Assessment dell'adulto vs assessment dell'età evolutiva
Innanzitutto, l’adulto si presenta autonomamente in terapia, mentre il minore viene condotto dai genitori, da una richiesta della scuola o da un’ordinanza del giudice minorile. La motivazione dell’adulto è quindi generalmente presente, al contrario del minore che è spesso non motivato. I bambini non hanno percezione del problema, mentre l’adulto sì ed è per questo che va in terapia.
I test da somministrare al minore variano in base all’età (ciò non vale per l’adulto). Nell’età evolutiva si somministrano questionari self-report a partire dai 8-9 anni, mentre prima vi sono questionari report-form compilati dai genitori. Nell’assessment evolutivo c’è un approccio multi-informant e multi-setting. Questo non è necessario per l’adulto (il suo disturbo si manifesta in un contesto solo e non servono informazioni derivanti da terzi).
Concetti di multi-informant e multi-setting
Con multi-informant si intende un approccio alla valutazione del minore che sappia prendere in considerazione fonti multiple. Viene chiesto a più persone di descrivere il bambino, oltre che al soggetto stesso anche ad insegnanti e genitori. È importante vedere il bambino da prospettive diverse: diversi punti di vista in base ai diversi tipi di personalità (mamma ansiosa, precisa, la scuola è importante ecc.).
Per multi-setting si intende invece l’importanza della valutazione del bambino nei diversi contesti: ci sono disturbi che per essere diagnosticati devono essere presenti in più di un contesto; altri che compaiono in un contesto specifico (es. mutismo selettivo, si manifesta selettivamente nel contesto sociale, quando sono in un contesto esterno si sentono agitati).
Struttura a 3 livelli dell’assessment
I livello/generale (valutazione soggettiva)
Fornisce il terreno fertile sul quale si è strutturato un disturbo. Fa emergere un assetto di funzionamento; si basa sulla vulnerabilità. In questo livello ci si pone la domanda: “il disturbo per che tipo di paziente è?”. Somministrerò test generali che mi aiuteranno a capire quali aree dovrò indagare più a fondo. I test vanno a valutare: temperamento, relazione genitori-bambino, attaccamento, comunicazione, funzionamento familiare.
II livello/psicopatologia (valutazione oggettiva)
Delineo il disturbo del paziente, che tipo di disturbo ha, applico un “etichetta diagnostica” al caso, non è più la parte soggettiva ma è la diagnosi e comprende qualsiasi ideologia terapeutica (es. se io sono cognitivo comportamentale e tu dinamico, in questo livello la diagnosi che facciamo, l’etichetta diagnostica che siamo è la medesima). Il processo per arrivare alla diagnosi (I livello) è personale ma la conclusione (II livello) è la stessa, al fine che si possa comprendere per tutti. Andando in questo livello ad indagare più a fondo, i problemi emersi nel livello generale, lo farò tramite intervista psichiatrica, checklist comportamentale, disturbi di personalità.
III livello/specifico
Non somministro tutti i test ma solo quelli più specifici per valutare l’intensità e la gravità del sintomo una volta diagnosticata nel precedente livello. Questi test non permettono di fare diagnosi (capacità tipica di quelli di II livello) ma ci permettono di valutare l’intervista per e post trattamento. Come se fosse una lente d’ingrandimento posa su quel problema. I test che andrò a utilizzare vanno a valutare ansia, depressione, disturbo ossessivo compulsivo, ADHD, autostima.