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(es.ordinanze del sindaco), comunale,

territoriale

La produzione diretta o indiretta dei

 beni: diretta o indiretta a seconda del

controllo. Può decidere di produrre sia

beni pubblici pure, sia beni privati, sia

misti. Le modalità di produzione dei beni

pubblici puri danno luogo a situazioni

molto diverse in base a come si

combinano i seguenti elementi:

Quale soggetto svolge l’attività di

o produzione:

Produzione diretta: è lo stato

 che svolge l’attività di produzione

Produzione indiretta: può

 essere un’impresa posseduta dallo

stato, privata o no profit che opera

in concessione

Le modalità di copertura dei

o relativi costi

Coperti da imposte non correlate

 al fatto di fruire il bene

Tasse e tariffe collegato alla

 fruizione del bene ma non

proporzionate al costo dello

stesso

Tariffe proporzionate

I trasferimenti di mezzi monetari:

 redistribuzione del reddito. Interviene per

le fasce di popolazione più debole (buoni

pasto ecc)

Sostegno

o Finanziamento imprenditoria 

o start up ecc

La gestione tributaria.

lo stato svolge 2 funzioni tributarie:

Passiva paga i tributi

 

Attiva raccoglie i tributi, raccoglie

 

mezzi monetari…varia non in base

all’intensità di cui noi usufruiamo dei beni

ma in base alla capacità contributiva. Si

compone dei processi di definizione delle

caratteristiche e dei livelli dei tributi, di

accertamento, di prevenzione e repressione

dell’evasione fiscale, di riscossione.

Entrate e uscite date dalle tasse fa parte

della gestione caratteristica costituendo

il “corrispettivo” – nelle diverse forme nelle

quali si possono classificare i tributi (prezzi,

tariffe, imposte) - della produzione ed

erogazione dei servizi pubblici.

La gestione patrimoniale, al gestione

finanziaria e la gestione assicurativa.

La gestione patrimoniale

Si compone di operazioni di investimento e

di disinvestimento in beni da reddito e

rivalutazione finalizzate alla produzione di

ricavi addizionali a quelli della gestione

caratteristica.

Di solito lo Stato e gli altri istituti pubblici sono

“in deficit”, ossia non dispongono di risorse

da dedicare alla gestione patrimoniale.

• NB. La gestione dei grandi patrimoni pubblici

utilizzati per lo svolgimento delle funzioni

tipiche dello Stato fa parte della gestione

caratteristica; non è gestione patrimoniale.

La gestione finanziaria dello stato

E’ molto rilevante. Spesso lo Stato e gli

istituti pubblici non riescono a coprire i

loro costi con le entrate tributarie e devono

coprire i loro “deficit” ricorrendo

all’indebitamento.

Il fabbisogno finanziario dello Stato può essere

soddisfatto con varie forme di debiti di

finanziamento. Nel nostro Paese è prevalente

il ricorso alla emissione di titoli del debito

pubblico. Il deficit pubblico cumulato può

raggiungere livelli tali per cui la sua copertura

in termini di interessi passivi può assorbire una

quota rilevante delle entrate tributarie con i

conseguenti noti e pericolosi processi di

autoalimentazione del debito pubblico

La gestione assicurativa dello stato

Si svolge con modalità analoghe a quelle delle

imprese dovendo coprire numerose classi di

rischi particolari.

In alcuni casi lo Stato diviene anche

l’assicuratore a favore di famiglie,

imprese, istituti no profit a fronte di

particolari eventi dannosi quali le

calamità naturali.

Le attività di configurazione dell’assetto

istituzionale, di organizzazione e di

rilevazione.

La configurazione dell’assetto

istituzionale.

Decisioni su come lo stato decide di intervenire

nell’economia. Difficilmente interviene

direttamente, interviene controllando le

partecipazioni di società sulla base del diritto

privato (come s.p.a.)

- Settore energetico

- Trasporti presenza forte

che si è ridotta

- Gas

Cassa di depositi e prestiti gestisce tutto il

risparmio postale e utilizza questo denaro per

investire in aziende.

Lo stato è molto complesso e quindi deve

organizzare e studiare bene la sua

configurazione .

L’assetto istituzionale evolve per

aggiustamenti successivi quando è

necessario modificare le risposte a quesiti

del tipo:

in quali aree intervenire (sanità,

• assistenza, supporto alle famiglie cultura,

ecc.)

quali rapporti configurare con i prestatori di

• lavoro e con i rappresentanti sindacali

con quali forme dirette e indirette

• realizzare la produzione e l’erogazione

dei beni pubblici, quali parti del sistema

privatizzare o nazionalizzare

quanto e come interagire con altre

• pubbliche amministrazioni (eco di scala

o agire separatamente?)

come impostare il sistema fiscale

• quali tipi di rapporti instaurare con i

• conferenti di capitale di prestito e in

che forma (prestito bancario, titoli ecc)

come strutturare le relazioni con i

• cittadini (meccanismi di voto) attraverso

gli organi elettivi ed amministrativi.

Es. gli organi politici cambiano ma i funzionari

no ci possono essere delle tensioni e

problemi che creano ritardi

L’organizzazione e gestione del personale

dello stato

Sono simili a quelle delle imprese.

Due importanti differenze vanno tuttavia

sottolineate:

1. Il delicato rapporto tra “organi politici”

eletti dai cittadini e gli “organi

amministrativi” formati da tecnici

2. il prevalere del principio della legalità

(applicazione uniforme della legge) rispetto a

quello della imprenditorialità (soluzioni varie e

sempre nuove)

Rilevazione.

Sono più complesse rispetto a quelle delle

imprese in quanto devono rappresentare anche

le dimensioni politiche e sociali degli obiettivi e

risultati dello Stato.

Enti no profit.

Il ruolo e la rilevanza degli istituti no

profit.

Sono istituti privati dove è vietata la

distribuzione di risultati reddituali (il

profitto) e del patrimonio a favore dei soggetti

che li controllano.

• NB. “Nonprofit” non significa che è

vietato o impossibile realizzare risultati

reddituali positivi (“profitti”); significa invece

che è vietata la loro distribuzione a favore dei

soggetti che la controllano: associati, donatori,

amministratori, manager.

È perfettamente possibile e in linea di principio

è auspicabile che tali risultati positivi siano

conseguiti ne è vietata la distribuzione.

Un istituto nonprofit nasce quando uno o più

soggetti privati ritengono che sia utile o

doveroso che certi insiemi di persone (loro

stessi, oppure categorie disagiate, o l’intera

collettività) dispongano di beni che gli altri

tipi di istituti – le famiglie, le imprese, lo stato

– non offrono nei modi (qualità, prezzi)

ritenuti opportuni.

Con altra espressione, quando si constata il

contemporaneo “fallimento” delle

famiglie, delle imprese private (del mercato)

e dello Stato nel garantire certi beni a

certe categorie di persone a certe condizioni.

beni pubblici

agiscono come produttori di

• per soddisfare la domanda di beni pubblici

non coperti dallo stato

per prodotti particolarmente critici e

• complessi da giudicare ex-ante (forte

asimmetria informativa ), quali ad

esempio certe cure mediche

possono preferire come fornitore un istituto

• nonprofit rispetto ad un’impresa privata o

allo Stato; perché ’ tutto è sotto il

controllo diretto del consumatore (club

esclusivi)

gli istituti no profit godono di taluni

• vantaggi normativi e fiscali (lo Stato

favorisce il formarsi di istituti nonprofit che

con risorse prevalentemente private offrono

beni pubblici).

Le combinazioni economiche parziali.

Sono molto limitati al loro interno non si

occupano di sanità ad esempio

Sono enti focalizzati

Il singolo opera in un settore non in settori

diversificati.

Le coordinazioni economiche parziali.

Configurazione dell’assetto istituzionale

Forme giuridiche che possono essere utilizzate:

associazioni: gruppi di persone con lo

• stesso obiettivo. Risorse minime dei singoli

associati perseguimento delle stesse

finalità (diventare parte dell’ente)

fondazioni: nascono a seguito di un lascito

• (denaro, immobili, ecc) che viene utilizzato

per determinare delle finalità. Ha una

dotazione patrimoniale finalizzata al

perseguimento di un obiettivo

cooperative: finalità mutualistiche 

• nasce per sostenere i soci della cooperativa

stessa

es. favorire accesso al mercato del lavoro

per i disabili

gli utili non vengono distribuiti (es coop)

credo dividendi ecc a fine del bilancio 

non è una finalità del tutto mutualistica

etichetta ONLUS non è giuridica ma fiscale,

raccoglie soldi

La gestione caratteristica.

Ci sono istituti:

assimilabili a istituti di produzione (es.

• sanità, istruzione) (Bocconi) nei quali

avvengono processi di acquisto -

trasformazione - cessione a clienti che

pagano corrispettivi assimilabili ai prezzi. Il

carattere no profit deriva dalla destinazione

del risultato reddituale.;

assimilabili a istituti di produzione e

• consumo (composti) nei quali i

destinatari della produzione sono i

membri stessi dell’istituto (si pensi ad

una associazione culturale che organizza

incontri per i suoi associati; coloro che sono

membri dell’associazione delegano alcuni di

essi alla produzione del bene culturale che

viene “consumato” dagli stessi membri);

di pura erogazione (enti di beneficenza).

• In queste prevalgono i processi di

trasferimento delle disponibilità finanziarie

raccolte rispetto ai processi di

trasformazione tecnica. Si pensi al caso

Telethon. raccolta dei

Un elemento essenziale è la

contributi, delle donazioni e delle

agevolazioni necessari per coprire i costi

sostenuti e i ricavi realizzati:

contributi degli associati

• il lavoro volontario

• le donazioni dei benefattori

• condizioni favorevoli nel ricorso al capitale

• di prestito (tassi di interesse bassi)

i contributi statali

• agevolazioni fiscali e amministrative

questa parte della gestione determina in larga

misura l’assetto istituzionale; i soggetti che

conferiscono i maggiori volumi di contributi

sono gli stessi che si sentiranno in diritto e in

dovere di governare l’istituto.

Sarebbe perfetto se ci fosse afflussi di denaro

(donazioni) con regolarità in lunghi periodi,

mentre invece il donatore non ha l’obbligo si

rinnovare le donazioni.

C’è un’ampiezza riguardo le combinazioni

economiche: chi sostiene l’istituto noprofit

vuole essere certo della destinazione dei suoi

contributi e che siano destinati ad alcune cose

piuttosto che ad altre. Da un altro punto di

vista è bene che venga effettuata una

diversificazione così che il sussidio venga

distribuito in tutte le attività dell’ente no profit.

