Estratto del documento

Domande di storia della pedagogia

Educazione di un gesuita - Bianchini

Perché i gesuiti furono banditi dalla Francia

I gesuiti furono banditi dalla Francia in seguito al bando del 1762 emanato sotto il re Luigi XV, gestito dai parlamentari. Le cause dell’esilio dei gesuiti furono la bancarotta della missione gesuitica della Martinica e la perdita di alcune colonie. L'andamento del conflitto con l’Inghilterra e il caso di Antoine Lavalette, che praticando un’attività commerciale aveva infranto le regole dell’ordine e rovinato vari investitori francesi, furono altri motivi. Il bando dei gesuiti cominciò nel 1760 quando si diffuse la notizia della bancarotta, e la congregazione dovette farsi carico del debito. Erroneamente si appellarono al parlamento, che li dichiarò fallimentari e li costrinse a pagare il debito. I gesuiti furono costretti a chiudere i loro collegi e istituti, fino a essere costretti a fuggire quando fu vietato loro di vivere nella società francese. Una serie di indagini del 1764 rilevò che molti gesuiti continuavano a ricoprire cariche pubbliche e a percepire una pensione; per questo motivo vi furono condanne a morte e decapitazioni. Da quel momento l'unica soluzione fu fuggire o chiedere aiuto ai parenti. Sempre nel 1764 Luigi XV stabilì che la compagnia non sarebbe più esistita e, così facendo, da un lato li condannava e dall'altro li aiutava riconoscendo loro dei diritti civili e liberandoli dal giuramento per fargli trovare nuovi lavori. La situazione fu stabile fino al 1767 quando la cacciata si verificò anche in Spagna e si impose nuovamente il giuramento ponendo di nuovo due scelte: l'esilio o la clandestinità. La situazione si stabilizzò nel 1777 con l'erede di Luigi XV, re Luigi XVI, non restio ai gesuiti. Egli sorse il pontificato in Francia e dopo questa scelta ¼ di gesuiti si disperse.

Principali attività formative di Barruel da precettore

Intorno alla metà di luglio del 1774, il principe di origine tedesca François Xavier de Saxe assunse Barruel come precettore dei suoi due figli maschi. A tale compito si aggiungeva quello di bibliotecario della casa principesca. Nei quasi tre anni al servizio del principe, Barruel non si limitò a esercitare le funzioni di precettore dei piccoli Louis Rupert, di otto anni e mezzo, e Joseph, più giovane di un anno, entrambi nati a Dresda e in grado di parlare soltanto il tedesco. L’abate fu investito anche del difficile compito di mediatore culturale, poiché doveva introdurre i suoi allievi, di padre tedesco e di madre italiana, alla mentalità e agli usi di una famiglia principesca francese. Il giovane abate si prese cura di tutto ciò che riguardava l’educazione dei suoi discepoli, dall’abbigliamento al rispetto filiale; le giornate trascorrevano tra le leçons de maintien per Louis, che aveva una malformazione alle gambe, le esercitazioni di latino e di francese, la stesura di piccole pièces teatrali moraleggianti da far recitare ai suoi discepoli, i lavacri, le tonsure e le mille baruffe quotidiane spesso sedate con pesanti punizioni.

