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drammaturgia musicale

appunti di drammaturgia musicale del primo semestre 2017, modulo A e B basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Sala dell’università degli Studi di Milano - Unimi, facoltà di Lettere e filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Drammaturgia musicale docente Prof. E. Sala

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ESTRATTO DOCUMENTO

frase, cadrà comunque nella perdizione e nella disperazione. La posta in gioco è la libertà.

Partito con Mefistofele per un lungo viaggio, Faust che nel frattempo ha ritrovato la giovinezza

grazie a un filtro somministratogli da una strega, incontra in una città medievale una deliziosa

creatura, ingenua e candida, Margherita, e chiede l’aiuto di Mefistofele per conquistarla. Ben presto,

Margherita si innamora di lui e gli si concede.

L’attimo di amore e di gioia è subito sommerso da una serie di dolorose tragedie: la madre di

Margherita muore e così Valentino, il fratello della ragazza che vuole vendicare l’onore della famiglia

ma viene ucciso da Faust in duello. Margherita sopprime nella sua disperazione, il bambino che le è

appena nato e finisce in carcere. Faust, all’oscuro della sua tragica fine, viene trascinato da

Mefistofele in nuove avventure che lo introduce alle conoscenze dei mondi infernali, conducendolo

a una Sabba (il concilio delle streghe e delle potenze demoniache). Ma proprio quando, sedotto da

Mefistofele che non vuole che l’amore per Margherita lo salvi, sta per abbandonarsi alla voluttà dei

sensi, gli compare davanti l’immagine dell’amata con un sottile cerchio rosso attorno al collo.

Mefistofele è costretto a rivelare la tragedia di Margherita e Faust lo obbliga a trasportarlo nel

carcere dove langue il suo povero amore. Invano però le offrirà la salvezza: Margherita, benché

impazzita, è conscia della necessità del suo castigo e respinge l’aiuto di Faust e del suo compagno,

preferendo l’espiazione. Quando muore, una voce dall’alto grida: «È salva!».

FAUST PARTE II

La seconda parte è molto ampia ed è divisa in cinque atti, a differenza della prima, costituita da una

successione di quadri staccati, senza immediata connessione logica tra di loro; è anche gravata da

innumerevoli simboli e significati concettuali, che la rendono assai ardua.

-Nel primo atto, Faust si sveglia dal sonno dell’oblio in mezzo a un’accogliente natura, quasi rinato.

Tutto il passato è solo un lontano ricordo. In compagnia di Mefistofele, si reca alla corte

dell’imperatore dove, grazie ai prodigi del suo accompagnatore, riesce a farsi nominare tesoriere di

corte.

-Nel secondo atto, Faust torna nel suo laboratorio e ritrova il suo allievo Wagner ormai assurto ad

alti onori. Wagner ha la pretesa di non aver più nulla da imparare dall’antico maestro, ma è solo con

l’aiuto di Faust che riesce a produrre in laboratorio Homunculus, l’uomo artificiale in provetta,

costituito solo da cervello e spirito. Homunculus vede tutto, anche i pensieri più reconditi degli

uomini, ma è incompleto: non ama e non ha consistenza fisica. Perciò ha bisogno anche lui, come

Faust, di un bagno nella grecità. Homunculus si mette quindi in viaggio, con Faust e Mefistofele,

verso la «Notte classica di Valpurga», durante la quale, nel suo desiderio di diventare “natura” si

dissolve nel mare per assurgere a nuova vita nell’unità del Tutto.

-Nel terzo atto, Elena di Troia, che Faust cerca da tempo, è costretta da Mefistofele a recarsi nel

castello dove si è installato Faust. Elena rappresenta il mondo classico, dell’antica Grecia, mentre

Faust è il mondo nordico e medievale. Nell’incontro dei due si effettua una fusione dei due mondi e

ne nasce Euforione (nel mito figlio di Elena e Achille), simbolo della poesia romantica.

-Nel quarto atto, Faust, assurto a piena maturità e consapevolezza di sé nel possesso di Elena (della

classicità ellenica), trova nell’attività pratica la soluzione al suo angoscioso problema esistenziale:

inserirsi nella realtà della vita e lavorare al bene comune. Decide perciò di strappare al mare un

vasto lembo di terra e renderlo fertile. Tornato in Germania, ottiene dall’imperatore un vasto

territorio dove può mettersi al lavoro per realizzare il suo progetto unitario. Purtroppo due

vecchietti, Filemone e Bauci, rifiutano di abbandonare la loro capanna. Intervengono allora i tre

giganti di Faust che bruciano la capanna con dentro la povera coppia. Faust si sente responsabile e

ne soffre: il senso di colpa lo riporta a dimensioni più umane.

