluppo economico in quanto forniva la liquidità necessaria a finanziare gli investimenti per la crescita delle industrie. Normalmente un basso tasso d’interesse è un fatto di stimolo per l’industria, in quanto la maggior parte degli investimenti vengono finanziati col credito.

Questa era la forma più diffusa di politica mercantilista. Metodi più rozzi erano quelli in cui gli Stati controllavano la Bilancia Commerciale dei singoli stati. Solo nel lungo periodo si capì che importante era solo la BC complessiva, e che fosse a livello complessivo in surplus; anzi alcuni economisti fecero notare che era positivo aver saldi commerciali in deficit verso alcuni paesi, principalmente verso quelli da cui si importa materie prime necessarie all’industria.

Aspetti interessanti delle politiche mercantiliste

  • Uno è quello in cui si le tasse che aumentano sono dazi, in cui si innalzano dazi alle importazioni per ridurre le importazioni → Politica Protezionista. È una politica che viene messa in atto da gran parte degli stati da dopo la crisi del 2008. È un tipo di politica che funziona bene se la fanno pochi stati, altrimenti se la fanno tutti produce l’effetto opposto: la somma globale di importazioni che è uguale alla somma globale delle esportazioni, siccome tutti i paesi vanno a diminuire le importazioni allora le esportazioni diminuiscono.
  • Uno è quello basato sulla deflazione interna (politiche fiscali che riducono la domanda Y interna): si vanno ad aumentare le tasse pagate dai cittadini o si riduce la spesa pubblica. Questo tipo di politica viene praticata sistematicamente dalla Germania sulla base di una ideologia economica liberista, la quale sostiene che il bilancio pubblico deve essere di pareggio. Questo produce effetti economici importanti: quello principale è che se G è basso, o T è alto, l’economia interna è in deflazione. Quindi l’economia nazionale non è tanto trainata dagli investimenti e dai consumi interni, ma è trainata dalle esportazioni.

La logica del modello tedesco è il bilancio pubblico in pareggio, politiche monetarie restrittive, politiche fiscali restrittive in modo che la domanda interna non tira molto. Questo fa sì che non si raggiunge la piena occupazione e c’è disoccupazione cronica, la quale fa sì che i sindacati sono deboli perché i lavoratori hanno paura.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/06 Economia applicata

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher leandro.borghini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia della globalizzazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof Screpanti Ernesto.
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