La gestione tributaria.

Caratterizzata da facilitazioni e agevolazioni

fiscali (ONLUS, cooperative)

Per enti non commerciali i tributi pesano meno.

È strettamente connessa a quella caratteristica.

Lo Stato, infatti, accorda agli INP agevolazioni

fiscali sia in termini di minori o nulli carichi

fiscali sia in termini di contributi pubblici.

La presenza di INP riduce l’intervento diretto

da parte dello Stato e quindi le agevolazioni

fiscali vanno a compensare i costi che

altrimenti lo Stato dovrebbe sostenere per la

propria presenza diretta.

La gestione patrimoniale.

È difficile trovare un SURPLUS di risorse 

non hanno un patrimonio di partenza eccetto le

fondazioni che partono con una dotazione di

base. Ma comunque di solito non si hanno i

mezzi da investire per ottenere redditi

addizionali rispetto a quelli prodotti dalla

gestione caratteristica.

La gestione finanziaria.

Viene svolta un’attività particolare che serve

per coprire il fabbisogno finanziario dell’ente

(FUND RAISING raccolta fondi)

Strutture che hanno bassa attività

finanziaria, costi che non coprono l’attività

dell’ente

Per avere autonomia e durabilità servono soldi!

Per raccogliere denaro DONAZIONI ma sono

critiche perché non sono sicure

Non si ha una continuità nei fondi

Prevedibilità delle azioni quanti e quali

progetti posso finanziare

Sicurezza che i soldi sono utilizzati per lo scopo

indicato

INFORMAZIONI certezza dell’utilizzo del

denaro

EFFICIENZA ente ha bisogno di soldi, il

donatore vuole avere certezze sui suoi soldi

Capitale di prestito è difficile arrivare alle

banche; normalmente questi enti non hanno

garanzie da dare non avendo patrimonio come

garante

Ci sono solo banche etiche che sono disposte a

finanziare progetti etici fondi etici

La gestione assicurativa.

Come le imprese.

Assume varia rilevanza in relazione all’attività

svolta dagli INP. Si pensi agli INP che svolgono

la loro attività in settori rischiosi quali quello

sanitario e ospedaliero, della protezione civile,

oppure agli INP proprietari di patrimoni

immobiliari di elevato valore artistico.

Organizzazione.

Enti utilizzano la figura dei volontari poche

risorse è difficile quindi avere dei dipendenti e

remunerare associati che si rendono disponibili

con costanza e impegno

È difficile gestire i volontari che sono

ESSENZIALI per gli enti no profit difficili da

mantenere e organizzare

Bisogna:

1) tenere alta la tensione rispetto all’efficienza,

poiché negli INP mancando forti attese di

produzione di risultati reddituali;

2) garantire correttezza nei comportamenti al

fine di salvaguardare l’immagine di affidabilità;

se l’immagine dell’INP si degrada, il fund

raising diventa problematico.

Rilevazione.

Il bilancio ha gli stessi criteri delle aziende

Purtroppo si da poca importanza a questo

perché le energie sono dedicate alla raccolta

fondi ma è FONDAMENTALE per il rapporto

con i donatori.

Ci vuole una corretta attività di valutazione

- Parte previsionale

- Parte rendicontazione

fondamentali per le relazioni con i donatori

Danneggia i beni con i donatori se non si

presta attenzione a ciò che riguarda la

rilevazione

- informazioni

- trasparenza rappresentano

l’efficienza che non fa perdere i donatori

- accountability

Le relazioni economiche tra le varie classi

di istituti generale

Tra tutte le classi di aziende si da una

relazione di complementarità per il comune

concorso all’attuazione dei complessivi processi

economici di produzione e di consumo.

variazioni

In tempi non brevi si manifestano

significative dei ruoli relativi svolti dalle varie

categorie di aziende.

Si manifesta una relazione di complementarità

con caratteri dinamici. dalla

Le strette relazioni sono determinate

partecipazione contemporanea di ciascuna

persona alle aziende di più istituti.

Le aziende si riuniscono in aggregati

variamente formalizzati .

Le relazioni interaziendali si manifestano

in forma di:

- prestazioni di lavoro

- corrispondenti flussi di rimunerazione di

lavoro dalle aziende

- apporti di capitale risparmio di aziende

familiari verso le aziende di produzione e

specie sotto forma di credito

- corrispondenti flussi di remunerazioni e di

rimborsi

- cessioni di beni privati dalle aziende di

produzione no profit verso le aziende

familiare composte pubbliche

- corrispondenti flussi monetari di pagamento

e di riscossione

- flussi di capitale di prestito da aziende di

produzione verso aziende familiari

composte pubbliche e no profit

- trasferimenti di rischi parziali da tutti i tipi

di azienda verso aziende del settore

dell’assicurazione e rimborsi di fronte a

sinistri

- corrispondenti flussi di premi

- pagamenti di tributi

- erogazioni di beni pubblici dalle aziende

composte pubbliche verso le aziende

familiari , di produzione e no profit

Lo scambio.

Mediante lo scambio si attuano i trasferimenti

di beni privati a titolo oneroso e si

originano le relazioni di credito di prestito e

di assicurazione.

Ci sono anche negoziazioni istituzionali

capitale di

comprendenti i trasferimenti di

rischio, di lavoro, di beni pubblici, di beni

privati a titolo non oneroso e dei trasferimenti

impliciti.

Gli scambi si attuano tra aziende quindi

come valutazione di convenienza ci sono gli

interessi e gli obiettivi dell’azienda.

Le condizioni di scambio risentono delle

condizioni del mercato in cui lo scambio si

origina.

La quantità di moneta o di credito monetario

prezzo.

ceduto all’azienda venditrice è definita

Prezzo complessivo – prezzo unitario 

solo una delle condizioni di scambio

Le operazioni di scambio originano varie

forme di credito

- credito monetario

- credito in natura

- credito di regolamento

- credito numerario

- credito di prestito

Gli assetti istituzionali

Il modello generale per l’analisi

dell’assetto istituzionale

Secondo uno schema di analisi generale ogni

soggetti,

istituto è visto come un insieme di che

offrono contributi, e che per tale motivo

ricevono ricompense o traggono benefici

• Nel loro insieme tali soggetti configurano i

portatori di interessi

• Per la vita duratura di un istituto è essenziale

che si abbia un governo unitario. Il governo

dell’istituto deve essere unitario in due aspetti:

– I contributi di tutti i soggetti devono essere

combinati secondo un disegno unitario che

assicuri la complementarietà delle risorse e dei

comportamenti e quindi l’efficace

perseguimento del bene comune.

La responsabilità delle decisioni ultime deve

- essere attribuita ad uno ed un solo organo,

secondo un principio di unità di comando

cioè il governo.

Bisognerà decidere a quali insiemi di

soggetti assegnare il diritto e il dovere di

governare

Per realizzare un efficace governo di un istituto

occorre operare tre insieme di scelte

fondamentali:

• Decidere a quali soggetti assegnare il diritto

ed il dovere di governare, direttamente o

tramite propri rappresentanti definire il

soggetto d’istituto

• Esplicitare a quali finalità ed obiettivi debba

ispirarsi l’azione del soggetto d’istituto =

definire i fini istituzionali

• Configurare gli organi e i meccanismi di

governo che consentano un’efficace azione dei

soggetti deputati a governare la

definire

struttura di governo

L’assetto istituzionale è la configurazione dei

portatori di interessi nei confronti dell’istituto,

dei contributi che tali soggetti forniscono

all’azienda, delle ricompense e dei benefici

che ne ottengono, del soggetto d’istituto, dei

fini istituzionali e delle strutture di

governo che regolano in equilibrio dinamico di

lungo periodo le relazioni tra i portatori di

interessi, i contributi e le ricompense.

I sistemi di interessi convergenti negli

istituti

Lo schema generale

l’analisi degli assetti istituzionali consiste

nell’individuare i portatori di interesse e vedere

che rapporti hanno con l’istituto.

Si può constatare che

• attorno a ciascun istituto si configura sempre

una vasta gamma di interessi di varia

natura: interessi economici, sociali, morali

• i vari insiemi di interessi sono

parzialmente in competizione tra di loro (il

pieno soddisfacimento di alcuni può portare al

sacrificio di altri)

• i contributi provenienti dai vari soggetti

sono complementari, ma si possono

manifestare anche parziali fungibilità

• alcune relazioni sono assimilabili e “scambi”

tra specifiche prestazioni reciproche, mentre in

altri casi c’è asimmetria tra ciò che il soggetto

dà e ciò che il soggetto riceve (es: destinatari

degli interventi di beneficenza)

• le varie relazioni sono caratterizzate dai

rapporti di forza. In particolare nelle

relazioni di scambio economico è

essenziale valutare i rapporti di forza

contrattuale che essenzialmente dipendono da:

dal grado di concentrazione della domanda e

dell’offerta, dagli investimenti specifici

eventualmente in atto, dall’asimmetria

informativa tra le parti.

• molte delle attese dei soggetti in gioco sono

implicite ossia non dichiarate, ma sottintese ai

valori e alle consuetudini in essere.

I sistemi di interessi convergenti

nell’impresa ciascun raggio

dello schema

identifica -una

classe di soggetti-

flussi di contributi

-flussi di

ricompense- attese

reciproche,

implicite o esplicite -i tipi di contratti che

regolano i rapporti

- i prestatori di lavoro: conferiscono il loro

lavoro qualificabile in termini di tempo,

competenze, impegno ed energia, creatività,

risultati. La loro competenza cresce con le

persone all’interno dell’impresa. In (s)cambio

si aspettano dall’impresa una rimunerazione

periodica coerente con le rimunerazioni offerte

da altre imprese per lavori e risultati analoghi.

