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Dracula, Bram Stoker

“Dracula” contiene l’emblema non del doppio, ma del molteplice, dell’elusivo, del parassitario e dell’invasione, e come “Frankenstein” del demoniaco, in modo forse più preciso. Dracula diventa emblema del male più assoluto, il male senza mediazione e senza spiegazione. L’origine e la causa del male è proprio questo vampiro, così anche come il propagatore senza cuore, senza legge, senza rimorso e senza pietà; è impersonificazione del male stesso e della radice del male ed è l’agente che mette in causa l’ordine sociale.

Dracula è un personaggio immortale, il “Nosferatu” (“non morto”). Questo romanzo fu pubblicato in Inghilterra nel 1897 ed ha avuto fin da subito molto successo. Esso è scritto in forma prioritaria diaristica e in secondo luogo epistolare, ma al suo interno vi sono anche dei ritagli giornalistici; il narratore non è onnisciente, ma le cose sono così come ci appaiono. Il romanzo è erede di una millenaria tradizione folklorica sul vampiro, e s’ispira alle leggende e al folklore dell’Europa orientale e al sanguinario Vlad Tepes, vampiro per antonomasia.

Questo mito è dato da una serie di materiali diversi come credenze e superstizioni e porta a compimento un paradigma narrativo formato da immagini e caratterizzazioni. Questo romanzo inoltre termina sia la tradizione letteraria sia quella etnologica, per diventare poi il testo base di un filone narrativo che va dalla fine dell’Ottocento fino ai nostri giorni. All’origine di questo mito vi è il rapporto dell’uomo con la morte e con la persona defunta. La malattia a quel tempo non era provocata da cause naturali, ma si sostiene dipendesse dagli spiriti maligni (secondo la credenza): questi si pensava fossero infelici e invidiassero i vivi. Proprio da qui nasceva la necessità di aiutarli definitivamente a morire, altrimenti ci sarebbe stata la possibilità che questo spirito potesse ritornare, e quindi bisognava mutilarlo, seppellirlo, e fare una serie di altre pratiche per eliminarlo del tutto.

Il contesto storico e culturale

Il momento cruciale in cui i vampiri fanno irruzione nell’immaginario europeo è quello che segue il trattato di pace tra Austria e Turchia (1718): il territorio tra il Danubio e le Alpi transilvaniche passa sotto il dominio austriaco e l’Austria automaticamente si trova a essere testimone e credente di tutte queste pratiche antiche, tra cui quella di dissotterrare i cadaveri (vampiri) per evitare che potessero seguire e trafiggere i vivi, bruciandoli.

La dimora del Conte Dracula non è il suggestivo castello di Bran della famiglia reale rumena dove Stoker ambienta il suo romanzo, ma un castello nei Poienari ridotto ad un ammasso di rovine. La tecnica utilizzata è la “real time technique”, tecnica tipica del genere horror; il romanzo non è raccontato dal punto di vista onnisciente e questo aspetto aumenta la suspense narrativa. Il narratore e il lettore infatti non sanno come finisce la storia e l’attenzione è tenuta continuamente vigile.

Stoker apporta al mito del vampiro una novità inserendo questa figura in un contesto storico preciso e creando un impianto realistico (Inghilterra Vittoriana); inoltre garantisce una credibilità dinamica alla storia e allo sviluppo degli eventi uscendo dai confini di una dimensione fantastica e soprannaturale (esperienza del vampiro: trascende i limiti della norma) e mette in discussione i fondamenti della realtà accettata come tale mettendo in luce una serie di interventi e divieti di una società razionalista, perbenista e fortemente censurata sul piano dei costumi sessuali.

I temi principali

I valori della famiglia, della religione e dell'ordine vengono trasgrediti e scompaginati dalla presenza di Dracula. Viene narrata questa ossessione demoniaca e come questa figura costringa il lettore a confrontarsi con i misteri profondi della psicologia umana (morte, sangue, eros e i loro reciproci legami). Il romanzo si basa sulla componente esotica (=da fuori). Stoker insiste sulla topografia, non risparmia citazioni di luoghi e di regioni soprattutto nella parte iniziale e finale del romanzo; è come se volesse in qualche modo rassicurare il lettore circa la reale estraneità del suo diabolico protagonista. C’è inoltre un collegamento con la cultura gitana e nomade: Dracula si serve dei gitani che sono accampati al castello; Harker sente l'ululare dei lupi.