-Nel quinto atto, ormai Faust è vecchio e cieco, ma non si dà per vinto. Mentre i Lemuri, sotto la

guida di Mefistofele, già gli scavano la tomba, Faust scambia i colpi delle loro pale per quelli degli

operai che scavano un fossato per drenare le ultime acque della palude, e confessa di godere

l’attimo della massima felicità.

Stando al famoso patto, Faust ha perso la scommessa e la sua anima dovrebbe diventare preda di

Mefistofele. Ma un esercito celeste sconfigge il diavolo e porta in Paradiso l’anima di Faust. Dinanzi

al trono della Mater Gloriosa intercede per lui «una delle penitenti che già ebbe nome Margherita».

E gli Angeli cantano: «Colui che sempre si è nella ricerca affaticato, noi lo possiamo redimere!».

Il nucleo dell’opera è proprio in questo Streben (il verbo «Streben»: cercare, tendere a una meta,

aspirare a qualcosa), il perpetuo tendere ad una meta, in un’ansia di azione che supera ogni

tentazione ad appagarsi di un obiettivo già raggiunto.

Legame tra Faust e la modernità > in che senso Faust è un mito che esprime la modernità? E che

dunque si svolge nella modernità. La versione “archetipo” del Faust è quella di GOETHE > diventa LA

versione principale del mito del Faust. Il Faust è l’unico vero mito che la modernità abbia mai creato.

MODULO A

Mythos: il patto con il diavolo

Hybris: uomo che deve stare nei limiti, trascendere è il peccato tragico.

Il faust non è pensabile senza cristianesimo: diavolo quindi ho mito moderno.

Tenore è faust l’eroe, soprano è Margherita la vittima e baritono è il diavolo.

La drammaturgia musicale è applicabile anche a fenomeni non rappresentati, esempi:

- 1961, Sanremo, 24 mila baci, Celentano, la forma si descrive con il sistemo alfanumerico,

ogni unità ha il nome di una lettera: forme tipiche della canzone pop angloamericane

(chorus bridge), il corpo introduttivo è “amami” e “ti voglio bene” è il verse, non si conta.

L’aggancio al ritornello è l’huck ovvero il gangio.

Chorus è A, bridge è B.

A: con 24 mila baci fino a ore; A: con 24 mila baci fino a bacio te; B: diverso; A: Con 24 mila

baci, quindi schema AABA + coda che è di solito libera. Approccio strutturale che descrive,

analizza l’oggetto musicale con i parametri sintattici formali, i meccanismi che lo strutturano.

La drammaturgia è un approccio semantico, non sintattico o morfologico è dunque interessata a

capire il significato che produce, presuppone anche l’approccio strutturale, ma è un presupposto.

Cerca i significati drammatici, semantizzare.

- Esempio di opera: Aria tratta dall’orfeo e euridice di Gluck Vienna 1762

Personaggio principale: orfeo, era un castrato ovvero un cantante che subì un’operazione di

castrazione che cambia la voce, erano accettati perché andavano a cantare anche alla

cappella sistina. Le donne non potevano cantare. Cantato dopo che orfeo si è voltato e

quindi ha perso l’oggetto amato.

Ascolto di “che farò senza Euridice” contro tenore e donna

Aspetto fondamentale del medium genere opera, specialmente opera italiana, cioè quella

dell’articolazione del tempo, cioè come viene strutturata la dimensione temporale nell’opera.

Tempo rappresentato e il tempo della rappresentazione stessa. Nel cinema il tempo è un dato

meccanizzato, cosa corrisponde nel cinema al tempo della rappresentazione? La durata del film.

Non vale per il cinema muto, dato che precede questo momento di standardizzazione ed è un

problema. I film muti si misurano in metri della pellicola, esempio 2748 m.

Nel teatro è variabile il tempo della rappresentazione e dell’esecuzione. Il tempo rappresentato è il

tempo del contenuto narrativo, della storia messa in scena, ci sono varie strategie, come nel teatro

di parola c’è una forte influenza del modello classico aristotelico che prevedeva l’unità di tempo; la

storia deve durare non più che nell’arco di una giornata, era quindi un tempo corto per l’esigenza di

creare un avvicinamento, un rapporto analogico tra il tempo rappresentato e il tempo della

rappresentazione.

