Lezione 1
Oggetto di studio
Il nostro oggetto di studio è l'azienda universale, cioè tutti quei caratteri riscontrabili in tutte le aziende indipendentemente dal momento storico o dall'ambiente culturale in cui essa opera. Con ciò vogliamo accettare diversi contributi scientifici e diversi ambiti d'indagine del fenomeno “azienda”: non è proprio solo degli economisti (aziendali) ma diventa il focus di molte discipline. Nel nostro percorso di studi ci soffermeremo sull'essenzialità e unitarietà dell'azienda, lasciando a studi prossimi l'analisi di aspetti più specifici.
Bisogni umani
L'uomo come essere vivente è sottoposto a continui stati di turbolenza psico-fisica che possono essere suddivisi (in base al loro grado all'urgenza e al modo in cui si manifestano) in:
- Problemi, se le situazioni emerse sono causali e richiedono specifiche soluzioni destinate a risolverli del tutto;
- Bisogni, se le situazioni si presentano continuamente ad intervalli più o meno ampi e richiedono interventi risolutivi ma mai definitivi;
- Mancanze, se lo stato di insoddisfazione è dato dal non disporre di qualcosa che però non è essenziale;
- Desideri, se il disagio nasce dalla voglia di sperimentare nuove situazioni senza che insorgano problemi o bisogni.
Oggetto delle nostre indagini saranno i bisogni, cioè tutte le manifestazioni fisiche-psicologiche di uno stato di disagio, di sofferenza e di inquietudine che l'uomo deve soddisfare attraverso la creazione di beni e servizi idonei. Da qui nasce la motivazione per cui vengono istituite le aziende: le aziende sono organizzazioni finalizzate alla realizzazione di beni materiali e immateriali atti a soddisfare i bisogni della collettività.
I bisogni sono quindi situazioni di mancanza che da sempre hanno rappresentato il motore dell'umanità e che nel corso dei secoli si sono evoluti fino a giungere all'impossibilità di appagare completamente sia il singolo individuo sia la collettività (bisogni individuali/collettivi).
La scala dei bisogni
Nasce la necessità di decidere quale bisogno è più urgente e quale invece può essere soddisfatto in un secondo momento: si redige la scala dei bisogni. Le scale dei bisogni più significative elaborate fino ad oggi sono quella di:
- Herzberg, che distingue i bisogni igienici da quelli motivazionali;
- Maslow, che vede in basso alla scala i bisogni più importanti e man mano che si sale, in cima, si trovano i bisogni meno urgenti da essere soddisfatti. Troveremo quindi, partendo dal basso, i bisogni fisiologici, di sicurezza, di affiliazione, di stima, di auto-realizzazione.
Ma come si soddisfano i bisogni umani? Le cose o gli oggetti atti ad esaudire le nostre esigenze vengono detti beni. Non si parla solo di beni materiali ma occorre anche godere di servizi, cioè beni immateriali.
Tipi di beni
È importante notare che nel mondo ci siamo inoltrati verso la “società dei servizi” cioè una società i cui bisogni vengono soddisfatti perlopiù tramite la predisposizione di servizi. In realtà non occorre solo disporre di bene ma anche di goderne, ovvero di appropriarsi del loro valore intrinseco. Per attingere al valore del bene e soddisfare così il bisogno a cui era destinato, si compie atti di impiego e anche atti di consumo.
Da qui la necessità di distinguere:
- Beni a fecondità ripetuta (durevoli, pluriennali, a lento rigiro): si esaudiscono attraverso l'uso continuato nel tempo; sono detti “pluriennali” perché rilasciano il loro valore in più atti di utilizzo fino al loro esaurimento. Vengono impiegati per periodi di tempo lunghi.
- Beni a fecondità semplice (a singolo uso, annuali, a veloce rigiro): rilasciano il loro valore in un unico atto di utilizzo, cosicché soddisfano il bisogno a cui sono destinati oppure si rendono disponibili per essere assemblati ad altri beni per creare “nuovo valore”.
Si può trattare sia di beni materiali che immateriali, anche se c'è una sostanziale differenza. Il valore dei beni materiali può essere “tesaurizzato”, cioè rinviato al futuro facendo attenzione che lo scorrere del tempo non lo distrugga o deteriori; i servizi invece non sono “cumulabili”, cioè non sono usufruibili gradualmente nel tempo ma devono essere goduti all'istante, a meno che non si abbia diritto a godere di un servizio.
Come sappiamo i bisogni non si soddisfano in una sola volta, ma si presentano continuamente e di conseguenza c'è necessità continua di beni, ovvero di un flusso di beni e servizi. In relazione a questo flusso si parla di beni a veloce rigiro (fecondità semplice) se devono essere rinnovati o sostituiti nel breve periodo e di beni a lento rigiro (fecondità ripetuta), se ci riferiamo al lungo periodo.
