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Quali sono le principali caratteristiche dello sviluppo economico dell’Ottocento?

L’industrializzazione ha trasformato radicalmente le condizioni di vita e di lavoro della popolazione

dell’Europa occidentale.

La rivoluzione industriale assunse forme e schemi diversi, ma indubbiamente ci sono stati dei

fattori determinanti: popolazione - contesto istituzionale - risorse e fonti di energia - struttura

sociale - tecnologia tra empirismo e scienza applicata – alfabetizzazione.

La popolazione aumentò e si svilupparono anche fenomeni di redistribuzione: migrazioni e

urbanizzazione.

Le attività economiche –soprattutto la nascite delle fabbriche –attiravano la popolazione in esubero

dalle campagne verso le città; da luoghi caratterizzati da un’economia depressa, verso luoghi più

attivi.

Nel corso dell’Ottocento aumentarono le città con più di 2000 abitanti, soprattutto in prossimità di

aree ad agricoltura avanzata e servite da adeguate infrastrutture.

Sempre per motivi di natura economica il XIX secolo fu caratterizzato da imponenti migrazione,

interne e internazionali.

Quali sono le caratteristiche economiche dello sviluppo economico del Novecento?

Il primo è che nel XX secolo si può constatare “l’accelerazione della storia”. Se, infatti,

considerassimo come indicatore le “cesure storiche”, cioè avvenimenti che alterano gli equilibri

mondiali, non potremmo fare altro che osservare che in questi cento anni si sono verificate più

cesure che in diversi secoli antecedenti: due guerre mondiali, la crisi del’29, l’ascesa del

comunismo e poi il suo crollo, la guerra fredda e così via.

Il carbon fossile viene soppiantato dal petrolio e dal gas naturale.

Con la crescita dell’uso del petrolio, favorito dalla rapida diffusione dei motori a combustione

interna, nel corso del Novecento si registra anche un cambiamento geo-politico in quanto aumenta

la pressione delle potenze occidentali sui paesi medio-orientali che dispongono di grandi quantità

di petrolio.

Si è registrato un mutamento della ripartizione delle attività economiche, definito “cambiamento

strutturale”, indicando quale indicatore principale il settore d’occupazione della popolazione.

Spiegare lo sviluppo sociale, culturale ed economico della Belle Epoque?

“Belle Epoque” è una nostalgica definizione coniata dopo la prima guerra mondiale per indicare il

periodo 1890-1914, caratterizzato da progresso, benessere e pace.

Vuol dire "epoca bella" per l'eccezionalità dello sviluppo civile, economico e culturale vissuto dagli

europei in quel lasso di tempo, che contrastava con le barbarie in cui l'Europa precipitò con la

Grande Guerra.

All'alta borghesia europea faceva da contorno la piccola borghesia di provincia e la nuova classe

dei colletti bianchi che si identificava negli impiegati, artigiani e professionisti necessari a mandare

avanti l'apparato industriale.

Le città crescevano a dismisura con l'inurbamento degli operai e di pari passo aumentava la

frequenza scolastica che riduceva, partendo dalle classi giovani, le altissime percentuali di

analfabetismo.

La più grande manifestazione di sviluppo civile,fu l’aumento della militanza politica delle masse,

segnale che tutti gli strati della società iniziavano ad avvertire l’interesse per le questioni pubbliche.

Parigi, capitale della Belle Epoque, fu la città-vetrina di quel nuovo mondo: divenne la capitale

europea del turismo e dei consumi, degli spettacoli e dell'arte, della cultura e della scienza, dello

sport e della moda.

Le principali caratteristiche dello sviluppo economico sono: riduzione mortalità infantile e crescita

demografica; pace in Europa; nascita della società dei consumi; seconda rivoluzione industriale;

interdipendenza e imperialismo. 14

Perché aumentarono i consumi di massa e da che cosa furono favoriti?

Il progresso aveva un prezzo: il benessere di alcuni si basava sul disagio di molti altri.

Se si voleva guadagnare di più, bisognava produrre e vendere di più, ma per aumentare le vendite

è necessario che masse sempre più estese abbiano più denaro per comprare.

Gli imprenditori, quindi, man mano che la produzione scendeva, accettarono di concedere aumenti

dei salari, facendo salire il reddito pro capite nei paesi sviluppati.

L’aumento dei salari corrispose all’aumento del reddito disponibile.

Questo maggior reddito non fu speso in generi di prima necessità e quindi contribuì all’aumento dei

consumi di generi voluttuari.

Si realizzò, dunque, un allargamento del mercato, a cui si provvide anche grazie alla crescita della

distribuzione.

I beni di consumo che prima venivano prodotti artigianalmente e venduti da piccoli commercianti al

dettaglio cominciarono a essere offerti da una rete commerciale sempre più ampia.

Quali sono i principali settori di innovazione che hanno caratterizzato la seconda

rivoluzione industriale?

La seconda rivoluzione industriale fece un uso più sistematico della scienza. I settori portanti

furono:

Industria pesante (Bessmer, Martin-Siemens e Gilchrist-Thomas) aumento produzione di acciaio.

Nuove fonti di energia: elettricità (termica e idraulica) e petrolio (motore a scoppio).

Industria chimica (applicazioni in agricoltura, industria, esplosivi e farmaci).

Che cos’è il fordismo?