Nell’opera questa esigenza di realismo non è un obbligo previsto, non è un’esigenza prevista dal

medium, questo si differenzia dal tetro di parola, non solo perché l’unità di tempo non è prescritta

ma anche perché il tempo di scorrimento, all’interno della rappresentazione, subisce costantemente

dei salti nello scorrimento del tempo. È un meccanismo tipico dell’opera che si concretizza

nell’opposizione tra recitativo e aria, nel primo il tempo scorre, nel secondo tende a dilatarsi fino a

fermarsi. Il tempo della rappresentazione non è un tempo lineare e intrattiene con quello

rappresentato un tempo che cambia continuamente. Mentre Orfeo piange la morte di Euridice,

succedono tante cose, una catarsi di uscire dal dolore con la musica, ma il tempo è statico.

Succede dentro di lui, ma non nella realtà rappresentata.

Il cantante dell’opera nella tradizione, si metteva sul proscenio come se uscisse dalla

rappresentazione. Nel momento dell’aria, il tempo si ferma ma è come se si entra in un'altra

dimensione, quella degli affetti.

Ascolto: Orfeo e Euridice Benjun Meta è un format diffuso oggi: come il teatro viene mediato,

modificato attraverso i media. È un video realizzato a partire da un luogo teatrale e affascinante:

castello di cesky Krummlov (restaurato, ospita spettacoli d’opera), è un ibrido, film d’opera che in

origine è stato anche uno spettacolo teatrale.

Alternanza aria- recitativo, come le strutture temporali, lo scorrimento del tempo in ambito

operistico subiscono un rallentamento durante le arie e a procedere velocemente nei recitativi, che

sono molto elaborati in Gluck, si chiamano recitativi accompagnati, mentre nel 700 di solito sono

eseguiti solo da uno strumento che fa il basso e uno a tastiera per gli accordi.

L’aria di Euridice è in DO minore: disperazione senza catarsi quella di orfeo in DO maggiore:

disperazione con catarsi. Il rapporto tra le tonalità può avere un cambiamento.

Esempio dell’opera:

-Compositore Gluck, Aria tratta dall’Orfeo e Euridice,1762 (Vienna)

opera di rottura, voleva proporre una riforma. Il personaggio principale, Orfeo, era un famoso

castrato ovvero un cantante aveva subito un’operazione prima della muta della voce ai testicoli.

E’ un fenomeno accettato culturalmente, anzi il luogo in cui i castrati avevano il loro tempio

d’elezione era la cappella Sistina (accettato dal cristianesimo).

Era vietato alle donne di cantare in chiesa e per questo utilizzavano i castrati nei registri acuti

(soprano) oppure i bambini, o in contro-tenori (maschio adulto che canta in falsetto).

*L’Aria di Orfeo è cantata dopo il momento fatidico: dopo che Orfeo ha perso l’oggetto amato.

*L’incipit dell’Aria è: che farò senza Euridice

*Ascolto di “Aria” > contro-tenore uomo e poi di una donna

*Struttura: rondò (prima era un choruse bridge)

ABACA + coda

B > momento di turbamento

C > momento diverso

Il tempo rappresentato e il tempo della rappresentazione

1)Nel cinema, il t della rappresentazione, è un dato meccanizzato: ovvero quanto dura il film.

Questo vale solo per il film sonoro, dopo che si è stabilito uno standard unico (24 fotogrammi al

secondo);

Il cinema muto precede il momento di standardizzazione = grande problema perché prima si poteva

variare i tempi di scorrimento a seconda della scelta. I film muti si misurano in metri della pellicola,

non in minuti.

2)Nel teatro è variabile il tempo della rappresentazione e dell’esecuzione.

Il tempo rappresentato è il tempo del contenuto narrativo o della storia messa in scena.

Ci sono varie strategie che si possono usare tra il tempo rappresentazione e il tempo della

rappresentazione.

Per esempio, nel teatro della parola c’è una fortissima influenza del modello classico/aristotelico che

prevedeva l’unità di tempo (la storia messinscena debba durare non più dell’arco di una giornata),

era dunque un tempo corto.

