Capitolo 2
L’AZIENDA
2.1 Gli istituti e la loro dimensione economica: l’azienda
2.1.1 L’azienda: dimensione economia vs finalità economica
L’uomo si è riunito in un elevato numero di società umane in modo tale da
poter svolgere l’attività economica, tali società prendono il nome di
organizzazioni (od istituti).
L’attività svolta da un’organizzazione è caratterizzata per la realizzazione di
attività economica a favore dei soggetti che l’hanno costituita o che sono
entrati a farne parte successivamente. L’attività di un organizzazione può
essere, non solo economica, ma anche di tipo sociologico,
politico/etico/religioso, giuridico, culturale/antropologico, ecologico,
tecnologico.
Nell’economia aziendale si parla di azienda quando l’organizzazione diventa
oggetto di studio per la sua dimensione economica (caratteristiche che assume
l’attività economica di produzione e consumo di ricchezza e le sue modalità di
esecuzione). Con il termine azienda si identifica l’organizzazione dal punto di
vista dell’osservazione della sua attività economica di produzione e consumo di
ricchezza realizzata e in relazione allo scambio dei beni con altri istituti.
La relazione tra “azienda” e “organizzazione” riflette quella tra “attività
economica” e “attività umana”, nella quale la prima è una particolare
dimensione della seconda. In qualsiasi organizzazione si osserva lo
svolgimento di una attività economica, anche se non tutte le organizzazioni
sono costituite per finalità (istituzionali) di natura economica.
La dimensione economica di un’organizzazione non deve essere confusa con le
finalità che la medesima organizzazione persegue, le quali potrebbero
assumere natura prevalentemente non economica.
2.1.2 Le principali classi di aziende oggetto dell’economia aziendale
L’economia aziendale è lo studio della dimensione economica di tutte le
organizzazioni. Le organizzazioni si dividono in due insieme: le famiglie e le
organizzazioni (le imprese, le non-profit e la P.A.).
Le organizzazioni osservate nella dimensione economica indentificano quattro
corrispondenti classi di aziende: le aziende familiari, le aziende di produzione
(imprese), le aziende composte pubbliche (P.A.), le aziende non-profit.
Per poter raggiungere le finalità per cui è stata costituita, ogni azienda deve
durare nel tempo e deve svolgere la sua azione in modo prevalentemente 1
autonomo (operare con le risorse che riesce a procurarsi). I requisiti
fondamentali di durabilità e autonomia di una azienda sono alla base del
concetto di economicità. In assenza di tali requisiti l’azienda può
compromettere il raggiungimento delle finalità per cui è stata costituita
l’azienda.
2.1.3 Le classi di aziende: uno schema di lettura
Famiglie, imprese, istituti pubblici e non-profit presentano aspetti distintivi in
termini di: finalità istituzionali, portatori di interesse coinvolti, attività
economiche prevalenti.
Per finalità istituzionali si intendono le finalità primarie per le quali l’azienda
è stata costiutita, si dividono in finalità istituzionali economiche e non
economiche (tipiche delle famiglie e delle non-profit).
I portatori di interesse si distinguono in istituzionali e non istituzionali. I
primi sono tutti i soggetti per i quali è stata costituita l’organizzazione mentre
la seconda categoria rappresenta tutte quelle persone che presentano altri tipi
di interessi rilevanti nei confronti dell’attività dell’azienda. Gli interessi si
classificano a loro volta come economici, se riguardano remunerazioni di vario
tipo, e non economici, ovvero se riguardano aspettative di altro genere.
2.1.4 L’azienda familiare di consumo e di gestione patrimoniale
Nei sistemi economici contemporanei la famiglia è considerata un istituto
fondamentale della società. Le finalità istituzionali perseguite dalla famiglia non
assumono valenza economica, ma sono prettamente non economiche (sfera
sociale, affettiva, etica). La dimensione economica della famiglia è strumentale
al perseguimento di obiettivi non economici e pertanto i membri della
famiglia posso essere considerati come portatori di interessi istituzionali
non economici. L’attività economica prevalente all’interno della famiglia è
quella riguardante il consumo di beni e servizi da parte dei suoi membri e la
gestione del patrimonio familiare; mentre il fine economico primo è quello di
appagare i bisogni economici dei suoi membri (cibo, alloggio ecc…).
