Domande economia politica, prof.
Lavezzi.
Definite un mercato del lavoro perfettamente concorrenziale, e
rappresentatene un equilibrio : i mercati del lavoro sono i principali mercati
delle risorse. Un mercato del lavoro perfettamente concorrenziale presenta un
gran numero di acquirenti (imprese) e venditori (individui), in esso tutti i
lavoratori appaiono uguali per le imprese, non vi sono barriere all’entrata o
all’uscita, imprese e famiglie hanno tutte le informazioni necessarie per le loro
decisioni di acquisto e vendita di lavoro. Il tasso salariale in un mercato del
lavoro concorrenziale, viene determinato, come accade per il prezzo in un
qualsiasi altro mercato concorrenziale, tramite le forze della domanda e
dell’offerta. La curva indicata con LD è la curva di domanda di lavoro, e come la
curva di domanda di ogni mercato del lavoro è inclinata verso il basso per due
motivi: innanzitutto, un tasso salariale più alto aumenta i costi marginali delle
imprese, provocando una riduzione della produzione e dell’occupazione; in
secondo luogo, un tasso salariale più alto incrementa il costo relativo del lavoro
offerto, portando le imprese a sostituirlo con altri input. La curva di offerta
invece, Ls, di ogni mercato di lavoro è inclinata verso l’altro per due motivi: un
tasso salariale più alto induce alcuni di coloro che non stanno lavorando a
cercare un’occupazione, e poi un tasso salariale più alto attrae coloro che
stanno lavorando in altri mercati del lavoro. Le forze della domanda e
dell’offerta, guideranno un mercato del lavoro concorrenziale al suo punto di
equilibrio, ossia al punto di intersezione delle curve di domanda e di offerta di
lavoro.
Equilibrio nel Monopolio: un’impresa monopolistica è l’unico venditore di un
bene o servizio senza validi sostituti. L’esistenza di un monopolio è indizio della
presenza di fattori che costringono altre imprese a rimanere fuori dal mercato
senza potervi entrare per concorrere con l’impresa operante: sono presenti
quelle che definiamo barriere d’entrata, come le economie di scala, le barriere
legali e le esternalità di rete.
In quanto unico venditore, il monopolista è soggetto alla curva di domanda
dell’intero mercato e deve decidere il prezzo da fissare per massimizzare il
profitto; perciò, come altre imprese, il monopolista produrrà al livello per cui MC
(costo marginale) = MR (ricavo marginale) e fisserà il prezzo massimo che i
consumatori sono disposti a pagare per la quantità data. Nel monopolio, la
decisione del prezzo e quella del livello di produzione non sono indipendenti,
ma sono due modi diversi di prendere la stessa decisione. Nell'analisi
microeconomica ciò che distingue l'impresa monopolista da un'impresa
concorrenziale è soprattutto il ricavo economico: nell'impresa concorrenziale il
prezzo di vendita del bene è determinato dal mercato ed è indipendente dalla
quantità prodotta dalla singola impresa. Viceversa, nel monopolio il prezzo di
vendita ( p ) del bene è influenzato anche dalle decisioni dell'impresa
monopolista, in quanto l'impresa è l'unico soggetto a rappresentare l'offerta di
mercato. Il ricavo totale dell'impresa monopolista non è più in funzione soltanto
della variazione delle quantità di vendita ( q ) ma anche delle variazioni di
prezzo ( p ).
L'impresa monopolista aumenta la quantità di produzione ( q ) fin quando il
ricavo marginale ( MR) è superiore al costo marginale ( MC ). Ciò consente
all'impresa monopolista di aumentare il profitto netto. L'aumento della
produzione cessa quando il ricavo marginale e il costo marginale si eguagliano.