L’esigenza che sta dietro a questa scelta era, a livello pratico di semplificare le scenografie, ma

soprattutto per creare il più possibile un avvicinamento, un’analogia tra il tempo rappresentato e il

tempo della rappresentazione. Rendere il più possibile omogenei il tempo rappresentato e il tempo

della rappresentazione è impossibile, diventerebbe un reality show.

Nell’opera, questa esigenza di realismo, non è un obbligo previsto dal medium ; in questo si

differenzia tantissimo dal teatro di parola, non solo perché l’unità di tempo non è prescritta ma

anche perché il tempo di scorrimento all’interno del tempo della rappresentazione subisce

costantemente dei salti nello scorrimento del tempo = meccanismo tipico dell’opera che si

concretizza nella opposizione tra recitativo e aria. Nel recitativo il tempo scorre mentre nell’aria

tende a dilatarsi fino a fermarsi. IL tempo della rappresentazione non è un tempo lineare e ha un

rapporto con il tempo rappresentativo che cambia continuamente. Recitativo: cinetica; Aria: statica

(Mentre Orfeo piange la seconda morte di Euridice, succedono tantissime cose ma dentro di lui, non

nella realtà rappresentata. Nel momento dell’aria il tempo si ferma e sembra di entrare in un’altra

dimensione, nella dimensione degli affetti).

Ascolto: Orfeo e Euridice Bejun Mehta

E’ un format molto diffuso oggi= come il teatro viene mediato, modificato attraverso i media.

E’ un video realizzato a partire da un luogo teatrale e affascinante: castello di Cesky Krumnlov

(restaurato, ospita spettacoli d’opera) > è un ibrido: film d’opera che in origine è stato anche uno

spettacolo teatrale

Alternanza aria/ recitativo = il tempo tende a fermarsi durante le arie mentre durante i recitativi

scorre veloce per compensare le arie.

I due personaggi hanno una forte psicologia, l’amore è sempre qualcosa legata all’impossibilità.

Quest’opera ha un lieto fine utopico (non consolatorio).

Rapporto tra le due arie: l’aria di Euridice è un’aria minore mentre quella di Orfeo in Do maggiore=

le due tonalità si associano a un significato drammatico.

La disperazione femminile senza catarsi mentre quella maschile è catarsica.

Nella versione italiana le due tonalità si oppongono in modo assoluto

MEFISTOFELE

Arrigo Boito & Giuseppe Verdi

Artista vissuto subito dopo l'unità d'Italia, negli anni '60 del 1800.

Diviene un punto di riferimento della poetica Milanese, all'interno della scapigliatura (una cultura

molto anticonformista, antiborghese).

La sua poesia più famosa, che c'entra anche con il Mefistofele, s'intitola Dualismo (visto da molti

come il manifesto della scapigliatura stessa)

Qui il dualismo è portato a condizioni estreme, quasi alla schizofrenia (ponendo rime avvicinate che

compongono quasi uno scioglilingua)

L'Omunculus è un tema che ripercorre anche il Faust (l'omunculus è un esperimento del creatore,

quindi noi siamo l'omunculus perché siamo l'esperimento di Dio, posto nella poesia come un chimico

pazzo).

> Lettura e spiegazione della poesia Dualismo. Boito ci lascia intendere che proprio perché siamo

scettici, abbiamo "fame" di fede. Boito paragona il demonio all'anglo, poiché, in realtà, Lucifero è

l'angelo caduto. Nel finale cogliamo ciò che Boito vuole trasmettere: l'uomo è "l'equilibrista" tra il

sogno (l'inganno) e la realtà. Anrigo Boito è anche un compositore, che studia composizione al

conservatorio di Milano, insieme a Franco Faccio. Per realizzare questa "ansia" di rinnovamento,

questa tensione anticonformistica nel campo musicale, decide di scrivere un'opera, da

rappresentare alla Scala. Nel decennio successivo all'unità d'Italia, il grande compositore di

riferimento è Verdi (che emerge durante la seconda guerra di indipendenza tra il 1858 e il 1859,

visto come l'acronimo di Vittorio Emanuele re d'Italia). Milano diviene la capitale "morale" (la città

delle cinque giornate, la città che diede un contributo fondamentale alla causa del risorgimento) e

non più "politica".