Il grande successo della Ford “T” diede anche il nome al nuovo sistema di produzione: il Fordismo.

La caratteristiche principali del Fordismo (che giunse a pieno compimento tra le due guerre) sono:

Organizzazione scientifica del lavoro (taylorismo); Intercambiabilità delle parti componenti; Jig

System (attrezzature di guida degli utensili); Lavorazione in sequenza di produzione e

assemblaggio.

Cos’è l’interdipendenza economica?

L’interdipendenza economica, ossia l’intensificarsi delle relazioni economiche mondiali, fenomeno

che spesso viene definito globalizzazione.

Cos’è il gold sterling standard?

Il sistema che si era rapidamente diffuso dopo il 1870 era il Gold Standard o monometallismo

aureo.

La fase storica che va dal 1890 al 1914 è definita gold standard puro o gold sterling standard, per

sottolineare l’importanza di Londra.

Questo è il periodo in cui il sistema funzionò al meglio in quanto si misero in moto le cosiddette

“regole del gioco”.

Se un paese, ad esempio, subiva un deflusso di oro, perché indebitato verso altri paesi, si

verificava una crisi deflazionistica.

La diminuzione dei prezzi interni, però, portava anche ad un aumento della competitività e quindi

ad un aumento esportazioni.

Aumentando le esportazioni si creava un nuovo afflusso d’oro e il ciclo ricominciava. 15

Quale fu il ruolo della Gran Bretagna nella finanza internazionale?

In Gran Bretagna si era attuato una diversificazione del credito:

City di Londra: banca centrale e banche finanziarie, con funzioni commerciali, che effettuavano

operazioni internazionali (ad esempio sconto cambiali internazionali, finanziamento di spedizioni

commerciali).

Clearing banks: strutture finanziarie di intermediazione interna.

Le imprese inglesi investirono all’interno meno di quanto risparmiavano e così le clearing banks si

rafforzarono dando origine a fughe di capitali (dove sono più alti i tassi di interesse), facendo

concorrenza anche alle stesse banche finanziarie.

Il sistema resse bene anche grazie all’India che mantenne le riserve di argento a Londra.

La finanza inglese iniziò però ad entrare in crisi nel primo Novecento, a causa di:

Scarsa cooperazione tra le banche. Man mano che gli imprenditori non investivano più all’interno

le clearing bank, iniziarono a voler finanziare direttamente le transazioni internazionali, facendo

mancare liquidità alle banche della City.

Questa concorrenza si avvertì quando alcune importanti banche della City entrarono in crisi e le

clearing banks si rifiutarono di salvarle.

La stagionalità dei raccolti USA. In USA furono messe a coltura nuove terre e ciò causò il calo dei

prezzi.

Nel periodo dei raccolti, l’Europa acquistava derrate alimentari e ciò causava penuria di capitali.

I paesi europei reagivano alzando i tassi di sconto e i capitali inglesi.

I paesi che vedevano defluire i soldi inglesi reagivano a loro volta e i tassi d’interesse crescevano

in tutto il mondo, scoraggiando gli investimenti.

Cosa è il “paradosso storico” tra protezionismo e scambi commerciali?

Come è stato invece osservato da Paula Bairoch, durante la Belle Epoque si è presentato un

“paradosso storico”.

Osservando il periodo 1860-1914 si potrebbe asserire che liberismo = stagnazione (Grande

Depressione) e

protezionismo = crescita degli scambi (Belle Epoque).

Gli scambi possono aumentare anche in presenza di dazi doganali.

In questo particolare periodo si verifica l’equazione “protezionismo = crescita degli scambi” per

diversi motivi plausibili:

L’aumentata circolazione di capitali spesso comportava che per compensare il disavanzo

finanziario si dovesse ricorrere al commercio nonostante i dazi.

Si crearono aree di preferenza commerciale per via dell’imperialismo.

La produzione mondiale era notevolmente aumentata per via della seconda rivoluzione industriale.

Come si attuò la standardizzazione durante la Belle Epoque?

L’interdipendenza fu favorita, oltre che dalla finanza e dal commercio mondiale, da un processo di

standardizzazione, così sintetizzabile:

Adozione sistema metrico decimale - Sistemi di comunicazione - Cooperazione scientifica - Tutela

diritti d’autore.

All’inizio del Novecento questa standardizzazione si era completata ed esistevano solo due sistemi

di misura generali: l’imperiale britannico e il metrico decimale.

Le relazioni economiche e sociali furono agevolate anche da accordi nel settore delle

comunicazioni.

Il passo più importante fu nel 1880, quando fu stabilita l’ora media di Greenwich.

La standardizzazione mondiale dell’ora si impose non solo per le necessità degli utenti delle linee

ferroviarie, ma anche per quelle della navigazione marittima e per la pressione esercitata dai

congressi scientifici internazionali.

La standardizzazione doveva tener conto dell’orgoglio nazionale e delle rivalità internazionali.

Si trattava spesso di un faticoso processo a due fasi: la cristallizzazione di un consenso scientifico,

poi l’intervento della diplomazia internazionale. 16

Si definisca l’imperialismo.

Cohen ha definito Imperialismo ogni rapporto di effettivo dominio o controllo politico o economico,

diretto o indiretto che una nazione esercita su un’altra.

