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Domande aperte psicologia della salute

Tipologie di pazienti descritte da Ripamonti

Descrivi almeno 3 tipologie di pazienti descritte da Ripamonti. Il paziente ansioso è indubitabilmente un paziente difficile, che al tempo stesso può essere molto richiedente. I casi estremi sono rappresentati dagli ipocondriaci che si precipitano al pronto soccorso ogni volta che provano un minimo dolore, convinti che si tratti di un sintomo di una grave malattia. Il paziente direttivo desidera avere il controllo costante della situazione, esprime chiaramente quello che vuole e non esita a porsi in contrapposizione con il medico o l'infermiere se non è d'accordo con lui. Il paziente che sa tutto tende ad avere conoscenze approfondite su alcuni argomenti medici e pretende di saperne altrettanto o più del medico stesso. Ama portare con sé articoli di riviste divulgative o trovati su Internet inerenti a tematiche mediche per «permettere al medico o all'infermiere di acquisire una competenza comparabile alla sua».

Definizione di Medicina Narrativa

Come è stata definita la Medicina Narrativa dagli esperti? Nella relazione degli Esperti, la “Medicina basata sulla Narrazione” (Narrative based Medicine) è stata così definita: Una metodologia d'intervento clinico-assistenziale che considera la narrazione come uno strumento fondamentale di acquisizione e comprensione della pluralità di prospettive che intervengono nell'evento-malattia, finalizzata ad un'adeguata rilevazione della storia della malattia che, mediante la co-costruzione di una possibile trama alternativa, consenta la definizione e la realizzazione di un percorso di cura efficace, appropriato e condiviso (storia di cura); Uno strumento dal valore epidemiologico che può dare visibilità ai diritti violati, ai bisogni inevasi, integrare i dati quantitativi raccolti attraverso questionari su accessibilità ai servizi e qualità della cura e della vita; Un momento-atto politico come momento di presa di coscienza e conquista-restituzione di diritti, in particolare del diritto ad avere voce, che può favorire situazioni di ‘empowerment e promuovere una “cultura di partecipazione e di diritto”; Una metodologia dal grande valore pedagogico per medici e sanitari, pazienti e caregiver: promuovere Medicina basata sulle Narrazioni implica costruire percorsi educativi e progetti che prevedano la partecipazione attiva di pazienti, familiari, associazioni e abbiano rilevanza in termini di salute pubblica.

Elementi della comunicazione non verbale

Descrivi quali elementi della comunicazione non verbale secondo Ripamonti è necessario tenere in considerazione nella comunicazione medico-paziente. L'importanza di altre forme comunicative come il linguaggio non verbale è spesso, erroneamente, sottovalutata. È necessario prendere in considerazione non tanto i singoli elementi delle azioni comunicative, quanto l'espressività complessiva.

  • Espressioni facciali: Rispetto alla comunicazione mimica, quella verbale è meno immediata, più astratta e non necessariamente collegata alla dimensione spaziotemporale in cui avviene la relazione. Le espressioni facciali sono uno strumento di regolazione sia emotiva che sociale. Ad esempio, il paziente ansioso ha movimenti oculari veloci e mantiene il contatto visivo solo per brevi periodi perché lo sguardo continua a esplorare l'ambiente; il suo respiro può essere superficiale e veloce.
  • Sguardo: È stato osservato che durante momenti caratterizzati da cooperatività, gli scambi oculari sono più lunghi e più frequenti rispetto a quando il clima è conflittuale. L'operatore sanitario che ha l'abitudine di parlare guardando l'interlocutore negli occhi facilita senza dubbio la comunicazione e ha inoltre la possibilità di cogliere gli stati emotivi di chi gli sta di fronte.
  • Postura e gestualità: Il paziente che entrando nello studio si toglie il cappotto e si siede comodamente con la schiena appoggiata allo schienale e le gambe accavallate manifesta una condizione di rilassamento; se invece rimane vestito, siede sul bordo della sedia con la schiena rigidamente eretta e tiene la borsa sulle ginocchia, chiusa tra le braccia, rivela un atteggiamento difensivo che esprime tensione e/o disagio.
  • Segnali vocali: Si distinguono in segnali vocali verbali e segnali vocali non verbali; questi ultimi sono il tono, l’intensità, il tempo e il ritmo – tra questi anche le pause e i silenzi, per esempio, un discorso privo di pause può essere associato a uno stato ansioso, a un elevato livello di attivazione dovuto a una condizione ipomaniacale o maniacale o all’assunzione di sostanze stimolanti. I segnali vocali non verbali riguardano anche la qualità della voce, che è influenzata da fattori biologici (come l’età e il sesso), sociali (cultura, classe sociale, paese di origine) inerenti alla personalità (come l’estroversione o l’introversione) e alla condizione transitoria (come gli stati d’animo temporanei, per esempio felicità e tristezza).

