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4.2)Velocità di Circolazione(Vc)

La velocità di Circolazione(Vc)esprime il numero di volte che il capitale investito(Ci)si rigenera tramite i ricavi di

vendita in un intervallo di tempo considerato: inoltre riferita al singolo fattore produttivo la velocità di circolazione

definisce il numero di operazioni di investimento-realizzo che uno specifico fattore subisce nel corso di un determinato

periodo gestionale. Esso è pari a:

4.3)Return on Investment(ROI)

Il ROI(Return on Investment)esprime la capacità di generare valore attraverso gli investimenti della gestione tipica:

esprime dunque la redditività operativa. Esso è pari a:

ROI =

Ma come si perviene al ROI?

Fino ad ora abbiamo visto che

- ROS = 100

-

Dalla correlazione tra ROS e VC si trova il ROI in quanto:

Si noti a questo punto una cosa: con lo stesso Reddito operativo e con lo stesso Capitale investito ma con Ricavi e Costi

tipici differenti avremo un ROS ed una Velocità di circolazione molti differenti: vogliamo ciò affermare che uno stesso

ROI può portare ad un ROS ed un Vc molti differenti tra loro a causa della diversità della gestione caratteristica

dell’azienda.

Ci si potrebbe a questo punto chiedere perché abbiamo messo in relazione proprio ROS e VC per pervenire al ROI: la

risposta la vedremo parlando dell’albero Dupond.

Come si può aumentare il valore del ROI?

Aumentando la redditività unitaria agendo sul divario ricavi – costi (efficienza esterna).

Tale possibilità è condizionata da:

1. MERCATO DEI FATTORI PRODUTTIVI il costo non è sempre controllabile dalle singole aziende

2. MERCATO DEI PRODOTTI il prezzo in genere deve essere adeguato rispetto alla concorrenza e non ai propri costi

• Aumentando la velocità di circolazione

La Vc dipende dall’efficienza aziendale poiché si può agire:sulla giacenza media di materie prime, semilavorati e

prodotti finiti, sulla giacenza dei crediti di funzionamento e sul tempo di lavorazione

30

4.4)Break even analysis e Leva economica

In economia aziendale, il punto di pareggio o break even point (abbreviato in BEP) è un valore che indica la quantità,

espressa in volumi di produzione o fatturato, di prodotto venduto necessaria per coprire i costi precedentemente

sostenuti, al fine dunque di chiudere il periodo di riferimento senza profitti né perdite.

Una fondamentale distinzione riguarda la tipologia di azienda di cui si vuole compiere l'analisi del punto di pareggio: se

l'azienda è monoprodotto la formula del punto di pareggio è:

indicando con QBep la quantità di produzione venduta necessaria al raggiungimento del pareggio, con CFT il totale dei

costi fissi sostenuti dall'azienda e con Mdcu il margine di contribuzione unitario del prodotto dell'azienda in analisi, pari

cioè al prezzo di vendita unitario del prodotto cui sono stati sottratti i costi variabili per unità

Per trovare il fatturato di pareggio di un'azienda monoprodotto è sufficiente moltiplicare QBep per il prezzo del

prodotto

Quali sono i vantaggi e i limiti della Break even analysis?

I vantaggi sono: L’impiego di questa tecnica consente di verificare in via preventiva o consuntiva gli effetti sul reddito

di possibili variazioni di quantità economiche (vendite, costi fissi, costi variabili, prezzi, nonché se l’impresa ha una

struttura di costi rigida o elastica), I grafici rendono visivamente valutabili i rapporti esistenti tra volume di vendita ,

costi, ricavi, profitti.

sono: È riferita al breve periodo, È statica: si ipotizza l’invarianza di costi variabili unitari e prezzi, Non viene

I limiti

considerato il magazzino: si ipotizza che RI=RF o che tutta la produzione sia veduta, Il volume di produzione è

considerato l’unico driver dei costi rilevante, Si utilizzano semirette: reazioni lineari tra le varie quantità economiche:

ciò non si verifica nella realtà, ma per eseguire analisi in tempi brevi e in ambiti ben precisi di variabilità (area di

significatività) porta ad errori trascurabili.

Ma come si arriva alla formula vista sopra?

Rt = Ct Nel punto di pareggio si hanno che i ricavi totali sono uguali ai costi totali

Rt = Cft + Cvt dove CVT = v x Q RT = P x Q

Ru x Qv = Cft + Cvu x Qo

Ru x qe – Cvu x qe = Cft

qe (Ru – Cvu) = Cft risolvendo rispetto a q

Qbep = Cft

_____

(Ru - Cvu)

Dove Ru - Cvu = mc (margine di contribuzione unitario) esprime quanta parte dei ricavi di vendita rimane per la

copertura dei costi fissi -e la generazione di un utile-, dopo aver recuperato i costi variabili.

Tra le altre cose le Break even analysis permette di valutare la rigidità della struttura di costi dell’azienda.

Infatti un’azienda che ha molti costi fissi è più soggetta agli effetti delle variazioni delle quantità vendute rispetto ad

un’azienda che ha una struttura meno rigida. Da qui in concetto di leva economica:

31

Leva economica = ovvero la leva economica(operativa)è data dal rapporto tra margine di contribuzione unitario

differenza tra lo stesso e costi fissi. 32

5)Equilibrio finanziario

Come abbiamo visto l’equilibrio finanziario è dato dall’attitudine dell’azienda a bilanciare in modo opportuno le fonti

di finanziamento (i diversi modi in cui l’azienda si procura i mezzi di pagamento) e gli impieghi (o fabbisogni)

finanziari (i diversi modi in cui l’azienda utilizza i mezzi di pagamento

La condizione dell’equilibrio finanziario dell’azienda si verifica quando le operazioni d’investimento e di realizzo che

producono entrate e uscite monetarie, debiti e crediti, si alternano tra loro in modo adeguato.

Per occuparci dell’equilibrio finanziario dobbiamo però porre in essere uno studio approfondito dell’analisi finanziaria.

L’analisi finanziaria di un’azienda ha l’obiettivo di massimizzare il valore dell’impresa. Essa è riferita a tre categorie

di operazioni:

- Politica di Investimento.

- Politica di Finanziamento.

- Politica di dividendi.

5.1)Politica di Investimento

La politica di Investimento fa riferimento all’iInvestire in progetti con rendimento atteso superiore alla soglia minima

di rendimento accettabile.

Per raggiungere l’obiettivo della politica di investimento occorre scegliere una struttura finanziaria che massimizzi il

valore dei progetti intrapresi: in particolare il tipo di finanziamento deve essere in linea con il tipo di investimento e

deve tenere in considerazione il confronto tra Finanziamento da terzi o a titolo di capitale proprio.

5.2)Gestione finanziaria

La gestione finanziaria rappresenta il complesso operazioni volte a dare copertura del fabbisogno finanziario generato

dalla gestione economica.

Gli Obiettivi della gestione finanziaria sono:

• Ridurre l’onerosità del fabbisogno finanziario

• Garantire la capacità dell’azienda di far fronte agli impegni assunti

Ciò può essere fatto attraverso due strumenti:

- Sincronizzazione(quantitativa) tra investimenti e realizzi.

Tale strumento dipende dal particolare processo produttivo. Un’azienda con un processo produttivo che

prevede un intervallo temporale investimenti realizzi breve, avrà a parità di altre condizioni, un fabbisogno

finanziario netto inferiore rispetto ad altre aziende il cui processo è caratterizzato da un lungo intervallo

temporale tra investimenti e realizzi. Una migliore sincronizzazione si può raggiunge attraverso una serie di

tecniche: acquisizione di fattori a fecondità ripetuta in leasing; riduzione delle giacenze di magazzino;

riduzione dei crediti verso clienti.

- Correlazione (qualitativa)tra Fonti ed Impieghi.. Si distingue in fatti un Fabbisogno finanziario durevole – mezzi

finanziari rigidi e un Fabbisogno finanziario variabile – mezzi finanziari variabili.

Ma cos’è il Fabbisogno finanziario? 33

5.2.1)Fabbisogno finanziario

Con fabbisogno finanziario si indica la quantità di mezzi finanziari necessari all'azienda per lo svolgimento ordinato

della propria attività. Possiamo studiare il fabbisogno finanziario da un punto di vista quantitativo e da un punto di

vista qualitativo.

5.2.2)Fabbisogno finanziario da un punto di vista quantitativo

- Da un punto di vista quantitativo possiamo andare ad analizzare in sequenza logica il fabbisogno finanziario lordo(Fl),

fabbisogno finanziario netto esterno(Fne), fabbisogno finanziario netto globale(Fng)

Il fabbisogno finanziario lordo(Fl) si configura come la sommatoria di tutti i costi sostenuti in un intervallo di tempo

considerato: = + +….

Ma ciò corrisponde ad una definizione che veda il fabbisogno finanziario lordo come la sommatoria delle uscite

monetarie generate da tutti gli investimenti da effettuare in un intervallo di tempo considerato:

= U U + ……….U

1 + 2 n

Possiamo anche definire il fabbisogno finanziario netto esterno(Fne) come l’ammontare di risorse finanziarie che

l’azienda deve raccogliere da fonti esterne(cioè finanziamenti a a titolo di capitale proprio o da terzi)per far fronte alle

uscite monetarie. Esso è dunque pari alla differenza tra il fabbisogno finanziario lordo e l’endofinanziamento(Ef), che

rappresenta la sommatoria delle risorse rigenerate&autorigenerate(d’altronde la parola stesso endofinanziamento

indica delle entrate di origine interna). Togliendo l’endofinanziamento al fabbisogno lordo ottengo infatti le fonti

esterne. F = Fl – (Rr + Ra) (o più semplicemente ) Fne = Fl – Ef

ne

Le risorse rigenerate(Rr)sono le risorse investite nell’acquisto di fattori produttivi che hanno generato ricavi

attraverso le vendite.

Le risorse autogenerate(Ra)rappresentano il maggior valore realizzato rispetto alle risorse rigenerate. Le risorse

autogenerate rappresentano dunque l’autofinanziamento dell’azienda, in quanto rappresentano gli utili

accantonati(ovvero messi da parte e per questo motivo vanno ad incrementare la quota di Capitale netto: essi sono

dunque diversi dagli utili distribuiti).

