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Economia della globalizzazione - Appunti completi lezioni - voto 30L/30 Appunti scolastici Premium

Appunti delle lezioni di Economia della Globalizzazione presso l'università di Siena. prof. Screpanti. Votazione esame 30, con i soli appunti. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Screpanti dell’università degli Studi di Siena - Unisi. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Economia della globalizzazione docente Prof. E. Screpanti

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26/10/17

LA LEGGE DI KALDOR-VERDOORN PER SPIEGARE LO SVILUPPO DEI PAESI EUROPEI

Crescita percentuale PIL serie di paesi Saggio di crescita % produttività lavoro

1950-1973 1973-1979 1950-1973 1973-1979

Germania 6.0% 2.4% 6.0% 4.2%

Italia 5.5% 2.6% 5.8% 2.5%

Giappone 9.7% 4.1% 8.0% 3.9%

Francia 5.1% 3.0% 5.1% 3.5%

USA 3.7% 2.7% 2.6% 1.4%

GB 3.0% 1.3% 3.1% 2.1%

C'è una correlazione stretta fra tasso di crescita del PIL e tasso di crescita della produttività del lavoro: essa è

la chiave di lettura per comprendere quello che è accaduto ultimamente in UE.

C'è una legge economica, proposta un economista olandese Verdoorn e poi riproposta da un'economista

ungherese Kaldor che si chiama legge di Kaldor-Verdoorn:

π = a + bY.

π = tasso di crescita della produttività in %

y= tasso di crescita del PIL

b = circa 0.5

In altri termini, la crescita della produttività è una funzione crescente della crescita del PIL. Infatti se si guarda

la tabella vediamo che crescono uguali e poi quando c'è un abbassamento della crescita del PIL, c'è anche un

abbassamento della crescita della produttività.

La giustificazione che viene data a questa legge corre in termini di progresso tecnico. Infatti si fa distinzione

fra i due tipi di progresso tecnico:

• Progresso tecnico esogeno: quello determinato dalle invenzioni e le innovazioni. Nelle economie moderne

le grandi imprese hanno dei dipartimenti di R&S che fanno grossi investimenti di ricerca. Gli ingegneri alle

dipendenze di queste imprese fanno invenzioni le brevettano e poi il management decide se produrre

queste invenzioni e le trasforma in innovazioni. Invenzioni sono le nuove tecniche come concepite dagli

scienziati e brevettate, mentre le innovazioni sono le introduzioni delle invenzioni nel processo produttivo

• Progresso tecnico endogeno: quello che è incorporato nelle macchine. Quando un’impresa acquista una

macchina, essa, ha incorporata un innovazione, una tecnica evolutiva.

Quindi quando un paese cresce a ritmi sostenuti del PIL crescono anche gli investimenti e questo comporta

un continuo rinnovamento delle macchine e quindi la continua immissione di nuove tecnologie innovative.

Queste macchine possono essere anche importate, e normalmente, un paese emergente come Cina, India,

Brasile fino a una decina di anni fa, ottengono un forte aumenti di produttività con il trasferimento di

tecnologie.

Quindi una crescita sostenuta del reddito, comporta una crescita sostenuta degli investimenti, che comporta

una crescita sostenuta della produttività.

Si capisce quindi che in questi casi buona parte della crescita della produttività è dovuta al rapido sviluppo

economico, dal fatto che i paesi sono cresciuti a ritmi sostenuti.

Da qui si vede che la produttività incide sul costo del lavoro. Infatti il costo del lavoro per unità di prodotto è

dato da

W Y

/ dove π=Y/L

L L 56

…e misura quanto incide il lavoro su ogni unità prodotta, quindi a parità di salari, più forte è la dinamica della

produttività e più si abbassa il costo del lavoro.

Il meccanismo di sviluppo che sosteneva la crescita dell'economia di questi paesi era sostanzialmente questo

cioè: i salari crescevano, ma non tanto, perché si veniva da un’economia devastata dalla guerra; c'era

disoccupazione, immigrazione dalla campagna alla città e dal Sud al Nord quindi i salari crescevano poco; le

esportazioni crescevano perché i salari sono bassi, quindi crescevano gli investimenti e reddito e di

conseguenza aumentava la produttività, riducendo ulteriormente il costo del lavoro si e questo, di nuovo,

alimentava le esportazioni. Era un circolo virtuoso che ha fatto si che l'Italia nel giro di 20 anni si trasformasse

da paese prevalentemente agricola una delle maggiori potenze industriali dell'occidente, lo stresso vale per

la Germania e Giappone.

A partire dagli anni 70 questo modello non funziona più.

RUOLO DEGLI USA DOPO LA 2GM

Gli USA svolgono un ruolo primario in questo processo di sviluppo. Essi sono una potenza imperiale anche se

si presentano come potenza anticoloniale, in quanto ha costretto i vecchi imperi coloniali europei a

smantellare l'impero stesso e concedere l'indipendenza ai paesi ex coloni, infatti negli anni 50-60 tutti i paesi

del Sud del Mondo diventano indipendenti.

Si istaura una nuova forma di imperialismo, non coloniale come quello affermato nell'800 e nella prima metà

del 1900, ma è un imperialismo post-coloniale dove i paesi sono politicamente indipendenti, anche se in

realtà sono tutti sotto la cappa delle due grandi potenze militari ed economiche (USA e Unione Sovietica).

Fra queste due potenze ci sono tensioni (Guerra Fredda), che non esplode in una grande guerra, ma esplode

in tante piccole guerre ai confini dell'imperi fra cui:

• Nel 1950-53 c'è la guerra di Corea, con la Corea del Nord controllata dai comunisti e la Corea del Sud

controllata dagli americani e si conclude con un nulla di fatto nel senso che si firma una tregua, non

una pace, in cui in realtà restano due Coree, la Nord comunista e Sud liberal-democratica

• Nel 1946-54 c'era stata la guerra di indipendenza dell'Indocina che era una colonia Francese e che si

conclude con una grossa sconfitta militare dei francesi, anche se subito dopo la guerra riprende con

gli americani che subentrano al posto dei francesi. L'Indocina francese ottiene formalmente

l'indipendenza nel 1954 e si formano 3 stati: il Laos, la Cambogia e il Vietnam.

• A partire dal 1955 c'è la guerra del Vietnam. Quest'ultimo è diviso in due parti: la parte del Nord

controllata da comunisti e la parte del Sud controllata dagli americani. C'è un accordo in cui è stabilito

che si dovrebbero fare delle elezioni generali nel Nord e Sud per decidere come viene governato

questo paese. Le elezioni non si sono mai fatte. Nel Sud avviene un colpo di stato e subentra con una

dittatura militare statunitense. Questa guerra che è stata devastante per i vietnamiti, ma anche per

gli americani che per la prima volta nella loro storia subiscono una sconfitta militare senza precedenti.

Infatti la guerra si conclude all'inizio degli anni 70, formalmente nel 1975, con la riunificazione del

Vietnam sotto il regime del partito comunista.

• Fra il 1954 e 1962 c'è la guerra di liberazione dell'Algeria dalla quale pure la Francia esce sconfitta

• Nel 1959 c'è la rivoluzione a Cuba, dopo di essa gli usa subiscono sconfitta a seguito del tentativo di

invasione --> respinta dai cubani

• Nel 1956 c'è una crisi a Suez che sembra portare il mondo alle soglie della guerra

In tutti questi casi normalmente c'è un partito comunista che guida un fronte popolare di liberazione e gli

americani che cercano di impedire ai comunisti di prendere il potere.

Quindi dopo la LA SECONDA GUERRA MODNIALE gli usa svolgono 3 funzioni:

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o Ruolo di "sceriffo globale": è la potenza militare che assicura la disciplina nei paesi che fanno parte

dell'area occidentale e ciò viene svolto bene nel periodo fra la fine della 2° guerra mondiale e la fine anni

70;

o ruolo di banca centrale del mondo, risultato che emerge dagli accordi di Bretton Woods con

l'instaurazione del Gold Exchange Standard basato sul dollaro.

o funzione di motore della globalizzazione mondiale: a partire dagli anni iniziali della ricostruzione, ma

soprattutto poi sono le importazioni americane che trascinano la crescita in tutto il mondo in quanto

importa più di quanto esporta e traina in tal modo gli altri paesi. Potevano permettersi di farlo perché

avevano il privilegio di emettere moneta internazionale e quindi mantenere la BC (e anche una BdP)

sistematicamente in deficit, perché pagavano il deficit emettendo carta moneta e potevano farlo perché

tutti gli altri paesi erano assetati di dollari, in quanto gli usavano come moneta di riserva, quindi li

accumulavano.

ASPETTO 1.

