APPUNTI DI ECONOMIA AZIENDALE
ECONOMIA AZIENDALE – PROF. MONTOBBIO
PRIMA LEZIONE – 01.10.2012
Il primo focus è l’analisi dell’azienda e dell’impresa dal punto di vista economico.
Nel 202 le imprese attive nell’industria e nei
servizi sono poco meno di 4,5 milioni e
occupano complessivamente circa 17 milioni di
addetti. Il 95 % delle imprese ha meno di 10 addetti e impiega il 47% dell’occupazione totale.
Le imprese senza lavoratori dipendenti sono circa 3 milioni e corrispondo al 65,4% del totale
delle imprese attive. Come è possibile tale eterogeneità tale per cui tali imprese crescono e
tali no?
Non possono essere che poche le imprese che competono se si osservano le spese necessarie
ad esempio per la ricerca. Solo pochi colossi possono sostenerle. Il grado di difficoltà e di
opportunità di ricerche tecnologiche determina la grandezza delle spese e quindi la grandezza
stessa dell’industria.
Queste spese sono molto diverse dalle spese necessarie per un macchinario: se spendo 1
milione di euro per una ricerca su un prodotto che poi alle ultime prove cliniche viene
bocciato, qui soldi sono persi. Un discorso analogo vale per una campagna pubblicitaria (costi
affondati, sunk).
Questi costi creano barriere all’entrata ed eliminano i concorrenti, inoltre vi sono conseguenze
sui consumatori: i prezzi se le imprese sono poche sono più alti.
ESEMPIO – COSTI DI RICARICA – Era un tariffa a due stadi: un costo di ingresso, e poi un
costo al consumo. È intervenuta l’autorità garante della concorrenza del mercato. L’indagine
conoscitiva ha analizzato tutto il settore: le imprese si erano messe d’accordo. Quale era il
prezzo giusto per un telefonata? Quando un prezzo fa sentire puzza di bruciato?
Il costo marginale è il costo per l’impresa di produrre un’unità in più di un bene. In un mercato
che funziona bene il prezzo unitario è uguale al costo marginale.
L’economia industriale cerca di capire le strategie delle imprese e l’impatto sul benessere dei
consumatori.
Molti settori sono oggetto di intereventi di politica industriale. I settori industriali sono molto
diversi tra di loro. Da ciò derivano due tipi di domande:
• NORMATIVA – Cosa dovrebbe fare l’imprese per avere potere di mercato? Cosa
dovrebbe (e potrebbe) fare lo stato per proteggere i consumatori? 1
APPUNTI DI ECONOMIA AZIENDALE
• DESCRITTIVA – Le imprese sono in grado di esercitare potere di mercato? Perché?
Quali sono le conseguenze sul benessere dei consumatori?
I libri di testo coprono una grande varietà di argomenti: più di quanto faremo e di quanto ci
verrà chiesto. Non dobbiamo imparare le parti matematiche del libro con l’eccezioni di quelle
discusse in classe.
SECONDA LEZIONE – 02.10.2012
RIPASSO DI MICROECONOMIA – I MERCATI E LA DOMANDA
Dal punto di vista del venditore il mercato è l’insieme dei possibili compratori.
Il venditore deve avere idea della curva di domanda e delle altre variabili che possono
influenzare le vendite.
La quantità è funzione del prezzo (P), del reddito (I)
Q= f ( P , I , P , P , A …)
- + + sost - comp +
Il Ricavo Totale è uguale al prezzo a cui viene venduto il bene per la quantità.
RT = P x Q
Il Ricarvo Marginale è quanto io guadagno in più o in meno se vendo un’unità in più. È la
variazione del ricavo totale generata dal fatto che io vendo un’unità in più. Può essere
negativo se la variazione della domanda è inferiore alla variazione del prezzo.
Quello che interessa il manager dell’azienda non è la relazione dei + e dei -, il segno,
nell’equazione della quantità di domanda.
L’elasticità si calcola come variazione (con un meno davanti) del rapporto percentuale della
quantità sulla variazione percentuale del prezzo. INSERISCI.
Immaginiamo che io voglia diminuire il prezzo del 10% per vendere di più: cosa può succedere
alla domanda? La domanda potrebbe aumentare
• di più del 10% con elasticità maggiore di 1ed il ricavo totale aumenta
• ,del 10% con elasticità uguale a uno ed il ricavo totale rimane costante
• di un valore inferiore al 10% con elasticità minore di 1ed il ricavo totale scende
Quando la curva di domanda è lineare, una retta, il punto di ricavo massimo è individuato
dall’ascissa pari a metà della quantità massima, e dall’ordinata pari a metà del prezzo
massima. INSERISCI. L’ELASTICITÀ aiuta a confrontare le curve di domanda
indipendentemente da un’unità di misura, guida le scelte di
fissazione del prezzo o di tassazione.