Smith lo ha definito come il dominio effettivo esercitato da uno Stato relativamente forte su un

popolo più debole sul quale non ha lo stesso controllo che esercita sui cittadini della madrepatria.

Per Reynolds, l’imperialismo è un rapporto di dominio, a volte esplicito, nella forma di una

sovranità politica mantenuta con la forza su popoli soggetti, indipendentemente dal loro consenso.

La fase storica che abbiamo definito imperialismo fu messo in pratica in diverse forme:

Imperialismo diretto: la potenza imperialistica esercita un pieno controllo sull’area dipendente

trasferendo funzionari che occupano le più alte cariche dello stato provenienti dalla metropoli,

oppure utilizzando “governi fantoccio”.

Imperialismo indiretto: dominio effettivo, senza occupare un territorio materialmente.

Nella corsa imperialista quali strategie seguirono i principali paesi capitalisti europei?

Gran Bretagna, strategia seguita era quella di proteggere le vie di comunicazione(vicino Oriente e

Africa orientale) e di tenere al margine l’avanzata tedesca e francese.

Gli storici francesi, hanno anche sottolineato l’importanza del militarismo e del nazionalismo

antibritannico come leva alla nuova ondata di imperialismo.

I motivi che spinsero la Germania verso la colonizzazione furono:

La volontà di entrare nello scenario politico internazionale e compiacere la Francia in una comune

resistenza all’avanzata britannica.

Gli USA furono spinti ad abbandonare l’isolazionismo e a rivedere le proprie posizioni a proposito

dell’imperialismo poiché il mercato interno, di beni e capitali, era giunto a saturazione.

Adottò una particolare strategia “neo-imperialista”, nota anche come “diplomazia del dollaro”ovvero

una forma di imperialismo indiretto, assicurato da investimenti effettuati nel settore pubblico e

privato.

Quali sono le caratteristiche dell’imperialismo liberista? E della contesa coloniale?

L’imperialismo liberista (1850-70) si caratterizza da forme fluide di controllo economico grazie ai

capitali che garantivano agli europei privilegi tali da compromettere di fatto la sovranità dei paesi

controllati e al contempo profitti straordinari.

Le caratteristiche dell’imperialismo liberista sono: scarsi consensi politici, postazioni costiere

(sfruttamento estensivo),vantaggi economici e commerciali, imperialismo finanziario e compagnie

“alla carta”.

Dopo gli anni ’70, in coincidenza con l’inizio della Grande depressione, l’imperialismo diventò più

intensivo e sfociò nella competizione formale per la conquista dei territori ancora liberi.

Cambiò anche il pensiero dominante: il prestigio delle nazioni era legato alla vastità dell’impero.

Almeno all’inizio, questa fase “aggressiva” fu una conseguenza di iniziative private volte alla stipula

di contratti ambigui con i capi indigeni, ma poi si passò alla conquista vera e propria.

La competizione coloniale si acuì soprattutto per la conquista di alcune aree: 1) l’Africa, ed in

particolare la regione inesplorata del Congo e dintorni; 2) il Vicino Oriente; 3) Indocina e Pacifico.

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Perché gli europei presero di mira l’Africa? Come se la spartirono?

In Sud Africa iniziò la contesa tra i boeri(discendenti dei coloni olandesi) e gli inglesi.

I conflitti scoppiarono per il controllo di alcune zone diamantifere e per i giacimenti auriferi trovati

nel 1886. Dopo un'iniziale superiorità, i boeri furono sconfitti nel 1902.

I conflitti ebbero grande risonanza in Europa perché inasprirono i rapporti fra Germania e

Inghilterra e suscitarono un diffuso sentimento anti-inglese.

In Nord Africa la presenza più rilevante fu quella francese ad Algeri, e poi in Marocco e Tunisia.

La costa nordafricana faceva gola agli italiani, i quali, dopo la disfatta del 1896 nel tentativo di

conquistare l’Etiopia, avevano visto sfumare tante possibilità.

L’Italia nel 1911 occupò Tripoli che gli fu ceduta l’anno successivo dai Turchi.

L’Africa centrale non aveva riscosso grandi interessi perché era una zona interna e inaccessibile.

Negli anni ’80 Bismarck iniziò il suo progetto di sottrarre ai concorrenti l’Africa occidentale,

partendo dal Congo.

I Francesi iniziarono a prendere accordi con i capi tribù dell’alto Congo e gli Inglesi cercarono di

ottenere dai portoghesi concessioni di diritti territoriali sulla regione.

Francia, Gran Bretagna e Germania continuarono a spartirsi l’Africa con il sistema delle annessioni

preventive: prima si stabiliva una forma imperialistica formale, poi si allacciavano rapporti

commerciali e solo alla fine si attuava l’insediamento amministrativo.

Nel 1885 fu convocata un’assemblea a Berlino per regolare le annessioni.

Fu decretato che le annessioni potevano avvenire solo se il territorio fosse realmente occupato.

La conseguenza fu l’obbligo di instaurare amministrazioni formali molto dispendiose.

La costruzione e la gestione del canale di Suez fu un tipico esempio di contesa coloniale.

Se ne parli.

L’apertura e lo sfruttamento del canale di Suez fu sicuramente uno dei casi più accesi della

contesa coloniale.

Il primo canale tra il delta del Nilo e il Mar Rosso fu scavato attorno al XIII secolo a.C.