Il profitto del monopolio (P- ATC moltiplicato per la quantità prodotta) può
persistere nel lungo periodo a causa delle barriere all’entrata. Sappiamo che il
prezzo P in corrispondenza di ogni livello di produzione è dato dalla curva di
domanda per l’impresa. Il profitto unitario, allora, è rappresentato proprio dalla
distanza tra tale curva e la curva ARC. Un monopolio realizza un profitto ogni
qualvolta P è maggiore di ARC. Il profitto totale in corrispondenza del livello di
produzione ottimale equivale all’area del rettangolo con altezza pari alla
differenza tra P e ARC e larghezza pari alla quantità prodotta.
Moltiplicatore di spesa: è il numero per cui bisogna moltiplicare una
variazione di spesa (come la spesa per gli investimenti) per ottenere la
variazione del PIL di equilibrio. Il valore del moltiplicare di spesa dipende dal
valore assunto da MPC (propensione marginale al consumo) nel sistema
economico. La formula che possiamo utilizzare per determinare il moltiplicatore
di spesa, corrispondente a ogni valore di MPC, può essere determinata in tal
moltiplicatore= 1/ (1−MPC), con ogni valore di MPC compreso tra zero e
modo:
uno. Facciamo l’esempio numerico in cui MPC è pari a 0,6, quindi il valore del
moltiplicatore di spesa sarà pari a 1/ (1-0.6)= 1/0.4= 2.5. In generale, per una
data variazione della spesa per investimenti pari a ΔIP, la variazione
complessiva della produzione sarà:
ΔPIL=[ (1−MP) ]xΔI P (p minuscola in alto, variazione dell’investimento)
1/
L’effetto del moltiplicatore di spesa ci dice che un incremento della spesa per
investimenti alla fine del processo avrà influenzato il PIL in misura maggiore
dell’incremento iniziale di tale spesa. Il moltiplicatore può anche operare in
direzione opposta (moltiplicatore al contrario)
Efficienza e concorrenza perfetta: quando i mercati si comportano
conformemente alle previsioni del modello della concorrenza perfetta, il prezzo
si adegua sino a quando la quantità di mercato raggiunge l’equilibrio, ossia nel
punto di intersezione delle curve di domanda e di offerta di mercato. Tale
quantità è anche la quantità economicamente efficiente, quella che sfrutta tutti
i miglioramenti paretiani possibili (caso di miglioramento paretiano: una
azione che aumenta la soddisfazione di almeno una persona senza nuocere ad
alcuno).
Tale considerazione ci permette di affermare che in un mercato perfettamente
concorrenziale ben funzionante, la quantità di equilibrio è anche la quantità
efficiente. Ciò vuol dire che, se i produttori e i consumatori vengono lasciati
commerciare da soli come desiderano, allora – se il mercato funziona bene ed è
perfettamente concorrenziale- verrà sfruttata ogni opportunità per aumentare
la soddisfazione di qualcuno senza danneggiare nessun altro. Non occorre
organizzare alcun pagamento compensativo, in quanto il prezzo pagato per il
bene costituisce esso stesso il pagamento compensativo. Lo Stato può inoltre
contribuire all’efficienza economica dei mercati, e lo fa fondamentalmente in
due modi: fornendo le infrastrutture che permettono ai mercati di funzionare e
sostenendo l’attività di mercato intervenendo quando i mercati non funzionano
più adeguatamente.
Approccio del consumatore (linea di bilancio, curva di indifferenza):
esistono due metodi alternativi per rappresentare le preferenze razionali di un
consumatore, corrispondenti a due diversi approcci al processo decisionale
dello stesso. Secondo l’approccio dell’utilità marginale, un consumatore che
massimizza l’utilità (intesa come misura quantitativa del piacere e della
soddisfazione ottenuta dal consumo di beni e servizi) sceglierà le combinazioni
di beni lungo la sua linea di bilancio, dove l’utilità marginale per euro speso è
identica a tutti i beni. Quando il reddito o il prezzo variano, il consumatore
eguaglia di nuovo l’utilità marginale per euro di entrambi i beni, scegliendo un
punto lungo la nuova curva di bilancio. L’utilità marginale che un individuo
ottiene dal consumo di quantità maggiori di un bene fornisce, dunque,
informazioni a proposito delle sue preferenze, contrariamente al vincolo di
bilancio che indica solamente quali combinazioni di beni egli può permettersi.
