Economia del settore no profit
Lezione 1
Nel 1997, l'Economic Journal discute della controversia tra economia e felicità. Il primo a parlare di felicità in relazione all’economia fu Aristotele: "Etica Nichomachea".
Il "once again" di Nixon si riferisce a Jeremy Benthaff, padre dell'utilitarismo, per il quale l'obiettivo dell'economia doveva essere massimizzare la felicità del maggior numero di persone. Per lui la felicità è massimizzazione del "pleasure": calcolò un algoritmo con il quale misurare la felicità delle persone.
Pareto interrompe la correlazione tra economia e felicità, sostenendo che l’economista sia in grado di misurare la felicità dell’uomo. Troppo forte la componente sociale, ci si limita ad osservare le scelte. Alla felicità si sostituisce il calcolo del PIL.
Cantril, nel 1965, sottopone alle persone una domanda in grado di misurare il well-being raggiunto dai singoli individui: "Pensa alla peggiore situazione nella quale potresti trovarti: assegnale 0 punti; ora pensa alla situazione migliore in assoluto, e assegnale 10. Ora valuta la sua situazione presente con un voto tra 0 e 10". Dai dati emessi emerge che tuttavia, il PIL non si discosta troppo dalla "misura della felicità", il quadro però è più complesso di così.
Tipologie di dati
Prima tipologia di dati, time-series: analisi livello di felicità di un paese in un arco temporale (misura longitudinale), si confronta con l’evoluzione del PIL procapite.
- Caso USA: il PIL dal 1970 al 2015 cresce esponenzialmente da 20.000 a più di 50.000 dollari, mentre la felicità rimane ferma, con una tendenza a declinare. Le cose non cambiano nell’analisi dell’Inghilterra, Germania, Australia. PIL cresce, felicità ferma.
Ora, è giusto dire che il PIL rappresenta la felicità?
Seconda banca dati, cross-section: in un anno specifico si confronta PIL e felicità media di 150 paesi (quello che fa il World Happiness Report). Emerge che i paesi già sviluppati hanno una correlazione tra PIL e felicità molto forte (PIL alto, felicità alta), prendendo il logaritmo del PIL, il grafico presenta una retta. Sembrerebbe che tanto più cresce il PIL, tanto più cresce la felicità. Essendo l’utilità marginale decrescente, per poter avere lo stesso incremento di felicità c’è bisogno di molto più denaro. PIL ha impatto su felicità ma è soggetto all’utilità marginale; tanto cresce tanto più denaro necessita.
Con l’analisi dei dati medi si va però a perdere totalmente la singolarità tra gli individui, i dati individuali sono infatti i più completi.
Terza banca dati, individuale: si stratifica la popolazione su classi sociali (10.000 pax divise con 10% più basso e 10% più alto). Sembra ancora una volta che ci sia una forte, anche se non totale, correlazione tra reddito e felicità.
Quarta banca dati, panel: analisi individuale e basata nel tempo di un individuo, tenendo conto dell’eterogeneità non osservata negli altri.
Per concludere: Il paradosso di Easterlin analizza come effettivamente ci sia correlazione tra reddito e felicità, analizzando gli eventi della vita si nota come essi abbiano un effetto temporaneo sulla felicità.
Quinta banca dati, analisi di una regressione multipla (con diverse eterogeneità osservate!), si vede come la felicità sia legata ad una presenza di emozioni positive o ad un’assenza di emozioni negative (cose ben diverse tra loro). Ci sono altri dati oltre al PIL che impattano significativamente sul livello di felicità.
Quinta banca dati, su analisi di persone non di paesi. Micro-analisi, possiamo vedere quanto effettivamente pesano i fattori presi in considerazione.
L’inadeguatezza del PIL è spiegata da Robert Kennedy: il PIL misura tutto, tranne ciò che rende la nostra vita meritevole di essere vissuta. Questa affermazione viene ripresa da un report del 2008 promosso da Sarcozy, portato avanti da Stiglitz, Sen, Fitoussi: ciò che misuriamo impatta su quello che facciamo. Se il PIL è la grandezza usata ed il PIL non è completamente preciso, le decisioni potrebbero essere distorte, e le politiche sbagliate.
Difetti e limiti del PIL
- Nel PIL ci sono voci che non dovrebbero esserci.