Per lunghi periodi di tempo durante il millennio successivo il canale fu trascurato.

Dopo l’VIII secolo vennero avanzate numerose proposte per il taglio dell'istmo di Suez, ma

nessuna fu realizzata.

Nel 1854 il diplomatico e ingegnere francese Ferdinand-Marie Lesseps riuscì a risvegliare

l'interesse del viceré di Egitto Muhammad Said Pasha per un suo progetto in proposito.

Solo dopo quattro anni fu costituita la Compagnie Universelle du Canal Maritime de Suez,

autorizzata a operare il taglio dell'istmo e a gestire il canale per 99 anni, trascorsi i quali la

proprietà sarebbe ritornata al governo egiziano.

La società che doveva gestire la costruzione e l’amministrazione del canale di Suez si basava in

origine su capitali privati egiziani e francesi.

Il capitale egiziano era stato finanziato da una banca che fu presto rilevata da francesi e inglesi.

Francesi e Inglesi finirono per dominare finanziariamente l’Egitto, causando la reazione degli

indigeni.

Dopo una serie di trattative la Francia si ritirò dall’Egitto consentendo che nascesse il Sudan

angloegiziano. Il canale fu aperto alla navigazione il 17 novembre 1869.

La Gran Bretagna riuscì dunque a estromettere la Francia.

Nel 1888 fu siglata la Convenzione internazionale di Costantinopoli.

In base ad essa il canale fu aperto alle navi di tutte le nazioni senza discriminazioni, in pace e in

guerra.

La Gran Bretagna, però, considerando il canale di estrema importanza per il mantenimento del

proprio predominio marittimo e dei propri interessi coloniali, acquisì il diritto a mantenere lungo lo

scavo forze di difesa, che mantenne fino al 1956.

Perché si parla di “contraddizioni” della Belle époque? 18

Nei circa vent’anni che precedettero la guerra l’economia mondiale crebbe notevolmente, eppure

ciò che accadde durante la Belle Epoque in realtà creò le condizioni per la guerra.

Possiamo riassumere le contraddizioni della Belle Epoque come segue, anche se in realtà si trattò

di un tutt’uno: Rivalità economica - Competizione imperialistica e accentuazione dei sentimenti

nazionalistici - Saturazione della produzione industriale: la corsa al riarmo - Precarietà degli

equilibri diplomatici mondiali.

Cosa è il nazionalismo?

Il nazionalismo è un’ideologia che esalta lo stato nazionale, considerato come ente indispensabile

per la realizzazione delle aspirazioni sociali, economiche e culturali di un popolo.

La nascita del nazionalismo risale al medioevo ed è strettamente legato al dissolversi degli antichi

imperi. Fu con la Rivoluzione Francese, tuttavia, che si affermò l’idea di “nazione” come unità

politica, spirituale e culturale, fondata non più sul potere assoluto del monarca, ma sulla sovranità

popolare.

Il nazionalismo ottocentesco fu un movimento multiforme.

Nel corso del XIX secolo il nazionalismo assunse un duplice aspetto: da un lato si identificò con i

moti del 1848, dando voce alle istanze autonomistiche e democratiche di molti popoli e dall’altro

cominciò ad assumere tratti maggiormente aggressivi.

Le origini del nazionalismo aggressivo coincisero con la costituzione del Reich tedesco e della

concomitante guerra franco-prussiana.

Quali possono essere stati i motivi per cui scoppiò la prima guerra mondiale?

Il periodo della prima guerra mondiale, che durò dal 1914 al 1918, e l’immediato dopoguerra sono

considerati ancora parte della fase di espansione iniziata con la Belle époque.

Una crescita dovuta soprattutto alla produzione di armi, alla maggiore richiesta di derrate

alimentari sia per la popolazione civile che militare.

Lo scoppio della guerra, che ebbe come causa l'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando,

erede al trono dell'Impero Austro-Ungarico, compiuto a Sarajevo (Bosnia) il 28 giugno 1914 da

parte di un nazionalista serbo-bosniaco.

Dal punto di vista economico la causa principale era la rivalità tra potenze industriali, che era

degenerata nel nazionalismo e nell’imperialismo.

L'alleanza dalla Germania con l'Austria-Ungheria servì a un duplice scopo: rafforzò ulteriormente la

Germania rispetto alla Francia e fornì all'Austria-Ungheria un potente alleato nel suo tentativo di

bloccare l'espansionismo balcanico della Russia.

L'Italia, politicamente isolata e frustrata dall'occupazione francese della Tunisia, si unì ai due alleati

nel 1882 formando in tal modo la Triplice Alleanza.

Nel 1915, a guerra già iniziata, l'Italia si staccò dalla Triplice Alleanza per unirsi alle potenze della

Triplice Intesa (patto di Londra).

La Triplice Intesa fu un sistema di alleanze diplomatico-militari strette fra Gran Bretagna, Francia e

Russia con l'obiettivo di controbilanciare la Triplice Alleanza che legava Germania, Austria-

Ungheria e Italia.

La Francia, si era riavvicinata alla Russia, stabilendo intensi rapporti economici e finanziari poi

sfociati nell'alleanza militare del gennaio 1894.

