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registrare. Fino al 31/12/97 l’obbligo di registrazione del contratto esisteva per somme

superiori ai 2.200.000 adesso è esteso a tutti gli importi.

18 Il PEG

Si deve redigere entro il 31/12 dell’anno prima a cui si riferisce, ma si può redigere solo

quando il bilancio di previsione è stato redatto. Infatti il bilancio di previsione deve essere

redatto entro il 31/10, mentre il peg entro il 31/12. Il 15/12 è la data entro cui il PEG può

essere variato. Il peg del 2000 deve essere redatto entro il 31/12/99 e variato entro il

15/12/2000. Mentre approvato il bilancio di previsione può essere variato con regolare

delibera entro il 30/09. Entro il 30/11 si ha l’approvazione dell’assestamento del BdP, tutti

gli interventi scarsi vengono rimpinguati da stanziamenti eccedenti in modo che rimanga

invariato l’equilibrio economico.

Il CO.RE.CO nomina un commissario ad acta che sottopone l’assestamento al consiglio

comunale. Se l’assestamento non è approvato, il commissario inizia lo scioglimento del

consiglio. In altre parole l’assestamento deve essere approvato pena lo scioglimento del

consiglio comunale.

Per gli enti pubblici vige il principio autonomistico del bilancio. Ogni bilancio è a sé stesso,

l’assestamento si riferisce all’esercizio in corso.

Anche il fondo di riserva può essere assestato (e si rispetta il principio di prudenza in

modo che si può affrontare qualunque spesa imprevedibile di dicembre) se il fondo fino a

dicembre non viene utilizzato va a confluire nell’avanzo. Non è un termine perentorio ma

ordinatorio. Il bilancio pluriennale

IL BILANCIO PLURIENNALE

Per quanto riguarda il bilancio di previsione pluriennale, la sua durata previsionale è

normalmente di tre anni (così è per la Sicilia). Il primo anno coincide col bilancio di

previsione annuale. Il bilancio pluriennale esisteva anche prima del decreto legislativo n°

77 del 25/2/95. Tuttavia oggi deve essere compilato con molta serietà, con la riforma il bil.

Plur. è un documento autorizzatorio come il bilancio di previsione. Ovvero ciò che si

prevede nel bilancio di previsione deve essere inserito in quello pluriennale.

Come si “vede” il passato della gestione dell’ente? Dal rendiconto dell’ultimo esercizio

chiuso. Conoscendo il passato possiamo fare previsioni attendibili per il futuro. Se siamo

ad ottobre 99 dobbiamo guardare il 98. Entro il 30/06 deve essere approvato il

rendiconto. Le cifre non si devono prendere direttamente dal rendiconto, bisogna

effettuare un consapevole monitoraggio delle cifre per vedere da dove arrivano. “bisogna

far ragionare i numeri”. 19

In Sicilia la durata del bilancio pluriennale è di tre anni. Ogni regione decide per sé la

durata. Prima del decreto 77/95, il BdP pluriennale era “il libro dei sogni”, perché cerano

cifre che non corrispondevano alla realtà. Oggi al BdP pluriennale deve corrispondere la

realtà e le somme devono avere compatibilità con le somme del BdP.

Il primo anno del bilancio pluriennale coincide con quello di previsione, le cifre devo no

trovare fondamento logico nei risultati degli esercizi. Anche il BdP pluriennale è un

documento autorizzatorio previsto dalla legge. Il BdP deve essere accompagnato dal BdP

pluriennale. Lo schema è uguale a quello del BdP. Se si riferisce al 2000, 2001, 2002,

nella colonna 2 ci riferiamo al ‘98 (ultimo esercizio chiuso), nella colonna 3 ci riferiamo al

’99, e così via le colonne 4,5,6 rispettivamente per gli anni 2000, 2001, 2002. Nella

colonna 7 i totali, nella colonna 8 le Annotazioni.

L’avanzo è uguale, ma si può prevedere solo per il primo anno (il 2000).

Il titolo I è uguale e la previsione si deve fare per i tre anni;

il titolo II è uguale e la previsione si deve fare per i tre anni.

Alla fine dello schema delle entrate manca il titolo VI: partite di giro verso terzi, manca

perché non riguarda l’ente pubblico, è questa la differenza con il bdp.

Segue

“riassunto titoli”

e poi

“avanzo”.

Il bdp è predisposto dall’ufficio di ragioneria e dai responsabili dei vari servizi.

L’assemblaggio viene effettuato dalla Giunta che poi lo delibera. Successivamente deve

essere approvato dal consiglio comunale e provinciale.

L’organo esecutivo ha solo l’obbligo del controllo di gestione (è una guida per i

responsabili dei servizi e non ha carattere inquisitorio).

- La funzione di indirizzo spetta ai politici;

- la funzione di gestione spetta ai responsabili dei servizi.

Prima del decreto la responsabilità di entrambi era del sindaco e della giunta. Dopo si ha

una netta separazione tra politica e gestione.

20

Per quanto riguarda il controllo sulla gestione viene esercitato dal collegio dei revisori;

dal coreco (che esiste solo in Sicilia mentre nel resto d’Italia è stato abolito) e dalla corte

dei conti.

Il bilancio di previsione in forma abbreviata

i piccoli comuni (con popolazione inferiore ai 5000 abitanti) non hanno dirigenti e

funzionari dei vari servizi con competenza specifica cosiì come negli enti maggiori,

oltretutto l’ente inferiore a 5000 abitanti ha delle esigenze minori, ed è per questo che la

legge ha previsto il bdp in forma abbreviata. Il bdp “normale” arriva ad avere al massimo

52 servizi, in questi piccoli comuni i servizi si riducono a 12, tanti quanti sono le funzioni.

Anche le imprese commerciali hanno il bilancio in forma abbreviata.

In sede di approvazione, se il comune ??????? deve contenere anche il peg (contenuto

nella relazione previsionale e programmatica). Anche i comuni più piccoli preferiscono fare

il peg. 21

Gli allegati

? relazione dei revisori dei conti;

? rendiconto dell’esercizio precedente;

? delibera con cui si evidenziano le aree pubbliche destinate a fabbricati;

? delibera delle tariffe (prima del bdp), si riferiscono ad esempio ai canoni dell’acqua,

tarsu, tosap, ici, etc. Se le tariffe non vengono esposte prima del bdp, si ha la conferma

tacita delle tariffe dell’anno precedente.

