Scuola classica (1800)
La scuola classica di pensiero è di matrice illuministica e si basa sul libero arbitrio dell’uomo nella scelta delle proprie azioni. Poneva a fondamento del diritto penale la responsabilità morale del soggetto quale rimproverabilità del male commesso. Tre principi fondamentali: volontà colpevole del delinquente (così però non si teneva conto dei condizionamenti ambientali e sociali); l’imputabilità (e quindi il reo dev’essere capace di comprendere il disvalore etico e sociale delle proprie azioni) e la pena come retribuzione per il male compiuto (era priva di finalità risocializzative, ma che doveva essere afflittiva, proporzionata e inderogabile, e avere anche funzione specialpreventiva e di ristabilire l’ordine esterno nella società). Per cui il reato è un’azione umana scaturente dalla libera volontà di un soggetto moralmente responsabile quanto pienamente imputabile. A questa scuola di pensiero va il merito di aver posto le basi al principio di legalità, alla non punibilità per analogia e al principio di certezza del diritto (il reo deve essere messo in condizione di sapere per certo quali conseguenze comporterà la sua condotta illecita).
Lombroso (1835-1909) e scuola positiva (fine 1800 inizi 1900)
Cesare Lombroso, vero nome Marco Ezechia, riconduceva la criminalità al fattore biologico dell’individuo. Fu fondatore dell’antropologia criminale, studiando il delinquente, le caratteristiche anatomiche, la sua teoria dell’atavismo, della fossula vermiana ancora aperta, cosa normale nei primati, ma che negli uomini si chiude nelle ultime fasi della gravidanza, per cui considerava i criminali persone non evolute. Il punto di vista lombrosiano cade in crisi davanti alla criminalità occasionale che egli riconosceva in persone quasi uguali a quelle normali per cui assumeva rilevanza l’ambiente e le circostanze, ma nessuna delle teorie multifattoriali regge senza un approccio di tipo individuale. Si riconosce a Lombroso lo studio sulla personalità del delinquente; la più nota teoria è quella del delinquente nato, secondo cui grande percentuale dei più gravi e persistenti criminali possiederebbe disposizioni congenite che renderebbero inevitabilmente antisociale l’individuo indipendentemente dalle condizioni ambientali. In sostanza il reato e le anomalie della condotta sono visti come una malattia da combattere individualmente. Contro i delinquenti predestinati al delitto, alcolisti, o affetti da isterismo, ecc. non c’era nulla da fare se non difendersi, per cui grazie a lui furono istituiti i manicomi criminali. Il pensiero di Lombroso, oggi quasi non più attuale, ha portato ad esempio al doppio binario del sistema penale, ossia il requisito soggettivo della pericolosità sociale per applicare la pena della misura di sicurezza.
Con Lombroso ci troviamo nell’ambito della scuola positiva, contrapposta a quella classica, e il nostro codice nasce come compromesso tra le due scuole. A differenza della scuola classica, la punizione nella scuola positiva doveva adattarsi al singolo delinquente, non al reato, e la società aveva il diritto di punirli per difendersi. Secondo la scuola positiva (Ferri e Garofalo, seguaci di Lombroso) il delinquente è un individuo anormale; il delitto è la risultante dei fattori fisici, psichici e sociali; la delinquenza non è la conseguenza di scelte individuali ma è condizionata da tali fattori; la sanzione penale non deve avere finalità punitive, ma deve mirare alla neutralizzazione e in secondo luogo alla rieducazione del criminale, perciò individuata in funzione della personalità del delinquente. Questo focus della scuola positiva sulla personalità del criminale si è poi trasmesso anche nello studio della criminologia sulla ricerca delle cause che inducevano il soggetto a delinquere.