- Nel PIL mancano alcune voci molto importanti.
- Il PIL misura valori della produzione di merci, ma non considera la variazione di stock di beni capitali nel corso del processo produttivo, capitale umano, ambientale e sociale.
- Non considera gli aspetti distributivi, essendo un valore medio e non individuale.
- Non considera l’aspetto della sostenibilità nel tempo.
Lezione 2
Dal PIL alla misurazione della qualità della vita (QoL)
L’analisi sulla QoL torna a mettere in evidenza l’aspetto più sociale e personale degli individui. L’analisi focalizzata anche su dati personali ed eterogenei ha portato a nuovi indici, un dato OCSE in particolare: "Better Life Index" multidimensionale, tiene conto non solo del reddito ma anche di aspetti come, una casa, un lavoro, la comunità, la soddisfazione nella vita, sicurezza, salute, governo, ambiente (...). Questo indice dà la possibilità di dare il proprio peso ad ognuno dei dati analizzati, per qualcuno impatterà, ad esempio, più la salute del governo o viceversa. Oltre ad analizzare dei dati importanti per la qualità della vita, si tiene conto anche del peso che si dà ad essi.
La trasformazione delle merci in benessere
Dopo aver visto come il PIL non risulta essere perfetto, andiamo ad analizzare il perché questo indicatore non è abbastanza. Sen nel 2000 afferma che "il denaro ha valore nella misura in cui aumenta le nostre libertà". Attraverso i beni cerchiamo costantemente di aumentare le nostre libertà. Tibor Scitovsky "Joyless economy", afferma che quando nella nostra vita il benessere materiale diventa uguale ad un aumento nel confort si verifica un fenomeno di "treadmill".
Questo fenomeno è stato analizzato da più autori nel tempo, in maniera diversa:
- Kahneman (2003), "Hedonic Treadmill": analizza cosa succede ad esempio quando compriamo qualcosa di molto costoso (Porsche). I primi giorni ci sentiamo particolarmente onnipotenti, dopodiché il piacere pian piano va svanendo e anzi, su una macchina normale proviamo un senso di frustrazione; più viviamo in condizioni agiate, più una minima cosa non al suo posto ci sconvolge la vita, i beni di confort ci rendono meno liberi. Le persone che vivono in povertà al contrario hanno uno spiccato senso di "resilienza". Treadmill perché una volta toccata la felicità, poi si ritorna alla condizione iniziale.
- Easterlin, Frey & Stutzer, Lanyard (2005), "Aspiration and Satisfaction Treadmill": è ciò che una volta raggiunto un obiettivo ci spinge ad andare ancora più avanti. Non raggiungiamo mai la condizione desiderata, perché una volta raggiunta ci vogliamo spingere ancora oltre.
- Veblen, Frank (1899-1985) "Positional Treadmill": basata sull’invidia sociale, i nostri consumi hanno un’esternalità negativa nei confronti delle persone che mi circondano. Aumento la mia felicità ma diminuisco quella degli altri.
In Cina si è visto come, nonostante una forte crescita del PIL (250%), è cresciuto il numero di soggetti insoddisfatti e diminuito quello dei soddisfatti.
Uno studio di Kahneman analizza come la suddivisione del tempo durante la giornata può essere associata a diversi gradi di soddisfazione, emerge dallo studio che un reddito più alto è spesso correlato ad un maggior numero di ore passate a lavorare e viaggiare. Queste risultano però essere le attività più stressanti.
I limiti della scienza della felicità
L’analisi del treadmill si basa su una socialità declinata essenzialmente come invidia e rivalità; è un’analisi perciò basata sull’infelicità e la frustrazione non sulla felicità. Si rischia di arrivare ad una "deriva conservatrice" nelle politiche economiche e di aiuto allo sviluppo (laissez faire). Si potrebbe pensare di abolire ogni tipo di cooperazione, perché "tanto il denaro non fa la felicità".
Amartya Sen ("The idea of justice"), "happiness is important but other (more objective) measures like experienced freedom and capabilities are more important". Nulla ci vieta di pensare di avere un "happy slave", qualcuno che non ha una reale felicità, ma semplicemente non si accorge di essere libero. Sen dice perciò che va bene chiedere agli individui se essi siano o meno soddisfatti della loro vita, ma bisogna anche avere delle misure oggettive del benessere (scolarità, salute, condizione politica, livello di libertà oggettivamente fruibile, non solo percepita…) di un paese oltre alla felicità stessa degli individui. Il PIL avrà dei limiti, ma non va messo da parte, in quanto né va bene usare solo il PIL, né va bene usare solo la felicità come indicatore! (DOMANDA ESAME FREQUENTE).