Ogni consigliere può proporre emendamenti che sono accoglibili se garantiscono

l’equilibrio finanziario, l’emendamento deve contenere l’aumento dell’intervento e la fonte

da cui si attinge tale aumento. L’emendamento deve riscuotere il visto di regolarità tecnica

dal responsabile del servizio, e il visto di regolarità finanziaria dal responsabile finanziario

che si assume la responsabilità che l’equilibrio non venga alterato.

Con la nuova normativa nessuno può far nulla se prima non c’è la “determina” che deve

avere il visto di regolarità contabile. Quando la determina viene a riscuotere tutti questi

visti si fa la spesa. Ma se la spesa viene sostenuta senza determina, si definisce “spesa

fuori bilancio”. Se si riconosce la spesa come NECESSARIA il consiglio la accetta e fa la

determina, se così non è, ne risponde personalmente il responsabile del servizio. In casi

estremamente eccezionali, se ad es. si rompe la conduttura principale dell’acqua del

comune, per ripararla non si può aspettare la determina perché si danneggia la salute

pubblica. Il SINDACO con propria ordinanza ordina la spesa (per un tetto massimo di

50.000.000 ) però entro 30 giorni è necessaria la determina. Se questa spesa viene

sostenuta il 15/12, dopo 30 giorni siamo a gennaio, ciò non è possibile perché le

determine si possono fare entro il 31/12, per cui il termine è o 30 giorni oppure il 31/12.

Il peg è un documento sia finanziario (perché base operativa del bdp) che economico

(perché contiene il b udget).

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IL BUDGET

Nel budget i dati economici non corrispondono ai dati finanziari del peg.

Codici descrizione importi

Risorsa/capitolo

1010010/100 i.c.i.a.p 14200000000

…… ………. ………

…… i.n.v.i.m. ………

Prima parte del budget

? l’iciap: imposta comunale sugli immobili, è pagata da tutte le imprese e dai

professionisti, colpisce il patrimonio (rendita catastale in % e su questo valore si

applica l’ici???? Dal 4°/oo al 6°/oo. È un’imposta iniqua perché colpisce il risparmio,

non il reddito).I capitoli non si usano più, servono, in una logica di passaggio, per far

capire meglio la risorsa.

? L’invim: su transazioni fino al 92. Dava reddito all’ente quando c’era un’inflazione

galoppante. Oggi il gettito è caduto per tutti gli enti. Dal 1/1/93 è stata abrogata. Però

l’applicazione continua fino al 31/12/02. Dal 1/1/03 non si pagherà più, non la pagherà

neanche chi ha un fabbricato di 40 anni.

? La tosap: se un cittadino occupa una superficie dell’ente pubblico per un determinato

periodo di tempo deve pagare la tosap.

? Tarsu: raccolta e smaltimento rifiuti solidi urbani, tranne quelli nocivi e pericolosi,

perché non sono di competenza dei comuni. Per questo una specifica legge impone

alle imprese di tenere un registro vidimato per i rifiuti nocivi e pericolosi (consistenti),

altrimenti l’obbligo non c’è. Per tutti i rifiuti le imprese devono corrispondere un canone

alla società di smaltimento. I ricavi devono coprire totalmente i costi.

? Addizionale ex –eca: l’eca (ente comunale di assistenza) provvedeva a corrispondere

dei tributi alle famiglie meno abbienti. Oggi non esiste più, ma se ci sono casi

particolari se ne occupa l’assessorato apposito.

? Diritti per le pubbliche affissioni: per cartelli pubblicitari…etc. 23

? Sanzioni amministrative e pecuniarie in materia tributaria: vengono applicate a chi non

paga le tasse la parola “pecuniaria” è stata abolita.

Seconda parte del budget: indicatori di output, indicatori di attività.

? Numero di accertamenti: ci sono i responsabili tributari che controllano i pagamenti

l’ufficio apposito è L’Ufficio del territorio, una volta chiamato Ufficio tecnico erariale.

Dalla finanziaria è stato chiarito che il cittadino può fare ricorso da quando è a

conoscenza della rendita catastale. Il numero di accertamenti misura l’efficienza.

? Numero di inviti: prima degli accertamenti si devono avvisare i cittadini. Non può

considerarsi efficiente un comune che fa accertamenti senza inviti, gli inviti servono a

chiamare i cittadini.

? Numero ore aperti al pubblico: quante ore gli uffici sono stati aperti al pubblico.

? Numero di verifiche: se il comune ha dubbi su ciò che i cittadini dichiarano.

? Numero evasori scoperti: il ministero invia a tutti gli enti il numero di cittadini con i

relativi averi (fabbricai, rendite catastali…etc.) fino al 31/12/00 possono essere fatti

accertamenti fino al 95, cioè di 8 anni. Dal 2001, i comuni possono retroagire solo di 4

anni (fino al 98). Si mette solo il numero e non il nome per la legge sulla privacy.

? Numero crediti recuperati

? Numero posizioni movimentate (esaminate) per: ici, iciap, tassa rifiuti, tosap, imposta

sulle pubbliche affissioni. Ciò al fine di far capire il grado di efficienza del comune o

della provincia.

Se si perdono le entrate l’impiegato pubblico ha provocato un danno ed è reato.

L’intervento somma diversi capitoli, ciò è vantaggioso perché prima, quando un capitolo si

palesava incapiente, si doveva procedere a storno. Adesso se nell’ambito di un capitolo

dei diversi facenti capo ad un intervento c’è incapienza, il problema non sussiste perché è

l’intervento l’elemento base.

Budget spese correnti

Fra le spese correnti che l’ente sostiene vi sono un forte numero di sgravi (di rimborsi

fiscali), ciò accade per il basso numero di inviti, per possibilità di accantonamenti sbagliati,

proteste dei cittadini che chiedono il giudizio di ottemperanza, in tal caso l’ente pubblico

deve rimborsare il cittadino con tutte le spese a suo carico.