Dunque un ricavo è dato dalla somma delle risorse rigenerate e delle risorse autogenerate: ciè un ricavo può essere

scorporato nelle due componenti sopracitate:

RICAVO = Rr + Ra

Ad esempio si analizzi un ricavo per la vendita di una merce di 130. I costi dei fattori produttivi sono pari a 100.

Dunque il ricavo(130)ha correlati 100 di risorse rigenerate(Rr, in quanto esprimono l’ammontare di costo che l’azienda ha dovuto

sopportare)e 30 di risorse autogenerate(Ra, in quanto è il maggior valore derivante dalla vendita).

Possiamo anche definire il fabbisogno finanziario netto globale(Fng) : esso esprime l’insieme delle risorse finanziarie

che l’azienda deve aver raccolto, sia attraverso il ricorso a terzi soggetti (origine esterna), sia attraverso il flusso di

autogenerazione delle risorse (autofinanziamento). Il Fng rappresenta il complesso degli investimenti in attesa di

realizzo. Fng = Fl - Rr

Dunque fabbisogno finanziari netto globale e fabbisogno finanziario netto esterno come si vede sono due concetti

diversi: solo in un caso tuttavia essi coincidono. Si parla della situazione in cui l’azienda distribuisce interamente gli

utili(che sono le risorse autogenerate) poiché in tal caso Fng = Fl – Rr – Ra ovvero Fng = Fne.

Possiamo riassumere quanto detto fino ad ora ricorrendo alla struttura del capitale, in cui gli elementi siano stati

suddivisi per natura di valori(schema 1)e da qui pervenire tramite la sua interpretazione al fabbisogno netto(esterno e

globale, schema 2): 34

5.2.2.1) Fabbisogno finanziario da un punto di vista quantitativo: il fabbisogno netto globale

E’ possibile determinare 3 livelli di fabbisogno finanziario netto globale .

Il Fabbisogno finanziario netto di primo livello è determinato dagli impieghi economici che in un dato istante sono in

attesa di essere realizzati:

1) Costi per acquisto fattori produttivi a fecondità semplice

2) Valore residuo dei fattori a fecondità ripetuta

3) Costo di accensione dei prestiti concessi a terzi non ancora estinti e costo di acquisto di partecipazioni

Fng I livello = Investimenti della gestione caratteristica in attesa di realizzo + Investimenti della gestione

patrimoniale in attesa di realizzo

Il Fabbisogno finanziario netto globale di secondo livello è riferito all’ammontare degli investimenti del primo livello

e dei crediti di funzionamento in attesa di essere incassati. E’ pertanto determinato dal complesso degli investimenti in

attesa di rigenerazione monetaria

Fng di II livello = Investimenti della gestione caratteristica in attesa di realizzo + Investimenti della gestione

patrimoniale in attesa di realizzo + Crediti di funzionamento

Si noti come il divario tra Fng di I e II livello evidenzia come l’incapacità di monetizzare i crediti vantati nei confronti

della clientela sia un fattore che accresce il fabbisogno finanziario

Il Fabbisogno finanziario netto globale di terzo livello è determinato dal complesso degli impieghi in attesa di

rigenerazione monetaria e dalle giacenze di cassa in essere in un dato istante di tempo.

Fabbisogno finanziario netto globale di III livello = Investimenti della gestione caratteristica in attesa di realizzo

+ Investimenti della gestione patrimoniale in attesa di realizzo + Crediti di funzionamento + giacenze di cassa

Si noti che quando la gestione patrimoniale è efficace il divario tra il Fng di II e III livello dovrebbe risultare non

rilevante

5.2.2.2) Fabbisogno finanziario da un punto di vista quantitativo: la copertura del fabbisogno

Fino ad ora abbiamo visto cos’è il fabbisogno finanziario da un punto di vista quantitativo: ma sempre da questo punto

di vista come può essere coperto il fabbisogno finanziario? Da quanto detto fino ad ora si evince che sono due le

modalità principali:

- Endofinanziamento: cioè entrate di origine interna

- Esofinanziamento: cioè entrate di origine esterna. A tal proposito ricordiamo che possono essere:

1)Capitali conferiti a titolo di proprietà. Sue caratteristiche sono: Diritto al pagamento di un ammontare fisso prestabilito,

Priorità in caso di dissesto finanziario ,Scadenza fissa , Nessun potere di controllo sul management

2)Capitali conferiti a titolo di prestito. Sue caratteristiche sono: Diritto di pagamento residuale , Limitata priorità in caso

di dissesto finanziario Diritto illimitato nel tempo Controllo sul management.

35

5.2.2.3) Fabbisogno finanziario da un punto di vista quantitativo in base al processo produttivo dell’azienda

In un’azienda distinguiamo quattro tipologie di processi produttivi:

- Marcatamente ciclo-stagionale: Si ha in caso di concentrazione dell’acquisto delle materie prime o della vendita di

prodotti finiti in determinati periodi dell’anno. Pertanto il fabbisogno finanziario ha una punta di massima espansione

nel momento in cui si concentra il processo produttivo. In seguito il fabbisogno finanziario si riduce per effetto

dell’endofinanziamento.Si può ridurre la differenza tra punta di massimo e fenomeni di stasi affiancando al processo

principale altri processi produttivi marcatamente cicli stagionali.(es. Motta che ha diversificato nel settore dei gelati,

oltre che dei panettoni).

- Prevalentemente ciclo-stagionale: L’acquisto delle materie prime è concentrato in più periodi dell’anno. Pertanto il

fabbisogno finanziario netto ha una punta di massima espansione con la prima stagione, poi inizia a scendere per effetto

dei realizzi, finché torna ad espandersi con la seconda stagione. C’è una migliore sincronizzazione tra investimenti e

realizzi rispetto al processo produttivo marcatamente ciclo stagionale.

- Prevalentemente ciclo-produttivo: Il processo produttivo si sviluppa lungo l’intero anno, ma presenta

un’accelerazione in un determinato periodo. Pertanto il fabbisogno finanziario netto presenta una punta di massimo, ma

più contenuta rispetto al caso del processo produttivo marcatamente ciclo stagionale C’è una migliore sincronizzazione

investimenti realizzi rispetto alle precedenti tipologie di processi produttivi.

- Marcatamente ciclo-produttivo: Il processo produttivo si sviluppa lungo l’intero anno, non subisce minimamente il

fenomeno della stagionalità. Il fabbisogno finanziario è sostanzialmente costante, presenta una leggera variabilità per

effetto dei realizzi, non della produzione che non è arrestabile. Realizza la migliore combinazione investimenti-

realizzi. 36

Come si vede in ciascun grafico il fabbisogno finanziario presente delle punte di massima espansione e momenti di

stasi. Inoltre in ogni schema è possibile analizzare una parte variabile del fabbisogno(quella superiore) ed una parte

durevole del fabbisogno(quella inferiore): sarà proprio da qui che continueremo il nostro studio andando ad analizzare il

fabbisogno da un punto di vista qualitativo.

5.2.2.4) Fabbisogno finanziario da un punto di vista quantitativo: Obiettivo dell’analisi

Come abbiamo visto una degli strumenti della gestione finanziaria per raggiungere le proprie finalità sta nella riduzione

del fabbisogno finanziario mediante una migliore sincronizzazione tra investimenti e realizzi.

Possiamo quindi dire che l’aspetto quantitativo del fabbisogno finanziario si pone proprio l’obiettivo di verificare ed

ottimizzare tale sincronia tra Investimenti e i Realizzi.

5.2.3)Fabbisogno finanziario da un punto di vista qualitativo

- Da un punto di vista qualitativo Il fabbisogno finanziario si distingue in fabbisogno finanziario variabile e fabbisogno

finanziario durevole.

Il fabbisogno finanziario variabile è legato alle necessità di breve periodo. Infatti il fabbisogno finanziario variabile è

generato dallo svolgimento della gestione con un'ottica di breve termine ed è generato dagli investimenti che per loro

natura hanno una velocità di circolazione elevata e che non sono destinati a reiterarsi.

Il fabbisogno durevole è legato, invece, alla struttura che l'azienda si è voluta dare

Il fabbisogno finanziario durevole

e rappresenta ciò che "serve sempre" per farla funzionare. E' lo zoccolo duro del fabbisogno, quello che,

indipendentemente da come vada il volume di affari, si presenta con elevata costanza e poca variabilità nel tempo.

Infatti il fabbisogno finanziario durevole è generato dagli investimenti che per loro natura hanno una velocità di

circolazione bassa, e dagli investimenti che vengono ripetuti con un certo grado di continuità.

5.2.3.1)Fabbisogno finanziario da un punto di vista qualitativo: Obiettivo dell’analisi

Come abbiamo visto l’altro strumento a disposizione della gestione finanziaria per raggiungere le proprie finalità sta

nella correlazione qualitativa del grado di variabilità degli impieghi di capitale con il grado di variabilità delle fonti di

finanziamento.

Nell’aspetto qualitativo, l’analisi statica ha come obiettivo quello di realizzare la migliore combinazione delle fonti

esterne in considerazione del grado di “variabilità” (o elasticità) del fabbisogno:

La dottrina (ma soprattutto la logica) vuole che il fabbisogno finanziario trovi copertura con fonti finanziarie di pari

durata. Dunque, il fabbisogno variabile dovrà essere coperto con strumenti di breve periodo ergo elastiche, mentre

quello durevole troverà idonea copertura mediante l'accesso a fonti finanziarie aventi durata pluriennale ergo rigide.

Nella visione statica, si suole distinguere gli impieghi aziendali nelle seguenti classi:

• attivo circolante, formato da tutti quegli impieghi che per loro natura, richiedono tempi di realizzazione

(trasformazione in forma monetaria) brevi.

• attivo immobilizzato, costituito da quegli impieghi che per loro natura richiedono tempi di realizzazione medio-

lunghi.

Nella visione dinamica non si effettua invece una classificazione per natura di valori ma in base alla destinazione:

peraltro il reiterarsi continuo di impieghi di natura breve trasforma il fabbisogno finanziario variabile in fabbisogno

finanziario durevole. 37

5.3)Struttura finanziaria

Abbiamo già visto che uno strumento che consente alla gestione finanziaria di raggiungere le proprie finalità è la

correlazione qualitativa tra fonti ed impieghi e la sincronizzazione tra Investimenti e Realizzi.

