Domande storia contemporanea
Temi biologici che diventano fatti culturali: morte
Philippe Ariès, storico francese, intuisce due temi biologici che diventano fatti culturali: nascita e morte. La morte è una costruzione culturale, è un sistema di rappresentazioni ed è il sistema culturale a regolare il rapporto tra vivi e morti. Egli, notando come l’idea della morte mutui, disegna lunghi archi di mentalità. Nel medioevo si assiste alla morte quotidiana di cui non si sa nulla. Dal Rinascimento si parla di morte dell’io: Vovelle, studiando i testamenti, scopre la morte di un individuo che si sente solo e deve costruirsi un domani eterno. Con l’emancipazione dell’individuo a fine Settecento si assiste alla morte del tu: la morte è negli occhi della persona amata, la tragedia è sentimentale. L’arco di mentalità disegnato da questa morte arriva fino a noi, con delle oscillazioni. Nella seconda metà del ‘900, infatti, interviene il tabù della morte, della quale non si deve parlare. Oggi il tabù è venuto meno in quanto l’io si è così rafforzato che non teme la morte (la lunga vita degli ultimi anni ha dato così coraggio ai viventi, al punto tale che non hanno più il tabù perché possono giocare con la morte). Il corpo è divenuto così potente, così “immortale”, che la morte non spaventa più nessuno.
Temi biologici che diventano fatti culturali: nascita
Philippe Ariès, storico francese, intuisce due temi biologici che diventano fatti culturali: nascita e morte. Egli studiando la nascita nelle sue articolazioni culturali, ossia il sentimento dell’infanzia, afferma che quest’ultimo si sia formato solo recentemente. Rousseau teorizza un mondo dell’infanzia, ma nella vita privata aderisce totalmente a questa glorificazione dell’infanzia, che, invece, si avrà con l’Ottocento, secolo del romanticismo, quando con il matrimonio d’amore il bambino è frutto dell’amore. Si pubblicano libri, trattati sulla cura e l’igiene dei bambini che rendono le madri esperte dell’igiene che salva la vita (ne è segno il diminuire della mortalità media infantile). Il Novecento conferisce una grande attenzione al bambino che diventa un “piccolo re”, attorno al quale tutto è concentrato (sistemi economici, moda, ecc.). Ad oggi, l’infanzia è diventata una misura della sensibilità comune. Nel secolo attuale i bambini sono sovrani della famiglia, intoccabili. Papa Giovanni Paolo II si adegua a questa sentimentalità moderna, promuovendo un nuovo immaginario dell’infanzia addolcito con l’abolizione del Limbo nel quale sarebbero dovuti finire, secondo la dottrina della Chiesa, i bambini morti prima di essere battezzati. Questi bambini sono destinati alla misericordia di Dio, al Paradiso.
Corpo come costruzione culturale
Gli storici si sono accorti dell’importanza del corpo, atto biologico che diventa costruzione culturale e quindi entra in una rappresentazione sociale, che varia in base al proprio sistema etico-culturale: il corpo è una costruzione culturale, è carne e ossa in una certa società. Non è solo ideologia, ma è anche cultura, è filtro morale. Nella costruzione culturale partiamo dal Rinascimento, periodo nel quale nasce il senso dell’individualità, la passione di truccarsi, ecc. fino ad oggi. Nel momento in cui parliamo di corpo sottintendiamo la dualità anima-corpo. Nella visione religiosa della tradizione passata il corpo occupa una posizione inferiore rispetto all’anima (nobile), che risulta invece più elevata. Ne è un esempio la Gioconda di Leonardo che, nel suo equilibrio esteriore, rivela il grande equilibrio interiore. Sarà Freud a cancellare il dualismo nel momento in cui sostiene che la ragione stessa può essere turbata dall’inconscio e dunque non può esser padrona del corpo. La visione del corpo duale diviene un’inestricabile intreccio tra corpo e mente attraverso le indagini, la cultura, le interpretazioni provenienti da medici, psicologi e psicanalisti: questi rapporti mente-corpo sono una costruzione della cultura, così come lo è il nostro corpo. Nella seconda metà del ‘900 la presenza della fisicità irrompe, ma, nonostante ciò, non scompare né l’anima né il peso della ragione.