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Anche gli ammortamenti sono tra le spese correnti del budget, visto che non comportano

uscite di denaro. A differenza del peg che prevede uscite per ammortamenti.

Totale budget spese correnti

In relazione all’efficienza bisogna compilare:

indicatori di output e indicatori di attività.

? Numero di appuntamenti del sindaco;

? Numero di appuntamenti del vice sindaco;

? Numero di appuntamenti degli assessori comunali e provinciali;

? Numero manifestazioni di rappresentanza (riunioni dei cittadini, riunioni a carattere

organizzativo);

? Numero di pratiche esaminate;

? Numero di telefonate smistate ufficio del gabinetto;

? Numero di sedute del consiglio comunale: almeno 3 – 4 per ogni anno;

? Numero di sedute della giunta comunale: settimanalmente;

? Numero di verbali commissioni consiliari;

? Numero di matrimoni celebrati dal sindaco;

? Numero di ore di aperture dell’ufficio relazioni pubbliche (URP);

? Numero di telefonate smistate URP;

? Numero utenti URP;

? Numero atti a tutela del cittadino;

? Numero riunioni pari opportunità;

? Numero pratiche pari opportunità;

? Numero telefonate pari opportunità;

Il tutto ai fini dell’efficienza, il decreto 77/95 vuole aziendalizzare l’ente. 25

Il BENCHMARKING degli enti locali

Indicatori finanziari ed economici generali:

? Autonomia finanziaria: indica la percentuale sul totale delle entrate che è propria

dell’ente. (titolo I: entrate tributarie + titolo III: entrate extratributarie)/( titolo I+ titolo II+

titolo III:=> entrate correnti)*100.

? Autonomia impositiva: indica la percentuale di imposizione autonoma sul tiotale delle

entrate, se da 60 significa che il comune ha un’imposizione autonoma pari al 60% delle

entrate correnti. (titolo I/ titolo I+ titolo II + titolo III)*100. Solo il titolo I ci da la pressione

tributaria.

? Pressione finanziaria: incidenza della pressione per ogni cittadino.

? Pressione tributaria: incidenza delle tasse per ogni cittadino.

? Intervento erariale: (trasferimenti statali/popolazione.

? Interventi regionali: (trasferimenti regionali/ popolazione)

? Incidenza residui attivi: (tot. Residui attivi/tot accertamenti di competenza)*100,

maggiore è il rapporto, minore è l’efficienza.

? Incidenza residui passivi: (tot. Residui pass./tot impegni)*100

? Indebitamento locale pro capite residui pass./popolazione

Strumenti di analisi dell’efficacia dei servizi pubblici

? Servizi connessi agli organi istituzionali: N° addetti/ popolazione

? Servizio di anagrafe: ……………………….

? Servizio di protezione civile: ………………………..

? Istruzione primaria: N° aule/ N° studenti frequentanti

? Nettezza urbana frequenza media di raccolta settimanale/7

? Illuminazione strade: Km strade illuminate / tot. Km strade

Quando finisce l’esercizio vi sono le fasi di:

? Entrata: accertamento – riscossione – versamento;

? Uscita: impegni – liquidazione – pagamento.

Il bilancio, dopo essere stato approvato, può essere variato dal consiglio fino al 30/09

dell’anno a cui si riferisce. Il 30/11 avviene l’assestamento del bilancio.

26

Accertamento delle ENTRATE

Quando si conosce il soggetto che deve pagare, l’importo e la scadenza. Con la definitività

del ruolo oppure con le liste di carico si ha l’accertamento delle entrate. Dopo

l’accertamento si ha la riscossione (per la Sicilia è fatta dal MPS).

Se il cittadino ritiene il pagamento sbagliato, entro 60 giorni dalla modifica della cartella

può fare ricorso anche se prima deve necessariamente pagare. Se dal pagamento deriva

un grave danno al cittadino, e lo dimostra, egli può chiedere alla commissione di

sospendere il pagamento. Poi entro 90 giorni la commissione deve mettere in discussione

il ricorso. La legge prevede ciò perché l’esattore alle scadenze deve versare le rate (sia se

sono state riscosse tutte che parzialmente) per cui l’esattore deve versare il non riscosso

per riscosso. È questo un obbligo. L’entrata è riscossa quando l’esattore versa le varie

entrate al tesoriere.

USCITE

La spesa si dice impegnata quando si conosce il soggetto creditore, l’importo e la

scadenza. Quando la pubblica amministrazione stipula un contratto d’impegno, la spesa si

considera impegnata anche senza contratto d’appalto, tale somma risulta residuo passivo

e non economia di bilancio (come avveniva prima). Ai residui vanno solo gli impegni

definitivi.

LIQUIDARE non significa pagare, ma estendere i conteggi, determinare cioè esattamente

la somma da pagare.

PAGAMENTO avviene con mandato che deve contenere tutti i dati.

Dopo il 31/12 nessuna delibera può esistere. Qualunque somma impegnata va ad

economia di bilancio.

Il rendiconto

Il Rendiconto è un documento consuntivo formato da tre parti:

1) conto del bilancio, avente natura finanziaria;

2) conto economico, segue le orme del conto economico per le aziende commerciali;

3) conto del patrimonio.

Il legislatore, per venire incontro alla impreparazione dell’apparato burocratico nei confronti

delle materie aziendali, ha richiesto un prospetto di conciliazione per poter realizzare conto

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economico e stato patrimoniale. I dati di partenza sono quelli finanziari del consuntivo (1),

dai quali discendono quelli economici e quelli patrimoniali.

Il conto consuntivo è sempre esistito. Contiene il confronto fra i dati della previsione e

quelli definitivi. Emerge Avanzo o Disavanzo effettivo di amministrazione, che poi saranno

le basi per il prossimo esercizio. Quando è certo. I dati effettivi sono la base per il II anno a

cui si riferisce. (il ’99 serve per il 2001, perché il 2000 ancora non è certo).