Il sistema del commercio internazionale di quel periodo, almeno per quanto riguarda la parte occidentale,

funzionava in questo modo:

le multinazionali USA facevano massicci investimenti diretti esteri nei paesi sottosviluppati o in via di sviluppo

per acquisire materie prime e petrolio (l'approvvigionamento delle materie prime e dell'energia) di cui aveva

bisogno l'occidente per mantenere lo sviluppo. C'erano 7 grandi compagnie multinazionali petrolifere note

come "le 7 sorelle" che controllavano quasi la totalità della produzione mondiale di petrolio e ovviamente

queste imprese multinazionali facevano molti profitti. Esse reinvestivano poi questi profitti in EU e in

Giappone, in questo modo finanziando lo sviluppo economico dei paesi EU. A loro volta, i paesi europei e il

Giappone, oltre agli USA, per sostenere lo sviluppo importavano le materie prime e l'energia estratti dai paesi

del terzo mondo e controllati dalle multinazionali americane. In forza di questo sviluppo i paesi EU e il

Giappone avevano ricostruito un industria molto efficiente e competitiva con la quale esportavano prodotto

finiti in tutto il mondo --> Questo è il sistema del commercio internazionale di quel periodo.

Inizialmente le grandi multinazionali erano americane, però a partire dagli anni 60 e poi per tutti gli anni 70

si sviluppano le multinazionali europee e Giapponesi, specialmente negli anni 70 c'è uno sviluppo

intensissimo delle multinazionali Europee e Giapponesi. Negli anni 90 il numero di multinazionali Europee

aveva superato quello delle multinazionali americane.

ASPETTO 2.

Un altro aspetto interessante da tenere presente riguarda le ragioni di scambio fra il Nord del Mondo e il Sud

del Mondo, cioè il rapporto in cui si scambiano le merci del Nord con le merci del Sud.

Le ragioni di scambio erano fortemente sbilanciate a favore del Nord del mondo perché le merci prodotte nel

Nord del mondo erano prodotte a costi elevati, in quanto i salari erano elevati rispetto al Sud del mondo e

anche i profitti erano elevati, mentre le merci prodotte nel Sud del mondo, che erano sostanzialmente

Materie prime e energia, prodotti agricoli ecc erano prodotte a bassi costi in quanto i salari erano bassi. Quindi

il rapporto di scambio era fortemente favorevole al Nord, cioè si scambiavano merci che costavano molto con

merci che costavano poco.

Sulla base di questa osservazione molti studiosi dell'imperialismo americano di quel periodo, specialmente

studiosi dall'America latina e altri paesi del sud del mondo come Egitto, svilupparono la teoria secondo cui il

metodo privilegiato di sfruttamento del Sud del mondo da parte del Nord del mondo è basato sullo scambio

diseguale, cioè lo scambio fra merci il cui costo di produzione è diseguale quanto è diseguale i redditi pagati

ai produttori. 58

CAMBIAMENTI CHE SUBENTRANO NEGLI ANNI ’70 E CHE FANNO CROLLARE IL VECCHIO

SISTEMA:

Negli anni 70 si verificano altri cambiamenti importanti:

A) CROLLO DEI SISTEMI DI BRETTON WOODS E DEI CAMBI FISSI (CROLLO NEL SISTEMA DEI PAGAMENTI

INTERNAZIONALE):

È vero che il sistema ha funzionato bene per una 20ina di anni, ma non ha funzionato bene come ci si

aspettava.

Inizialmente dal 1945-1957 c'è un periodo di carenza di dollari (Dollar Shock Age) che deriva dal fatto che gli

USA hanno una BP in avanzo fino al 1949, perché i paesi europei e Giappone non sono decollati quindi gli USA

esportano più di quanto importano e fanno anche investimenti verso i paesi europei e Giappone.

Questo avanzo diventa un leggero disavanzo fino al 1957, anche se le partite correnti sono in avanzo (fino al

1957). Infatti fino al 1957 gli USA esportano di più di quanto importano e questo fa sì che immettono poca

moneta nel mondo perché in realtà quando hanno una BdP in avanzo stanno ritirando moneta (soprattutto

oro che accumulano nelle riserve della FED). Quindi si ha una carenza di moneta internazionale che ostacola

lo sviluppo delle transazioni.

Tale problema viene però superato già nel 1958 quando c'è un forte disavanzo americano dei movimenti di

capitale (USA cominciano a fare grosse esportazioni di capitale sia con investimenti privati, che con aiuti

governativi). Questo disavanzo della bilancia dei pagamenti americana favorisce lo sviluppo delle transazioni

globali, ma crea un problema perché se c'è disavanzo il dollaro tenderebbe a svalutarsi (anzi, dovrebbe

svalutarsi) e la fiducia nella stabilità del dollaro viene scossa da una bilancia dei pagamenti sistematicamente

in disavanzo.

Tale fenomeno è stato osservato da un economista è stato definito "il dilemma di Griffin": cioè gli USA devono

avere un deficit nella BP perché così forniscono moneta di riserva internazionale al resto del mondo. Però il

disavanzo, erode la fiducia nel dollaro.

Tale situazione è instabile, infatti a partire dagli anni ‘70 cominciano le difficoltà.

Vediamo cosa accade.

Verso la fine degli anni 60 la Germania e il Giappone hanno un enorme surplus della BC e il USA un enorme

deficit della BC.

Per gli USA causa principale è la guerra del Vietnam che comporta enormi spese militari e l'innesco di un

processo inflazionistico.

In una situazione del genere si dovrebbe verificare un aggiustamento dei tassi di cambio tra marco tedesco e

yen da una parte e dollaro dall'altra. Si dovrebbe quindi verificare una tendenza alla rivalutazione del marco

e dello yen e/o a una svalutazione del dollaro, però Germania e Giappone non volevano rivalutare in quanto

se lo fanno, perdono competitività e gli USA non volevano svalutare in quanto comporta una perdita di

prestigio. Si ha quindi una situazione di conflitto che si ripercuote anche nei mercati.

Il dollaro che si dovrebbe svalutare non viene svalutato e di fatto poi questo nel mercato risulta essere

sopravvalutato rispetto all'oro; il prezzo di mercato dell'oro è maggiore di 35$ l'oncia, cioè il prezzo al quale

la FED era obbligata a cambiare dollari con oro.

Tra il 1968-1972 si verifica un forte deflusso di dollari e oro (in particolare), perché a quel punto conviene

chiedere la conversione dei dollari in oro al tasso di cambio ufficiale e poi rivendere l'oro sul mercato a un

tasso di cambio più elevato. Questo è pericoloso in quanto l'oro è la base di garanzia del valore del dollaro.

Infatti la copertura aurea detenuta dalla FED delle riserve internazionali di dollari crolla dal 55% al 22%.

Nello stesso tempo, a partire dai primi anni 70, si innesca un processo inflazionistico che è particolarmente

forte nei paesi più sviluppati, ma anche negli USA. 59

In questa situazione il presidente USA interviene perchè non poteva continuare a assistere alla perdita di

riserve auree della FED. Nel 1970 impone delle quote sulle importazioni, fa un po' di politica protezionistica

per frenare le importazioni.

Il 15 agosto 1971 prende dei provvedimenti shock (chiamati il Nixon shock). Esso decreta:

1. Blocco dei salari per 90 giorni per fermare l'inflazione

2. Aumento delle tariffe del 10% su tutti i beni importati

3. La non convertibilità del dollaro: da questo momento la FED non più disposta a convertire dollari in

oro quindi tutti i dollari che circolano nel mondo sono diventati carta straccia e vengono usati dai

paesi solo perché hanno fiducia nella stabilità del valore del dollaro. Però tale fiducia è minata dal

fatto che sta perdendo valore rispetto all'oro. (situazione molto delicata e pericolosa).

A dicembre Nixon sembra voler ritornare al sistema precedente, decreta di nuovo la convertibilità del dollaro

in oro, però a un saggio diverso: non più a 35$ l'oncia, ma a 38$ l'oncia e allargando la banda di oscillazione

che prima era del 1% e adesso diventa del 2,25%. Spera così di riequilibrare il sistema anche se in realtà non

lo fa, perché sul mercato l’oro si scambia a 70,30$ l'oncia quindi molto distate dalla parità (1972). Questo

porta a un crollo del sistema.

Il dollaro non è più convertibile in oro e piano piano tutti i paesi abbandonano il sistema dei cambi fissi perché

a quel punto non c'è più una parità fissa con il dollaro e si ritorna a un sistema di cambi flessibili: il tasso di

cambio è deciso dal mercato, il governo non interviene più.

Questo crea, a causa delle oscillazioni dello stesso, molta incertezza negli scambi internazionali.

Erano intervenuti anche degli altri cambiamenti importanti, per esempio lo sviluppo dei mercati di euro-

dollari, cioè depositi in dollari creati dalle banche europee.

Una banca europea può benissimo concedere un prestito in dollari, il vantaggio per la banca è che non

essendo la moneta nazionale la banca non è tenuta a mantenere dei rapporti di riserva, di sicurezza che sono

in genere imposti dalle autorità monetarie nazionali; è un rapporto fra riserve e depositi, oppure fra capitale

e asset.