Nuovi modelli di giornalismo gesuitico del '700

Dal 1770 fecero ingresso nella redazione coloro che sarebbero diventati i giornalisti più prolifici della disciolta Compagnia e avrebbero avuto stretti e continui contatti con Barruel sino alla Rivoluzione. Alla fine del 1783 Fontenay unì il privilegio delle «Affiches, Annonces et Avis divers» con quelli della «Gazette d’agriculture» e del «Journal de l’agriculture», dando vita, a partire dal gennaio del 1784, al «Journal général de France». Il nuovo giornale mantenne l’impostazione delle «Affiches», dando maggior rilievo agli annunci economici. Le riviste di critica letteraria e teatrale furono comunque sempre dedicate all’elogio delle opere anti-illuministiche, oltre che alla denuncia dell’empietà dei libri dei philosophes. Jean-Baptiste Grosier e Julien Louis Geoffroy mossero i primi passi nella carriera giornalistica ne «L’Année Littéraire». Entrambi vennero coinvolti da Fréron nella redazione del giornale all’inizio degli anni Settanta. Lo scoppio della Rivoluzione convinse Geoffroy e Royou che era tempo di abbandonare il vecchio modello del giornale di critica letteraria per fondare un giornale più adeguato alle circostanze. Con Madame Royou, nel 1790 essi vendettero i diritti dell’«Année Littéraire» e fondarono il più spiccatamente politico «Ami du Roi». Il nuovo periodico ebbe un successo tale da venire imitato da due riviste che assunsero lo stesso nome. La nascita della stampa contro-rivoluzionaria segnò invece la fine del giornale fondato da Fréron. A farne le spese fu Charles Brotier, nipote di Gabriel, che più tardi avrebbe fatto parte del reseau D’Antraigues. Brotier aveva probabilmente acquistato il giornale nella convinzione che il suo affezionato pubblico ne avrebbe approvato la battaglia contro la Rivoluzione, così come aveva apprezzato e sostenuto quella contro i philosophes. L’89 era però intervenuto a cambiare il mercato editoriale. Royou, Geoffroy e anche Barruel se ne avvidero per tempo grazie alla loro esperienza, e seppero adeguare le loro riviste alle nuove esigenze, sostituendo quasi integralmente le recensioni con la cronaca e il commento degli avvenimenti politici. Nel 1767 il giornale passò a un altro tradizionale alleato dell’Ordine, Jean-Louis Aubert, un giornalista di grande esperienza che godeva delle protezioni giuste per riuscire nell’impresa di salvare l’importante testata. Il cambiamento non riguardò soltanto il titolo, ma anche l’impianto del giornale, che da quel momento trascurò le scienze esatte, dedicandosi esclusivamente alla critica e alla presentazione delle novità letterarie. Fu soprattutto dopo il 1770 che gli ex gesuiti manifestarono una spiccata vocazione giornalistica. La soppressione dell’Ordine da parte di Clemente XIV nel luglio del 1773 obbligò Feller a sospendere le pubblicazioni. Esse ripresero già nel mese di settembre dello stesso anno, quando il giornale tornò sul mercato come «Journal historique et littéraire». Dalla rassegna dei giornali fondati e diretti da ex gesuiti si coglie che il periodo di maggiore espansione delle riviste gesuitiche va individuato nei decenni Settanta e Ottanta del Settecento.

Che ruolo hanno avuto i gesuiti nella carriera letteraria di Barruel

Il ruolo che hanno avuto i gesuiti nella carriera di Barruel è stata l’istruzione perché fin dall’inizio lui voleva andare in collegio. Dopo questo, fece parte della compagnia di Gesù.

Perché è stato bandito Barruel?

I provvedimenti del 1762 mandarono all’aria i progetti del giovane discepolo di Sant’Ignazio. Bisognava, perciò, individuare una meta che garantisse un periodo di pace e di stabilità sufficientemente lungo a completare gli studi. Per i giovani gesuiti come Barruel era impensabile cercare rifugio nelle regioni francesi i cui parlamenti non avevano ancora bandito la Compagnia: tutto lasciava, infatti, prevedere che, presto o tardi, la totalità delle Corti sovrane avrebbe seguito l’esempio di Parigi. In questo scenario, Barruel fu tra i pochi scolastici che scelsero di emigrare in una provincia lontana al fine di proseguire la propria formazione all’interno dell’Ordine.

Perché gli illuministi sono considerati traditori?

Perché secondo Barruel, essendo privi di morale, erano traditori della patria. I philosophes, in quanto atei e privi di ogni principio morale, erano anche cattivi sudditi e traditori della patria. Il minaccioso futuro che l’apologeta annunciava per la Francia conquistata dalle Lumières era contrassegnato dall’anarchia e dalla guerra fratricida. Infatti, gli esprits forts attentavano alla vita stessa dei monarchi, i quali «n’ont jamais eu d’ennemis plus décidés que les philosophes du jour». L’epilogo delle Helviennes, che sanciva il ritorno della baronessa Amélie e dello stesso philosophe parigino alla religione, serviva a rendere ancora più esplicito il legame tra etica e politica.