È formato da diverse finche alcune per la gestione dei residui, altre per la gestione della

competenza. Si deve dichiarare che i residui attivi e passivi sono stati riaccertati. Si

devono però considerare gli accadimenti una tantum che si devono scartare dalle

previsioni future.

Si deve conoscere il totale delle entrate e delle uscite, rispettivamente accettate ed

impegnate e fare il confronto con quelle previste.

Il conto del bilancio: gestione delle entrate.

Prima parte del rendiconto consuntivo: ciò che è accaduto durante l’esercizio. Con

l’intervento si impegnano spese e al momento del pagamento non si può mai superare lo

stanziamento (è reato). Se la cifra è incapiente o si storna un altro intervento o si usano i

fondi. Quando l’impegno eccede lo stanziamento ne risponde colui il quale mette il visto di

regolarità. Dal consuntivo otteniamo dati certi, deve essere approvato entro il 30/06

dell’anno successivo.

È costituito da16 finche:

1) codifica;

2) descrizione;

3) residui conservati (sono quelli che devono ancora essere riscossi);

4) stanziamenti definitivi in bilancio competenze (entrate previste per l’anno a cui si

riferisce il consuntivo);

Totale accertamenti (facendo il confronto tra i dati della previsione e dell’accertamento);

5) gestione residui, si deve vedere se sono da riscuotere o da eliminare. È il totale della

colonna 7 + 10;

28

6) Gestione di competenza, è data da 8 + 11;

7) Riscossioni c/residui (crediti)

8) Riscossioni c/compete nze, entrate accantonate e riscosse durante l’esercizio

9) Totale 7 + 8

10) Residui attivi da riportare dai residui;

11) Residui attivi da riportare dalla competenza,

12) Totale delle colonne 10 + 11

Differenze

13) residui maggiori, colonna 5 – 3;

14) minori residui colonna 3 – 5;

15) se la competenza è maggiore dell’accertamento (colonna 6 – 4 )

16) se la competenza è minore dell’accertamento (colonna 4 – 6)

La colonna 4 contiene le somme previste, la colonna 6 le somme accertate, se le due

somme sono uguali non si scrive nulla.

Gestione delle spese:

3) residui conservati, è uguale alla parte dell’entrata;

4) competenza: cifra dopo le eventuali variazioni

5) 6) 7): totale impegni.

La spesa si inserisce totalmente fra le uscite per il principio dell’integrità.

11) 12) 13) residui passivi da rimandare all’esercizio successivo.

14) 15) 16) differenze

14) residui passivi inesistenti;

15) residui passivi prescritti, cessano quindi di esistere

16) economie (4 – 6) il contrario è un’irregolarità grave e come tale non può esserci.

In caso di disavanzo si inserisce obbligatoriamente nel bilancio di previsione, se vi è un

avanzo l’iscrizione è facoltativa.

La diseconomia potrebbe esistere se la previsione della spesa non è rispondente alla

realtà. 29

CONTO ECONOMICO

Segue le orme dell’art.2425 del codice civile. La struttura nel complesso è uguale. La

prima parte è formata come nelle aziende commerciali in macro e micro - categorie.

I ricavi, anziché valore della produzione, si chiamano proventi della gestione.

Le voci sono minori di quelle delle aziende. C’è anche la voce per la capitalizzazione dei

costi, dei prodotti in corso di lavorazione... etc. variazioni.

Tra i costi alla lettera B c’è il personale, variazione delle rimanenze… etc. Queste

variazioni vanno al costo di gestione perché non hanno subìto lavorazione. Se una

variazione che va inserita tra i ricavi (segno + ) la inseriamo tra i costi (segno - )non

cambia nulla, l’errore si manifesta solo sotto il profilo formale.

Se le rimanenze finali sono maggiori delle iniziali, la differenza si mette con segno + nel

valore della produzione (ricavi).

Variazione delle rimanenze a conto economico

Conto economico a variazione rimanenze

Al contrario andranno tra i costi con segno –

Conto economico a var. rimanenze

Immaginiamo che le rimanenze iniziali siano 100 e quelle finali 70 se le rimanenze iniziali

sono maggiori delle rimanenze finali, vuol dire che è stata venduta tutta la produzione ed

in più abbiamo venduto altri prodotti del passato. In tal caso le unità che sono state

finanziariamente vendute ora, ma economicamente appartengono al passato.

Perché allora 30 lo dobbiamo passare col segno +? Perché il costo vero è il costo di

acquisto + la differenza, per cui si somma.

Il conto economico è la parte nuova del decreto 77/95.Ha forma scalare.

proventi e oneri della gestione:

Lettera A: proventi

1) proventi tributari: ici, iciap……etc.

2) proventi da trasferimenti: contributi erogati da Stato, Regione,…..etc.

3) proventi da servizi pubblici: gas, acquedotto…etc.

4) proventi da gestione patrimoniale: è il reddito dato dai beni patrimoniali del’ente.

5) Proventi diversi: tutti gli altri

30

Lettera B Costi della gestione

6) Proventi da concessioni di edificare: Buca Rossa, contributo che si paga perché il

comune si impegna a realizzare spese per urbanizzazione primaria e secondaria e in

più contributo commisurato al costo della costruzione che va a favore dell’ente. Il 70%

del ricavato va per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria, il 30% massimo

può essere erogato per spese correnti (titolo I spesa). Il 70% andrà al passivo dello

stato patrimoniale perché è un debito dell’ente nei confronti dei cittadini.

7) Incrementi di immobilizzazioni per lavori interni: i costi sostenuti per il realizzo di beni

strumentali che comportano un incremento del valore del bene. Non può essere

considerato un costo per l’esercizio, ma un costo diviso per tutti gli esercizi in cui il

bene serve. Il costo viene capitalizzato e partecipa al risultato economico tramite la

quota di ammortamento. Si può fare con il criterio della contabilità sistem?????