Offrono il loro contributo per lo stipendio, la

carriera, la soddisfazione personale. L’impresa

ha nei loro confronti attese di lealtà,

obbedienza, sviluppo competenze. a volte di

parla di partecipazione: es: quote su quello

che vendi. compensi in base alla qualità del

lavoro è più stimolante.

i conferenti di capitale di rischio:

conferiscono mezzi monetari. Essi hanno diritto

agli “utili” e possono sempre vendere le proprie

quote di capitale di rischio. Essi si aspettano:

una rimunerazione (a) periodica degli utili

conseguiti dalle imprese e (b) un guadagno in

conto capitale rappresentato dalla differenza

tra quanto conferito e quanto realizzato al

momento della cessione delle proprie quote o

al momento della liquidazione dell’impresa. È

incerto può esserci utile o perdita. Spesso

partecipano (partecipazione) al governo

economico d’impresa. Attesa rimunerazione

soddisfacente, e sono garantiti a lungo periodo.

fornitori: apportano all’impresa condizioni

- di produzione di varia natura secondo una

pluralità di condizioni di scambio in cambio

di una rimunerazione. Materie prime per

l’azienda, ma non solo quello prodotti +

servizi. Non solo produzione, ma trasferisce

anche le proprie conoscenze patrimonio

di conoscenza (alleanza basata sulla

condivisione di conoscenze). I fornitori si

aspettano

assicurazioni di rapporti a lungo termine

o visibilità

o coinvolgimento costante nello sviluppo

o produttivo

riservatezza (dato che si condividono le

o conoscenze)

conferenti di capitale di prestito:

- apportano mezzi monetari che messi a

disposizione dell’impresa per un dato

periodo di tempo a fronte dell’impegno di

rimborso del capitale e di pagamento degli

interessi nella misura e nei tempi stabiliti. È

un rapporto di scambio di denaro. Si

aspettano garanzie, pagamento interessi 

rispettare il contratto

le imprese di assicurazione: coprono i

- rischi particolari delle imprese loro clienti a

fronte di “premi”. Siano rispettate le norma

di sicurezza. Lealtà non farsi del male da

solo per avere di soldi dell’assicurazione

clienti: acquistano i beni prodotti

- dall’impresa e gestiscono il loro rapporto

attraverso le molteplici condizioni dello

scambio.(denaro)

alleati istituzionali: sono le imprese

- partner in gruppi di imprese, consorzi,

cartelli. partecipano al governo dell’impresa

perché sono alleate. La mediazione tra

imprese e sindacati. Funz di lobby (gruppi

di persone che si propongono di esercitare

la loro influenza su chi ha facoltà di

decisioni politiche, per ottenere

l’emanazione di provvedimenti normativi, in

proprio favore o dei loro clienti, riguardo a

determinati problemi o interessi). 

cambiamenti governativi. Consulenza

statistiche e analisi di mercato

l’anonimato

assicurando visibilità sul

settore idea precisa sul mercato.

L’impresa da sola può avere difficoltà a

capirlo. Raccogliendo informazioni ha

un panorama su questo. È fondamentale

capire cosa sta succedendo fuori

(soprattutto nei mercati esteri)

i concorrenti: imprese che offrono prodotti

- analoghi a quelli della ns impresa. rapporto

di concorrenza o cooperazione (es:

consorzi per avere una concorrenza

temperata per evitare effetti indesiderati. a

volte interv lo stato). Una sana concorrenza

rispettando le regole di concorrenza sul

mercato.

Relazioni di concorrenza

sono dotate di risorse scarse difficoltà

- economiche

soldi non bastano più per pagare

- stipendi/fornitori/interessi

a chi bisogna dare la precedenza? Come

tamponare tutte le attese? Chi mi fa fallire?

I dipendenti no, o almeno non subito

Fornitori / capitale di prestito sono i

soggetti più critici quando c’è una difficoltà

finanziaria

Bisogna ritardare, ritrattare

Le relazioni tra i vari soggetti fungibilità

Posso sostenere uno con l’altro se i conferenti

di capitale di rischio non riducono la mia

visibilità con le banche

Capitale di rischio che può volere entrare per

superare la crisi una figura di questo tipo

può sostenere i cap di prestito con il capitale

di rischio limitando i danni in momenti di

difficoltà

Complementarità tutti i contribuiti offerti

servono a far funzionare l’impresa, bisogna

saperli usare in modo corretto

lo stato: lo stato è

produttore ed

erogatore di beni

pubblici a

completamento

dell’essere precettore

di tributi. Lo stato

inoltre regola il

comportamento delle imprese. Funge da

dispensatore di incentivi finanziari ed è

cliente. Bisogna pagare i tributi allo stato, non

adottare comportamenti opportunistici.

Incentivi alla produzione, garanzia dei diritti,

tutelare l’impresa da eventi negativi, servizi 

come la rete delle infrastrutture o dei trasporti

deve consentire alle imprese di trasportare le

proprie merci in sicurezza.

Le collettività locali: instaurano relazioni

particolarmente significative con le imprese.

Qualità dei prodotti.

- Sviluppo sul territorio (offre lavoro ecc)

- rispetto delle normative (diritti, lavoro,

- ambiente)

stabilire l’intervento sul territorio (si

- mantengono i posti di lavoro)

trasparenza nei rapporti

- attenzione alla collettività sono i

- consumatori

responsabilità sociale delle imprese 

- comportamento etico

Soggetto d’istituto: può avere differenti

soluzioni, di solito sono i conferenti di capitale

di rischio e prestatori di lavoro

Contemperamento degli interessi

(impresa)

Se l’impresa vive e sopravvive grazie a tutti

questi, è fondamentale che l’impresa riesca a

soddisfare tutti gli interesse dei portatori di

interesse.

A chi affido il governo dell’impresa? Individuare

il soggetto di istituto quali categorie dei

portatori di interesse a cui affidare l’impresa

1. chi investe maggiormente nell’impresa

risorse finanziarie, risorse personali

2. chi rischia di più se l’impresa muore

3. quali soggetti il cui benessere

individuale è connesso all’impresa

conferenti capitali di rischio

direttamente collegati alla vita dell’impresa

prestatori di lavoro

se sono imprese mono cliente è rischiosissimo

muore lei, muoio io (fornitore)

i fornitori possono entrare in rapporti più stretti

quindi essere molto più coinvolti

i sistemi di

interessi convergenti nelle famiglie

I primari portatori di

interessi istituzionali

non economici (ma

specialmente sociali)

in una famiglia sono i membri della famiglia

stessa.

Il soggetto di istituto è padre-

madre(direttamente) e i figli (indirettamente).

(anche i prestatori di lavoro nelle famiglie

allargate fanno parte del soggetto d’istituto)

È anche soggetto economico però perché ha

anche interessi economici. Le attese

economiche consistono nell’attuazione di

consumi. Il fine immediato dei consumi è

direttamente connesso a quello del

conseguimento di redditi di lavoro e di

gestione patrimoniale atti coprire i consumi

e i tributi e da consentire un risparmio da

destinare all’incremento del patrimonio di

reddito. La formazione di risparmio è un

indicatore significativo del soddisfacimento dei

bisogni economici della famiglia. Speciali

relazioni tra istituti si hanno quando i membri

della famiglia stessa sono prestatori di lavoro o

conferenti di capitale.

i sistemi di interessi convergenti nello

stato Nel caso dello

stato i portatori

primari di

interessi attivi

sono i cittadini

che si aspettano di poter disporre di beni

pubblici per soddisfare i loro bisogni. Lo stato si

aspetta che tutti i cittadini contribuiscano alla

copertura dei costi di produzione dei beni

pubblici secondo le norme del sistema

tributario.

Tra lo stato e i cittadini si instaurano importanti

relazioni economiche anche per ciò che

riguarda i conferenti di capitale di prestito e

debito pubblico per coprire i propri deficit

Soggetto d’istituto: i cittadini + prestatori di

lavoro

i sistemi di interessi convergenti negli ist

nonprofit gli istituti non

profit sentono il

bisogno di

tutelare

qualcosa e la

collettività valuta

positivamente

questi interventi.

Lo stato apprezza e fornisce contributi in

varie forme. Anche i cittadini vicini alle finalità

dell’istituto no profit contribuiscono sia con

mezzi monetari che con lavoro volontario.

Soggetto d’istituto: il soggetto non si

appropria in questo caso dei risultati residuali,

ha diritto-dovere di governare. Di solito

sono i fornitori di contributi che non ottengono

ricompense o benefici diretti.

L’INTEGRAZIONE DEI CONTRIBUTI: IL

SOGGETTO ECONOMICO

l’integrazione dinamica dei contributi

come condizione di economicità

• L’integrazione tra i diversi portatori di

interessi è condizione necessaria per

garantire agli istituti una vita economica

duratura (lunga vita istituto). Tra tutti i soggetti

si devono instaurare relazioni di cooperazione

solo così i contributi di tutti produrranno

ricompense adeguate per tutti i portatori di

interessi.

L’integrazione dinamica dei contributi è una

condizione di economicità. E’ una condizione

che non si attua spontaneamente.

• L’integrazione dinamica dei contributi dei

vari soggetti si caratterizza per: (schema

concettuale generale)

vantaggi ottenibili dall’integrazione

- armonica e

dinamica di tutti i soggetti, dei loro

- contributi

ricompense nel caso in cui vi siano tre i

- soggetti relazioni di fiducia e cooperazione

e sanno che i risultati ottenuti saranno

equamente ripartiti in base ai contenuti ( no

comportamenti opportunistici…questo

produce una diminuzione dei costi

aziendali e incrementi dei valori degli

output oltre che solide basi per il futuro)

• bassi costi di transazione con i soggetti

esterni;

• bassi costi di coordinamento interno;

• bassi prezzi-costo degli input; ( i conferenti di

contributi effettuano volentieri investimenti

specifici)

• migliore qualità, personalizzazione e

flessibilità degli input;

• elevato impegno di tutti i soggetti;

• maggiore soddisfazione dei bisogni di

socialità;

• processi di apprendimento collettivo

– ostacoli all’integrazione (L’integrazione tra

i soggetti presenta anche ostacoli e leve per

realizzarla)

• obiettivi differenti in merito alla combinazione

ottimale di risorse, competenze e attività; ( la

specializzazione fa si che ci siano i contributi di

una pluralità di soggetti ciascuno con proprie

risorse, competenze, idee e magari poca

adesione quindi al disegno complessivo)

• i soggetti sono in competizione per ottenere

le rimunerazioni;

• si opera in di informazione incompleta e

incertezza per il futuro ;

• molti dei risultati ottenuti sono frutto di un

lavoro congiunto, per cui è difficile decidere a

chi attribuire i risultati residuali;

• I vari soggetti hanno diverse propensioni al

rischio

– leve per l’integrazione:

• definizione degli organi massimi di governo;

• definizione dei soggetti cui attribuire i risultati

residuali(ciò che rimane dopo aver dato le

rimunerazioni in base ai contributi)

• progettazione attenta dell’assetto

organizzativo x guidare il comportamento delle

persone nell’istituto

• messa in atto di meccanismi di integrazione

con soggetti “esterni” all’istituto

il soggetto d’istituto, il soggetto

economico e i fini istituzionali

• In linea di principio, tutti i portatori di

interessi dovrebbero partecipare al governo

dell’istituto. Tuttavia ciò determinerebbe:

– elevati costi di governo, e complessità

organizzativa;

– qualità e tempi delle decisioni inadeguati alla

vita dell’istituto;

– mancato riconoscimento della maggiore

criticità di alcuni contributi

Per tale motivo, una o poche categorie di

portatori di interessi partecipano direttamente

al governo dell’istituto (il “soggetto d’istituto”),

mentre le altre categorie partecipano

attraverso meccanismi indiretti di

rappresentanza/controllo

• Al soggetto d’istituto fanno capo due insiemi

fondamentali di diritti-doveri:

– il diritto-dovere di governare, ossia di guidare

l’istituto e di prendere le decisioni ultime;

il diritto di godere dei risultati residuali

– positivi, e di farsi carico degli eventuali

risultati residuali negativi.

il soggetto d’istituto si assume i rischi generali

e deve essere scelto in modo da massimizzare

la probabilità che l’istituto perduri nel tempo

autonomamente

I fini istituzionali coincidono con le attese

primarie delle persone che compongono il

soggetto d’istituto. Si denominano anche

interessi istituzionali

Gli interessi degli altri soggetti sono interessi

non istituzionali

In tutti gli istituti convergono interessi sia

economici sia non economici

Si configurano pertanto quattro classi di

interessi convergenti negli istituti:

– Interessi istituzionali economici

– Interessi istituzionali non economici

– Interessi non istituzionali economici

– Interessi non istituzionali non economici

L’insieme dei portatori di interessi istituzionali

(economici e non economici) forma il soggetto

d’istituto

L’insieme dei portatori di interessi istituzionali

economici forma il soggetto economico

Il soggetto d’istituto è la società umana

che lo identifica (insieme delle persone che si

associano per realizzare un bene comune)

le prerogative ed i principi di governo

economico

• Il soggetto economico (che di regola coincide

con il soggetto d’istituto) esercita le

prerogative di governo economico

• Le prerogative di governo economico

consistono nel diritto-dovere di:

– fissare gli obiettivi, le strategie e le politiche

dell’istituto

– scegliere i soggetti che contribuiranno alla

vita economica dell’istituto (e stipulare con

questi patti e contratti)

– progettare e mettere in atto le strutture di

governo e di controllo

– sorvegliare il funzionamento dell’istituto

• Il governo economico deve ispirarsi ad

alcuni principi generali:

– economicità (o vita duratura economica),

ossia la capacità dell’istituto di svolgersi in

autonomia economica, senza il ricorso

sistematico a coperture di perdite a parte di

altre economie

– contemperamento degli interessi, ossia

l’adozione di strutture e processi, e soprattutto

atteggiamenti e comportamenti, ispirati alla

logica della partecipazione e del confronto

Le strutture di governo economico

• Quando il

soggetto di

istituto ed il

soggetto

economico

sono formati

da molte

persone, si

rende

necessario configurare strutture e

meccanismi che rappresentino

adeguatamente tutti gli interessi, e diano

luogo a processi decisionali efficienti

• Nell’ipotesi che il soggetto economico

coincida con una sola categoria di portatori di

interessi si avrà una struttura di governo

economico basata essenzialmente su 3

organi:

– l’assemblea dei membri del soggetto

economico quale organo supremo di indirizzo

generale e di nomina sia dei membri

dell’organo decisionale di governo economico,

sia dell’organo di controllo

– l’organo decisionale di governo

economico, composto da una o poche persone

con specifiche competenze tecniche e

manageriali, che configura e indirizza l’attività

della struttura organizzativa

un organo di controllo che verifica

– l’operato dell’organo decisionale

GLI ASSETTI DI GOVERNO NEGLI ISTITUTI

L’assetto di governo delle famiglie

• sono membri del soggetto d’istituto

(come anche del soggetto economico) della

famiglia tutte le persone che la compongono

• gli interessi economici di persone di altre

famiglie (con rapporti di parentela) devono

considerarsi non istituzionali, a meno che non

si configuri un gruppo economico di aziende

familiari

• Il governo economico dell’azienda familiare

comporta un articolato insieme di decisioni

complesse poiché implicano significati non solo

economici (ripartizione del lavoro tra soggetti,

lavoro interno/esterno, livelli di consumo e di

risparmio, modalità di impiego del risparmio,

eredità e donazioni etc.)

• Le prerogative di governo economico

spettano a tutte le persone della famiglia

in funzione di età, esperienza e competenza

• Spesso il governo economico è delegato al

“capofamiglia”, anche se molte decisioni

avvengono in forma collegiale

• Non sempre il contemperamento degli

interessi risulta agevole

L’assetto di governo delle imprese

• Differenti imprese richiedono differenti

assetti di governo

• Differenti assetti di governo attribuiscono

rilevanza a differenti categorie di

portatori di interessi

• la nostra ipotesi di riferimento è quella

dell’impresa nella quale il soggetto d’istituto ed

il soggetto economico sono formati dall’insieme

dei conferenti di capitale di rischio e dei

prestatori di lavoro

• nel mondo occidentale la grande

maggioranza delle imprese è configurata

secondo il modello capitalistico, anche se:

– la forma e la sostanza non sempre coincidono

– alcuni ordinamenti (es. Germania)

prevedono esplicitamente la partecipazione

dei prestatori di lavoro nel governo

dell’impresa

la disciplina della “Società Europea” prevede

– modalità di partecipazione dei prestatori di

lavoro in alcune scelte di governo delle

imprese

Qualunque sia la scelta sulla struttura di

governo, alcuni temi hanno svolgimento

uniforme in tutte le imprese:

• il fine immediato delle imprese è

rappresentato dalla produzione di

rimunerazioni e di altre connesse condizioni

per i membri del soggetto economico

• le prerogative di governo economico nelle

imprese riguardano:

– scelte di assetto istituzionale (organi di

governo e loro struttura; scelte di fusioni,

scorpori, concentrazioni, accordi; relazioni

interaziendali etc.)

– scelte di configurazione delle

combinazioni produttive (oggetto sociale,

dimensione, diversificazione, integrazione,

internazionalizzazione etc.)

– scelte di assetto tecnico, assetto

organizzativo, organismo personale

• il soggetto economico è unico e unitario

• il principio generale di governo è quello del

contemperamento degli interessi

Consiste:

identificazione delle finalità dell’istituto (le

- finalità primarie sono economiche 

remunerare cap di rischio / lavoratori)

delineare orientamento strategico di fondo

- dell’impresa (D.S.F.)

se fondo un’impresa mi servono risorse

economiche per le remunerazioni, scegliere il

settore o segmenti del settore all’interno del

mercato

voglio essere un mono business? O ampliare a

mia offerta? SCELGO COSA ESSERE.

perché faccio impresa?

Profitto

- Progresso (essere un motore di progresso

- all’interno del paese nazionale)

Sviluppo per la collettività

-

Come?

Che filosofia adotto rispetto al resto del

mondo? Produttrice di sviluppo, innovazione,

crescita

Come si decide di lavorare sviluppo,

CRESCITA ETICA

Il modo di lavorare correttezza, rispetto,

tutela, ruolo estremamente forte

Ci vogliono dei principi guida all’interno

dell’impresa condivisi da tutti. BISOGNA

CREDERCI, sennò si è fuori. Adeguarsi alla

norma e rispettarla

Le finalità di sviluppo devono tradursi in PIANI

STRATEGICI effettivi per l’impresa.

Linee di sviluppo dal punto di vista:

Competitività (mercato, settori)

- Finanziario progetti di sviluppo e

- crescita

Organizzazione deve essere eseguita

- una crescita delle persone all’interno

dell’azienda

Individuare:

Finalità

- Piani strategici in PIANI OPERATIVI

- (cosa si fa settimana dopo settimana, va

concretizzato quotidianamente).

il soggetto economico improprio

• nella realtà accade spesso che l’insieme

delle persone che dovrebbero esercitare il

governo economico (il soggetto

non

economico) coincide con l’insieme di

persone che di fatto esercitano il governo

economico. I casi più frequenti nelle imprese

sono:

– il governo è esercitato da insiemi di persone

che non rappresentano l’intero soggetto

economico, ma solo una parte di esso (es.

azionisti di controllo trascurando quelli di

minoranza)

– Il governo è esercitato da insiemi di

persone che non fanno parte del soggetto

economico (es. esponenti politici che vogliono

interferire nelle strategie di un’impresa)

• nei casi precedenti si parla di soggetto

economico improprio

• si tratta di una situazione potenzialmente

pericolosa per l’impresa, e certamente iniqua

L’assetto di governo dello stato

• Lo Stato si articola in complesse strutture di

istituti pubblici, tra cui hanno particolare rilievo

le articolazioni territoriali: Stato, Regioni,

Province, Comuni

• L’ordine economico di tali istituti è definito

azienda composta pubblica

• Sono membri dell’istituto e portatori di

interessi istituzionali tutti i cittadini membri

dello Stato

• sono membri del soggetto economico tutti i

membri della collettività e coloro che prestano

lavoro nelle aziende composte pubbliche

• I fini economici istituzionali delle aziende

composte pubbliche sono:

– Il soddisfacimento dei bisogni pubblici di tutti

i membri della collettività

– La rimunerazione del lavoro dei prestatori di

lavoro

• il governo economico si esercita in via

indiretta per mezzo di organi collegiali i cui

membri sono scelti tramite elezione (ruolo

politico)

• La distinzione e l’integrazione di ruoli politici

e ruoli economici si attua

– A livello di struttura complessiva

dell’amministrazione pubblica

A livello di singoli istituti

– dell’amministrazione pubblica

L’assetto di governo degli istituti non

profit

• negli istituti nonprofit il soggetto d’istituto

può far capo a tre categorie di soggetti:

– Gli associati delle associazioni chiuse ed

aperte

– I donatori privati e pubblici

– I prestatori di lavoro

• Sono interessi istituzionali economici:

– Le attese di soddisfacimento dei bisogni

comuni degli associati

– Le attese di rimunerazione dei prestatori di

lavoro non volontario

• Sono interessi istituzionali non economici

quelli dei donatori

• In definitiva, negli istituti nonprofit l’insieme

delle persone che compone il soggetto

d’istituto può essere notevolmente diverso

(molto più ampio) rispetto a quello che

compone il soggetto economico

SOGGETTO DI ISTITUTO (IMPRESE) E

GOVERNO DELLE IMPRESE

governo economico;