All’interno della famiglia troviamo anche dei portatori di interesse economici
non istituzionali che sono quelle persone che presentano degli interessi nello
svolgimento di attività economica all’interno o per conto della famiglia
(parenti e domestici).
L’attività economica delle famiglie consiste anche nella “gestione patrimoniale”
(risparmi, apporti di denaro, eredità varie).
2.2 La Specializzazione Economica
2.2.1 Alcuni quesiti alla base del concetto di specializzazione (sul libro) 2
2.2.2 Le economie e gli svantaggi della specializzazione
Per specializzazione economica si intende la progressiva focalizzazione
dell’attività economica realizzata dall’uomo in fasi sempre più parziali e
circoscritte, con un conseguente affinamento delle tecniche produttive ed un
perfezionamento nelle modalità di svolgimento dei singoli compiti.
La specializzazione dei processi produttivi all’interno delle aziende non solo ha
semplificato le modalità attraverso le quali appagare i bisogni delle persone,
ma ha portato ad un progressivo incremento del numero e della qualità dei
bisogni soddisfatti. Inoltre si è potuto ottenere un maggiore numero di beni
riducendo la quantità dei fattori produttivi impiegati (incremento
dell’efficienza dei processi).
Alla base delle decisioni di specializzazione vi sono: i vantaggi di costo
riconducibili all’effetto esperienza, e lo sfruttamento delle cosiddette economie
di scala.
Per effetto del fattore esperienza nell’uso del fattore lavoro si osserva
l’esistenza di una relazione matematica secondo la quale ad ogni raddoppio del
volume di produzione cumulata, il totale dei costi di produzione e di vendita
diminuisce in misura costante e prevedibile. Le principali cause di ciò sono
l’affinamento delle competenze e la generazione di innovazioni migliorative
dell’efficienza (economie di esperienza).
Le economie di scala invece consentono alle imprese di grandi dimensioni di
ottenere una riduzione dei costi unitari di produzione e di vendita. Si parla di
economie di scala se al crescere della dimensione della capacità
produttiva installata decrescono i costi unitari dei beni prodotti.
Le principali cause delle economie di scala sono:
La possibilità di una maggiore specializzazione delle persone
• La maggiore efficienza tecnica degli impianti di dimensioni
• maggiori: macchinari più grandi di solito fanno ridurre i costi energetici,
riducendo quindi i costi variabili.
Le imprese di grandi dimensioni hanno un elevato potere contrattuale
• nei confronti dei clienti e fornitori e quindi migliori condizioni di scambio.
Un elevato livello di specializzazione nello svolgimento di un’attività economica
consente di impiegare in maniera molto più controllata le risorse umane in
ragione delle loro competenze e predisposizioni, ottenendo benefici di costo e
qualità. Mentre una bassa specializzazione comporta che ogni persona sia
impegnata nello svolgimento di un numero molto più elevato di attività.
Più elevate sono le dimensioni di un’impresa, maggiori sono i livelli di
specializzazione delle persone e dei processi produttivi e quindi maggiori
saranno i vantaggi che ne derivano in termini di economie di specializzazione. 3
Un’elevata propensione alla specializzazione economica però può portare
anche ad una sere di svantaggi:
Aumento dei costi di coordinamento: l’elevata specializzazione di
• un’attività economica richiede elevati investimenti per coordinare tutte le
singole fasi. All’aumentare della specializzazione dell’attività aumentano i
costi di coordinamento.
Aumento dei costi per la rigidità dei processi produttivi e per la
• presenza di investimenti specifici: forte rigidità delle persone e dei
beni strumentali in termini di capacità di impiego in processi alternativi,
si parla di investimenti specifici (competenze estremamente
specializzate nei singoli settori) che generano costi per l’azienda.
