Il bilancio di previsione
Il bilancio di previsione si suddivide in Entrate e Spese. Le entrate a sua volta si distinguono in:
- Titoli: distinguono le fonti delle entrate;
- Categorie: riguardano la tipologia dell’entrata;
- Risorse: riguardano la natura dell’entrata, es. ICI, ICIAP, IRAP, TOSAP, TARSU…
Le uscite si distinguono in:
- Titoli: in base agli aggregati economici, es. spese correnti, spese in c/capitale, per prestiti;
- Funzioni: riguardano gli obiettivi che bisogna raggiungere;
- Servizi: riguardano i veri e propri uffici;
- Interventi: riguardano i singoli fattori produttivi.
Le risorse e gli interventi rappresentano le unità elementari del bilancio. La codifica è formata da 7 cifre:
Per le entrate
- 1 si riferisce al titolo;
- 2.3 si riferisce alla categoria;
- 4.5.6.7 si riferisce alla risorsa.
Per le uscite
- 1 si riferisce al titolo;
- 2.3 si riferisce alla funzione;
- 4.5 si riferisce al servizio;
- 6.7 si riferisce all’intervento.
Ogni bilancio di previsione deve avere un fondo di riserva. Prima della riforma erano 3, ora è unico. Tale fondo non può essere maggiore del 2% delle spese correnti (titolo 1° spesa) e non può essere minore dello 0,3% delle spese correnti.
La situazione amministrativa
La Situazione amministrativa è data dal confronto fra il fondo di cassa, i residui attivi e i residui passivi. I residui attivi sono le entrate accertate dall’ente pubblico, ma non ancora riscosse entro il 31/12. Si chiamano crediti per i residui attivi o semplicemente residui attivi. I residui passivi sono spese impegnate, ma non ancora pagate entro l’esercizio (che si chiude il 31/12), oppure spese liquidate, ma non ancora pagate. Per liquidazione si intende l’estinzione dei conteggi, ma non del pagamento.
Se il fondo di cassa + residui attivi > dei residui passivi => avanzo di amministrazione; Se il fondo di cassa + residui attivi < dei residui passivi => disavanzo di amministrazione; Se il fondo di cassa + residui attivi = ai residui passivi => pareggio di amministrazione.
L’avanzo è costituito da somme disponibili o a destinazione vincolata o somme vincolate ove il vincolo è precostituito dalla norma es.: a seguito della realizzazione di un’opera viene pagata al comune un’imposta, il comune deve usare una percentuale pari al 70% almeno ad opera di urbanizzazione primarie e secondarie come strade, luce ecc. il resto è somma corrente. Oppure l’avanzo può essere in fondi di ammortamento che ha natura economica.
Come mai si trova al numerario dell’ente pubblico? Quando si compila il bilancio, tra le spese correnti al titolo 1° figurano le quote di ammortamento che alla fine dell’esercizio devono essere impegnate. La quota di ammortamento è una quota senza uscita, ne segue che non possiamo mai avere erogazione di denaro, sotto il profilo economico, la quota è un costo, sotto quello finanziario, l’amministrazione è diversa perché non avremo mai uscita monetaria, ne segue che il denaro rimane in cassa. Abbiamo anche i fondi ammortamento. La quota di ammortamento è quella di un solo anno, il fondo ammortamento comprende le quote di tutti gli anni. Può essere utilizzato dall’ente pubblico soltanto per investimenti, non occorre corrispondenza tra il fondo ed il reinvestimento (es. fondo macchinari può essere destinato all’acquisto di fabbricati, macchinari…, ma non di materie prime) possiamo acquistare qualsiasi tipo di beni strumentali.
L’organo esecutivo di provincia e comune deve sottoporre il bilancio di previsione al consiglio per l’approvazione. Il bilancio di previsione deve avere degli allegati:
- Relazione previsionale e programmatica;
- Bilancio pluriennale;
- Relazione dei revisori dei conti.
Il bilancio di previsione deve essere sempre accompagnato dagli allegati perché formano un unico contesto sostanziale e inscindibile. Il bilancio di previsione viene sottoposto al consiglio comunale per l’approvazione. La relazione dei revisori è un controllo di legittimità e di merito.
