Domande di macroeconomia
Utilità dello studio della macroeconomia
La Macroeconomia è la scienza che studia in ottica di sistema il comportamento di gruppi omogenei di soggetti economici al fine di individuare le determinanti del livello e delle variazioni del reddito, dei prezzi, dell’occupazione e del commercio internazionale. Da tale definizione si possono definire 5 elementi che spiegano l’utilità della macroeconomia e sono:
- Il livello del reddito e la sua variazione;
- I prezzi;
- L’occupazione;
- Il commercio internazionale;
- Il tasso d’interesse.
Fallacia di composizione
La fallacia di composizione è un concetto dal quale la Macroeconomia non può prescindere ed è l’errore di interpretazione che consiste nel ritenere che le caratteristiche osservate a livello microeconomico, si estendono senza variazione anche a livello macroeconomico. Esempi di fallacia di composizione sono:
- Il paradosso della parsimonia: a livello microeconomico un individuo deve scegliere tra i panieri. Se i due beni sono sostituti aumentando il prezzo di un bene aumenterà la quantità richiesta dell’altro bene. A livello macroeconomico, invece, se le famiglie decidono di aumentare il risparmio, per cui diventano parsimoniose, il risparmio nella nuova situazione di equilibrio rimane invariato rispetto alla situazione iniziale. Il risparmio può essere colpito da:
- Una componente autonoma
- Propensione marginale al risparmio.
- Aumentando la componente autonoma del risparmio e quindi riducendo il consumo
- Aumentando la propensione al risparmio diminuendo quello al consumo.
- Il nesso causale domanda reddito: a livello microeconomico il reddito determina la domanda. A livello macroeconomico, invece, il reddito vincola la domanda, determina la produzione e l’offerta determina la domanda e viceversa. Per cui aumentando la domanda aumenta la produzione.
- Il concetto di liquidità dell’investimento: a livello macroeconomico non esiste.
Trade-off in macroeconomia
Il trade-off è una situazione di conflitto fra obiettivi rilevanti e alternativi. È sempre un concetto dal quale la macroeconomia non può prescindere e non è da confondere con il concetto di costo opportunità. Esempi di trade-off sono:
- La curva di Phillips: è una relazione in cui due obiettivi sono in conflitto, cioè l’inflazione e la disoccupazione. Non si può avere quindi minor disoccupazione e minor inflazione nel medesimo momento, ma bisognerà scegliere la priorità degli obiettivi. Un aumento dell’inflazione comporterà una diminuzione della disoccupazione e viceversa.
- Triade impossibile: un paese deve scegliere a quale dei tre obiettivi rinunciare, proprio come nell’economia aperta. Gli obiettivi sono:
- Stabilità tasso di cambio;
- Integrazione valutaria;
- Controllo della politica monetaria.
Principali grandezze studiate dalla macroeconomia
Le variabili principali che attengono allo studio della macroeconomia sono:
- PIL e la sua variazione nel tempo;
- Livello generale dei prezzi ed inflazione;
- Tasso di interesse;
- Tasso di disoccupazione;
- Tasso di cambio.
Mercati aggregati nelle teorie macroeconomiche
Un aggregato macroeconomico è la risultante di un’unione o raggruppamento di grandezze per giungere alla misurazione di grandezze di sintesi, è quindi la sintesi di grandezze omogenee in un unico dato. Per quanto riguarda gli aggregati naturali è solo una questione statica, poiché essi derivano dalla somma di grandezze omogenee e non vi è differenza tra il dato individuale e quello aggregato (ad esempio la misurazione dell’occupazione); al contrario gli aggregati sintetici sono solo una questione statistica, poiché a livello macro questi aggregati hanno proprietà diverse rispetto a quelle dei dati microeconomici che li hanno creati.
I mercati aggregati utilizzati dalla macroeconomia sono:
- Mercato dei beni → formato dalla domanda e dall’economia reale;
- Mercato della moneta → formato dalla domanda e dall’economia monetaria in senso stretto;
- Mercato delle altre attività finanziarie → formato dalla domanda e dall’economia monetaria legata ai titoli;
- Mercato estero → formato da domanda e dall’economia reale e monetaria;
- Mercato del lavoro → formato dall’offerta e dall’economia reale.
Si parla di domanda e offerta aggregata e per convenzione i primi quattro mercati riguardano la domanda, cioè un impiego nello SP e quindi ciò che viene impiegato nell’economia; mentre il mercato del lavoro fa parte dell’offerta cioè una fonte nello SP e quindi ciò che ci dà il potenziale.
