Economia delle aziende e dei mercati internazionali
Professor Angelo MIGLIETTA.
Sommario
Economia delle aziende e dei mercati internazionali ....................................................................... 1
Introduzione ..................................................................................................................................... 2
Economia politica ed economia aziendale ....................................................................................... 2
L’azienda .......................................................................................................................................... 4
Soggetto economico e soggetto giuridico ........................................................................................ 7
Sistemi organizzativi ........................................................................................................................ 8
Struttura elementare ....................................................................................................................... 10
Struttura funzionale. ....................................................................................................................... 10
Struttura divisionale. ...................................................................................................................... 12
Struttura a matrice .......................................................................................................................... 12
Gruppo d'impresa ........................................................................................................................... 13
La pianificazione strategica ............................................................................................................ 14
Startup ............................................................................................................................................ 15
Il business plan ............................................................................................................................... 16
Il bilancio........................................................................................................................................ 17
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Introduzione
Economia non è una scienza. La dottrina economica si è sviluppata attraverso lo studio di correlazioni
tra dati= approccio non scientifico. Non c'è una regola precisa né regolarità. Bisogna guardarsi dalle
regole degli economisti, che spacciano delle opinioni proprie per teorie scientifiche.
Cos'è l'economia?
Dal greco ecos e nomos= gestione della casa.
Se ne distinguono due tipi: politica (economics) e aziendale (management o business administration).
Economia politica si interessa di analisi di tipo teorico, quindi usa molto i modelli quantitativi.
Uno dei primi grandi economisti è stato Marx, ma il padre dell'economia politica è Adam Smith.
Economia infatti è una branca della filosofia, di quell'ambito che gli anglosassoni definiscono
Humanities. Smith aveva inventato la tecnica della mano invisibile = la bellezza del mercato è che le
persone, in libertà, scambiano beni e la posizione di ciascun contribuente dopo lo scambio è migliore
di quanto lo fosse prima. Se c'è libertà, ognuno attraverso lo scambio migliora la propria posizione.
Questa posizione viene poi assunta dalla scuola dei moralisti scozzesi, ed è ovviamente contro ogni
tipo di imposizione da parte dello stato. I moralisti scozzesi cercano il benessere comune per il
miglioramento della società. Questo comporta anche una certa visione teleologica del mercato = lo
scopo è garantire la libertà atta al miglioramento della società, al benessere tra i partecipanti al mercato.
Concetto di egoismo come fattore di benessere, poco accettato dal pensiero cattolico, che vede il
denaro come fonte di male, al contrario dei protestanti. La nascita della democrazia moderna viene
fatta risalire alla rivoluzione americana (no taxation without representation).
Economia politica ed economia aziendale
→ Scopo dell'economia politica era capire come funzionava lo scambio = analisi del mercato.
Indagine sul fatto che il mercato è un luogo di libertà, ma non è un luogo di giustizia. Ciò è molto
importante perché riconcilia il concetto economico con la prospettiva cattolica = non ci si può
aspettare che l'economia detti anche delle regole morali, essa si occupa dell'aspetto costruttivo, del
miglioramento delle condizioni di vita. Questo porta alla concezione che il denaro determini una vita
migliore, ma l'economia non incita all'aumento del consumo (questo lo fanno gli economisti per
aumentare il controllo sui consumatori).
Guardando ai mercati, Smith e poi Ricardo si rendono conto che c'era maggiore ingiustizia nella perdita
della libertà (libertà dell'essere umano è il tema portante della visione cristiana della società), perciò
elaborano il concetto della rendita = se nel mercato c'è qualcuno che ha posizione di forza particolare,
togliendo libera a qualcuno, in quel mercato c'è minore giustizia. In seguito Marshall ha elaborato la
teoria della struttura dei mercati, dicendo che i mercati possono essere di due tipi:
1) mercati di concorrenza perfetta, dove nessuno si approfitta di nessuno. Esistono quindi
tantissimi compratori e venditori, e nessuno è in grado di condizionare il comportamento altrui.
