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Di cosa si occupa la sociologia?

La risposta “studio scientifico della società” suona alquanto ovvia, banale ed insoddisfacente; basti pensare che il termine società è generico e che la sociologia non è l’unica disciplina che studia la società. Per questo le sono state date varie risposte riconducibili a: soluzione gerarchica, residuale ed analitica.

Soluzione gerarchica

(Comte 1798-1857) è il risultato finale dell’evoluzione delle conoscenze umane, assegna alla sociologia un campo di studi che variano dall’astronomia alla fisica, passando per la chimica e la biologia, arrivando infine alle scienze sociali e alla sociologia producendo sintesi sempre più ampie.

Soluzione residuale

(Runciman, sociologo inglese 1970) sostiene una prospettiva opposta a Comte. A suo parere, rientra nel campo della sociologia tutto ciò che non è o non è ancora oggetto di un'altra scienza sociale specializzata, tutto quanto è troppo contemporaneo o troppo poco discorsivo per essere chiamato storia, tutto quanto si riferisce a comunità troppo grandi o complesse per essere studiate dall’antropologia. La sociologia studia lo stesso ambito di fenomeni che sono oggetto anche delle altre scienze sociali. I confini tra le discipline non identificano delle categorie di oggetti concreti, ma dei modi di guardare ai loro molteplici aspetti.

Soluzione analitica o formale

(Simmel 1858-1918) la sociologia studierà le forme di subordinazione e di dominio, la competizione, la concorrenza, l’imitazione, la formazione di alleanze e coalizioni ecc. Così la sociologia studia le forme pure di relazione (es. confronto tra ricchi e poveri). Questa soluzione (analitica) risulta anch’essa insoddisfacente, gran parte delle ricerche sociologiche rientrerebbero con difficoltà nei limiti dettati da essa.

Bisogna rassegnarsi all’idea che i confini della sociologia verso altre discipline sono inevitabilmente sfumati e mutevoli nel tempo. In breve, la sociologia studia dunque quando l’organizzazione sociale funziona bene e quando non funziona bene; studia anche il comportamento dell’uomo nel contesto degli altri uomini con cui entra in contatto.

Quando e perché nasce la sociologia?

La sociologia è nata nell’epoca in cui si è affermato lo stato nazionale moderno e si afferma a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Per capire perché in questi anni si creò l’esigenza di una disciplina che studi i fatti sociali, bisogna far riferimento a tre rivoluzioni: la società emerge come oggetto di studio quando i suoi ordinamenti non appaiono più stabili, quando cambiano i rapporti tra gruppi sociali e individui e diventano mobili i punti di riferimento e i criteri che guidano il comportamento.

Qual è la definizione di paradigma?

Vengono definiti paradigmi scientifici quegli assunti di base di natura teorica e metodologica sui quali una comunità di scienziati, in un determinato campo, sviluppa un consenso storicamente accettato da tutti i suoi membri.

Quali sono i principali paradigmi in sociologia?

Ci sono 2 paradigmi fondamentali che esistono da sempre e forniscono due modi contrapposti per definire la realtà, ma ciò non toglie che siano complementari: struttura, azione.

Struttura

Ogni individuo nasce in un mondo preformato, cresce in un determinato ambiente con regole, tradizioni, cultura. Le persone nate in un determinata società seguono la strada di essa, l’individuo può compiere scelte arbitrarie ma che dipendono dalla società in cui vive, come istruzione e criminalità.

Durkheim: la società viene prima dell’individuo, i fatti sociali possono essere spiegati da altri fatti sociali.

Azione

Weber sostiene che per spiegare i fenomeni sociali è sempre necessario ricondurli ad atteggiamenti, credenze e comportamenti individuali e di questi si deve cogliere il significato che rivestono per l’attore.

  • I fenomeni microscopici devono essere ricondotti alle loro cause microscopiche (le azioni individuali).
  • Per spiegare le azioni individuali è necessario tener conto dei motivi degli attori.

L’uomo non è un essere razionale, è un essere capace di agire razionalmente, ogni sua azione concreta può quindi avvicinarsi o discostarsi dal “modello dell’azione razionale” ed essere interpretabile e spiegabile sui motivi che possono averla fatta convergere verso o deviare da tale modello.

Cosa vuol dire che i paradigmi classici della sociologia sono complementari?

Alla fine del 900 si inizia a comprendere che i 2 paradigmi (azione, struttura) si influenzano e sono correlati, “società” interconnessa con gli “individui” e viceversa. La società è sia struttura che azione e sono equamente presenti i pensieri dei paradigmi, considerando l’agire umano sul sociale, ma anche il contrario. Sono incompatibili soltanto se si adotta una visione unilaterale, al di fuori di questa visione è molto probabile che ricerche che partono da un presupposto olistico ed altre con presupposto individualistico giungano a risultati convergenti.

Che differenza c’è tra metodi quantitativi e qualitativi?

I metodi quantitativi sono: campioni rappresentativi, analisi dei dati fondati su elaborazioni statistiche e modelli matematici. Mentre, i metodi qualitativi si basano sulla comprensione e sull’analisi di ogni fenomeno nel proprio contesto. La distinzione tra essi è la natura dei dati, l’orientamento della ricerca, la sua flessibilità, il carattere oggettivo e soggettivo dei risultati. Per lungo tempo, i metodi quantitativi hanno goduto di miglior credito, recentemente il dibattito si è orientato verso lo studio di una possibile integrazione tra i due metodi.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giada.giada. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Forno Francesca.
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