Oggetto della criminologia e ruolo del criminologo
La criminologia non è una scienza normativa, giuridica o etica, ma è una scienza empirica, che prende in considerazione la realtà, ed è, anche se non in senso assoluto, avalutativa, cioè il criminologo non cerca il responsabile del crimine ma cerca le cause, in quanto scienza eziologica, non si ferma alla norma giuridica, ma esamina e analizza criticamente una data legge. È sia scienza interdisciplinare cioè necessità di dialogo e relazioni con sociologia, psicologia, pedagogia, ecc. e sia multidisciplinare cioè in rapporto con queste scienze vi è necessità di contributi di conoscenza, questo per ragioni che hanno a che fare sia con la storia della criminologia, che con gli esiti istituzionali, cioè i settori scientifico-disciplinari (diritto penale-sociologia giuridica-medicina legale).
L’aiuto del criminologo verso il giurista non è tanto nel cercare la verità, ma quanto meno arrivare alla verità giuridica. La storia della criminologia si divide in due percorsi, quello individuale e quello sociale, e a fini didattici diciamo che in base al percorso scelto si avrà l’oggetto della criminologia, cioè nel percorso individuale questo sarà il crimine (scuola positiva), nel percorso sociale sarà la devianza (strutturalfunzionalismo) o il sistema penale, o meglio la sua critica. Da sottolineare che i due percorsi non sono autonomi ma interdipendenti, e per questo che per individuare l’oggetto della criminologia vi sono tre prospettive: quella etimologica tradizionale, quella pratico-fattuale e quella teorica-concettuale.
Nella prospettiva etimologica tradizionale l’oggetto è determinato dal legislatore penale e finché teniamo in considerazione il 575cp (omicidio) non si sollevano grandi problemi, come invece accade se ci si focalizza sul 544bis (uccisione di animali) dove vi è l’incertezza del termine animale, saranno poi l’ausilio di altri principi del diritto penale a dirci come interpretare tale norma. Le prospettive pratico-fattuale (cioè lavoro e competenze del criminologo) e teorica-concettuale (oggetto e metodo della criminologia) sono interdipendenti. Ce lo dicono tre discipline: la storia istituzionale della criminologia (finché nell’epoca fascista la criminologia era basata sul pensiero di Lombroso, questa era insegnata, ma quando subentrarono altri fattori, sociali, la ricerca del responsabile, che portò ad additare il potere politico; ecco la soppressione dell’insegnamento della criminologia, ecco il problema politico), la filosofia della scienza (cioè applicare un unico metodo critico; per conoscere la verità l’uomo non ha bisogno di appellarsi all’autorità, perché ciascun uomo porta le fonti della conoscenza in se stesso; ciò fa da nesso tra epistemologia e politica o tra potere politico e filosofia della scienza) e storia della scienza del diritto penale cioè diritto penale del fatto, non scientismo come dice Welzel, necessario guardare la realtà; selezionare nella complessità del fenomeno criminale l’oggetto della criminologia, e i teloi della criminologia sono le funzioni del diritto penale, o intraprendere la strada della struttura del diritto penale per arrivare a definirne le funzioni, quindi arriviamo alle pene, che devono tendere alla rieducazione del criminale. Ruolo del criminologo ad esempio nel processo di cognizione, dove esplica le sue funzioni nella perizia e nel processo di esecuzione in ambito di esecuzione della pena; l’art. 187cpp prescrive che sono oggetto di prova i fatti, non quindi le intenzioni, non le idee, e riguardo all’oggetto della perizia, il cpp prescrive cosa non dev’essere oggetto della perizia, ossia l’abitualità, la professionalità e la tendenza a delinquere, ed è questo il culmine del diritto penale del fatto.
Tutte le teorie criminologiche, del percorso individuale o sociale, non vanno prese in senso assoluto (Ponti parla di numero oscuro per indicare la non assolutezza appunto di ciò che una teoria riesce a mostrare) ma servono a mettere in evidenza fattori prima sconosciuti che costituiscono comunque una verità. In conclusione, lo scopo della criminologia, non è l’avalutatività in senso assoluto, quanto l’interpretazione teleologicamente orientata ai concetti giuridici, e tramite l’ontologia ermeneutica l’interprete non elimina i suoi pregiudizi perché risulta impossibile essere avalutativi in senso assoluto, ma li esclude essendone consapevole.
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