Il bilancio di previsione: entrata
L’avanzo di amministrazione è composto dal:
- Fondo ammortamento;
- Avanzo vincolato (per legge deve essere vincolato alle opere di urbanizzazione primaria e secondaria nella misura minima del 70% secondo quanto disciplina il decreto 77/95 si applica agli enti locali minori provincie e comuni. Non agli enti istituzionali (orfanotrofi…etc.);
- Fondo per investimenti;
- Fondo non vi ncolato.
Titolo I: Entrate tributarie
- 1.1 categoria. 1a Imposte tot categoria. 1a
- 1.2 categoria. 2a Tasse tot categoria. 2a
- 1.3 categoria. 3a Tributi tot categoria. 3a
Riassunto titolo 1…………
Differenza tra imposte e tasse: le imposte sono un prelievo coattivo da parte dell’ente in base alla ricchezza e a prescindere dei servizi, le tasse vengono pagate dall’utente nel momento in cui richiede un servizio all’ente. In altre parole, la tassa è la controprestazione che si corrisponde per ogni servizio divisibile o indivisibile ricevuto dallo Stato. Lo Stato non deve trarre un utile dalle tasse dei cittadini, per cui si deve prefiggere il pareggio, nel caso in cui ad es. l’80% del costo venga coperto con tasse, la restante parte viene coperta dall’ente tramite imposte. Il servizio in conseguenza può essere coperto da imposte e tasse, la differenza è molto sottile, ma nella sostanza alla tassa corrisponde un servizio divisibile o indivisibile dell’ente pubblico.
Titolo II: Entrate derivanti da contributi e trasferimenti
Entrate derivanti da contributi e trasferimenti correnti dello Stato, della regione e di altri enti pubblici, anche in rapporto all’esercizio di funzioni delegate dalla regione (es. servizio trasporto alunni). Per trasferimenti si intende erogazione di ricchezza senza contropartita economica, cioè senza obbligo di restituzione.
- 2.1 categoria 1: contributi e trasferimenti correnti dello Stato; tot categoria 1…
- 2.2 categoria 2: contributi e trasferimenti correnti della regione; tot categoria 2…
- 2.3 categoria 3: contributi e trasferimenti della regione per funzioni delegate; tot categoria 3…
- 2.4 categoria 4: contributi e trasferimenti da parte di organismi comunitari e internazionali; tot categoria 4…
- 2.5 categoria 5: contributi e trasferimenti da altri enti del settore pubblico tot categoria 5…
Se la somma per un’opera impegna 2 esercizi, la somma intera compare nel bilancio di previsione pluriennale, che è un documento autorizzatorio. Nel bilancio di previsione si mettono entrate e spese dell’anno in corso, ciò per rispettare il principio della competenza: “il bilancio di previsione non può contenere entrate e uscite di altri esercizi (futuri)”.
Si parla di previsione pura se la previsione non contiene avanzo e disavanzo dell’esercizio passato; se le contiene si parla invece di previsione impura. La parte di avanzo che riguarda l’amministrazione non può mettersi tra le spese.
I contributi sono previsti per legge, i trasferimenti sono un atto volontario dell’ente pubblico (scelta politico–amministrativa).
Titolo III: Entrate extratributarie
Le attività dell’ente pubblico possono dividersi in:
- istituzionali;
- a regime d’impresa, che a sua volta può essere effettuato:
- indirettamente;
- tramite servizi municipalizzati.
Spesso i grossi enti, gestiscono direttamente un servizio, si chiama in questo caso azienda speciale precedentemente definite “aziende municipalizzate”. Esse sono dotate di personalità giuridica a differenza delle precedenti aziende municipalizzate. Lo statuto stabilisce i rapporti col comune:
- Deve seguire le direttive del comune per raggiungere i suoi obiettivi;
- La dotazione patrimoniale iniziale la conferisce il comune;
- Il comune ne approva gli atti fondamentali;
- La vigilanza esterna compete all’ordine dei revisori, il comune può effettuare la sua vigilanza (in aggiunta);
- Il comune controlla il risultato economico d’esercizio;
- Il comune provvede alla copertura dei costi derivanti da una perdita;
- I rapporti con il comune sono stabiliti dal contratto di servizio.
