Domande slides: esempi
Esempio di regola ricorsiva che produce una struttura piatta e non gerarchica
Di solito ricorsione e struttura gerarchica vanno di pari passo nelle lingue naturali. Tuttavia non è necessariamente così. Un esempio potrebbe essere l’istruzione “prendi la terza lettera di una stringa di lettere e aggiungila fra la prima e la seconda lettera della stessa stringa” (es: dbq ; dqbq ; dbqbq ; dqbqbq…). Questa regola è ricorsiva e produce quindi una sequenza infinita. Essa però non produce una struttura gerarchica: ci dice solo che le lettere stanno una dopo l’altra su una linea piatta, non che c’è una relazione di contenimento fra i prodotti della regola stessa.
Esempi non linguistici di periodo critico
Il periodo critico o sensibile è una finestra temporale in cui lo sviluppo di un'abilità avviene in maniera naturale, senza bisogno di utilizzare mezzi esterni. L'esistenza di un periodo critico per l'acquisizione di una lingua è un argomento a favore dell'ipotesi del linguaggio come organo, perché i periodi critici si trovano di frequente in altre specie a regolare lo sviluppo di funzioni cognitive. Un esempio non linguistico di periodo critico è il sistema di visione nei gatti. Se si tiene l’occhio di un gattino coperto fino all’età di tre mesi, quel gattino non imparerà più a vedere in modo normale da quell’occhio.
Esempio che mostra che la versione 1 della regola di coriferimento è meglio della versione 2
Se un bambino immaginario deve arrivare ad individuare la versione corretta della regola di coriferimento basandosi esclusivamente sui dati a cui è esposto, allora la versione sbagliata della regola basata sulla nozione di precedenza lineare ha un vantaggio. Infatti la precedenza lineare è immediatamente accessibile nell’input acustico a cui il bambino è esposto e quindi il compito del bambino non sarebbe particolarmente arduo.
Esempio che mostra che la versione 2 della regola di coriferimento è migliore della versione 1
Versione 2 - riguarda l’organizzazione della struttura gerarchica della frase, l’organizzazione dei livelli. Il soggetto sottinteso non si può riferire alla stessa persona a cui si riferisce un nome proprio che è contenuto nel costituente più piccolo che contiene il soggetto sottinteso. Prima devo individuare il costituente più piccolo che contiene il soggetto sottinteso (lo individuo con il test della frase scissa). Poi verifico se in quel costituente c’è anche il nome proprio. Se il nome proprio c’è, allora il soggetto sottinteso non può riferirsi alla stessa persona a cui si riferisce il nome proprio presente nella frase. Se il nome proprio non c’è, allora il soggetto sottinteso può riferirsi alla stessa persona a cui si riferisce il nome proprio presente nella frase. Esempio: “Quando é stanco Gianni si arrabbia” (esempio che dimostra come la Versione 1 sia troppo restrittiva, perché venendo il nome proprio dopo il soggetto sottinteso, secondo la regola il soggetto sottinteso non si potrebbe riferire a Gianni, ma invece può).
Test della frase scissa: costituenti nella frase
“Lo zio Gianni ha comprato un biglietto della lotteria alla stazione”:
- È + un biglietto della lotteria + che + lo zio di Gianni ha comprato alla stazione.
- È + alla stazione + che + lo zio di Gianni ha comprato un biglietto della lotteria.
- È + lo zio di Gianni + che + ha comprato un biglietto della lotteria alla stazione.
- È + di Gianni + che + lo zio ha comprato un biglietto della lotteria alla stazione.
- È + della lotteria + che lo zio di Gianni ha comprato un biglietto alla stazione.
Quindi i costituenti sono: 'lo zio di Gianni', 'alla stazione', 'un biglietto della lotteria', ‘di Gianni’, ‘della lotteria’.
Esempi non linguistici di argomento della povertà dello stimolo
L’argomento della povertà dello stimolo si può ripetere anche per domini cognitivi diversi dal linguaggio. Per esempio, si potrebbe sostenere che esiste un organo innato per la percezione visiva sulla base del fatto che lo stimolo prossimale che è inizialmente processato dal cervello (l’immagine bidimensionale che viene proiettata sulla retina) è troppo povero per spiegare come mai noi percepiamo il mondo come tridimensionale. Si può quindi sostenere che il passaggio dalle due alle tre dimensioni richiede delle computazioni particolari e questa capacità computazionale non è plasmata dai dati in ingresso, ma è una capacità geneticamente determinata.
