1. Spiegare il modello del fair value per impianti e macchinari e in che cosa si differenzia dai
ripristini di valore che seguono una svalutazione.
In alternativa al principio del costo storico, i principi contabili internazionali prevedono per gli interventi
immobiliari e per gli impianti e macchinari l’applicazione di un principio di valutazione basato sul fair value
secondo cui le immobilizzazioni materiali vengono registrate al momento dell’acquisto al loro costo storico,
vengono sottoposte ad ammortamento, ma negli esercizi successivi al loro acquisto possono essere
valutate al loro valore corrente. Ciò richiede frequenti aggiornamenti dei valori che dipendono dalla natura
delle immobilizzazioni e che possono portare ad ottenere un valore superiore a quello dell’originario costo
storico. La rivalutazione può avvenire in due modi:
1. Si aumenta di un determinato ammontare percentuale sia il costo storico sia il fondo
ammortamento in modo che il valore contabile netto del bene corrisponda al fair value.
2. Si cancella il fondo ammortamento e si riduce il costo storico dello stesso importo.
Se si tratta d’impianti e macchinari, l’aumento di valore delle attività che consegue alla rivalutazione ha in
contropartita una riserva di rivalutazione nel capitale netto. Perciò il principio del fair value non è
un’eccezione del principio del costo, ma un nuovo principio che prevede il costante adeguamento dei valori
del bilancio delle immobilizzazioni ai valori di mercato. Infatti le plusvalenze in questo caso non sono
realizzate poiché non nascono da transazioni di mercato, ma sono soltanto potenziali.
2. Conto economico a valore aggiunto e in che cosa si differenzia dal conto economico a costo del
venduto.
Il conto economico a valore aggiunto. In questo rendiconto i costi sono classificati per natura e suddivisi tra
i costi di risorse interne e costi di risorse acquistati all’esterno. Questo modello presuppone l’utilizzo da
parte dell’azienda di materie prime e servizi, lavoro, immobilizzazioni materiali. Il primo risultato è il valore
della produzione che segnala il volume di output complessivamente realizzato nel periodo, mentre il
secondo è il valore aggiunto dato dalla differenza tra il valore della produzione e quello delle risorse
acquistate all’esterno (materie prime e servizi) e rappresenta quanto valore l’impresa è riuscita ad
aggiungere, attraverso le attività di trasformazione, ai fattori della produzione acquistati all’esterno.
Nonostante il valore aggiunto non sia un indicatore di performance, consente di capire se il contenuto di
trasformazione cambia nel tempo.
3. Quali sono le principali configurazioni di costo e quali sono i loro scopi.
Le informazioni prodotte dalla contabilità direzionale sono utilizzate per tre scopi:
1. Misurazione dei ricavi, dei costi e delle attività;
2. Controllo;
3. Supportare il management nella scelta fra alternative.
Per ciascuno dei tre scopi esistono un insieme specifico di principi e tre modalità di costruire i costi:
1. Configurazioni di costo pieno: rilevano e valorizzano tutte e risorse utilizzate per lo svolgimento di
una determinata attività. Sono inoltre utilizzati per valorizzare le rimanenze, determinare i prezzi
regolamentati da contratto, svolgere attività di pianificazione strategica.
2. Configurazioni di costo per centro di responsabilità: rilevano i costi per centri di responsabilità cioè
per unità guidate da un manager responsabile delle attività e dei risultati di quest’ultima. Questi
costi sono rilevati per valutare la performance e la prestazione economica dei centri di
responsabilità, determinano la base per sviluppare premi e bonus collegati alla performance e
rendono possibile il processo di budget.
3. Configurazioni di costo differenziale: cambiano da un’alternativa all’altra, dipendono dal tipo di
decisione, non sono normalmente presenti all’interno del sistema contabile.
4. Sistema a costi standard (con conti che rilevano variante). Quali sono questi conti, che valori
contengono e come sono chiusi a fine periodo.
Un costo standard è una misura di quale dovrebbe essere il costo, non di quale è stato il costo. Il costo
budget ha lo stesso significato. Nella prassi però il costo standard è riferito a una singola unità di prodotto,
mentre il costo budget è utilizzato per descrivere quale dovrebbe essere il costo di più unità.
In un sistema a costi standard sono aggiunti 4 conti di rilevazione denominati conti di scostamento o di
varianza:
1. Varianza di prezzo dei materiali diretti
2. Varianza di impiego dei materiali diretti
3. Varianza di costo della manodopera diretta
4. Varianza dei costi generali di produzione
I costi standard di un certo periodo e i costi effettivamente sostenuti sono infatti solitamente diversi e i
conti di scostamento rilevano queste differenze. Se i costi effettivi sono maggiori di quelli standard si ha
una varianza sfavorevole registrata in dare nei conti di scostamento, mentre se i costi effettivi sono inferiori
ai costi standard allora si ha una varianza favorevole e viene registrata in avere.
La varianza di prezzo dei materiali diretti = (QE x PS) – (QE x PE) = (PS – PE) x QE
QE = quantità effettiva;
PE = prezzo effettivo;
PS = prezzo standard.
Varianza di impiego = (QS x PS) – (QE x PS) = (QS – QE) x PS
QE = quantità effettiva;
PE = prezzo effettivo;
PS = prezzo standard.
QS = quantità standard.
È un valore pari alla differenza fra la quantità effettivamente prelevata e la quantità che si sarebbe dovuta
prelevare in corrispondenza dell’output effettivo, moltiplicata per il prezzo standard.
La varianza di costo della manodopera diretta = (Hs x Cos) – (He x Coe)
Cos = costo orario standard;
Coe = costo orario effettivo;
He = ore effettive;
Hs = ore standard.
La varianza dei costi generali di produzione (overhead) = Cas x (INPu std x OUTeff) – CGE
Cas = coefficiente allocazione standard;
INPu std = imput unitario standard;
OUTeff = output effettivo;
CGE = costi generali effettivi.
Movimenti tra i conti: quando i prodotti sono completati, la quantità effettiva di output trasferita dal conto
rimanenze di semilavorati al conto rimanenze di prodotti finiti è moltiplicata per il costo unitario standard
del prodotto, trovando così gli importi necessari alle registrazioni in dare e in avere dei due conti di
rimanenze.
Per quanto riguarda il trattamento delle varianze di produzione in conto economico, una soluzione diffusa è
quella di considerare le varianze come costi di competenza del periodo in cui vengono rilevate, in questo
modo si possono chiudere mensilmente i conti transitori degli scostamenti accrescendo o addebitando il
costo del venduto.
5. Cosa sono le svalutazioni e ripristini di valore delle immobilizzazioni materiali. Illustra i concetti
con un esempio numerico e le scritture corrispondenti contabili.
Le modifiche al valore residuo di un’immobilizzazione materiale possono essere:
• Svalutazioni: lo IAS 36 stabilisce che il valore contabile netto di un’immobilizzazione può essere
svalutato se il valore più alto fra il valore economico e il prezzo di vendita netto è durevolmente più
basso del valore contabile netto. Il valore residuo di un’immobilizzazione deve essere
sistematicamente sottoposto all’impairment test per controllare se l’attività abbia subito una
perdita di valore. Ne
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