Questo mercato degli Euro-Dollari si sviluppa moltissimo nel corso del tempo tanto che, nel 1997 il 95% dei

prestiti internazionali sono in Euro-Dollari. Esso è un mercato in cui nessuno ha controllo, né le autorità

monetarie nazionali, né gli USA.

b) PROCESSO INFLAZIONISTICO DETERMINATO DA 3 EVENTI:

a) 1° Shock Petrolifero:

La sconfitta americana alla guerra del Vietnam indebolisce la sua funzione di sceriffo globale. Questo è

importante perché a quel punto molti paesi del terzo mondo cominciano a fare politiche più autonome

rispetto agli USA.

Questo riguarda in particolar modo i paesi produttori di petrolio. Infatti nel 1960 si era costituita

un'organizzazione l'OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries - organizzazione dei paesi

che esportano petrolio) che comincia a funzionare a partire dal 1968 come un vero e proprio cartello.

Questi paesi controllano la produzione di petrolio mondiale (prevalentemente paesi arabi) e a un certo

punto decidono di pensare di essere loro che devono decidere il prezzo (non le multinazionali USA). Ma

non solo, questa pensata si verifica durante un evento politico importantissimo come la guerra

Arabo-Israeliana del 1973 in cui i paesi arabi Egitto, Siria, Giordania che avevano attaccato Israele ne

escono sconfitti. Israele è appoggiato dagli USA, quindi tutti i paesi arabi sviluppano un risentimento senza

precedenti verso gli USA e i paesi occidentali che fanno da contorno agli USA. In conseguenza di ciò l'OPEC

decide di alzare il prezzo del petrolio. Come si fa?

60

O’ O

P’

P D

Data una curva di domanda e una di offerta riducendo l'offerta il prezzo aumenta. SI riduce la produzione

di petrolio per aumentare il prezzo, esso è uno shock senza precedenti.

Da ottobre 1973 a marzo 1974 il prezzo del petrolio passa da 3$ al barile a 12$ al barile (effetti notevoli

nei paesi occidentali affamati di petrolio, sia dal punto di vista psicologico che economico, da ciò si è

innescato un forte processo inflazionistico --> 1° SHOCK PETROLIFERO).

b) 2° SHOCK PETROLIFICO:

si ha nel 1979, quando c'è la rivoluzione "khomeinista" in Iran. Viene rovesciato il potere dello Scià di

Persia (che era un dittatore che si autodefiniva imperatore). Egli era un dittatore che cercò di rilanciare

lo sviluppo industriale dell'Iran, di modernizzare lo stato e di occidentalizzare i costumi (cioè velo proibito

ecc... ). Tutte cose che suscitarono il risentimento delle componenti più tradizionaliste della cultura

iraniana, generando la rivoluzione islamica. Ci fu quindi questa rivoluzione Islamica che portò alla

creazione di una repubblica islamica basata sulla legge islamica e anche fortemente anti-occidentale

(tutti i valori occidentali considerati peccaminosi).

Insieme a questa rivoluzione la produzione di petrolio si riduce in Iran e altri paesi. L'Arabia Esaudita, che

era alleata con gli USA, aumenta invece la sua produzione per compensare la riduzione di quella iraniana

e degli altri paesi, ma non è sufficiente per cui si ha un secondo shock petrolifero con un aumento del

prezzo che in un anno passa da 18 euro al barile a 39,50 euro al barile (2° SHOCK PETROLIFERO e 2°

SPINTA INFLAZIONISTICA).

c) ondata di conflittualità sociale in tutti i paesi industriali avanzati.

A partire dalla fine degli anni 60 si è raggiunta la piena occupazione, negli USA e nei paesi Europei,

Giappone ecc, e la produzione continua a aumentare (quindi tensioni sul mercato del lavoro). Di

conseguenza i lavoratori, che sono organizzati nei sindacati, chiedono forti aumenti salariali e non

hanno paura di perdere il posto di lavoro perché l'economia è in forte crescita → non ci sono

licenziamenti e quindi riescono a ottenere forti aumenti salariali.

Questo conflitto è stato particolarmente forte negli USA e nei principali paesi europei come Germania,

Francia (dove ci sono occupazioni di fabbriche) e soprattutto Italia (“autunno caldo” del 1969 in cui ci

sono lotte per il rinnovo dei contratti e un balzo verso l'alto del livello dei salari monetari).

Questi cambiamenti che innescano anche in questo caso un processo inflazionistico: aumentano i salari

e le imprese reagiscono aumentando i prezzi. Siccome aumentano i prezzi i lavoratori chiedono ulteriori

aumenti salariali si innesca la spirale inflazionistica per cui l'inflazione aumenta semplicemente perché

ci si aspetta che aumenti.

In molti paesi come l'Italia addirittura questo processo viene istituzionalizzato con la “scala mobile”,

cioè un sistema per cui il salario monetario nominale si adeguava automaticamente all'aumento

dell'inflazione. Dal punto di vista dei lavoratori era una cosa più che logica perché, se io ottengo un

aumento salariale e poi le imprese mi fregano aumentando i prezzi, allora io mi difendo con la scala

mobile.

Il fatto che ci sia la scala mobile vuol dire che la spirale inflazionistica non si ferma più, perché

aumentano i prezzi, aumentano i salari, l'impresa aumenta di nuovo i prezzi ecc.. si va avanti così.

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Quindi, in sintesi, spinta salariale, shock petroliferi →Si innesca il processo della “grande inflazione”.

In alcuni paesi, specialmente in America Latina, si arriva a processi di iperinflazione con tassi di inflazione

di 130-150% l'anno. Anche nei paesi europei c'è un’inflazione parecchio alta anche se non a quei livelli, ad

esempio in Italia inflazione del 21%.

Come si reagisce a questa situazione???

I governi dei paesi occidentali sono un po' tutti nel panico, il presidente Nixon compreso.

Comincia comunque a verificarsi un certo contrasto di strategie politiche fra gli USA da una parte e la

Germania dall'altra. Un contrasto simile si era già verificato negli anni 60 quando la Germania avrebbe

dovuto rivalutare il marco ma non lo fece e gli USA non vollero svalutare. Il problema qui era come reagire

a questa ondata di inflazione: gli USA sostenevano che non si doveva fare nulla, nel senso che l'inflazione

era stata innescata da Shock esogeni e bisognava soprattutto evitare di innescare una recessione.

Ci furono degli incontri fra grandi potenze (erano 6 all'inizio). Le proposte degli USA è che i governi

avrebbero dovuto continuare a fare politiche espansive e piano piano l'inflazione si sarebbe controllata,

anche coinvolgendo i sindacati in trattative che ponessero sotto controllo la crescita salariale. La Germania

sosteneva invece che si dovesse fare politiche restrittive. Alla fine prevalse la linea della Germania.

La conseguenza fu che i governi dei paesi occidentali adottarono politiche fiscali e monetarie restrittive e

quindi hanno anche un po' ridotto le importazioni di petrolio, ma sicuramente non sono riusciti a domare

l'inflazione e quindi si è verificata una situazione senza precedenti. Si aveva la compresenza dell'inflazione

dei prezzi e depressione delle quantità prodotte (stagnazione delle quantità, del PIL). Questo è stato

chiamato STAGFLAZIONE. In precedenza quando c'era stagnazione dell'economia reale (rallentamento

crescita PIL e della produzione industriale), c'era anche deflazione dei prezzi (vedi crisi del 1929). In questo

caso invece no, c'è inflazione dei prezzi e stagnazione dell'economia reale (c'è un dimezzamento dei tassi

di crescita).

c) Elezioni in GB vinte da Margaret Thatcher:

Alla fine degli anni ’70, Margaret Thatcher, che era la leader del partito conservatore e che sosteneva teorie

economiche ultraliberiste e monetariste anti keynesiane, essa cominciò a adottare politiche anti keynesiane.

C'è un cambiamento di egemonia ideologica, fino a tutti gli anni 70 egemonia del pensieri keynesiano, a

partire dal 1979 si ha una egemonia del pensiero neoliberista di impronta monetarista.

Comincia la GB con Margaret Thatcher; poi l'anno successivo 1980 le elezioni USA furono vinte da

Ronald Wilson Reagan del partito repubblicano (anche lui conservatore, monetarista, neoliberista).

I due paesi più importanti quindi in mano ai monetaristi, da qui si avrà la svolta monetarista; da qui cambia

tutto.

NUOVO REGIME DI DOLLAR STANDARD DEGLI ANNI ‘80:

Era crollato il sistema di Bretton Woods. Per quanto riguarda il sistema di pagamenti internazionali, il dollaro

non era più ancorato all'oro, quindi tutti i paesi avevano adottato cambi flessibili e questo creava una

situazione di forte incertezza negli scambi internazionali.

Tuttavia non c'era una moneta alternativa al dollaro, nessuno aveva idea di come ricostituire un sistema di

pagamenti stabile.

Furono fatte delle proposte volte a trasformare il FMI in una vera e propria banca centrale mondiale, che

avrebbe emesso una moneta consistente in “diritti speciali di prelievo” (si è parlato anche dei diritti ordinari

di prelievo, cioè il diritto che ogni paese aveva di chiedere in prestito soldi al fondo monetario entro i limiti

posti dalla sua quota, questo è un credito non è creazione di moneta).

