Tesina sulla curva di rendimento
Analisi e previsione della curva a giugno 2006
Paese analizzato: Stati Uniti
Stati Uniti
I primi mesi del 2006 sono coincisi con una fase di difficoltà del mercato obbligazionario
statunitense, riconducibile al rafforzamento delle aspettative di ulteriori aumenti del tasso sui Fed
funds da parte della Federal Reserve. I rendimenti sono aumentati di circa 50 punti base lungo
l’intera curva. Il rendimento sui buoni del Tesoro decennali ha raggiunto l’estremità superiore del
trading range in cui oscilla dal 2003, minacciando piuttosto seriamente di superarla. Nel corso del
primo trimestre del 2006, la curva dei rendimenti ha registrato una temporanea inversione in
concomitanza con l’annuncio di una crescita del PIL del quarto trimestre 2005 inferiore alle
previsioni. Tuttavia, da allora la curva ha registrato un appiattimento e successivamente una
modesta accentuazione dell’inclinazione in risposta al persistente vigore dell’economia americana
evidenziato dagli ultimi rilevamenti, alle incertezze riguardo all’andamento dell’inflazione e alle
prospettive di un ulteriore inasprimento delle condizioni di credito.
Nel 2006 la crescita del PIL statunitense dovrebbe avvicinarsi alle previsioni di consenso
Nel primo trimestre del 2006, l’economia statunitense è tornata probabilmente a crescere a ritmo
sostenuto grazie alla ripresa dei consumi e alla dinamica positiva degli investimenti delle imprese.
Considerando che il tasso di risparmio delle famiglie si attesta su livelli minimi, i consumi
sembrano particolarmente vulnerabili e potrebbero subire una contrazione in caso di ribasso dei
prezzi degli immobili residenziali. In una fase in cui il rialzo dei tassi d’interesse potrebbe porre un
freno alla crescita economica, la situazione del mercato immobiliare suscita qualche
preoccupazione. Gli investimenti delle imprese, il basso livello delle scorte e il buon andamento del
mercato del lavoro dovrebbero contribuire a sostenere la crescita nel corso dell’anno, compensando
in parte gli effetti collaterali di un’eventuale stasi sul fronte immobiliare.
In febbraio il deflatore inerziale implicito dei prezzi al consumo (PCE) si è mantenuto stabile
all’1,8%, appena al di sotto del limite superiore del target range dell’1,0%-2,0% fissato dalla Fed.
Tuttavia, i prezzi alla produzione ed il tasso d’inflazione primaria registrano una flessione: l’indice
dei prezzi al consumo è sceso dal 4,0% (rispetto all’anno precedente) rilevato in gennaio al 3,6% di
febbraio. L’inflazione inerziale si è mantenuta stabile al 2,1%. L’assenza di tensioni sul fronte
dell’inflazione inerziale, che non comprende i costi energetici, è dovuta al calo dei prezzi nei settori
dell’auto e dell’abbigliamento. I dati sull’inflazione hanno rassicurato gli investitori preoccupati di
un possibile effetto di trasmissione, anche se l’andamento del mercato del lavoro, l’aumento delle
retribuzioni orarie e i prezzi molto elevati del greggio continuano a suscitare timori che possano
innescarsi pressioni inflazionistiche, come evidenziato nell’ultimo Beige Book della Fed.
Panoramica dei mercati finanziari
Prospettive
Riteniamo che l’economia statunitense registrerà un tasso di crescita vicino alle previsioni di
consenso. Considerando che il tasso di risparmio delle famiglie si attesta su livelli minimi, i
consumi sembrano particolarmente vulnerabili e potrebbero subire una contrazione in caso di
ribasso dei prezzi degli immobili residenziali. In una fase in cui il rialzo dei tassi d’interesse
potrebbe porre un freno alla crescita economica, la situazione del mercato immobiliare suscita
qualche preoccupazione. Tuttavia, nel corso del 2006 gli investimenti delle imprese, il basso livello
delle scorte e il buon andamento del mercato del lavoro dovrebbero contribuire a sostenere la
crescita economica, compensando in parte gli effetti collaterali di un’eventuale stasi sul fronte
immobiliare. La Federal Reserve ritiene che l’economia statunitense sia in buona forma e che
l’inflazione resti sotto controllo, benché esista il rischio di pressioni sui prezzi derivanti
dall’aumento dei costi energetici e dagli alti tassi di utilizzo della capacità produttiva. Considerando
l’attuale contesto, diamo più o meno per scontato un nuovo rialzo di un quarto di punto del tasso sui
Fed funds, che salirebbe al 5,0%, nel corso di maggio e riteniamo sempre più probabile un ulteriore
ritocco nel mese di giugno (le attuali aspettative di mercato valutano le probabilità al 50%).