Esempio di regola morfologica usata inconsapevolmente
Sappiamo fare delle frasi senza sapere quali regole di combinazioni usiamo, così come sappiamo afferrare al volo una palla senza sapere quali complessi schemi motori attiviamo per afferrarla. Il suffisso –bile in italiano normalmente può essere aggiunto solo a verbi transitivi come leggibile, lavabile, usabile… Supponiamo che qualcuno inventi la nuova parola bufrabile. Anche senza conoscere il significato il parlante 'sa' che il verbo bufrare deve essere un verbo transitivo.
I costituenti sono sempre formati da parole contigue? Esempi
No. I costituenti non sono sempre formati da parole contigue. Gianni mangia “con piacere” una mela. Anche Maria lo fa forzatamente. → lo fa → è una proforma che sostituisce il costituente “mangia una mela” che è un costituente anche se le parole che lo formano non sono contigue (in mezzo c’è “con piacere”).
Tratti analoghi e tratti omologhi: definizioni ed esempi
Analoghi: Tratto comune (presente) in due specie diverse che NON era presente nel progenitore comune. Il tratto in comune ha seguito un processo di sviluppo diverso nelle due specie. Esempio: ali uccelli vs pipistrelli.
Omologhi: Tratti comuni a due specie la cui origine è comune: i tratti in comune risalgono al progenitore comune. Esempio: occhio homo sapiens e primati superiori.
Ambiguità lessicali e strutturali: esempi
Esistono due tipi di ambiguità: ambiguità lessicali e ambiguità strutturali. Le ambiguità lessicali contraddistinguono le parole che possiedono significati differenti (es. stagno, riso, collo, lira, arco, relazione, acuto, credenza…). Queste ambiguità sono comuni. Un esempio di frase con ambiguità lessicale potrebbe essere “è una brutta relazione”. Dalla frase non capisco se stanno criticando un rapporto di coppia o un compito scritto fatto male.
Ambiguità strutturali sono per esempio: la proprietà di spostamento (per esempio nel sintagma interrogativo, nella frase relativa, con i pronomi clitici (ne = sostituzione, ‘=elisione). Connessa alla proprietà di spostamento è il concetto di traccia, la quale non si pronuncia ma incide sul modo in cui si processa una frase. Un esempio di ambiguità strutturale è “Quali ladri hanno arrestato?” invece di “Hanno arrestato i ladri”.
Esempi di proprietà di spostamento con frasi dell’italiano
- “Quali ladri hanno arrestato (t)?” invece di “Hanno arrestato i ladri”.
- “Ogni giorno ne incontro molti (t)” invece di “Ogni giorno incontro molti studenti”.
- “Le mele che le bambine avevano raccolto (t) sono marce”.
Esempi di ambiguità temporanea in italiano
L’esistenza delle tracce crea delle ambiguità temporanee. Siccome noi non aspettiamo a interpretare la frase che essa sia finita, a un certo punto dobbiamo “indovinare” dove mettere la traccia. A volte la mettiamo in una posizione incompatibile con la prosecuzione della frase. In questi casi, dobbiamo tornare indietro e rivedere la scelta che abbiamo fatto. I tempi di lettura e di ascolto delle frasi relative ci dicono che effettivamente questo è quello che facciamo quando interpretiamo una frase. Esempio: “Mentre il bambino mangiava la minestra... cuoceva in pentola... la carne”. “Mentre Loki cavalcava Sleipnir... cadeva a terra... Thor”.
Esempi di ambiguità permanenti in italiano
Il linguaggio è ricco di ambiguità non temporanee, cioè di ambiguità che restano tali anche quando ho finito di ascoltare (o di leggere) la frase. Esempi: “Ho parlato con un amico di Giacomo” → (ho parlato con un ragazzo che è amico di Giacomo - ho parlato a proposito di Giacomo con un mio amico). “Maja ha salutato la sorella di Giovanni con il cappello” → (Maja ha salutato la sorella di Giovanni che ha il cappello - Maja ha usato il cappello per salutare la sorella di Giovanni). “La vecchia legge la regola” → (la vecchia legge, la regola; la vecchia sta leggendo quella regola).
