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Domande aperte di dragoneeconomia del benessere

1° teorema dell'economia del benessere

Ipotesi di base e conclusioni + implicazioni di policy + limiti di applicabilità. Afferma che le condizioni di efficienza paretiana sono realizzate in una particolare configurazione istituzionale costituita da un’economia decentrata di concorrenza perfetta; l’allocazione dell’equilibrio del mercato in concorrenza perfetta, se possibile, è un ottimo paretiano. Dunque, se tutti i consumatori e produttori agiscono in concorrenza perfetta ed esiste un mercato per tutti i beni, allora le risorse vengono allocate in maniera Pareto efficiente.

Dal punto di vista politico dunque, il messaggio sembra essere il seguente: non c’è bisogno dell’intervento dello Stato (salvo per garantire il “rispetto delle regole”), l’efficienza viene raggiunta indipendentemente nei mercati concorrenziali; la cosiddetta mano invisibile di Adam Smith: il mercato competitivo raggiunge l’efficienza. Ovviamente l’intervento dello Stato risulta necessario quando le ipotesi crollano, per ristabilire la concorrenza perfetta.

Il primo teorema si fonda su ipotesi piuttosto eroiche, e se esse vengono a mancare, tutto crolla. La concorrenza perfetta può venire meno in diversi casi, in particolare: poteri di mercato, beni pubblici, presenza di asimmetrie informative; inoltre può verificarsi la circostanza per cui non vi sia mercato per alcuni beni. Tuttavia, il limite più importante del primo teorema è il seguente: efficienza non significa desiderabilità sociale. Il criterio di efficienza paretiana presenta limiti intrinsechi: non considera l’equità ed è molto conservativo.

Monopolio naturale

Caratteristiche, conseguenze di mercato e regolamentazione. Un monopolio naturale nasce per l’esistenza di economie di scala, per cui all’aumentare dell’output i costi medi scendono. Si definisce monopolio naturale una configurazione industriale in cui il numero ottimale di imprese presenti sul mercato è uno. Ciò significa che i costi sostenuti da una sola impresa nel produrre l'intera quantità domandata sono inferiori a quelli che sosterrebbero due o più imprese contemporaneamente presenti sul mercato. Sotto queste condizioni, la presenza di un unico operatore è più efficiente di una pluralità di imprese per motivi puramente tecnologici, fermi restando i costi sociali comunque generati da un monopolista.

Tuttavia, il monopolista influisce direttamente sui prezzi e ha la possibilità di imporre P>MC, ovvero il prezzo del bene superiore al costo marginale di produzione, discostandosi dalla condizione ottima P=MC. Così facendo, la domanda dei beni tenderà ad inclinarsi negativamente e l’offerta si ridurrà.

Come può essere gestito un monopolio naturale? Tre possibilità:

  • Eliminare il monopolio introducendo più concorrenti → così facendo si riducono i prezzi ma si moltiplicano i costi fissi (e quindi i costi per la società), non è ovvio che ci sia aumento di benessere.
  • Gestire direttamente le imprese del monopolio → ma tipicamente le imprese pubbliche sono meno efficienti.
  • Optare per la regolamentazione → la regolamentazione del monopolio naturale ha come obiettivo il ripristino delle condizioni di efficienza allocativa e di equità distributiva dei benefici dello scambio propri della concorrenza perfetta, strumenti: imposizione di un prezzo massimo e di uno standard di qualità minimo al monopolista.

Secondo teorema dell'economia del benessere

Si descriva il ruolo dei giudizi di valore nell’ambito del secondo teorema dell’economia del benessere e si mostri qualche esempio in termini di funzioni di benessere sociale. Il secondo teorema dell’economia del benessere introduce l’importanza della desiderabilità della distribuzione delle utilità all’interno di un sistema economico, a completamento (e miglioramento) del primo teorema.

Ma cos’è davvero desiderabile? Qual è il mondo che il policy maker vuole realizzare? Per delinearlo sono necessari espliciti giudizi di valore. Essi vengono interpretati, in base al proprio significato intrinseco, da particolari funzioni di benessere sociale, che a loro volta sono rappresentate da curve d’indifferenza sociale, la cui particolare forma misura il grado di avversione alla diseguaglianza della società, ovvero il mondo che il policy maker vuole creare.