Inoltre c'è un altissimo grado di consapevolezza del consumatore, con facile accesso alle
informazioni. Ci deve inoltre essere una fatica uguale a zero sia nella vendita che nell'acquisto
= costo del consumo delle scarpe (shoe leather cost, Marshall)= tempo e sforzi dedicati dalle
persone a contrastare gli effetti dovuti all’inflazione. In questo contesto i costi saranno
altamente competitivi e nessuno potrà avere i prezzi alti che gli consentiranno di avere una
rendita. (Cfr. la nascita di compagnie aeree concorrenti a quelle di bandiera, che hanno
2 abbattuto il sistema delle rendite dei dipendenti di Alitalia). Lo sviluppo dell'economia di
Marshall si chiama microeconomia. La critica economica più importante di Marx era quella sul
plus valore, che porta all'accumulazione di ricchezza fino all'implosione del sistema stesso =
contraddizione intrinseca del capitalismo. La peggiore crisi del capitalismo è stata quella del
1929 e sembrava confermava la teoria dell'implosione marxiana. Invece si è affermato il
pensiero del grande economista Keynes, che introduce la macroeconomia = guarda ai grandi
aggregati dell'economia, come per esempio il tasso di occupazione, i consumi (cfr. Ford:
aumentare gli stipendi per garantire un maggior consumo), il risparmio ( rinvio del consumo al
futuro), l'investimento (che evita che il risparmio diventi un elemento di regressione
dell'economia), la fiducia, il debito pubblico ( ammontare di soldi che lo stato deve rendere a
chi glieli ha prestati), deficit pubblico (l'ammontare di aumento del debito pubblico che si è
generato in un anno, il debito che un paese ha in rapporto alla sua ricchezza PIL. il debito
pubblico secondo il criterio europeo non deve superare il 66% e il deficit il 3%), tassi di
interesse e offerta di moneta.
2) Monopolio, dove c'è uno che controlla tutto.
→ Economia aziendale riguarda l'analisi di come si fa a gestire un'impresa, quindi è analisi dei
comportamenti, con un approccio più qualitativo volto a guardare alla realtà. Negli ultimi anni gli
studiosi di questo tipo hanno cominciato ad utilizzare modelli tipici dell'economia politica, e con questo
usano tantissimi dati ( approccio big data) per trovarvi delle correlazioni. Ciò ha determinato un declino
degli studi aziendali, perché uno studio di questo tipo afferma che la politica aziendale non deve per
nulla guardare alla realtà. Essere scientificamente puri non è però l'approccio giusto.
Cfr. www.spaziofilosofico.com, numero del gennaio 2013.
Saldo partite correnti = export e import uguali a zero
Saldo movimenti capitale = bilancia dei pagamenti
Ci sono dei paesi che non sono molto forti e in cui il flusso di capitali è molto alto (come per esempio
la Turchia). La Turchia da qui ha iniziato a spendere molto, i leader della finanza internazionale hanno
poi intuito che il futuro della Turchia non era poi così roseo per motivi geopolitici e l'elevato debito
estero, e quindi il flusso di finanziamenti si è' arrestato. Si giunge a uno squilibrio tra troppo import e
poco export. O si giunge alla bancarotta, e si utilizza la svalutazione, perché il saldo delle partite correnti
è negativo. La Turchia esporta per 500 milioni di lire turche e importa per 700 milioni di euro (in
quanto la Turchia ha relazioni solo con l'Italia). Gli operatori italiani si ritrovano ad avere un saldo di
eccesso di euro rispetto alle lire turche. La Turchia deve pagare le forniture italiane in euro, e quindi
vende le proprie lire turche per comprare gli euro. Più si vendono lire turche, più il loro valore si
svaluta. La svalutazione è il meccanismo attraverso cui la moneta di un paese perde valore, e quindi i
prodotti da acquistare all'estero diventano sempre più cari. I paesi che tendono di più a esportare
tendono ad avere una valuta più forte, perché gli altri stati con cui si relaziona sono obbligati a svalutare
la propria moneta per poter acquistare quei beni. Tuttavia, molto paesi cercano di evitare che si realizzi
questo meccanismo, perché un paese con moneta svalutata sono più competitivi. I paesi che hanno
ancora sovranità monetaria cercano allora di convincere altri paesi a prestargli più soldi, promettendogli
una rendita più alta, ovvero alzando i tassi di interesse sui prestiti che gli vengono concessi. Oggi il
Giappone ha adottato una politica molto aggressiva e per rendere più competitiva la propria economia
ha abbassato i propri tassi di interesse, che però erano già uguale a zero. Allora l'unica cosa che poteva
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fare era stampare più moneta, con cui compra titoli di stato giapponese e poi dollari/euro per poter
comprare titoli americani/americani. Così facendo aumenta l'offerta di yen di fronte a dollari/euro e
lo yen quindi si svaluta = quantitative easing (processo inventato dagli americani e messo in atto per
la prima volta 5 anni fa). Con la svalutazione dello yen, aumenta la competitività dei prodotti giapponesi
in tutto il mondo. Tutto ciò però porta alla presenza sempre maggiore di moneta ma senza portare
all'aumento della produzione. Quindi: più moneta, ma la produzione rimane la stessa = inflazione.
