“PHÈDRE”
ATTO I
SCENA I
v. 142 Roland Barthes ha scritto un saggio, “Sur Racine”, a proposito della tragedia dello
sguardo; prima Ippolito aveva evitato di nominare Fedra, ora vorrebbe evitare anche di vederla, e
infatti la guarda ma non la vede (secondo una legge psichica, noi sappiamo di esistere solo quando
sappiamo di essere visti); Fedra invece vorrebbe essere vista da Ippolito.
SCENA II
v. 149: “jour” Fedra vuole vedere il giorno, la luce richiamo verso qualcosa che le è proprio,
ma che Venere appositamente le sottrae.
v. 150 contrapposizione: allontanare le persone.
Ippolito approfitta del fatto che Fedra non voglia vedere nessuno per non andare a vederla.
SCENA III
Preghiera che non verrà ascoltata, come tutte le preghiere buone.
Espressione di un sentimento di angoscia, di depressione dall’esterno verso l’interno
(corpo>anima).
vv. 165-168 anafora continua di “vous” e dell’altra parte dell’emistichio antitesi costante fra
un desiderio e il suo contrario.
vv. 169-172 riferimento diretto alla parentela col Sole.
v. 175: “funeste” (= portatore di morte) ricorre continuamente nella tragedia, come “rougir” e
“fatal”.
v. 180: “esprit” = ragione gli Dei gliene hanno tolto l’uso Fedra è una creatura razionale, lei
ragiona.
v. 185 Œnone comincia a darle consigli, i peggiori per Fedra.
v. 189: “fureur” viene da Dio, come l’ispirazione.
v. 190: charme” è un vero incanto, qualcosa di tragico.
v. 194: “… votre corps languit sans nourriture…” perifrasi classica per dire che non mangia e
non dorme da tre giorni e tre notti.
È il Racine delle regole, delle norme e degli elementi strutturali alla propria estetica: la perifrasi (il
girare attorno) è necessaria.
Œnone sta dicendo la verità ma non lo sa! Chi dice la verità non sa di dirla, chi la ascolta non la
capisce si chiama anfibiologia (da anfibio = terra e acqua) ambiguità.
v. 205 il nome di Ippolito l’ha pronunciato Œnone, non Fedra.
v. 205 la battuta è divisa in tre versi, ma l’alessandrino è uno solo incalzare dell’emozione.
v. 207: “éclater” manifestazione molto forte: luce/umore.
v. 210: “Scythe” = straniera per un greco essere straniero era come non essere uomo.
v. 212 il fatto che Fedra sia il più bel sangue della Grecia e degli Dei la condanna è la più
terribile verità detta da Œnone.
v. 216: “flambeau” = passione/luce.
Le parole di Racine sono concrete, ad esempio “déchiré” (v. 218) = lacero (sia delle stoffe che del
cuore).
vv. 225-226 Fedra non vuole parlare funesta sarà la parola = dire sarà come uccidere.
Il teatro di Racine è teatro di parola perché la parola uccide.
v. 233: “foi” = fede/fedeltà quella che il vassallo dava al feudatario, al Re.
v. 242: “Je n’en mourrai pas moins, j’en mourrai plus coupable” = morirò comunque (una doppia
negazione è come un’affermazione).
v. 249: “O haine de Vénus” Fedra comincia a nominare Venere, l’origine di tutti i suoi mali.
v. 255: “ennui” = angoscia (nel ‘600); spleen, angoscia esistenziale (per Baudelaire); noia (oggi).
v. 256: “sang” = origine, unione.
v. 257: “Puisque Vénus le veut” battuta importantissima.
v. 264 ancora una volta è Œnone che pronuncia il nome di Ippolito è sempre il doppio che
parla e dice la parola chiave.
Cfr. “Tu l’hai detto” proprio le parole di Cristo a Pilato.
v. 267: “Voyage infortuné” è il viaggio di Teseo.
Lo scopo dei classici è descrivere l’uomo in generale; non raccontano la storia non solo per essere
verosimili ma anche perché la storia il giorno dopo muore.
Quello che segue è il vero e proprio aveu di Fedra, molto celebre (vv. 269-316).
v. 272: “superbe” = magnifique, extraordinaire.
v. 273 questo verso è strutturato come un chiasmo; sono parole comuni, semplici, banali, non c’è
bisogno di niente di più. Il ritmo è sincopato, ci sono 4 accenti in un solo alessandrino (quando
invece, normalmente, ce ne sono due, uno in sesta e uno in dodicesima).