Semplice. In tal caso il conto va per lo stato patrimoniale all’attivo e per il conto

economico viene inserito nella lettera A N°7. Contemporaneamente i costi vanno nei

costi della gestione. Questo conto figura contemporaneamente sia nei costi che nei

ricavi. È ininfluente ai fini del risultato economico. Siccome è stato inserito nell’attivo

dello stato patrimoniale poi figura nei successivi esercizi. Se il transito dal conto

economico non c’era, il costo non era detraibile. Questo transito è importante perché

inseriamo il costo nel conto economico perché il conto economico deve funzionare a

costi e ricavi della produzione. Se il macchinario viene realizzato con mezzi propri, è un

prodotto ottenuto dallo stesso ente, in tal caso non si inserisce nel conto economico,

noi lo inseriamo rendendolo ininfluente (iscrivendolo sia nei ricavi che nei costi).

8) Variazioni……..???????:possono essere con segno + o -. Nella lettera A vanno

inserite solo le variazioni dei beni che hanno subìto delle lavorazioni.

9) Personale: non ci riferiamo solo alle retribuzioni , ma anche agli oneri fiscali e TFR.

10) Acquisto di materie prime o beni di consumo

11) Variazioni di materie prime o di beni di consumo: li mettiamo qui se mettiamo le

variazioni dei prodotti lavorati tra i ricavi, perché il conto economico funziona a costi e

ricavi della produzione ottenuta.

12) Prestazione di servizi: sono da parte di terzi visto che si trovano tra i costi;

13) Utilizzo beni di terzi: l’ente può affittare un fabbricato o un macchinario;

14) Trasferimenti: a favore di altri enti o associazioni ecc. 31

15) Imposte e tasse: per evitare compensazioni deve anche pagare l’ici (che poi andrà a

favore dell’ente. L’importante è il rispetto del principio dell’integrità.

16) Quote di ammortamento: sia riferito ai beni demaniali che patrimoniali.

risultato della gestione (A – B);

lettera C: proventi ed oneri da aziende speciali e partecipate (sono le ex aziende

municipalizzate (dei trasporti, gas, acquedotti,…,etc) assumono fisionomia diversa dalle

aziende municipalizzate perché hanno una personalità giuridica; agiscono in nome proprio

per l’interesse dell’ente.

17) utili: se l’azienda speciale consegue un utile, questo è a favore dell’ente (è raro,

generalmente o pareggia o va in perdita).

18) Interessi sul capitale di dotazione: quando si costituisce si calcolano gli ineteressi

2.50%

19) Trasferimenti ad aziende speciali e partecipate: se l’azienda speciale è in perdita, deve

essere coperta dal comune.

Totale C

Risultato della gestione operativa A – B +/- C

Lettera D: proventi e oneri finanziari

20) interessi attivi: difficilmente ci sono, però si usa quando i cittadini non pagano le tasse,

sotto forma di interessi di mora.

21) Interessi passivi: BOC – BOP. Possono riguardare mutui e prestiti, obbligazioni,

anticipazioni di cassa, altri interessi.

Lettera E: proventi e oneri straordinari

Proventi

22) Insussistenze del passivo: sono delle attività perché viene meno una passività, sono

elementi del passivo che si considerano inesistenti. Venire meno di un componente

patrimoniale passivo. Col verificarsi di questo fattore il patrimonio netto aumenta, è

attività con riguardo agli effetti che provoca sul patrimonio.

23) Sopravvenienze attive: subentro di una componente patrimoniale attiva (atti di

filantropia o di beneficenza)

32

24) Plusvalenze patrimoniali: eventi straordinari. Le plusvalenze ordinarie sono base

imponibile IRAP, mentre le plusvalenze straordinarie non lo sono.

Totale proventi

Oneri

25) insussistenze dell’attivo

26) sopravvenienze passive

27) accantonamenti per svalutazione crediti (fondo svalutazione crediti) è un costo senza

uscita monetaria. Questa perdita di crediti deve apparire nel bilancio di previsione titolo

I della spesa. Siccome è un costo senza uscita, va nell’avanzo di amministrazione ( in

cassa ). Questa somma non è spendibile. Quando viene usato per coprire i crediti

scriveremo:

fondo svalutazione crediti a crediti

a questo punto l’avanzo subisce una variazione perché il credito si è perduto, => residui

attivi=> - avanzo di amministrazione. Siccome abbiamo il fondo per evitare che la perdita

certa incida, all’avanzo, nei residui attivi viene meno l’importo perduto. Ma nella cassa c’è

il fondo che copre la perdita.

L’accantonamento segue il criterio fiscale: 0.5% fino al raggiungimento del massimo 5%

dell’ammontare nominale dei crediti.

28) oneri straordinari

Lettera A – B +/- C +/- D +/- E : RISULTATO ECONOMICO DI ESERCIZIO

Se abbiamo un risultato economico, come si giudica la razionalizzazione della gestione

dell’ente pubblico?

L’ente non si può giudicare in base al risultato economico, perché l’ente non ha fine di

lucro. Si scosta dalle aziende commerciali, l’ente non ha come fine il reddito, non

possiamo quindi giudicare l’ente dal risultato economico. È importante l’economicità e la

produttività in senso tecnico (personale) ed economico, ma l’elemento basilare è

l’efficacia, ovverosia il gradimento dell’utenza. 33

CONTO DEL PATRIMONIO

I terreni hanno una durata illimitata nel tempo quindi non possono essere ammortizzati; il

terreno è vero che si depaupera, ma viene recuperato mediante opere di fertilizzazione,

quindi la sua durata è illimitata. Vanno ammortizzati solo i beni a durata limitata.

Universalità di beni: trattasi di piccoli beni strumentali che si indicano nel loro complesso.

Diritti reali su beni di terzi: crediti con iscrizione ipotecaria;

impresa controllante è l’ente pubblico se ha un controllo di una società, cioè ne possiede il

pacchetto azionario di maggioranza, almeno la metà + 1 dei voti o quando esercita una

funzione predominante ottenibile con una parte consistente del pacchetto azionario. Ad

esempio, nelle assemblee a larga base azionaria come la FIAT vi sono molti piccoli

azionisti che non hanno interesse a partecipare, quindi chi possiede già il 35% + 1 voto è

in maggioranza relativa nell’assemblea e può far valere le proprie scelte.

