Si definisca la Storia economica e si evidenzino aspetti comuni e differenze rispetto ad altre
discipline
Carlo Maria Cipolla, luminare italiano definì la storia economica come la storia dei fatti e delle
vicende economiche a livello individuale o aziendale o collettivo.
Per storia economica si intende storia dell’economia dell’uomo per cui bisogna tenere conto di
alcune caratteristiche fisiologiche, razionalità, irrazionalità e cultura.
Quando parliamo di storia economica non ci riferiamo solo alla narrazione dei fatti economici ma
anche alle relazioni tre le vicende economiche, le istruzioni, le vicende sociali, politiche e culturali.
La storia economica è una disciplina “ibrica” e si distingue dalla storia in generale per
l’interpretazione dei fatti stessi.
Storia economica ed economia sono discipline distinte per diversi motivi:
L’economista guarda al futuro, lo storico al passato.
L’economista è alla ricerca di regolarità e di formulazioni di regole; lo storico non può prevedere il
futuro, ma si limita ad interpretare il passato.
L’economista tende a ridurre il numero delle variabili da prendere in considerazione, mentre lo
storico deve tenere tutti i fattori.
Il fatto è l’avvenimento in sé, è la ricostruzione puntuale di ciò che è accaduto.
L’interpretazione è l’esame critico di quello stesso fatto che effettua lo storico dell’economia in
modo da individuare la rilevanza economica.
Qual è l’elemento da cui si può immediatamente concludere che si è in presenza di
un’economia preindustriale?
L’aspetto principale di un’economia preindustriale è il ruolo dell’agricoltura.
Analizzando in che percentuale si distribuisce la popolazione nei tre settori dell’economia
(agricoltura, industri e servizi) si individua il tipo di economia che caratterizza un paese.
Se l’80% della popolazione si basa sull’agricoltura allora si ha un economia preindustriale.
Caratteristiche di un economia preindustriale:
L’80% della popolazione si dedica ad attività agricole.
Bassa produttività delle attività agricole. La produttività è il rapporto tra le risorse impiegate e i
fattori ottenuti.
Dall’agricoltura deriva la maggior parte del reddito nazionale
I cambiamenti sono molto lenti e poco diffusi.
Cosa sono le crisi d’Ancien Régime?
I periodi di crisi caratterizzati da epidemie, carestie o guerre che di fatto annullavano l’incremento
demografico del periodo precedente sono definiti come crisi di Ancien Régime o anche trappole
malthusiane.
Si parli brevemente delle fluttuazioni e del trend in epoca preindustriale e in epoca
industriale
Nell’epoca preindustriale si registrarono ampie fluttuazioni cioè periodi di crescita e periodi di
depressione.
Si può individuare un’ulteriore caratteristica di questo periodo: il trend stazionario.
Per in presenza di oscillazioni dell’economia, la tendenza complessiva è quella di mantenere un
andamento costante.
Con la Rivoluzione Industriale, nei paesi sviluppi mutano le fluttuazioni economiche in seguito a:
Attenuazione delle fluttuazioni dei rendimenti agricoli.
Scomparsa delle carestie periodiche.
Probabile scomparsa del trend stazionario, con nuovi tipi di fluttuazioni.
Cosa si intende per struttura economica? 1
La struttura economica ha a che vedere con le relazioni tra i vari settori dell’economia.
I tre principali sono:
Primario che comprende quelle attività i cui prodotti sono ottenuti direttamente dalla natura, ovvero
agricoltura, silvicoltura e pesca.
Secondario comprende quelle attività che trasformano o lavorano i prodotti naturali e sono
manifattura, industria e costruzione.
Terziario compre i servizi.
Si descrivano i mutamenti strutturali nella Storia
Il mutamento strutturale è un processo per cui cambia la percentuale della forza lavoro impiegata e
del reddito prodotto si sposta da un settore ad un altro.
Con la rivoluzione industriale si registra il primo mutamento strutturale in quanto la forza lavoro è
assorbita da impieghi industriali.
Il secondo mutamento strutturale, la terziarizzazione, inizia a concretizzarsi nel secondo
dopoguerra ed è ancora in atto. Esso prevede il passaggio dalla produzione di beni a quella dei
servizi.
Per ciclo economico si intende l’avvicendarsi nel tempo di fasi di depressione in un’economia di
mercato.
Il ciclo economico si divide in quattro fasi: espansione, crescita,contrazione e ripresa.