Questa è la tragedia dello sguardo: Fedra si innamora di Ippolito non appena lo vede, ma lui poi non
la vedrà.
v. 276: “Je sentis tout mon corps et transir et brûler” ossimoro.
vv. 277-278 Fedra si rende subito conto che il suo è un destino inevitabile, voluto dagli Dei
(Venere), allora cerca di ingraziarsela con voti e sacrifici.
v. 282 Fedra cerca la sua ragione smarrita nel ventre delle vittime sacrificali conflitto tra ciò
che di più brutale/mostruoso e di più razionale c’è.
v. 290 anche Ippolito aveva detto, nella confessione a Théramène del suo amore per Aricie, di
voler assomigliare a suo padre anche Fedra vede questa somiglianza tra padre e figlio, ma il
dramma deriva dal fatto che lo vedono da due posizioni opposte.
v. 301 parallelismo: come le precauzioni dell’uomo sono vane, così il destino è crudele qui
sta tutto il senso del tragico raciniano: è tragico ciò che è fatale. Racine si è ispirato a Euripide per
la sua tragedia, nel senso che Euripide si chiedeva come fosse possibile che gli Dei, se esistono,
possano permettere una tale empietà, cioè il sacrificio di Ifigenia.
v. 306 scena di enorme violenza.
v. 309: “gloire” può avere due significati in base a chi è il soggetto: se è una donna significa onore
nel senso di virtù sessuale; se è un uomo significa onore nel senso di virtù guerresca.
v. 310: “flamme noire” è uno degli ossimori più celebri, che si ritrova anche in Nerval (“le soleil
noir de la melancholie”) e in Baudelaire (flamme noire).
Non è un caso che “noire” rimi con “gloire” (nel senso di onore) non è una cosa normale, perché
una delle regole della metrica del ‘600 era che le parole in rima dovessero essere semanticamente
simili così non accade, bisogna rendersene conto.
se
Fino a questo punto Fedra è colpevole solo della passione che prova per Ippolito, ma non ha ancora
commesso nessun crimine saranno gli Dei a fare in modo che lo commetta.
SCENA IV
Si annuncia la morte di Teseo e si descrive anche la situazione politica: se Teseo è morto, si pone il
problema della discendenza i figli di Teseo e Fedra sono in pericolo, perché il trono potrebbe
essere preso da Ippolito. Ad Atene la gente è divisa: alcuni sono per Ippolito, altri per i figli di
Fedra.
Qui tutti sono ingannati: ognuno crede qualcosa che non è.
La notizia della morte di Teseo è falsa, ma è questa che scatena la tragedia anche se di fatto nel I
atto non è accaduto nulla, le basi della tragedia sono già state poste.
SCENA V
v. 349 Œnone inizia ad insinuare: morto Teseo, l’amore di Fedra per Ippolito non è più
colpevole ma non è vero per la morale, perché Ippolito resta pur sempre, se non suo figlio, il
figlio del marito di Fedra. E poi in realtà Teseo non è morto!
v. 355 secondo tentativo di Œnone di corrompere Fedra: se non vi avvicinate ad Ippolito, lui
potrebbe mettersi a capo di una sedizione.
vv. 361-362 lo spettatore sa già che Ippolito è innamorato di Aricie, ma Fedra non lo sa ancora
è una delle regole della tragedia.
v. 363 la parte più fragile di Fedra si lascia trascinare dalla sua parte più nera.
ATTO II
SCENA I
Questa scena si svolge tra Aricie e Ismène, il suo doppio si viene a sapere che Aricie ama
Ippolito, ma lei non sa ancora che anche lui la ama.
v. 404 il comportamento di Ippolito è lo stesso di quello di Fedra: Fedra evitava tutti i luoghi in
cui c’era Ippolito, e anche Ippolito evita tutti i luoghi in cui c’è Aricie.
vv. 410 + 414 ritorna ancora una volta lo sguardo: è attraverso lo sguardo che si riconosce quel
terribile sentimento che è l’amore.
vv. 415-462 aveu di Aricie.