Tecniche di chiarificazione

Tra le tecniche che favoriscono la condizione del colloquio medico-paziente, spiega in cosa consistono le seguenti tecniche di chiarificazione: porre domande guida, sondare, correlare, chiarire.

  • Porre domande guida: Si suggerisce al paziente una possibile risposta.
  • Sondare: Quando si vuole verificare l'integrità del pensiero logico di un paziente che racconta in modo confuso gli eventi.
  • Correlare: Quando un paziente mostra delle connessioni illogiche durante il colloquio gli si evidenzia la correlazione per valutare poi la risposta che dà.
  • Chiarire: Quando si vuole avere conferma di quanto ha detto il paziente, utilizzando ad esempio la parafrasi («Intende dire che non ha preso le pastiglie perché ... »).

Tra le tecniche che favoriscono la condizione del colloquio medico-paziente, spiega in cosa consistono le seguenti tecniche di chiarificazione: specificare, generalizzare, verificare i sintomi, rispecchiare.

  • Specificare: Se il paziente risponde in modo vago, confuso o a monosillabi, l'intervistatore deve rivolgere delle domande chiuse per ottenere un racconto più esauriente.
  • Generalizzare: Se il paziente tende a proporre un evento recente e unico che non permette di comprendere se rientra in un quadro sintomatologico più ampio.
  • Verificare i sintomi: Se il paziente non è chiaro nel descrivere la sua storia patologica, il medico suggerisce una serie di sintomi possibili per vedere se il paziente li ha o no.
  • Rispecchiare: Si invita il paziente stesso a riflettere sulla sua condizione a partire da problematiche che lui stesso ha introdotto oppure da espressioni o comportamenti che ha assunto (ad esempio «Mi è sembrato turbato quando ha parlato di suo figlio»).

Relazione tra medico e familiari del malato

Il medico deve tenere conto dei familiari dei pazienti? Descrivi la relazione tra il medico e i familiari del malato. Molti medici affermano che i familiari sono spesso un ostacolo che si frappone nella loro relazione con il paziente: è difficile per il medico gestire la relazione con genitori, figli e consorti ansiosi e assillanti, soprattutto quando in reparto manca personale, i letti sono tutti occupati e le incombenze pressanti, senza tener conto del carico emotivo, che può essere insostenibile. È stato però dimostrato che i familiari possono essere un’utile risorsa per il personale sanitario, a condizione che si riesca a costruire una relazione adeguata. Il personale sanitario deve partire dal presupposto che la reazione del malato alla malattia e i suoi pensieri, emozioni e comportamenti sono influenzati in gran parte dalla famiglia a cui appartiene e dalle dinamiche che la caratterizzano: ogni famiglia ha infatti proprie modalità comunicative e un sistema organizzato di credenze e di modalità per affrontare il distress. È importante che il personale sanitario individui chi all’interno della famiglia debba essere il referente delle comunicazioni, ovviamente dopo avere avuto l’autorizzazione del paziente. Il medico deve dunque esplorare la situazione del sistema familiare e stimolare nel proprio interlocutore una riflessione sulle possibili difficoltà e sui limiti e le risorse presenti nel sistema e in se stesso. Questo permetterà di instaurare un clima collaborativo, grazie al quale le decisioni del medico non verranno vissute come imposizioni, ma come scelte per quanto possibile condivise e di cui è dato discutere nel caso risultassero poco valide per quella specifica famiglia, come potrebbe appunto avvenire durante un’esperienza di assistenza domiciliare.

Quesiti di riflessione per il medico

Descrivi alcuni dei quesiti che il medico deve porre a se stesso e che gli consentono di riflettere sulle sue modalità relazionali. La conoscenza che il medico ha di se stesso Ripamonti (2015) identifica un elenco di quesiti che il porre a se stesso e che gli consentono di riflettere sulle sue modalità relazionali.