Stock di beni e risorse
Ne deriva che lo stock di beni deve essere adeguatamente ricostituito per evitare il suo esaurimento. Ma ciò non è sempre possibile dato che, ad oggi, tutti i beni sono scarsi: negli anni passati si era soliti distinguere i beni economici (o scarsi), cioè quelli disponibili in quantità limitate, da quelli non economici, che invece erano liberamente utilizzabili. Nel mondo attuale questa classificazione dei beni non ha più senso dato che tutti i beni devono essere tutelati e usati in modo efficiente ed efficace, evitando il loro spreco o il loro deterioramento.
Si percepisce l'impossibilità di procurarsi i beni atti a soddisfare i bisogni e ciò porta a due conseguenze:
- Impossibilità di soddisfare tutti i bisogni;
- L'aumento del prezzo dei beni che siamo disposti a sostenere man mano che il bene diventa più scarso;
La comunità umana si è impegnata a utilizzare al meglio le risorse naturali a sua disposizione; nel corso dei secoli ha accumulato conoscenze innovative che, traducendosi in abilità manuali, realizzano il processo di creazione del valore. Partendo dal cosiddetto patrimonio tecnico, cioè da quei beni strumentali o intermedi, si realizzano beni atti al consumo finale. È necessario quindi che una certa quantità di risorse naturali siano destinate alla fabbricazione del consumo intermedio affinché si possa parlare di progresso tecnico o tecnologico, con cui si predispone strumenti idonei a realizzare nuovi processi di creazione del lavoro.
Funzioni aziendali
Da qui si possono introdurre le funzioni aziendali:
- Produzione: realizzazione di beni materiali e immateriali idonei a soddisfare i bisogni umani; si ha produzione trasformando input (materie prime) in output (prodotti finiti) ma anche trasportando i beni fabbricati da un luogo all'altro;
- Consumo: atto di utilizzo di beni e servizi per il soddisfacimento di bisogni individuali o collettivi; oltre al consumo finale esiste il consumo intermedio qualora il valore di beni venga assemblato ad altri per creare “nuovo valore”;
- Risparmio: atto mediante cui non consumiamo le risorse disponibili; è inversamente proporzionale al consumo: più consumi, meno risparmi e viceversa;
- Investimento: destinazione del risparmio nell'ottenimento di beni intermedi, cioè nell'implemento del patrimonio strutturale.
Un'ulteriore funzione aziendale è stata introdotta in seguito, ed oggi rappresenta un fattore di forte crescita sociale.
- Innovazione: è la funzione economica aggiunta di recente e consiste nell'applicazione di una scoperta scientifica al processo produttivo. È un'attività essenziale per competere nel mercato perché favorisce all'azienda di migliorarsi e di evolversi contemporaneamente con l'ambiente circostante. La nostra dottrina ritiene opportuno suddividere le innovazioni di processo o di prodotto. Le prime possono a loro volta distinguersi in innovazioni tecniche o tecnologiche, gestionali, organizzative; si effettua degli investimenti al fine di modificare l'assetto organizzativo, processo produttivo o la gestione aziendale. Le innovazioni di prodotto invece ampliano il mix di beni fabbricati o dei servizi resi (relative o totali).
Classificazione delle aziende
Le funzioni economiche appena descritte aiutano a porre chiarezza sul termine “azienda”, e permettono di creare questa classificazione (considerata dai maestri non del tutto valida):
- Aziende di produzione = imprese
- Aziende di consumo = aziende di erogazione (ES: nella famiglia si svolge soprattutto il consumo)
- Aziende miste (produzione + consumo) = aziende di erogazione composte
Quindi possiamo definire l'azienda come un luogo fisico dove si combinano, in modo unitario, capacità umane e lavoro strumentale a rappresentare il rapporto di uomo-strumenti-natura. Tutte queste comunità di persone presentano dei caratteri comuni ed inequivocabili: è per questo che si parla di azienda universale.
Economia aziendale sarà la scienza che studia l'azienda e ne identifica i criteri base per permetterci di studiarne i funzionamenti. Si avvale di informazioni quantitativo-monetarie elaborate da appositi strumenti contabili che ci danno una rapida rappresentazione della situazione dell'azienda analizzata. Tali informazioni diverranno utili sia per soggetti interni all'azienda sia per i soggetti esterni, i cosiddetti stakeholder. Ognuno di essi potrà prendere decisioni responsabili (evitando conseguenze dannose) e razionali (adatte all'utilizzo delle risorse disponibili).
Lezione 2
L'azienda come unità economica
Quando pensiamo all'azienda pensiamo immediatamente al luogo fisico. Ma se approfondiamo ci accorgiamo che in quel luogo c'è un insieme coordinato e organizzato di persone che in modo continuativo sviluppano conoscenze e abilità realizzando il processo di creazione del valore al fine di fabbricare beni e apprestare servizi.
Per facilitare la comprensione di un fenomeno così complesso la dottrina ha elaborato delle similitudini, ognuna delle quali vuole soffermarsi su uno specifico aspetto dell'azienda ma tutte seguite dal sostantivo “economico”.