 è responsabile della nomina delle

o persone che compongono le strutture di

governo e di controllo

Finalità istituzionali

o Indirizzi strategici

o Strutture di governo

o Strutture di controllo

o Verifica funzionamento degli organi e

o delle persone che li compongono

(Orientamento strategico di fondo 9.1)

Diritto e dovere di esercitare il governo

 economico, farsi carico del risultato

residuale (diversi da quelli previsti 

ipotesi di averlo postivo e poi si ha negativa

o viceversa) è l’utile o la perdita

dell’esercizio quindi il sogg ha il diritto di

appropriarsi del risultato se è positivo ma

ha l dovere di farsi carico se il risultato è

negativo utile/perdita

Strumenti operativi per individuare il soggetto

di istituto per attribuirgli il governo

È composto dalle categorie dei portatori di

interesse conferenti cap di rischio e

prestatori di lavoro

Creare delle assemblee di conferenti cap di

rischio e un’assemblea dei prestatori di lavoro

Alle assemblee si affidano gli elementi del

governo economico (loro sono i principali

portatori di interesse) che sono:

Finalità

 indirizzi strategici sia assemblee dei

 conf cap di rischio che dei prestatori di

lavoro

quindi nominano fra le due assemblee dei

rappresentanti che li rappr all’interno di

quest’organo quindi questi rapp medieranno

le decisione riguardo le finalità e gli indirizzi

strategici presi durante le assemblee fungendo

da collante tra i conf di cap di rischio e io

prestatori di lavoro ORGANO DI

RAPPRESENTANZA DELLE 2 ASSEMBLEE

nomina gli organi di governo (consiglio di

 amministrazione nel sistema tedesco)

organi di controllo

si trattengono come attività proprie le finalità e

gli indirizzi strategici, tutto il resto viene

delegato dai rappresentanti

le assemblee rappresenteranno solo la

maggioranza dei conf cap rischio e dei

prestatori di lavoro (processo democratico 

ma una parte di minoranza non si vedrà

interamente rappresentata a causa di idee

contrarie)

il codice civile non prevede nessuna forma

giuridica di impresa che prevede la creazione di

assemblee

c’è nel modello tedesco in alcune imprese

consiglio di sorveglianza nomina il consiglio di

amministrazione ORGANO DI

RAPPRESENTANZA

che in germania viene rappresentato dalle

assemblee dei prestatori di lavoro e dei conf

cap di rischio

i prestatori di lavoro non sono nel nostro codice

copiato il modello tedesco ma non abbiamo

importato le assemblee dei prestatori di

lavoro!

Noi abbiamo solo assemblee cap di rischio

come organo di rappresentanza che deve

rinunciare un po’ al suo “potere” in favore dei

lavoratori per favorire uno stimolo e passare

l’idea che l’impresa è di tutti

Quindi in germania l’utile viene distribuito

anche ai lavoratori; lavoratori nell’organo

decisionale sono molto più responsabilizzati

(sanno cosa serve per favorire l’impresa ES.

rinuncio ora, rimunerazione futura)

Nel sistema italiano troviamo due macro gruppi

di imprese

società di persone (costa) : non sono un

 ente giuridico separato rispetto ai soci, non

hanno personalità giuridica. Comleta

sovrapposizione tra soci e impresa 

comporta un appiattimento di queste

strutture, perché l’impresa non è a parte

ma formata dai soci quindi sono anche

amministratori (non ci sono distinzioni di

livello). I soci quindi rispondono con il loro

patrimonio illimitatamente responsabili

dell’impresa e dei suoi debiti, è il socio che

attraveso la figura dell’impresa si fa carico

dei debiti

società di capitali: c’è separazione tra i

 soci e l’impresa (ha una personalità

giuridica, è un ente separato rispetto ai soci

e quindi se una società di capitale assume

dei debiti è solo lei che risponde dei debiti, i

soci non sono illimitatamente responsabili,

è l’impresa che risponde dei suoi debiti NON

più i soci) i soci al limite perdono il loro cap

di rischio, se l’impresa nella sua attività ha

accumulato dei debiti, il socio risponde solo

dei soldi che lui ha investito li, non di tutto

ciò che ha perso l’impresa (nella società di

persone si, in quanto sono loro a rimetterci)

la garanzia per i soci quindi è totalmente

diversa. Normalmente c’è la separazione

degli organi

assemblea conferenti cap di rischio 

o assemblea dei soci si occupa

dei fini istituzionali

 indirizzi strategici

 nomina e sceglie strutture di

 governo e controllo

nomina i soggetti (svolge tutto

 quello che è il governo economico)

approva il bilancio (utile/perdita)

 come distribuire il risultato residuale

nomina un organo di governo

 

consiglio amministrazione

(tradurre in piani operativi cosa

decide l’assemblea dei soci che

quindi funziona da gestore ORGANO

OPERATIVO)

chi entra nel consiglio di amministrazione?

Dipende. Chi ci può essere?

- Soci (la maggior parte delle imprese

italiane, dato che molte imprese sono

familiare)

- Professionisti esterni (non sono dipendenti

dell’impresa ma sono persone esperte

(avvocati, giuristi ecc) che per le loro

competenze vengono chiamati per eseguire

le loro competenze

- Dipendenti (coinvolti i manager che

decidono (direttore amministrativo,

produzione ecc) perché è li che si prendono

le decisioni di gestione dell’impresa

Esattamente come il governo

 economico

organi di controllo (collegio sindacale

o e/o società di revisione revisore unico

formati da soggetti esterni all’impresa 

tutti professionisti esterni (nella forma

tradizionale) il controllo è:

vigilanza: controllo di legalità,

 verifica che l’impresa rispetti le

norma del cc, sicurezza, ecc (della

vita di impresa)

verifica contabile: che il bilancio

 rappresenti in modo veritiero e

corretto l’attività dell’azienda

attività che può svolgere il collegio

sindacale oppure si può o si deve

separare il controllo e quindi collegio

sindacale si occupa della vigilanza, e la

verifica contabile alle società di

revisione (controllo dei numeri)

Principio di economicità

La prima condizione di sopravvivenza è

contemperamento degli interessi (assicura

una vita duratura all’impresa)

Economicità capacità di attrarre risorse

sufficienti e necessarie alla rimunerazione

di tutti i fattori di produzione

Il fine dell’economicità è la capacità di operare

senza produrre perdite.

Per ottenere questi risultato bisogna rispettare

4 condizioni di funzionamento:

1. Perseguire l’equilibrio reddituale

(equilibrio tra componenti positivi e negativi

di reddito):

tutti i componenti positivi di reddito

(necessarie e sufficienti) (le risorse che

riesco ad attrarre) devono essere

maggiori dei componenti negativi di

reddito (le remunerazioni dei fattori di

produzione compresi il capitale di rischio e il

capitale di prestito).

Quindi bisogna perseguire una gestione

che mi consenta di produrre dell’utile.

Prima qualificazione:

Deve essere sempre valutato in una logica

di lungo periodo perché possono esserci

delle fasi in una vita dell’impresa in cui

l’impresa perde soprattutto all’inizio perché

si attraggono meno risorse farsi

conoscere sul mercato (quindi all’inizio in

fase di start up ho poca attenzione e

visibilità), bisogna costruire l’impresa

quindi le uscite sono maggiori rispetto alle

entrate tanti costi da sostenere con

poche risorse.

Il fluire dei ricavi nel tempo alimenta la

prima

continuità dei processi produttivi

fondamentale condizione equilibrio

reddituale (è fisiologicamente impossibile

senza interventi di terze economie (cap. di

prestito) )

Questo deve portare ad avere una

valutazione negativa? Non

necessariamente.

Ma quest’impresa è destinata a crescere da

qui a qualche anno sul mercato? Può

ottenere redditi positivi? Se si ha bisogno

all’inizio per avviarsi, ma non è in un fase

di non economicità bisogna fare delle

valutazione su lungo periodo. I bilanci i

perdita sono dei dati singoli sul

momento/periodo interrogarsi sulle

possibilità del futuro per l’impresa. Seconda

qualificazione:

Attenzione alle valutazioni di gruppo se

all’impresa appartiene un gruppo, quindi

attenzione alle decisioni prese in

gruppo.

L’oggetto di riferimento azienda può

essere sia singola, che un gruppo aziendale

2 significati:

Economica in funzione del gruppo

 

funziona solo quando entro il gruppo

riesce ad essere autosufficiente

2. Lavorare perseguendo l’efficienza in

termini di valutazione dei rendimenti fisico-

tecnici dei processi. Ottenere il massimo

risultato impiegando il minimo delle risorse

valutazione oggettiva dei processi di

lavoro

Si usano indicatori di produttività (del

lavoro) che viene misurata secondo:

- I tempi di lavorazione del prodotto (si può

migliorare innovare e migliorare utilizzo

risorse uomo/macchina)

Lavorare secondo un’ottica di costante

innovazione dei processi e flessibilità 

PRODUTTIVITA’

3. Necessità di operare perseguendo una

congruità di:

- Prezzi costo e prezzi ricavo operare

in condizioni di mercato. Es. l’azienda

monopolio può fissare i prezzi che vuole

(può anche alzare i prezzi in quanto è

l’unica sul mercato) l’azienda

monopolistica non rispetta le condizioni di

mercato prezzo ricavo che non

rispettando le condizioni può permettersi

delle inefficienze che le rivale sul

consumatore quindi non ha troppi

problemi le paga il consumatore o lo

stato che interviene a favore del prezzo.

Imprese che raggiungono l’equilibrio

reddituale che però si fonda su

condizioni precarie e favorevoli

temporanee se lo stato decide di

liberalizzare il mercato e quindi eliminare

il monopolio, le inefficienze non si

riescono + a coprire. Se il mercato si apre

entrano altri competitor che sono +

vantaggiose per i consumatori.

- Rimunerazioni:

Prestatori di lavoro che siano

o congrue, senza lavoro nero (pagando

dipendenti e assicurazioni) operare

non rispettando le norme e non

rimunerando in modo corretto

l’equilibrio reddituale è sempre a

breve termine precario (il lavoro

nero non aiuta se ti sgamano sei

fuori, CHIUDI.) non si può fondare una

vita a lungo termine dell’impresa non

seguendo le varie regole.

Conferenti capitali di rischio in

o modo adeguato. Con i dividendi o con

la distribuzione dell’utile (hanno diritto

del capitale residuale / perdita). Come

si stabilisce se quelli che guadagnano

costo

è congruo? con un

opportunità cioè valutare quale

potrebbe essere il loro investimento 

titolo di stato potrebbe essere più

Un rendimento di un

conveniente.

titolo di stato medio/lungo

periodo o breve? La prima.