Il pericolo rappresentato dalla forza militare della Triplice Alleanza fece riavvicinare anche Francia

e Gran Bretagna, che stipularono una serie di accordi diplomatici per redimere le principali

controversie coloniali tra i due paesi.

A partire dal 1906 l’alleanza tra i tre paesi si strinse ancora di più per pianificare un intervento

britannico e russo nel caso di un conflitto franco-tedesco.

L’origine di queste alleanze, insieme ad una crescente corsa al riarmo da parte di tutti i paesi

industrializzati, lasciano intendere che la guerra fosse pianificata.

La natura economica degli obiettivi degli stati aderenti alla Triplice Alleanza erano:

Creare una grande area economica uniforme, la Mittleuropa, in cui la Germania e l’Impero

austriaco avrebbero fatto confluire, attraverso conflitti, la Bulgaria, la Romania, l’Olanda, la

Svizzera, la Danimarca, la Norvegia, la Sveziae la Finlandia, più, le colonie.

Sottrarre alla Russia la Polonia e gli Stati Baltici. 19

Sul fronte dell’Intesa, gli alleati non avevano un progetto economico coerente, paragonabile al

programma mittleuropeo della Germania però:

La Francia voleva riprendersi l’Alsazia e la Lorena – persi durante il conflitto franco-prussiano e

controllare la Saar (area carbonifera della Germania).

La Gran Bretagna intendeva consolidare l’Impero e espandere il proprio controllo sul petrolio turco

del Golfo Persico.

L’Italia ambiva a completare l’unificazione attraverso l’annessione dell’Austria meridionale e il

controllo dell’Adriatico settentrionale.

Nella fase iniziale della guerra, gli USA si mantennero defilati anche se iniziarono a subire una

generalizzata crisi economica e finanziaria dovuta alla riduzione delle esportazioni verso l'Europa

(cotone) e delle importazioni dalla Germania.

Nel 1917 viene affondata una nave passeggeri con a bordo cittadini americani e provocò

l’intervento diretto degli USA nella guerra a fianco dell’Intesa.

Il Giappone si schiera con l’Intesa per una serie di motivi: entra in guerra nel 1914 perché la

Germania minaccia la pace nel Pacifico, la sua partecipazione è marginale in quanto non è

interessato all’Europa, ma vuole espandersi in Oriente (Cina), sostituendo la Germania come

potenza imperialista e come ulteriore obiettivo economico ha la vendita di armi in Occidente.

Cosa vuol dire che la prima guerra mondiale fu un conflitto imperialista?

Secondo la concezione di Lenin la guerra aveva natura imperialista per la spartizione delle aree di

influenza

economica nel mondo.

Come si delinearono le alleanze e perché?

L'alleanza fra Germani e Austria- Ungheria servì a un duplice scopo: rafforzò ulteriormente la

Germania rispetto alla Francia, sconfitta nella guerra franco-prussiana del 1870-71 , e fornì

all'Austria-Ungheria un potente alleato nel suo tentativo di bloccare l'espansionismo balcanico

della Russia.

L'Italia, politicamente isolata e frustrata dall'occupazione francese della Tunisia, si unì ai due alleati

nel 1882 formando in tal modo la Triplice Alleanza.

Nel 1915, a guerra già iniziata, l'Italia si staccò dalla Triplice Alleanza per unirsi alle potenze della

Triplice Intesa (patto di Londra).

La Triplice Intesa fu un sistema di alleanze diplomatico-militari strette fra Gran Bretagna, Francia e

Russia con l'obiettivo di controbilanciare la Triplice Alleanza che legava Germania, Austria-

Ungheria e Italia.

La Francia, dopo la disastrosa sconfitta subita nella guerra franco-prussiana del 1870, si era

riavvicinata alla Russia, stabilendo intensi rapporti economici e finanziari poi sfociati nell'alleanza

militare del gennaio 1894.

Il pericolo rappresentato dalla forza militare della Triplice Alleanza fece riavvicinare anche Francia

e Gran Bretagna, che stipularono una serie di accordi diplomatici (Entente cordiale) per redimere

le principali controversie coloniali tra i due paesi.

A partire dal 1906 l’alleanza tra i tre paesi si strinse ancora di più per pianificare un intervento

britannico e russo nel caso di un conflitto franco-tedesco.

Quali erano gli obiettivi economici che si prefissavano i paesi industrializzati prima del

conflitto?

La natura economica degli obiettivi degli stati aderenti alla Triplice Alleanza erano:

Creare una grande area economica uniforme, la Mittleuropa, in cui la Germania e l’Impero

austriaco avrebbero fatto confluire, attraverso conflitti, la Bulgaria, la Romania, l’Olanda, la

Svizzera, la Danimarca, la Norvegia, la Svezia e la Finlandia, più le colonie e poi sottrarre alla

Russia la Polonia e gli Stati Baltici.

Sul fronte dell’Intesa: La Francia voleva riprendersi l’Alsazia e la Lorena – persi durante il conflitto

franco-prussiano - e controllare la Saar (area carbonifera della Germania).

La Gran Bretagna intendeva consolidare l’Impero e espandere il proprio controllo sul petrolio turco

del Golfo Persico. 20

L’Italia ambiva a completare l’unificazione attraverso l’annessione dell’Austria meridionale e il

controllo dell’Adriatico settentrionale.