Il concetto di elasticità incrociata può essere analizzata sia
per distinzioni di tipo merceologico, sia per l’ampiezza del
mercato. Il modo in cui valutare la correttezza delle fusioni
è andare a vedere l’elasticità di fusione sia di beni in
diverse aree geografiche, sia di beni diversi.
La carne suina e la carne di vitello sono due mercati
diversi, in altri casi le variazioni sono strettamente
connesse: i due beni appartengono allo stesso mercato. 2
APPUNTI DI ECONOMIA AZIENDALE
Regola SSNIP: A market is defined as a product or group of products and a geographic area
such that: a hypothetical profit-maximizing firm that was the only present and future producer
or seller of those products in that area likely would impose at least a “small but significant
and non transitory” increase in price,
assuming the terms of sale of all other
products are held constant.
Un mercato è definito come un prodotto o un
gruppo di prodotti o un’area geografica tale
che un’impresa produttrice che sia la
sola presente e futura..
Il concetto di SOVRAPPIÙ del consumatore: se
tutti pagano 10, ci sono persone che avevano
una disponibilità maggiore a pagare.
L’area delimitata dal prezzo pagato, la
curva di domanda, e il prezzo di disponibilità, rappresenta il sovrappiù del consumatore. È un
valore numerico molto tangibile: io per esempio potrei argomentare sull’esempio del libro che
se il prezzo fosse abbassato da 15 a 10 avrei 40 consumatori invece di 15 e quindi avrei nel
nostro caso un sovrappiù maggiore, ed una variazione di sovrappiù. Il trapezio rappresenta il
risparmio del consumatore.
L’EFFICIENZA ALLOCATIVA o efficienza statica è composta dal sovrappiù del consumatore e
del produttore (per valutare un mercato consideriamo quanto sovrappiù del consumatore e
profitto, uguale al sovrappiù del produttore, produce).
L’EFFICIENZA DINAMICA è la crescita del sovrappiù dovuta all’introduzione di nuovi processi
e prodotti. Le autorità antitrust possono decidere di chiudere un occhio se un monopolista è
molto innovatore: il consumatore perde in efficienza allocativa ma guadagna in efficienza
dinamica.
Efficienza paretiana:
• Miglioramento paretiano: una allocazione delle risorse è un miglioramento paretiano se
migliora la situazione di tutti gli agenti senza danneggiarne alcuno.
• L’allocazione è paretianamente efficiente se non vi è possibilità di miglioramento
paretiano.
Il brevetto è un diritto di monopolio che viene assegnato all’impresa. L’istituzione giuridica
non esiste per un diritto naturale e ineluttabile di possedere la mia invenzione: è un diritto
economico. Io assicuro ad una persona il monopolio di modo tale che continui ad innovare
grazie ai ricavati del brevetto prima sviluppato.
TERZA LEZIONE – 3.10.2012
Cosa succede se le imprese competono anche con il mercato nero? O con altre imprese dello
stesso tipo? Cosa succede ai prezzi di questi beni?
I prezzi scendono. O attraverso il copyright o attraverso il brevetto il titolare può fare un
prezzo più altro perché nessuno può legalmente fargli concorrenza.
Perché le società si organizzano per generare una redistribuzione del sovrappiù del
consumatore? Ci sono istituti che determinano potere di mercato per le imprese, la possibilità
di riduzione serve per coprire i costi fissi e pagare la ricerca delle innovazioni. Il triangolo
formato da Q’ a Q si chiama perdita secca o deadweitght loss (DWL).
Dobbiamo distinguere tra imprese che fanno prezzo e che “prendono prezzo” (price takers).
Quando sei price takers la curva di domanda è orizzontale corrispondente al prezzo. Il ricavo
marginale è uguale al prezzo. Mentre invece se sei un’impresa che fa il prezzo la tua curva di
domanda non è orizzontale, ma una retta o una curva con m negativo. Devo scegliere quale
quantità produrre e a che prezzo venderla. 3
APPUNTI DI ECONOMIA AZIENDALE
MODELLO DI DORFMAN E STEINER
Più la domanda è elastica alla pubblicità più l’impresa
dovrebbe spendere in pubblicità. Più la domanda è
elastica alla pubblicità più l’impresa dovrebbe spendere
in pubblicità.