Daniel Kahneman scopre che esiste uno scollamento tra l’io che ricorda e l’io che esperisce. Se ripenso dopo 24h ad un’esperienza che ho vissuto, vengo distratto dall’effetto picco: ripenso alla parte più "forte" e dimentico il resto. Kahneman critica perciò le metodologie attualmente utilizzate per gli indicatori di felicità nei quali le persone sono traviate dai ricordi. Spesso ci si dimentica di andare anche a vedere come la felicità viene distribuita in un paese. Grafico Svizzera e Danimarca (paesi più felici del mondo) sono a metà (posizione importante) nel livello di suicidi.
La crescita economica ha un effetto "protettivo" sulla disuguaglianza rispetto alla felicità. Crescita economica porta spesso alla democrazia, al riconoscimento dei diritti sociali, questo riduce le disuguaglianze economiche e anche quelle di felicità.
Self Organisation Map (SOM): si parte da buone domande e si arriva ad una buona empirical strategy (come rispondere alle domande precedenti). Hanno utilizzato la banca dati internazionale "SHARE" (17 paesi, individui di età superiore a 50 anni), di pari passo con la neuroscienza, la rete neurale artificiale, uno strumento che ci permette di prendere un enorme spazio multidimensionale e mapparlo in uno bidimensionale. Questa mappa riesce anche a preservare la topologia; vicino ad ogni cluster avrò delle affinità, allontanandomi dal cluster le affinità saranno sempre meno. Si vuole arrivare ad attribuire a ciascun nodo le popolazioni che hanno degli "score" simili e dare un effetto visuale con colori diversi, così che il colore ci dia la prevalenza di una determinata emozione in quel determinato nodo.
Variabili
- Emozioni e valutazioni positive, mi sento pieno di energia/positivo sul futuro ecc.
- Emozioni ed orientamenti negativi, tristezza/depressione/paura della morte ecc.
- Disturbi somatici, insonnia/mancanza di appetito/affanno ecc.
- Salute fisica e mentale, condizioni croniche/impedimenti ad attività quotidiane ecc.
- Vitalità o apatia, interesse nelle cose/difficoltà di concentrazione ecc.
- Auto-efficacia, abilità di fare ancora cose da solo ecc.
- Valutazione degli ambiti della vita, soddisfazione generale nella vita/soddisfazione con le attività e le relazioni con il prossimo ecc.
Grafici slide:
- Rosso: positivo prevale
- Blu: negativo prevale
La mappa si rovescia, le persone con poche emozioni negative non sono le stesse che hanno tante emozioni positive, sono altre persone. Da 48 micro clusters a 8 macro clusters, si è arrivati alla conclusione che emozioni positive e emozioni negative non sono un costrutto semantico effettivamente coincidente, sono infatti posizionate in diverse aree della vita. Tante emozioni positive non esclude di avere altrettante emozioni negative.
Dalla felicità edonica alla felicità eudaimonica
Martha Nussbaum, anziché parlare di "happiness" parla di "human flourishing", ovvero traduce la parola greca "eudaimonia" in fioritura umana. Questa scelta di termine suggerisce una lettura più ampia di felicità, essa ci porta ad una visione e ad un’analisi più "eudaimonista" della felicità che superi le trappole dell’auto valutazione, includendo accanto a quanto sentiamo, anche una dimensione più oggettiva.
Dal greco, Eudaimonia "Buon daimon": età mitica e pre-filosofica, coincidenza tra felicità e fortuna (happiness- to happen; glück). La filosofia greca cerca, in seguito, di separare i due concetti attraverso la categoria di virtù: dalla fortuna alla "vita buona" frutto delle virtù. Esistono due diverse risposte filosofiche al tema di "virtù-felicità", quella platonica e quella aristotelica.
Risposte filosofiche
- Platone: Per separare la felicità dalla fortuna, non bisogna investire sui beni materiali essendo essi troppo vulnerabili. Non bisogna dipendere dagli altri per non dipendere dalla fortuna. Platone è visto come l’ideale del filosofo maturo, che contempla in solitudine.