Vogliamo adesso approfondire l’argomento introducendo il concetto di Struttura finanziaria: andremo quindi a calcolare

indici e margini di bilancio attraverso la riclassificazione dello stato patrimoniale per determinare valori aggregati

significativi.

La struttura finanziaria di un’azienda può essere costruita partendo da una struttura del capitale in cui sia stata fatta una

classificazione per natura di valori:

Da qui possiamo trasformare tale struttura del capitale in una prima approssimazione di struttura finanziaria tenendo in

considerazione due diversi principi:

- Principio di Liquidità. Significa andare ad analizzare secondo un criterio temporale entro quanto tempo potrà essere

fatta la conversione in denaro delle liquidità. Esso riguarda gli impieghi.

Significa andare ad analizzare secondo un criterio temporale entro quanto tempo i debiti

- Principio di Esigibilità.

devono essere rimborsati. Esso riguarda le fonti.

In tal mondo aggregando l’attivo e il passivo in relazione ai due principi sopra citati si perviene ad una riclassificazione

dello Stato patrimoniale che ci porta dunque alla struttura finanziaria: si abbandona dunque la classificazione per

natura di valori per seguire una classificazione per Liquidità&Esigibilità.

- Il Capitale Circolante Lordo(Ccl): Sono il complesso di

investimenti(quindi impieghi di risorse finanziarie) che in un periodo

inferiore all’anno diventeranno realizzi.

- Le Attività Immobilizzate(Ai): Sono il complesso di

investimenti(quindi impieghi di risorse finanziarie) che in un periodo

superiore all’anno diventeranno realizzi.

- I Debiti a breve(Db): Sono il complesso dei mezzi finanziari acquisiti

con vincolo di prestito con esigibilità entro l’anno.

- I Debiti consolidati(Dc): Sono il complesso di mezzi finanziari

acquisiti con vincolo di prestito con scadenza superiore all’anno.

- Il Capitale Netto(CN): E’ il complesso di

mezzi finanziari acquisiti con il vincolo di

proprietà.

NB: I Criteri temporali “entro l’anno” o

“superiore all’anno”usati sopra sono

soggettivi. Potremmo alternativamente

utilizzare i termini breve,medio e lungo

termine.

Andando a dettagliare la struttura finanziaria

otterremo:

38

Fonti: Sono operazioni tramite le quali fattori generici si trasformano in fattori specifici: le fonti possono essere rigide o

elastiche. Il totale delle fonti è chiamato Capitale Acquisito(Ca).

Impieghi: Sono operazioni tramite le quali fattori specifici si trasformano in fattori generici. Il totale degli impieghi è

chiamato Capitale Investito(Ci).

5.3.1)Analisi della struttura finanziaria

Abbiamo visto sopra una prima analisi della struttura finanziaria. Qui la riproponiamo ampliandola.

IMPIEGHI:

- Il Capitale Circolante Lordo(Ccl): Sono il complesso di investimenti(quindi impieghi di risorse finanziarie) che in

un periodo inferiore all’anno diventeranno realizzi. Esso è formato da:

• LIQUIDITA’ IMMEDIATE(Li): Sono il complesso di impieghi di risorse finanziarie realizzabili in forma

liquida entro un periodo estremamente breve(es. Conto corrente).

• LIQUIDITA’ DIFFERITE(Ld): Sono il complesso di impieghi di risorse finanziarie realizzabili entro un

periodo piuttosto breve(es. Crediti commerciali entro 30 giorni).

• DISPONIBILITA’(D): Sono il complesso di impieghi di risorse finanziarie realizzabili in forma liquida nel

medio termine(mediamente entro l’anno, es. le rimanenze di magazzino che entro l’anno diventeranno

realizzi).

- Le Attività Immobilizzate(Ai): Sono il complesso di investimenti(quindi impieghi di risorse finanziarie) che in un

periodo superiore all’anno diventeranno realizzi. Esse sono formate da(da notare che in via eccezionale viene fatta una

classificazione per natura di valori):

• IMMOBILIZZAZIONI TECNICHE: Sono il complesso dei fattori specifici della produzione(es. fabbricati,

impianti&macchinari).

• IMMOBILIZZAZIONI ECONOMICHE: Sono per lo più date dal complesso delle immobilizzazioni

immateriali

• IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE: Sono il complesso dei crediti di finanziamento a lunga scadenza.

FONTI:

- I Debiti a breve(Db): Sono il complesso dei mezzi finanziari acquisiti con vincolo di prestito con esigibilità entro

l’anno.

- I Debiti consolidati(Dc): Sono il complesso di mezzi finanziari acquisiti con vincolo di prestito con scadenza

superiore all’anno.

- Il Capitale Netto(CN): E’ il complesso di mezzi finanziari acquisiti con il vincolo di proprietà. Esso è dato da

CN = capitale sociale + riserve + utili accantonati – perdite.

La costruzione di un’ottimale struttura finanziaria dipende quindi da:

- Sincronizzazione(quantitativa) tra investimenti e realizzi& Correlazione (qualitativa)tra Fonti ed Impieghi:

L’azienda deve ottenere tale grado di variabilità senza “forzature”, ossia realizzando una composizione che renda

agevole l’adattamento della variabilità delle fonti alla variabilità degli impieghi ed eviti che avvenga il contrario, ossia

che sia il decorso degli impieghi a doversi adattare a quello delle fonti.

Andremo adesso ad osservare Margini, Indici ed Indicatori derivati dalla struttura finanziaria. Prima di andarli a

vedere singolarmente si ricordi che in essi viene sempre rispecchiato il principio di liquidità&esigibilità, ovvero le fonti

elastiche a coprire il Capitale Circolante netto e le fonti rigide vanno a coprire l’Attivo Immobilizzato: si verifica cioè

una perfetta correlazione qualitativa tra fonti e impieghi.

5.3.2)Margini della struttura finanziaria

E’ possibile ottenere tramite somme algebriche alcune grandezze derivate definiti margini; da notare come il concetto

che sta alla base di ogni margine sia la correlazione qualitativa tra Impieghi e fonti ovvero principio di liquidità per gli

impieghi e principio di esigibilità per le fonti.

- Margine di struttura

- Fondo di rotazione

- Capitale Circolante Netto

- Margine di Tesoreria Primario 39

- Margine di Tesoreria Secondario

5.3.2.1)Margini della struttura finanziaria: Margine di struttura e Fondo di Rotazione

- Margine di struttura: Esso esprime l’attitudine dell’azienda a coprire con il capitale di rischio il fabbisogno

finanziario durevole provocato dall’attivo immobilizzato. Se il Margine di struttura assume un valore negativo non è un

problema in quanto l’attivo immobilizzato può essere finanziato come sappiamo anche grazia ai debiti consolidati. Il

margine di struttura e è dato dalla differenza tra mezzi propri dell’azienda e l’Attivo Immobilizzato: Margine di

struttura = Cn - Ai

- Fondo di rotazione: Esso esprime l’ attitudine dell’azienda a coprire con le fonti rigide il fabbisogno finanziario

durevole provocato dall’attivo immobilizzato. Il fondo di rotazione deve essere positivo per evitare che l’attivo

immobilizzato sia coperto con fonti di finanziamento elastiche. Il fondo di rotazione è dato dalla differenza tra le fonti

di finanziamento rigide e l’Attivo Immobilizzato. Fondo di rotazione = (Cn + Dc) – Ai

NB: Se il margine di struttura è positivo, allora per forza di cose il Fondo di rotazione è positivo: infatti in quest’ultimo

si vengono ad aggiungere anche i DC che vanno ad incrementare ulteriormente le fonti rigide, già positive: dunque il

risultato non potrà che essere positivo. 40

5.3.2.2)Margini della struttura finanziaria: Il Capitale Circolante Netto

Il Capitale Circolante Netto esprime l’attitudine dell’azienda a coprire il fabbisogno finanziario variabile dovuto alle

fonti elastiche con mezzi di copertura di breve durata . Il Capitale circolante netto è dato dalla differenza tra Capitale

Circolante Lordo e Debiti a breve.

Ccl = (Li + Ld + D) – Db ovvero CCN = Ccl - Db

Il CCN può assumere un qualsiasi valore negativo, uguale a 0 o positivo e in particolare :

vuol dire che il il CCl > Db: la struttura finanziaria dell’azienda è in equilibrio. Tuttavia se è vero che

1)Ccn > 0

conosciamo un dato di natura qualitativa, ci occorre conoscere anche un dato di natura quantitativa per vedere di quanto

è positivo il Ccn.

2)Ccn = 0 vuol dire che CCl = Db: la struttura finanziaria dell’azienda è in una situazione di pareggio.

3)Ccn < 0 vuol dire che Ccl < Db.: la struttura finanziaria dell’azienda è in una situazione di squilibrio. Infatti il Ccl non

riesce a coprire interamente i debiti a breve, e dunque l’azienda deve anche far ricorso all’attivo immobilizzato: in altre

parole si genera una carenza di liquidità in quanto i debiti a breve devono essere rimborsati prima che gli investimenti

tornino in forma liquida per effetto dei realizzi. Dunque vengono meno anche i principi di correlazione qualitativa tra

fonti e impieghi in base al principio di liquidità&esigibilità.

Chiaramente un Ccn non comporta un fallimento immediato ma è comunque indice di un’erosione più o meno lenta del

Capitale Netto che infine può dunque portare al fallimento.

Il Ccn dovrebbe però assumere un valore sempre positivo(>0 )in quanto tra le Liquidità Differite e le Disponibilità si

trovano in genere dei crediti commerciali o delle scorte che in seguito alla destinazione generano un fabbisogno

finanziario durevole. 41

NB : Il valore del Fondo di Rotazione coincide sempre con quello del Capitale Circolante Netto.

5.3.2.3) Margini della struttura finanziaria: Margine di Tesoreria Primario e Secondario

- Margine di Tesoreria Primario(o Indice di Liquidità): Esso esprime in maniera immediata la correlazione tra

impieghi realizzabili nel breve periodo e fonti di finanziamento di breve scadenza: la sua funzione principale è quindi

quella di confrontare il denaro e le speranze di incasso dentro un anno e gli impegni di pagamento entro l’anno.. Il

Margine di Tesoreria Primario è dato dalla differenza tra le liquidità totali e i debiti a breve. Margine di tesoreria

primario= (Li + Ld) - Db

- Margine di Tesoreria Secondario: Esso esprime in maniera ancor più immediata la correlazione tra impieghi

realizzabili nel breve periodo e fonti di finanziamento di breve scadenza. Il Margine di Tesoreria Secondario è dato

dalla differenza tra liquidità immediate e i debiti a breve(da notare come sia un margine poco utilizzato).