I compiti del collegio dei revisori in merito alle aziende speciali sono:
- Controllo dell’efficienza, efficacia e deve collaborare col consiglio;
- Almeno trimestralmente deve controllare l’andamento economico e finanziario;
- Esprime il proprio parere su investimenti;
- Accerta la tenuta regolare dei libri contabili;
- Controlla se fiscalmente le norme vengono rispettate;
- Hanno accesso a tutti i documenti dell’azienda, tranne alla corrispondenza riservata, solo il sindaco accede a tale corrispondenza;
- Ogni anno presenta al consiglio comunale una relazione sull’andamento della gestione.
Il regolamento prevale su tutto e definisce dettagliatamente ciò che prevede lo statuto.
Titolo IV: Alienazione di beni di proprietà del comune
Non tutti i beni possono essere alienati. Distinguiamo due grandi categorie di beni di proprietà dello Stato:
- Beni demaniali o di uso pubblico: se non possono alienarsi senza nuocere la collettività. Sono beni troppo importanti per la collettività, il bene è in conseguenza inalienabile, se qualcuno lo vende l’atto è nullo nello stesso momento in cui si stipula. Tuttavia, se il bene cessa di essere demaniale e si vende, l’atto è annullabile. L’atto non è annullabile se la pubblica amministrazione ha emesso una delibera con la quale si ottiene la “sdemanializzazione” del bene, cioè il bene diviene del patrimonio disponibile.
- Beni patrimoniali da distinguere in:
- Disponibili: l’ente li possiede come un qualunque privato e può venderli quando vuole;
- Indisponibili: finché il bene conserva l’attuale utilizzo si rende inalienabile per l’uso pubblico che si fa del bene.
Le differenze tra beni patrimoniali indisponibili e beni demaniali: mentre il demanio è sempre inalienabile, il bene indisponibile è inalienabile finché conserva l’attuale utilizzo. Il bene demaniale è anche imprescrittibile ovvero inusucapibile, è impignorabile ed inespropriabile. Palazzo delle scienze è un bene patrimoniale indisponibile.
Titolo V: Entrate derivanti da accensioni di prestiti (entrate finanziarie)
- 5.1 Anticipazione di cassa
Definizione finanziaria: se durante l’esercizio le uscite precedono temporalmente le entrate. In questo caso non si ha pareggio tra il totale delle entrate e delle uscite (le entrate dovrebbero precedere le uscite). Con l’anticipazione di cassa si previene il problema. È la stessa Regione a concederla, il comune deve pagarla con gli interessi. Oppure si possono utilizzare le risorse della BUCA ROSSA a meno che l’ente pubblico sia dissestato. - 5.2 Finanziamento a breve termine
Non si tratta di mutui, ad esempio si stipula un contratto con l’esattore, l’ente pubblico stabilisce che l’esattore debba anticipare le somme. - 5.3 Mutui e prestiti
Si tratta di finanziamenti a medio e lungo termine.
Titolo VI: Entrate da servizi per conto di terzi
Fino al 95 si chiamavano partite di giro perché figuravano di pari importo in entrata ed in uscita. In entrata perché sono somme che entrano all’ente, in uscita perché se l’opera si conclude c’è l’obbligo di restituzione. Adesso ha cambiato nome, ma il meccanismo è lo stesso.
Il principio dell’integrità detta che tutte le entrate e le uscite siano iscritte al lordo (es per gli stipendi delle ritenute).
Finita la disamina delle entrate, analizziamo adesso le spese. Se il bilancio di previsione si riferisce al 2000, l’ultimo esercizio chiuso è il 98 perché la previsione sul 2000 si fa nel 99. Il consuntivo (prima parte del rendiconto) deve essere approvato entro il 30/06 dell’anno. Si definisce definitivo perché tiene conto delle variazioni che si sono verificate nel corso dell’esercizio.
Le previsioni si considerano quelle del 99, ma non è detto che le stesse previsioni valgano per il 2000. È possibile che certi interventi si palesino incapienti, quindi bisogna apportare variazioni che si presumono adeguate per il 2000. Se le variazioni sono in diminuzione si scrive nella colonna 6. Poi si fa il totale.
Dobbiamo rispettare il principio dell’integrità, sono anche vietati i compensi di partite.
Colonna 8 Annotazioni. Possono riguardare anche il motivo per cui si aumenta o diminuisce l’intervento.