  • Mi medico deve arrabbio facilmente, sono irritabile, mi metto sulle difensive?
  • Sono emotivo, mi rattristo facilmente, ho paura di certe situazioni?
  • Sono troppo brusco e impaziente?
  • Quanta compassione ed empatia ho per persone che mi sono totalmente estranee?
  • Qual è il mio livello di flessibilità?
  • Sono amichevole oppure asociale?
  • Posso sembrare calmo anche quando in realtà sono ansioso?
  • Ho il senso dell’umorismo e so come utilizzarlo in modo appropriato?
  • Devo sempre avere il controllo della situazione?
  • Sono capace di accettare le critiche?
  • Ho dei pregiudizi che possono influenzare la mia oggettività?

Reazioni del medico alla malattia e al paziente

Descrivi quali sono le possibili reazioni del medico alla malattia e al paziente: ansia, depressione, negazione e proiezione. La malattia è un evento che colpisce emotivamente sia il paziente che il medico, ma mentre il paziente può porsi in un ruolo passivo, dal medico ci si attende che sia in grado di affrontare attivamente ed efficacemente la patologia e le situazioni che a essa si accompagnano. Le condizioni principali che possiamo riscontrare nel medico sono:

  • Ansia: È una condizione che può essere presente sia nel medico che nel paziente: essa può essere realistica, come nel caso della paura di contrarre un’infezione, fare una diagnosi errata, danneggiare involontariamente il paziente, o anche di essere oggetto di una denuncia. Nella pratica clinica, il medico può utilizzare diversi accorgimenti per tutelarsi, ma esprimere le proprie paure e preoccupazioni può non essere facile per chi è stato formato con il preciso obiettivo di essere in grado di controllare le patologie e di risolvere i problemi; l’imbarazzo che il medico può provare nel confessare ai colleghi la propria ansia e l’incapacità di trovare strategie di coping efficaci possono aumentare il livello di distress e la sensazione di impotenza.
  • Depressione: Il decorso di una malattia e la consapevolezza dell’impossibilità di un intervento adeguato possono deprimere il medico e indurlo a distorsioni sia di pensiero che di giudizio; anziché affrontare la propria condizione emotiva cercando un sostegno nei familiari e negli amici, è frequente che, per combattere la percezione della propria inefficacia, il medico reagisca lavorando di più e in modo più diligente.
  • Negazione: Non è facile interagire con chi utilizza la negazione poiché queste persone tendono a interpretare e a giustificare in modo apparentemente razionale i comportamenti propri e altrui; è tuttavia possibile dar loro un sostegno attraverso la condivisione delle proprie esperienze, arricchite dagli aspetti emotivi tanto temuti da chi usa la negazione in modo massiccio.
  • Proiezione: Per evitare di affrontare i conflitti emotivi interni, alcuni medici utilizzano il meccanismo della proiezione, attribuendo ad altri i propri sentimenti, impulsi e pensieri inaccettabili e riescono in questo modo a controllare l’emozione.

Tipologie di pazienti

Tra le tipologie di pazienti descritte da Ripamonti, descrivi il paziente ansioso, direttivo e che "sa tutto". Il paziente ansioso è indubitabilmente un paziente difficile, che al tempo stesso può essere molto richiedente. I casi estremi sono rappresentati dagli ipocondriaci che si precipitano al pronto soccorso ogni volta che provano un minimo dolore, convinti che si tratti di un sintomo di una grave malattia. Il paziente direttivo desidera avere il controllo costante della situazione, esprime chiaramente quello che vuole e non esita a porsi in contrapposizione con il medico o l'infermiere se non è d'accordo con lui. Il paziente che sa tutto tende ad avere conoscenze approfondite su alcuni argomenti medici e pretende di saperne altrettanto o più del medico stesso. Ama portare con sé articoli di riviste divulgative o trovati su Internet inerenti a tematiche mediche per «permettere al medico o all'infermiere di acquisire una competenza comparabile alla sua».