Margine di tesoreria secondario = Li - Db 42

5.3.3)Indici e Indicatori della struttura finanziaria

E’ inoltre possibile derivare alcuni indici della struttura finanziaria.

Si ricordi che anche in questi viene sempre rispecchiato il principio di liquidità&esigibilità, ovvero le fonti elastiche a

coprire il Capitale Circolante netto e le fonti rigide vanno a coprire l’Attivo Immobilizzato: si verifica cioè una perfetta

correlazione qualitativa tra fonti e impieghi.

In primo luogo è possibile rapportare le singole categorie di impieghi o di risorse sul totale del Capitale Investito(Ci): in

tal modo è possibile individuare degli indici che mostrano l’elasticità o la rigidità degli impieghi e delle fonti.

In secondo luogo è possibile ottenere degli indicatori più significativi delle mere somme algebriche tramite la

ponderazione, ottenendo cioè dei quozienti. I più noti sono:

- Rapporto di indebitamento(Leverage). E’ un indicatore che mostra il grado di rischio finanziario di un’azienda,

inteso come l’eventualità che la stessa non sia in grado di fronteggiare alle attese di rimborso di terzi finanziatori. Il

Rapporto di indebitamento è dato dal rapporto tra Capitale Investito e Capitale Netto.

Rapporto di indebitamento = =

- Indicatore del Grado di copertura delle attività immobilizzate. E’ un indicatore che mostra quanto le attività

immobilizzate sono coperte da fonti di finanziamento rigide. Tale indicatore è dato dal rapporto tra Fonti rigide e Attivo

Esso corrisponde al margine

Immobilizzato. Indicatore del grado di copertura delle attività immobilizzate =

denominato Fondo di rotazione.

- Indicatore di incidenza dell’extragestione. E’ un indicatore che mostra il flusso reddituale proveniente dalle gestioni

accessorie(finanziaria, patrimoniale e straordinaria). Tale indicatore è dato dal rapporto tra reddito netto e Reddito

operativo. Indicatore di incidenza dell’extragestione = .

- Current Ratio(RC o Indice di Disponibilità): Lo vedremo approfonditamente nell’apposito paragrafo.

- Acid Test(o Prova Acida). Lo vedremo approfonditamente nell’apposito paragrafo.

Lo vedremo approfonditamente nell’apposito paragrafo.

- Quick Ratio:

- Indicatore del grado di autonomia aziendale : Lo vedremo approfonditamente nell’apposito paragrafo

5.3.3.1)Indicatori della struttura finanziaria: Current Ratio(o Indicatore di Disponibilità)

- Current Ratio(RC o Indicatore di Disponibilità) E’ un indicatore del quoziente di liquidità di un’azienda e mostra

quanto gli impieghi prontamente realizzabili sono stati finanziati con fonti elastiche L’incide confronta quindi il denaro

e le speranze di incasso per vendite già effettuate o da effettuarsi con gli impegni di pagamento entro l’anno. Il Current

Ratio è dato dal rapporto tra Capitale circolante lordo e Debiti a breve. RC = . Esso corrisponde al margine

denominato Capitale Circolante netto.

Il Current Ratio può assumere valore significativo compreso tra >1,5 ; 2 oppure < 1,5 ; 2

- Current Ratio > 1,5; 2 L’azienda riesce a far fronte ai suoi impegni di pagamento, ma ha un eccesso di liquidità

- Current Ratio < 1,5; 2 Si deve tener conto del livello di scorta minima di liquidità, di crediti e di magazzino

A seconda del valore che assume il Current Ratio può essere:

- Stabile 43

1. Sono cresciuti nella stessa proporzione attivo circolante e debiti segnale indiretto di aumento delle attività.

2. Sono diminuiti nella stessa proporzione segnale indiretto di diminuzione delle attività.

- Aumento

1. E’ cresciuto il capitale circolante, rallentamento della rotazione del capitale circolante, difficoltà ad incassare e

vendere.

2. E’ diminuito il debito minori oneri finanziari.

- Diminuzione

1. E’ diminuito il capitale circolante, aumento della rotazione.

2. E’ cresciuto il debito, maggiori oneri finanziari. 44

5.3.3.2)Indicatori della struttura finanziaria: Acid Test e Quick Ratio

- Acid Test(o Prova Acida o Indicatore di Liquidità). E’ un indicatore che mostra in maniera immediata la

correlazione qualitativa tra fonti ed impieghi. L’Acid Test è dato dal rapporto esistente tra Liquidità Totali e Debiti a

breve. AT = . Esso corrisponde al margine denominato Margine di Tesoreria Primario(per cui valgono le stesse

considerazioni).

L’Acid Test può assumere un valore significativo tra <1 o >1.

- Acid Test > 1 Una parte delle liquidità è finanziata con debiti consolidati. Non è negativo nella misura in cui i debiti

consolidati coprono le giacenze di liquidità e il livello di crediti minimo al di sotto del quale l’impresa non può andare.

Non nascono difficoltà finanziarie, ma vi è il pericolo che l’eccesso di crediti sia eroso dall’inflazione.

- Acid Test < 1 Una parte dei debiti a breve finanziano le disponibilità l’importante che non finanziano l’attivo

immobilizzato.

Inoltre l’Acid Test a seconda del valore che assume può essere:

Stabile

1. SONO CRESCIUTI NELLA STESSA PROPORZIONE CREDITI E DEBITI. I tempi medi di incasso e pagamento i

sono allungati..

2. SONO DIMINUITI CREDITI E DEBITI. I tempi medi di incasso e pagamento si sono ristretti.

Aumento

1. SONO CRESCIUTI I CREDITI. Se il fatturato è rimasto uguale, è diminuito il potere contrattuale dell’azienda, si

rischia una perdita patrimoniale a causa della svalutazione dei crediti per effetto dell’inflazione.

2. SONO DIMINUITI I DEBITI. Minori oneri finanziari, ma se i costi sono rimasti uguali sta perdendo potere

contrattuale.

Diminuzione

1. SONO DIMINUITI I CREDITI. Probabile calo dei margini economici.

2. SONO CRESCIUTI I DEBITI. Maggiori oneri finanziari, esiste il rischio che i fornitori e finanziatori stabiliscano

scadenze più brevi.

- Quick Ratio: E’ un indicatore che mostra in maniera ancora più immediata la correlazione qualitativa tra fonti ed

impieghi. QR = Esso corrisponde al margine denominato Margine di Tesoreria Secondario.

5.3.3.3)Indicatori della struttura finanziaria: Indicatore del grado di autonomia aziendale

- Indicatore del grado di autonomia aziendale(o Indicatore di indipendenza finanziaria): L’indicatore confronta il

totale delle fonti finanziarie apportate dall’imprenditore con il totale delle risorse globalmente investite nell’azienda.

L’indicatore del grado di autonomia aziendale è pari al rapporto tra Capitale Netto e Capitale Investito(cioè il totale

degli impieghi): Indicatore del grado di autonomia aziendale: 100

Indicatore del grado di autonomia aziendale può assumere un valore significativo tra < 30% e > 30%:

- Indicatore del grado di autonomia aziendale > 30% l’azienda ha una maggiore capacità di scelta gestionale dipende

meno dai vincoli imposti dai finanziatori.

- Indicatore del grado di autonomia aziendale < 30% denota un insufficiente apporto di fonti proprie rispetto agli

impieghi. Pertanto le decisioni aziendali verrebbero subordinate a quelle finanziarie poiché deve:

Restituire, a scadenze indilazionabili forte quote di debiti e Pagare forti interessi passivi con detrimento dei risultati

economici generali e conseguente aggravio della posizione debitoria.

A seconda del valore assunto dall’Indicatore del grado di autonomia aziendale esso può essere:

Stabile

- Sono cresciuti nella stessa proporzione capitale proprio e capitale di terzi, lo sviluppo aziendale è finanziato in modo

proporzionale da capitale di rischio e capitale di credito.

- Sono diminuiti nella stessa proporzione, pertanto il livello di

capitalizzazione è mantenuto a prezzo di una riduzione del capitale

investito in azienda.

Aumento

- Ricapitalizzazione, riduzione degli oneri finanziari, minor incidenza dell’effetto leva.

- Sono diminuiti gli impieghi, rallentamento degli investimenti, rischio di obsolescenza degli impianti.

Diminuzione

- E’ diminuito il capitale proprio, a parità di impieghi, pertanto maggiori debiti e maggiori oneri finanziari

45

- Sono aumentati gli impieghi a parità di capitale proprio, pertanto sono aumentati debiti e oneri finanziari.

5.4) Politica dei dividendi

La terza ed ultima categoria di operazioni riferite all’analisi finanziaria è la politica dei dividendi.

La politica dei dividendi rappresenta l’ultimo strumento qualora non vi siano opportunità d’investimento in grado di

generare un rendimento superiore alla soglia minima per restituire denaro ai proprietari.

46

6)Equilibrio patrimoniale

Come abbiamo visto l’equilibrio patrimoniale è l’attitudine dell’azienda ad accumulare e mantenere un ammontare di

ricchezza (patrimonio) che sia congruo rispetto agli investimenti necessari allo svolgimento delle sue finalità

istituzionali.

L’equilibrio patrimoniale è dunque fortemente interrelato all’equilibrio finanziario: infatti solo nel momento in cui c’è

una Sincronizzazione(quantitativa) tra investimenti e realizzi e una Correlazione (qualitativa)tra Fonti ed

Impieghi si può raggiungere una copertura ottimale.

Tale copertura può essere raggiunta anche grazie a:

- Veste giuridica scelta dall’azienda: Che può far attingere a determinate fonti piuttosto che ad altre

- Struttura dei mercati finanziari: Dunque le variabili ambientali con le quali l’azienda entra in contatto

- Composizione del soggetto economico: Che può influire sui mezzi di copertura da utilizzare

- Natura dell’attività svolta

- Propensione al rischio

7)Equilibrio monetario

Come abbiamo visto l’equilibrio monetario è dato dalla condizione per cui in ciascun istante della sua vita l’azienda

deve essere in grado di far fronte ai pagamenti cui è tenuta con i mezzi finanziari di cui dispone.