Tali diritti speciali di prelievo sono diretti ad ottenere un credito dal FMI che va molto al di là della quota. Esso

si configura come una vera e propria moneta di riserva e, infatti, in quel periodo molti paesi cominciano ad

62

accumulare come riserva anche diritti speciali di prelievo, anche se ne vengono creati pochi (circa il 4% della

riserva mondiale).

Gli USA non gradivano questa innovazione perché avrebbero perso il loro potere. Essi allora reagiscono

facendo degli accordi più o meno forzosi con i paesi produttori di petrolio (specialmente produttori arabi).

Accordi in base ai quali questi paesi si sarebbero fatti pagare il petrolio in dollari anche se fosse stato venduto

all'Italia, Francia ecc.. Infatti ancora oggi si paga in dollari. Questi dollari chiamati PETROL-DOLLARI, cioè

guadagnati dai paesi produttori di petrolio, vendendo petrolio. Questi paesi accumulavano enormi riserve di

dollari che poi usavano per acquistare i titoli di stato americani da cui ottenevano interessi, rendimenti

piuttosto alti.

Così il dollaro torna a essere la moneta fondamentale dei paesi internazionali:

1. Perché viene accumulata

2. Perché chi vuole comprare petrolio ha bisogno di dollari

Quindi si istaura un nuovo regime chiamato DOLLAR STANDARD.

Oggi siano ancora in tale sistema dove la moneta di pagamenti internazionale è ancora prevalentemente il

dollaro, e questo perché è stato stabilito con gli altri paesi arabi che è così. In conseguenza di ciò, gli altri paesi

sono costretti a usare i dollari come moneta di riserva.

Per tutti gli anni 90 la cosa ha funzionato, poi ci sono stati dei cambiamenti anche se siamo sempre in un

regime di DOLLAR STANDARD: oggi circa il 65% delle riserve mondiale sono in dollari, circa il 20% in euro

(oscilla a seconda dell'oscillazione del tasso di cambio fra dollaro e euro). L'euro si è affermato come moneta

di riserva di secondo piano, ma non si ha l'impressione che possa superare il 20-25%.

Il punto è che sono emersi anche altri paesi come la Cina che non appezzano questa situazione. Tali paesi a

loro volta esercitano una politica imperiale verso i paesi al Sud del mondo e anche verso alcuni paesi

produttori di petrolio, i quali, anche loro cominciano a non gradire tale situazione.

Gli USA non esitano di fronte a nulla per consolidare il ruolo del dollaro: per esempio secondo un certa

interpretazione la guerra fatta prima in Iraq ,e poi quella contemporanea con la Siria sono dovute al fatto che

la Siria non si faceva più pagare in dollari, si facevano pagare nelle monete dei paesi che acquistavano quindi

euro, yen ecc. (è comunque un interpretazione). 63

31/10/17 FILOSOFIA ECONOMICA: IL NEOLIBERISMO

Parleremo da ora in avanti di globalizzazione contemporanea. Infatti dagli anni ’90 alla crisi del 2008 c’è stata

un’egemonia teorica neoliberista.

Questa teoria ha svolto un ruolo importante nella formazione delle istituzioni o delle politiche della

globalizzazione contemporanea. D’altra parte possiamo ricordare che quando si parlo della globalizzazione

del 1800 si è parlato del pensiero economico classico inglese (pensiero liberista); si parlò di Keynes e della

rivoluzione keynesiana negli anni ’30 per introdurre la globalizzazione degli anni 50 e 60.

Le idee degli economisti e filosofi sono molto importanti perché influenzano i politici e le loro scelte, le quali

influenzano l’economia. L’egemonia teorica/filosofica è il motore fondamentale di conformazione e

cambiamento della realtà economica e sociale.

I CAMBIAMENTI POLITICI VERIFICATI ALLA FINE DEGLI ANNI ‘70

La globalizzazione all’epoca del Gold Exchange Standard (e del sistema di Breeton Woods) entra in crisi agli

inizi degli anni ’70. Si verificano durante questi anni una serie di cambiamenti drammatici (vedi lezione

precedente) che resero gli anni 70 degli anni di incertezza. Ma gli anni ’80 ancora di piu.

Quindi al ventennio noto come “gli anni dell’oro” (50-60) si è susseguito un ventennio (70-80) di incertezza e

confusione con una forte diminuzione del tasso di crescita del PIL.

Il problema più grave divenne l’inflazione, che raggiunse livelli mai visti prima. Quindi mentre negli anni 50-

60 i governi avevano come preoccupazione quella di raggiungere la piena occupazione, a partire dagli anni

’70 i governi cominciarono a preoccuparsi dell’inflazione.

Il primo cambiamento rilevante è la vittoria di Margaret Thatcher all’elezione politiche Inglesi con un

programma di forte riforma economica inspirato alla dottrina di Friedman (campione del pensiero

neoliberista contemporaneo). Lei era quindi una rivoluzionaria che voleva abbattere lo Stato di benessere

costruito negli anni ’60, mettere fine alle politiche Keynesiane, mettere fine al potere dei sindacati e

all’industria di stato. Quindi voleva mettere in moto un cambiamento radicali di orientamento ultraliberista.

Vinse le elezioni nel ’79, le rivince di nuovo nell’83. Dopo la sua vittoria nel ’79, nel 1980 c’è la vittoria di Ronar

Regan alle elezioni americane. Egli era un esponente del partito repubblicano, conservatore e ultraliberale.

Come vediamo i due piu importanti paesi dell’occidente sono governati da politici ispirati da dottrine

neoliberali e il neoliberismo si afferma rapidamente in tutto il mondo.

Siamo nella fase in cui si svolgono i negoziati dell’Uruguay Round, e questi portarono ad accordi di

liberalizzazione del commercio internazionali e movimento dei capitali. Il pensiero liberista ha influenzato la

conclusione di questi negoziati. (Li vedremo più avanti).

Nell’unione sovietica invece nel 1985 va al potere Mikhail Gorbaciov con programma di riforme. Egli aveva

capito che il sistema sovietico non funzionava, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo industriale. Infatti

aveva funzionato abbastanza bene negli anni ’30-’40-’50 soprattutto perché si era avvalso di trasferimenti di

tecnologie dalla GB, Germania e Usa. Invece a partire dagli anni ’70 questo trasferimento rallenta e

l’economia sovietica stenta a tenere il passo con l’economia di mercato occidentale. Inoltre iniziarono rivolte

popolari nei paesi dell’URSS per liberarsi dall’egemonia Russa. Quindi Gorbaciov capisce che questa situazione

va modificata e quindi cerca di cambiare il sistema con due parole d’ordine:

• “perestrojka” (ristrutturazione): si riferisce a riforme economiche che mirano al ridimensionamento del

ruolo dello Stato a creare un’autonomia delle imprese. Non c’è quindi ancora una introduzione di una

economia di mercato, ma con queste si va ad allentare la presa centralizzata dello stato e dare ai manager

delle imprese più autonomia per fare scelte più efficienti.

64

• “glasnost” (trasparenza): mirava a cambiare il sistema politico in ottica democratica, dando più

trasparenza alle informazioni, riduzione dei privilegi della NOMENTARUA (grosso apparato politico e

burocratico che governava la società), introduzione di elezioni a scrutinio segreto con piu candidati.

Inoltre Gorbaciov ha messo in chiaro, per far capire ai suoi alleati dell’Europa orientale, che non sarebbe più

intervenuto coi carri armati sovietici per reprimere le sommosse popolari. Per cui tutti questi paesi misero in

moto in processo di riforma che ha portato in 2 anni all’abbattimento di tutti i sistemi ispirati all’unione

sovietica.

Nel 1989 crolla il muro di Berlino, che era stato costruito nel ’61 per separare le due Germanie. Nel 1990 c’è

la riunificazione della Germania. In poco tempo il sistema dominato dal partito comunista crolla in

Cecoslovacchia, Polonia, Ungheria, Romania…un po da per tutto. Infine nel 1991 crolla anche in Unione

Sovietica.

Quella che Gorbaciov aveva concepito come una lenta e graduale riforma in senso democratico e di mercato,

diventa drastica e drammatica, con l’abbattimento del potere del partito comunista, privatizzazione di vasti

settori dell’industria pubblica, crollo verticale della produzione e successivamente la graduale ripresa

economica con un sistema di economia capitalistica di mercato.

LE IDEE CHE HANNO ISPIRATO TUTE QUESTE TRASFORMAZIONI: TEORIE NEOLIBERISTE

Friedrich von Hayek Friedrich von Hayek, economista e filosofo tedesco, rivale di Keynes

Il padre dell’economia neoliberista, è forse

e col quale ha cominciato a discutere già negli anni ’20 su una serie di circostanze. Negli anni ’50-’60 abbiamo

visto si è affermata l’egemonia keynesiana, ma i neoliberisti non hanno accettato questa affermazione, in

particolare Friedrich Von Hayek si è impegnato per portare nell’accademia l’affermazione del pensiero

neoliberista.