Un ciclo economico può essere analizzato tenendo conto di tre elementi: la variabilità ciclica, la
durata della fluttuazione e l’ampiezza della fluttuazione stessa.
La teoria dei cicli economici: nascita e sviluppi
Clement Juglar, nel 1860,fu il primo ad interessarsi. La sua teoria si sviluppo in due filoni:
Filone statistico che si basa sulla raccolta sistematica di dati, senza fornire particolari indicazioni
sulle cause dell’inversione delle fluttuazioni.
Filone teorico che interpreta i dati articolando attorno alle teorie marxiane, monetariste o di
derivazione keynesiana.
La ciclicità economica può essere studiata nel breve periodo (da 2 a 10 anni) e nel medio - lungo
periodo (fino a 50 anni).
Secondo la teoria di Kondrat’ev 1789 - 1940 (ciclo lungo):
Il ciclo dura 50 anni ed è composto da due fasi: una di espansione (fase a) ed una di recessione
(fase b).
La variabile ciclica esaminata è il livello dei prezzi. Se i prezzi aumentano avviene una fase di
espansione, mentre se i prezzi calano avviene una fase di recessione.
Inoltre, al aumento dei prezzi corrisponde l’aumento dei trassi di interesse e delle produzione.
Però visto che era in contrasto con le teorie di Marx il governo sovietico lo allontanò in Siberia.
Secondo la teoria di Schumpeter (1883-1950):
Esistono cicli di 40 anni: 20 di crescita economica rapida e 20 di recessione.
Nell’analisi grafica assumono rilevanza i flussi (punto in cui varia l’accelerazione di una curva) da
cui inizia la crescita rapida.
L’inizio della crescita rapida coincide con la diffusione di nuove tecnologie introdotte da
imprenditori grazie al credito da parte delle banche.
Le invenzione sono: il motore a vapore, le ferrovie, elettricità e chimica e petrolio.
Cosa si intende per rivoluzione demografica? 2
Per rivoluzione demografica indichiamo quel periodo (il Settecento) in cui la popolazione aumentò
per effetto di un aumento della natalità, ma ancora di più come conseguenza della riduzione della
mortalità.
Alcuni storici hanno osservato come oltre al comportamento demografico (riduzione della mortalità)
la rivoluzione demografica possa anche essere definita come un aumento irreversibile della
popolazione, nel senso che grazie alla rivoluzione industriale non si verificarono più le crisi
d’ancien règime.
Cosa sono le crisi d’ancien régime?
Le crisi d’ancien règime sono state studiate da Malthus e per questo definite anche “trappole
Malthusiane”.
Secondo Malthus l’incremento demografico poteva essere ritardato da freni repressivi come
guerre, epidemie o carestie o da freni preventivi come la restrizione morale.
Inoltre Malthus ritenne necessario mettere in relazione la popolazione e le risorse economiche
disponibili.
Queste crescono a diverse velocità:
Le risorse crescono in progressione aritmetica 1,2,,2,4.. (più lente).
La popolazione cresce in progressione geografica: 1,2,4,8… (più veloci).
Quando la popolazione raggiunge il livello insostenibile in rapporto alle risorse disponibili si
verificano le crisi di ancien regime che riportano la popolazione al trend stazionario.
Quando Malthus scriveva il suo saggio, temendo freni repressivi per la popolazione, l’Inghilterra
stava compiendo la rivoluzione industriale.
Grazie ad essa migliorò la produttività e a parità di risorse si riuscì ad ottenere maggiori quantità di
beni finali.
Quindi grazie alla rivoluzione industriale la popolazione poté crescere senza andare incontro alla
trappole malthusiane.
Cosa sostiene la teoria della transizione demografica?
Secondo la teoria della transizione demografica (Notestein) esistono tre fasi del processo di
transizione demografica:
Fase di “potenziamento elevato di crescita” caratterizzata da alta fecondità e alta mortalità.
Fase di “crescita transazionale” caratterizzata da alta natalità e declino della mortalità.
Fase di “inizio del declino” caratterizzata dalla tendenza alla crescita stazionaria (crescita zero).
Cosa vuol dire produttività in agricoltura?
Per produttività s’intende il rapporto tra input e output.
Nel caso dell’agricoltura vuol dire valutare quanti fattori produttivi (terra,capitale e lavoro) vengono
impiegati per ottenere un unità di prodotto (grano, pomodori).
Aumentare la produttività significa che a parità di risorse impiegate si ottiene una maggior quantità
di produzione.