AZIENDA
In economia aziendale utilizziamo la definzione I
“L’azienda è l’istituto economico destinato a
perdurare, che, per il soddisfacimento dei
bisogni umani, ordina e svolge in continua
coordinazione la produzione o il procacciamento
o il consumo di ricchezza” G. Zappa.
Alcune definizioni mettono esplicitamente nell’idea il profitto, la sua ricerca, mentre in questa
rientrano anche le azienda no profit. Questa è base e molto molto ampia. C’è un processo
produttivo che in qualche modo crea valore
• Complesso di elementi per il raggiungimento di un fine comune
• Processo produttivo che crea valore
• L’azienda dura nel tempo oltre la vita delle persone che la posseggono e gestisco no
• Ha come scopo il soddisfacimento dei bisogni di diverse categorie di persone
(stakeholder).
TASSONOMIE
• Imprese private/aziende pubbliche e pubbliche amministrazioni / non profit
• Forma giuridica
• Settore di attività
• Dimensioni – Micro (0-9 dipendenti) – Piccole (9-49 dipendenti), medie (50-249) e
grandi
• Localizzazione degli impianti e dei mercati di vendita
• Tipologia di mercato concorrenziale, non concorrenziale.
LA FUNZIONE AZIENDALE
La funzione di produzione: la relazione è
esclusivamente tecnica. Ci dice quanti beni e
servizi riusciamo a produrre dati determinati input
produttivi.
Rendimenti crescenti e decrescenti dei
fattori produttivi. I rendimenti di un
fattore produttivo sono decrescenti quando unità addizionali del fattore (combinate con un
fattore produttivo fisso) generano un incremento decrescente alla produzione. Il prodotto
marginale decresce.
Dipende dalla struttura tecnica della produzione!
LE FUNZIONI DI COSTO – Mettono in relazione l’output prodotto con il costo di produzione.
Mappano quanto output vogliamo produrre e quanto ci costa.
Q* è la quantità che desideriamo produrre quindi:
Q* K* e L* dati i salari e il prezzo del capitale CT = CV 4
APPUNTI DI ECONOMIA AZIENDALE
Se io ho rendimenti decrescenti ho bisogno di un numero maggiore di lavoratori: i rendimenti
decrescenti sono alla base di funzioni di costo che aumentano rispetto all’output che io voglio.
Voglio produrre tre chili di grano in più e assumo un lavoratore nuovo, magari se ne ho già 10
per produrre tre chili in più ho bisogno di ancora più lavoratori, non solo uno in più.
I costi variabili variano con il livello di attività. Oltre a K e L abbiamo materie prime,
provvigioni di vendita, combustibili.
I costi fissi sono amministrazione, costi generali, pubblicità, ricerca e sviluppo.
Nel lungo periodo la distinzione sfuma (esempio capitale e ammortamento).
Il costo opportunità è il beneficio che si sarebbe potuto trarre dall’impiego di una risorsa nel
miglior uso alternativo. Per noi il costo più grande per fare l’università è il tempo, perché
potremmo impiegarlo in un altro modo. Il costo opportunità è molto importante.
Il costo irrecuperabile (sunk) è dato da investimenti specifici senza usi alternativi: ricerca e
sviluppo, pubblicità/sito, impianti specifici (non li rivenderò mai più).
Il costo economico include il costo opportunità e non include il costo sunk. I costi sunk non
dovrebbero influenzare la scelta di tenere aperta un’attività: una volta che li hai sostenuti,
quello che conta è fare un margine sui costi variabili, così riesco a ripagare i costi fissi. La mia
decisione di tenere aperta la società si basa proprio sulle configurazioni di costo a costi
variabili.
Il MARGINE DI CONTRIBUZIONE (mdc) RT – CV
Esclude i costi fissi. Rappresenta il contributo offerto dalla produzione alla copertura dei costi
fissi. Nel lungo periodo è il margine di contribuzione che porta il bilancio in pareggio. Il
margine di contribuzione è la grandezza economica da massimizzare nel b.p. al fine di
sfruttare al meglio la capacità produttiva disponibile, tipicamente valorizzata dai costi fissi.