Prodotto Interno Lordo
Il Prodotto Interno Lordo è la misura standard della dimensione macroeconomica di una nazione ed è definito come il valore totale dei beni e servizi finali prodotti in una economia in un dato periodo di tempo, di norma un anno. Un’altra definizione può essere: misura il reddito complessivo di un sistema economico ed è associato al valore dei beni e servizi che quel sistema economico può acquistare. Misura, per cui, il valore dei beni e servizi (output) prodotti dai fattori della produzione localizzati in un sistema economico, indipendentemente dalla nazionalità dei proprietari dei fattori.
Guardando la prima definizione definiamo:
- Valore: si devono considerare beni eterogenei, per cui la misurazione del PIL non può avvenire in termini puramente quantitativi, ma richiede una valorizzazione attraverso un sistema di prezzi;
- Prodotti: i beni inclusi nel PIL devono essere prodotti nel periodo corrente e non in periodi passati;
- In una economia: il PIL è legato a una dimensione territoriale, ad un luogo, di norma uno stato o almeno una regione;
- Dato periodo di tempo: il PIL è una grandezza di flusso che per essere misurata richiede un orizzonte temporale di riferimento, di norma un anno, minimo un trimestre.
Beni finali e beni intermedi nel calcolo del PIL
Nel calcolo della produzione in valore entrano SOLO i beni finali per evitare duplicazioni. Il bene finale è quel bene che non subisce nessun tipo di alterazione prima di essere venduta. Per cui esce dal processo produttivo. I beni finali possono essere di diversa natura:
- Beni di consumo immediato, esempio il cibo;
- Beni di consumo durevole, esempio abiti, automobili;
- Beni di investimento, macchinari e impianti.
I beni intermedi, quelli che servono alla produzione di altri beni, non vengono inclusi nel calcolo del PIL se vengono utilizzati in corso d’anno; altrimenti si includono nelle scorte e diventano investimenti per cui parte del PIL.
Per cui: I beni finali sono quelli acquistati dall’utilizzatore finale, come i beni di consumo acquistati dalle famiglie o i beni capitali acquistati dalle imprese. Beni intermedi sono i beni parzialmente finiti che costituiscono gli input per altre imprese che li utilizzeranno nei propri processi produttivi.
Implicazioni del cambiamento di attività economiche sul PIL
Che cosa accade al PIL quando un giardiniere divorzia dalla moglie e le fattura il lavoro di potatura (che in precedenza svolgeva gratuitamente)? E che cosa accade quando una casalinga diventa lavoratrice autonoma istituendo un asilo nido?
Relazione tra PIL e PNL
Il PIL (Prodotto Interno Lordo) è la produzione ottenuta dall’attività svolta in un Paese da residenti. Ed è un concetto prettamente locale. Nel calcolo del PIL entrano solo i beni finali (beni che non subiscono ulteriori trattamenti prima di essere venduti) al fine di evitare duplicazioni. I beni intermedi (che servono alla produzione di altri beni) invece non vengono inclusi nel calcolo se vengono utilizzati nel corso dell’anno, altrimenti si includono nelle scorte e diventano investimenti (cioè parte del PIL). Il PNL (Prodotto Nazionale Lordo) è la produzione ottenuta dall’attività svolta in un Paese dai suoi cittadini, per cui è un concetto prettamente nazionale. Si potrebbe dire che è formato dal PIL più i redditi netti all’estero. È semplice passare però dal PIL al PNL tramite le Rimesse nette dall’estero, data da: Reddito italiano all’estero – reddito dello straniero in Italia.
Principali voci del PIL secondo il metodo della spesa
Il metodo della spesa è un metodo diretto per la misurazione del PIL (Y). Il metodo della spesa è la somma di quanto è speso per l’acquisto di beni finali, suddivisi in Consumi (C), Investimenti (I), Spesa pubblica (G) ed Esportazioni nette (NX). Con questo metodo di misurazione l’elenco delle componenti del PIL è tassativo. Per consumi non si intendono solo quelli immediati, ma anche quelli durevoli (delle famiglie), gli investimenti sono legati alle imprese, la spesa pubblica è l’intervento dello stato, quindi l’acquisto di beni e servizi, le esportazioni nette sono i beni e i servizi prodotti i paesi stranieri e rappresentano il saldo fra esportazioni e importazioni di beni e servizi.