è conveniente? Se ha guadagnato solo

il 10%, mentre invece con un titolo di

stato avrebbe guadagnato il 5%. Ma

non si possono confrontare perché il

rischio è diverso. I titoli di stato sono

considerati free risk (in teoria). Si deve

introdurre il fattore rischio 

rendimento aggiuntivo per il

fattore rischio d’impresa .

4. Equilibrio monetario: valuta le entrate

e le uscite cioè le disponibilità finanziarie. È

importante che nel lungo periodo le entrate

siano maggiori delle uscite. Abbastanza

soldi per pagare eventuali debiti. Utile e

soldi in banca NON corrispondono perché ci

sono tempi diversi di manifestazione del

ricavo che poi si trasforma in denaro). La

valutazione va fatta nel lungo periodo, se

quell’utile potrà trasformarsi in denaro.

La gestione finanziaria fa da tramite tra

equilibrio reddituale ed equilibrio monetario.

L’ECONOMICITÀ

5.1. L’ECONOMICITÀ COME PRINCIPIO E

OBIETTIVO

5.1.1. L’EQUILIBRIO ISTITUZIONALE E

L’EQUILIBRIO ECONOMICO

L’economicità o equilibrio economico di un

istituto è una delle condizioni fondamentali

dell’equilibrio

istituzionale.

Si ha equilibrio istituzionale quando tutti i

membri del soggetto di istituto:

- condividono i valori e gli obiettivi che

ispirano la vita dell’istituto, le sue strutture, le

modalità di governo e le logiche organizzative.

- ricevono ricompense e benefici giudicati

equi rispetto ai contributi forniti.

L’equilibrio istituzionale è un equilibrio di lungo

periodo ed è caratterizzato da:

durabilità

- : le persone che partecipano alla

vita degli istituti si attendono che l’istituto

perduri nel tempo e gli istituti nel tempo

accumulano patrimoni di relazioni e di

competenze che sono relativamente

indipendenti dalle persone.

autonomia

- : la libertà di scegliere i propri

fini e le proprie modalità di governo, senza

sottostare alla volontà

di altri istituti fatte salve le norme di legge e le

gerarchie interaziendali concordate al

momento della formazione di un aggregato

interaziendale.

Si ha equilibrio economico, ossia

economicità, quando l’istituto nel suo insieme è

in grado di attrarre risorse sufficienti per

remunerare tutte le condizioni di

produzione e di consumo utilizzate per

svolgere le proprie combinazioni

economiche (operare senza produrre perdite).

L’equilibrio istituzionale e l’equilibrio

economico sono interconnessi, ma non sincroni.

In quanto condizione di vita degli istituti di ogni

ordine, l’economicità è contemporaneamente

un principio e un obiettivo fondamentale di

buon governo degli istituti.

5.1.2. DURABILITÀ E AUTONOMIA

I caratteri di durabilità e autonomia degli

istituti si riflettono sul concetto di azienda

e sull’economicità.

L’azienda, ordine economico di istituto, deve

svolgersi secondo condizioni di vita e di

funzionamento tali da consentire di durare nel

tempo in un ambiente mutevole. L’azienda,

infatti, essendo rivolta a soddisfare le finalità

economiche, strumentali per il perseguimento

dei fini generali di istituto, le può considerare

solo in un’ottica di lungo periodo.

La continuità e lo sviluppo di un istituto

hanno un valore non solo per i suoi membri

attuali, ma anche per i suoi membri

potenziali futuri e per la collettività generale.

Per quanto riguarda l’autonomia, si verifica

quando un’azienda non ricorre

sistematicamente a interventi di sostegno o

di copertura delle perdite da parte di altri

istituti.

Le coperture di perdite e gli interventi di

sostegno realizzati anche per via indiretta

(esenzione fiscale, manovre di debito pubblico,

protezioni), sono tutte soluzioni precarie,

provvisorie.

5.1.3. I FINI E LE CONDIZIONI DI

SVOLGIMENTO DELLE AZIENDE

Il principio di economicità si declina in due

forme complementari:

come perseguimento di fini economici

 istituzionali:

imprese : rimunerazioni monetarie e di

o altra specie per i prestatori di lavoro e

per i conferenti di capitale di rischio.

famiglie : appagamento dei bisogni

o delle persone che le compongono.

Stato : appagamento dei bisogni di beni

o pubblici dei cittadini e remunerazione

dei prestatori di lavoro.

istituti non-profit : appagamento dei

o bisogni di varie categorie di associati e

fruitori e remunerazione dei prestatori di

lavoro.

come rispetto simultaneo di un insieme

 di condizioni di svolgimento dell’attività

economica:

imprese

nelle tale principio si declina in

o quattro condizioni fondamentali da

rispettare:

l’equilibrio reddituale

 l’efficienza e la flessibilità

 la congruità delle remunerazioni

 l’equilibrio monetario.

5.2. L’ECONOMICITÀ DELLE IMPRESE

5.2.1. L’EQUILIBRIO REDDITUALE

Nell’azienda di produzione si svolgono una

serie di accadimenti, tra i quali hanno

particolare rilievo quelli di scambio con terze

economie; da questi scaturiscono, infatti,

componenti positivi e componenti

negativi di reddito connessi rispettivamente

al collocamento nel mercato dei beni e

all’acquisizione di fattori produttivi.

L’equilibrio reddituale è l’equilibrio tra

componenti positivi e negativi di reddito,

ovvero esprime l’attitudine della gestione di

rimunerare, con i componenti positivi di

reddito, alle condizioni di mercato, tutti i

fattori produttivi compresi il capitale di

prestito e il capitale di rischio.

Esso deve essere valutato in funzione:

del tempo di riferimento: si può

 parlare di breve o di lungo periodo.

dell’oggetto di riferimento: se si

 considera un’azienda si parla di

equilibrio aziendale, mentre se si

considera un gruppo aziendale si parla

di equilibrio superaziendale.

5.2.2. L’EFFICIENZA, LE RENDITE

MONOPOLISTICHE E LE ECONOMIE

ESTERNE, LA FLESSIBILITÀ

Una seconda condizione da rispettare

simultaneamente all’equilibrio reddituale è il

mantenimento di un livello accettabile di

efficienza, espressa in termini di rendimento

fisico-tecnico dei processi produttivi.

Solo in condizioni particolari e temporanee le

inefficienze possono essere trasferite

all’esterno, senza danneggiare l’equilibrio

reddituale dell’azienda (monopolio,

monopsonio, realizzazione di economie esterne

scaricando oneri sulla collettività), ma

penalizzando altre aziende.

In generale, per efficienza s’intende la

relazione che intercorre tra risultati

conseguiti e mezzi impiegati e viene riferito

a sfere operative diverse, dalla combinazione

aziendale, ai processi di produzione o a

quelli commerciali o amministrativi. Una

particolare espressione dell’efficienza sono i

rendimenti fisico-tecnici (relazioni tra volumi

e qualità ottenute e volumi e qualità delle

condizioni produttive impiegate).

L’efficienza si persegue anche cercando

l’innovazione dei processi, solo così si riesce

a rimanere nel mercato.

L’azienda in economicità è quella che ricerca

anche flessibilità, ossia la predisposizione di

strutture e di

combinazioni produttive efficienti e in grado di

adeguarsi prontamente all’ambiente.

5.2.3. LA CONGRUITÀ DELLE

RIMUNERAZIONI

Una terza condizione da perseguire è la

congruità dei prezzi-costi sostenuti e dei

prezzi-ricavi conseguiti e, in particolare,

congruità delle rimunerazioni del capitale-

risparmio e del lavoro.

In aziende in cui tale congruità non viene

rispettata, l’economicità aziendale viene

perseguita grazie anche al concorso e a scapito

di altre aziende familiari o di altre aziende di

produzione.

Il giudizio di adeguatezza o di congruità dei

prezzi-costo e dei prezzi-ricavo comporta un

esame delle condizioni di ambiente che

caratterizzano i diversi mercati in cui le

imprese operano.

5.2.4. L’EQUILIBRIO MONETARIO

Una quarta condizione da soddisfare

contemporaneamente alle altre tre, affinché

l’azienda possa svolgersi in condizioni di

economicità, è il conseguimento dell’equilibrio

monetario, ossia alla capacità di far fronte

agli impegni di pagamento.

La diversa manifestazione temporale di costi e

ricavi e dei relativi flussi monetari si traduce in

fabbisogno finanziario; il compito della

gestione finanziaria è ricercare la copertura di

tale fabbisogno, raccogliendo mezzi

finanziari con vincolo di credito sufficiente a

garantire lo svolgimento dell’azienda.

La gestione finanziaria gioca così da cuscinetto

tra la dinamica reddituale e la dinamica

monetaria, compensando i periodi in cui si

determinano squilibri monetari con quelli in cui

si manifestano eccedenze di cassa.

N.B.

 i giudizi di economicità sono complessi non

solo per le numerose condizioni che devono

essere rispettate simultaneamente, ma anche

perché essi sono incerti e rischiosi dal

momento che investono il futuro svolgersi delle

operazioni. In un ambiente dinamico e

mutevole, la dimensione di rischio, intesa come

volatilità dei flussi reddituali, è di grande

importanza.

5.2.5. LA MASSIMIZZAZIONE DEL PROFITTO

Il principio di economicità non si identifica con

il criterio della massimizzazione del

profitto: il principio di economicità non si

identifica con un criterio massimizzante,

limitato e rivolto esclusivamente a una classe

di soggetti, ovvero i conferenti di capitale

nel rispetto

proprio. Esso, infatti, si traduce

simultaneo delle condizioni favorevoli al

durevole mantenimento e allo sviluppo

dell’azienda, intesa come mezzo per

conseguire i complessi fini di istituto.

5.3. L’ECONOMICITÀ DELLE FAMIGLIE

Nella azienda familiare, l’economicità viene

conseguita se la produzione di redditi da

lavoro e da gestione patrimoniale (al netto

dei tributi da corrispondere allo Stato)

consente i consumi in misura adeguata

alla posizione sociale e al progresso del

tenore di vita della famiglia. Questa

produzione di redditi dovrebbe anche generare

un risparmio in grado di alimentare un

conveniente patrimonio.

L’equilibrio monetario può giocare un ruolo

importante, anche se si risolve molto spesso

con la creazione di un fondo di mezzi liquidi

sufficiente a fronteggiare le uscite monetarie

concentrate in dati periodi dell’anno.