Ad esempio: consideriamo la funzione utilitaristica di Bentham e la Rawlsiana. Nel suo modello di società, Bentham dà ugual peso alle utilità dei partecipanti, senza differenze tra ricchi e poveri, o più in generale: tra avvantaggiati e svantaggiati. Tale visione, delinea un giudizio a priori privo del valore fondamentale dell’equità, e che bada soltanto al benessere collettivo, senza preoccuparsi dei più deboli. Rawls invece basa completamente il suo benessere sociale ideale sul valore dell’equità; per lui infatti una giustizia distributiva equa deve tener conto delle disuguaglianze immeritate e creare un sistema dove i meno avvantaggiati possano ottenere il massimo possibile.

Nell’ambito delle nozioni apprese in questo corso si spieghi cos’è la funzione di benessere sociale, illustrando a cosa serve, a quali condizioni può essere utilizzata e con quali implicazioni. La funzione di benessere sociale è la rappresentazione delle preferenze della società sulla distribuzione delle utilità tra diversi individui, il benessere sociale è la somma del benessere dei suoi componenti. Una funzione di benessere sociale serve ad una collettività come strumento analitico per definire le allocazioni di beni e servizi tali da soddisfare efficienza e desiderabilità sociale.

Nella rappresentazione grafica della funzione di benessere sociale, il vincolo di bilancio viene sostituito dalla frontiera delle utilità possibili (luogo dei punti che indicano il massimo della quantità che si può produrre di un bene) e le curve d’indifferenza dalle curve d’indifferenza sociali. L’obiettivo del policy maker è quello di massimizzare il benessere sociale (welfare).

Noi abbiamo analizzato in particolare tre tipologie di funzione di benessere sociale (diverse fra loro in base ai diversi giudizi di valore utilizzati): la funzione di Bentham (utilitaristica), la Rawlsiana (precedenza a chi sta peggio) e la Bernoulli-Nash (una sorta di via di mezzo tra le prime due). Diversi gradi di avversione alla disuguaglianza portano ad allocazioni ottimali molto diverse. In generale, per massimizzare la funzione di benessere sociale, il punto di ottimo è quello in cui la curva d’indifferenza sociale (espressione grafica della funzione) e la frontiera si intersecano.

Si illustri il secondo teorema dell’economia del benessere mettendo in evidenza la relazione con le diverse funzioni di benessere sociale. Secondo teorema dell’economia del benessere: modificando opportunamente le dotazioni iniziali con particolari strumenti di redistribuzione, imposte o sussidi in forma fissa, un’economia concorrenziale consente di raggiungere qualsivoglia stato sociale Pareto efficiente sulla frontiera massima dell’utilità. Si riesce quindi a raggiungere l’obiettivo dell’equità, raggiungendo l’allocazione che corrisponde all’intersezione fra la curva del benessere sociale più alta e la frontiera delle utilità possibili.

Dunque il secondo teorema consente l’efficienza e la desiderabilità. Ma cos’è desiderabile? Qual è il mondo che si vuole creare? Per rispondere a queste domande è necessaria l’introduzione di espliciti giudizi di valore sulla desiderabilità della distribuzione delle utilità. Interpretiamo i diversi giudizi di valore attraverso funzioni di benessere sociale, rappresentate a loro volta da curve d’indifferenza sociale la cui forma misura il grado di avversione alla diseguaglianza della società.

Abbiamo analizzato principalmente tre funzioni di benessere sociale (la Benthamiana, la Rawlsiana e la Cobb-Douglas) le cui intersezioni con la frontiera delle utilità possibili delineano rispettivamente diverse allocazioni ottimali, in base appunto al criterio utilizzato per disegnarle. La funzione di benessere sociale di Bentham rappresenta la “perfetta sostituibilità”, non vi è equità in tale visione, viene dato ugual peso ad ogni agente, massima compensazione; la Rawlsiana invece si discosta completamente, infatti per Rawls una giustizia distributiva equa deve tener conto delle disuguaglianze immeritate e creare un sistema dove i meno avvantaggiati possano ottenere il massimo possibile. Privilegia chi ha livelli di utilità minori.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fucilitomaso di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Dragone Davide.
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