C’è il pericolo della contaminazione sessuale, nato dal fatto che Stoker era malato di sifilide. I personaggi principali sono il Conte Dracula e Jonathan Harker. Il primo è un vampiro secolare e nobile della Transilvania, abita in un castello fatiscente nei Carpazi. Sotto una patina di fascino aristocratico, il conte possiede un animo oscuro e malvagio. Egli può assumere la forma di un animale, controllare il tempo, ed è più forte di venti uomini messi assieme. Tuttavia, i suoi poteri sono limitati (per esempio, non può entrare a casa della vittima a meno che non venga invitato, non può attraversare l'acqua se non trasportato, è reso impotente dalla luce del giorno).

Jonathan Harker invece, è un avvocato la cui società manda in Transilvania per concludere un affare immobiliare con lo stesso Dracula (perché lì non esistono gli agenti immobiliari). Il suo desiderio è quello di sposare Mina, ma deve partire per questa terra lontana. Egli riferisce nel suo diario di aver raggiunto la Transilvania e di essersi fermato in una locanda. Giovane e ingenuo, Harker si trova rapidamente prigioniero nel castello di Dracula.

Il viaggio di Jonathan Harker

Nel I capitolo notiamo che quando il pullman parte, tutta la gente si fa il segno della croce nella sua direzione, gesto che un altro passeggero spiega avere lo scopo di proteggersi dal “malocchio”. Il pullman arriva presto a Passo Borgo, ma non c'è nessuno che attende Jonathan per portarlo a destinazione. Mentre l'autista si offre di portarlo in un hotel vicino e di riportarlo nello stesso luogo l’indomani, arriva una piccola carrozza trainata da cavalli. Harker monta nella carrozza e dopo poco ha come l'impressione che il trasporto passi più volte per la medesima strada.

Nel II capitolo la prima cosa che Harker nota del Conte Dracula è la vigorosissima stretta di mano, che reputa troppo forte per un uomo non più giovanissimo. Il conte è onnipresente, accuratamente sbarbato, vestito di nero, inglese impeccabile e pedante, collerico e misterioso. Ha il naso aquilino, il viso grifagno e le narici dilatate, la bocca dura di un taglio assai crudele e i denti bianchi aguzzi che contrastano con le labbra rossissime. C’è un orribile sensazione di nausea data dal fatto che Dracula cerca un campanello con cui informare i domestici che ha terminato di pranzare, ma questo non c’è: questa mancanza è abbastanza curiosa stando alla testimonianza di ricchezza da cui è circondato. Il vasellame è addirittura d’oro e le stoffe sono preziose.

Successivamente vi è un nuovo incontro con il conte in cui viene esplicitato un progetto di invasione, colonizzazione e contaminazione dell’Inghilterra; inoltre egli è fiero di appartenere ad un’antichissima casata e ha chiamato Harker proprio per la transazione commerciale e per perfezionare il suo accento. Dracula ha tutte le caratteristiche dello straniero: egli è diverso, sinistro e pericoloso; è caratterizzato da tratti diabolici perturbanti e proviene dai Balcani (considerato un mondo misterioso, barbarico e attraversato da superstizioni come racconta scrupolosamente Harker nel suo diario).

Il tema dello straniero prima di diventare un tema letterario è stato una condizione esistenziale, cioè quella di chi veniva in contatto con una comunità umana e sociale diversa a quella a cui apparteneva. Straniero è sinonimo di forestiero in quanto designa una persona appartenente ad un altro paese, comunità o nazione; “étranger”, “forastero”, “stranger”, “ausländ” rimandano ad una distinzione tra dentro (include chi appartiene ad una comunità umana) e fuori (extra, riferimento alla porta) e ad un altro/altrui (alienus) che viene in contatto con una comunità.

La parola “straniero” è neutra e descrittiva, ma non è esattamente così perché viene caricata di ambiguità e può significare uno stato di esclusione (straniero) e inclusione (ospite). Altri termini portano a connotazioni negative di questa parola (barbaro = non parlava in greco). Per quanto riguarda lo stereotipo culturale, esso è fortemente implicato nei processi di costruzione dell’identità (individuale, collettiva, nazionale, etnica) come nelle fiabe e nei romanzi medievali dove lo spazio in cui si muovono i personaggi è distinto in due zone: noto e familiare da una parte e completamente isolato dall’altra (come il castello di Dracula).