Ancora un’azienda può controllarne un’altra se ci sono vincoli contrattuali tra ente

controllante e impresa controllata ad esempio gli organi devono essere nominati dall’ente

pubblico, che quindi può esercitare la propria influenza. Un’impresa si dice collegata

quando è in grado di esercitare sull’altra un’influenza notevole ad esempio esercitata per

effetto di vincoli contrattuali. L’art. 2339 del C.C. ultimo comma stabilisce che il

collegamento si ha quando un’impresa possiede il 10% o 20% della partecipata

rispettivamente se si tratta di azioni quotate in borsa oppure non quotate.

ATTIVO CIRCOLANTE

entrate

Redditi correnti si riferiscono alla parte corrente del bilancio e si tratta di finanziamenti per

beni di investimento entrate in conto capitale va indicato nella voce “crediti capitale”. (dire

debiti o creditori è la stessa cosa).

Crediti da alienazione patrimoniale

Crediti per iva quando l’ente ha un saldo a proprio favore

C ) RATEI E RISCONTI

CONTI D’ORDINE

D) opere da realizzare

E) valori e beni conferiti in aziende speciali

F) beni di terzi che si trovano presso l’ente pubblico

34

Passivo

Il patrimonio netto va distinto tra quello riguardante:

- netto patrimoniale

- netto dei beni demaniali: si ottiene facendo la sottrazione tra il valore totale dell’attivo

escluso il valore dei beni patrimoniali e eventuali rate residue di mutui da pagare meno

il passivo. Lo stesso vale per il netto patrimoniale escludendo i beni demaniali.

LO STATO PATRIMONIALE

Passivo

(distinzione ideata dal Ceccherelli)

Debiti:

- di finanziamento: non si riferiscono alla gestione caratteristica dell’ente pubblica e solo

raramente sono di breve periodo (hanno una durata medio – lunga es. mutuo).

- Di funzionamento: derivato dall’attività normale di gestione, hanno una durata breve.

Regola: al debito o al credito di finanziamento si contrappone una variazione finanziaria

(permutazione?’’ o compensazione finanziaria) se al debito si contrappone un conto

economico (es. macchinari) è di funzionamento, Lo stesso vale per il credito.

Ratei e risconti passivi

Patrimonio netto: la legge lo vuole distinto. Agli enti pubblici si chiede sia il netto dei beni

demaniali e il netto di tutti gli altri beni.

Perché il patrimonio netto va al passivo? Perché nelle società di capitali il capitale sociale

è un debito della società verso i soci, ed in questo caso è spiegato perché va al passivo.

Stesso discorso per il patrimonio netto delle ente che va al passivo perché rappresenta il

patrimonio dell’intera collettività.

Per netto demaniale si intende che , all’attivo c’è il costo dei beni demaniali + le rate

residue( Se prima il d.lgs. 77/95) sottraiamo anche il fondo ammortamento. Al totale si

sottraggono le rate di mutuo da pagare al 31/12. Dopo il d.lgs. 77/95 i beni si devono

iscrivere al costo realmente sostenuto.

Es. 1/1/97 1000: rate di mutuo da pagare +

600: beni demaniali acquisiti =

1600 totale 35

31/12/97 quote di ammortamento = 200 => totale 1600 -

200

1400

da questo totale (1400) si detraggono le rate residue di mutuo da pagare rimaste delle

1000 iniziali. Siccome ne abbiamo pagate 200 ne restano 800:

patrimonio netto = 1400 –

800

600

il netto patrimoniale di tutti gli altri beni si ottiene confrontando tutti gli altri componenti

attivi con gli altri componenti passivi.

Gli enti pubblici tendono ad usare il metodo sistematico semplice e non la partita doppia.

Come dicevamo prima, per aiutare chi non conosce la partita doppia il legislatore ha

previsto il prospetto di conciliazione che consente la compilazione del conto economico e

del conto del patrimonio.

Allo stato attuale la contabilità sistematica semplice è formata da:

- libro generale delle entrate

- libro generale delle uscite

- libro generale degli accertamenti entrate

- libro generale degli impegni uscite

- libro generale delle riscossioni

- libro generale delle uscite previste (per ogni impegno si indica la stanziamento delle

somme, mai può verificarsi che il totale imp??? Sia maggiore degli stanziamenti.

- Libri relativi ai residui attivi e passivi

Il bilancio di previsione quando viene approvato è un documento autorizzatorio. Il

prospetto di conciliazione ha come finalità CONTO ECONOMICO e STATO

PATRIMONIALE, vediamo come avviene la compilazione cominciando dal conto

economico:

dobbiamo agire per determinare costi e ricavi, ma la contabilità non ci pone ne costi ne

ricavi, partiamo quindi dal presupposto che tutte le entrate del consuntivo hanno carattere

di esattezza e che anche le spese siano certe. In più sappiamo che le entrate sono

misuratrici di ricavi e le uscite dei costi. Questo è il punto di partenza, ma ogni regola ha la

sua eccezione: il prospetto di conciliazione rettifica le entrate che non misurano i ricavi e le

uscite che non sono costi in modo che eguaglia tutte le entrate come ricavi e tutte le uscite

36

come se fossero costi. Le entrate e le uscite (dati finanziari) devono misurare dati

economici, e quindi devono essere rettificati, questo vale anche per l’ammortamento.

Dobbiamo depurare entrate e uscite dai fatti di gestione che non comportano costi e ricavi.

Cosi facendo otteniamo il conto economico. In più devono esserci integrazioni e rettifiche.

Es. se il 1/10 abbiamo affittato un magazzino per 6 mesi e non abbiamo ancora pagato, al

31/12 ci sono comunque 3 mesi di costo che verranno registrati come ratei passivi, stessa

logica vale per i risconti.

Per quanto riguarda l’ammortamento, quando compiliamo il bilancio di previsione, nel titolo

I di spesa inseriamo le quote di ammortamento che a fine esercizio vengono impegnate.

Sono un costo senza uscita monetaria, questa uscita impegnata corrisponde al costo

dell’amministrazione. L’impegno (finanziario) dell’ammortamento è misuratore del costo.

