Economia bancaria
Tutti gli intermediari (bancari, non bancari, assicurativi) hanno due obblighi: riserva di legge ed esclusività di legge. Essi operano nel campo dei servizi dei rispettivi ambiti utilizzando soprattutto una struttura operativa di tipo “labour intensive” e agiscono all’interno di un circuito che tocca interessi generali perché la loro esposizione al rischio può avere conseguenze su tutto il sistema finanziario. Le autorità competenti in materia che rilasciano le autorizzazioni per operare sul territorio nazionale sono: la Consob per gli intermediari finanziari, la Banca d’Italia (che ha inglobato Ivass) per gli intermediari assicurativi e la Covip per i fondi pensione.
Obblighi degli intermediari
Tornando agli obblighi, di cui sopra, si deve dire che le attività di intermediazione sono esclusive fatto salvo per ciò che è connesso e strumentale all’attività principale (ad esempio la costituzione di una società per la gestione dei sistemi informativi aziendali). Inoltre, queste attività sono riservate solo a determinati operatori: infatti, solo chi è iscritto agli albi delle attività di vigilanza può svolgere queste attività, altrimenti ci sono conseguenze penali.
Intermediari bancari e para-bancari
I riferimenti normativi che regolano gli intermediari del tipo richiamato nel titolo sono: TUB (testo unico bancario) e TUF (testo unico di finanza). L’art. 106 del TUB definisce le categorie di soggetti che operano come intermediari grazie alle autorizzazioni. Essi sono:
- Intermediari bancari
- Intermediari parabancari o non bancari
All’interno della categoria degli intermediari bancari troviamo: le banche e i gruppi bancari. Le banche sono costituite sotto forma di SPA e con questo termine ci si riferisce alla cosiddetta “banca unica”, ovvero: piccole banche, credito cooperativo, banche popolari; in cui tutte le attività vengono svolte da un singolo soggetto senza società partecipate. Nei gruppi bancari, invece, c’è la presenza di una società capo-gruppo o società madre (holding) che controlla le partecipate, ci sono anche società strumentali che fanno attività autonome che costituiscono parti dell’attività bancaria (in Italia l’esempio più evidente di quest’ultimo aspetto è costituito dal Monte dei Paschi di Siena).
Gli intermediari non bancari, invece, non hanno la possibilità di raccogliere il risparmio in forma fiduciaria. Essi possono essere iscritti agli albi come: società di leasing, società di factoring, società di credito al consumo. Questi soggetti non possono raccogliere il risparmio nella forma classica del conto-corrente (cioè in forma diretta o fiduciaria), quest’ultimo viene raccolto in modo non fiduciario tramite strumenti finanziari indiretti come il prestito obbligazionario.
Intermediari finanziari
Il TUF definisce, invece, l’attività degli intermediari finanziari che non svolgono servizi bancari. Essi sono:
- SGR (società di gestione del risparmio), al cui interno troviamo fondi aperti, fondi chiusi, fondi pensione
- SIM (società d’intermediazione mobiliare)
- SICAV (società d’investimento a capitale variabile)
- SICAF (società d’investimento a capitale fisso)
Nel discorso delle SGR va detto che un fondo costituisce un certo patrimonio gestito da un soggetto abilitato, appunto la SGR. Esse sono autorizzate ad operare da Banca d’Italia e Consob e ricadono nella qualificazione europea degli OICR (organismi d’investimento dei risparmi collettivi). In generale le banche o i gruppi bancari possono svolgere l’attività di: intermediario non bancario, SGR, SIM; ma non vale il contrario.
Gestione del risparmio
Il risparmio ha due modalità di gestione:
- Individuale: il risparmiatore gestisce gli strumenti finanziari su cui investire il proprio denaro su consulenza della SGR o SIM. La capacità del portafogli di titoli d’investimento di allocarsi in asset class è strumento fondamentale della gestione del risparmio.
- Collettivo: si tratta di patrimoni collettivi di una molteplicità di risparmiatori e questo importo viene diviso in quote. I fondi decidono la composizione del portafoglio nel momento in cui viene costituito.
Riguardo le SIM va detto che esse svolgono la loro attività prevalente in gestione individuale del risparmio, tramite una rete di promotori finanziari. Possono anche fare negoziazione di strumenti finanziari sui mercati (scambi azionari). Le banche o i gruppi bancari possono, a loro volta, negoziare, ma si avvalgono di consulenti.