Come previsto, verso fine marzo la Fed ha rialzato di 25 punti base il tasso sui Fed funds portandolo
al 4,75%, ma il tono del comunicato stampa che ha annunciato la manovra, in cui si specificava che
“potrebbero essere necessarie ulteriori azioni di politica monetaria”, ha deluso gli osservatori. La
Fed ritiene che l’economia statunitense sia in buona forma e che l’inflazione resti sotto controllo,
benché esista il rischio di pressioni sui prezzi derivanti dall’aumento dei costi energetici e dagli alti
tassi di utilizzo della capacità produttiva. Considerando l’attuale contesto, diamo più o meno per
scontato un nuovo rialzo di un quarto di punto del tasso sui Fed funds, che salirebbe al 5,0%, nel
corso di maggio e riteniamo sempre più probabile un ulteriore rialzo nel mese di giugno (le attuali
aspettative di mercato ne valutano la probabilità al 50 %).
Il comportamento del mercato sarà notevolmente influenzato dal flusso di dati economici e dalle
aspettative sui movimenti del tasso sui Fed funds. Qualora l’inflazione resti contenuta e salvo che la
Fed non adotti misure più restrittive del previsto, è probabile che il rendimento sui T-bond decennali
si mantenga al di sotto della barriera del 5%. Se tuttavia il vigore dell’economia americana indurrà
la Fed a rialzare il tasso sui Fed funds al di sopra del livello previsto dai mercati, le difficoltà del
mercato obbligazionario statunitense tenderanno a perdurare. In tal caso, il rendimento sui buoni del
Tesoro decennali potrebbe anche salire al 5,50%, segnando un picco che non raggiunge dal 2001-
2002. Fino a quando i mercati non inizieranno a scontare la prospettiva di un rallentamento
dell’economia e la conclusione del ciclo restrittivo della Fed, è improbabile che la curva dei
rendimenti evidenzi un’inversione.
.
Anche se in Europa l’inflazione sottostante resta moderata e benché il rialzo dei tassi europei sia
stato ampiamente scontato, le pressioni sul mercato obbligazionario dell’area Euro potrebbero
perdurare. Le previsioni indicano un ulteriore appiattimento della curva dei rendimenti ma, qualora
i segnali di ripresa dell’economia dell’area Euro dovessero farsi più insistenti, le difficoltà del
segmento a lungo termine del mercato potrebbero proseguire.
La Banca del Giappone intende cominciare a riassorbire, nel corso dei prossimi mesi, parte
dell’eccesso di liquidità che caratterizza il sistema bancario locale, pur mantenendo i tassi
d’interesse ufficiali allo 0% ancora per qualche tempo. Inoltre, nel prossimo futuro l’autorità
monetaria nipponica continuerà ad acquistare ogni mese obbligazioni governative giapponesi per
circa 1.200 miliardi di yen. Secondo le aspettative di mercato, la Banca del Giappone potrebbe
avviare una fase di rialzo dei tassi d’interesse probabilmente a partire dall’estate, nel momento in
cui la crescita economica dimostrerà di essere in grado di autoalimentarsi e l’inflazione tornerà in
territorio positivo. Tale prospettiva potrebbe penalizzare il mercato obbligazionario giapponese.