5.4. L’ECONOMICITÀ DELLO STATO E DEGLI

ISTITUTI PUBBLICI

Nello Stato e negli istituti della pubblica

amministrazione si ha economicità se si

realizzano i fini e si rispettano le condizioni

seguenti:

la produzione e il consumo di beni

 pubblici soddisfacenti per il

funzionamento e lo sviluppo sociale ed

economico di una collettività.

la corresponsione di rimunerazioni

 “adeguate” ai collaboratori e ai

finanziatori.

l’elevata efficienza delle combinazioni

 economiche realizzata mediante

l’adozione di tecniche progredite di

gestione, di organizzazione e di rilevazione.

l’imposizione di tributi che siano ripartiti

 secondo criteri di equità condivisi dalla

collettività.

l’attuazione di una gestione

 patrimoniale che produca redditi

convenienti.

la realizzazione di un risultato

 sintetico di risparmio o di un disavanzo

contenuto.

5.5. L’ECONOMICITÀ DEGLI ISTITUTI NON-

PROFIT

In molte classi di istituti non-profit solo una

parte limitata dei costi è coperta da ricavi

provenienti da cessione di beni a terzi;

l’equilibrio reddituale si realizza facendo

conto su elargizioni volontarie, donazioni o

lasciti provenienti prevalentemente da

soggetti privati ma anche da enti pubblici.

Lo snodo critico in materia è rappresentato

dalla stabilità nel tempo di tali flussi di

contributi: il difficile equilibrio reddituale rende

fragile anche l’equilibrio monetario e

l’insieme di queste condizioni mette a

repentaglio la vita dell’istituto o la sua

autonomia.

In particolare, ogni crisi reddituale o monetaria

può diventare l’occasione per il formarsi di

soggetti economici impropri o per l’alterarsi

della natura privatistica dell’istituto non-profit.

In molti istituti non-profit si presentano

problematiche complesse con riguardo alla

valutazione dell’efficienza e alla

valutazione del grado di soddisfazione

degli utenti. Il divieto di distribuire i risultati

reddituali riduce la tensione alla

minimizzazione dei costi (quando l’istituto è

governato da persone che non sono allo stesso

tempo i finanziatori o gli utenti).

Gli istituti non-profit mostrano una notevole

inerzia nel rispondere alla crescente domanda

di beni da loro offerti: ciò si spiega, oltre che

per la mancanza di incentivi connessi al

profitto, per le difficoltà strutturali nella

raccolta di risorse finanziarie. La ricerca di

nuove donazioni da parte di un istituto

non-profit equivale a una campagna di

promozione del proprio prodotto.

LA STRUTTURA DELL’AZIENDA, L’AMBIENTE

ECONOMICO, IL SISTEMA COMPETITIVO.

IL SISTEMA DELLE SCELTE E LA

STRUTTURA DELLE AZIENDE

come sistema decisionale

l’azienda

• L’azienda può essere osservata come un

sistema decisionale (quali decisioni vengono

prese, da chi, quali tempi e sequenze,

quali logiche e procedure)

• L’esigenza di decidere è dettata dal continuo

dinamismo interno ed esterno all’impresa. La

qualità del governo strategico coincide con la

qualità delle decisioni prese.

• Le decisioni in campo economico:

– sono soggette al vincolo di scarsità delle

risorse. Il vincolo delle risorse scarse può

essere visto come un gioco a somma 0

– impongono attente e rigorose analisi di

convenienza economica comparata che

possono essere svolte ricorrendo a modelli di

analisi economica per le decisioni

– sono adottate in condizioni di incertezza e,

dunque, comportano rischi

– sono intenzionalmente razionali, ma soggette

a limiti di razionalità (condizioni di razionalità

limitata) e di rischi di ritualizzazione

producono conseguenze più o meno ampie e

– stabili sulle condizioni di futuro svolgimento

dell’impresa

sono effettuate seguendo 2 principi:

1) bisogna compiere scelte con flessibilità

(capacità di adattamento ai futuri incerti

scenari)

2) rinnovare le basi per il futuro

3)

struttura dell’azienda come frutto di

la

scelte aziendali

le classi di scelte del governo strategico

scelte di configurazione del sistema di

- prodotto col quale presentarsi ai mercati

per suscitare domanda, e fronteggiare i

concorrenti

scelte di dimensionamento della capacità

- produttiva

scelt es di estensione interfunzionale e

- scelte di estensione verticale(qo)uali att

svolgere all’int e quali fare svolgere ad altri

soggetti)

scelte di estensione orizzontale (più

- bisness, più combinazioni prodotto –

mercato)

scelte di gestione patrimoniale, finanziaria,

- tributaria

scelte di formazione e sviluppo del

- patrimonio

scelte relative all’assetto organizzativo e

- all’organismo personale

scelte di assetto istituzionale

-

le 5 macrovariabili: asset

- to

istituzionale

configurazione delle combinazioni

- economiche

organismo personale

- assetto organizzativo

-

assetto istituzionale: configurazione dei

portatori di interesse, dei contributi che questi

forniscono all’azienda…………………

configurazione combinazioni economiche:

assetto complessivo delle attività svolte

dall’azienda attraverso i suoi membri o

prestatori di lavoro

patrimonio: è formato dalle varie clasi di

condizioni produttive materiali e immateriali

utilizzate dall’istituto per svolgere la propria

attività economica (riscorse monetarie,

materiali e immateriali)

organismo personale: insieme delle persone

che prestano il loro lavoro nell’istituto

assetto organizzativo: è la macrovariabile

che definisce la struttra interna e le modalità

di svolgimento dei procesi aziendali. Esso

risulta dalla configurazione di 3 variabili:

1. struttura organizzativa

2. distribuzione del potere

3. sistemi operativi

4. decisioni aziendali

Le cinque macrovariabili che compongono il

modello sono tra loro collegate da relazioni di

interdipendenza e

complementarietà (coerenza interna):

– ogni configurazione complessiva ha una

propria coerenza interna

– la variazione di una macrovariabile produce

effetti sulle altre componenti del modello

– ogni intervento di riprogettazione di una

macrovariabile può richiedere adattamenti

nelle altre componenti per assicurare nuova

coerenza

• Le cinque macrovariabili sono fortemente

influenzate dall’ambiente nel quale l’azienda

opera (coerenza esterna)

uniteratà degli istituti e del loro

l’

governo

• Ogni istituto è una realtà unitaria e unitario

deve essere il suo governo economico

(principio della unitarietà del governo

economico: tutte le decisioni devono comporsi

in un disegno unitario e coerente)

• L’unitarietà del governo economico è

realizzata con la formulazione e la realizzazione

di una strategia aziendale. La strategia

aziendale unifica le politiche delle singole aree

funzionali.

• La strategia aziendale si compone di due

elementi fondamentali:

– l’orientamento strategico di fondo (OSF) è

l’insieme di idee-guida, di valori e di

atteggiamenti che definiscono l’identità,

effettiva o ricercata, dell’impresa: che cosa

l’impresa fa o vuol fare, come e perché fare

impresa <8filosofia gestionale e organizzativa).

In quali aree competitive l’impresa vuole

operare, in che modo intende affrontare la

concorrenza, quali decisioni strategiche sul

piano finanziario..tecnologico…di marketing…

– gli indirizzi strategici in cui l’OSF si

concretizza( sono rappresentati da scelte

strategiche che definiscono in quali arene

competitive l’azienda intende operare e in che

modo intende affrontare la concorrenza, come

intende gestire gli attori istituzionali, quali

decisioni strategiche prenderà a livello

finanziario, tecnologico, di marketing e così

via )

uniteratà delle combinazioni

l’

economiche

I caratteri di unitarietà delle combinazioni

economiche sono:

– complementarietà, che si manifesta tra:

• fattori produttivi, ad es.: il lavoro è

complementare all’impiego di impianti nella

attività di trasformazione fisico tecnica

• insiemi di operazioni, ad es.: le attività di

vendita sono complementari a quelle di

trasformazione per lo svolgimento delle

combinazioni economiche

– fungibilità, che si manifesta tra:

• differenti fattori produttivi, ad es.: nell’ambito

di uno stesso processo di trasformazione fisico

tecnica, lavoro e impianti possono essere tra

loro fungibili

• classi di operazioni, ad es.: l’investimento

nella qualità può ridurre l’incidenza di attività di

assistenza post-vendita

– comunanza: uno stesso fattore di produzione

o un insieme di operazioni concorrono ad

ottenere più risultati, ad es.: un impianto di

produzione può essere comune a più linee di

produttive

– congiunzione: da uno stesso processo

produttivo escono contemporaneamente e

necessariamente più risultati, detti risultati

congiunti, ad. es. processo di distillazione del

petrolio

– uniformità dei fattori di produzione, dei

processi produttivi e dei prodotti, che si

manifesta nei fenomeni di:

• standardizzazione, ad es. standardizzazione

dei prodotti fabbricati

• uniformazione, la standardizzazione non

riguarda più una singola azienda, ma tutte le

aziende che adottano standard comuni per

svolgere certe attività, ad es. recepimento di

norme relative a pesi e misure da adottare

nelle attività di fabbricazione di certi prodotti

come la bulloneria

• modularità, progettazione di componenti

(moduli) che possono concorre alla produzione

di differenti prodotti complessi, ad es. i pianali

delle automobili sono spesso utilizzati per

diversi modelli

- interdipendenza tra unità che compongono

l’azienda (organi e persone). L’interdipendenza

analizza in termini organizzativi i precedenti

caratteri di unitarietà delle combinazioni

economiche. Tanto più forti sono questi

caratteri, tanto più elevata sarà

l’interdipendenza tra unità, ad es. l’esistenza di

un impianto comune a più processi di

fabbricazione richiederà una forte

interdipendenza tra le unità delle diverse linee

produttive, ma anche con quelle che si

occupano della vendita dei singoli prodotti

9.1. IL SISTEMA DI SCELTE E LA

STRUTTURA DELLE AZIENDE

9.1.1. L’AZIENZA COME SISTEMA

DECISIONALE

L’azienda può essere osservata come un

sistema decisionale (quali decisioni vengono

prese, da chi, quali tempi e sequenze, quali

logiche e procedure).

L’esigenza di decidere è dettata dal continuo

dinamismo interno ed esterno all’impresa;

infatti condizioni sempre nuove mettono in

crisi o in discussione gli equilibri in atto al

suo interno, perciò i tempi di decisione e il

contenuto più o meno originale ne qualificano i

processi decisionali.