QUARTA LEZIONE – 8.10.2012
Ripasso della lezione precedente
Esaminiamo la differenza tra costo contabile e costo economico, ma prima ripassiamo il costo
opportunità: il beneficio che si sarebbe potuto trarre dall’impiego di una risorsa nel miglior uso
alternativo.
Le decisioni all’interno dell’azienda devono sempre tener conto di un utilizzo alternativo.
L’altro concetto chiave è quello dei costi sunk, fissi nel senso che non sono legati alla quantità
che uno produce, ma sono anche irrecuperabili.
Il costo economico include il costo opportunità e non include il costo sunk: d’altronde ad
esempio la scelta di tenere aperta un’attività non dovrebbe essere influenzata dai costi sunk
ma solo dai costi variabili.
ANALISI COSTI-VOLUMI-PROFITTI
c = costo marginale ipotizziamolo per semplicità costante. Siccome è costante è
anche il costo medio unitario. Quando il costo marginale è costante, noi possiamo scrivere:
CV = c x Q
Il prezzo P è dato, l’azienda è price taker
RT = P x Q
Il ricavo marginale è uguale al prezzo P
CT = F + cQ dove F corrisponde a delle spese fisse sommate al costo variabile.
Π = RF – CT anche detto RE
Mdc = RT – CV sarà pQ – cQ
Mdc Unitario = Mdc/Q quindi p-c
Possiamo disegnare la retta RT = pQ che è una semplice retta incentrata negli assi.
Possiamo disegnare la retta CT = F + cQ che incontra l’asse delle ordinate nel punto F
Questa analisi si chiama anche Break-Even. Nel punto di incontro che corrisponde all’ascissa
Qstellato Q* ho la quantità minima che devo produrre per avere profitti non negativi. È
chiamato anche Break-even point. 5
APPUNTI DI ECONOMIA AZIENDALE
Q* è una quantità per cui RT = CT quindi pQ = cQ + F
Quindi Q* = F/(p-c) ovvero F/(Mdc unit) poi ci aggiungo RE così viene F + Re/(p-c) dove RE è il
profitto
La soglia che dobbiamo raggiungere al minimo è funzione del costo fisso! E del prezzo meno il
costo unitario!
L’efficienza produttiva è data dall’area che si delinea nello stato grafico di prima, dove però
le imprese sono due. Le due curve di costo totale delimitano un’area insieme alla retta
parallela all’asse y di una determinata quantità Q. Si chiama inefficienza X perché è la misura
di quanto siamo inefficienti nella nostra produzione e può essere approssimata da quest’area
perché è la differenza di quanto costa ogni singola unità di prodotto sommata alle altre di
un’impresa rispetto all’altra.
I CONFINI DELL’IMPRESA
• I confini orizzontali – quanto deve
essere grande un’impresa?
Determinanti tecnologiche/settoriali.
Economie di scala e di scopo (varietà)
• I confini verticali – make or buy?
Rendimenti di scala: osserviamo i rendimenti di scala quando modifichiamo la scala della
produzione modificando la quantità di tutti i fattori produttivi.
I rendimenti di scala sono costanti quando ad un aumento dei fattori produttivi segue un
aumento dell’output proporzionale. 6
APPUNTI DI ECONOMIA AZIENDALE
I rendimenti di scala sono crescenti quando ad un aumento dei fattori produttivi segue un
aumento dell’output più che proporzionale. I rendimenti di scala sono decrescenti quando ad
un aumento dei fattori produttivi segue un aumento dell’output meno che proporzionale.
ECONOMIE DI SCALA – rendimenti crescenti di scala e presenza di costi fissi determinano
curve di costo medio (costo unitario) decrescenti. Più produco meno mi costa produrre la
singola unità di prodotto.
I costi marginali in presenza di economie di scala sono inferiori ai costi medi.
QUINTA LEZIONE 9.10.2012
I confini orizzontali sono determinati dalle scelte dei manager sulle economie di scala.
Economie di scala le abbiamo con costi medi decrescenti all'aumentare delle unità prodotte.
La curva dei costi medi varia da settore a settore, dal momento che in settori diversi abbiamo
strutture dei costi diversi.Cosa determina un'economia di scala? In primo luogo rendimenti
crescenti di scala, che incentivano l'aumento della produzione, ed in secondo luogo i costi fissi
(incentivo ad espandere la produzione per smaltirli).
Origine delle economie di scala (fattori che possono più che raddoppiare la mia produzione
al raddoppio dei fattori).
• Aumento di produttività di input variabili (assumendo due lavoratori che producono 10 a
testa singolarmente, questi due
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