Evoluzione della dualità corpo-anima
Gli storici si sono accorti dell’importanza del corpo, atto biologico che diventa costruzione culturale e quindi entra in una rappresentazione sociale, che varia in base al proprio sistema etico-culturale: il corpo è una costruzione culturale, è carne e ossa in una certa società. La visione del corpo sottintende il dualismo corpo-anima: nella visione religiosa della tradizione passata il corpo occupa una posizione inferiore rispetto all’anima (nobile), che risulta invece maggiormente elevata (ad es. la Gioconda nel suo equilibrio esteriore rivela il grande equilibrio interiore). Sarà Freud a cancellare il dualismo nel momento in cui sostiene che la ragione stessa può essere turbata dall’inconscio e dunque non può esser padrona del corpo. La visione del corpo duale diviene un’inestricabile intreccio tra corpo e mente attraverso le indagini, la cultura, le interpretazioni provenienti da medici, psicologi e psicanalisti: questi rapporti mente-corpo sono una costruzione della cultura, così come lo è il nostro corpo. Nella seconda metà del ‘900 la presenza della fisicità irrompe, ma, nonostante ciò, non scompare né l’anima né il peso della ragione. Il corpo diviene un manifesto pubblico che permette di esprimere la propria identità. Se il corpo è ben curato, allora ha una buona anima ed è ciò che porterà a parlare di ‘trionfo del corpo’.
Che cos’è la “bellezza” per le società europee nel corso del Rinascimento?
La bellezza ideale del Rinascimento è un dono di Dio e scendendo sulla terra viene incorporata (diventa un individuo): la bellezza, che rinvia alla divinità, viene tradotta nella corporeità, umanizzata e laicizzata: c’è un intervento, seppur marginale, con il trucco (biacca), l’abbellimento dei capelli e il vestito. Tuttavia, l’abbellimento è una sfida: se la bellezza viene dall’alto, intervenire sul viso significa un po’ barare con Dio (per questo si tratta di una bellezza nemica del trucco). A trionfare è il “sopra”, le parti considerate nobili (viso, mani, busto, occhi), mentre il sotto è visto come un basamento immobile seppur di lusso. La donna deve essere bella ma allo stesso tempo onesta e virtuosa, rispondendo ad imperativi sociali (come il controllo della propria sessualità). La bellezza, oltre a distinguere i ruoli sociali tra donna e uomo (più terribile che bello), è anche distinzione di ceti sociali. Nei corpi è possibile leggere tale gerarchia (ad esempio il biancore appartiene alla donna nobile, in quanto non lavora sotto il sole; il corpo snello dell’aristocratica si differenzia da quello più rotondo della popolana).
Che cos’è la “bellezza” per le società europee nel corso del Seicento?
Il Seicento vede quella bellezza dono di Dio, indefinibile, diventare sempre più una bellezza dell’individuo, dell’identità e dell’interiorità del singolo. Si tratta di una bellezza molto più espressiva, che si naturalizza. Lo sguardo è lo specchio dell’anima e l’occhio lascia trapelare l’interiorità, evocando i sentimenti. Attraverso questa soggettivizzazione progressiva, la bellezza diventa più complessa: una donna è bella non solo per il trucco, ma anche per la sua complessità interiore. Ne è esempio la fanciulla di Vermeer in "Ragazza con il cappello rosso" mostrando, attraverso i suoi occhi, la sua bellezza, dunque la complessità della sua personalità. Nel 600 si inizia ad utilizzare il corsetto come libertà di intervento sulle proprie forme, il quale diviene la quotidianità, segno di eleganza, contegno (differenzia anche i ceti) e di cura di se. Il corsetto modifica dall’esterno la forma (seno e fianchi sono messi in evidenza, come segno di fecondità) e andiamo verso un sopra che si sta allungando sempre di più: siamo già ai fianchi arrotondati che porta a un maggiore segno di snellezza.
Che cos’è la “bellezza” per le società europee nel corso del Settecento?