Nel 1947 ha fondato, insieme ad altri economisti, una società nota come “MONT PELERIN SOCIETY”, che aveva

come obiettivo l’affermazione del pensiero neoliberista e delle politiche inspirate al neoliberismo. Questa

società si impegna nella difesa della libertà individuale e dall’invadenza dello Stato (c’è l’idea del conflitto tra

individuo e Stato); sostiene che la libertà è impossibile senza la proprietà privata e i mercati competitivi; lotta

contro le dittature ostili alla libertà (Comunismo, socialismo, socialdemocrazia, liberali riformisti come le

dottrine Keynesiane). Uno dei membri di questa società è l’economista neoliberale italiano Luigi Einaudi, che

non ha dato rilevanti contributi scientifici ma è stato un punto di riferimento per i neoliberali italiani e

presidente della Repubblica.

Inizialmente fanno parte di questa società 39 studiosi: economisti, sociologi, politologi. Il numero

successivamente cresce e col passare del tempo alcuni di questi studiosi si sono affermati. Infatti ci sono ben

8 premi Nobel dell’economia nella MONT PELERIN SOCIETY. Fino alla crisi del 2008 possiamo dire che c’è stata

una prevalenza di questi premi Nobel assegnata a economisti ultraliberisti.

Quelle è il contributo apportato da questi economisti? Probabilmente il contributo di queste teorie è stato

abbastanza irrilevante, salvo una idea abbastanza importante di Friedrich von Hayek. Egli ha avuto una idea

importante che sta alla base del suo successo, accettata anche da molti economisti marxisti. Dobbiamo sapere

che negli anni ’20-’30, si svolse un dibattitto mondiale sul “calcolo economico nel socialismo”. Questo dibatto

deriva dal fatto che nel 1908 fu pubblicato un articolo di un economista liberale italiano ENRICO BARONE che

ha sostenuto una tesi strana (strana per un economista liberale): l’economia pianificata (da tenere in

considerazione che all’epoca ancora non c’era stata ancora la “rivoluzione d’ottobre” perciò i partiti socialisti

sostenevano la pianificazione centrale) può funzionare abbastanza bene nell’economia di mercato perché

l’economia di mercato non fa altro che fissare i prezzi di equilibrio (prezzi che eguagliano domanda e offerta);

allora lui dice che si può concepire un sistema matematico di equazioni che spingono l’uguaglianza tra

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domanda e offerta, si risolve il sistema matematico, si determina il prezzo di equilibrio, e quindi “l’ufficio

centrale del piano” o “il ministro della produzione” dice che questi sono i prezzi di equilibrio e si deve vedere

a questi prezzi ai quali si raggiunge l’equilibrio. Sulla base di questa teoria l’economia pianificata

funzionerebbe come quella di mercato. Detta da un liberale è una grande riconoscimento perché l’economia

di mercato è il massimo dell’efficienza allocativa. Ma da questa teoria partì un dibattito: alcuni economisti

liberali, soprattutto austriaci, sostenevano che non basta fissare i prezzi per far funzionare una economia di

mercato, ma ci vuole la proprietà privata dei mezzi di produzione, in modo che ogni individuo sia motivato

dalla ricerca del profitto; ci vuole una serie di altre cose… ci furono anche interventi di economisti socialisti.

Fu quindi un dibattito che andò avanti a lungo.

Da questo dibattito però rimase ben poco, salvo una idea di Friedrich von Hayek. L’idea era questa. Egli si

mette in polemica con l’impostazione di BARONE e di tutti gli altri economisti liberali neoclassici. Quest’ultimi

sostengono che potrebbe esistere un equilibrio economico generale con un mercato concorrenziale. Se si

raggiunge questo equilibrio si ottiene un’allocazione Pareto efficiente delle risorse, in cui tutti massimizzano

il proprio beneficio. Von Hayek invece sosteneva che i mercati concorrenziali che non funzionava così.

Nell’idea neoclassica gli agenti economici sono Prize-taker (prendono i prezzi con un parametro e fanno il loro

calcolo sulla base di questo prezzo), ma nella realtà le cose non vanno così perché nei settori industriali i

soggetti economici sono prize-maker. Quindi se le imprese determinano i prezzi significa che non esiste una

concorrenza perfetta come noi studenti l’abbiamo studiata. Nella realtà gli individui interagiscono tra di loro,

nel senso che non prendono come dati i prezzi ma osservano i comportamenti degli altri, fanno delle stime

sulle possibili relazioni e interazioni (teorie dei giochi), e questo porta alla fine ad una situazione in cui

l’equilibrio economico generale è del tutto irrilevante. Quindi Von Hayek critica i liberali internazionali

neoclassici sostenendo che l’equilibrio economico generale è del tutto irrilevante.

Ma allora a che serve il mercato se non serve a determinare il prezzo di equilibrio e l’allocazione Pareto

efficiente delle risorse? Secondo Von Hayek il problema riguarda le informazioni (e qui c’è la sua critica ai

modelli di organizzazione centralizzata). Il punto è che nessun ufficio generale del piano può raccogliere tutte

le informazioni necessarie per calcolare i prezzi di equilibrio. Questo perché le informazioni sono:

o disperse nelle menti degli individui,

o incomplete,

o spesso gli individui sono incapaci di esprimerle (come si lavora con una macchina, come si costruisce un

pezzo…)

o asimmetriche: gli individui detengono informazioni utili ma non sono intenzionati a rivelarle (esempio nel

settore finanziario).

Secondo Von Hayek questo problema viene risolto non in modo ottimale, ma con un metodo abbastanza

buono nel marcato: qui ognuno usa tutte le informazioni che ha a disposizione per fare le proprie scelte.

Infatti la logica era che un individuo non deve comunicare le sue informazioni all’ufficio del piano per fare un

acquisto, ma va al negozio e lo fa autonomamente; in questo modo l’individuo da le informazioni

direttamente al venditore (per esempio sui gusti del cliente), il quale adeguerà la propria produzione. Quindi

il processo di mercato è un continuo processo di rivelazione e elaborazione delle informazioni. Quindi il

problema cruciale che è l’uso delle informazioni il mercato lo risolve meglio di qualsiasi altro.

Questa è una idea questa interessante e utile, tanto che oggi molti economisti marxisti l’hanno accettata e

criticano i sistemi di produzione centralizzata perché:

o storicamente di è visto che non funziona

o sulla base di questa teoria si spiega che l’ufficio centrale del piano è difettoso in due cose:

o gestione e elaborazione delle informazioni

o incentivi: una economia di mercato progredisce sulla base dell’innovazione, e queste sono messe

in atto sulla base di incentivi individuali (gli imprenditori fanno innovazione per generare profitti).

Se si toglie al manager di stato l’incentivo a fare profitti, loro l’innovazione non la fanno. Il sistema

66

sovietico ha funzionato abbastanza bene fintanto ha potuto importare tecnologie incorporate

nelle macchine incorporate nelle macchine importate dagli USA.

PS: Da tenere in considerazione che i mercati possono fallire in presenza di :

o asimmetrie: portando a situazioni che possono esplodere in crisi. Quindi in questi casi i mercati falliscono

perche non riescono a gestire le informazioni: non riesce cioè a dare all’individuo l’incentivo a rivelare le

informazioni che può essere utile ad altri

o esternalità: le imprese producono effetti su altri individui e il mercato non è in grado di quantificare questi

effetti, non è in grado di dare un prezzo all’inquinamento e non si raggiunge un punto in cui gli individui

attraverso la negoziazione raggiungono una allocazione di equilibri

o monopoli naturali

o beni pubblici

Questi aspetti qua, furono considerati negli anni 70 di secondaria importanza (quando si stava affermando il

pensiero neoliberista) perché allora il problema cruciale era l’inflazione. L’idea che si era diffusa era che

l’inflazione fosse stata causata fondamentalmente non tanto dagli shock petroliferi o dal conflitto di classe

sulla distribuzione del reddito, quanto piuttoscto dalle politiche keynesiane.

MILTON FRIEDMAN

L’idea che si era diffura era che l’inflazione fosse stata causata fondamentalmente non tanto dagli shock

petroliferi o dal conflitto di classe sulla distribuzione del reddito, quanto piuttosto dalle politiche keynesiane.

Infatti, l’altro economista neoliberista americano Friedman, cominciò a costruire il suo sistema teorico negli

anni ’50, in polemica con Keynes.

Friedman sosteneva la tesi che i mercati funzionano abbastanza bene se lasciati liberi, tendendo

naturalmente alla piena occupazione senza bisogno dell’intervento pubblico. L’intervento pubblico infatti non

fa altro che alterare l’andamento del mercato. Uno dei problemi più importanti generato dalle politiche

keynesiane era proprio l’inflazione.

Negli anni ’50 quando l’inflazione era irrilevante, Friedman prevedeva che ci sarebbe stata una ondata

inflazionistica. E negli anni ’70 questa inflazione c’è stata, e molto consistente.