Compliance e modello di relazione medico-paziente

Cosa si intende per compliance? Di quale modello di relazione medico-paziente è caratteristica? Per compliance s'intende un comportamento caratterizzato da passività e "obbedienza" del paziente. Fa parte del modello paternalistico biomedico. Per decenni la medicina è stata caratterizzata da questo modello di relazione medico-paziente, in cui il medico sa, diagnostica, decide e prescrive. Il paziente invece non sa, tace, ascolta ed obbedisce. Il modello affonda le sue radici nella tradizione scientifica dualistica occidentale e cartesiana (mente e corpo sono 2 cose distinte e che non comunicano). Il corpo è un oggetto che se non funziona bene richiede manutenzione e riparazione. Il medico deve garantire il funzionamento della "macchina".

Livelli di stress durante la comunicazione di cattive notizie

In cosa si differenziano i livelli di stress del medico e del paziente durante la comunicazione di cattive notizie? Anche se spiacevole, la cattiva notizia pone termine ad una condizione di incertezza e ambiguità che per l'essere umano è lo stato più difficile da tollerare. Si tratta di situazioni che comportano un notevole carico psicologico anche per il professionista che, se non adeguata mente preparato a gestirle, può subire ripercussioni a livello personale e commettere errori di comunicazione, che comportano conseguenze negative sulla comprensione della situazione da parte del paziente, sulla sua aderenza alle prescrizioni e sull'evoluzione della relazione tra medico e paziente. La comunicazione di cattive notizie è fonte di disagio ed emozioni negative per molti medici. La fase più critica per il medico coincide con la visita, mentre il livello di stress del paziente cresce progressivamente e raggiunge l'apice verso la fine del consulto, protraendosi successivamente. Lo stress, massimamente percepito durante il colloquio, può persistere per ore e per giorni dopo l'incontro con il paziente. Pochi professionisti ricevono un training specifico in questo ambito, e si sentono impreparati ad affrontare tale situazione. Diverse ricerche hanno rilevato che molti pazienti si sentono insoddisfatti delle modalità con cui hanno ricevuto cattive notizie, sia a livello quantitativo che qualitativo. I medici devono far fronte non solo alle reazioni emotive dei pazienti, ma anche al proprio vissuto personale riguardo alla malattia e alla morte. Il senso di inadeguatezza può portare il professionista a restringere la conversazione col paziente ad aree emotivamente sicure, come gli aspetti puramente biomedici, a mantenersi distaccato e non empatico e a pensare che la dimensione psicologica non sia di sua competenza.

Strategie per la condivisione della scelta

Descrivi quali sono le strategie migliori per favorire la condivisione della scelta durante una consultazione medica. Stabilire un’atmosfera facilitante, mostrando attenzione al paziente e alla sua interpretazione della malattia; chiedere al paziente quanto vuole essere autonomo nella scelta del trattamento; identificare l’obiettivo e chiarirlo con il paziente; discutere con il paziente la sua visione della situazione, i suoi dubbi e le sue priorità, le sue aspettative e paure sugli effetti collaterali di un trattamento; spiegare bene le possibilità accertandosi che il paziente abbia compreso; esprimere con chiarezza al paziente la propria opinione, senza sbilanciarsi su posizioni prettamente personali; negoziare una decisione con il paziente, dandogli la possibilità di scegliere; una volta presa la decisione, confermarla, sintetizzarne i motivi ed esprimere il proprio consenso al paziente.

Fattori che influenzano la comunicazione medico-paziente

Quali sono i principali fattori che influenzano la comunicazione medico-paziente? Sono tanti i fattori che potrebbero influenzare la comunicazione tra medico e paziente, cominciando proprio dal registro previsto per questo genere di informazioni al contesto in cui lo scambio comunicativo avviene. Non andrebbero sottovalutati inoltre tutti gli elementi paraverbali, quelli riferiti all'uso della voce, con tutte le sue caratteristiche contingenti, ovvero che variano in base alla situazione comunicativa:

  • Il tono, cioè il modo in cui si parla (può essere ironico, neutro, tranquillo, retorico, autorevole etc.)
  • Il volume o intensità con cui emettiamo i suoni, ad esempio a bassa o alta voce;
  • Il ritmo o la frequenza, che comprendono la velocità con cui si parla, le pause o accelerazioni all’interno del discorso e il flusso delle parole.

Per concludere, bisogna anche tenere conto della comunicazione non verbale, che riguarda l’uso del proprio corpo che comprende, quindi, la mimica facciale, lo sguardo, la gesticolazione, l’automanipolazione, il contatto fisico.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sicilianothomas di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della salute e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Covelli Venusia.
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