Nel prospetto di conciliazione c’è una colo nna che rileva tutte le rettifiche per le entrate ma

non misurano ricavi e le uscite che non misurano costi. Es. iva: acquistiamo un

macchinario in regime d’impresa per 100000000, più l’iva al 20% di 20.000.000 che non è

un costo, ma un credito verso l’erario (se acquistiamo). Siccome però dobbiamo

effettivamente pagare per i 100.000.000, si ha il costo in più. L’uscita deve essere

depurata dell’iva (20.000.000). ciò vale anche per i ricavi. Ci sono molte operazioni che a

fine esercizio vengono rettificate. Es. se si distrugge un macchinario dal lato finanziario

non abbiamo nulla, ma dal lato economico c’è un’insussistenza passiva che dobbiamo

considerare.

La sopravvenienza invece può essere anche dal lato finanziario. Se l’entrata misura il

ricavo o l’uscita misura il costo.

Quando esaminiamo tutte le entrate e tutte le uscite bisogna vedere se l’entrata comporta

ricavi o diminuzione del patrimonio (attivo con segno - ) con l’uscita si ha incremento

dell’attivo del patrimonio oppure un costo.

ENTATA:

- ricavi, conto economico con segno +

- minor patrimonio dell’ente

USCITE:

- ricavi conto economico con segno negativo

- aumento di patrimonio (attivo dello stato patrimoniale) 37

PROSPETTO DI CONCILIAZIONE

Entrate

Prendiamo in esame le rimanenze. Se utilizziamo tutte le materie prime, possiamo dire

che l’uscita dal processo produttivo rappresenta un costo. Ma se non tutte sono state

utilizzate, le rimanenze non sono un costo d’esercizio. Dobbiamo rettificare in modo che

sia conteggiato come costo solo la parte usata delle materie prime. Le rimanenze vanno

indicate all’attivo dello stato patrimoniale, mentre nel conto economico vanno le variazioni

in positivo o negativo.

Può essere che abbiamo rimanenze di prodotti in corso di lavorazione o di prodotti finiti,

che affluiscono nell’attivo dello stato patrimoniale. Anche per i costi capitalizzati che

durante l’esercizio hanno procurato uscite finanziarie ??vale la stessa regola?? Però essi

sono costi differiti, partecipano al risultato economico tramite quote di ammortamento

(vanno all’attivo dello stato patrimoniale deve diminuire l’uscita impegnata).

Le plus e le minusvalenze: se vendo a 120 ciò che vale 100 si ha la plusvalenza,

finanziariamente l’entrata accertata contiene anche la plusvalenza che dobbiamo inserire

tra i ricavi del conto economico (maggiori entrate) mentre il valore contabile del bene

alienato è una diminuzione del patrimonio, da inserire nel passivo dello stato patrimoniale.

La minusvalenza va inserita tra i costi nel conto economico alla fine e nello stato

patrimoniale all’attivo.

Gli ammortamenti ad esempio appaiono tra le spese correnti / uscite impegnate. Però non

si ha erogazione monetaria, la quota andrà inserita tra i costi nel conto economico e il

fondo ammortamento andrà nell’attivo dello stato patrimoniale.

Nel prospetto di conciliazione ci sono tutti i titoli dell’entrata come nel bilancio di

previsione.

Abbiamo diverse finche:

1) entrate accertate (i dati finanziari devono assumere dimensione economica, le entrate

(tutte) devono misurare ricavi, altrimenti vanno rettificate). (1.E) <= richiamo alla voce

del conto economico in cui si inserisce.

Titolo I entrate tributarie

1 imposte

2 tasse

3 tributi speciali

38

2) risconti passivi iniziali: ricavi conseguiti anticipatamente, le entrate che non sono di

competenza dell’esercizio vanno rinviate al futuro. (2.E). Sono risconti passivi iniziali

poiché ereditati dal precedente esercizio;

3) risconti passivi finali: vanno differiti al futuro esercizio. (3.E).

Per compilare il conto economico i risconti passivi iniziali si devono aggiungere alle

entrate accertate, mentre se ci sono quelli finali si devono sottrarre dalle entrate di

competenza dell’esercizio.

4) ratei attivi iniziali: si riferiscono a ricavi che appartengono all’esercizio in chiusura, ma

che non sono stati rilevati perché non c’è stata manifestazione finanziaria. Iniziali

perché rappresentano ricavi di competenza dell’esercizio precedente, ma la cui

manifestazione finanziaria ha avuto luogo in quello corrente, in tal caso si sottraggono

dalle entrate accertate. (4.E)

5) ratei attivi finali: misuriamo ricavi di competenza dell’esercizio in corso, ma con

manifestazione finanziaria dell’esercizio prossimo, in tal caso si aggiunge alle entrate

accertate. (5.E)

Il totale si inserisce nella colonna 7.E. mentre A1 è la voce in cui va nel conto economico.

6) altre rettifiche del risultato finanziario: (6.E) per quanto riguarda imposte non ci sono.??

Titolo II: entrate da trasferimenti

1) da Stato;

2) da Regione;

3) da Regione per funzione delegate; si tratta di certe funzioni che dovrebbero essere

espletate dalla Regione, ma la regione ne da l’incarico ai comuni.

4) Da organi comunali e provinciali

5) Da altri enti del settore pubblico

Totale

Se non ci sono né ratei né risconti significa che tutte le entrate misurano ricavi, ciò che nel

conto economico corrisponde alla lettera A2.

Titolo III. Entrate extratributarie

1) proventi dei servizi pubblici;

2) proventi gestione patrimoniale; 39

3) proventi finanziari:

- interessi su depositi ;

- interessi su capitale conferito ad aziende speciali e partecipate;

4) proventi per utili da aziende speciali e partecipate, dividendi di società;

5) proventi diversi.

Totale

Ci possono essere sia ratei e risconti che rettifiche per l’iva (permutazione finanziaria) in

questo caso l’iva non è un’entrata, ma un debito ve rso l’erario. Per fare assumenre al dato

finanziario entità economica, dobbiamo detrarre l’iva dalle entrate così come dalle spese.