Y=C+I+G+NX
Principali voci del PIL secondo il metodo del reddito
Il metodo del reddito è sempre un metodo diretto per la determinazione del PIL(Y). È la somma delle remunerazioni corrisposte ai diversi fattori che concorrono alla produzione ossia salari (W), profitti (PR), rendite (R), interessi (Int)… Con questo metodo di misurazione, l’elenco delle componenti del PIL dipende dai fattore che effettivamente sono presenti. È un elenco per sua natura aperto.
Y=W+PR+R+Int…
Dal PIL al Reddito Nazionale
Per passare dal PIL al Reddito Nazionale, si aggiunge al PIL le rimesse nette dall’estero, si tolgono gli ammortamenti e le imposte dirette. Il reddito nazionale è il prodotto nazionale netto di un’economia e misura l’ammontare monetario che un’economia ha a disposizione per l’acquisto di beni e servizi dopo aver messo da parte la liquidità necessaria per mantenere invariata la propria capacità produttiva. Esso è calcolato sottraendo l’ammortamento dal PNL al costo dei fattori.
Reddito Disponibile
Il reddito disponibile è il reddito delle famiglie al netto delle imposte dirette e dei trasferimenti. Mostra la disponibilità effettiva delle famiglie per la spesa in beni di consumo e per il risparmio.
Differenza fra PIL reale e PIL monetario
Il PIL reale misura la quantità de beni e servizi prodotti per i prezzi costanti. Dato che la somma di quantità di beni eterogenei non è possibile, il calcolo del PIL reale passa attraverso l’utilizzo di una misura monetaria che non varia nel tempo. Considera anche l’inflazione misurando il PNL in differenti anni ai prezzi di uno stesso anno che chiameremo anno base. Il PIL monetario è il valore corrente dei beni e servizi prodotto nell’economia. È un’espressione monetaria. Il rapporto tra PIL nominale e PIL reale moltiplicato per 100 si definisce DEFLATORE DEL PIL.
Calcolo del PIL nominale e reale
Supponete di disporre dei seguenti dati:
| Mele | Pere | Benzina | ||||
|---|---|---|---|---|---|---|
| Prezzo € | Quantità | Prezzo € | Quantità | Prezzo € | Quantità | |
| 2007 | 1,00 | 400 | 1,10 | 250 | 1,35 | 300 |
| 2008 | 1,20 | 410 | 1,10 | 265 | 1,25 | 390 |
Ipotizzando che il sistema economico produca tutti e soli i beni considerati, calcolate il PIL nominale negli anni 2007 e 2008 ed il PIL reale con base 2007. Qual è il tasso di inflazione misurato dalla variazione del deflatore del PIL? Supponete che l’indice dei prezzi al consumo sia calcolato con pesi corrispondenti alle quantità prodotte nel 2007, quale è il tasso di inflazione misurato dall’IPC?
PIL Nominale 2007 → p*q = x1p1 + x2p2 + x3p3 = (400*1) + (250*1,10) + (300*1,35) = 1080
PIL Nominale 2008 → p*q = (410*1,20) + (265*1,10) + (390*1,25) = 1271
PIL Reale con base 2007 → (410*1) + (265*1,10) + (390*1,35) = 1228
Se consideriamo il PIL reale l’economia è cresciuta ma di poco.
Deflatore del PIL → 2007 → (1080/1080) * 100 = 100
2008 → (1271/1228) * 100 = 103,50
Costo di un paniere in un anno base
Supponete che l’indice dei prezzi sia pari a 130 e che un paniere tipico di beni e servizi costi 540 €. Quale era il costo del paniere nell’anno base?