Qual è la tesi di Barruel sui memoirs

Il nome di Augustin Barruel è indissolubilmente legato alla teoria del complotto massonico, da lui formulata nei quattro ponderosi volumi dei Mémoires pour servir à l’histoire du jacobinisme, editi tra il 1797 e il 1798. L’opera rappresentò la meglio argomentata e più convincente formulazione della teoria secondo cui la Rivoluzione francese sarebbe stata ideata e diretta da una cospirazione ordita da Illuministi, Massoni e Illuminati di Baviera. La tesi barrueliana risultava attendibile non solo per la complessità dell’impianto argomentativo, ma anche perché fondata su documenti di prima mano e su centinaia di testimonianze di personaggi noti e apparentemente ben informati. Fu così che i Mémoires conobbero una straordinaria fortuna, evidente sin dal successo editoriale: l’opera, infatti, conobbe decine di riedizioni nel corso dell’Ottocento.

Cosa fa quando i gesuiti vengono cacciati dalla Francia

Nel 1764 i gesuiti vengono espulsi dalla Francia e Augustin fu costretto ad emigrare in Austria per completare gli studi. Dopo aver pronunciato i voti tornò in Francia e nel 1774 cominciò a collaborare con la rivista Année Littéraire. Dal 1778 diresse il Journal écclésiastique fino al 1792, quando fuggì esule in Inghilterra a causa dello scoppio della rivoluzione.

Dove va Barruel dopo essere stato bandito

Barruel sceglie di emigrare in una provincia lontana per poter continuare la sua formazione all’interno dell’ordine. Inizialmente la sua meta era la Polonia ma, durante il cammino, fu notato dal provinciale di poema, luogo in cui decise di rimanere e dove vi trascorse 10 anni. Dopo essere stato bandito, Barruel scelse di emigrare lontano per poter proseguire la formazione nell'ordine; la meta scelta fu la Polonia, dove trovò lavoro come insegnante e come guida di viaggio per i giovani. Durante la fuga dalla Francia molti venivano notati dai superiori e chi voleva poteva interrompere il viaggio per fermarsi in un'altra regione; così fece Barruel.

Barruel come precettore

Viene scelto per i due figli maschi dello zio di Luigi XVI. L’educazione che impartiva loro era influenzata da quella gesuitica: dopo la sveglia alle sette, la giornata prevedeva la preghiera, i lavori, la colazione, lo studio di latino, matematica, storia, geografia; dopo pranzo ci si dedicava ai disegni e alla religione, infatti vi erano messe e momenti di preghiera. Insegnava loro anche francese, tedesco, recitazione e calligrafia. Fece in modo che i suoi discepoli socializzassero con i coetanei e aggiornare il suo datore di lavoro riguardo l’andamento dei figli tramite le lettere.

Perché Barruel rinunciò al quarto voto e che motivazione diede

Barruel doveva emettere il quarto voto, cioè quello di obbedienza al Papa, in funzione dell’invio in missione: i suoi superiori gli avevano permesso di pronunciare il terzo voto a 28 anni (in teoria 30), ma non gli permisero di affrontare l’ultimo anno di studio prima di 33 anni. L’impossibilità di sostenere il quarto voto e gli incarichi insoddisfacenti che riceveva contribuirono alla decisione di ritorno in patria. Dopo aver accompagnato un giovane aristocratico austriaco in un viaggio formativo in Europa, l’ideale era che Barruel prendesse il quarto voto in Austria (avendo terminato il viaggio a Vienna), ma decise di tentare la carriera di letterato mettendo il suo talento al servizio della compagnia. Se dopo la soppressione del 1762 Augustin Barruel rappresentò un’eccezione tra i giovani scolastici della Compagnia di Gesù a causa della sua scelta coraggiosa di completare gli studi in Boemia, dieci anni più tardi la sua determinazione a divenire gesuita sembrò venire meno. Nel 1772, infatti, con una lunga e accorata lettera al generale, egli chiese e ottenne di fare rientro in Francia prima di avere completato la sua formazione. Per diventare professore Barruel doveva affrontare un ultimo anno di approvazione ed emettere il quarto voto, quello di obbedienza al papa in funzione dell’invio in missione. Tuttavia, se i superiori boemi avevano accondisceso a infrangere le Constitutiones permettendo a Barruel di pronunciare il terzo voto a 28 anni (mentre teoricamente bisognava averne compiuti 30), essi non permisero al giovane prete di affrontare l’ultimo anno di studio prima che avesse compiuto i 33 anni previsti da Ignazio di Loyola. La regola era ben nota a Barruel, che se ne sarebbe ricordato quasi trent’anni più tardi. Nell’impossibilità di sostenere il quarto e ultimo voto, per Barruel veniva meno l’esigenza di prolungare la permanenza in Boemia, peraltro sempre sopportata a fatica.