Riguardo le SICAV e le SICAF va detto che sono dei veicoli d’investimento in forma collettiva e sono state introdotte in Italia sulla scia di altri ordinamenti (come quello del Lussemburgo). Hanno delle caratteristiche compatibili sia con quelle delle SGR sia con quelle dei fondi (praticamente con SICAV e SICAF i quotati del fondo coincidono con gli azionisti del veicolo). Le due tipologie si riferiscono al capitale che può essere: variabile nel caso in cui il capitale varia a seconda dell’entrata dei quotisti, o fisso nel caso in cui scaduto un certo periodo di tempo non entrano più altri nuovi quotisti.
Sistemi finanziari
I sistemi finanziari sono una sovrastruttura al sistema economico generale. Tra i soggetti in essi presenti si ha lo scambio non di beni e servizi ma di denaro ovvero beni finanziari. Le unità economiche di base di un sistema finanziario si classificano in base alla posizione finanziaria che alla fine di un esercizio commerciale assumono. Se a fine anno i debiti sono superiori agli incassi le unità economiche sono in deficit. Se a fine anno i debiti sono inferiori agli incassi le unità economiche sono in surplus. In quest’ultimo caso esse hanno accumulato un risparmio. Esempi di unità in surplus sono le famiglie (nel caso in cui consumano più di quello che otterranno e non accumulano risparmio come accade negli USA allora sono in deficit). Le famiglie sono disponibili nel concedere la propria liquidità in eccesso in cambio di un premio alla rinuncia della liquidità: il tasso di interesse (concetto keynesiano). Esempi di unità in deficit possono essere le imprese e la pubblica amministrazione. Infatti nelle imprese industriali e in quelle che erogano servizi si ha un ciclo unico del circolante non unitario (non ha una sua temporaneità definita); i primi investimenti senza il manifestarsi dei ricavi vengono finanziati con capitale proprio o con indebitamento.
Tipologie di sistemi finanziari
Possono essere di due tipi: diretto e indiretto.
Nel sistema finanziario diretto le unità in deficit e quelle in surplus si scambiano risorse finanziarie attraverso l’emissione di passività finanziarie da quelle in deficit e il relativo acquisto da parte di quelle in surplus. Lo strumento col quale avviene il trasferimento è il contratto obbligazionario.
| Unità in deficit | Unità in surplus |
| attivo st. patr. passivo | attivo st. patr. passivo |
| Immobilizzazioni | Patrimonio netto |
| Debiti di funzionamento | Attività finanziaria |
| Debiti di finanziamento | Viene acquistata dall’unità in surplus e diventa attività finanziaria |
L’emissione della passività finanziaria diviene un’attività finanziaria dell’unità in surplus. Questa teoria ci spiega perché nella tipologia indiretta tra unità in deficit e unità in surplus il ruolo delle banche diviene fondamentale. Il sistema diretto è di impostazione di Paesi con propensione elevata al rischio di investimento perché lo scambio avviene con l’ausilio della presenza della fiducia tra gli operatori del sistema. Inoltre, i mercati finanziari devono essere competenti, avere disponibilità all’informazione e avere disponibilità alla compartecipazione al rischio di impresa.
Nei sistemi indiretti lo scambio della passività non avviene facilmente e il mercato si trova nella situazione di blocco: le aziende non possono acquistare i beni, non possono trasformare i prodotti e così via. Perciò, nei sistemi indiretti tra unità in surplus e unità in deficit si frappone la figura dell’intermediario creditizio. L’unità in deficit non trova un numero sufficiente di acquirenti e l’impresa si fa sottoscrivere un prestito.
Unità in deficit
| attivo st. patr. passivo | |
| Attività | in prestito |
| Debiti finanziari |
Lo strumento di scambio non è più il contratto obbligazionario ma il contratto di finanziamento concesso dalla banca all’impresa.
Banca
| attivo st. patr. passivo | |
| immob. fin, mat, immat. | |
| Patrimonio netto | Crediti |
| Raccolta (Depositi bancari) |
La banca raccoglie attraverso un rapporto fiduciario (conto corrente di deposito). Il cliente deposita fondi nella banca (avendo così una liquidità in banca) e la banca ottiene una passività. Il conto corrente è una passività per la banca perché essa ha “un’obbligazione giuridica” alla restituzione della somma al correntista in qualsiasi momento a richiesta dell’unità in saldo (correntista).
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