La formula di equilibrio monetario è la seguente:

Fondo di cassa iniziale + Entrate = Uscite + Fondo di cassa finale

Le variazioni di denaro prodottesi in un determinato periodo di tempo prendono il nome di flusso di cassa o cash flow e

possono essere di tre tipologie:

- Flusso di cassa operativo: E’ generato dagli accadimento della gestione tipica.

- Flusso di cassa extragestione. E’ generato dagli accadimenti al di fuori della gestione tipica(soprattutto gestione

accessoria e aumenti di capitale).

- Flusso di cassa globale. E’ dato dalla somma del flusso di cassa operativo e del flusso di cassa extragestione.

In condizioni di equilibrio monetario il flusso di cassa globale deve tendere a 0, minimizzando le giacenze monetarie:

questo poiché generano due distinte classi di costi:

1. Una classe di costi effettivi (cui corrisponde un’uscita di denaro)poiché le giacenze di cassa devono trovare

copertura in finanziamenti mediamente onerosi.

2. Una classe di costi figurativi (o costi opportunità), i quali benché non siano misurati da uscite di denaro,

da un punto di vista economico corrispondono alla remunerazione di forme alternative d’investimento cui

si rinuncia quando si tengono ferme le giacenze di cassa.

Il flusso di cassa tendente a zero può essere raggiunto in due modi:

1)Flusso di cassa operativo < 0 e Flusso di cassa extragestione > 0

Flusso di cassa operativo insufficiente e flusso di cassa extragestione eccedente. Tale situazione evidenzia la continua

necessità dell’impresa di attingere risorse finanziarie all’esterno, sia con il vincolo della proprietà che del prestito, o di

procedere ad operazioni di disinvestimento, nella gestione tipica e in quella accessoria,. Questa è un situazione di

equilibrio monetario solo formale, celando anomalie tollerabili solo per brevi periodi, poiché è collegata a situazioni di

marcato disequilibrio economico e rappresenta una causa per il disequilibrio patrimoniale.

2)Flusso di cassa operativo > 0 e Flusso di cassa extragestione < 0

Flusso di cassa operativo in eccedenza alimenta il flusso di cassa extragestione insufficiente. La gestione caratteristica

mostra una elevata capacità di rigenerare ed autogenerare le risorse finanziarie in essa investite, rendendo disponibili

risorse finanziarie per rimborsare finanziamenti precedentemente attinti, sia con il vincolo della proprietà che con il

vincolo del prestito, ovvero per effettuare nuovi investimenti. Questa è una situazione di equilibrio monetario che

denota il verificarsi anche di condizioni di equilibrio economico e patrimoniale.

Di conseguenza il l’equilibrio monetario si raggiunge quando:

- Flusso di cassa globale tende a zero

- La composizione del flusso di cassa globale sia tale che ad un flusso di cassa extragestione negativo faccia fronte un

eccedenza del flusso di cassa operativo (derivante dalla capacità di rigenerare e auto generare risorse finanziarie

investite nella gestione caratteristica). 47

CAPITOLO 2: SCOMPOSIZIONE DEL REDDITO NETTO

1)Scomposizione del Reddito netto

Andiamo adesso a vedere da cosa è composto il Reddito Netto(Rn). Per far ciò possiamo scomporlo per aree gestionali:

Rn = Ro – exg fin exg pat exg straord – Imp

Dove:

Ro è il Reddito operativo, cioè il Reddito derivante dalla gestione caratteristica dell’azienda( differenza tra ricavi

caratteristici e costi caratteristici).

Exg fin rappresenta il risultato economico raggiunto dalla gestione finanziaria,

Exg pat rappresenta il risultato economico raggiunto dalla gestione patrimoniale(o accessoria).

Exg straord rappresenta il risultato economico raggiunto dalla gestione straordinaria.

Imp rappresenta le Imposte

Possiamo quindi dire che il Reddito netto è il risultato della somma algebrica dei risultati economici riferibili alle

singole gestioni caratteristica, finanziaria, patrimoniale e straordinaria al netto delle imposte gravanti sul reddito

stesso.

2)Reddito netto e gestione finanziaria

Ai fini dell’analisi finanziaria però possiamo semplificare l’espressione del Reddito netto non considerando le aree di

attinenza dell’analisi stessa ovvero senza considerare la gestione patrimoniale, straordinaria e le Imposte(che peraltro

sono stabilite all’esterno dell’azienda stessa e dunque quest’ultima non può minimamente influire sulle stesse). La

nuova equazione sarà dunque scritta nel modo seguente:

Rn = Ro – exg fin

Ricordiamo adesso quanto detto in precedenza a proposito del ROI: Il ROI(Return on Investment)esprime la capacità di

generare valore attraverso gli investimenti: esprime dunque la redditività operativa. Esso è pari a:

ROI =

Esplicitiamo il Reddito operativo(Ro)nell’ equazione del ROI:

Ro = ROI

Anche il risultato della gestione finanziaria può essere riespresso in termini di un tasso di interesse i, che rappresenta il

costo dell’indebitamento medio(a cui si perviene facendo una media dell’indebitamento totale Db + Dc):

Exg fin = i(Db + Dc)

Ma com’è noto dallo studio della struttura finanziaria l’indebitamento totale (Db + Dc) può essere inteso anche come

differenza tra Capitale Investito(Ci)e Capitale netto(Cn), avremo dunque:

Exg fin = i(Ci – Cn)

Ritornando adesso all’equazione iniziale del Reddito netto Rn = Ro – exg fin e sostituendolo con i valori in forma

estesa di Ro E ex g fin ed operando le opportune operazioni di semplificazione otterremo:

Rn = (ROI x ) - i(Ci – Cn) effettuiamo le operazioni di moltiplicazione:

Rn = (ROI x ) – (i x Ci) + (i x Cn) mettiamo in evidenza Ci:

Rn = Ci (ROI – i) + (i x Cn) dividiamo tutto per Cn:

= +

(ROI – i) Ossia: ROE = = + i

(ROI – i)

Dove:

rappresenta il ROE.

(ROI – i) rappresenta l’effetto di leva finanziaria.

i rappresenta l’indebitamento medio. 48

3)ROE(Return on Equity)

Il ROE(Return on Equity) è un indice di redditività netta aziendale e rappresenta dunque la redditività del capitale

propri: è una percentuale che evidenzia il potenziale del capitale di rischio cioè permette di rilevare se il capitale di

rischio è stato adeguatamente remunerato.. Rappresenta l'indice globale dei risultati economici dell'azienda, quindi la

sua propensione a creare valore. Esso è pari a(Vedremo nel dettaglio la scomposizione del ROE tra poco):

3.1)Effetto di leva finanziaria sul ROE

L’Effetto di leva finanziaria è l’effetto esercitato dalla struttura finanziaria sulla formazione della redditività netta. Essa

è pari a : (ROI – i)+ i

Dove come sappiamo rappresenta il rapporto di indebitamento(o Leverage)

Si noti a questo punto che il campo di variazione del Leverage varia da :

- Leverage = 1: Quando si rileva una perfetta coincidenza tra Capitale Investito e Capitale netto cioè c’è una totale

assenza di indebitamento.

- Leverage = +∞: Quando c’è una situazione patologica di indebitamento poiché il Capitale netto è stato interamente

eroso per effetto della gestione.

Ma, tolte le ipotesi estreme viste sopra, il Leverage avrà sempre un effetto moltiplicatore positivo sulla formazione

della redditività netta: da qui la denominazione di effetto di leva finanziaria.

In particolare il leverage eserciterà la sua azione positiva sul (ROI – i), dunque a seconda dei valori assunti da

quest’ultima si possono distinguere tre casi:

- (ROI - i) > 0: Ciò comporta che ROI > i e ROE > ROI(per costruzione). Dunque la leva finanziaria esercita un

effetto moltiplicatore positivo sulla formazione della redditività netta poiché se il ROI assume un valore superiore al

costo medio dell’indebitamento, il reddito operativo dopo aver remunerato il capitale da terzi andrà a remunerare anche

il capitale di proprietà. Conviene dunque effettuare nuovi investimenti ricorrendo al capitale da terzi, visto che il costo

medio dell’indebitamente può essere aumentato senza danni in quanto ha un effetto moltiplicatore positivo sulla

redditività netta.

Esempio: ROI = 10% (0,1) Ci = 2000 Cn = 1000 i = 5% ,0,05)

Calcoliamo il Ro(Ro = ROI ) Ro = 10 x 2000 /100 Ro = 200.

Calcoliamo il ROE( (ROI – i)+ i) ROE = (0,1 – 0,05) + 0,05 ROE = 15%

Dunque la redditività netta(Rn) sarà data da Rn = ROE Cn Rn = 0,15 1000 Rn = 150

Come si vede la redditività netta(ROE = 15%) è superiore alla redditività operativa(ROI = 10%): ciò è dovuto

all’azione positiva esercitata dalla struttura finanziaria(poiché la leva finanziaria è pari a 5%).

- (ROI – i) = 0: Ciò comporta che ROI = i = e ROI = ROE(per costruzione). Dunque la leva finanziaria esercita un

effetto moltiplicatore nullo sulla formazione della redditività netta poiché se il ROI è pari al costo medio

dell’indebitamento, il reddito operativo riesce solo a remunerare il capitale da terzi senza poter però remunerare il

capitale di proprietà.

- (ROI – i) < 0: Ciò comporta che ROI < i e ROI < ROE(per costruzione). Dunque la leva finanziaria esercita un

effetto moltiplicatore negativo sulla formazione della redditività netta poiché se il ROI assume un valore inferiore al

costo medio dell’indebitamento, il reddito operativo non riesce neanche a remunerare per intero il capitale di

credito(dunque il capitale di proprietà non sarà neanche minimamente remunerato): ciò potrebbe portare nel lungo

termine ad un erosione dello stesso capitale di proprietà. In questo caso chiaramente non conviene far ricorso al capitale

da terzi in quanto l’indebitamento ha un effetto leva negativo sulla redditività netta: conviene far ricorso al capitale

proprio.