Azienda come unità economica, per enfatizzare il senso di unicità: ogni azienda è unica e irripetibile, non può essere trasferita nello spazio né ripetuta nel tempo; si parla di “unità tra la molteplicità”. In virtù di questo ogni azienda non è definita una volta per tutte, ma se nell'arco della sua vita si modifica aggiungendo o perdendo uno o più elementi, crea una “novità”. Possono esistere eventuali copie, nessuna sarà mai identica all'altra: ognuna ha una propria cultura antropologica e ambientale che dipende dalla cultura personale degli individui che vi collaborano. Se ogni essere vivente è unico, allora lo sarà anche la comunità di persone che costituiscono l'azienda. Inoltre c'è da specificare che ogni azienda si differenzia dalle altre anche per le vicende storiche vissute e per le caratteristiche dell'ambiente in cui è inserita.
(Nel caso delle multinazionali, è difficile imporre a tutte le unità operative i modelli economici considerati validi solo per l'azienda stanziata nell'ambiente d'origine).
Altre definizioni di azienda
Azienda come individuo, soggetto o agente per enfatizzare nuovamente la diversità di un'azienda dall'altra così che ci possa trovare principi comuni che vanno a creare l'azienda universale.
Azienda come attore, per porre attenzione sul “ruolo” specifico che l'azienda ha come attore di uno scenario socio-economico.
Azienda come cellula, per concentrarci sulla complementarietà aziendale: l'azienda è una cellula che opera nel tessuto economico. Come le cellule hanno continui scambi tra di loro, così anche le aziende vivono in sintonia con le organizzazioni economiche con cui hanno rapporti di comunicazione. Appare evidente come la sua “buona” o “cattiva” salute si propaghi rapidamente a tutte le altre inserite nel medesimo tessuto.
Teorie sull'azienda
Nel corso dei secoli si sono alternate tre diverse scuole di pensiero che riflettevano sull'azienda e che hanno originato tre diverse teorie:
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Teoria contrattualistica
Questa prima posizione si rifà proprio al concetto appena visto di rapporti economici-finanziari che sorgono tra aziende. Allora l'azienda sarà “un insieme coordinato di contratti!” qualsiasi attività aziendale è legata alla predisposizione di un contratto di natura giuridica che attribuisce diritti ed obblighi a tutti i soggetti che stipulano il contratto, si può quindi godere degli effetti giuridici che ne conseguono. Tale teoria pone enfasi sulla dimensione giuridica dell'azienda: tutte le iniziative di individui e di aziende, devono essere rigorosamente riconosciute dalla legge, che diventa il supremo ordinatore. Alla sua nascita, nel XX secolo, questa teoria si diffuse rapidamente ma in seguito fu considerata “incompleta”, nel senso che coglie solo un unico aspetto del fenomeno aziendale. Nessuno disconosce il fatto che ogni rapporto interaziendale deve sottostare alla legge ma la legge acquieta le iniziative individuali tanto da negare l'innovazione. Non rappresentò più un buon riferimento di studio fino a quando non fu proposta l'interpretazione “agenziale”.
Teoria dell'agenzia: pone attenzione sulle aziende costituite in forma societaria dove i manager compiono uno o più atti giuridici per conto degli azionisti. Questa teoria sicuramente poggia basi più sicure ma suscita riflessioni circa la responsabilità giuridica dell'azienda. Tratta del rapporto fiduciario tra manager e coloro che apportano capitale di rischio, cioè i proprietari. Ma tutti gli altri interlocutori?
La teoria contrattualistica perde importanza a metà del XX secolo per dare voce alla:
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Teoria sistemica
Vede l'azienda come un insieme coordinato di risorse, combinate tra loro! Ci si concentra sul legame tra risorse umane e materiali in un'ottica tecnico-scientifica che va quindi a prevalere sulla cultura giuridica precedente. Una visione quasi matematica del fenomeno azienda ha permesso di implementare lo studio di nuove aree (organizzative, decisionali e finanziarie); tuttavia viene considerata l'azienda come un sistema chiuso/statico, cioè definito in un determinato luogo e in uno specifico arco temporaneo. Appare evidente che l'azienda è un sistema aperto/dinamico, sottoposto a continui mutamenti e rapportato con soggetti anche esterni al perimetro aziendale. In definitiva questa nuova visione d'azienda offre importanti dati matematici che consentono di raggiungere il massimo profitto ma riduce l'azienda e l'uomo a mero elemento di un complesso meccanico, annullando quindi le sue specificità e le sue iniziative.
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Teoria organicistica
Vede l'azienda come un organismo vivente originale, unico e imprevedibile proprio come lo è l'uomo.
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Economia aziendale
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Appunti per prova intermedia di Economia aziendale
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Tutte lezioni esercitazioni Economia delle aziende di credito, Prova intermedia
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