Perché nelle Helviennes Barruel dice che gli illuministi sono traditori della patria e del trono

Barruel sostiene che gli illuministi siano traditori della patria e del trono perché li giudica atei e privi di ogni principio morale. Inoltre, era convinto che le idee luministiche nascondessero la volontà di screditare la Chiesa e la monarchia. Barruel denuncia l’incapacità degli illuministi di concepire l’anima come entità spirituale, poiché privi di interesse per la vita ultraterrena considerano un’anima come insieme di facoltà fisiche dipendenti dai sensi e appartenente al patrimonio genetico. Accusando loro di ateismo, Barruel riteneva che gli illuministi fossero privi di morale e quindi cattivi sudditi e traditori della patria. I sistemi naturalisti denigravano poi i testi sacri e gettavano fango sulla Chiesa e sulla monarchia. Rinunciare alla religione significava abbandonare il rispetto per le leggi morali, garanzie per il benessere delle famiglie e la sicurezza dello Stato. Secondo Barruel, i philosophes, in quanto atei e privi di ogni principio morale, erano anche cattivi sudditi e traditori della patria. Il minaccioso futuro che l’apologeta annunciava per la Francia conquistata dalle Lumières era contrassegnato dall’anarchia e dalla guerra fratricida. L’epilogo delle Helviennes, che sanciva il ritorno della baronessa Amélie e dello stesso philosophe parigino alla religione, serviva a rendere ancora più esplicito il legame tra etica e politica.

Come cambia il lettorato dei gesuiti dopo la soppressione dell’ordine

I gesuiti si adattarono alle esigenze del pubblico. Inizialmente il genere adottato era la poesia, scritta in versi e in lingua latina, la lingua istituzionale. Con l’avvento dell’Illuminismo, si diffusero altri generi letterari, tra cui la prosa, i romanzi, il giornalismo e la lingua volgare. Prima che il generale intervenisse, i provinciali invitarono i novizi e gli scolastici ad abbandonare le case e i collegi dell’ordine. Essi avevano l’occasione di proseguire gli studi in un seminario diocesano o all’interno di qualche altra congregazione.

Gesuiti e Comenio influenzano la critica letteraria di Barruel

Nel 1774 Barruel riceve un’importante missione politica e diplomatica per conto della compagnia: viene scelto per rivolgere il saluto augurale a Luigi XVI, dopo la morte di Luigi XV di suo figlio, il delfino, con lo scopo di evitare nuove indagini del parlamento e l’esigenza di risanare il legame tra il giovane ex gesuita e la compagnia. L’ode che rivolge Barruel a Luigi XVI segna il ritorno degli ex gesuiti alla pratica dell’elogio: Augustin non solo esalta le virtù del nuovo sovrano, ma è anche certo che garantirà allo stesso tempo la solidità del regno e della Chiesa di Francia, delle vere e proprie richieste e aspettative condivise da molti.

Opinione di Barruel tra educazione privata e educazione pubblica

Barruel mostrava una preferenza per l’educazione pubblica, cioè l’istruzione impartita all’interno delle aule scolastiche simultaneamente presenti, gli stessi vari articoli specialmente se gestiti da ordini religiosi. Barruel preferiva l’educazione pubblica all’interno di collegi, istituti, università e scuole, perché riteneva che questo tipo di educazione faccia bene al corpo e all’anima e che lo spirito fosse incita all’individualità portando al progresso e alla socializzazione. L’educazione privata, tipica della nobiltà, è seguita da un precettore che ha il compito di istruire, seguire, controllare ed educare il ragazzo in tutto e per tutto, anche per questo motivo viene svolta in casa. Questo però porta il fanciullo a non socializzare, chiudendosi quindi in se stesso. Barruel parla dei pro e dei contro di questi due tipi di educazione in quanto lui stesso per un periodo è stato il precettore dei figli di un nobile (figli dello zio di Luigi XVI). Barruel preferiva un’educazione pubblica. In alcuni passaggi della corrispondenza con il principe sembra emergere la preferenza dell’ex gesuita per l’educazione pubblica.

Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 17
Domande e risposte Storia della pedagogia Pag. 1 Domande e risposte Storia della pedagogia Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 17.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Domande e risposte Storia della pedagogia Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 17.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Domande e risposte Storia della pedagogia Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 17.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Domande e risposte Storia della pedagogia Pag. 16
1 su 17
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher 96REBECCA di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Bianchini Paolo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community