** I presenti dati e parte dei grafici sono stati acquisiti da database presenti nel web e sono serviti per approfondire la ricerca
USA
SHORT-TERM RATES (USD)
Jun 06 Dec 0 6 spot 3M Fed Funds
6.0
5.5
5.0
4.5
4.0
% 3.5
3.0
2.5
2.0
1.5
5 5 5 5 5 5 5 5 5 6 6 6 6
-0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0
-0 -0 -0 -0 -0
4 5 6 7 8 9 0 1 2 1 2 3 4
0 0 0 0 0 0 1 1 1 0 0 0 0
Source: Bl oomberg
YIELD CURVE PROFILE
Current 1 Mont h ago variation pb/bp
6 .0
% 5 .0
eld 4 .0
Yi
/ 3 .0
Rdt 2 .0
1 .0 0.24
0 .1 8
0 .1 5 0.1 2
0 .10
0 .0 0 5 10 15 20 25 30
Échéances / Mat urit i es
Source: Bl oomberg, US Treasury
US TREASURY BOND YIELDS
2 ans/year 5 ans/year 10 ans/year 3 0 ans/year
5.5
5.0
4.5
% 4.0
3.5
3.0
2.5
5 5 5 5 5 5 5 5 5 6 6 6 6
-0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0
5 6 0 2
4 7 8 9 1 2 1 3 4
0 0 0 0 0 0 1 1 1 0 0 0 0
Source: Bl oomberg, US Treasury
MOVEMENTS IN YIELD SPREADS
10-2 ans/year 10 -5 ans/year 30-1 0 ans/year
100
80
60
PB/BP 40
20
0
-20
-40
5 5 5 5 5 5 5 5 5 6 6 6 6
-0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0
-0 -0 -0 -0
4 5 6 7 8 9 0 1 2 1 2 3 4
0 0 0 0 0 0 1 1 1 0 0 0 0
Source: Bl oomberg, US Treasury
CHF/USD EXCHANGE RATE CHF
1.45
1.40
1.35
1.30
1.25
1.20
1.15
1.10
5 5 5 5 5 5 5 5 5 6 6 6 6
-0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0
4 7 8 0 1 2 3 4
5 6 9 1 2
0 0 0 0 0 0 1 1 1 0 0 0 0
Source: Bl oomberg
INFLATION CPI CPI core PCE core deflator
5.0
4.5
4.0
3.5
3.0
% 2.5
2.0
1.5
1.0
0.5
0.0
2 3 6 7 9 0 3 4
4 5 8 1 2 5
9 9 9 9 9 9 9 9 0 0 0 0 0 0
9 9 9 9 0 0 0
9 9 9 9 0 0 0
1 1 1 1 1 1 1 1 2 2 2 2 2 2
Source: Bloomberg
MACROECONOMIC CONSENSUS
GDP 06 GDP 07 CPI 06 CPI 07
4.0
3.5
3.0
2.5
% 2.0
1.5
1.0
0.5
0.0 5 5 5 5 6
5 5 6
-0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0
3 5 3
1 7 9 1 1
0 0 0 0 0 1 0 0
Source: Consensus Forecast s I nc.
RATE FORECASTS FOR 3 MONTHS
actuel / Current Prévisi ons à 3 moi s 3 Month Horizon f orecast
6.00 5 .3 5 .1
5.0 5 .0 5 .0
% 5.00
d 4 .8 4.7 4 .6
el 4 .4 4 .4
4.00
Yi
/ 3.00
Rdt 2.00
1.00
0.00 0 5 10 15 20 25 30
Échéances / Maturiti es
Source: Bloomberg, US Treasury
Previsioni
ECONOMIC CONSENSUS USA EUROPE UK CH JAPAN
Consensus 06 3.3 2.1 2.2 2.1 2.9
GDP Our view = = = = =
Consensus 07 3.0 1.8 2.5 1.7 2.1
Consensus 06 2.9 2.0 2.0 1.0 0.4
Inflation Our view = = = = =
Consensus 07 2.3 2.0 1.9 1.0 0.5
CONSENSUS 2006 – GDP
USA Europe Japan
4 .0
3 .5
3 .0
2 .5
% 2 .0
1 .5
1 .0
0 .5
0 .0
5 5 5 5 5 5 5 5 5 5 5 5 6 6 6
-0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0
-0 -0 -0 -0
6 1
1 2 3 4 5 7 8 9 0 2 1 2 3
0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 1 1 0 0 0
Source: Consensus Forecasts Inc.