Peraltro in quest’ultima ipotesi il ROE può assumere valore positivo o negativo a seconda del valore assunto dal

leverage e dal costo medio dell’indebitamento. 49

- Hp A)ROE > 0: es. i = 10% ROI = 9% Ci = 2000 Cn = 1000 ROE = 8%(+0,08)

- Hp B)ROE < 0 es. i = 10% ROI = 5% Ci = 2000 Cn = 1000 ROE = -18%(- 1,8)

3.2)Rappresentazione grafica ROE

Per rappresentare il ROE si seguono i seguenti step:

1)Rappresentazione ROI. Diamo per acquisita la funzione del ROI: sia essa una retta a 45 gradi.

2)Rappresentazione ROE. Per rappresentare il ROE utilizziamo come coordinata sull’asse delle ordinate il valore del

ROE e sull’asse delle ascisse (ROI – i).

Nel punto di intersezione con le ordinate abbiamo i, che sia ha quando il ROI - i =0(infatti se ROE = (ROI – i)+ i e

ROI – i = 0 allora ROE = i).

3)Sovrapposizione dei due grafici.

L’effetto di amplificazione della redditività – da quella operativa a quella netta – dipende dal coefficiente angolare del

ROE (visto che il ROI ha sempre coefficiente angolare pari a 1 essendo una retta a 45 gradi), ossia dal Leverage =

Ci/Cn. Si osserva che il leverage può variare tra 1 (ipotesi limite di assenza del capitale di terzi) e + infinito (ipotesi

limite di assenza del capitale proprio), per cui produce sempre un effetto di amplificazione il cui segno, però, dipende

dalla variabile ROI – i(come abbiamo visto nel paragrafo precedente).

50

3.2.1)Punto critico, punto ipercritico, ROI minimo

Il punto critico è il punto sul grafico in corrispondenza del quale l’effetto leva finanziaria si annulla, pertanto ROE =

ROI = i . A destra del punto critico ROE> ROI poiché l’effetto leva è positivo, a sinistra del punto critico ROE< ROI

poiché l’effetto leva è negativo.

Il punto ipercritico è’ il punto sul grafico in corrispondenza del quale il ROE è uguale a zero (Rn = 0) e il ROI è pari

al ROI minimo. Siamo nell’area in cui l’effetto leva è negativo, già a sinistra del punto critico l’effetto leva è negativo

infatti il ROE < ROI, ma nel punto ipercritico gli oneri finanziari assorbono interamente il Ro e provocano un Rn=0.

Pertanto, il punto ipercritico separa l’effetto leva negativo contenuto, in cui il Rn è ancora positivo, dall’effetto leva

negativo in cui il Rn diventa negativo.

Il ROI minimo esprime il valore positivo minimo del ROI che conduce all’azzeramento della redditività netta (ROE =

0) al di sotto del quale l’azienda va incontro ad erosione del capitale di proprietà poiché il risultato netto diventa

negativo.

E dunque’ interessante notare che l’effetto di leva finanziaria può provocare l’annullamento della redditività netta pur in

presenza di una redditività operativa positiva; infatti affinché il ROE si annulli è necessario che:

(ROI – i) + i = 0 - i + i = 0 ROI = i – i ROI = i – i ) ROI = i – i

= i –

Dove esprime il valore positivo minimo che conduce all’azzeramento della redditività netta al di sotto del quale

l’azienda va incontro ad erosioni del capitale di proprietà. 51

4)Modello Dupont

Il modello Dupont fu progettato all’inizio del ‘900 dall’Industria chimica Dupont per uno studio approfondito delle

conseguenze economiche e finanziarie. Il modello Dupont parte dalla definizione del ROE per cui:

ROE =

Esso deriva dal prodotto di tre fattori ovvero:

Ovvero il ROE dipende da:

1) che sappiamo essere il ROI che come sappiamo esprime la capacità di generare valore attraverso gli investimenti

della gestione tipica: esprime dunque la redditività operativa. Il ROI comporta considerazioni di natura economica.

Inoltre abbiamo già visto che dalla correlazione tra ROS e VC si trova il ROI in quanto:

Dunque il ROI è dato da due fattori ovvero ROS e Vc.

2) che sappiamo essere il Leverage, che come sappiamo è un indicatore che mostra il grado di rischio finanziario di

un’azienda, inteso come l’eventualità che la stessa non sia in grado di fronteggiare alle attese di rimborso di terzi

finanziatori. Possiamo considerare il Leverage come un’approssimazione della struttura finanziaria prescelta

dall’azienda. Il Leverage comporta considerazioni di natura finanziaria.

3) che come sappiamo rappresenta l’indicatore di incidenza dell’extra gestione che mostra il flusso reddituale

proveniente dalle gestioni accessorie(finanziaria, patrimoniale e straordinaria). L’indicatore di incidenza dell’extra

gestione comporta considerazioni di natura finanziaria,patrimoniale e straordinaria.

Possiamo rappresentare sinteticamente in uno schema quanto detto fino ad ora: otterremo cosi l’albero Dupont.

Al fine di aumentare il ROE possiamo intervenire o sul ROS o sulla Velocità di circolazione.

1)Precedentemente abbiamo visto come si perviene al ROS: nella sua analisi siamo pervenuti anche a due tipologie di

costi caratteristici:

+ + + = Costi non tecnicamente connessi

+ + + = Costi tecnicamente connessi

Dunque andando a variare un costo tra quelli tecnicamente e non tecnicamente connessi si avrà dapprima un effetto

positivo sul ROS che poi, nel suo prodotto con Vc, darà luogo al ROI. Ma il ROI è uno degli elementi cui dipende il

ROE, ergo i costi incidono direttamente sulla formazione del ROE.

Ma come si può intervenire sui costi?

1)Efficienza tecnica. Occorre rendere efficiente la produzione: ma tali considerazioni riguardano l’aspetto tecnico-

ingegneristico, e dunque da aziendalisti non ci riguardano direttamente.

2)Economicità. L’economicità rappresenta la capacità dell’azienda di perdurare massimizzando l'utilità delle risorse

impiegate : dunque essa si configura come un insieme di equilibri indipendenti.

2)Per aumentare la Velocità di circolazione si potrebbe o aumentar il numeratore, ovvero i ricavi caratteristici(Rc) e

questo può essere fatto grazie a tecniche come il marketing, oppure diminuendo il denominatore, avveri il Capitale

Investito(Ci): questo può esser fatto ricorrendo alla smobilitazione delle risorse, all’utilizzo di tecniche quali Just in

time(che permette di snellire le scorte di magazzino),etc.. 52

4.1)Efficacia, Efficienza,Economicità

Da quanto detto fino ad ora ne emerge che l’azienda deve operare secondo tre principi fondamentali, distinti tra loro ma

strettamente interrelati:

- Efficacia( o Redditività): Un’azienda è efficace quando ha raggiunto con successo gli obiettivi prefissati: l’azienda

come sappiamo raggiunge l’equilibrio economico quando riesce a raggiungere una soglia minima di redditività.

Dunque in tal senso l’efficacia dell’azienda sarà espressa proprio dal ROE, che rappresenta l'indice globale dei risultati

economici dell'azienda, quindi la sua propensione a creare valore.

L’area dell’economicità rappresenta la capacità dell’azienda di perdurare massimizzando l'utilità delle

- Economicità:

risorse impiegate : dunque essa si configura come un insieme di equilibri indipendenti.. Esso è espresso dal ROS, come

sintesi di economicità.

- Efficienza tecnica: L’azienda è efficiente quando utilizza in maniera economica le risorse a propria disposizione: di

conseguenza l’efficienza tecnica rappresenta la capacità dell’azienda di produrre più unità fisiche di output dato un

certo ammontare di input e una certa tecnologia.

Occorre rendere efficiente la produzione: ma tali considerazioni riguardano l’aspetto tecnico- ingegneristico, e dunque

da aziendalisti non ci riguardano direttamente. Possiamo però considerare l’efficienza tecnica in merito alla tipologia di

settore: settore maturo o settore emergente.

I settori maturi sono quei settori che crescono ad un ritmo inferiore rispetto al PIL. In essi sono presenti tecnologie

consolidate che consentono un livello di efficienza tecnica elevatissimo. Sono dunque caratterizzati da un’alta efficienza

tecnica ma una bassa economicità.

sono quei settori che crescono ad un ritmo superiore rispetto al PIL. In esso i prezzi sono molti

I settori emergenti

premianti per le imprese(anche se poi nel lungo periodo l’ingresso di altre aziende altererà il quadro generale)ma il

livello di efficienza tecnica è ancora basso. Sono dunque caratterizzati da una bassa efficienza tecnica ma un alta

economicità.

Come si vede l’economicità dipende molto dal settore, mentre l’efficienza tecnica si basa su un rapporto input- output:

nel breve periodo è dunque tollerabile una bassa efficienza tecnica accompagnata però da una buona economicità.

Possiamo quindi concludere dicendo che il ROE dipende da un’area di redditività(o efficacia), di economicità e di

efficienza tecnica: questi tre sono dunque concetti profondamente diversi tra loro anche se strettamente interrelati.

53

CAPITOLO 3: ALTRI PRINCIPI

1)Principio dei profili d’impresa

Come abbiamo visto i profili d’impresa sono i possibili elementi idonei ad identificare l’impresa in sede di impianto e di

funzionamento: tramite un reticolo di profili è cioè possibile approfondire ed ampliare la conoscenza dell’impresa

concretamente operante.

I profili consentono dunque di stabilire fattori vantaggiosi e svantaggiosi del sistema aziendale avvicinando il modello

di riferimento all’azienda concretamente operante: essi quindi consentono di verificare anche gli equilibri tendenziali

dell’azienda stessa.

I più importanti profili di impresa sono i seguenti:

- Profilo della localizzazione: Essa riguarda il luogo dove l’azienda istituirà la propria attività. Essa deve tener conto di:

1)Costi, Ricavi e possibili variazioni future degli stessi. Questo perché la gestione economica riguarda un periodo di

tempo molto lungo.

- Profilo della Struttura e dimensione: La dimensione aziendale cambia rispetto agli obiettivi, alla convenienza

economica e alla struttura organizzativa: ciascun impresa avrà dunque una dimensione differente dalle altre. Occorre

effettuare un’attenta analisi delle componenti della singola impresa e dell’ambiente di riferimento in quanto il

cambiamento dimensionale deve essere fatto tenendo in considerazione tutti gli aspetti dell’equilibrio e della gestione

aziendale. Tale profilo mostra le politiche di concentrazione delle imprese volte a

- Profilo dell’autonomia e del collegamento:

perseguire una migliore correlazione tra costi e ricavi e anche a limitare la concorrenza sul mercato.