Secondo l’approccio delle curve di indifferenza, le preferenze di un
consumatore sono rappresentate dall’insieme delle sue curve di indifferenza,
definito mappa di indifferenza. Una curva di indifferenza rappresenta tutte le
combinazioni di due categorie di beni che soddisfano il consumatore nella
stessa misura. Si raggiunge il livello più elevato possibile di utilità o
soddisfazione nel punto della linea di bilancio che appartiene anche alla curva
di indifferenza più alta possibile.
LINEA DI BILANCIO: il vincolo di bilancio è rappresentato graficamente dalla
linea di bilancio e i consumatori possono permettersi solo le combinazioni di
beni o servizi appartenenti a tale linea o situati sotto di essa. Un incremento
del reddito sposta la linea di bilancio verso l’esterno mentre una variazione del
prezzo di un bene la fa ruotare. Quando la linea di bilancio si sposta o ruota, il
consumatore passa a un punto appartenente alla nuova linea di bilancio. Egli
sceglierà sempre il pinto che gli fornisce il massimo livello possibile di
soddisfazione o utilità, che dipenderà dalle sue preferenze individuali.
Curva di domanda aggregata: o curva AD (aggregate demand curve)
indica il PIL reale di equilibrio per ogni dato livello dei prezzi. Per costruirla,
poniamo il livello dei prezzi sull’asse verticale e il PIL reale dell’economia
sull’asse orizzontale. Quando il livello dei prezzi aumenta, il livello del PIL
diminuisce. Le cause possono essere collegate al mercato monetario o alle
esportazioni: quando il livello dei prezzi aumenta, poiché rende gli acquisti più
costosi, incrementa la domanda di moneta e sposta la curva di domanda di
moneta verso destra; la moneta serve per effettuare le transazioni, se
aumentano i prezzi ci servirà più moneta per le transazioni e quindi, un
aumento del livello dei prezzi fa aumentare il tasso di interesse; di
conseguenza, la componente del tasso di interesse riduce la spesa sensibile
all’interesse, e la riduzione della spesa provoca una diminuzione del PIL reale
d’equilibrio. Inoltre, quando il livello dei prezzi di un paese aumenta, le sue
esportazioni diminuiscono. Complessivamente, quando i prezzi aumentano le
esportazioni nette diminuiscono, questo riduce il PIL di equilibrio in base
all'effetto del moltiplicatore.
Quando una variazione del livello del prezzi modifica il PIL di equilibrio, si
verifica uno spostamento lungo la curva AD; quando la variazione di un fattore
diverso dal livello dei prezzi modifica il PIL di equilibrio (ad esempio la spesa
pubblica, le imposte, la spesa per il consumo autonomo) è la stessa curva AD a
spostarsi.
PPF : frontiera delle possibilità di produzione, curva che indica tutte le diverse
combinazioni di beni che si possono ottenere in modo efficiente all’interno del
sistema economico con le risorse e la tecnologia disponibili. La curva mostra
come l'aumento nella produzione di un bene, quando non vi siano risorse
inutilizzate, deve necessariamente comportare una certa diminuzione nella
produzione di altri beni, beni nella produzione dei quali quelle stesse risorse
erano precedentemente impiegate. La pendenza della curva risulta pari
al costo-opportunità, che misura il costo delle unità addizionali di un bene in
termini di unità di produzione perduta dell'altro bene.
I punti oltre la frontiera sono irraggiungibili con la tecnologia e le risorse a
disposizione del sistema economico. Le scelte della società sono quindi limitate
ai punti sulla PPD e a quelli all’interno di essa. Un’impresa, un settore o un
intero sistema economico sono caratterizzati da inefficienza produttiva nel caso
in cui potrebbero produrre quantit&ag
-
Domande di Economia politica
-
Risposte domande
-
Domande Economia monetaria
-
Domande frequenti Economia politica