Quello che ormai però sappiamo oggi è che questa ondata inflazionistica non è stata causata da queste

politiche keynesiane, quanto piuttosto dai 2 shock petroliferi e dalla lotta di classe sui salari. Però negli anni

’70 i politici vollero dar credito alle tesi di Friedman. Quello che interessavano ai circoli industriali in quel

periodo era l’adozione di politiche fiscali e monetarie anti-inflazionistiche, che avrebbero portato a ristabilire

un equilibrio sociale precedente a gli anni ’70 (anni di cambiamento)

LE TEORIE PIU IMPORTANTI CHE SONO ENTRATE A FAR PARTE DELL’OPINIONE PREVALENTE

Alcune idee che sono entrate a far parte di questo pensiero neoliberista e che sono abbastanza fasulle.

Tutti quanti crediamo a queste teorie, anche se ci sono delle falsità. Quindi possiamo dire che queste teorie

che esporremo sono delle mezze-verità.

▪ AFFERMAZIONE: Se aumenta troppo l’offerta di moneta c’è inflazione.

Questa affermazione non è propriamente corretta. Perché?

Questo è il modello di Friedman, che sintetizza la sua teoria alla quale cominciò a lavorarci negli anni ’50.

Prendiamo il modello “aggregate demand–aggregate supply” (The AD–AS). Friedman introduce la terza

curva, verticale, e la chiama “long run aggregate supply curve”.

Yf: full employment

AD= aggregate demand 67

P LAS

Yf AS

C Yf

INF 9% D B

INF 7%

INF 5% A AD Y

Yf

La sua idea è che l’economia di mercato tende sempre, spontaneamente e rapidamente alla piena

occupazione se non ci sono interventi esterni. Piena occupazione significa che esiste un tasso di

disoccupazione che è naturale del 3 o 4%, che si verifica quando i lavoratori si licenziano e cercano un altro

lavoro. Quindi la disoccupazione deriva dalla ricerca di un nuovo posto di lavoro. Si chiama DISOCCUPAZIONE

DI PIENA OCCUPAZIONE.

Supponiamo che oltre a esserci questo tipo di disoccupazione, ci sia anche un governo social-democratico

che abbia come obiettivo la piena occupazione perché ritiene che questo 3% sia troppo elevato. Allora prende

provvedimenti per aumentare l’occupazione. Partendo dal punto A, secondo Friedman allora il governo

espande l’offerta di moneta: i cittadini hanno più moneta in tasca. I cittadini spendono di piu per acquistare

beni di consumo, quindi la domanda aggregata aumenta. La curva di domanda aggregata si sposta verso

destra e andiamo a finire nel punto di equilibrio B. Vediamo che in questo equilibrio l’occupazione è

aumentata, ma sono aumentati anche i prezzi.

Questo processo appena parte produce un inganno nei confronti degli agenti economici perche: le imprese

osservando che stanno aumentando i prezzi dei prodotti si aspettano che aumento i profitti, quindi

aumentano la produzione; per aumentare la produzione domandano piu lavoro; la maggior domanda di

lavoro fa aumentare il salario monetario; il lavoratore, osservando una crescita del salario monetario, la

interpreta come una crescita del salario reale e quindi offrono più lavoro (questo perché nel modello classico

l’offerta di lavoro è determinata dalla produttività marginale del lavoro e dalla disutilità marginale del lavoro;

in equilibrio è determinata dal saggio di salario reale). Quindi se partiamo da una situazione in cui l’inflazione

è per ipotesi al 5%, e il governo in questa maniera determina una inflazione del 7% (l’espansione dell’offerta

di moneta, in cui si passa da A a B), tutti vengono ingannati: i lavoratori credono che i loro salari reali sono

aumentati del 7% e quindi offrono piu lavoro; i capitalisti credono che i loro profitti siano aumenti del 7%

quindi aumentano la loro produzione. Quindi con l’intervento del governo la disoccupazione va sotto il 3%,

ma accade che in un secondo momento tutti si rendono conto di esser stati ingannati: i lavoraroti per esempio

vedono aumentati i loro salari monetari del 7%, ma anche i prezzi sono aumentati del 7%, quindi i salari reali

non sono aumentati e quindi i lavoratori tornano sulla loro decisione e riducono la loro offerta di lavoro;

stessa cosa fanno gli imprenditori vedono che i prezzi delle loro merci sono aumentati del 7%, ma anche i

costi sono aumentati del 7%, quindi i profitti non sono aumenti e tornano sulla loro decisione.

Come si interpreta questo? La curva di offerta aggregata si sposta verso l’alto e si torna in un punto che è

quello di equilibrio di piena occupazione nel punto C, ma con una inflazione del 9%.

SECONDO FRIEDMAN Quindi la morale della favola è che le politiche espansive keynesiane possono far

aumentare l’occupazione, ma soltanto nel brevissimo periodo, e ci riescono solo nella misura nella quale

riescono ad ingannare gli agenti economici. Ma gli agenti economici non si fanno ingannare per sempre, infatti

prima o poi adattano la loro aspettativa inflazionistica. Quando c’è stato questo adattamento, l’economia

torna all’equilibrio di piena occupazione, ma con una inflazione più alta. Se a questo punto il governo di ostina

a fare politica di piena occupazione al fine di ridurre il tasso di disoccupazione al 2% invece che a 3%, allora

prende altri provvedimenti espansivi e si va a finire che l’inflazione aumenta ancora di piu, e si ripete il

processo di inganno: gli individui sono ingannati, ma poi si rendono conto di essere stati ingannati e si ritorna

all’equilibrio che a quel punto l’infrazione è del 12% anziché 9% (inflazione crescente).

68

Sembrava che il modello spiegasse esattamente l’accaduto. Infatti negli anni ’70 infatti c’era inflazione a tassi

crescenti e c’erano stati forti aumenti salariali perché c’era piena occupazione.

La cosa interessante che affascinò soprattutto i circoli industriali è la ricerca politica per fronteggiare questa

situazione inflattiva. Come si fa a rientrare dall’inflazione quando è andata al 31% come accadde in Italia? La

soluzione è fare politiche opposte, ovvero politiche monetarie restrittive: bisogna contratta l’offerta di

moneta facendo traslare verso il basso la curva AD( vedi frecce rosse prima figura) e andando nel nuovo

equilibrio D; in questo modo si crea si crea un po’ piu di disoccupazione (perche ci troviamo a sinistra di Yf) e

si va avanti con questo processo finché l’inflazione non sarà rientrata ad un livello accettabile. La

disoccupazione è quindi lo strumento che serve per ingannare gli individui nella direzione opposta a quella di

prima.

Perché questa affermazione vista all’inizio è una mezza verità, una menzogna?

Proviamo a fare questo ragionamento a partire da questo equilibrio.

LAS AS

Yf Yf

P AD Y

Yf

Qui non siamo in piena occupazione. Se il governo fa aumentare l’offerta di moneta, ci sarà inflazione ma ci

sarà un aumento della produzione reale e se continua a prendere provvedimenti espansivi, ci sarà un

aumento della produzione reale con l’aumento dell’inflazione, e il processo va avanti finché non si raggiunge

la piena occupazione. Alla sinistra di YF, gli effetti della politica monetaria espansiva sono reali (l’economia

tende realmente alla piena occupazione). Qual è l’effetto sull’inflazione?

L’effetto sull’inflazione dipende dall’inclinazione della curva AS:

LAS

Yf AS

D

AD

Yf

Come si vede in questo esempio, se il governo espande l’offerta di moneta e fa aumentare la domanda

aggregata, l’effetto è puramente reale e non c’è effetto sull’inflazione.

Dunque ritornando all’affermazione “espansione dell’offerta di moneta crea inflazione”, crea inflazione solo

se c’è piena occupazione. Questa cosa Friedman l’ha sempre detta chiaramente, ma ha aggiunto che il

mercato naturalmente porta alla piena occupazione. Oggi nessuno pensa però che il mercato porti

autonomamente alla piena occupazione.

Quindi una politica fiscale o monetaria espansiva non necessariamente crea inflazione. La verifica empirica

che storicamente s’è fatto è che dal 2014 al 2017, c’è stata una politica monetaria espansiva da parte della

BCE con svalutazione dell’euro rispetto al dollaro e l’inflazione è stata bassa.

Quello che è importante è che si afferma idea monetarista, dottrina e idea economica che si chiama

MONETARISMO: secondo questi il governo non deve far politiche fiscali espansive e non deve fare politiche

69

monetarie espansive quando l’economia in piena occupazione. Se si aggiunge che secondo loro l’economia è

quasi sempre in piena occupazione, il governo non deve fare nulla.

▪ IL TEOREMA DELLE ESTERNALITÀ DI COASE

Un’altra teoria è stata proposta da Ronald Coase, economista inglese. Si tratta di un teorema che riguarda le

esternalità. Nella teoria liberale neoclassica tradizionale le esternalità negative sono un fallimento del

mercato. Per esempio tra due soggetti c’è uno scambio di una sigaretta con dei soldi. Ma soggetti terzi alla

transazione subiscono un evento esterno (fumo sigaretta) di una decisione di scambio che non hanno preso,

e il mercato non è in grado di dare un prezzo a questa esternalità negativa che gli altri soggetti subiscono. Il

mercato fallisce perché l’esternalità negativa genera una riduzione di benessere.