Il Settecento è il secolo dell’individualizzazione. La bellezza diventa sempre più una costruzione quotidiana, sempre più terrea, individuale e, come tale, il corpo diviene un corredo di sentimentalità, un linguaggio della seduzione ed un vero e proprio richiamo erotico. Le forme dei corpi sono via via più libere e richiamano una vera e propria geometria dei corpi. La forma del corpo femminile della borghesia richiama la losanga, concentrato fisico e morale: fianchi larghi (segno di fecondità e seduzione) e spalle strette (segno di dolcezza) che risaltano il seno. La forma è tale perché funzionale alla natura che la rende così perché madre. Il corpo degli uomini, invece, assume la forma di trapezio rovesciato: le spalle sono tenute indietro e il mento in avanti, spalle larghe e vita stretta, non deve avere pancia. Rispetto al Seicento, il trucco non è più concepito come inganno, ma è essere se stessi, mettere in luce la propria individualità. Passa all’esame delle accademie scientifiche e le materie utilizzate per la realizzazione derivano, ora, dai vegetali. L’idea degli umori viene abbandonata e approda la concezione del corpo formato da fibre, fino ad affermare il binomio bellezza-salute e, quindi, un’idea di bellezza che è anche un’idea di efficienza fisica, di buon governo del proprio corpo. La bellezza, via via, non è più limitata solamente al sopra (lo si può anche intuire dal dipinto Altalena di Fragonard).
Che cos’è la “bellezza” per le società europee nel corso del Sette-Ottocento?
Il Settecento è il secolo dell’individualizzazione. La bellezza diventa sempre più una costruzione quotidiana, sempre più terrea, individuale e, come tale, il corpo diviene un corredo di sentimentalità, un linguaggio della seduzione ed un vero e proprio richiamo erotico. Il trucco è concepito come un mettere in luce la propria individualità. L’idea degli umori viene abbandonata e approda la concezione del corpo formato da fibre, fino ad affermare il binomio bellezza-salute e, quindi, un’idea di bellezza che è anche un’idea di efficienza fisica, di buon governo del proprio corpo. Nell’Ottocento la scoperta del corpo significa riconoscimento di una nuova dimensione, di una bellezza più carnale e legata al desiderio, che è anche frutto di costruzione e rivelazione di sé: vi è, quindi, una grande responsabilità personale del soggetto. La bellezza diventa un valore sociale, con lo scopo di riuscire a trovare un posto adeguato nella società e a misura alle aspirazioni del soggetto. Bellezza è l’intero corpo, il sopra e il sotto, l’intimo del corpo, la muscolatura, il respiro, i polmoni più ampi.
Quali sono i principali canoni della bellezza femminile nell’Ottocento nel mondo occidentale?
Nell’Ottocento la scoperta del corpo significa riconoscimento di una bellezza più carnale, legata al desiderio, che è anche frutto di costruzione e rivelazione di sé: vi è, quindi, una grande responsabilità personale del soggetto. Il corpo femminile diventa la assume la forma a “S” dalle grandi curve (seni e posteriore) e attraverso la ginnastica assume una tonicità nuova, energia che le permette di iniziare ad impadronirsi dello spazio pubblico occupandolo. Nel corso del secolo si assiste alle prime avanguardie: l’uomo si femminilizza (dandy, cultore del bello che addolcisce i tratti della sua virilità) e la donna si virilizza (si veste da uomo sfidando la moralità; es. Georges Sand). L’ideologia del progresso è un’ideologia liberatoria del corpo, che lo renda più efficiente e più sano. Così la forma del corpo femminile muta negli ultimi 20 anni del secolo: Poiret crea una moda che libera la donna, con il nuovo vestito che poggia sulle spalle. Questa donna è uno stelo, ad I. Nascono istituti per le “cure di bellezza”, grandi magazzini in cui poter reperire i prodotti necessari e, addirittura, le dive che pubblicizzano. La bellezza diventa un valore sociale, con lo scopo di riuscire a trovare un posto adeguato nella società e a misura alle aspirazioni del soggetto. Bellezza è l’intero corpo, il sopra e il sotto, l’intimo del corpo, la muscolatura, il respiro, i polmoni più ampi.