Nella fase iniziale della guerra, gli USA si mantennero defilati anche se iniziarono a subire una crisi

economica e finanziaria dovuta alla riduzione delle esportazioni verso l'Europa (cotone) e delle

importazioni dalla Germania.

Con il protrarsi delle ostilità, Gran Bretagna e Francia furono costretti a chiedere finanziamenti, che

gli USA accordarono.

Nel 1917 viene affondata una nave passeggeri con a bordo cittadini americani e ciò provocò

l’intervento diretto degli USA nella guerra a fianco dell’Intesa.

Il Giappone si schiera con l’Intesa, iniziativa da intendersi come politica anti-tedesca per una serie

di motivi:

Innanzitutto il Giappone entra in guerra nel 1914 perché la Germania minaccia la pace nel

Pacifico.

La sua partecipazione è marginale in quanto non è interessato all’Europa, ma vuole espandersi in

Oriente (Cina), sostituendo la Germania come potenza imperialista.

Come ulteriore obiettivo economico ha la vendita di armi in Occidente.

Come si svolse la guerra e come finì?

Dopo l’assassinio dell’erede al trono austriaco, il governo di Vienna inviò un ultimatum alla Serbia

ritenuta responsabile di un piano antiaustriaco.

A quel punto la catena delle alleanze fece precipitare la situazione e si ebbe la dichiarazione di

guerra dell'Austria alla Serbia (28 luglio 1914), la mobilitazione della Russia, le dichiarazioni di

guerra della Germania alla Russia e alla Francia con la conseguente invasione del Belgio.

La Gran Bretagna intervenne a sostegno dei belgi e ciò provocò la reazione tedesca.

Mentre l'Italia si dichiarava neutrale, il Giappone dichiarò guerra al Reich, attaccandone subito

dopo i possedimenti asiatici.

In Germania la guerra si svolse su due fronti: il fronte occidentale e quello orientale.

Il piano strategico tedesco prevedeva una rapida guerra di movimento contro la Francia (la cui

invasione doveva avvenire attraverso il Belgio) per poi volgersi contro la Russia, ma fu bloccato

dall'esercito francese.

Finita la guerra di movimento, la guerra divenne guerra di logoramento.

Nel marzo del 1915 gli inglesi tentarono, senza esito, di rompere il fronte nemico, il quale reagì

usando il gas e fu la prima volta che la guerra chimica venne praticata su vasta scala.

Sul fronte orientale, la Russia cercava di avanzare in territorio tedesco, ma nel tentativo furono

sconfitte.

Mentre le armate russe subivano ripetute sconfitte perdendo tutti i territori conquistati, la situazione

interna stava degenerando.

Lo scoppio dell'insurrezione popolare contro il governo imperiale portò all'abdicazione dello zar

Nicola II.

Il nuovo governo offrì alla Germania la sospensione delle ostilità: l'armistizio, che determinò la fine

dei combattimenti sul fronte orientale, fu firmato dai rappresentanti di Russia, Austria e Germania.

Dopo di allora, la Russia uscì dallo scenario politico mondiale.

Gli Stati Uniti entrarono in guerra a fianco di Francia e Gran Bretagna per salvaguardare i propri

interessi

economici.

Gli alleati franco-inglesi, con l’aiuto degli Stati Uniti, che portarono nuovi finanziamenti e armi,

riuscirono ad avere la meglio sui paesi centrali.

La guerra non finì per una vittoria decisiva, ma per esaurimento di uno dei due blocchi, quello degli

Imperi Centrali a cui fece eco l’ingresso degli USA in guerra.

Nel 1918, una crisi attraversò sia l’Impero tedesco che quello austriaco: la crisi germanica fu

dovuta al fatto che i “socialisti” cessarono di sostenere la guerra e la crisi austriaca fu dovuta alle

tendenze indipendentiste da parte di tutte le nazionalità che componevano l’Impero.

In questi momenti di crisi delle potenze centrali, le truppe italiane ripresero l’offensiva, sconfissero i

nemici a Vittorio Veneto e conquistarono Trento e Trieste. Il 4 novembre la Germania e l’Austria

firmarono con l’Italia l’armistizio di Villa Giusti. A metà luglio i tedeschi lanciarono un’ultima e

disperata offensiva, ma furono fermati dai francesi. 21

Il successivo 8 agosto, l’esercito Alleato inflisse la prima vera sconfitta all’esercito tedesco e la

Germania chiese ed ottenne l’armistizio.

Come fu finanziata la guerra?

La guerra, durò quattro anni e ciò significò che i mezzi a disposizione si rivelarono ben presto

insufficienti, coinvolgendo non solo i paesi “teatro” di guerra, ma anche le aree capaci di rifornire

risorse.

Per far fronte alle esigenze belliche fu necessario disporre di materie prime e tecnologie avanzate

e bisognò reperire fonti di credito per finanziare la guerra.

Per affrontare lo sforzo bellico furono adottate una serie di misure: più alta imposizione fiscale,

aumento del debito pubblico, emissione di prestiti all’estero, soprattutto negli Stati Uniti e aumento

della circolazione monetaria.

Per far fronte alle esigenze legate alla guerra, l’intera economia dei paesi coinvolti fu deviata verso

la produzione di tutto ciò che fosse ritenuto necessario per vincere la guerra.

Parliamo dunque di “economia di guerra” per indicare la conversione dell’apparato produttivo

nazionale da civile a bellico.