Titolo IV: entrate per alienazione di beni patrimoniali trasferimenti di capitali, riscossione di

crediti

1) alienazione di beni patrimoniali;

2) trasferimenti di capitale dallo stato;

3) trasferimenti di capitale dalla regione;

4) trasferimenti di capitale da altri enti del settore pubblico;

non ci sono né ratei né risconti né rettifiche, è tutta entrata accertata.

5) trasferimenti di capitale da altri soggetti;

totale

6) riscossione di crediti.

Titolo V: entrate da accensione di prestiti

Sono entrate che figurano nel consuntivo e che misurano un aumento di debiti per lo stato

patrimoniale, nel consuntivo c’è una sola voce, nel passivo dello stato patrimoniale per lo

stesso importo???? permutazione finanziaria.

1) anticipazioni di cassa;

2) finanziamenti a breve termine

3) assunzione di mutui e prestiti

4) emissioni di prestiti obbligazionari

totale

(gli interessi passivi vanno tra le spese nel conto economico)

40

titolo VI: servizi per conto terzi, sono delle partite di giro di eguale importo sia per le

entrate che per le uscite.

TOTALE GENERALE DELL’ENTRATA

1) insussistenze del passivo Se c’è un elemento passivo che dopo un controllo è

inesistente, allora è un elemento attivo;

2) sopravvenienze attive anche queste non appaiono nel conto del bilancio perché sono

extrabilancio.

3) incrementi di immobilizzazioni per lavori interni, corrisponde alla capitalizzazione dei

costi, per non incidere negativamente in un solo esercizio vengono differiti in quote;

4) variazione delle rimanenze per prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti: i

semilavorati e in corso di lavorazione differiscono perché, i primi si riferiscono a

prodotti non ancora ultimati, che potrebbero anche essere le materie prime, mentre i

prodotti in corso di lavorazione si riferiscono alla costruzione di un bene strumentale,

es. una costruzione.

SPESA

titolo I: spese correnti

1) personale: ci riferiamo a sari e stipendi, TFR, oneri sociali…etc. va nel conto

economico. Tutti i costi misurati da uscite, non ci sono rettifiche, prima colonna e

colonna del conto economico lettera B ?? coincidono??. Se non vengono pagati entro il

31/12 sono debiti dell’ente, iscritti come RESIDUO PASSIVO, il costo appartiene tutto

all’esercizio.

2) Acquisti di materie prime e/o di beni di consumo

3) Prestazioni di servizi (fatte da terzi a nostro favore)

4) Godimento di beni di terzi

5) Trasferimenti: somme che il nostro ente eroga a terzi possono provenire da contributi

da parte di:

- stato;

- regione;

- provincia; 41

- comuni;

- aziende speciali e partecipate;

- altri

6) interessi passivi ed oneri finanziari;

7) imposte e tasse;

8) oneri straordinari della gestione corrente

Titolo II spese in conto capitale: riguarda la movimentazione patrimoniale.

1) beni ed opere immobiliari di cui:

a) pagamenti eseguiti;

b) somme rimaste da pagare;

2) beni immobili, macchine, attrezzature…etc. di cui:

a) pagamenti eseguiti;

b) somme rimaste da pagare

3) servizi a carattere pluriennale di cui:

a) pagamenti eseguiti;

b) somme rimaste da pagare

4) trasferimenti di capitale di cui:

a) pagamenti eseguiti;

b) somme rimaste da pagare

5) partecipazione azionaria di cui:

a) pagamenti eseguiti;

b) somme rimaste da pagare

6) conferimenti di capitale di cui:

a) pagamenti eseguiti;

b) somme rimaste da pagare

7) concessioni di crediti ed anticipazioni di cui:

a) pagamenti eseguiti;

b) somme rimaste da pagare

totale spese di cui:

a) pagamenti eseguiti;

b) somme rimaste da pagare

Titolo III: rimborso prestiti

Titolo IV: servizi per conto terzi

42

Quando si compila il bilancio di previsione si deve avere che: titolo I+

II+III delle entrate > titolo I della spesa, altrimenti il bilancio di

previsione non è approvabile.

Il consuntivo non si può approvare senza gli indici di deficitarietà, è quindi un prospetto

obbligatorio.

Indici di deficitarietà:

1) disavanzo di amministrazione complessivo > 5% delle entrate correnti desumibili per le

provincie e comuni dai titoli I, II, III del conto consuntivo e dai titoli I, II del consuntivo

delle comunità montane. Se lo supera esiste deficitarietà, altrimenti non c’è deficit.

2) disavanzo della gestione corrente > 7.5% delle entrate correnti come dal punto 1.

3) Perdite di aziende ed istituzioni dell’ente in misura > 5% delle entrate correnti come

punto 1. Sono esclusi i servizi di trasporto pubblico locale.

4) Volume dei residui attivi di fine esercizio, esclusi quelli relativi ai trasferimenti erariali e

per i soli comuni quelli relativi all’ici per la parte corrente > 1/3 delle entrate correnti.

Avviene quando l’ente ritarda nei pagamenti.

5) Volume dei residui passivi di fine esercizio per la parte corrente > 1/3 delle entrate

correnti

6) Esistenza di procedure esecutive per le quali non sia stata attivata l’opposizione

giudiziale.

7) Esistenza di anticipazioni di cassa non restituite o di importo > 5% delle entrate correnti

come punto 1, anche se restituite a fine anno ma rilevate all’inizio dell’anno successivo.

8) presenza di debiti fuori bilancio riconosciuti e non finanziati, ovvero di debiti fuori

bilancio rateizzati e non pagati.

9) Volume complessivo delle entrate proprie, fiscali, di redditi patrimoniali e di proventi di

servizi di importo minore delle provincie e le città metropolitane al 30% delle entrate

correnti, al 40% per i comuni e le unioni di comuni, e al 10% per le comunità montane.

10) Spese per il personale a qualunque titolo in servizio, maggiore nel complesso al 50%

del totale delle spese correnti.

11) Interessi passivi su mutui maggiori del 20% delle entrate correnti identificate come al

punto 1, al netto delle poste correttive. 43


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia e gestione delle amministrazioni pubbliche
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia delle aziende e amministrazioni pubbliche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Cardillo Eleonora.

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