CONSENSUS 2006 - INFLATION
USA Europe Japan
3 .5
3 .0
2 .5
2 .0
% 1 .5
1 .0
0 .5
0 .0
-0 .5 5 5 5 5 5 5 5 5 5 5 5 5 6 6 6
-0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0 -0
-0 -0 -0 -0
6 1
1 2 3 4 5 7 8 9 0 2 1 2 3
0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 1 1 0 0 0
Source: Consensus Forecast s I nc.
FORECASTS FOR INTEREST RATES FOR NEXT THREE MONTHS*
3-month 2-year 5-year 10-year 30-year
5.00 4.84 4.83 4.87 4.90
USA Current rate 4.75 4.65 4.60 4.40 4.40
Forecast:
Low 5.25 5.00 5.10 5.00 5.00
High
EXPECTATIONS FOR 3-MONTH RATES
USD EUR JPY CHF UK
%
6 .00 5.2 9 5.28 5.2 3
5 .22 5.1 8
5 .00
4 .00 3.6 6
3.6 0
3.52
3.3 5
3 .10
3 .00
2 .00
1 .00
0 .00 JUN 06 SEP 06 DEC 06 MAR 07 JUN 07
Source: Bl oomberg, Markets expected rates i n 3 -month rates
YIELD CURVE - FORECASTS
USA Europe UK CH Japan
6 .0 0
5 .0 0
4 .0 0
% 3 .0 0
2 .0 0
1 .0 0
0 .0 0 0 5 10 15 20 25 30
Echéances / Mat uri ti es
Source: Pi ct et Asset Management
Completamento tesina sulla curva di rendimento statunitense, con previsioni a giugno 2006.
Verranno affrontati i problemi legati a
-consumi
-investimenti
-scorte
-petrolio
-deficit commerciale
Per incominciare dobbiamo prendere in considerazioni gli avvenimenti che hanno caratterizzato gli
Stati uniti negli ultimi mesi.
Gli uragani, le diverse politiche sul lavoro, la crescita del prezzo del petrolio, e la guerra in Irak,
hanno comportato enormi perdite per le casse statunitensi; la stessa guerra oltre che a far perdere
tempo e denaro è stata fonte di malelingue sull’operato del presidente, ritornando per alcuni al
pensiero della guerra del Vietnam.
Nel 2005, malgrado le ingenti perdite provocate dagli uragani, la crescita statunitense ha retto bene,
attestandosi al 3,5%. Il livello è tuttavia inferiore a quello registrato nel 2004 (4,2%). Il consumo
privato si è di nuovo rivelato la colonna portante della crescita. Tuttavia riteniamo che proprio
questa componente della domanda subirà un indebolimento nel 2006. In effetti il consumo è sorretto
sia da una solida crescita dell’occupazione, sia dalla crescita di salari e rimunerazioni, però la quota
di risparmio delle famiglie statunitensi è risultata negativa già nel terzo trimestre del 2005. Il reddito
privato non è bastato a finanziare il consumo delle famiglie che pertanto hanno dovuto far capo ai
loro risparmi. Inoltre, nel corso dell’anno, si esaurirà un’importante fonte di entrate delle famiglie,
ovvero il rifinanziamento o l’innalzamento di ipoteche, a causa dell’aumento dei tassi e del
progressivo venir meno della spinta al rialzo dei prezzi delle abitazioni private.
Gli effetti della debolezza della congiuntura statunitense avrà comunque un effetto domino su altri
paesi dell’Asia, sebbene l’interscambio assuma dimensioni sempre più ragguardevoli, per il
semplice motivo che il commercio interasiatico è rappresentato prevalentemente da semilavorati e
non da prodotti finiti.