Secondo Coase il problema non risiede nel mercato, ma nella mancanza di diritti di proprietà su certi beni. Il

punto è per esempio che non esistono diritti di proprietà sull’aria che si trova sopra la fabbrica che inquina.

Nessuno ne è proprietario. Ma se quell’aria fosse di proprietà di qualcuno, allora il proprietario sarebbe in

grado di farsi pagare l’uso del bene. Quindi il proprietario dell’aria e quello della fabbrica possono avviare una

trattativa col proprietario della fabbrica per ridurre la quantità di inquinamento. Si raggiunge un prezzo che

mette d’accordo tutti (un equilibrio, e quindi si riduce l’esternalità semplicemente estendendo i diritti di

proprietà.

Il problema secondo Coase è che non esistono diritti di proprietà su alcuni beni, ed è questo quindi che fa

fallire il mercato.

Questo teorema ha avuto un enorme successo, tanto che ci sono dei sistemi per l’attribuzione di quote di

diritti di inquinamento.

Ma da un punto di vista teorico, è stato dimostrato subito che questo teorema non ha molto senso: per

funzionare è necessario che la trattativa avvenga senza costi di transazione, perché in presenza di questi non

si riesce a fare trattative efficienti. I costi di transazione riescono ad essere piu o meno complessi: quando

riguardano problemi cosi rilevanti come l’inquinamento di aree comuni, i costi sono elevatissimi (perche i

cittadini si riuniscono in comitati ambientali; poi fanno mobilitazione; pagano gli avvocati). Quindi si dimostra

che se i costi di transazione sono elevati, questo modello non funziona.

▪ TEORIA DEI MERCATI CONTENDIBILI

Sempre la teoria libera tradizionale neoclassica dimostra che se non c’è concorrenza perfetta, e in particolare

se c’è monopolio, i mercati falliscono. Perché? Non portano ad una allocazione Pareto ottimale perché il

monopolista, per massimizzare i profitti produce di meno di quanto produrrebbe in concorrenza, a costi piu

alti e vende a prezzi più alti. L’indicazione politica data dagli economisti liberali classici riguarda l’intervento

dello Stato: i monopoli naturali devono essere gestiti pubblicamente, perché se li affidiamo ai privati creano

questi fallimenti. Quindi tutta la storia degli interventi pubblici degli anni 50-60 è in buona parte giustificata

in questa maniera.

Quindi la teoria dei mercati contendibili, elaborata da William Baumol e John Panzar, sostiene che in realtà i

mercati possono funzionare bene anche se ci sono poche imprese o una sola, purché ci sia libertà di entrata

(libertà di una nuova impresa di entrare in questo nuovo mercato). Perché possono funzionare bene? Perché

l’impresa esistente, sa che se fissa prezzi troppo alti e una quantità bassa invita un concorrente ad entrare

nel mercato, e quindi evita di fare questo e tiene i prezzi piu bassi rispetto a quelli che li permetterebbero di

massimizzare il profitto. Questo per evitare l’ingresso di un concorrente. Quindi un mercato funziona quasi

come fosse competitivo.

Sulla base di questa teoria in molte situazioni si sono realizzate imprese pubbliche che gestivano beni naturali.

Questo teorema è abbastanza bello, ma dipende da delle ipotesi irrealistiche:

70

o Non esistono costi fissi irrecuperabili. I cosi fissi irrecuperabili sono quei costi sostenuti da un’impresa per

accedere nel mercato e che non può essere recuperato se una impresa decidesse di uscire. Per esempio

le ferrovie dello stato gestivano tutti i servizi ferroviari poi è stata scorporata ed è stata creata Trenitalia

(gestore delle carrozze), spa controllata in parte dal pubblico ma che si comporta come una società

normale che ha l’obiettivo di profitti. Quindi la rete ferroviaria è pubblica, ma la gestione dei treni privata.

In virtù della teoria dei mercati contendibili questo mercato è andato a perdere, ed in questa situazione

è entrato un nuovo concorrente ITALO. Si potrebbe dire che Trenitalia non ha tenuto i prezzi bassi da

impedire l’ingresso di Italo, o si potrebbe dire che il concorrente non è stato abbastanza intelligente

entrando non facendo i calcoli giusti. Infatti è successo che Italo produce in perdita perché i costi sono

irrecuperabili: le locomotive ormai comprate non possono essere rivendute e quindi non esce dal mercato

operando in perdita. È la dimostrazione di fatto che quel teorema non funziona perche esistono costi fissi

irrecuperabili

Talle teorie neoliberiste a politiche concrete

Come fanno queste teorie a trasformarsi in politiche a livello globale?

Abbiamo visto che a livello nazionale il canale di ingresso è stata la politica prima della GB e poi USA. Margaret

tucher e Ronal Regan hanno avviato politiche di privatizzazione delle imprese, deregolamentazione dei

mercati, politiche monetarie restrittive…. Facevano tutto quello che veniva suggerito dagli economisti

neoliberisti.

A livello internazionale, si è andato formando un consenso che è noto come “Whashington Consensius”.

Questo era un insieme delle teorie delle politiche economiche (ovvero un suggerimento su cosa dovrebbero

fare i governi). Questi suggerimenti emersero da colloqui avuti negli anni ’80 tra esponenti di spicco delle

grandi banche private, della FED, del FMI, BM, dipartimento del tesoro americano… questi colloqui hanno

portato a stabilire alcuni principi di politica economica:

o LA FISCALITA’: la fiscalità deve essere il meno progressiva possibile per incentivare gli investimenti

produttivi.

Il pensiero liberale tradizionale aveva elaborato la teoria dell’imposizione progressiva. All’epoca di

Roosevelt si arrivò a tassi marginali di imposizione sul reddito superiori all’80%. Oggi la destra propone la

Flex TAX: tassa ad aliquota unica.

Il Whashington Consensius aveva stabilito questo principio. La giustificazione è che in questa maniera si

incentiverebbero gli investimenti. La conseguenza è che se si riduce la progressività delle imposte, bisogna

allargare la base contributiva (andare a tassare più persone più povere), soprattutto se si considera un

altro principio del Whashington Consensius che è quello del bilancio pubblico deve tendere al pareggio.

Da qui la tendenza a compensare le imposte dirette con un aumento delle imposte indirette (imposte

pagate da tutti). È quindi una teoria (quella della fiscalità) che giustifica l’uso del fisco per distribuire

reddito dai poveri ai ricchi, perché così i ricchi possono fare investimenti.

o LIBERALIZZAZIONE DEI MERCATI FINANZIARI: attraverso l’abbassamento del tasso di interesse e la

deregolamentazione dei mercati finanziari. Infatti dopo la crisi del ’29 i mercati erano stati fortemente

regolamentati. L’idea della liberalizzazione era che un individuo deve cercare di massimizzare il profitto,

quindi lo stato deve ridurre il tasso di interesse e quindi favorisce l’investimenti delle imprese.

o SMANTELLAMENTO DEL SETTORE PUBBLICO TRAMITE LE LIBERALIZZAZIONI: questa idea fu proposta da

economisti americani. L’idea è che l’impresa pubblica è inefficiente perché:

o non deve rendere conto a azionisti per le perdite e può andare avanti con le perdite perche c’è

sempre dietro lo Stato che finanzia

o Rendite politiche: i politici fanno favori a manager di stato e i manager di stato fanno favori ai

politici

o Corruzioni, ecc.

La miglior cosa è privatizzare e così l’impresa pubblica, che diviene privata, non è più inefficiente. Infatti

l’impresa privata è efficiente perché o fa profitti o esce dal mercato.

71

o ASSICURARE LA GARANZIA DI PARITA’ DI TRATTAMENTO TRA INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI E

INVESTIMENTI NAZIONALI (liberalizzazione degli investimenti diretti esteri): lo stato non deve privilegiare

l’impresa nazionale rispetto quella non nazionale.

o DEREGOLMENTARE I MERCATI E FAVORIRE LA CONCORRENZA

o RAFFORZARE LA PROTEZIONE DELLA PROPRIETA’ PRIVATA: la proprietà privata è un incentivo a fare bene,

impegnarsi al meglio nelle proprie capacità per massimizzare i profitti

o LIBERALIZZARE IL COMMERCIO ESTERO, ABBATATENDO LE TARIFFE DOGANALI E LE BARRIERE NON

TARIFFARIE. Questo in virtù del principio dei vantaggi comparati, secondo il quale i paesi devo

specializzarsi nelle produzioni in cui hanno un costo di produzione piu basso e quindi un vantaggio di costo

o LIMITARE IL DEFICIT DI BILANCIO PUBBLICO: lo stato meno si intromette meglio è. Infatti il canale

attraverso cui lo stato si intromette in economia è il bilancio pubblico. Per esempio con le politiche

keynesiane lo stato costruisce strade, ospedali ecc… Infatti i Keynesiani sostenevano che si deve

aumentare la spesa pubblica anche in deficit. Ma per far ciò deve aumentare le tasse, e in questo modo

pero sottrae reddito ai cittadini che potrebbero investirlo in modo più efficiente l’idea dei neoliberisti

è ridurre le spese al minimo riducendo le tasse al minimo. Quindi ne deriva l’altro principio:

o CREARE TRASPARENZA NEL MERCATO, SOPPRIMENDO OGNI SUSSIDIO DATO DALLO STATO A IMPRESE

PRIVATE O PUBBLICHE. La spesa pubblica deve essere riorientata verso provvedimenti minimi a favore

dei poveri e deve essere finalizzata a sostenere lo sviluppo. Il resto si lascia fare al mercato.