In particolare si trattò di:

- Risolvere i problemi legati ai generi di prima necessità attraverso la calibrazione dei prezzi, o la

requisizione e la successiva distribuzione mediante tesseramento.

- Risolvere i problemi legati alla liquidità monetaria chiudendo le borse;

- Garantire un rapido spostamento per le truppe attraverso un mirato funzionamento del sistema

dei trasporti.

Lo smantellamento del capitalismo liberale e il conseguente affermarsi del capitalismo di stato si

rese necessario per coordinare le operazioni militari.

Ovunque furono creati dipartimenti ministeriali appositi incaricati di: verificare la consistenza delle

scorte, effettuare le requisizioni necessarie alla produzione bellica, attivare le produzioni di beni

sostitutivi rispetto a quelli che non si aveva a disposizione e ripartire i materiali tra i vari settori e

imprese.

Il blocco delle importazioni dovute alla guerra marina, unita alla riduzione della produzione agricola

comportò un crollo dei consumi alimentari.

Solo la Gran Bretagna possedeva risorse sufficienti da investire in agricoltura.

La guerra causò solo costi o anche profitti? Per chi?

La prima guerra mondiale fu la prima guerra che comportò un’elevata mobilitazione del potenziale

economico, e in particolare industriale.

Il conflitto, però, generò anche dei “profitti” soprattutto per i paesi rimasti del tutto o in parte

estranei al conflitto, la cui economia fu pertanto avvantaggiata dalla domanda di beni generata

dalla guerra.

La Gran Bretagna è stato il paese che ha sopportato i maggiori costi e gli USA, che hanno speso

relativamente poco.

In che modo la tecnologia contribuì alla guerra?

La guerra svolse una funzione di catalizzatore dell’innovazione tecnologica.

In Europa si diffuse il cosiddetto sistema americano, ossia la produzione in grandi quantità di parti

intercambiabili standardizzate e la realizzazione del prodotto finito sulla catena di montaggio.

La guerra accelerò anche l’introduzione di nuove tecnologie come ad esempio i veicoli pesanti a

motore, assieme ai quali nacque tutta una categoria di addetti alla guida e alla manutenzione dei

veicoli stradali.

Anche la necessità di rapide comunicazioni per fini bellici fece progredire la telefonia e la

tecnologia della trasmissione via radio sulle navi e sugli aerei.

Perché gli Stati Uniti trassero grande vantaggio dalla guerra?

Durante la guerra, l’industria nordamericana sviluppò la propria capacità produttiva di armamenti.

Dall’industria delle armi gli USA guadagnarono l’equivalente di sei anni di crescita rispetto ai paesi

europei impegnati più direttamente e più precocemente nel conflitto. 22

Un altro fattore molto importante che significò lo spostamento di gravità economica verso gli USA

fu l’investimento di capitali all’estero. Durante il conflitto, Gran Bretagna e Francia si indebitarono

con gli USA, che quindi diventarono creditori netti verso l’Europa.

Quali risoluzioni furono prese con il Trattato di Versailles?

Il Trattato di Versailles fu negoziato alla conferenza di pace a Parigi il 18 gennaio 1919.

Vi parteciparono i delegati delle 27 nazioni vincitrici e in cui ebbero un ruolo preminente i

rappresentanti di Stati Uniti, Inghilterra e Francia, mentre la Repubblica di Weimar rimase esclusa

dalle trattative.

Grazie al Trattato furono prese decisioni riguardo al disarmo, ai mutamenti territoriali, sulle spese

di riparazione e la nascita della Società delle nazioni. Il trattato di Versailles non venne ratificato

dal Congresso degli Stati Uniti. Le potenze vincitrici imposero una serie di misure volte proprio allo

smantellamento dell’impianto di difesa tedesco. In particolare i Paesi vincitori obbligarono la

Repubblica di Weimar ad abolire il servizio militare obbligatorio, ridurre sensibilmente l’esercito,

non produrre e commerciare armi, limitare la dotazione dell’apparato militare.

Quali furono le posizioni dei partecipanti al trattato?

I “Tre Grandi” (Il presidente Wilson, Lloyd George e Clemenceau, in rappresentanza

rispettivamente di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia) si sederono al tavolo delle trattative

avevano chiara l’idea che la Germania andasse severamente punita. La Francia voleva un duro

intervento contro la Germania.

La Gran Bretagna avrebbe tollerato una Germania in ripresa per controbilanciare il rafforzamento

francese.

Gli Stati Uniti volevano la pace e la conseguente ripresa, così come voleva il disfacimento degli

Imperi.

Il risultato reale fu una totale mancanza di cooperazione internazionale che penalizzò oltremodo

l’Europa e lasciò rapporti diplomatici instabili.

Cosa sono le riparazioni e in che modo furono gestite in tempo di pace?

Francia e Gran Bretagna nel corso della guerra si erano indebitate con gli USA. Al termine delle

ostilità chiesero che questi debiti fossero annullati. A Versailles gli Stati Uniti si rifiutarono di

annullare i debiti di guerra per impedire a Francia e Gran Bretagna di ritrovare una posizione di

forza in Europa.