Demotivazione da eccessiva specializzazione del lavoro: le
• persone sono portate a svolgere sempre lo stesso lavoro con poca
relazione sociale causando poco coinvolgimento
2.2.3 Le economie di transazione e le economie di scopo (vedi anche libro)
Le economie di transazione riguardano lo svolgimento dell’attività economica
attraverso scambi di mercato che generano dei costi in capo ai soggetti coinvolti nella
transazione (teoria dei costi di transazione). I costi che si sostengono nella
realizzazione di uno scambio attraverso il mercato si definiscono “costi di
transazione” (es. il trasporto)
Le economie di scopo si presentano quando l’impresa sviluppa internamente alcune
risorse o attività in eccesso rispetto ai propri fabbisogni (al posto di farle produrre da
un’azienda secondaria) e tali risorse o attività sono difficilmente scambiabili sul
mercato. (es. merchandising Ferrari o Disney).
2.2.4 Le origini delle diverse classi di aziende (sul libro)
2.3 L’impresa o azienda di produzione per il mercato
La finalità principale dell’impresa è di natura economica e consiste nella
produzione di remunerazioni monetarie o di altro genere, più semplicemente, nuove
ricchezze, nei confronti delle persone per le quali è stata istituita. Il mezzo per
perseguire tale fine è la produzione di beni destinati ad essere scambiati sul mercato.
La vendita di beni è possibile solo nel caso in cui il valore dei beni prodotti è maggiore
del valore dei fattori produttivi impiegati per realizzarli.
Le finalità istituzionali non economiche sono minoritarie in questa classe di aziende e
si riferiscono per lo più ai bisogni di socialità e di crescita personale e professionale
delle persone che vi appartengono.
Quando l’impresa assegna una preminenza alle valutazioni di convenienza economica
privilegiando in maniera accentuata gli interessi di una parte dei soggetti che la
compongono a scapito della collettività, essa entra in crisi.
Secondo il modello capitalistico i conferenti di capitale proprio rappresentano la
principale categoria di soggetti detentori di interessi istituzionali nelle imprese. 4
Tuttavia nel modello delle imprese ad assetto proprietario misto si considerano
portatori di interesse istituzionale sia i conferenti di capitale proprio sia i prestatori di
lavoro (i lavoratori); ovvero tali persone il cui benessere dipende massimamente
dall’esistenza e dallo sviluppo dell’impresa. A tali soggetti fanno capo interessi
(istituzionali) economici consistenti nel conseguimento di remunerazioni e
interessi (istituzionali) non economici legati al soddisfacimenti dei bisogni di
socialità (rapporti tra lavoratori) e di affermazione personale e sociale.
Ma nelle imprese troviamo anche un alto numero di portatori di interesse non
istituzionali che sono quei soggetti che ripongono delle aspettative verso l’attività
dell’impresa (es. clienti, fornitori, banche, stato, ecc… ); anche tra questi risultano
prevalenti gli interessi economici in virtù degli scambi economici che sono
caratteristici dell’attività d’impresa.
Vi sono anche portatori di interessi non istituzionali non economici legati all’attività
dell’impresa per esempio delle comunità locali e di altre aziende che entrano in
contatto con l’impresa.
Le attività economiche prevalenti realizzate nello svolgimento dell’attività di impresa
sono la produzione di beni e servizi destinati ad essere scambiati nel mercato e nella
distribuzione del valore generato da tale attività.
2.4 L’Amministrazione Pubblica
2.4.1 I fallimenti del mercato.
L’economia di mercato non è il solo ambito nel quale possono realizzarsi
comportamenti economici e che ciò che chiamiamo “economia” si manifesta anche in
contesti ed aziende diversi dall’impresa.
“Fallimento del mercato” è l’espressione che gli economisti hanno coniato per
indicare questo limite identificando tre grandi motivazioni per il suo realizzarsi:
− le inefficienze allocative
− le esternalità
− i beni pubblici e meritori.
Le inefficienze allocative fanno generalmente riferimento a tre eventualità:
1. Il formarsi di mercati non concorrenziali. L’assenza di concorrenza in un
mercato permette di massimizzare la redditività dell’impresa monopolista a
danno dell’utilità collettiva (es. monopolio naturale).