Costo di un’ora di lezione in dollari del 1999
In un’università americana il costo di un’ora di lezione era 15$ nel 1972 e 77$ nel 1999. L’IPC era 26,1 nel 1972 e 110,9 nel 1999 (1992=100). Quanto costava in dollari del 1999 un’ora di lezione nel 1972? Secondo me bisogna fare questa proporzione, però boh…
= 77:110.9 = x:26.1
x = 18.12
Limiti del PIL come misura del benessere
Il PIL è solo un’approssimazione del benessere economico. Nel suo calcolo infatti:
- Non vengono incluse prestazioni non scambiate sul mercato: ad esempio un paese in cui solo gli uomini lavorano e le donne sono casalinghe avranno un PIL più basso rispetto al paese in cui le donne lavorano e delegano ad altre donne per tenere i propri figli. Queste transazioni fanno aumentare il lavoro e il PIL, ciò per non misura il PIL della nazione;
- Non vengono incluse attività intenzionalmente occultate, per cui si parla di economia sommersa per cui attività in nero che sfuggono alla tassazione, evasione fiscale. All’interno di questa “diramazione” vanno considerate anche le attività illegali;
- Vengono incluse alcune voci che non corrispondono a benefici netti per la società: esempio: è difficile dire che in un paese in cui si hanno molti poliziotti si sta meglio rispetto ad un paese in cui vi è solo una stazione di poliziotti. Non si può intendere quindi come un benessere di una nazione in quanto nel paese in cui vi sono molti poliziotti in quanto la spesa pubblica è molto elevata;
- Gli acquisti pubblici vengono valutati al costo di produzione: esempio: partendo dal presupposto che la quantità di servizi è la stessa, un paese garantisce sanità ed istruzione pubbliche, mentre l’altro paese private. Perciò il PIL del paese con servizi pubblici sarà minore del PIL con i servizi privati. Ciò però non indica che la nazione stia maglio.
- Non si tiene conto di risorse non rinnovabili sfruttate nel processo produttivo: esempio: paesi come il corno d’Africa hanno un PIL elevato per la presenza e la vendita di risorse naturali importanti, ma ciò non si trasforma di certo in un benessere della nazione.
Riduzione delle scorte nella contabilità nazionale
La riduzione delle scorte viene registrata nella contabilità nazionale con un segno negativo o positivo? Perché? Secondo me, prendendo in considerazione l’identità fondamentale con economia chiusa e senza stato, una riduzione delle scorte comporta una riduzione degli investimenti che comporta quindi una riduzione del PIL.
Identità fondamentale di Contabilità Nazionale in economia chiusa e senza Stato
La contabilità nazionale porta a tre identità tassative: la prima è quella di un’economia chiusa e senza stato. Si tratta quindi di un’economia autarchica quindi forma da sole famiglie e imprese. In questa economia ci si chiede: come viene speso il reddito? Come possono decidere di allocare il reddito gli individui? La risposta è tramite il Consumo (C) e il Risparmio (S). L’aggregato reddituale quindi viene suddiviso in due prospettive:
- → C+S (Destinazione: beni domandati dalle famiglie)
- Impiego (beni consumo prodotti dalle imprese) → C+I → si parte dall’equazione del PIL determinato dal metodo della spesa in cui Y=C+I+G+NX; naturalmente G e NX non ci sono proprio perché si parla di economia chiusa, per cui senza esportazioni e senza Stato. Se l’investimento cresce il consumo diminuisce e viceversa.
Destinazione ed impiego vengono poi uguagliate. Per cui si arriva alla situazione in cui S ≡ I. Non c’è nessuna ragione che dica che i due tipo di consumo coincidano perciò ex ante, questi non coincidono. Supponendo che a fine periodo il consumo delle famiglie è maggiore al consumo delle imprese, quest’ultime per fronteggiare la domanda utilizzano le scorte, ma dobbiamo ricordarci che si nel calcolo del PIL si trovano negli Investimenti per cui si avrebbe una riduzione del PIL stesso e una riduzione degli investimenti quindi. Perciò l’uguaglianza si ha grazie all’aggiustamento delle scorte e per cui questo implica che l’uguaglianza è sempre vera e la riduzione di I determina la veridicità dell’identità.
Identità fondamentale di Contabilità Nazionale in economia chiusa e con Stato
In questo caso si ha l’introduzione di nuove grandezze: BS (avanzo dello stato) e Yd (reddito disponibile). L’avanzo dello stato è dato da tasse (TA) – trasferimenti (TR) – spesa pubblica (G). è l’eccedenza delle entrate con le uscite. Il reddito disponibile invece è dato da PIL (Y) – tasse (TA) + trasferimenti (TR). Per cui alla destinazione viene aggiunto le tasse e tolti i trasferimenti → C+S+TA-TR. Agli impieghi va aggiunta la spesa pubblica → C+I+G. Mettendo sempre in equazione ed eventualmente effettuando le eventuali semplificazioni si arriva che: ≡ S+BS = I. Però è difficile che lo stato operi in avanzo, spesso infatti è in disavanzo, ciò comporta a utilizzare i risparmi delle fa...