Kanzi produce frasi solo per dare dei comandi? Esempi
Kanzi generalmente utilizza combinazioni di parole e/o gesti per ottenere qualcosa dal suo interlocutore. Non è però sempre così. Infatti, Savage – Rumbaugh osservò che il 4% delle comunicazioni di Kanzi è costituito da commenti, che non hanno lo scopo di indurre il suo interlocutore a fare qualcosa. Per esempio, un giorno, Sue notò che il bonobo aveva una ferita sulla mano ed era stranamente triste. Alla domanda “come ti sei ferito?” Kanzi rispose “Matata mordere” e infatti poi Savage – Rumbaugh scoprì che era vero. Matata stava accudendo la nuova sorellina di Kanzi e non voleva giocare con lui. Così Kanzi aveva cercato di ottenere la sua attenzione rubando alcune coperte dal suo nido, ma Matata non ne fu felice e morse la sua mano rompendo la pelle. Kanzi, quindi, alla domanda di Sue rispose semplicemente per comunicarle un’informazione di cui lei non era a conoscenza. Un altro esempio di commento di Kanzi è stato quando Kanzi era più piccolo e cominciava l’uso della tastiera, il giorno successivo alla partenza di Matata. Non solo usò molti simboli per dire cosa voleva fare o mangiare: schiacciò perfino il tasto “succo” per esprimere la sua felicità dopo che gli fu dato un bicchiere di succo di pompelmo, la sua bevanda preferita.
Esempio di un caso in cui il criterio del cosa, del dove e del quando non è stato rispettato in esperimenti per verificare la presenza di memoria episodica negli animali
Alcune scimmie sono state addestrate a distinguere quale di due oggetti complessi fosse uguale rispetto ad un altro oggetto presentato all’inizio della prova. Non veniva richiesto di ricordare né il “dove”, né il “quando” dell’apprendimento; pertanto è possibile che il compito venisse portato a termine grazie alla familiarità con gli oggetti, piuttosto che utilizzando la memoria episodica.
Esempi di dipendenza a distanza
Nelle lingue naturali esistono strutture in cui le parole sono dipendenti tra loro anche se sono distanti (non precedenti o successive a n, non seguono la regola n+1). Esempio: Ne...ne; O...o; Se...allora. Una GSF sa prevedere solo transizioni tra elementi adiacenti (e “se...allora” non lo sono). Esempi di dipendenza a distanza in casi di accordo: - “Sono arrivate in grave ritardo tre ragazze” (sono e arrivate concordano per genere e numero con “3 ragazze” che è distante). Esempi di dipendenza a distanza in casi di movimento sintattico: - “What are you looking at?” what si è spostato dalla posizione (era alla fine, dopo at). Esempi di dipendenza a distanza in casi di anafora pronominale: - “Ogni ragazzo ha detto che lo avevano informato in ritardo”.
Esempi di grammatica a stati finiti e grammatica a struttura sintagmatica
n esempio GSS: A B → l’occorrenza di A o B dipende non dalla lettera immediatamente precedente ma dalla struttura più ampia in cui la lettera è inserita. Esempio: AAABBB (per dire che la sesta lettera è una B non devo vedere quella precedente ma il contesto più ampio). n esempio GSF: (A B) → Esempio: AB; ABAB; ABABAB ecc… (per determinare la lettera che comparirà nel punto n è sufficiente guardare la lettera comparsa in n – 1).
Esperimenti: bambini
Come rispondono i bambini inglesi a comandi come “Point to the second green ball”? Commentate questi dati.
Per verificare se le regole ricorsive e la struttura gerarchica fanno parte di un bagaglio iniziale del bambino, Hamburger e Crain hanno provato a vedere come si comportano i bambini esposti all’inglese quando si danno loro istruzioni del tipo “Point to the second green ball”. I bambini che parteciparono all’esperimento, che avevano un’età media di 4 anni e 10 mesi, scelsero nella grande maggioranza dei casi la terza palla dalla sinistra (le palle erano in ordine: rossa, verde, verde, rossa, rossa). Questo significa che i bambini a 4 anni e 10 mesi hanno già un comportamento adulto. Questo risultato sperimentale è compatibile con il fatto che l’informazione sulla struttura gerarchica delle lingue sia innata nel bambino.