Allora si cerca di attuare il tapering= rallentamento dell'emissione di moneta. Il Giappone può
comunque permettersi il meccanismo di svalutazione perché proviene da un periodo di deflazione =
periodo in cui i consumi sono stati bassi perché la popolazione, anziana, tendeva al risparmio.
L'inflazione "distrugge" il risparmio, perché ne svaluta il valore, ma ciò è positivo perché rompe il
valore di un patrimonio messo da parte e quindi non immetti bile nel mercato.
L’azienda
Cfr. Capitalismo e libertà, di Max Friedman.
Azienda e impresa non sono la stessa cosa. Infatti, in USA impresa si traduce Enterprise, l'azienda
invece non ha una vera e propria traduzione. Company da più un'idea di società.
Innanzitutto, che cos'è un istituto?
Insieme di persone, cose, risorse e rapporti con il mondo esterno che si raggruppano per raggiungere
un determinato obiettivo. Se l'istituto ha una finalità legata a trarre profitti mediante la produzione di
beni e servizi per lo scambio, allora si parla di IMPRESA. Ci sono però anche imprese NON PROFIT
= impresa che si accontenta di un rendimento più basso. Possono erogare servizi fondamentali senza
apporre un sovrapprezzo. L'impresa è quindi un ponte di collegamento tra la micro e la
macroeconomia. Lo scambio è la premessa fondamentale per cui ci sia un miglioramento delle
condizioni di vita tra i partecipanti allo scambio.
Se l'impresa riesce a sopravvivere creando beni e servizi in posizione corretta e in libertà, allora i beni
e i servizi prodotti valgono di più di quelli che sono costati. Il consumo porta la produzione di un altro
genere di consumo che ha più valore rispetto ai prodotti di partenza = non si tratta del plus valore
marxiano, ma di qualcosa di diverso. È un valore che nasce da un mercato libero e dalla concorrenza,
perché solo il prodotto che acquista il proprio valore nel mezzo della concorrenza ha un valore vero e
proprio.
Guadagno = ricavo - costo. Si parla di earning. NON è lo stesso di profit = parte di guadagno che
supera il guadagno che avrei potuto accumulare in condizioni di concorrenza perfetta. È
l'extraguadagno che ricavo se mi trovo in una posizione in cui non ho concorrenza, e non deriva da un
valore, ma dall'approfittarsi di una posizione monopolistica. Di fatto le imprese non dovrebbero
produrre profitto, se lo fanno è perché:
sono in una posizione monopolistica
Sono così bravi che creano un valore aggiuntivo per il consumatore (per esempio il concetto
di Made in Italy)
La globalizzazione avendo aumentato la concorrenza ha dato molte possibilità in più ai consumatori,
anche se poi alcuni si sono arricchiti più degli altri (per questo si pensa che la globalizzazione sia
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ingiusta, perché ha aumentato le disparità). La globalizzazione ha portato a un generale benessere per
tutti nonostante le differenze sociali.