2. L’esistenza di mercati incompleti. Si ha quando i mercati non offrono un bene
o un servizio, magari perché i consumatori che lo dovrebbero acquistare non
hanno le risorse per farlo (ad esempio un farmaco per curare malattie rare) o
perché non riescono ad esprime correttamente il proprio bisogno;
3. Le asimmetrie informative. In alcuni settori le informazioni sui prodotti sono
molto critiche ma non fornite spontaneamente in misura sufficiente (ad esempio
prodotti finanziari, farmaceutici) oppure sono molto difficili da esplicitare
ex-ante (sanità, educazione). Viene quindi meno la rapida e gratuita 5
disponibilità di informazioni, una delle condizioni chiave del mercato
concorrenziale.
Le “esternalità” si realizzano invece ogniqualvolta un soggetto compie un’azione che
ha effetti (positivi o negativi) su un altro soggetto senza che quest’ultimo paghi per
tale effetto (se positivo) o riceva un indennizzo (se negativo). Il problema principale si
pone nei confronti delle esternalità negative. Se queste hanno una estensione
limitata spesso vengono risolte mediante interazioni dirette tra le parti interessate
(soluzioni private) ma una tale soluzione non è praticabile quando le conseguenze di
un comportamento privato si fanno sentire sull’intera collettività (es. odori, fumi,
ecc...).
2.4.2 Beni pubblici, meritorietà ed equità
L’intervento dello stato nell’economia può anche riflettere motivazioni diverse dalle
inefficienze allocative e dalle esternalità indesiderabili. Lo stato interviene anche nel
caso dei “beni pubblici” i quali possiedono due proprietà fondamentali:
1. la “non escludibilità” (non c’è modo di escludere un consumatore addizionale
dal godimento del bene);
2. la “non rivalità” (il godimento del bene da parte di un consumatore
addizionale non costa nulla e non ne pregiudica la fruizione da parte di altri).
Un esempio tipico di bene pubblico puro sono le boe luminose come ausilio alla
navigazione: una volta installate, non è tecnicamente possibile né economicamente
conveniente impedire che qualsiasi nave ne usufruisca. L’esistenza di beni pubblici
mette in crisi il corretto funzionamento di un mercato e di conseguenza si rende
necessario l’intervento della pubblica amministrazione, la quale non ha valori e
priorità strettamente economici.
Talvolta la produzione di beni da parte dello Stato deriva dal valore sociale ad essi
assegnato (beni meritori).
Un altro caso in cui si concepisce e si giustifica la necessità di interventi correttivi
indipendentemente dal buon funzionamento dei meccanismo di mercato riguarda la
distribuzione della ricchezza. Infatti, la realizzazione di una situazione di equilibrio
tramite i mercati di concorrenza perfetta potrebbe portare ad assetti distributivi
economicamente “efficienti” ma socialmente indesiderabili.
L’impresa che riduce i costi per rimanere competitiva lo farebbe anche licenziando gli
operai e la disoccupazione che ne consegue è un problema di cui il mercato non è
tenuto a farsi carico. In queste situazioni l’amministrazione pubblica interviene
mettendo a disposizione risorse collettive e quindi re-distribuendo la ricchezza (es.
cassa integrazione, sussidi di disoccupazione, piani di salvataggio di aziende in crisi…)
2.4.3 Finalità istituzionali, portatori di interesse, attività economiche prevalenti delle
P.A.
Nello Stato (e nelle P.A.) l’analisi delle finalità istituzionali appare più complessa per
una serie di ragioni. Innanzitutto lo Stato è chiamato a rispondere e a contemperare
obiettivi di natura economica con altri di carattere politico e sociale (dove il
perseguimento dei primi e strumentale al raggiungimento dei secondi); per seconda 6
cosa nello Stato i portatori di interessi istituzionali non economici (es. tutti i cittadini)
coesistono con portatori di interessi istituzionali prevalentemente economici (es. i
dipendenti delle P.A.) e inoltre lo Stato è impegnato nella produzione di beni e servizi
attraverso la partecipazione al capitale di imprese a partecipazione pubblica (es. con
erogazione di servizi pubblici).
In linea generale la finalità immediata dello Stato è quella di perseguire il bene
comune promuovendo il progresso economico e sociale della propria comunità.
Rientrano tra i portatori di interesse istituzionali della Pubblica Amministrazione
tutti i membri di una determinata collettività (persone fisiche) che usufruiscono di<
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