2)Principio dell’autorigenerazione dei processi produttivi

Come abbiamo visto tale principio stabilisce la possibilità per la quale investimenti produttivi possano essere rigenerati

in nuove risorse da reinvestire.

Tramite tale principio si afferma dunque la necessità per un’azienda di saper rinnovare le proprie energie e le proprie

risorse autonomamente, attraverso il fluire della propria gestione.

La funzione di autorigenerazione si definisce parziale quando nuovi investimenti possono essere fatti in parte grazie

alle risorse autogenerate dall’azienda ed in parte grazie a fonti esterne.

La funzione di autorigenerazione si definisce totale quando nuovi investimenti possono essere fatti interamente grazie

alle risorse autogenerate dell’azienda.

Tale principio è strettamente collegato ai precedenti in particolare al principio delle condizioni di equilibrio in quanto

per raggiungere l’autorigenerazione dei processi produttivi devono esserci a monte delle condizioni

economiche,finanziarie e monetarie favorevoli in tal senso.

3)Principio di conoscenza profonda e della capacità di apprendimento

Tale principio identifica il lento e graduale processo cognitivo che porta alla “competenza”.

Si tratta di una Teoria di Management il cui obiettivo è quello di fornire le linee guida per una cultura manageriale

nuova, volta ad aumentare Qualità e produttività delle imprese e a generare lavoro e benessere.

La nuova cultura manageriale deve basare la propria leadership sulla Conoscenza:

- la conoscenza dell’organizzazione e dei meccanismi che la governano

- la conoscenza dei processi e della loro variabilità.

- la conoscenza delle interdipendenze fra le parti dell’organizzazione e degli effetti che su di esse hanno azioni e

decisioni

- la conoscenza della psicologia delle risorse umane che compongono l’organizzazione e dei meccanismi di

apprendimento che ne alimentano la crescita. 54

4)Principio di intelligenza emotiva, valorizzativa e manageriale

Come abbiamo visto tale principio stabilisce la possibilità di attivare relazioni interpersonali(intelligenza emotiva),

l’abilita di apprezzare il positivo(intelligenza valorizzativa) e stabilisce anche che possano esistere un complesso di

capacità che consentano di svolgere con successo i compiti assegnati, collaborando con gli altri.

L’intelligenza emotiva è una forma di intelligenza legata alla capacità di provare emozioni non razionali e di usarle in

modo consapevole. L'utilizzo di questa forma di intelligenza si fonda sulla capacità di intuire i sentimenti e le

aspirazioni delle persone da cui si è circondati, ed al contempo avere una piena cognizione del proprio stato d'animo.

Questo consente di orientare il comportamento nella direzione del raggiungimento degli obiettivi prefissati, siano essi

individuali o comuni. In ambito aziendale l’intelligenza emotiva può dunque influire sul processo decisionale, le

innovazioni strategiche, il processo di comunicazione, il rapporto di fiducia, il lavoro di gruppo, la creatività.

L’intelligenza valorizzativa rappresenta la capacità di vedere ed interpretare la realtà traendone aspetti positivi

invisibili ad altri per finalizzarli al successo, apprezzare e valorizzare quegli elementi in grado di raggiungere tale

successo.

L’ intelligenza manageriale rappresenta la capacità di portare a compimento gli obiettivi assegnati, la capacità di

collaborare con gli altri, nell’auto valutarsi e adattare il proprio comportamento al contesto di riferimento.

5)Principio della comunicazione aziendale

Come abbiamo visto tale principio stabilisce la possibilità di trasmettere ad altri con efficacia un’idea, un’informazione

o un dato.

Il linguaggio utilizzato per comunicare può essere :

- Linguaggio orale : Ha il beneficio di ottenere un immediato riscontro nel ricevente, ma può risentire dell’istintività

dell’emittente.

- Linguaggio scritto: Il riscontro nel ricevente è minore, ma risente meno dell’istintività dell’emittente.

55

CAPITOLO 4: ANALISI DI BILANCIO

1)Contabilità generale e Contabilità settoriale

La Contabilità Generale è l'insieme delle rilevazioni tra loro coordinate e collegate che riguardano i valori finanziari

ed economici generati dalle operazioni di gestione. Scopo della contabilità generale è la determinazione del patrimonio

di funzionamento e del risultato economico d'esercizi;inoltre essa fornisce i dati per la compilazione del bilancio .

La Contabilità Settoriale è l’insieme delle rilevazioni integrate ma scomponibili rispetto alla Contabilità generale riferite

a : Magazzino, personale, immobilizzazioni, aspetto finanziario e aspetto relativo a clienti e fornitori.

La composizione delle scritture contabili deve avvenire secondo un Metodo,un Sistema e uno Strumento di rilevazione.

Un Metodo contabile è l'insieme delle norme che regolano la forma, l'ordine e le modalità con le quali le scritture

vengono composte: dunque il metodo detta le regole di forma e procedura delle rilevazioni. Di norma, il sistema del

patrimonio e del risultato economico viene attuato attraverso il metodo della partita doppia.

Il metodo della partita doppia stabilisce le regole di registrazione dei valori in un insieme coordinato di conti, stabilendo

che ogni accadimento aziendale:

• Deve dar luogo contemporaneamente ad almeno due variazioni

• In due o più conti a sezioni divise o accostate e in opposte sezioni

• In modo che il totale dei valori registrati in Dare sia uguale al totale dei valori registrati in Avere

Il Sistema riguarda il contenuto delle scritture. Il sistema più utilizzato per la tenuta della contabilità generale è il

sistema del patrimonio e del risultato economico di Zappa e Amaduzzi, che permette di interpretare qualsiasi

accadimento gestionale facendo riferimento ad un settore economico(o misurato che accoglie variazioni di Costi,ricavi e

movimenti di Capitale netto)e ad un settore finanziario(o misuratore che accoglie variazioni relative a Denaro,Crediti e

Debiti di entrambe le specie).

Il sistema del patrimonio e del risultato economico è un insieme coordinato di scritture complesse con le quali si

rilevano, nel duplice aspetto finanziario ed economico, i fatti di gestione allo scopo di determinare il reddito d'esercizio

e il patrimonio di funzionamento.

Lo Strumento di Rilevazione dei fatti aziendali è il Conto,che rappresenta quell’insieme di scritture riguardanti un

determinato oggetto con lo scopo di evidenziarne in un modo o nell’altro l’aspetto quali- quantitativo.

All’intero del sistema del patrimonio e del conto economico si distinguono vari Conti, tra loro collegati, che

costituiscono il sistema del patrimonio e del risultato economico e che accolgono le variazioni intervenute nei valori

aziendali, si distinguono in finanziari ed economici.

I Conti finanziari , che accolgono in Dare variazioni positive e in Avere variazioni negative, sono accesi relativamente

a:

- Valori di cassa

- Crediti e debiti

- Ratei, Fondi Oneri futuri, Fondi rischi

I Conti finanziari, che accolgono in Dare variazioni negative e in Avere variazioni positive, sono accesi relativamente a:

- Costi e Ricavi

- Rettifiche di Costi e di ricavi

- Variazioni di capitale netto

2)Il Bilancio di esercizio

Il Bilancio rappresenta una rilevazione sistematica, quantitativa, periodica e consuntiva volta a dimostrare l’entità e la

composizione del risultato economico di periodo e la struttura quali- quantitativa del Patrimonio al termine del periodo

tipico. Esso è dunque un sistema di documenti amministrativo- contabili risultante da una complessa procedura che

giunge alla fine del periodo alla determinazione dei sopra chiamati oggetti di riferimento.

Il Bilancio di esercizio si compone di tre parti: lo Stato Patrimoniale, Conto Economico e Nota Integrativa: infatti

l’articolo 2423 del Codice civile dispone che “gli amministratori devono redigere il bilancio di esercizio, costituito

dallo stato patrimoniale, dal conto economico e dalla nota integrativa”..

I principi generali del bilancio sono:

- Principio della Chiarezza:

- Principio della Correttezza: delle informazioni

- Principio di Competenza Economica 56

- Principio della Prudenza

- Principio della Continuità Operativa: Il bilancio va redatto con la consapevolezza della continuità di vita dell’azienda.

- Principio della Rilevanza e dell’Aggregazione: Le voci rilevanti vanno ben specificate, quelle irrilevanti vanno

aggregate.

3)Lo Stato Patrimoniale

Come abbiamo visto lo Stato Patrimoniale è uno delle tre parti fondamentali del Bilancio di Esercizio; lo Stato

Patrimoniale definisce la situazione patrimoniale di una società in un determinato momento individuato come la data

di chiusura dell'esercizio.

Lo Stato patrimoniale è a sezioni divise e contrapposte, a sinistra vi è l'attivo e a destra il passivo: le voci sono divise in

due livello. Il primo livello è contraddistinto da lettere maiuscole, il secondo livello da numeri romani.

Esso può essere redatto anche in forma abbreviata(quando i risultati patrimoniali o reddituali non superano determinate

soglie).

La classificazione dei valori dell’attività è la destinazione economica, mentre la classificazione delle passività

è la natura delle diverse fonti di finanziamento(dunque vi è un criterio misto):

- Le attività sono classificate secondo il principio della destinazione economica degli elementi considerati, ossia in

base alla destinazione di elemento patrimoniale nella gestione dell’impresa. Si pensi ad esempio ai crediti verso le

società controllanti e controllate dove i crediti superiori ai dodici mesi sono inseriti tra le immobilizzazioni finanziarie

mentre quelli prontamente liquidabili nell’attivo circolante. In base alla classificazione proposta un’attività è rilevata

dunque tra le immobilizzazioni se la durata di utilizzo o di scadenza riguarda un periodo non brevetra l’attivo circolante

se l’attivo è destinato a realizzarsi entro un breve periodo.

- Le passività sono classificate in base alla natura delle diversi fonti di finanziamento cioè alla natura dei diversi

finanziatori: 57

3.1)Analisi delle voci fondamentali dello Stato Patrimoniale

ATTIVO:

A)CREDITI V/SOCI PER VERSAMENTI ANCORA DOVUTI. Si tratta di crediti della società nei confronti dei

soci per quote sottoscritte ma non ancora versate.