Boito e gli scapigliati ce l'avranno a morte con Verdi, poiché egli si era "schierato" dalla parte del re,

mentre gli scapigliati stavano dalla parte di Garibaldi. Di li a poco, intorno ai suoi sessant'anni, verdi

conclude la sua carriera di compositore con La messa da requiem, dedicata alla morte di Manzoni, e

l'Aida. Con La messa da requiem e l'Aida, pur odiando tale città, Verdi finisce per essere

"milanesizzato": perché entrambe le opere vengono rappresentate a Milano alla Scala, in più egli

morirà proprio a Milano (in realtà lui era anche nato come compositore a Milano, con il Nabucco).

Quando muore, nel 1901, i funerali di Verdi sono stati un evento nazionale come pochi, dove il

popolo cantò il va Pensiero, il quale assume un valore fortissimo, come un canto "anti-inno

nazionale". Il Mefistofele fu il primo vero debutto di Boito, nel 1868, con il quale Boito si ribella al

"padre" dell'opera, Verdi.

Il Mefistofele fu il primo vero debutto di Boito, nel 1868, con il quale Boito si ribella al "padre"

dell'opera, Verdi. L'opera di Boito contribuisce al termine della carriera di Verdi. Boito presenta il

Mefistofele, all'età di ventisei anni, alla Scala, dirigendola lui stesso. L'opera fu fischiata, rifiutata, un

fiasco totale; poiché il pubblico si sentì provocato. Boito decide di modificare l'opera, ponendo il

Faust da baritono a tenore e spostando le vicende in un'altra città, Bologna. Con queste modifiche

l'opera viene riproposta nel 1875 ed ebbe un grande successo. Purtroppo non conosciamo l'opera

originale del 1868, ma solo il uso libretto, poiché Boito modificò direttamente lo spartito unico e

originale. -> Ascolto dell'aria di Mefistofele del primo atto. E' ricorrente l'uso del fischio durante il

canto (cosa alquanto strana e insolita) La filosofia nichilista e grottesca dell'opera si rifà anche alla

poesia Dualismo.

Quello che porta Mefistofele è un particolar modo di umorismo. Dal punto di vista morfologico, l'aria

di Mefistofele è "strofica", poiché composta da due strofe molto simili, dove entrambe concludono

con i fischi.

Nel 1875 viene pubblicata anche la disposizione scenica del Mefistofele, dove c'è una nota

assolutamente affascinante e tipicamente boitiana su come realizzare il fischio (si tratta in realtà di

fischi fatti dietro le quinte da un uomo capace di fischiare con tale forza e ritmo, non è quindi l'attore

del Mefistofele a fischiare durante la recitazione).

Nella prima versione del 1868, Boito fece il suono dei fischi utilizzando una macchina con il suono

della locomotiva, posta sotto il palco.

Boito sostiene che l'uso di quella macchina avrebbe dato un suono molto più adatto alla situazione.

Insieme al libretto di Arrigo Boito viene pubblicata la disposizione scenica: componente visiva-

registica.

Avvertenze per i cantanti, l’aspetto degli attori/cantanti, spiegazione dei segni. Il direttore di scena

comunicava ai cantanti e comparse ciò che veniva scritto su questo manuale.

Boito era un poeta e un uomo di spettacolo ed è un compositore e musicista.

prologo in cielo> è una costante del mito di Faust di Goethe (c’è anche un prologo nel teatro, molto

particolare e Boito l tiene presente ma non nell’opera, ma come prefazione del libretto della

versione catastrofica del ’68).

Lo spazio in cui si svolte il prologo in cielo= non è nel proscenio perché non esiste e quindi si svolge

oltre sipario, dove c’è un tulle che fa da sipario che è trasparente, in grado quindi di mostrare quello

che c’è dietro.

c’è poi una botola da cui salirà Mefistofele: ha un piedistallo che porta a un metro sopra il

palcoscenico. Dietro di lui c’è il cielo stellato e la curia.

Organizzazione musicale: i cori sono dislocamente collocati, c’è una banda che percorrerà la strada

tracciata dalla linea tratteggiata, collegandosi poi nel luogo F (pedana).

A destra c’è una pedana di coristi, poi attorno la fisarmonica c’è il coro delle voci bianche poi c’è un

organo a canne, l’orchestra è in buca e quindi non visibile sulla pianta. Ci sono 44 coriste.

Disposizione scenica pubblicata assieme al libretto da Arrigo Boito.

Componente visivo-registica avvisi per i cantanti, aspetto per attori e cantanti, spiegazione dei segni.