La situazione si ripresenta allo stesso modo di quando Ippolito aveva confessato a Théramène il suo
amore per Aricie e di quando Fedra aveva confessato a Œnone di amare Ippolito.
v. 418 è il tipico personaggio di Racine.
v. 433 anche Aricie si oppone all’amore, come Ippolito. MA non si può rifiutare il volere degli
Dei, altrimenti si diventa colpevoli di hybris.
v. 437 ancora lo sguardo che ritorna.
v. 442 Ippolito ha le virtù del padre lui stesso aveva detto di voler assomigliare al padre solo
per le sue virtù.
vv. 449-453 ciò che spinge Aricie ad amare Ippolito è la volontà di far innamorare colui che non
aveva mai amato nessuno.
SCENA II
Ippolito va da Aricie con la scusa di dirle che la lascia libera, a differenza di quello che aveva fatto
suo padre.
vv. 481-484 Aricie dice ad Ippolito che se lui l’avesse liberata, lei si sarebbe trovata in mezzo
alla battaglia politica che stava per scatenarsi.
v. 486 Ippolito non pronuncia mai il nome di Fedra non pronunciare il nome di qualcuno è il
modo per non relazionarsi con lui.
Segue l’esposizione di tutta la problematica politica, finché Ippolito si lascia andare alla confessione
del suo amore per Aricie, che però non vorrebbe provare né tantomeno confessare.
v. 524 anche Fedra aveva detto di essersi spinta troppo avanti.
vv. 524-560 aveu di Ippolito.
v. 525 l’amore è una violenza, qualcosa a cui non si può resistere riferimento a Fedra.
vv. 526-527 quando si commette l’errore di dire la prima parola, poi bisogna per forza
proseguire.
v. 542 parallelismo + riferimento a Fedra: fugge Ippolito ma lo ritrova nei tratti di suo padre.
v. 548 è ciò che accade a chi si innamora.
v. 549 riferimento a Fedra.
v. 558 Ippolito non ha mai conosciuto l’amore e quindi questa confessione è per lui una lingua
straniera.
Ora siamo informati anche del fatto che Ippolito e Aricie si sono reciprocamente confessati il loro
amore.
SCENA III
Théramène informa Ippolito che Fedra lo cerca.
v. 565 per la prima volta Ippolito pronuncia il nome di Fedra, ma la sua reazione è di fastidio.
Aricie accetta l’amore di Ippolito.
SCENA V
Qui avviene l’incontro tra Fedra e Ippolito.
Le indicazioni di scena/indicazioni drammaturgiche sono pochissime perché in realtà sono nel
dialogo il vero drammaturgo non ha bisogno di troppe didascalie, perché nel testo c’è già tutto.
vv. 581-582 la rappresentazione dell’homme en général è perfettamente raggiunta qui, nella
descrizione del sentimento dell’innamoramento.
v. 606 la ripetizione di un termine nello stesso verso (haine) non era prevista nella metrica
classica.
v. 619 è l’unica volta che Ippolito dice la verità, ma senza saperlo: Teseo è vivo, ma Ippolito non
lo sa e non lo spera nemmeno.
vv. 621-622 è un’altra verità: Nettuno non sarà implorato invano quando Teseo gli dirà di
uccidere il figlio snaturato, Ippolito.
vv. 627-628 il rapporto padre-figlio prosegue.
vv. 645-646 = perché non vi ho incontrato prima?
v. 661: “labyrinthe” è il simbolo chiave del mostro amoroso.
Ippolito risponde realisticamente: Teseo è suo padre e marito di Fedra.
Poi finge di aver capito male l’aveu di Fedra.
C’è una continua alternanza di comparativi di maggioranza e di minoranza, ad esempio al v. 678
(“Je m’abhorre encor plus que tu ne me détestes”) e al v. 688 (“Tu me haïssais plus, je ne t’aimais
pas moins”) il comparativo di maggioranza nella prima parte dell’emistichio, il comparativo di
minoranza nella seconda parte parallelismo.
Fedra è lucidissima.
vv. 691-692 è la tragedia dello sguardo: Ippolito non vede Fedra, non vuole guardarla.
v. 701 torna l’invito a Ippolito di uccidere i mostri come ha fatto suo padre, ma non sono questi i
mostri che fanno paura, bensì quelli dentro il cuore dell’uomo.
vv. 710-711 Fedra invita Ippolito ad ucciderla qui lei è ancora innocente, è ancora convinta
che la “punizione” giusta per lei sia la morte.
Ippolito è pietrificato, non ha mai visto una passione colpevole e ne ha orrore fisico.
ATTO III quello in cui accadono i fatti.
SCENA I
v. 765: “Il n’est plus temps” = ormai ho parlato. La parola è un fatto da cui non si sfugge più.