Teoria della mente: primi esperimenti di Povinelli
Per determinare se il linguaggio fosse un elemento necessario per avere una teoria della mente, sono stati condotti diversi esperimenti con animali (che sono privi di linguaggio), per scoprire se anch’essi possiedono una teoria della mente. Povinelli condusse diversi esperimenti sugli scimpanzé. In un esperimento, uno scimpanzé entrava in una stanza in cui erano presenti due sperimentatori e chiedeva ad essi del cibo. Tuttavia mentre uno sperimentatore poteva vedere lo scimpanzé, l’altro non poteva perché era bendato o comunque aveva il viso coperto. Nonostante questo lo scimpanzé chiedeva del cibo a entrambi e non imparò mai a chiedere il cibo selettivamente solo allo sperimentatore che poteva vederlo. Lo scimpanzé non considerava il fatto che uno dei due sperimentatori non poteva vederlo e possedeva quindi meno informazioni. Questi risultati sembravano confermare l’ipotesi sino a quel momento sostenuta che gli scimpanzé non possedessero una teoria della mente. C’è da dire però che l’interazione tra scimpanzé e umani non è naturale e non sappiamo quali capacità gli scimpanzé attribuiscono agli umani. È probabile che ritengano che gli umani sono “onnipotenti” e superiori e quindi è possibile che nell’esperimento lo scimpanzé creda che lo sperimentatore bendato possa comunque vederlo in quanto possessore di abilità superiori.
Condizione 1 e condizione 2 degli esperimenti di Hare, Call e Tomasello sulla teoria della mente negli scimpanzé
Durante l’esperimento uno scimpanzé subordinato e uno dominante erano chiusi in gabbie separate. Quando le gabbie si aprivano avevano la possibilità di prendere del cibo che era stato nascosto in precedenza.
In una prima condizione, la porta del subordinato veniva aperta parzialmente in modo che potesse vedere dove era stato messo il cibo ma non potesse uscire dalla gabbia. Il dominante invece non riceveva alcuna informazione. In questa condizione gli sperimentatori volevano vedere come si comportava il subordinato vedendo che il dominante non era a conoscenza della posizione del cibo.
Nella seconda condizione la porta del subordinato e la porta del dominante rimanevano aperte parzialmente, in modo che potessero vedere la posizione del cibo, ma non entrare. Erano quindi entrambi informati sulla posizione del cibo ma al subordinato veniva concesso un piccolo vantaggio: la sua gabbia veniva aperta qualche secondo prima per dargli la possibilità di provare ad accaparrarsi il cibo per primo. L’ipotesi era che, se gli scimpanzé subordinati avessero capito la differenza tra ciò che gli altri sanno e non sanno, avrebbero cercato di ottenere il cibo più spesso nei casi in cui lo scimpanzé dominante non sapeva dove si trovava il cibo (condizione 1). Gli esperimenti indicano semplicemente che alcuni dei meccanismi di base presenti nella teoria della mente degli esseri umani sono probabilmente condivisi anche dagli scimpanzé.
Condizione 3 e condizione 4 degli esperimenti di Hare, Call e Tomasello sulla teoria della mente negli scimpanzé
Durante l’esperimento uno scimpanzé subordinato e uno dominante erano chiusi in gabbie separate. Quando le gabbie si aprivano avevano la possibilità di prendere del cibo che era stato nascosto in precedenza.
Nella terza condizione la porta del subordinato e la porta del dominante rimanevano aperte parzialmente (in modo che potessero vedere dove era il cibo, ma non entrare. Poi la porta del dominante veniva chiusa per 10-15 secondi, durante i quali il cibo veniva spostato altrove. Questa condizione è un tentativo di replicare il test della falsa credenza, in cui il bambino sembra non essere in grado di pensare che gli altri abbiano una credenza diversa dalla sua. Tuttavia, a differenza del tradizionale test della falsa credenza, qui non c’è mediazione linguistica. Cioè, si inferisce ciò che lo scimpanzé sa o non sa sullo stato mentale di un altro scimpanzé unicamente sulla base del suo comportamento non verbale.
Nella quarta condizione la porta del subordinato e la porta del dominante rimanevano aperte parzialmente (in modo che potessero vedere la posizione del cibo, ma non entrare.
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