Il direttore di scena comunicava ai cantanti e comparse ciò che veniva scritto su questo manuale.

Boito era un poeta e un uomo di spettacolo ed è un compositore e musicista.

Prologo in cielo: è una costante del mito di Faust di Goethe, c’è anche un prologo nel teatro, molto

particolare e Boito lo tiene presente, ma non nell’opera, ma come prefazione del libretto.

Spazio in cui si svolge: proscenio non esiste quindi si svolge oltre il sipario c’è una tenda che fa da

sipario che è trasparente, in grado di mostrarsi cosa c’è dietro.

A sinistra c’è poi una botola da cui salirà Mefistotele, ha un piedistallo che porta a un metro sopra il

palcoscenico. Dietro di lui c’è il cielo stellato e la curia.

Organizzazione musicale: cori sono dislocati e collegati, c’è una banda che percorrerà la strada

tracciata dalla linea tratteggiata. Collegandosi poi nel luogo F (pedana).

A destra c’è una pedana di coristi, poi attorno la fisarmonica c’è il coro delle voci bianchi, poi c’è un

organo a canne, l’orchestra è in buca e quindi non visibile sulla pianta. E’ un’armorium ci sono 44

coriste (contralti e soprani).

Arrigo Boito Mefistotele, opera completa

Sinfonia anomala per essere nel 1868. Inizia con una sola nota (mi) fatta su ottave diverso da tutti gli

strumenti dell’orchestra.

C’è la fanfara da dietro il sipario, da un luogo non visibile e una buca dell’orchestra. Largamente

ritmato ma senza rigore di tempo e anche qua ruota tutto attorno.

La nota di base è il mi maggiore che crea il I° segmento di musica. La fanfara finisce con il flauto e

l’arpa che è un suono contrapposto al precedente.

Si fa un salto al fa diesis, siamo al terzo suono.

Questa è l’apertura del Mefistotele di Arrigo Boito, dove troviamo un sistema scalare totalmente

inaspettato e estraneo. Ha cercato di tradurre musicalmente questa estraneità.

Saggio di Guccini: scrive in modo contorto e l’oggetto non è semplice, perché si occupa dell’opera

dal punto di vista di un teatrologo e tratta la disposizione di Arrigo Boito come se fosse una proto

regia. Concepito per fini pratici: il frontespizio lo fa capire.

Mefistofele: primo personaggio, labbro superiore senza peli, capelli corti a mezza fronte, scoperte le

tempie, sopracciglia angolose. Magro e alto, elegante con una gamba accavallata, si appoggio allo

spadone, gesti angolosi, unghie delle mani lunghe e mani magre. È una personificazione del male,

anela a un fine che non può raggiungere. Vuole il male e finisce per aiutare l’opera del bene.

Eterogenesi dei fini. Il male non riesce a sconfiggere il bene.

È un tipo fatale, un po’ vamp, un po’ gay. Avvolto nel mantello magico, gesto di trionfo quando

scommette con Dio.

Atto I: Mefistofele sotto le spoglie del frate grigio è sinistro come un fantasma, prima era comico,

ora è inquietante, con le spoglie di cavaliere è elegante, grottesco, è violento nella canzone del

fischio, un misto di cavaliere e demonio, come un gentiluomo quindi un pò servile viscido.

ATTO II nel giardino di Marta: è Mefistofele uomo, carattere metamorfico, allegrissimo, è nella luna

di miele del Faust. Marta è una zitella e la conquista col suo fare libertino.

ATTO III: È Mefistofele diavolo, prima era uomo. È violento. Principio della sconfitta.

ATTO IV: sabbah romantico, non è piu nel suo regno, Mefistofele con lo spleen, ha la nostalgia della

sua notte del broken. Nasce con immaginario gotico cristiano, nella classicità non c’entra niente.

Epilogo: Mefistofele del prologo piu cupo e da incubo, bieco e livido. È sconfitto.

“I 7 toni” cosa vuole dire Boito? 7 come esoterico, squillo delle 7 trombe, le falangi celesti.

Prologo di Goethe (capire quando Boito prende da lui).

Dopo lo "scontro" Boito-Verdi, Boito volle rinnovare il melodramma, visto come una tradizione

autoctona italiana, e la musica strumentale(portando musiche straniere già famose, mai realizzate in

Italia, come quelle di Mozart ed altri ancora).