Cosa sono le enclosures? E perché sono così importanti per la rivoluzione agraria?
In Inghilterra visto che il sistema dei campi aperti era inefficiente si realizzarono le Encolosures o
recinzioni.
Grazie ad esse in Inghilterra iniziò la rivoluzione agrario cioè la trasformazione nelle tecniche e
nelle usanze agrarie che comportarono un aumento della produzione grazie all’aumento della
produttività.
Una volta recintate le terre comuni, divennero vendibili e di fatto furono acquistate dall’aristocrazia
terriera, che aveva manifestato particolari interessi per le attività agricole. 3
Perché i campi aperti rappresentavano un ostacolo per lo sviluppo in agricoltura?
I campi aperti sono una particolare forma di sfruttamento del territorio tipico dell’Europa
feudale.
Si trattava di campi non recintati, suddivisi per “strisce”, coltivati a grano dagli abitanti di uno stesso
villaggio.
I campi aperti andavano incontro alle seguenti regole:
Ogni anno 2/3 del terreno veniva coltivato ed il resto lasciato a maggese; l'assegnazione delle
strisce tra i membri del villaggio avveniva a rotazione (ogni anno uno diverso);Il diritto di pascolo
era consentito a tutti nelle terre comuni o incolte.
Limite di questo sistema: eccessiva dispersione e mancanza di investimenti in agricoltura.
Come cambiò l’organizzazione dell’agricoltura dopo le enclosures?
Le enclosures favorirono la diffusione di nuove tecniche.
I grandi poderi, che impiegavano mano d’opera salariata, fecero sì che si riducesse il numero di
operai per acro di terreno, aumentando i rendimenti.
I piccoli proprietari terrieri abbandonarono le terre per cercare lavoro come operai nelle fabbriche.
Quali sono le principali tecniche che caratterizzarono la rivoluzione agraria?
La rivoluzione agraria, come si è detto, significò soprattutto miglioramento dei rendimenti.
Questi presero a migliorare a partire dalle enclosures e implicarono l’abolizione delle tecniche di
rotazione triennale.
Ci furono anche altre innovazioni in agricoltura che migliorarono i rendimenti:
Miglioramento ed introduzione di nuovi attrezzi (aratro a ruote, seminatrice); selezione delle
sementi; estensione e miglioramento delle terre arabili e l'uso dei cavalli.
Quali furono le principali innovazioni tecnologiche che caratterizzarono la rivoluzione
industriale?
I principali settori ch attirarono le innovazioni furono quello minerario e quello tessile, settori
trainanti della rivoluzione industriale.
Le principali invenzioni che caratterizzarono la rivoluzione industriale furono:
La macchina a vapore di James Watt (1763-1782)
La navetta volante per la tessitura di John Kay (1733)
La Jenny, macchina per filare, di James Haegreaves (1764).
Cosa sono le cottage industry?
Il sistema manifatturiero tradizionale inglese si chiamava cottage industry, ovvero lavorazione
domestica, le cui caratteristiche principali sono:
- il lavoro veniva svolto in casa;
- coinvolgeva l’intera famiglia, anche anziani e bambini;
- necessitava di scarsi capitali da investire (es. il telaio)
- attività integrativa di reddito (prevalentemente agricolo).
Ciò che caratterizza la produzione nelle cottage industry è l’autoconsumo o, nella migliore delle
ipotesi, la vendita a mercati ristretti (il villaggio).
Cosa significò per il capitalismo la nascita del sistema di fabbrica?
Queste criticità del Putting-out system, insieme all’invenzione di macchine molto costose portarono
all’affermazione del sistema di fabbrica.
La nascita delle fabbriche significò:
Separazione tra proprietà dei mezzi di produzione e produttori diretti, accentramento del lavoro in
fabbrica, divisione tecnica del lavoro, impiego di nuove tecnologie e produzione per il mercato.
Qual era il ruolo del mercante nel putting out system? 4
Nel passaggio da un sistema di produzione domestica a quello di fabbrica vi fu un passaggio
intermedio molto importante: il PUTTING OUT SYSTEM, sistema dell'assegnazione successiva di
lavoro.
I mercanti compresero l’importanza dei mercati e iniziarono a dedicarsi ad attività di tipo
imprenditoriale: acquistavano la lana e molto spesso gli attrezzi per la filatura e la tessitura e
commissionavano a pagamento i lavori, suddivisi in fasi, a singole cottage industry.