La tecnica narrativa

Il rapporto dell’uomo con la morte risale alla notte dei tempi; le prime manifestazioni letterarie si concretizzano in poesia nel ‘700 e in qualche modo il romanzo di Stoker viene ripreso da esse. La tecnica narrativa chiamata “real-time technique” consente all’autore di mantenere attiva l’attenzione del lettore e si traduce oltre che nella forma diaristica ed epistolare del libro, anche nelle rappresentazioni stenografiche poiché si pensa che Dracula non conosca questo tipo di scrittura.

Il vampiro si rivelerà un mostro anche se si veste sempre molto elegante, in nero, provocando così il contrasto con il viso pallido. Dracula ha tutte le caratteristiche dell’invasore e viene dalla Transilvania, terra arretrata. C’è la paura della contaminazione, del contagio e della corruzione, elementi in cui si basa la letteratura dell’orrore. L’incontro del conte da parte degli altri personaggi avviene in seguito ad un arrivo imprevisto e misterioso, perché tra le lettere e i giornali si inseriscono delle notizie riguardanti Whitby, dove un’imbarcazione (più precisamente una goletta) viene spinta a riva. Vi saranno poi dei particolari, come il cane che scende a terra e si dilegua. In quest’imbarcazione vista come un vascello fantasma, viene trovato solo un uomo privo di vita. Da un documento in una bottiglia gli inquirenti apprendono che durante il viaggio, dove in Russia la goletta aveva caricato un numero impressionante di casse di terra, gli uomini erano spariti uno dopo l’altro.

Jonathan si crede di essere l’unica creatura vivente rimasta nel castello e si accorge di una serie di stranezze del suo compagno, come del fatto che non mangia, non beve e la sua immagine non si riflette allo specchio. Nelle prime pagine del diario, notiamo che il racconto si svolge in un’atmosfera tra sogno e realtà. I temi principali sono il tema della solitudine del vampiro e quello dell’elusività; vi è il contrasto tra giorno e notte (i poteri del vampiro cessano quando spunta il giorno, come tutti gli esseri maligni), il tema della contaminazione necrofila e i pericoli della contaminazione che deve sempre essere letta come contaminazione sessuale.

Stoker era malato di sifilide, e perciò questo aspetto viene visto come una sorta di metafora, la contaminazione è di natura sessuale ed è paragonata a questa malattia che si trasmette sessualmente. La prima epidemia registrata in Italia risale al 1495 a seguito della calata del re francese Carlo VIII. In tutta l’Europa quest’epidemia era diffusa con il nome di “il male francese”, tranne che in Francia dove era detta “il male napoletano”.

La facoltà soprannaturale di non riflettere la propria immagine allo specchio fa parte degli aspetti dei vampiri ed è interessante vedere come Stoker trasforma questa credenza in una metafora dell’ottusità dei suoi personaggi. L’incapacità di Jonathan e dei suoi amici di vedere Dracula sembrerebbe una dimostrazione della loro cecità, del fatto di non vedere la realtà. Dracula appare a Jonathan come un anacronismo, l’incarnazione di un passato lontano più che un essere com’è, un mostro. Le notazioni del diario si limitano a descrivere la fierezza e l’individualismo del suo ospite.

La notazione successiva è dettata dalla paura di assistere all’idea di colonizzazione dell’Inghilterra. Jonathan si accorge anche che il castello in rovina è una reliquia di epoche trascorse e si erge sull’orlo di un insondabile precipizio sullo sperone di una grande roccia, in modo da essere inaccessibile su ben tre lati. Dracula gli ricorda che la Transilvania non è in Inghilterra e parla con il plurale maiestatis come fanno i sovrani eludendo al passato eroico della propria nazione e alle grandi imprese.

Jonathan si rende conto che tutte le porte sono sbarrate ed è quindi prigioniero all’interno di questo castello. Il romanzo è abbastanza complesso in questa labirintica struttura e si ha una narrazione ad incastro; fin dalle prime pagine viene evidenziato il tema della soggezione e della dipendenza. Nel capitolo successivo continua il tema della dipendenza, situazione di impotenza. Dracula informa Jonathan che potrà dormire solo nella stanza che gli è stata assegnata e lui stesso appende il crocifisso sulla testiera del letto, ma non appena il conte si allontana decide di esplorare il castello: sporgendosi da una finestra vede il conte strisciare giù lungo il muro e si domanda chi veramente egli sia.

Una sera, forza la serratura di una stanza e si addormenta: qui riceve la visita di tre fanciulle con labbra scarlatte e denti appuntiti (momento erotico). La strategia del vampiro è quella di portare la vittima alla sottomissione tramite la capitolazione sessuale.

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