Sviluppa alcune considerazioni sulla “scoperta” della vita privata nel corso dell’età vittoriana
La vita privata subisce un cambiamento: è centrata sulla coppia borghese romantica, formatasi attraverso i sentimenti. È una famiglia al maschile, il capo è l’uomo, che sovraintende sul destino dei figli (si creerà il cosiddetto triangolo edipico, nuovo conflitto tra genitori e figli), al quale tocca la sfera pubblica e politica. La donna ha un proprio ruolo in famiglia, non è una “pura sottomessa”: le tocca la famiglia, la sfera privata (anche sentimentale e religiosa), l’igiene, la cura e il governo della casa. È una famiglia di nuovo tipo, del matrimonio d’amore, che inizia a selezionare le nascite (la tecnologia offre i primi anticoncezionali) e avere meno figli significa che nello spazio privato la donna sa dominare gli “assalti” della sessualità. La pretesa morale rimane comunque quella di un corpo che resta vergine fino al matrimonio. Rispetto al matrimonio combinato qui c’è la ricerca di un’intesa tra i corpi, ma i corpi non sono ancora a contatto con la nudità (che era nelle prostitute). La confidenza corporea è in corso d’opera. Tuttavia, la famiglia per le donne può essere anche una prigione: quando il matrimonio d’amore si rivela un fallimento. C’è un grande lavoro compiuto dalle donne nello spazio della casa: Per questa coppia borghese il centro è la casa, che deve essere ben curata, deve favorire il successo, soprattutto del marito. Il salotto è un luogo di intermediazioni culturali, dove si tessono le reti per i matrimoni, le famiglie si accordano e fanno affari.
Delinea, per sommi capi, il ruolo della donna nella società vittoriana, con particolare riguardo alla vita privata, nel ruolo di moglie e madre
Quando nella famiglia borghese si impone il controllo delle gravidanze, anche il rapporto col coniuge diventa più piacevole (la tecnologia offre i primi anticoncezionali). Questo fa sì che le donne avessero meno paura. Il busto e la crinolina disegnavano il corpo femminile e vanno via via sparendo poiché la donna nel corso del secolo acquista sempre più libertà (primi lavori fuori casa). Le donne iniziano inoltre a entrare nello spazio pubblico perché la rivoluzione industriale le garantisce anche degli spazi fuori dalla casa (professioni come le insegnanti, maestre, impiegate, segretarie, telefoniste, ecc.). Si inizierà lentamente a far sì che il vestito non nasconda più l’anatomia. La donna ha un proprio ruolo in famiglia, non è una “pura sottomessa”: le tocca la famiglia, la sfera privata (anche sentimentale e religiosa), l’igiene, la cura e il governo della casa. La pretesa morale rimane comunque quella di un corpo che resta vergine fino al matrimonio. Tuttavia, la famiglia per le donne può essere anche una prigione (quando il matrimonio d’amore si rivela un fallimento), ma la società resta maschilista nella legislazione; infatti, in caso di separazioni) è più facile che la moglie abbia torto. Così anche la medicina è una medicina maschile per cui le donne sono morali, sono prede dell’isteria, hanno un carattere instabile, nervoso, spesso nevrotiche.
Delinea, per sommi capi, la formazione del “corpo borghese” in Italia e nell’Europa vittoriana nel corso del XIX secolo
Nell’Ottocento la scoperta del corpo significa riconoscimento di una bellezza più carnale e legata al desiderio, che è anche frutto di costruzione e rivelazione di sé: vi è, quindi, una grande responsabilità personale del soggetto. È il secolo in cui emerge il corpo borghese a discapito di quello aristocratico. Il borghese indossa i pantaloni (segno di estrema mobilità), il vestito con la redingote (imbottito nelle spalle), il cappello a cilindro (lo rende visibilmente più alto) gli stivali, ha perso il codino e la parrucca e non ha più la pancia. Diviene di più preciso attivo, padrone dello spazio, sta dritto in segno di efficienza. Ha uno sguardo dritto, fisso; è l’uomo del vigore (pancia in dentro, petto in fuori) e pratica gli sport. Il corpo femminile diventa la assume la forma a “S” dalle grandi curve (seni e posteriore; il sellino permette che il vestito aderisca sui fianchi) e attraverso la ginnastica assume una tonicità nuova, energia che le permette di iniziare ad impadronirsi dello spazio pubblico occupandolo. Nel corso del secolo si assiste alle prime avanguardie: l’uomo si femminilizza e la donna si virilizza.
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