B)IMMOBILIZZAZIONI. Sono scomponibili in(Le abbiamo già viste ma le analizzeremo meglio tra poco):

• B – I)Immobilizzazioni Immateriali(o economiche).

• B- II)Immobilizzazioni Materiali(o tecniche).

• B- III)Immobilizzazioni Finanziarie.

C) ATTIVO CIRCOLANTE.

• C – I)Rimanenze: MP, MS e di consumo, Prodotti in corso di lavorazione e semilavorati, prod. Finiti e merci

e acconti(somme date in anticipo a fornitori di beni a fecondità semplice).

• C – II)Crediti:

• C –III)Attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni: Titoli che non sono destinati a rimanere

durevolmente investiti nell’impresa.

• C – IV)Disponibilità liquide.

D)RATEI E RISCONTI ATTIVI. I ratei rappresentano valori finanziari presunti perchè indicano il credito o il debito

potenziale dell'impresa, corrispondente alla quota di ricavo o costo già maturata nell'esercizio in corso, e si calcolano

ripartendo l'intero importo del costo o del ricavo tra gli esercizi proporzionalmente al tempo. I Ratei sono quote di

ricavo di competenza economica delle esercizio ma che avranno manifestazione finanziaria nell’esercizio successivo.

I Risconti sono valori economici perchè rappresentano costi già sostenuti o ricavi già conseguiti. Essi si calcolano

ripartendo l'intero importo del costo o del ricavo tra gli esercizi proporzionalmente al tempo. I Risconti sono quote di

costo che hanno già avuto manifestazione finanziaria ma che risultano in parte competenza di esercizi successivi.

PASSIVO:

A)PATRIMONIO NETTO: Il complesso dei beni a disposizione dell’impresa in un dato istante di tempo al netto

delle passività.

• A – I)Capitale: L’insieme delle azioni o delle quote sottoscritte dai soci.

• A – II fino ad A - VII)Riserve di vario tipo tra cui Legale, Statutaria. Sono quote messe da parte dall’impresa

per vari motivi.

• A – VIII)Utili portati a nuovo. Utili di precedenti esercizi non distribuiti.

• A – IX)Utile dell’esercizio. Esprime il risultato economico positivo o negativo della gestione.

B)FONDI PER RISCHI E ONERI. Sono accantonamenti previsti per coprire perdite o debiti di natura certa o

probabile di ammontare o scadenza incerto.

C)TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO. Accantonamenti previsti a fronte del debito da estinguere al momento

della cessazione del rapporti di lavoro subordinato.

D)DEBITI. Con diversa indicazione di quelli esigibili entro e oltre l’anno successivo.

E)RATEI E RISCONTI PASSIVI. 58

3 .2)Riclassificazione dello Stato Patrimoniale

La riclassificazione dello Stato Patrimoniale viene effettuata in base ad un Principio di Liquidità & Principio di Esigibilità.

Significa andare ad analizzare secondo un criterio temporale entro quanto tempo potrà essere fatta la

- Principio di Liquidità.

conversione in denaro delle liquidità. Esso riguarda gli impieghi.

- Principio di Esigibilità. Significa andare ad analizzare secondo un criterio temporale entro quanto tempo i debiti devono essere

rimborsati. Esso riguarda le fonti.

IMPIEGHI:

Gli impieghi possono essere classificati in base al principio di liquidità ovvero il tempo prevedibile di trasformazione in denaro: il

loro totale darà luogo al Capitale Investito(Ci) e quindi si svilupperà secondo il seguente ordine:

- CAPITALE CIRCOLANTE LORDO(CCL): Sono il complesso di investimenti(quindi impieghi di risorse finanziarie) che in un

periodo inferiore all’anno diventeranno realizzi. Esso è formato da Liquidità immediate, Liquidità differite e Disponibilità:

- LIQUIDITA’ IMMEDIATE(Li): Sono il complesso di impieghi di risorse finanziarie realizzabili in forma liquida entro un

periodo estremamente breve(es. Conto corrente): per queste voci contabili il tempo di realizzo in denaro è praticamente nullo.

• liquidità immediata in cassa contanti e assegni

• liquidità presso banche

• titoli facilmente negoziabili sul mercato

- LIQUIDITÀ DIFFERITE(Ld): Sono il complesso di impieghi di risorse finanziarie realizzabili entro un periodo piuttosto

breve(es. Crediti commerciali entro 30 giorni).

• crediti verso clienti al netto del fondo svalutazione crediti

• prestiti a breve termine

• ratei attivi

• partite attive da liquidare

• risconti attivi (inclusi nell’esercizio successivo,mentre i risconti di durati pluriennale vanno tra le immobilizzazioni)

• crediti diversi di prossimo incasso

- DISPONIBILITÀ: Sono il complesso di impieghi di risorse finanziarie realizzabili in forma liquida nel medio

termine(mediamente entro l’anno, e tipicamente sono le rimanenze di magazzino che entro l’anno diventeranno realizzi). E’ da

tenere presente che per convenzione sono considerate disponibilità solo quelle attività la cui ampiezza del ciclo di trasformazione in

denaro non supera i 12 mesi dalla data del bilancio di esercizio.

- ATTIVITÀ IMMOBILIZZATE(AI): Sono il complesso di investimenti(quindi impieghi di risorse finanziarie) che in un periodo

superiore all’anno diventeranno realizzi. Esse sono formate da(da notare che in via eccezionale viene fatta una classificazione per

natura di valori)Immobilizzazioni tecniche, immobilizzazioni economiche e immobilizzazioni finanziarie::

- IMMOBILIZZAZIONI TECNICHE(o materiali): Sono il complesso dei fattori specifici della produzione(es. fabbricati,

impianti&macchinari,).

- IMMOBILIZZAZIONI ECONOMICHE(o immateriali): Sono per lo più date dal complesso delle immobilizzazioni immateriali

- IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE: Sono il complesso dei crediti di finanziamento a lunga scadenza.

FONTI:

Le Fonti possono essere classificati in base al criterio dell’esigibilità ovvero il tempo prevedibile di rimborso del debito: il loro totale

darà luogo al Capitale Acquisito(Ca)e quindi si svilupperà nel seguente ordine:

- DEBITI A BREVE(Db): Sono il complesso dei mezzi finanziari acquisiti con vincolo di prestito con esigibilità entro l’anno.

• debiti di fornitura

• debiti per finanziamenti a breve e debiti verso banche

• debiti diversi (debiti per iva, per imposte sul reddito, verso dipendenti ed istituti

• previdenziali ecc.)

• ratei e risconti passivi1

• partite passive da liquidare

• quote di finanziamenti a medio e lungo termine che andranno a scadere entro i 12 mesi successivi

-DEBITI CONSOLIDATI(Dc): Sono il complesso di mezzi finanziari acquisiti con vincolo di prestito con scadenza superiore

all’anno.

• finanziamenti a medio e lungo termine

• prestiti obbligazionari

• fondo di trattamento di fine rapporto

• altri fondi a medio e lungo termine 59

- CAPITALE NETTO(CN): E’ il complesso di mezzi finanziari acquisiti con il vincolo di proprietà. Esso è dato da

CN = capitale sociale + riserve + utili accantonati – perdite.

• capitale sociale

• riserva legale, statutaria, facoltativa

• altre riserve di capitale e di utili

4)Il Conto Economico

Come abbiamo visto il Conto Economico è una delle tre parti fondamentali del Bilancio di Esercizio:

Il Conto Economico è il documento di bilancio che, contrapponendo i costi ed i ricavi di competenza del periodo

amministrativo, illustra il risultato economico della gestione del periodo considerato; misurando, in questo modo,

l'incremento o il decremento che il capitale netto aziendale ha subito per effetto della gestione.

Anche nel conto economico Il primo livello è contraddistinto da lettere maiuscole, il secondo livello da numeri romani.

In Italia in base all’art. 2425 c.c., il conto economico deve essere redatto in “forma scalare”, in base ad un principio di

classificazione per natura di valori quindi secondo la logica “a valore e costi della produzione” che si ottiene

contrapponendo:

-il valore della produzione dell’azienda, indipendentemente dal fatto che tale produzione sia stata effettivamente

venduta o abbia soltanto dato luogo a un incremento delle rimanenze

- il costo della produzione, cioè il valore di tutte le risorse utilizzate per la realizzazione di quanto prodotto

In tal modo si riesce ad apprezzare l’andamento gestionale nelle varie aree di scomposizione dell’unitaria gestione

aziendale, fornendo una serie di risultati parziali che esaltano il contenuto informativo del conto economico.

CONTO ECONOMICO : art. 2425 c.c.

A) VALORE DELLA PRODUZIONE: R’ il risultato algebrico della somma delle vendite e delle prestazioni ed altre

voci

A – I)Vendite e Prestazioni

A- II)Variazione delle rimanenze di prodotti e semilavorati

A – V)Altri ricavi e proventi: Sono i ricavi provenienti dalla gestione accessoria.

B)COSTO DELLA PRODUZIONE

B – I)Per le materie e le merci

B – II)Per i servizi

B – III)Per il godimento di beni di terzi: Per l’utilizzo di beni di terzi secondo varie forme contrattuali(es. affitti

locali)

B – IV)Per il personale

B – V)Ammortamenti e svalutazioni

B – VI)Variazioni delle rimanenze di materie e di merci

B – VII)Accantonamenti

= REDDITO OPERATIVO

C)PROVENTI ED ONERI FINANZIARI: comprende proventi da partecipazioni e gli altri proventi finanziari nonché

gli interessi e altri oneri finanziari.

D)RETTIFICHE DI VALORE DI ATTIVITÀ FINANZIARIE: Comprende rivalutazioni e svalutazioni riferibili

alle partecipazioni, alle immobilizzazioni finanziarie e ad altri titoli iscritti nell’attivo circolante.

E)PROVENTI E ONERI STRAORDINARI: Comprende Plusvalenze e Minusvalenze derivanti dalla gestione

straordinaria.

= RISULTATO LORDO

F)IMPOSTE SUL REDDITO DI ESERCIZIO

= RISULTATO NETTO 60


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AUTORE

pocha93

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Economia aziendale
SSD:
Università: Teramo - Unite
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pocha93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Teramo - Unite o del prof D'Amico Luciano.

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