Esame singole voci delle spese
Disavanzo di amministrazione: ereditato dal precedente esercizio. Anche questa è una previsione, perché al 31/12/99 abbiamo la certezza grazie al consuntivo, ma da ottobre (termine ultimo per la redazione del bilancio preventivo relativo al 2000) al 31/12/99 le entrate e le spese possono essere solo previste.
Titolo I: Spese correnti
- Godimento beni di terzi: la parola godimento è stata criticata e sostituita con la parola utilizzo perché godimento non ha significato univoco.
- Trasferimenti: nell’entrata significa “da altri enti pubblici al nostro”, per la spesa indica “erogazione a favore di altri enti” siano esse associazioni o altro. Il primo a fare una distinzione all’interno dei trasferimenti fu Leone Pozzi, il quale divise tra:
- Trasferimenti attivi, se il nostro ente riceve ricchezza.
- Trasferimenti passivi, se il nostro ente eroga ricchezza. È chiaro che in questo caso sono trasferimenti passivi.
- Interessi passivi e oneri finanziari diversi;
- Imposte e tasse: anche l’ente pubblico paga l’I.V.A., l’I.C.I. (imposta questa che va a favore di se stessa, il comune tassa se stesso), l’I.C.I. figura tra le spese e tra le entrate (principio dell’integrità). Anche la T.A.R.S.U. si dovrebbe considerare sia tra le entrate che tra le spese.
- Oneri straordinari per la gestione corrente: gli oneri possono essere ordinari, se hanno carattere di ripetibilità nel tempo, o straordinari, se avvengono una tantum.
- Ammortamento: l’ammortamento è la distribuzione in diversi esercizi di un costo di utilizzo pluriennale. La quota del costo pluriennale che riguarda 1 esercizio si chiama quota di ammortamento. L’ammortamento si deve calcolare anche sui beni demaniali oltre che patrimoniali. Si riferisce a tutti i beni posseduti dall’ente con utilizzo pluriennale. Si calcola sia sui beni demaniali che patrimoniali disponibili e indisponibili. Le aliquote sono stabilite dall’articolo 71 del decreto 77/95. L’ammortamento non si calcola sui beni a durata infinita. L’ammortamento decorre dal 2000, ciò significa che da adesso è operante, mentre fino al 99, nel bilancio di previsione, non si mettevano le quote. Nel bilancio pluriennale si dovevano inserire per il 2000 ed il 2001 le quote di ammortamento. Le quote si calcolavano sul valore dei beni.
La valutazione dei beni demaniali avviene in base all’importo delle rate residue di mutui da pagare. Es. se le rate sono da 100.000.000.000 è questo il valore dei beni demaniali. Se non esistono rate residue, i beni demaniali si valutano zero. La logica riposa nella circostanza che se ai beni demaniali si desse un valore più elevato valutandolo in altro modo, la cifra sarebbe altissima e la quota sarebbe così elevata che tutti i conti si chiuderebbero in perdita.
Osservazione: perché il legislatore non ha eliminato i beni demaniali? Perché essi sono inalienabili. Se non fossero stati inseriti nell’attivo dello stato patrimoniale, nel passivo sarebbero stati inseriti i debiti per le rate passive di mutuo da pagare. Se i beni demaniali si fossero valutati zero, in presenza di debiti sui beni stessi, tutti gli stati patrimoniali si sarebbero chiusi in deficit.
È stata trovata la via di mezzo, con le rate in modo che gli stessi valori compaiano all’attivo ed al passivo. Nei bilanci degli enti europei all’attivo si scrive il valore residuo da ammortizzare. I rispettivi fondi si devono correlare ai cespiti in modo da comporre il residuo valore da ammortizzare. I beni patrimoniali disponibili sono valutati a seconda della data di acquisizione del bene. Se il bene demaniale è stato acquistato precedentemente alla riforma, si iscrive al costo effettivamente sostenuto; successivamente, di valuta al valore residuo di mutuo da pagare. Lo stesso per i beni patrimoniali, prima della riforma il prezzo unitario si moltiplica per 100. Per i terreni si prende come base il reddito dominicale e si moltiplica per 75. Dopo il decreto 77/95 il criterio di valutazione è che il costo realmente sostenuto si mette all’attivo dello stato patrimoniale. Per i beni patrimoniali indisponibili: prima della riforma si moltiplica per 100 la rendita catastale se si tratta di fabbricati, mentre si moltiplica per 75 il reddito dominicale se si tratta di terr
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