Tutto gioca intorno alla parola.
v. 768 niente è peggio della speranza in una passione colpevole e non ricambiata. La speranza è
la seconda fase dell’ascesi di questa passione che culmina nella gelosia.
vv. 847 e seg. Fedra sa che Ippolito sa e si considera perduta lucidità estrema.
v. 854 analisi psicologica precisa è tipico di chi si sente scoperto avere l’impressione che i
muri parlino.
v. 857 idea della morte, Fedra vuole morire assisteremo in scena alla morte di Fedra che
avverrà alla fine.
vv. 882-883 la frase di Œnone è infida, vuole insinuare in Fedra che il suo amore per Ippolito è
ancora vivo.
v. 884 Fedra dice che vede Ippolito come un mostro, ma nel senso di mostro generato da lei.
vv. 885-892 Œnone spinge Fedra ad accusare lei per prima Ippolito: tutto parla contro di lui,
quindi sarà facile credere che è lui che la molesta da tempo.
v. 888: “heureusement” è uno dei pochi avverbi che Racine usa ironicamente, nel senso di
“opportunamente”.
v. 893 Fedra reagisce indignata a questa proposta.
v. 895 Racine stesso, nella préface, si giustifica: nemmeno Œnone è completamente malvagia,
perché altrimenti le regole aristoteliche non sarebbero state rispettate. Persino Œnone trema di
fronte a quest’azione (accusare Ippolito) e non vorrebbe commetterla, ma lo fa per amore di Fedra.
vv. 907-908 con questa frase Œnone si dichiara disposta al crimine è l’unico personaggio
della tragedia a farlo.
v. 909 Fedra vede solo Ippolito.
v. 912 Fedra non fa praticamente niente, se non parlare, ed è questo il suo errore. Lascia fare ad
Œnone ciò che vuole.
SCENA IV
Qui avviene l’incontro tra Fedra e Teseo lei si sente colpevole.
SCENA V
Teseo non capisce cosa stia succedendo.
vv. 924-926 con questa frase Ippolito si frega da solo tutto ciò che dirà in seguito verrà
interpretato alla luce di quello che dirà Œnone.
v. 927 alessandrino spezzato in due battute, però la risposta di Ippolito è strana rispetto alla
domanda fattagli da Teseo.
vv. 953 e seg. Teseo continua a non capire: perché quando lui arriva, tutti se ne vanno? Continua
a chiedersi cosa stia succedendo.
vv. 983-984 Teseo inizia subito a dubitare del proprio figlio e vuole che sia Fedra a spiegargli
tutto.
SCENA VI
Ancora una volta è l’amore che conduce tutto.
vv. 993-994 Ippolito si sente colpevole di amare Aricie perché lei era stata condannata a non
avere mai uno sposo. Poi pensa che l’innocenza vincerà.
ATTO IV
SCENA I
Teseo incontra Œnone, che accusa davanti a lui Ippolito di quello di cui in realtà Fedra è colpevole
il tutto viene fatto sempre seguendo le regole della bienséance, cioè non parlando apertamente di
incesto.
Poi esplode la rabbia di Teseo, che finisce per lasciarsi trascinare dalla gelosia, il vero motore di ciò
che accade in questa tragedia le poche cose che accadono, accadono per gelosia.
SCENA II
Quando Ippolito incontra suo padre, Teseo lo attacca e lo accusa (“perfide!” v. 1044), ma Ippolito
non sa niente di ciò che è successo con Œnone.
In questa tragedia solo due preghiere vengono ascoltate: quella di Fedra a Venere (che anche
Ippolito possa provare i fuochi dell’amore) e quella di Teseo a Nettuno (v. 1065: uccidere suo figlio
per vendetta).
v. 1074 Teseo abbandona suo figlio alla collera degli Dei, che sono profondamente malvagi.
vv. 1077-1080 Ippolito, che ora capisce, non riesce nemmeno a parlare, perché l’innocenza non
riesce nemmeno a concepire un amore criminale.
La tragedia nasce dallo scardinamento delle strutture del linguaggio.
vv. 1087 e seg. orgoglio con cui Ippolito difende la propria purezza; ma nemmeno questo serve a
far cambiare idea a Teseo, che è già convinto della colpevolezza di suo figlio. Questo passaggio
contiene una serie di dichiarazioni psicologiche di Racine stesso (es. vv. 1093 + 1096).
v. 1087 VS v. 1112 “un mensonge si noir” VS “le jour&rdquo