Azienda = l'ordinamento economico di un istituto. Definita anche "on going concern" = insieme di
cose che vanno avanti. È qualcosa che c'è all'interno di tutti gli istituti, ma non è la stessa cosa di
un'impresa. Azienda è l'insieme di macchinari, beni, materiali, dedicate alle attività di tipo economico
che l'azienda deve svolgere per perseguire le sue finalità. Tutti gli istituti, anche se non hanno la finalità
di scambio, sono costretti comunque a un certo grado di scambio per poter rapportarsi con gli altri.
L'azienda è un sottoinsieme dell'istituto che si occupa delle relazioni con l'esterno e degli aspetti
economici. Quando l'istituto diventa impresa (ovvero persegue delle finalità economiche) allora
azienda e impresa coincidono, in quanto l'azienda è appunto l'ordinamento economico di un istituto.
Ci sono casi comunque in cui impresa e azienda non coincidono perfettamente, in quanto la finalità
prima dell'impresa non è di tipo economico = per esempio la gestione di un museo non a pagamento
e che quindi non comporta guadagno, ma è un servizio di tipo sociale = corporate social
responsibility = concetto secondo cui un'impresa ha una certa quantità di responsabilità nei confronti
della società, a cui deve rendere parte dei propri guadagni. Quindi, anche le imprese possono essere
leggermente diverse rispetto alla propria azienda nel momento in cui non hanno solo finalità
economiche. N.B. A volte la corporate social responsability può distogliere dal vero scopo di
un'impresa, che è quello di produrre beni e servizi in un contesto competitivo. Il consumo deve essere
equilibrato e basato sulla concorrenza, non su il debito e sulla distorsione.
Impresa = istituto la cui attività è orientata alla produzione di beni e servizi destinati allo scambio, con
intento di profitto o meno. Molte imprese non profit realizzano un guadagno limitato, ma poi invece
di distribuirlo ai propri azionisti lo investono in altre attività. Il modo in cui il guadagno viene ripartito
tra gli azionisti non è discriminante del fatto che un'impresa sia non profit o meno.
L'impresa inoltre deve poter durare nel tempo. Il peggior nemico della durata è il debito, perché offre
un tipo di benessere ingannevole, non sostenibile e non duraturo. L'eccesso di debito è la principale
causa della crisi della società. La condizione per cui un'impresa duri nel tempo è dosare ed equilibrare
debito, spese e investimenti.
Inoltre l'impresa/l'istituto vive in rapporto osmotico con l'ambiente, ovvero nel bene o nel male è
obbligato allo scambio con gli enti circostanti. I soci di un'impresa mettono i soldi in quello che viene
definito capitale di rischio (equity) = non è mai sicuro che il prodotto finale abbia un valore aggiuntivo
rispetto ai costi iniziali.
Il bisogno.
Se uno fa uno scambio è per soddisfare un proprio bisogno. Capire il tipo di bisogno e come soddisfarlo
è molto importante per chi studia economia e lo scopo principale di un'impresa che deve produrre quei
prodotti per soddisfare i bisogni. I bisogni NON vengono creati, ma vengono solo scoperti e
reinterpretati, per poi renderli fruibile. Cfr. La piramide dei bisogni di Maslow:
I bisogni elementari sono quelli che la globalizzazione è riuscita a soddisfare su larga scala
I bisogni di sicurezza sono quelli essenzialmente legati alla casa
I bisogni di socialità risalgono alla necessità dell'uomo di vivere in clan, in gruppi
Stima e autostima permettono all'uomo di sentirsi parte di un gruppo, di un'èlite, e sono
importanti per il completo soddisfacimento delle persona.
L'analisi di questi bisogni è essenziale per le imprese che devono produrre beni e servizi.
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Oggi l'economia è una non scienza venduta però come scienza. Parlare di sistema è un tema di
carattere prevalentemente gnoseologico. Sistema = guardare alle cose in termini di relazioni reciproche.
L'essere a sistema fa la differenza, perché l'interazione è ciò che produce la conoscenza. La vita stessa
è l'esemplificazione dell'essere a sistema
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Appunti esame Economia delle aziende e dei mercati internazionali
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Economia aziendale
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