Boito quindi entra a far parte della "Società del Quartetto", nel 1964, a Milano. La Società decide di

portare inizialmente le sinfonie di Beethoven e la composizione di musica strumentale.

Ciò spiega la presenza delle forme strumentali nel Mefistofele di Boito, in particolar modo una

"citazione" musicale, di un'opera di Beethoven. Anche se Boito centra l'opera sul Mefistofele e non

sul Faust e il Mefistofele in generale, riconosce che comunque alla fine il Mefistofele deve essere

sconfitto, poichè il bene deve trionfare sul male. Il primo atto e il primo quadro del primo atto si

svolgono nella festa di Pasqua, di solito nella stragrande maggioranza di tutte le versioni di Faust, la

scena si apre nello studio di Faust. -> Visione del Mefistofele, regia di Robert Carsen In Boito, il tutto

inizia con una grande scena pirotecnica, stracolma di cori e comparse, nel giorno di Pasqua a

Francoforte, nel bel mezzo della festa; solo il secondo quadro ci trasporta nello studio di Faust. Il

primo atto si apre con un suono diegetico e con un ritmo abbastanza strano (PI-PO...PI-PO-PI-PO).

Durante la festa inizia il tema del "frate grigio" (Mefistofele), dove il tema diventa un pò più cupo,

per poi riprendere la sua vivacità subito dopo. Tutto il quadro iniziale, quindi, è caratterizzato dalla

festa, contrappuntata dal suono delle campane, da soste e riprese. Dopo ciò inizia la presentazione

di Faust e del suo allievo migliore Wagner, un allievo che allo stesso tempo detesta ma ama molto

(Wagner è una "copia" molto interessante di Faust, ne è copia, ma una copia che spesso contraddice

Faust stesso). Nell'opera di Boito, Faust è completamente estraneo alla festa, non gli interessa; in

Goethe, invece, la festa redime Faust. Quando entrano Faust e Wagner la musica cambia, diventa

tortuosa, "cromatica", totalmente instabile e destabilizzante. Faust è talmente estraneo del fatto che

si stia svolgendo la festa di Pasqua, che pensa di essere in Primavera, dialogando con Wagner sulla

natura e su l'effetto che essa fa sugli uomini (di Primavera). Sullo stesso motivo del dialogo tra Faust

e Wagner si riapre poi il motivo della festa, più "allegro" e veloce di prima (in sei ottavi). Quella della

festa è una danza polacca, molto particolare e strana per gli spettatori del tempo (in realtà anche per

quelli odierni). Al termine della festa, tutti i partecipanti escono dalla scena, il tema cambia e ritorna

il dialogo tra Faust e Wagner. La base del tema tra i due personaggi, in realtà, è caratterizzata dagli

"echi" della festa (è lo stesso tema della festa, molto più lento e di toni molto più bassi e distorti).

Qui si attacca il tema di Mefistofele, assolutamente riconoscibile rispetto a quello del dialogo di

Faust e Wagner, senza la presenza vera e propria di Mefistofele stesso; c'è ma non c'è (poichè

Mefistofele si nasconde sotto le spoglie del frate grigio). Il frate grigio (Mefistofele) chiede la carità al

Faust, il quale riconosce che ha di fronte un essere maligno e si impaurisce; Wagner tenta di

"proteggerlo", convincendolo che quello non è altro che un frate grigio. Al termine di ciò Wagner e

Faust escono di scena e si sentono ancora in lontananza gli echi della festa. E' particolare il fatto che

non si sia ancora sentita l'aria di Faust, quindi il pubblico, in questo momento di "pausa" la sta

aspettando ansiosamente. Faust canta la sua aria, dove il tema fa una citazione della "Suonata

Kreutzer" di Beethoven. Il tema dall'aria di Faust è un tema "meditabondo", dove Faust, per

l'appunto, sta meditando tra sè e sè. Dietro di lui si avvicina il frate grigio (Mefistofele), ma nel

lavoro di carsen questo non viene inquadrato, poichè si preferisce dare importanza al canto di Faust.

Finita l'aria di Faust, compare il frate grigio (Mefistofele), il quale rivela la sua identità al Faust. Il

tema cambia profondamente.

Atto II: giardino di Marta > descrizione di Margherita: tipo nordico, tedesco, tutta pulita, linda e

rispettosa. Ignora ancora il male. La semplicità è il suo tratto dominante.