- Aristotele: Bisogna evitare gli eccessivi beni materiali, Aristotele parla di "zoon politikon", per lui l’uomo è incapace di essere felice da solo, ha bisogno di una comunità, di amicizia. Ovviamente, essendo legata agli altri, la vita buona è una vita fragile, poiché può essere portata via può terminare.
Carole Ryff, University of Wisconsin, Psicologia Positiva: Identifica le 6 dimensioni fondamentali della fioritura umana "eudaimonic well-being".
Dimensioni fondamentali
- Autonomia
- Padronanza
- Crescita personale
- Relazioni positive con gli altri
- Avere uno scopo nella vita
- Accettazione di sé
Martha Nussbaum, Fragilità del bene: Ogni relazione profonda con l’altro è insieme "ferita" e "benedizione". L’altra faccia della felicità che mi porta la relazione inter-umana è occupata dalla sofferenza.
Luigino Bruni cerca di spiegare il paradosso della felicità con delle variabili: Felicità = f (Reddito, Beni Relazionali, Passioni). I beni relazionali sono definiti incontri di gratuità dove il rapporto è il fine e non il mezzo. Sono "beni" e non "merci". La spiegazione di Luigino Bruni del paradosso della felicità si basa sulla diminuzione di beni relazionali nelle società di mercato. Nella società moderna si assiste ad una fuga dal rischio di ferita insito nelle relazioni con gli altri. I veri beni relazionali vengono spesso sostituiti da merci che "simulano" rapporti umani e che ci vengono presentati come "benedizione senza ferita" (televisione, nuovi rapporti umani mediati dalle tecnologie della comunicazione).
I Beni Relazionali sono tali se la relazione non è usata per altro ma vissuta meramente in quanto bene in sé, se nascono da motivazioni intrinseche. La relazione è il bene stesso e non è un incontro di interessi. La gratuità rende la vita pienamente umana ma spiazzata dal contratto, rischia di diventare la moneta con cui si paga lo sviluppo economico.
Il ruolo del nostro "daimon" è essere una voce che ci parla dentro, c’è differenza tra gratis e charis (ciò che dà gioia). La gratuità ha valore finito, non è sindacabile a nessun prezzo, non è compensabile da alcun prezzo, si è mossi dalla gratuità quando si è mossi dal "di dentro".
Primo Levi: "Ma ad Auschwitz ho notato spesso un fenomeno curioso: il bisogno del 'lavoro ben fatto' è talmente radicato da spingere a far bene anche il lavoro imposto, schiavistico. Il muratore italiano che mi ha salvato la vita, portandomi cibo di nascosto per sei mesi, detestava i tedeschi, il loro cibo, la loro lingua, la loro guerra; ma quando lo mettevano a tirar su muri, li faceva dritti e solidi, non per obbedienza ma per dignità". In un ambiente che aliena, si ha bisogno di ascoltare le proprie vocazioni per rimanere in vita.
Felicità & Salute, ultima slide suore, longevità. Positività = aspettative di vita più lunghe. Altro studio su "la vostra vita ha senso?". Quelli che rispondevano "Spesso, alcune volte" avevano aspettative più lunghe di vita. (Grafico) Il ‘purpose in life’ è effettivamente qualcosa che lascia risultati tangibili!
Genetica del comportamento (slide). La ricerca della felicità ha letture e sfaccettature diverse a seconda dalla molteplicità di discipline nelle quali è studiata.
Lezione 3
Adam Smith e l’antropologia dell’homo oeconomicus
Wealth of the nations: l’amor proprio è la forza motivazionale che caratterizza il comportamento degli esseri umani in campo economico (self-love). I rapporti di scambio sono retti da una mano invisibile, che orienta i comportamenti egoistici degli individui verso il bene della società. La relazione economica per Smith è una relazione a somma positiva. La persona più infelice per Smith è il mendicante. L’intenzione di ogni soggetto economico è quello di fare il proprio vantaggio, il risultato è il bene di tutti, si crea una relazione win-win; il mercato perciò è il luogo perfetto affinché avvengano relazioni win-win. (Invisible hand)
Mendicante, indipendenza dalla benevolenza altrui, dimension of work (specializzazione).
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