Le due potenze europee, dunque, si accanirono ancora di più verso la Repubblica di Weimer,

caricando le spese di riparazione. Riguardo all’entità delle spese di riparazione, gli USA, interessati

alla ripresa delle relazioni commerciali con la Germania, avrebbero voluto che fossero limitate ai

danni causati dalle azioni illegali, ma non fu così.

Le spese di riparazione furono pagate?

La Germania attraversò una crisi gravissima, non pagò che una minima parte delle spese e

l’Europa

tutta ne fu penalizzata.

Quali critiche mosse Keynes verso il trattato?

John Maynard Keynes, il più noto economista del Novecento, era presente a Versailles per le

trattative di pace come componente della delegazione britannica. In aperto contrasto con la linea

dura che si stava delineando, si dimise dall’incarico e pubblicò un saggio intitolato “le conseguenze

economiche della pace”.

Il saggio era chiaramente polemico e voleva incidere sull’opinione pubblica per annullare le

clausole che prevedevano le spese di riparazione totalmente a carico della Germania. In estrema

sintesi la principale critica di Keynes verso i “Quattro” (Lloyd George, primo ministro britannico,

Orlando, presidente del Consiglio italiano, Georges Clemenceau, primo ministro francese, e

Woodrow Wilson, presidente degli Stati Uniti.), fu di non essersi minimamente interessati a creare

solide basi di cooperazione internazionale, ma solo di dare il colpo di grazia alla Germania

imponendo gravose condizioni. 23

Quali sono state le conseguenze economiche della prima guerra mondiale?

Spostamento del centro di gravità economico; Scomparsa del Gold Standard; Restrizione della

libertà di circolazione delle persone e soprattutto delle migrazioni; Il ritiro dell’Urss dall’economia

mondiale;

Inflazione e iperinflazione e Conseguenze demografiche.

Perché fu necessario abbandonare il Gold standard?

Per la drastica riduzione del rapporto tra le riserve auree e la massa monetaria fu decretato

ovunque il corso forzoso, ovvero la temporanea inconvertibilità dei biglietti in oro e viceversa.

Il corso forzoso diede il via all’inflazione poiché fu possibile emettere quantità di moneta senza

vincoli.

Perché in Germania ci fu l’iperinflazione? E come fu risolta?

La Germania era uscita dalla guerra con un bilancio fortemente dissestato e dovette iniziare subito

a pagare i risarcimenti imposti dal Trattato di Versailles. Chiese e ottenne, in un primo momento, di

effettuare i pagamenti in beni piuttosto che in moneta. Poi la Francia cominciò a temere il risorgere

della concorrenza tedesca e pretese pagamenti in valuta pregiata. Mentre in Germania le industrie

lavoravano a pieno ritmo, per i bisogni interni lo Stato continuava a stampare carta moneta

aumentando la velocità di circolazione.

L’inflazione divenne sempre più rapida, tanto che in molti scambi si tornò al baratto. Nel 1924 i

paesi vincitori discussero delle condizioni tedesche nella conferenza di Londra, in cui fu varato un

piano di risanamento che prevedeva prestiti internazionali, rateizzazione del debito di guerra e

coniazione di una nuova moneta, il Rentenmark. Il piano Dawes ottenne grandi successi,

potenziando l'economia tedesca e rilanciandone l'industria.

Quali sono le cause vicine e remote della rivoluzione bolscevica?

Sebbene sia coincisa con la prima guerra mondiale, la rivoluzione russa (o bolscevica) aveva delle

radici ben più profonde di natura politica, economica e sociale. Il dibattito culturale da cui prese le

mosse la rivoluzione partì dalle modificazioni della composizione di classe avvenuta con

l’industrializzazione.

Sul piano filosofico incise molto il marxismo, che auspicava al socialismo e alla lotta di classe.

Il concetto della lotta di classe rappresentava il motore della storia e doveva condurre ad una

avversione verso il capitalismo. Un aspetto contraddittorio della rivoluzione russa fu che in

sostanza si combatteva il capitalismo in un Paese tutto sommato economicamente arretrato. La

popolazione era composta da contadini poveri, il tasso di alfabetizzazione era molto basso, la

mortalità infantile era molto alta.

Quando fu rovesciato il potere dello Zar?

Nel 1917 l’esercito dello Zar non riuscì a contenere l’avanzata delle truppe degli imperi centrali che

penetrano in profondità nel territorio russo. A questo punto avvenne un primo moto rivoluzionario

che abbattè lo Zar e successivamente, nel mese di ottobre, si impose la parte più radicale dello

schieramento rivoluzionario, cioè il Partito Comunista guidato da Lenin.

Quali misure furono prese durante il comunismo di guerra? Che risultati si registrarono?

La riforma agraria confisca delle proprietà senza indennizzo e acquisizione da parte dello stato sia

dei terreni che del bestiame; lo Stato, inoltre, si preoccupava di prelevare una parte della

produzione per le esigenze di sostentamento della popolazione urbana. La requisizione delle

fabbriche, affidate agli operai.

Il coordinamento delle attività industriali fu demandato ad un organismo tecnico centrale, il

“Consiglio superiore dell’economia nazionale”, artefice della pianificazione. La nazionalizzazione

del sistema creditizio e del commercio e la cancellazione unilaterale dei debiti con l’estero. 24


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Crikia95

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Corso di laurea: corso di Laurea in Economia e Commercio
SSD:
A.A.: 2016-2017

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