Obbligazioni: i tassi hanno raggiunto nuovi livelli
A fine anno i tassi si situavano a livelli più elevati, soprattutto negli Stati Uniti, ma nel corso
dell’anno hanno subito oscillazioni di notevole ampiezza. Anche i rendimenti europei si sono
sensibilmente ripresi dopo i minimi toccati a metà del 2005, rimanendo peraltro ancora al di sotto
del valore d’equilibrio. Date le premesse, per il prossimo anno ci si devono aspettare ulteriori rialzi
dei tassi d’interesse. Tuttavia l’atteso indebolimento della dinamica di crescita statunitense e i
contenuti rischi d’inflazione inducono a ritenere che negli Stati Uniti i tassi abbiano già raggiunto il
livello massimo. Il probabile incremento del risparmio privato contribuirà a sua volta a tenere sotto
controllo i tassi a lungo termine. In sostanza ci aspettiamo che i tassi a lungo (titoli di Stato
decennali) negli Stati Uniti si avvicineranno nel frattempo al 5% mentre in Europa saliranno solo
lievemente per portarsi intorno al 3,7%.
Azioni: rischi ciclici attutiti da valutazioni eque
Il 2005 è stato un anno molto favorevole al comparto azionario in molte aree del mondo, fatta salva
un’eccezione eccellente, gli Stati Uniti, dove il mercato aveva già scontato attese molto positive.
Come da noi pronosticato, il vantaggio in termini di valutazione dei mercati europei rispetto al
mercato azionario statunitense si è ridotto. Il rallentamento della crescita a livello globale, tassi in
lieve ascesa e dinamica degli utili in evidente declino prospettano per il 2006 un quadro generale
poco favorevole ai titoli azionari. I prezzi di mercato rispecchiano tuttavia ipotesi di sviluppo molto
caute, per cui il potenziale di sorprese negative risulta contenuto. Anche la prevista fine
dell’irrigidimento della politica monetaria negli Stati Uniti nel corso dell’anno potrebbe servire da
catalizzatore per un rialzo dei mercati azionari. I nostri modelli sono confortati pure dalla
constatazione che il mercato statunitense appare equamente valutato anche alla luce di ipotesi
conservative circa la capacità di creare utili delle imprese.
Ciò significa che gli investitori possono contare su un rendimento accettabile, ma perlopiù a una
cifra. Per i paesi dell’Euro e Gran Bretagna dai nostri calcoli emergono ancora valutazioni
convenienti che, in un’ottica di lungo periodo, prospettano potenziali di rendimenti addirittura
superiori alla media.
Pertanto le azioni rimangono – malgrado il deterioramento del ciclo economico – una categoria
d’investimento interessante. Tuttavia i maggiori rischi richiederanno dall’investitore un po’ più di
pazienza e nervi saldi; nel corso dell’anno non sono escluse correzioni anche di una certa entità.
Valute: l’indebolimento della crescita pesa sul dollaro statunitense
Il dollaro statunitense continuerà ad essere penalizzato dall’elevato squilibrio della bilancia delle
partite correnti nei rapporti tra Stati Uniti e i suoi partner commerciali in Asia e Medio Oriente.
Inoltre, l’atteso indebolimento dei consumi interni, l’assenza di una disciplina finanziaria e i timori
d’inflazione incidono negativamente sul dollaro. Euro, sterlina britannica, dollaro australiano,
dollaro canadese e franco svizzero in quanto monete di diversificazione dovrebbero trarre profitto
dalla debolezza del biglietto verde. Il lento cedimento della Cina alle richieste di una rivalutazione
del renminbi rispetto al dollaro favorisce gli investimenti in altre aree monetarie ritenute sicure. Per
contro il mercato finanziario nipponico, altamente sviluppato, con l’avvicinarsi della fine della
deflazione cela maggiori rischi. Il processo di trasformazione da una politica espansiva a sostegno
dell’economia a una politica improntata a una maggiore disciplina di bilancio si rifletterà
sicuramente in maggiori fluttuazioni valutarie.
Classi d’investimento non tradizionali: un prezioso complemento per il portafoglio
Nel corso dell’anno appena concluso i rischi affrontati sui mercati finanziari
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Economia degli intermediari finanziari - Rischi degli intermediari finanziari
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