Con il putting-out system, quindi, si verifica che il mercante-imprenditore:
Incarica altri imprenditori (cottage industry) per svolgere una singola fase.
della lavorazione tessile dietro un compenso in denaro;
Si adopera affinchè si produca un volume di beni per soddisfare la domanda.
Cura la commercializzazione dei prodotti finiti.
Di conseguenza si viene a compiere un primo passo verso l’organizzazione capitalistica
dell’industria, prima ancora dell’introduzione delle macchine e del sistema di fabbrica.
Il Putting-out system, tuttavia, presentava diversi svantaggi:
La qualità del prodotto finito non era ottimale poiché le diverse assegnazioni creavano
disomogeneità del prodotto.
Inefficienze nei tempi di produzione per il passaggio da una fase all’altra e impossibilità da parte
del mercante di controllare adeguatamente la lavorazione.
Scarsa remunerazione per gli artigiani e cattive condizioni di lavoro.
Cosa vuol dire rivoluzione finanziaria?
I mercati investirono gli utili del commercio di riesportazione in attività industriali e ciò stimolò la
cosidetta rivoluzione finanziaria a Londra.
Quando parliamo di rivoluzione finanziaria ci riferiamo in particolare a:
Convertibilità immediata delle obbligazioni governative a lungo termine.
Borsa.
Finanziamenti della Banca d’Inghilterra allo stato in cambio di privilegi monopolistici.
Nascita di società per azioni che operavano in campo assicurativo.
Si tratto di creditizi innovativi che abbassarono i tassi di interesse e quindi stimolarono gli
investimenti.
Quali erano le caratteristiche del commercio estero inglese?
Nel corso del Settecento l’economia inglese, al pari di quella olandese, stava raggiungendo una
posizione di primato dovuto in particolare alle attività mercantili.
Il commercio internazionale inglese presentava delle particolari caratteristiche: il valore delle
importazioni era superiore a quello delle esportazioni e nonostante i privilegi commerciali si rese
necessario aumentare la produzione interna in modo da essere in grado di offrire sui mercati esteri
maggiori beni.
Nel frattempo, all’inizio del Settecento, la popolazione iniziò ad aumentare come in tutto il resto
d’Europa.
Cosa erano le leggi sul grano?
A partire dal 1814 inizia una fase b di Kondrat’ev, quindi un periodo di crisi caratterizzato da prezzi
calanti.
In Inghilterra aumentarono le importazioni di grano a basso prezzo.
Il grano era la principale produzione agricola inglese in cui vantaggi, andavano all’aristocrazia
terriera, la classe sociale dominante di allora.
Le importazioni a basso costo, danneggiavano l’aristocrazia terriera e per salvaguardare i propri
interessi nel 1815 il parlamento inglese approvò le “corn laws” o leggi sul grano, che consistevano
nell’introduzione di dazi all’importazione del grano.
I dazio è una tassa che deve essere pagata all’entrata (dazio sull’importazione) o all’uscita (dazio
sull’esportazione) di una determinata merce in un paese. 5
Quando e perché furono abolite?
Gli industriali, quindi, si ritenevano danneggiati dalla presenza dei dazi sul grano, così, nel 1838 si
costituì un’associazione che professava il liberismo e che si batteva per l’abrogazione delle leggi
protezionistiche.
Questa associazione si chiamò Anti Corn law League.
Contraria all'abolizione dei dazi, l’aristocrazia terriera sosteneva che le leggi dovevano rimanere in
vigore per:
Evitare depressioni dei prezzi visto che se il grano fosse stato liberalizzato ci sarebbe stato un
afflusso di grano estero a basso costo che avrebbe accentuato la tendenza recessiva (fase b di
Kondrat’ev).
Non danneggiare l'economia agraria; Il liberismo avrebbe comportato il sacrificio economico del
ceto aristocratico, a vantaggio dell’industria.
Nazionalismo: affermazione delle produzioni nazionali.
Favorevoli all’abolizione dei dazi, gli industriali portarono in Parlamento le seguenti motivazioni:
Ragioni umanitarie: abolendo i dazi gli alimentari sarebbero costati di meno, agevolando tutta la
popolazione.
L’aumento dei salari: la tendenza a mantenere i prezzi del grano alti aveva avuto ripercussioni sui
salari; alti salari significava un notevole costo in più per l’industria.
Il mercato nazionale dei prodotti industriali era insufficiente e vi era la necessità di accettare
pagamenti in derrate agricole negli scambi interna
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