- sono sempre soggette al vincolo di

scarsità delle risorse (l’innovazione rimuove

questo vincolo infatti una nuova idea può

produrre o migliori risultati a parità di risorse o

pari risultati con minor risorse);

- impongono attente e rigorose analisi di

convenienza economica comparata che

possono essere svolte ricorrendo a modelli di

analisi economica per le decisioni;

- si svolgono in condizioni di incertezza e,

dunque, comportano rischi (l’innovazione può

produrre sia vantaggi che danni);

- si svolgono in condizioni di razionalità

limitata, anche se sono intenzionalmente

razionali, inoltre sono soggetti a rischi di

ritualizzazione;

- producono conseguenze più o meno ampie

e stabili sulle condizioni di futuro svolgimento

dell’impresa.

L’impresa si ispira a due principi:

compiere scelte decise ma che

 consentano adeguati gradi di flessibilità

rinnovare le basi per il futuro sviluppo.

9.1.2. LA STRUTTURA DELL’AZIENDA COME

FRUTTO DI SCELTE AZIENDALI

Il sistema di governo strategico delle

imprese da un lato determina:

i componenti del reddito di esercizio

 (performance corrente dell’azienda)

la struttura dell’azienda (configurazione

 delle variabili fondamentali che sono le basi

per la performance futura dell’azienda e

che la compongono).

È articolato in grandi classi di scelte di:

configurazione del sistema prodotto

- :

attraverso cui ci si presenta nei mercati per

sollecitare la domanda e per far fronte alla

concorrenza.

dimensionamento della capacità

-

produttiva

estensione interfunzionale ed

-

estensione verticale : l’azienda decide quali

attività svolgere al proprio interno e quali

invece far svolgere ad altri soggetti.

estensione orizzontale

- : l’azienda decide se

attivare una o più combinazioni economiche

parziali.

gestione patrimoniale, gestione

-

finanziaria e gestione tributaria

formazione e sviluppo del patrimonio

- :

riguardanti il patrimonio materiale e

immateriale dell’azienda e la sua

configurazione fisica e spaziale.

relative all’assetto organizzativo e

-

all’organismo personale

assetto istituzionale

-

La struttura dell’azienda si compone di 5

macrovariabili tra loro interconnesse e

immerse nell’ambiente:

assetto istituzionale

- : è la configurazione

generale delle relazioni con le varie classi

di portatori di interessi, si scelgono i vari

insiemi di soggetti chiamati a comporre

l’istituto e a interagire con esso.

Comprende inoltre la distribuzione dei diritti

di proprietà e la forma giuridica, la

partecipazione ad aggregati interaziendali e al

loro governo e le strutture di governo e di

controllo aziendali, la loro composizione e le

modalità di funzionamento.

configurazione delle combinazioni

-

economiche : è l’assetto complessivo delle

attività svolte dall’azienda attraverso i suoi

membri o prestatori di lavoro (sistemi di

prodotto, dimensioni delle capacità produttive,

estensione verticale e orizzontale, il ruolo delle

varie gestioni).

patrimonio

- : è formato dalle varie classi di

condizioni produttive materiali e

immateriali utilizzate dall’istituto per svolgere

la propria attività economica (importante è al

collocazione geografica). Queste devono essere

oggetto di specifiche decisioni o indirizzi

strategici.

organismo personale

- : è l’insieme delle

persone che prestano il loro lavoro

nell’istituto. Comprende la dimensione e

l’articolazione del personale, le variabili

individuali (valori, bisogni) le variabili sociali

(cultura, clima organizzativo).

assetto organizzativo

- : definisce la

struttura interna e le modalità di

svolgimento dei processi aziendali.

Risulta dalla configurazione della struttura

organizzativa, della distribuzione del potere e

dei sistemi

operativi, ciascuna delle quali frutto di

complesse decisioni aziendali.

Curva di domanda

Prezzo Quantità

P 25 Q 100.000

0 0

P 30 Q 75.000

1 1

P 35 Q 50.000

2 2

prezzo Quantità

Sensibilità al prezzo elasticità:

Ɛ = | (ΔQ / Q ) / (ΔP / P ) | = ( (75.000 –

0 0

100.000) / 100.000 ) / ( (30 – 25) / 25) = 0.25 /

0.2 = 1.25

Es 7 pag 121

CONVENIENZA ECONOMICA

Prezzo Quantità

350 162.500

250 252.500

Costi fissi

Costi variabile unitario

Calcolare per ogni combinazione il REDDITO

OPERATIVO DI GESTIONE CARATTERISTICA

(ROGC)

Quello che avrà ROGC più grande è quello che

conviene in termini di guadagno

Sistema di prodotto

Il cuore dell’attività dell’impresa.

Realizzare un sistema di prodotto che riesca ad

avere successo nel mercato vincente.

Valutare 3 elementi fondamentali:

Sistema competitivo:

 chi sono i clienti di riferimento target

di riferimento dell’impresa: bisogna

concentrarsi li.

A cui presentare il prodotto in modo da

capire QUALI BISOGNI ha quel target,

quali sono le sue esigenze, a cosa devo

rispondere.

I suoi bisogni determinano i criteri

d’acquisto un soggetto compra un

perché

determinato prodotto .

i FATTORI CRITICI DI SUCCESSO quelli

tra tutti i criteri d’acquisto individuati che il

soggetto del target usa per scegliere,

NON TUTTI I CRITERI D’ACQUISTO, quelli

che il target di riferimento usa per decidere.

Analizzare anche la concorrenza: quante

altre aziende che ci sono sul mercato che

propongono per quella clientela quale

sistema di offerta c’è sul mercato

(competitor) .

Sistema di prodotto:

 caratteristiche materiali: fisiche

o (materiali utilizzato per costruirlo,

forma, dimensione, colore, quello che

fisicamente può essere usato per

descriverlo), tecniche

caratteristiche immateriali : marchio,

o immagine

gamma: varietà di prodotti che

o vengano realizzati

servizi (pre e post vendita): quelli che

o accompagnano la scelta d’acquisto

(pre), garanzie, assistenza successiva

(post) elemento fondamentale da non

trascurare

condizioni di acquisto: prezzo, la

o possibilità di rateizzare il pagamento,

ottenere degli sconti, finanziamenti,

valutazione dell’usato definizione del

prezzo.

I potenziali FATTORI CRITICI DI SUCCESSO

possono essere diversi per differenti insiemi di

clienti e per le varie classi di prodotti, bisogna

quindi analizzare specificatamente i vari

segmenti del mercato.

Alcuni FCS sono:

la funzionalità tecnica continua e duratura

 dei prodotti;

l’economicità del prezzo di acquisto iniziale

 e dei successivi costi d’uso;

la flessibilità d’uso (svolgimento di più

 funzioni);

l’integrabilità e la compatibilità con altri

 beni complementari, la possibilità di

personalizzazione;

il soddisfacimento di bisogni di prestigio, di

 status, di ostentazione, di identificazione;

l’appagamento di bisogni estetici;

 l’appagamento dei bisogni di solidarietà e di

 salvaguardia dell’ambiente;

l’affidabilità, l’unicità e la responsabilità

 della controparte;

l’accessibilità, comparabilità e

 sperimentabilità del prodotto in fase di

acquisto.

LE VARIABILI COMPONENTI IL SISTEMA DI

PRODOTTO

Il sistema di prodotto si compone di 4 elementi:

le caratteristiche materiali e la

 gamma dei beni offerti: le

caratteristiche materiali si distinguono in

attributi fisici (elementi immediatamente

percepibili dal punto di vista sensoriale e

statico), tecnico - funzionali

(proprietà, tecnologiche e di lavorazione,

che consentono al SP di svolgere

determinate funzioni) e

estetici (qualificano gli attributi fisici,

soggettivi).

In casi rari il SP riguarda un unico bene,

spesso, infatti, le aziende approntano una

gamma, ossia un

determinato assortimento tra cui il cliente

sceglie a seconda delle sue esigenze.

Quando la gamma è

articolata si possono definire sottosistemi

o SP multipli.

i servizi collegati ai beni offerti: sono

 essenzialmente i servizi pre-vendita e post-

vendita, che vengono differenziati

considerando i vari tipi di clienti (intermedi

e finali).

le caratteristiche immateriali:

 comprendono l’immagine, la reputazione e

la marca.

il prezzo e le altre condizioni

 contrattuali: in termini di sconti, modalità

di pagamento.

Devono rispondere ai bisogni dei clienti 

coerenza tra sistema di prodotto e i

bisogni della clientela target, la coerenza

tra il sistema di prodotto e i bisogni e i fattori

critici di successo.

il sistema di prodotto deve presentare dei

vantaggi competitivi modello di Porter (?)

vantaggio di differenziazione (diversa dalla

diversificazione cap 12) se ci sono

caratteristiche che rendono il nostro prodotto

più interessante rispetto a quelli dei

competitors, proporre un prodotto simile a

quello dei competitor ma se riesco ad offrire

più servizi può essere un elemento a mio

favore, oppure differenziare lavorando sulle

caratteristiche materiali

prodotto qualitativamente migliore

 

qualcosa in più rispetto ai competitor

(aggiunge valore al prodotto rispetto ai

concorrenti), si può anche aggiungere valore

utilizzando il marchio dell’azienda prodotti

identici a quelli dei competitor ma l’effetto

marchio consente di aggiungere un valore in

più (mulino bianco marchio) quindi

 

prezzo più alto

e vantaggio di costo aziende che lavorano

sul sistema produttivo per ridurre i costi di

produzione prezzo più basso prezzo

 

accettabile

Il vantaggio di differenziazione può

manifestarsi in:

eccellenza intrinseca dei materiali e delle

 lavorazioni

efficienza nei consumi (volumi e prezzi)

 degli input

alta meccanizzazione e automazione

 robustezza, capacità di autodiagnosi,

 disponibilità di ricambi

modularità, versatilità, adattabilità

 ampia gamma di beni fungibili e

 complementari offerti

ricchezza di documentazione e informazioni

 reperibilità e facilità di prova

 servizi pre-vendita e post-vendita

 marche, marchi, insegne, griffes

 contratti chiavi in mano

 elevato contenuto moda

 alto livello stilistico e artistico

 contenuto etico, ecologico, salutistico

 esclusività attuata mediante volumi limitati

 e vendita attraverso canali specializzati e

selezionati.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gaiafarina95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e organizzazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parthenope - Uniparthenope o del prof D'amore Mariano.

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