III atto: Margherita

prigione > abbiamo un salto temporale che è anche un salto esistenziale.

Nel giardino c’era Margherita vergine (associazione mariana), nella prigione c’è Margherita madre;

nel giardino rideva colla speranza nella prigione piange, spasima, è disperata.

(contrapposizione tra Margherita nel giardino e nella prigione = salto)

Dal fondo abissale si staglia melodia distorta prima il minore poi il maggiore. Sogna di avere il

bambino tra le braccia poi torna il minore con il clarinetto, inizia l’aria.

Passa al matricidio.

La scena del carcere è sul punto di vista di margherita, è il grande atto di Margherita infatti non è

diviso in due quadri. Convivono nell’opera sia gli aspetti drammaturgici che performativi di

margherita. In queste disposizioni sceniche tutte le disposizioni riguardano i recitativi, i momenti

dinamici, in cui il tempo rappresentato scorre e l’actio scenica rappresentata si svolge; quando c’è un

aria le disposizioni sceniche non dicono come il cantante deve cantare

La disposizione scenica di Boito quando c’è l’aria che canta: margherita è appoggiata al giaciglio con

occhi spalancati senza sguardo, appoggia il corpo sul braccio destro.

Sopra allo spartito sono scritte le annotazioni delle posizioni in cui deve stare Margherita oppure

come devono essere cantate certe parti.

esempio: sul La lei si alza .

Ascolto dell’aria di Margherita prima dell’arrivo del Faust e di Mefistofele nel carcere:

da un fondo abissale si intaglia una melodia distorta con i corni, clarinetto, passa dal minore al

maggiore> lei sogna di avere il bambino fra le braccia, poi torna al minore con il clarinetto e inizia

l’aria.

Dopo l’infanticidio passa al matricidio.

Anche in un momento commovente e angosciante si applaude la performance della cantante (tipico

dell’opera).

Arrivano Faust e Mefistofele > quest’ultimo, su delle note, apre ruvidamente la serratura del

cancello e parte colle chiavi.

Margherita associa il suono delle chiavi all’entrata del boia che viene a eseguire la sentenza e

portarla al patibolo, anche se in realtà stanno entrando Faust e Mefistofele.

Incontro tra Faust e Margherita

Duetto tra Margherita e Faust, avviene una sovrapposizione delle voci (raro) = sospensione del

tempo rappresentato, si esce dalla realtà

Quando il duetto finisce: momento delicatissimo nella drammaturgia dell’opera, è il momento di cui

l’estasi della sospensione del tempo rappresentato finisce e il tempo rappresentato ricomincia a

scorrere, è un passaggio delicato. Viene rimessa in moto la realtà: dopo il sogno il richiamo

tremendo della realtà.

Affrontare da vicino su come va a finire la vicenda del Faust:

nella versione di Boito: da una parte tutta l’opera sembra spingere un’identificazione dal punto di

vista di Mefistofele ma dall’altra ribadisce regolarmente il principio del bene al quale Mefistofele si

oppone. Sembra quasi che Boito abbia una forte propensione a farci identificare col perdente (della

scommessa) ma questo perdente è inserito in un meccanismo cosmico in cui il bene trionfa.

Margherita: tema dell’amore divino, tema roboante, iper bombastico ed enfatico che chiude il

prologo in cielo, interviene nella scena del carcere nel momento di cui Margherita rifiuta di seguire

Faust e dunque di fuggire dalla morte certa (essendo ormai terminata la notte che si compirà con la

sua condanna a morte) e nello stesso momento di cui Mefistofele sembra compiacersi di ciò (perché

per lui la condanna dell’anima di Margherita sarebbe un’anticipazione della sua vittoria), un coro

fuori scena che proviene dall’aldilà inizia a cantare. Tutta la scena del carcere è incentrata sul punto

di vista di Margherita.

IV ATTO: finestra aperta sul faust parte 2

Boito la intitola in modo ossimorico per creare un parallelismo, il sabbah, la notte del sabbah

classico. Unire il termine sabbah a classicità è una contraddizione.

Personaggio opposto a margherita, Elena la donna piu bella. Margherita impersona la donna vittima,

la purezza; elena è una femme fatale, una femminilità vincente.

Amore tra faust ed elena, l’universo femminile disgusta mefistofele.


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verdena6

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Docente: Sala Emilio
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher verdena6 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Drammaturgia musicale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Sala Emilio.

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