Queste idee si sono diffuse in tutto il mondo e in buona parte hanno influenzato i negoziati dell’Uruguay

Round che ha porta alla nascita del WTO altri accordi importanti.

Questa egemonia neoliberista iniziata alla fine degli anni ’70 è entrata in crisi con la crisi del 2007/2008. La

crisi ha dato una batosta senza precedenti e rallentato lo sviluppo, e un numero crescente di economisti si

sono resi conto che queste teorie non funzionano: non è vero che i mercati si autoregolano sempre portando

alla piena occupazione; non è vero che lo stato non deve intervenire, ma in alcuni casi lo Stato deve

intervenire (nel 2008 per salvare banche e imprese dal fallimento). Quindi in alcuni casi l’intervento pubblico

è necessario. Da qui molti economisti sono diventati anti-neoliberisti.

72

3/11/17 IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

Il fondo monetario internazionale è una delle piu importanti istituzioni della governance mondiale che cerca

di regolare la globalizzazione contemporanea.

Questa istituzione fu fondata con gli accordi di Breeton Woods nel ’44, e che aveva lo scopo di aiutare i paesi

in difficoltà coi conti esteri e quindi avevano bisogno a tal fine di prestiti.

Inizialmente operò attraverso politiche economiche Keynesiane, poi però a partire dagli anni ’70 ci fu una

trasformazione passando sotto l’influenza delle politiche monetariste.

Inoltre le sue politiche sono state molte molto criticate negli ultimi 20 anni (es. movimento No Global)

Cos’è e come funziona oggi

Al 2016 fanno parte 189 Paesi (tutti quelli del mondo).

I diritti di voto sono distribuiti sulla base delle quote versate dai paesi che vi aderiscono (57% dei voti

appartengono ai paesi industrializzati). Gli Usa controllano i 16%; i Paesi dell’UE che aderiscono singolarmente

al Fondo controllano complessivamente il 32%.

Tutti i direttori Generali sono stati Europei, sulla base di una regola implicita (vista nelle preced. Lezioni).

Gran parte dello staff viene dalle migliori Università mondiali (soprattutto USA) dalle quali escono fuori

economisti di orientamento liberista, neoliberista, monetarista.

La missione del FMI è di offrire finanza ai paesi che hanno difficoltà con i pagamenti internazionali, sia

difficoltà derivante da deficit di pagamenti, sia difficoltà connesse alla debito pubblico verso l’estero (infatti

in molti casi il debito pubblico è detenuto dai creditori esteri).

Il credito viene concesso sulla base di regole ben definite. I principali strumenti di credito usati dal FMI sono:

1. Compensatory Contingency Financing facility per far fronte a scompensi di cassa temporanea

per

2. Extended Fund facility far fronte a necessità impellenti come il pagamento degli interessi sul debito

estero o interno

3. Structural Adjustment Facility

4. Enhanced Structural Adjustment facility

5. Systemic Transformation Facility per favorire la transizione verso economie di mercato, ed è stato

utilizzato soprattutto dopo il crollo di regimi sovietici che hanno dovuto affrontare la transizione da

economia pubblica a quella privata

6. Emergency Landing Facility per far fronte a catastrofi naturali o riconversione da economie di guerra.

Le forme più importanti sono la 3 e la 4, le quali forniscono il grosso dei finanziamenti.

Quando viene concesso un finanziamento ad un Paese si utilizza prima la 2, imponendo

contemporaneamente al Paese delle regole di riforma che si chiamano STRUCTURAL ADJUSTMENT PLAN

(SAP) in modo che il Paese possa essere in grado di ripagare questi debiti; se si vede che il paese si adegua a

quello che il FMI vuole che fa, viene concessa una seconda trance (la numero 3) e una terza trance (la numero

4) del finanziamento. Quindi il finanziamento si riduce nel tempo, e questo viene parallelamente all’adozione

da parte del Paese di politiche imposte dal FMI (SAP).

Quindi le concessioni credito sono subordinate all’accettazione dei STRUCTURAL ADJUSTMENT PLAN (SAP),

che sono ricette di politica economici, di stampo monetarista, che mirano a ristabilire l’equilibrio interno

(definito come inflazione nulla o ad un tasso basso) ed esterno (definito come equilibrio della Bilancia dei

pagamenti) nell’arco temporale di 3 anni.

Dopo la prima trance arrivano nello Stato richiedente i funzionari del FMI che mettono sotto controllo il

Governo, controllando se il Governo ha preso i provvedimenti (politiche giuste) conformi al SAP imposto dal

Fondo. Se sono conformi concedono le altre trance, tenendo continuamente sotto controllo il Governo. L’idea

è che nei 3 anni deve aver preso i provvedimenti imposti dal SAP e deve aver riportato in equilibrio interno

ed esterno. 73

CRITICHE PRINCIPALI CHE RIGUARDANO IL SAP

Le critiche al FMI riguardano principalmente le SAP, perché si ritiene che abbiano una implicazione

fortemente deflazionistica e recessiva, e che producano più danni che benefici. Queste critiche sono state

fatte sia da No Global, sia da economisti importanti (principalmente di stampo keynesiano e marxista).

Le politiche del FMI sono essenzialmente politiche di:

• svalutazione del tasso di cambio

• svalutazione della spesa pubblica

• aumento delle tasse

• riduzione offerta di moneta

• aumento del tasso di interesse

DIVERSE LOGICHE/INTERPETAZIONI/TEORIE DI FUNZIONAMENTO DELLE POLITICHE DEL FMI

Per capire i problemi e le critiche mosse dagli economisti, dobbiamo capire come funziona il piano di

aggiustamento. Possiamo andare a vedere che lo stesso tipo di politica di aggiustamento piò essere

interpretata diversamente. Ci sono diverse interpretazioni:

1. LOGICA MONETARISTA

Seconda questa, la SVALUTAZIONE NOMINALE del tasso di cambio fa migliorare la bilancia commerciale

(rendere più competitive le merci nazionali e aumentare le esportazioni; rendere più costose le merci

straniere e ridurre le importazioni). Su questo sono d’accordo monetaristi, keynesiani e marxisti.

Invece, la riduzione del deficit pubblico per mezzo della SVALUTAZIONE DELLA SPESA PUBBLICA e

AUMENTO DELLE TASSE (in questo caso si parla di SVALUTAZIONE REALE), secondo la logica monetarista,

riduce la domanda di moneta da parte del governo, con la conseguenza quindi che il tasso di interesse

(prezzo che pone domanda e offerta di moneta in equilibrio) dovrebbe tendere a diminuire.

Ma siccome il FMI normalmente suggerisce nel piano di aggiustamento che il tasso di interesse debba

aumentare, per evitare la diminuzione del tasso di interesse la Banca centrale deve RIDURRE L’OFFERTA

DI MONETA (contrazione monetaria: il tasso di interesse dipende dall’offerta di moneta piu bassa è

l’offerta di moneta, più si alza il tasso di interesse).

Con queste politiche, i prezzi interni dovrebbero diminuire, secondo la logica monetarista accade questo.

Questo presuppone che i salari siano flessibili (che quindi diminuiscano). Se i prezzi interni diminuiscono,

allora aumentano anche le esportazioni. Secondo questa logica monetarista, non dovrebbe aumentare

molto la disoccupazione, purché i salari si riducano: l’idea è che se c’è concorrenza nel mercato di lavoro,

(in altri termini se i sindacati sono deboli), la riduzione della domanda fa abbassare i salari, non facendo

abbassare la produzione e l’occupazione. Si riducono i consumi interni, perché c’è riduzione della spesa

pubblica, però c’è un aumento delle esportazioni. Quindi questo aggiustamento dovrebbe avvenire senza

recessione, con la sostituzione della domanda interna con la domanda esterna. Ma sostanzialmente la

produzione non dovrebbe diminuire, l’occupazione non dovrebbe diminuire, cambiano solamente i prezzi

da interi a esterni.

Secondo la logica monetarista, gli SAP mirano a creare una situazione di SVALUTAZIONE o

DEPREZZAMENTO REALE oltre a quella NOMINALE.

Il TASSO DI CAMBIO è il prezzo di una moneta in termini di un'altra moneta.

E= TASSO CAMBIO NOMINALE

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8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in management e governance
SSD:
Università: Siena - Unisi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher leandro.borghini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia della globalizzazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Siena - Unisi o del prof Screpanti Ernesto.

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